Consorzi parti civili? Succede ad Alba, non certo a Montalcino…

Leggo solo oggi, rientrato da tre giorni trascorsi a Madonna di Campiglio per la rassegna Perlage, l’eccellenza del metodo classico (di cui come ho già detto scriverò nei prossimi giorni, si tranquillizzino grilli (s)parlanti e sproloquiatori a vanvera…), questa interessantissima news apparsa su La Prima di Wine News di venerdì 20 marzo.
Titolo: “Il Consorzio del Barolo parte civile nel processo contro le contraffazioni: patteggiano quattro imputati su sei”.
Il testo dice: “l’indagine avviata nei mesi scorsi sul Barolo contraffatto in Danimarca e Germania, in seguito alla segnalazione da parte del Consorzio, che prelevando campioni sui principali mercati di esportazione aveva trovato diverse bottiglie con il contrassegno di Stato contraffatto e indicazioni in etichetta di aziende inesistenti, ha portato all’udienza preliminare il 18 marzo presso il Tribunale di Alba.
Il presidente Claudio Rosso ritiene che il compito del Consorzio, “oltre al lavoro di vigilanza, a garanzia dei produttori, sia di costituirsi parte civile, cosa che ha fatto, al fine di dare un segnale di forte compattezza del comparto”.
Per Rosso “il fatto che le nostre azioni di monitoraggio abbiano consentito di smantellare un traffico illecito di vino rende giustizia a un lavoro oscuro che si svolge dietro le quinte, ma che è alla base della salvaguardia delle nostre denominazioni”. L’udienza è aggiornata al 9 aprile 2009, ma quattro dei sei imputati hanno dichiarato di voler patteggiare la pena”. Questo succede ad Alba, capitale delle Langhe del Barolo e del Barbaresco.
In altre celebri capitali del vino italiano, in località toccate da scandali che sono partiti giusto un anno fa di questi giorni, come ho già scritto (leggete qui) tutto tace.
Consorzi che si costituiscono parti civile nei confronti di chi ha danneggiato l’immagine, il prestigio, la credibilità di un grande vino? Aspetta e spera e campa cavallo!

0 pensieri su “Consorzi parti civili? Succede ad Alba, non certo a Montalcino…

  1. Personalmente trovo sia una cosa normalissima e giusta che i consorzi, di fronte a una frode o a contraffazioni che ledono l’immagine del proprio vino, si costituiscano parte civile. Sembra strano che non sia successo sempre….

  2. E’ cosa giusta e doverosa. Se manca la serietà, diventa matematica la caduta di qualità ed immagine e mi sembra assolutamente naturale una presa di posizione del Consorzio nei confronti di frodi e contraffazioni. Ci auguriamo che questo controllo sul territorio ed all’estero si intensifichi. Il fatto stesso può diventare un buon deterrente nel momento in cui se ne vedono risultati concreti. Esistono contraffazioni di etichette famose, duplicazioni di contrassegni DOCG, esistono vini DOCG che uscendo dal paese di origine vengono moltiplicati…. tutto questo nuoce agli onesti. Benvenuti i consorzi seri.

  3. Un bell’esempio, un contributo concreto al rilancio del made in Italy.
    Speriamo che gli altri consorzi, soprattutto quelli che hanno avuto e magari hanno ancora problemi, non si nascondano dietro il solito dito.
    E speriamo che tutte le componenti dei consorzi capiscano quanto è importante fare chiarezza, in un momento in cui la crisi ha una componente di sfiducia che viene continuamente messa in evidenza.
    E speriamo che l’indotto di ‘giornalisti’ e loro succedanei – spesso più realisti del re – capiscano anche loro che la trasparenza è alla base della buona reputazione.

  4. Caro Franco,
    in teoria hai ragione. Nel caso di Montalcino, però (e senza volersi in questa sede addentrare nei meandri procedurali e legali specifici), essendo lo stesso consorzio coinvolto nelle indagini, non vedo come potrebbe costituirsi contro se stesso. Anche sotto questo aspetto la vicenda è spinosissima e richiede la consueta prudenza fino a inchiesta conclusa.
    Ciao,

    Stefano

  5. Questa volta non erano coinvolti i produttori della zona, i soliti nomi noti per intenderci, ma imbroglioni che vendevano come Barolo delle porcherie mai viste. Siamo sicuri che il consorzio si sarebbe comportato allo stesso modo se sotto inchiesta fosse finita qualche grossa azienda che, per esempio, tagliava il barolo con qualche altro vino?
    bohh
    saluti
    edo

  6. Giorgia considera quello del Consorzio del Barolo un esempio, giusto, mentre Stefano precisa che vi sono consorzi e consorzi, che vi sono i delusi ma anche i collusi.
    Si tratta di consorzi che tutelano e supportano il produttore, ossia l’impresa, ma la vittoria (innanzitutto mediatica, poi si vedrà) renderà benefici a tutto il territorio di loro competenza, ma anche ai consumatori tutti.
    E’ fuori luogo suggerire che parti civili possano anche vedere partecipi gli enti locali e le associazioni di persone, come quelle dei consumatori, dei professionisti, degli enotecari?
    Mi viene in mente quell’iniziativa in difesa dell’identità del vino italiano, alla quale hanno (abbiamo) aderito in (soli) 1.272. Posso io versare una quota per finanziare una iniziativa legale privata e di fronda contro i contraffattori di Montalcino, augurandomi che poi altrettanto facciano anche gli altri 1.271?

    Ugo

  7. Ci sono molti modi per fare trasparenza, ancora prima di adire le vie legali o pensare ad azioni di responsabilità (che possono però essere intraprese da soggetti vari, ad esempio da produttori che ritengano di essere stati danneggiati da comportamenti scorretti, et similia).
    Un modo di fare trasparenza, per esempio, è quello di aprire un franco dibattito sul tema /problema e cercare insieme le soluzioni.
    Anche con chi ha tradito regole e regolamenti? Ma sì, certo soprattutto se si tratta di un consorzio o di un suo membro.
    Dialogo aperto e, aggiungo, doveroso, altrimenti viene meno la credibilità di un consorzio e di chi lo compone (e si passa per omertosi).
    Inoltre, se non si parla apertamente degli errori (o altro) commessi, come si fa ad andare avanti? Come si fa a ricostruire il necessario rapporto tra produttori, a ricreare l’indispensabile fiducia e la pari dignità, requisiti che sono alla base dell’esistenza di un consorzio?
    Qualcuno può anche pensare che siano domande retoriche, poste ingenuamente.
    Io invece penso che sia necessario cambiare modo di affrontare i problemi, penso che si debba ripartire dagli obiettivi e rimanere fedeli ad essi.
    Perché errare è umano, perseverare invece è diabolico (e sintomo di colpevole arroganza).

  8. In linea di principio ha fatto bene il consorzio a costituirsi parte civile. Tra l’altro la contraffazione del contrassegno di stato è una truffa ai danni dello stato nonchè una sottrazione di imposta, quindi penso che anche il ministero attivi a proposito.
    Comunque se si crea un precedente a livello UE è un bene sia per i produttori italiani che per gli stranieri. Dobbiamo imparare a commercializzare prodotti corretti e non falsi poichè tutti i prodotti alimentari “sounds italian” fatturano 9 volte in più degli originali. Per noi è solo un danno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *