Trentino Marzemino 2007 Armando Simoncelli

Una, purtroppo breve, trasferta di un giorno e mezzo in Trentino, per la bella serata Barbaresco di venerdì 23 gennaio (riuscita molto bene, nonostante l’ennesima nevicata che ha costretto diverse persone provenienti da fuori Trento a rinunciare a partecipare, grazie ai vini, apparsi tutti in ottima forma e ai bravi organizzatori, Mariano Francesconi in primis ed i suoi collaboratori) e per un paio di visite ad aziende, mi ha reso edotto di una cosa che assolutamente ignoravo.
Uno dei vini simbolo del Trentino, uno di quelli a me personalmente più cari, il Marzemino, vino emblema della Vallagarina e alla sua storia viticola ed enologica strettissimamente legato, non godrebbe, mi hanno raccontato, di straordinaria salute. Il suo andamento commerciale, al di fuori dei confini regionali, non sarebbe insomma di quelli che inducono all’ottimismo.
Come altri vini dalla forte identità e diffusione zonale, penso ad esempio ai Dolcetto e al Grignolino piemontese, alla Schiava o Vernatsch altoatesina, al Cabernet franc veneto-friulano, per citare solo i primi vini che mi vengono in mente, é un po’ in sofferenza. Vendere questi vini, che hanno un carattere spiccato, una personalità che tende ad essere apprezzata soprattutto da coloro che questi vini li bevono da sempre, da quando hanno imparato a bere, fuori dalle zone di produzione sta diventando sempre più difficile ed è un peccato perché, soprattutto nel caso dei Dolcetto piemontesi e del Trentino Marzemino, si tratta di vini che fanno piacevolmente parte della quotidianità, che non sono stati pensati per compiacere la stampa specializzata e le sue spesso discutibili filosofie del gusto, ma per essere bevuti, per essere abbinati, senza tanti problemi, alla cucina di casa. Molto semplice, gustosa, “ruspante” se si vuole, piena di sapore e ben lontana dalle elucubrazioni (mi veniva un’altra espressione, ma poiché è poco elegante preferisco tenermela per me…) di larga parte della cucina di oggi.
Difficile per chi, come me, ama la salsiccia, pardon, la luganega o salsiccia trentina fresca (anticamente chiamata anche luganegheta o salsiza), o la carne salada, per tacere di piatti come il tonco de pontesel, la minestra d’orzo o orzetto, oppure una buona polenta (ovviamente di Storo) con coniglio o con funghi, pensare ad un abbinamento migliore di quello con una buona bottiglia di Trentino Marzemino proposto da uno dei buoni produttori che illustrano la storia di questo vino.
Essendosi ristretto l’ambito della sua diffusione commerciale (in giro è più facile trovare Teroldego rotaliano, nonostante i 170 quintali per ettaro del suo generosissimo disciplinare e nonostante i risultati, qualche rara eccezione a parte, siano qualitativamente inferiori, oppure Lagrein, che gode di una certa quale popolarità soprattutto nelle versioni altoatesine) gli appassionati del Marzemino non trovandolo poi così facilmente a Milano, Verona, Roma, Bologna, dovranno entrare nell’ordine di idee, se lo amano come nel mio caso, di doverselo procurare venendo in loco e visitando una delle cantine di questa bella vallata dell’Adige dove i vigneti (spesso ancora a pergola) scandiscono il paesaggio.
E’ proprio quello che ho fatto io, scendendo da Trento per spostarmi verso il Garda (e percorrendo il bellissimo itinerario che da Rovereto, passando per Riva e Gardone conduce sino a Salò), andando a fare visita ad uno dei “re” del Marzemino, Armando Simoncelli, che da oltre trent’anni, nella sua azienda in località ‘Navesel’, antico porto sul fiume Adige, poco a sud ovest di Rovereto, su terreni che con la bonifica del fondovalle e l’arginatura del fiume sono diventati una fertile campagna dove i vigneti hanno trovato un ambiente ideale, continua una tradizione familiare che risale a due secoli orsono, in una semplice cantina situata in una caratteristica casa colonica al centro dei vigneti.
Piccolo produttore, vero e proprio vigneron e persona di grande umanità e simpatia Simoncelli, ed il Marzemino, dei dodici ettari a vigneto di proprietà posti tutti attorno alla sua cantina, è la varietà principale, con quattro ettari, cui replicano quantità minori di Merlot, Cabernet franc, Cabernet Sauvignon (uve che danno vita al suo vino più impegnativo, il taglio bordolese Trentino Rosso Navesel), e poi di Lagrein e Schiava ed in bianco di Chardonnay, Pinot bianco e Pinot grigio.
Al Marzemino dedica da sempre particolari attenzione, potendo contare su vigneti posti su quei terreni ricchi di tufi, rocce basaltiche e manganese che costituiscono il terroir ideale dove questa cultivar può esprimere appieno la sua personalità.
Il risultato, da una produzione contenuta nell’ordine dei 90 quintali per ettaro, è un vino schietto, fatto all’antica ma non privo di eleganza, tecnicamente ineccepibile e di gran nerbo, colore rosso rubino violaceo di bella luminosità e brillantezza, naso molto caratteristico, fitto e compatto con una tipica nota di viola, di terra bagnata, di selvatico, ed un ricordo di pepe e di grafite a vivacizzare una succosa ciliegia, matura ma ancora “croccante” e piena di energia.
Al gusto continua la polputa, ben godibile presenza del frutto, con una bocca asciutta e non priva di qualche piacevole ruvidezza tannica e di una materia salda e terrosa innervata da una acidità ben presente e viva e da una vena amarognola (netta la mandorla) che rende il vino vivo, scalpitante, ricco di nerbo, eppure piacevole, splendidamente food friendly come direbbero gli anglosassoni ed in grado di esaltare, con la sua sapidità e la sua freschezza, i cibi, altrettanto schietti, espressione di una cucina tradizionale, povera, contadina, cui viene abbinato. Non sarà – non potrà esserlo mai – un vino à la page, se Dio vuole, ma per favore non toglietemi, per sostituirlo con cosa poi?, il buon Marzemino!

0 pensieri su “Trentino Marzemino 2007 Armando Simoncelli

  1. Nessuno vorrebbe fare del Marzemino un vino à la page considerando che oggi lo potrebbe diventare se apparisse sulle tavole del “Grande Fratello” o giù di lì… meglio poterselo bere in santa pace come da tradizione e come tu hai fatto. Hai ragione, fa parte della categoria dei vini dimenticati, ma forse un po’ di crisi potrebbe aiutare a ricordarci che sulle tavole di ogni giorno è meglio un buon sano Marzemino piuttosto che una fattispecie di sottoprodotto acquistato al supermercato che porta il nome di Barolo o Brunello od altro ancora al prezzo di € 10,00 ma che leggendo bene l’etichetta scopriamo che viene confezionato chissà dove… da un pirata ancora non identificato. Il Marzemino come il Dolcetto piemontese non sono mai mancati anche sulle tavole più eleganti per iniziare un pasto quando la vita ancora aveva un senso umano ed il gusto faceva parte del quotidiano godimento.

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