A Perlage Farinetti adatta la propria teoria dei “contrasti apparenti” al metodo classico

Sapete bene come sono (spesso) le celebrità, egocentriche, autoreferenziali, così propense a considerarsi al centro del mondo, macché, a pensare che il mondo giri attorno alle loro persone, proprio come fanno i satelliti attorno ad un corpo primario più grande, da dimenticare che così facendo possono incorrere in qualche incidente di percorso.
Venerdì scorso in un’innevatissima e luminosa Madonna di Campiglio si è svolta la prima delle due giornate della rassegna Perlage l’eccellenza del metodo classico organizzata dall’A.I.S. Trentino, aperta da un convegno, dal titolo Quale futuro per il metodo classico, cui sono stati invitati diversi personaggi, dal presidente dell’A.I.S. Terenzio Medri al produttore di Champagne Jacques Beaufort, dal produttore franciacortino Emanuele Rabotti a Matteo Lunelli delle Cantine Ferrari di Trento sponsor dell’iniziativa, dal dottor Mauro Deconcini, simpaticissima figura di medico amante del vino al nuovo presidente del TrentoDoc Fausto Peratoner.
Tra gli invitati, rappresentando sicuramente un caso considerevole, quello di essere contemporaneamente produttore di Alta Langa con Fontanafredda e di Franciacorta, con la Monte Rossa di cui è socio, il patron di Eataly Oscar Farinetti.
Annunciato quasi come fosse un divo o una super star dal moderatore del dibattito, Gioacchino Bonsignore responsabile della rubrica Gusto del TG5, a dimostrazione di come certa stampa non avverta affatto il fascino del ricco e potente di turno e di come sappia trovare toni sobri in ogni contesto, l’ex amministratore delegato e presidente di UniEuro ha provato a dire la sua sul tema metodo classico con il consueto stile volutamente colloquiale e brillante, definendosi in qualche modo parte in causa per tre motivi, perché produce vino, perché lo vende e perché lo beve.
Ha provato a buttarla, com’é nelle sue corde, sul simpatico, affermando che poiché sul metodo classico non si è fatto granché ed il più rimane da fare il futuro non può che essere luminoso, definendo il metodo classico “unisex” perché adatto a tutti e soprattutto definendo questo prodotto “informale e autorevole”, “ironico, anzi autoironico e orgoglioso”, “onesto ma furbo”.
Al pubblico, e magari al moderatore del dibattito, cui sarebbe bastato che Farinetti aprisse bocca per celebrare come geniali e profonde le sue parole, questo modo di definire il metodo classico sarà anche sembrato originale, spiritoso, frutto di un’intelligenza fuori dal comune. Peccato che così facendo Farinetti non abbia fatto altro, come del resto accade spesso ad altre notorietà chiamate ad intervenire in occasione di dibattiti, convegni, tavole rotonde (cui spesso sono invitati in virtù della loro notorietà, non certo perché abbiano cose importanti e profonde da comunicare), che riciclare per l’ennesima volta, senza peraltro avere l’onestà intellettuale di ricordarlo, la “vera grande teoria messa in pratica da Eataly, quella dei “contrasti apparenti”, ovvero, come si legge a pagina alle pagine 142-143 di Coccode. Il marketing-pensiero di Oscar Farinetti (Giunti editore), la pratica del “mettere insieme con successo valori positivi che ai più risultano contrastanti”.
Molto migliore e decisamente meno autoreferenziale mi è parso invece l’intervento del, come definirlo?, produttore-venditore-comunicatore, quando invece di parlarsi addosso ha, con molta sincerità, confessato di immaginarsi “un 2009 per tutto l’anno di segno negativo”, quando ha definito il mondo del vino, di cui è entrato a far parte, “popolato di bella gente non sempre capace di caricare di valori metafisici quello che producono”, quando ha definito senza mezze parole il vino “troppo costoso, caricato di costi distributivi assurdi, di costi di rappresentanza medioevali”, quando ha definito come centrale l’urgenza di “mettere il prodotto di qualità in tutti quei canali dove i consumatori appassionati di vino lo possono trovare velocemente e se possibile in maniera informale”.
Un modo di guardare alla situazione attuale e al mercato del vino italiano decisamente molto più interessante della teoria dei contrasti apparenti riproposta per l’ennesima volta e adattata a seconda delle circostanze…

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