D’Alema, quando parla di vino non è proprio… il Massimo…

E’ opinione diffusa che “Baffino” D’Alema, un ex di molte cose (Presidente del Consiglio, carica rivestita dal 21 ottobre 1998 all’aprile 2000, segretario nazionale del Pds, ministro degli Esteri nell’ultimo governo Prodi, presidente del gruppo dei deputati del Pds, presidente della Commissione parlamentare per le riforme istituzionali), sia una persona di superiore intelligenza, il Massimo non solo nel nome, anzi, e credo che l’accostamento non dispiaccia certo al “deputato di Gallipoli”, dirò di più, il Migliore
Uomo sicuramente di caratura e preparazione politica non comune, attualmente Presidente della Fondazione di cultura politica Italianieuropei, D’Alema non ha mai fatto mistero di considerare la sua celebre e ostentata intelligenza superiore di una spanna all’intelligenza media dei suoi connazionali, fossero colleghi di lotta politica, parlamentari di lungo corso come lui oppure, categoria verso la quale non ha mai nascosto di nutrire scarpa simpatia o considerazione, giornalisti.
Che si occupasse di vela, che intervenisse, magari cucinando risotti in tandem con lo chef Vissani nei salotti televisivi degli amici dei potenti (di qualsiasi colore siano), che si atteggiasse a statista dicendo di sognare un Paese normale, a D’Alema non sono mai stati risparmiati elogi e complimenti quasi a comando, come se l’uomo non potesse sbagliare una mossa. Questo anche quando, da Massimo esponente della più importante formazione della sinistra italiana, manifestava un debole per le scarpe firmate e querelava per una vignetta poco gradita Forattini, chiedendo un risarcimento di tre miliardi di lire, come fosse un Previti qualsiasi…
Per criticare D’Alema, per mettere in mostra comportamenti e opinioni che non rappresentano certo… il massimo, bisognava solo aspettare che il nostro, ultimo di una serie lunghissima di Vip o presunti tali che hanno pensato bene di dedicarsi a fare vino e d’inventarsi produttori, anche se solo della domenica o del fine settimana, annunciasse, o lasciasse trapelare la decisione di investire in campo vinicolo, e insieme ad alcuni amici, come rivela un sito Internet sempre attento alle mosse del potere, politico e finanziario, si fosse risoluto ad acquistare “un terreno da coltivare a vigne in Umbria”. Un appezzamento “nel comune di Orticoli, in provincia di Terni”.
Legittima scelta, quella di “Baffino”, e se ha energie e soldi da dedicare, anche con questi chiari di luna, ad un’avventura nel mondo del vino, padronissimo di farlo.
Peccato che per togliersi questo sfizio e realizzare questa sua ambizione Massimo abbia fatto una scelta che non rappresenta davvero il massimo, per originalità e fantasia, decidendo, proprio come un arricchito qualsiasi, un petroliere, un finanziere, un industriale, di affidare la consulenza nientemeno che ad uno degli enologi che un tempo davano garanzie di riuscire a far vendere i vini, grazie all’occhio di riguardo riservato loro e alle aziende che si avvalevano della loro consulenza dalle più influenti guide enologiche. D’Alema ha difatti scelto, pur essendo presentato come un fan del Sagrantino, ovvero di un vino che dovrebbe presentare un carattere di ampelo e biodiversità e non di omologazione, nientemeno che la collaborazione di Riccardo Cotarella, il winemaker che se potesse metterebbe Merlot anche nel caffè.
Le uscite zoppicanti e discutibili di D’Alema non sono però finite. Intervenendo a Siena nell’ambito della tavola rotonda sul tema “Agroalimentare: una risorsa per lo sviluppo dell’economia italiana. Scenari economici internazionali – Expo 2015”, dopo aver dispensato una lapalissiana banalità secondo la quale “se dovessimo auto consumare tutto il vino che produciamo avremo 50 milioni di italiani ubriachi”, e aver assicurato prendendo come termine di riferimento il vino, che “la qualità crescerà dappertutto, basta pensare a come sta crescendo l’America Latina con il vino”, “Baffino” non assicurandosi “contrario alla moderata innovazione di prodotto”, se n’é uscito, facendoci capire in anticipo come potranno essere i vini della sua azienda, con questa genialata: “è stata proprio la Toscana che cominciando a mettere qualche vitigno internazionale nel nostro Sangiovese ha inventato un ciclo di vini, dal Sassicaia in giù, che hanno sbancato sul mercato mondiale e hanno cambiato anche l’immagine tradizionale”.
Peccato che nessuno abbia detto a D’Alema che il modello Super Tuscan mostra la corda ed è largamente superato e che portarlo ancora in palmo di mano, come l’esempio da seguire, non sia proprio il.. Massimo…

0 pensieri su “D’Alema, quando parla di vino non è proprio… il Massimo…

  1. Il mitico risottino da Vespa fu l’inizio della fine della sinistra. Davvero, se dovessi scrivere un manuale di storia contemporanea in quel gesto ci sono tutti i motivi per cui si è perso l’aggancio con la realtà accettando di diventare animali inoffensivi del circo berlusconiano.

  2. ….mi viene da pensare……o non dovrebbe essere uno di quelli…..che lambrusco e salame……stile festa dell’unita’ romagnola……. e basta per essere un vero compagneros….!!!!!….invece barca a vela tenuta che produce vino di qualita’……e poi va alla fiat a dire agli operai cassaintegrati….”io vi capisco….io… sono vicino a voi…..!!!

  3. ma compagni…a chi, caro franco? il risultato, se tanto mi da tanto, sarà il solito imbevibile vinone…come del resto è imbevibile la proposta politica di D’Alema…
    sempre in ritardo su tutto, e sempre con la logica e la spocchia dell’ultimo arrivato.
    tornassero un po’ tra la gente invece che stare a fare i fighetti, e lo dice un “esule” di sinistra per usare una felice espressione del Prof. Ilvo Diamanti
    ciao
    francesco

  4. Già come se chi fa vino in Italia invece fosse un morto di fame!!! L’idea di uomini e donne di sinistra spiantati è vecchia come l’idea del lambrusco alla festa dell’Unità.
    Il problema non è che D’Alema faccia vino: è che l’Italia del vino non ha bisogno di un’altra azienda come la sua. Poi, dei soldi propri, ciascuno fa ciò che vuole
    Al D’Alema compagneros noi, di sinistra, ma di quella sinistra che ha fatto i conti e fa i conti con le difficoltà quotidiane, abbiamo sempre creduto poco. Quindi parlare ancora dei giri in barca a vela, del risottino da Vespa e ora dell’ingaggio di Mr Merlot è come sparare al tonno in scatola. Noi, di sinistra, abbiamo altro a che pensare

  5. @AF Manco sotto minaccia prenderei in considerazione D’Alema. In generale sono allergica a quelli con la spocchia.E poi non mi piace – di solito – il merlot

  6. A vedere come è riuscito a snaturare la sinistra c’è poco da stupirsi nel vederlo snaturare i vini autoctoni. Molto meglio la schiettezza e la rusticità del Biferno di Montenero di Bisaccia…

  7. Le cozze a Gallipoli con Buttiglione, la crostata a casa di Gianni Letta, Vissani, i risotti da Vespa. Addesso Cotarella.
    La parabola enogastronomica di D’Alema è giunta al culmine. Un soggetto perfetto per il prossimo film di Nanni Moretti, che del resto si è già espresso tempo fa a riguardo.

    http://www.youtube.com/watch?v=kieOhVscMAw

    Neanche più con il vino riesce ad essere di sinistra, Massimo…

  8. Marco, ti sei dimenticato le sardine divise con Bossi ai tempi del primo governo Berlusconi… Comunque non pensavo, con questo post dedicato al D’Alema futuro produttore di scatenare in questi termini il “malpancismo” di una sinistra disillusa e delusa, passata dal Migliore dei tempi che furono ad un partito che oggi é diretto, seppure pro tempore, da un ex democristiano… Povera Sinistra! Detto da uno che quando pensa alla cosiddetta “destra” é preso non dal mal di pancia, ma da autentici conati di vomito…

  9. Anche se le uve che vorrebbe utilizzare sono rosse, al Massimo non ci sarebbe che da aspettarsi un pallido…rosé.

  10. Ultime notizie dicono che l’ex democristiano (originario di Ferrara) iniziera’ a produrre, sempre con la consulenza di Cotarella, vini del Bosco Eliceo.

  11. Ma io mi chiedo perchè vi meravigliate. La sinistra di oggi è esattamente come la sinistra di sempre. Abbastanza falsa, un tempo, da nascondere con l’ostracismo il desiderio di essere e avere tutto ciò che era di pertinenza di un’altra parte. Abbastanza spudorata oggi da manifestare apertamente ciò che aveva osteggiato negli altri ma che ha comunque sempre fatto: business. Come tutti.
    Almeno oggi non facciano più la morale. E’ il caso di dire: vadano a lavorare..almeno in vigna…

  12. D’alema è bollito come quasi tutta la direzione nazionale PD…
    Europee: terremoto in vista…
    Io giro l’Italia e vedo una base – quella non bovina – molto incazzata… soprattutto donne…
    Bisogna tornare ai fondamentali come diceva Baldo…
    Nel vino come nella politica…

    La vigna ed il vino a chi ci lavora…!

    Gli altri tutti a fare i “tronisti” dalla De Filippi..

    Gianni “Morgan” Usai

  13. e no, cara Patrizia,facile sparare così con la spingarda! da quando fare vino è “di pertinenza d’altri”? e perchè? x grazia divina e volontà della nazione? troppo facile… ricordati che le terre dei signori le coltivavano i poveracci…lasciamo il vino nel patrimonio dell’umanità, senza troppe targhette. D’Alema ha seclto il Cotarella,seondo te Berlusconi chi sceglierebbe, Gambelli? Da sinistroso la scelta dalemiana mi lascia interdetto e mi conferma che, dalla mia parte manca ormai una sana capacità di analisi (anche e soprattutto di temi ben più importanti del vino)e dimostra che siamo culturalmente a rimorchio. ma, sempre a mio modesto parere,da qui a saltare il fosso….
    ciao
    francesco
    ps e Franco, da destra, se la ride…

  14. Beh, ora sappiamo dove finiranno i prossimi contributi Cee per l’agricoltura.
    Comunque qui in Piemonte molti sono convinti che questa non sarà la sua prima esperienza in cantina, ma si sia già ampiamente fatto il “palato” con uno dei produttori preferiti da Franco… e di più non posso dire.

  15. X Nicktaf. Forse è meglio una Tintilia…Comunque anche vicino a Montenero opera Ricky Cotarella e, direi, con buoni risultati.

  16. @ Francesco

    figurati se Silvio nostro dovesse mettersi a far vino sceglierebbe il Maestro Gambelli, questo lo possono fare in qualche modo i primi americani di passaggio (e non posso aggiungere altro).
    Il Silvio nostro si vocifera abbia qualche interesse su Gaiole, ma solo chiacchiere, sia chiaro, anche per sola presa in giro si affiderebbe o al baffino delle cantine o al mediatico Michel Rolland, il Ronaldinho del vino, non ti pare?

  17. concordo: mister “bandana” se dovesse fare vino sceglierebbe di certo un winemaker “figurina” come il Ferrini, anche se non gli garbano le persone con i baffi o con la barba, oppure Monsieur Rolland. Non credo comunque, anche se da tanti anni acquista vini da Vallania a Zola Predosa, magari facendosi fare anche un’etichetta personale, che di vino ci capisca granché…

  18. @andrea

    l’americano….di passaggio a Gaiole/Vertine…….che “dice” si avvale della consulenza di Gambelli……e’ una boiata…..tanto per essere chiari…….chiedere a Kira/Alice…..comunque una volta per tutte….il maestro Gambelli si trova a Poggibonsi e spesso all’isvea…..li’ per il suo piacere e basta presta il suo immenso palato a tutte quelle aziende che gli presentano campioni di vino (presumilmente sangiovese)…..per avere qualche consiglio… sui tagli su quale botte o barrique unire o mettere da parte…….direi che ce ne corre a dire di avere come consulente interno il grande Giulio Gambelli…..domenica ci sara’ una degustazione in versilia proprio dedicata a Lui…….con le sue aziende…..quelle vere e storiche.

  19. beh Franco, adirla tutta non capisce granchè anche di tante altre cose, purtroppo molto più importanti del vino e che toccano tutti noi
    ciao

  20. Sciùr Franco , ma come, si è già dimenticato la scivolata del cavaliere che ad una cena importante bevve dell’ottimo bianco di Valtellina ??

    Su D’Alema: faccia cosa vuole con i suoi soldi, basta che non prenda finanziamenti nè da noi, nè dall’Europa. Poi giudicheremo a posteriori i risultati dell’enologo.

  21. Caro Franco, mi sento circondato, NON CE LA FACCIO PIU’. Da un lato l’ascesa tardo borghese che sta diventando una vera escalation del luogo comune da parte degli ex leaders della FIGC. Veltroni che manda la figlia a studiare in America nel più esclusivo college di NY, il velista ed adesso anche Cotarella’s fan and Wine Producer. Da contraltare l’ormai quasi ottuagenario che oltre a trasformare le Camere in due consigli di amministrazione Mediaset, si fa coglionare da Moratti e da Mourinho. Avevo scelto Puerto Escondido, ma lì rapiscono gli Italiani. che mi consigli? Messico? Cabo S. Lucas? Brasile? Steppa siberiana? Dove posso sfuggire a tutto questo?

  22. @ Michele
    so benissimo come e dove trovare Gambelli, come so benissimo della boiata che racconti.
    Non posso dire niente a riguardo in pubblico, dico solo che certa gente priva di scrupoli e di faccia mi fa schifo.

  23. Ricordo lo stupore che provai alla presentazione del libro di Macchi, quel pomeriggio di quasi due anni fa al politeama di Poggibonsi, quando nell’interrato, alla degustazione dei vini “opera” del Maestro, trovai un’etichetta mai vista prima, ma a me ben nota in quanto apposta su bottiglie che contenevano un vino fatto da una persona a me amica (che compare fra i commenti a questo post). Questa persona a me amica era stato fino a pochissimo tempo prima l’unico addetto a quella cantina da cui era uscito il vino in questione, e sicuramente quel vino era opera sua. Quando dico addetto alla cantina intendo dire addetto a TUTTO: vigna, cantina, vendite… Tale persona, una volta che la proprieta’ dell’azienda era passata di mano, era stata tenuta per un po’ in barchetta, come si dice, ossia in sospeso. Il motivo di questo tenerlo per un po’ (senza assumerlo) fu chiaro poco piu’ tardi, dopo che fu messo definitivamente alla porta e al suo posto, per poterlo sostituire, vennero messe ben sette persone. Per la precisione fu a me tutto chiaro proprio quel pomeriggio di primavera del 2007 al Politeama, di cui parlavo all’inizio. Quella bottiglia contenente il vino del Pagliantini (la persona in questione) portava ora l’etichetta della nuova azienda. La retroetichetta aveva l’ardire di strombazzare ai quattro venti niente po’ po’ di meno che l’alto patrocinio del Maestro, anzi, esibiva nulla di meno che la riproduzione della di lui firma! Ecco a che era servito tenersi (fare finta di tenersi) Andrea… Ovviamente gli telefonai all’istante (non era potuto venire perche’ da poco colpito da problemi alla schiena) per comunicargli in diretta quanto le mie incredule pupille stavano leggendo. Ricordo che la mia attenzione e la telefonata non passarono affatto inosservate da parte di chi cola’ accompagnava quelle bottiglie nella loro prima uscita pubblica con il nuovo “marchio”.

    Ignoro quale sia il profilo tenuto OGGI da tale marchio circa la collaborazione con il Maestro (ma da quanto sento non deve essere cambiato di molto). Ecco: oggi (a differenza di allora) si puo’ dire che il vino imbottigliato sia veramente il loro vino (e, a quanto sento raccontare/recensire, si sente). Quanto al Maestro, mi risulta che c’entri di fatto ben poco.

    Ogni ulteriore commento e’, direi, superfluo. Mi limito soltanto a fare pubblica professione di fede nella giustizia della vita e a dire, con Fra Cristoforo: “Verra’ un giorno…”

  24. E chissà chi è il consigliori di Bertinotti, che – ho sentito dire – fa vino (in cordata con altri soci), di là dal fiume Orcia, in Maremma.
    Forse la politica si sta ricordando che il nostro era un paese agricolo, dopo aver fatto dell’agricoltura carne di porco; ma più probabilmente, come afferma @patrizia, anche i politici – con il solito ritardo – si sono accorti che può essere un business.
    Se ne sono accorti – ovvio – proprio mentre sta cessando di esserlo per chi ha speculato. Per chi ha fatto l’agricoltore davvero è sempre stata altro che business.
    Oppure trovano che faccia chic; ma siamo in ritardo anche su questo versante. Non se ne può più di chi fa il verso alla verità, trasformando il lavoro agricolo in un’attività disneyiana.

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