Deciso finalmente il divorzio tra Gambero rosso e Slow Food?

Per anni, oltre venti, siamo stati abituati a vedere associati questi due loghi, in un matrimonio, sempre più d’interessi e sempre meno d’amore, dove anche se i due coniugi si sopportavano a malapena  e magari talvolta litigavano di brutto, erano costretti a rimanere insieme, corresponsabili delle discutibilissime scelte fatte in materia di vini e aziende premiate e sull’estetica e sulla “filosofia” del vino indicata a quel Signor Pantalone, pagante e spesso cornuto e mazziato, che è il consumatore.
Ora, dopo che negli ultimi mesi sono successe un sacco di cose e dopo che la crisi (con l’annunciata cassa integrazione per un bel numero di dipendenti al Gambero) si fa pesantemente sentire, il duo che ha editato dal 1987 la guida Vini d’Italia, la chiocciola ed il gambero, ovvero Slow Food e Gambero rosso, come rivela Francesco Arrigoni (ex gamberista) sul suo eccellente blog WebWineFood ospitato sul sito Internet del Corriere della Sera, annuncia (leggete qui) avrebbero finalmente deciso e sancito il divorzio (che da tempo era nell’aria e nella logica delle cose) e addirittura la pubblicazione, per la serie ne sentivamo proprio il bisogno, di una guida dei vini ognuno.
Che dire? Che vadano pure ognuno per la propria strada, tanto più danni di quelli che hanno già combinato insieme separatamente non riusciranno di certo a farne…

0 pensieri su “Deciso finalmente il divorzio tra Gambero rosso e Slow Food?

  1. Intanto slow food quest’anno ha rinunciato alla pubblicazione della “Giuda al Vino Quotidiano”. Poi per quanto riguarda il futuro tutti parlano di ridimensionamento delle guide cartacee…e questi due gruppi ne vorrebbero pubblicare addirittura una per uno??!! Io dico di risparmiare gli alberi.

  2. Giulio, lapsus freudiano il tuo scrivere “Giuda al Vino Quotidiano”, invece che Guida? Quanto all’appello a risparmiare gli alberi, sottoscrivo, risparmiamo carta, limitiamo i danni, pardon, il numero delle guide!

  3. Apprezzabilissimo il forzato no comment di Franco, quelo che posso dire o meglio constatare e’ che le guide sono gia’ state giudicate ampiamente dal mercato. Vi ricordate quando nei secondi anni novanta alla presentazione dei “famigerati” Tre Bicchieri, non si trovava una sola bottiglia del vino premiato da comprare? I consumatori avevano dato ampio credito alla guida ma, nel tempo ne avevano ricevuto in cambio prezzi triplicati e crescita di premi esagerata, per non parlare della mancanza di coerenza nelle valutazioni, si premiava un vino ed il suo contrario (come stile). Poi gli editori si sono lanciati in spese folli (sedi mega, televisione, riviste, pubblicazioni piu’ o meno valide etc. etc.) ed allora tutti i modi per fare cassa erano buoni, sono comparse cosi’ le famigerate societa’ di pubbliche relazioni intestate a mogli e parenti dei curatori e degustatori, pubblicita’ sempre piu’impazzanti, degustazioni e convengni inutili organizzate a caro prezzi dai soliti noti, etc.
    In conseguenza di questa situazione, la guida non ha lavorato piu’ per il consumatore ma, per il “generoso” produttore di turno, con aumenti insensati dei costi del vino per il consumatore finale. Io non credo ci sia di che stupirsi se oggi si arriva a queste situazioni estreme; quello che mi stupisce e’ che c’e’ chi pensa che possa trarre vantaggio dall’avere una guida tutta per se e per i propri proprietari, magari anch’essi produttori, e chi pensa di poter rientrare con un nuovo prodotto editoriale rifacendosi una verginita’ purtroppo persa da tempo ed i produttori/consumatori, continueranno a pagare……….. a forza di Road Show, pubblicita’, consulenze varie etc. etc.
    Prepariamoci a vedere sempre piu’ ricchi viziati che diventeranno star del settore, architetti famosi che prenderanno mega commesse e ……….consumatori che saranno chiamati a pagare per tutto un sistema malato.
    Quanta misera meschinita’ per il ns. settore!!!!!!!!!!!!
    Valentino

  4. da venditore e consumatore un plauso a Valentino, sara’ per questo che da tre anni non leggo piu’ guide sui vini…sono tutte una bischerata !!!

  5. Caro Franco, ti ho ripetutamente detto di persona e pubblicamente ciò che penso delle guide. Cionondimeno, non posso che provare un piccolo brivido nostalgico a questa notizia. Ci siamo conosciuti anni fa, tanti, e riguardandomi la storia di questa guida non posso che riguardare al mio growing older. La guida nacque nel 1986 quando non era neppure in mente Dei che io diventassi produttore, nel 1989 ne ho letto il primo numero, da appassionato, quando la Cantina Sociale che sarebbe di lì a poco, diventata la mia azienda, entrò per la prima volta in guida con il Gravina doc, nel 1992 a pochi mesi dall’acquisizione, un apprezzabilissimo e giovanissimo Daniele Cernilli venne a tenere una splendida conferenza durante la nostra storica fiera agricola di S. Giorgio, la più antica fiera d?Italia, una conferenza che lanciò un seme tra i viticoltori locali e mi facilitò enormemente le cose. Sai che non sono un nostalgico e che le polemiche che questa guida ha suscitato sono state superiori agli effetti positivi, ma non posso non provare un brivido, pensando che anche questo è finito……

  6. Leggere certi commenti fa impressione, la fantascienza applicata all’editoria.
    Mi ricorda tanto la tesi del complotto delle multinazionali, sempre e comunque.
    Peccato, è un’incapacità di discutere anche quando le bocce sono ferme.
    Auguri a voi :-))

  7. Stefano, se puoi essere più chiaro e indicare con precisione quali commenti siano simili alla “fantascienza applicata all’editoria”, la discussione potrebbe trarne sicuramente vantaggio. Io da parte mia mi sono limitato a riprendere la notizia data da Arrigoni e quanto ai commenti, a parte quello di Valentino, non mi pare proprio abbiano ecceduto in fantasia e “complottismo”…

  8. Brividi magari no, ma un che di nostalgico certamente si. Come tante avventure e/o iniziative, anche questa è iniziata bene, ma col tempo purtroppo ha perso smalto ed è finita come è finita ( se di fine si tratta).
    Non trovo giusto comunque che si tenda a sottolineare solo gli aspetti negativi. Da parte mia devo riconoscere che grazie, anche a questa guida, ho avuto modo di conoscere negli anni delle persone meravigliose, oggi dei grandi amici.
    Il problema credo non sia leggere o non leggere una guida, io continuo a farlo, ma utilizzarla per quello che è e non come VERBO assoluto.
    Come sempre un cordiale saluto a tutti.

  9. eh sì Gianni, uno dei pochi aspetti positivi, molto privati, che sicuramente non fregheranno molto ai lettori della guida in oggetto e che non vanno a pesare positivamente sul piatto della bilancia nel giudizio che se ne può dare, é che grazie a quella guida, di cui curai per le prime due edizioni le schede dei vini lombardi, io ebbi modo d’incontrarti, nel lontano 1987, per la prima volta. Dando vita ad un’amicizia, molto solida, che dura ancora. Ma é un po’ poco, anche se la nostra amicizia é importante, per dire che questa Guida sia stata un’esperienza positiva. Vogliamo parlare di quali danni ha fatto, di quale malintesa idea della grandezza dei vini ha diffuso tra i consumatori?

  10. Non voglio certo indossare i panni del difensore d’ufficio, ma continuo a credere che le colpe non siano tutte da imputare a chi ha redatto guide negli anni.
    Ultimamente tendo un pò troppo a ripetermi ma penso che le colpe siano di tutti: giornalisti, produttori, enotecari, rappresentanti di aziende e ristoratori.
    Tutti, chi più chi meno, abbiamo preferito( o preferiamo? ) apparire piuttosto che essere. Farsi belli promuovendo aziende e vendendo vini pluripremiati era ( è? ) vanto assoluto.
    Si acquistavano e si vendevano vini senza mai averli assaggiati, pochissimi o pochi hanno acquisito nel tempo un gusto proprio, tanto andava bene tutto.
    Anche questo è colpa delle guide?
    Non so, forse è veramente venuto il momento di fermarsi un’attimo e riflettere, e anche qui mi ripeto, TUTTI insieme, e in modo assolutamente sereno.
    Vaga speranza? Mi auguro di no e non solo per me stesso, ma per tutto il nostro settore.
    Come sempre, un cordiale saluto.

  11. caro Gianni, io ho la coscienza a posto e quello che ho scritto in questi anni, e che in larga parte é disponibile in Rete (do you remember WineReport?) dimostra che non nulla di cui rimproverarmi. Ho sempre difeso la qualità vera e parlato di aziende vere, non ho nulla di cui vergognarmi

  12. Non ho mai detto ne pensato il contrario. La mia era semplicemente una riflessione di carattere generale. Vedo e non solo nel nostro ambiente che si tende a cercare un unico colpevole su cui scaricare colpe che invece sono di molti se non di tutti.
    Semplicemente questo, nulla più.
    Come sempre un cordialissimo saluto a tutti.
    P.S. Adesso vado un pò a gufare, speriamo bene.

  13. Innanzitutto penso che sia un errore grave credere nella purezza e nella perfezione. Una qualunque guida essendo fatta da persone è in partenza fallibile e perfettibile.
    In secondo luogo bisognerebbe fare un bilancio degli errori fatti e poter dire se siano stati errori accidentali o voluti.
    In questi commenti si privilegia evidenziarne gli errori e gli orrori. Quasi tutti tacciono sull’importantissimo aspetto divulgativo, di massa che la Guida ha svolto colmando un vuoto pressochè assoluto. E’ un po’ quello che succede nell’arte dopo che un grande Artista ha rivoluzionato la pittura; tutti dicono di saper dipingere come o meglio quell’Artista ha iniziato a fare. Però il primo, il rivoluzionario, l’apri pista, l’innovatore, il genio, è stato lui. Gli altri son venuti dopo.
    Io sono uno di quelli che la Guida dei vini la leggeva e la legge tutt’ora avidamente. Ci sono cresciuto, ho iniziato a legger di vino con continuità e piacere con lei. Si, è vero, con lei ho anche iniziato a comprare e bere seguendo determinate indicazioni. Poi, dopo, con il gusto formato (non deformato) ho iniziato a fare le mie scelte. Ma ditemi voi, allora, chi o cosa avrei dovuto leggere per avere tutte insieme, ben esposte, così tante informazioni sull’enologia italiana?
    Senza parlare poi dello sprone a lavorar meglio che la Guida è stata verso tanti vignaioli artigiani, convinti/costretti a cambiare in pochi anni tecniche, metodi, criteri qualitativi ed antiche ataviche convinzioni. Cose queste che hanno portato una crescita impetuosa della qualità media italiana e perchè no anche una maggiore e diffusa ricchezza di tutto il comparto….o vogliamo negarlo ??
    Quante nuove professionalità sono nate, quante sono cresciute, attorno alla Guida ?
    Bisogna essere intellettualmente onesti e riconoscerlo, la Guida ha significato sommariamente tutto questo ed anche molto di più. Così come ha fatto ed ha significato la Guida ai Ristoranti per il mondo della ristorazione.
    La perfezione non è di questa terra e comunque chi ne ha seguito acriticamente il “verbo” o lo ha portato alle estreme conseguenze forse ha sbagliato. Sicuramente non è stato costretto con una pistola puntata alla tempia, si proclami dunque responsabile delle proprie azioni. Nessuno è stato plagiato o costretto, molti sono stati convinti.
    Se io bevo vino e faccio l’Oste è in massima parte merito della Guida ai vini e della Guida ai ristoranti. Non li maledico. Al contrario ogni giorno le ringrazio per avermi permesso di conoscere questo mondo bellissimo e decidere spontaneamente di farlo diventare la mia vita.

    Ciao

  14. @vignadelmar:innanzi tutto ciao!hai perfettamente ragione quando dici “Una qualunque guida essendo fatta da persone è in partenza fallibile e perfettibile.”non vi è dubbio,ma molto spesso(oggi)dietro a questa verità si trincerano troppi doppi giochisti.Sempre come dici tu,l’aspetto divulgativo è davvero essenziale,ma bisogna anche riconoscere come l’interesse economico,troppo spesso,sfrutti il successo della divulgazione per creare modelli per il mercato.Come nell’arte:esistono artisti straordinari lasciati a marcire perchè grazie alla divulgazione,altri decisamente meno interessanti ma sicuramente più affabili al mercato,vengono presi maggiormente in considerazione.Questo non credo sia corretto,ma anche in questo caso,non esiste un metro valutativo per giudicare l’arte,così come non esiste per il vino,se si parla di edonismo.Poi scrivi “…così tante informazioni sull’enologia italiana?”.L’enologia è una scienza,e come tale dev’essere trattata da chi questa scienza la conosce,l’ha studiata e sperimentata.Non mi pare che a scrivere sulle guide ci siano solo tecnici e non mi pare parlino d’enologia.Spesso a scrivere le schede valutative sono persone che hanno un approccio al vino per passione e per diletto.E’ vero anche quando dici dello sprone a lavorar meglio,siamo d’accordo,ma come negare anche il fatto che, essendo(la guida)strumento di mercato,abbia portato in certi casi ad uniformare i gusti di diverse produzioni in più parti d’Italia,solo perchè il mercato condizionato dalle stesse, andava cavalcato a discapito(e oggi si vede)delle identità territoriali?Certo,i produttori per primi hanno sbagliato a fare, per esempio,vini concentrati,ma se non li avessero fatti non sarebbero stati giudicati in maniera “straordinaria” e quindi il mercato non li avrebbe premiati.Io penso che se esistesse maggior chiarezza nei metodi con cui si valutano i vini e di conseguenza chi degusta i vini e se non esistessero palesi conflitti d’interesse,sicuramente potremmo parlare in maniera più “composta” di tutto il bene profuso dalle guide.Bene che sicuramente esiste,ma che spesso viene “sporcato” da una mancanza di trasparenza,secondo me essenziale, da parte di chi fa informazione.

  15. @Arcari: quando parlavo di enologia intendevo dire “mondo del vino italiano”, pensavo si capisse, evidentemente ho sbagliato.
    Sul fatto che a scrivere sulla Guida ci siano persone che hanno un approccio al vino per passione e per diletto devo onestamente dire che lo trovo un grande punto a favore. Mi vien da chiederle chi la dovrebbe scrivere, dei premi nobel in fisica ? E’ compito da bravi divulgatori, meglio se appassionati. Non è che qualcuno si è sentito tagliato fuori ?
    Se hanno condizionato il mercato sono stati bravi, vuol dire che hanno avuto successo ed hanno centrato l’obbiettivo di piacere ai propri tantissimi acquirenti. Se poi il singolo Produttore ha snaturato la propria produzione di sicuro non lo ha fatto sotto coercizione, è stata una sua libera scelta. Molti l’hanno fatta, altri se ne sono fregati. In ogni caso non è merito e non è colpa della Guida; ma di chi quella decisione l’ha presa.
    Cioè da alcuni discorsi vien fuori un mondo di Produttori beoti, inconsapevoli, insipienti, che pur di inseguire le mode hanno venduto, turlupinati, l’anima al diavolo. Ma di chi è la colpa? Della Guida ? Dai, non siamo ridicoli. Chi ha preso quelle decisioni le ha prese in maniera consapevole e spesso ne ha tratto fruttuose conseguenze. Quindi a mio modo di vedere avrebbe eventualmente maggior senso fare un “processo” a chi queste mode le ha seguite.
    Invece penso che non ci sia bisogno di alcun processo, la Guida ha creato un movimento nuovo, rivoluzionando questo mondo in pochissimo tempo. E come spesso accade ci sono stati eccessi e sbagli da parte di tutti. Sono convinto che se dovessimo fare un bilancio fra benefici e “malefici” la bilancia penderebbe nettamente a favore dei primi.

    Ciao

  16. @ignadelmar:hai sviscerato tutto perfettamente,per altro hai ripreso cose che avevo già puntualizzato,ma non hai replicato all’ultima parte che ti riporto nuovamente di seguito.”Io penso che se esistesse maggior chiarezza nei metodi con cui si valutano i vini e di conseguenza chi degusta i vini e se non esistessero palesi conflitti d’interesse,sicuramente potremmo parlare in maniera più “composta” di tutto il bene profuso dalle guide.Bene che sicuramente esiste,ma che spesso viene “sporcato” da una mancanza di trasparenza,secondo me essenziale, da parte di chi fa informazione.”
    ciao

  17. Veramente, Arcari, non ho risposto volutamente su quel passaggio “delicato” .
    E’ un argomento di pertinenza del Gambero Rosso o di un suo rappresentante. Ed io non lo sono.
    Sicuramente però non ho le sue certezze.

    Ciao

  18. Beh, il commento di Valentino lo trovo in linea con un certo modo di raccontare le persone e le iniziative che hanno avuto successo.
    Le difficoltà del gambero rosso si possono anche banalizzare ma se invece se ne vuole discutere seriamente, e lo farò a casa mia, bisogna prendere in esame tutte le cose fatte e non ripetere unicamente il mantra che la guida ha fatto tanti errori.

  19. Vignadelmar,è argomento di pertinenza di tutti,compreso lei(visto che dobbiamo darci del lei)dei consumatori di vino,di chi compra le guide ecc…Io non ho certezze a differenza sua;provi a rieleggere quanto ha scritto,poi riparliamo di certezze.Io ho dubbi che non sono ancora stati smentiti da nessuno.Le faccio un esempio:io dirigo due aziende che producono vino in Franciacorta e al contempo degusto per una guida,tutti i vini delle aziende presenti in quella zona(oltre alle mie naturalmente) e li giudico.Pensa che gli altri produttori franciacortini siano entusiasti di questo?Oppure:lavoro per un consorzio e valuto i vini proprio dello stesso e di altri limitrofi,sempre per una guida “giudicante.Sarei corretto?I membri degli altri consorzi mi offrirebbero le loro figlie in sposa?Pensa che in questi due esempi ci sia correttezza da parte di chi divulga e informa,oppure qualche dubbio verrebbe anche a lei???Non le verrebbe il dubbio che forse io possa privilegiare i miei interessi,visto che di interessi si parla,visto che io con il vino ci vivo e faccio vivere altre persone?Poi,posso essere la persona più onesta del mondo,ma il ruolo che ricopro per la guida potrebbe far sorgere molti dubbi da parte di chiunque…e come biasimarli di fronte al mio perpetuo silenzio?
    Mah…………………….

  20. L’errore della guida è stato far credere ai neofiti, con belle parole, che il mondo del vino era quello e basta. Al di fuori di quello non esisteva altro. Tutto fatto all’ombra di autorevoli ombrelli che col tempo si sono rotti lasciando intendere cosa c’era sotto. Paradossalmente sono state le guide “alternative”, fatte peggio e senza ombrelli, a far sgretolare la credibilità generale di un sistema autoreferenziale. Il risultato è che le librerie hanno pile di guide invendute anche se le propongono scontate.
    Quello che da consumatore ogni tanto mi chiedo è se in Italia esiste qualcuno che esprima onestamente un giudizio su qualcosa, poi mi ricordo che a parte un paio, gli altri sono già tutti morti.

  21. Sig. Arcari lei ha perfettamente ragione, quello che afferma altro non è che lo specchio della nostra società marcia e bizantina. Parafrasando, può un rettore universitario facilitare il concorso per l’immissione alla docenza dei figli dei suoi colleghi perchè si taciti che i propri figli sono docenti nello stesso ateneo grazie ad un concorso a porte chiuse e candidato unico? O che la moglie del rettore diriga una società di consulenza che dallo stesso ateneo viene costantemente consultata e profumatamente pagata con i soldi dei contribuenti? Tutto questo accade regolarmente e c’è anche chi beatamente si crogiola con l’adagio “tanto fanno tutti così”. Ha ragione quindi il prof. Sartori, politologo, a dire che l’Italia non è una repubblica, ma un sultanato.

  22. @Bonilli
    il mio post e’ stato di un oggettivita’ estrema, non ho negato i meritati successi della guida, ne ho omesso o addomesticato alcuna verita’ su cose che quasi tutti conoscono. il mio intervento e’ stato per cos8i’ dire matematico.
    Piu’ che prendere una difesa generalistica, dal Sig. Bonilli, mi sarei atteso dei chiarimenti o delle correzzioni sulle parti dove avrei potuto sbagliare, solo in questo caso avrei potuto puntualizare e documentare anche io.
    se poi vogliamo dire che la perdita di credibilita’ e fiducia nella guida sia avvenuta per interventi divini, lo possiamo anche fare ma, dobbiamo essere coscenti che stiamo mettendola testa sotto la sabbia.
    I conflitti di interesse ci sono stati e ci sono tutti!
    Gli errori nel lasciare manolibera ai produttori nel monetizzare i premi pure, chi no ha notato prezzi che sono aumentati di tre o quattro volte in 12/13 anni? Forse non competeva alla guida controllarli? non sono d’accordo, se si lavora per il consumatore, occorre farlo e non mi si puo’ dire che un vino che, a parita’ di livello qualitativo, merita lo stesso puntegio se costa 10 o se costa 40.
    Cosi’ come non si puo’ negare la tendenza per troppi anni a premiare le mega concentrazioni “artificiali”, i grandi tenori alcolici e l’uso un po smodato del legno e tutto discapito della eleganza, della tipicita’ e della bevibilita’. Premiare un Barolo con 40 punti di colore e con 40 grammi di estratti secchi, significa non capire nulla di vino dal punto di vista tecnico e se poi questo produttore (esempio del tutto casuale) e’ anche sponsor generoso di editore, o curatore, o moglie di curatore o anche, di responsabiloe delle degustazioni regionali, la cosa esce fuori dai limiti dell’errore di valutazione.
    non vorrei buttarla sulla polemica, anche per il fatto che parliamo di fatti noti a tutti, penso lei incluso, ma, ci sono cose che non si possono tacere o ignorare. Se cinquanta e piu’ produttori pagano al Gambero Rosso 30/40.000 Euro per inutili Road Show, pensa che lo facciano perche’ non sono appagati dalle tantissime fiere di settore, degustazioni quasi gratuite organizzate da enti regionali (provinciali e comunali), degustazioni ICE, degustazioni di importatori etc. etc.? Siamo seri, il settore e’ malato e va curato! Senza inutili polemiche o clamori ma, con molto buon senso e, finalmente si dica chi e’ il proprietaio del ambero Rosso, non e’ corretto per una societa’ che vuole fare il “giudice” nascondere una eventuale proprieta’ di una parte in causa!!!!
    Mi dispiace dover dire a lei cose alle quali dovrebbero essere oggi altri a rispondere ma, dato che ttendersi un loro risposta e’ troppo, un suo contributo potrebbe senz’altro chiarire molte cose.
    La ringrazio per quella disponibilta’ che, a differenza di altri, ha dimostrato
    Valentino

  23. Pingback: Quinto quarto » Gambero Rosso-Slow Food..è la fine? A Los Angeles salta anche la degustazione dei Tre Bicchieri

  24. Una considerzione che non è stata fatta però è anche che una certa “pluralità” (di guide) forse permette di avere un miglior riscontro di quelli che sono i giudizi “appoggiàti” e quelli sinceri… o no?

  25. Pur con i dovuti distinguo, se non mi sto sbagliando sembrerebbe che il sistema descritto nell’ultimo commento di Giovanni Arcari fosse sostanzialmente un peer reviewing. Perche’ nel campo della comunicazione dei lavori scientifici in ambito internazionale nessuno parla di conflitto d’interessi a proposito di scienziati (in attivita’) che recensiscono (e magari bocciano) i lavori dei colleghi?

  26. @ Bonilli
    Effettivamente sono stato molto sintetico nel mio racconto ma, trattandosi del racconto di fatti oggettivi, non credevo occorressero troppi approfondimenti.
    D’altronde ho iniziato mettendo in evidenza che la guida, non certo per merito mio, aveva raggiunto un grande successo e credito sul mercato e tutti i produttori premiati ne avevano tratto dei grandissimi benefici. Il primo errore e’ stato quello di permettere ai produttori di trarre vantaggio indiscriminato ai danni dei consumatori per i premi ricevuti, non si puo’ mica pensare che sia normale arrivare a triplicare o quadruplicare i prezzi in una diecina di anni? Non posso neanche credere che un vino meriti lo steso puntegggio, sia che costi 15 Euro, sia che ne costi 60. Se si lavora per il consumatore (ed ogni guida solo per lui dovrebbe lavorare), occorre essere vigili su questo. In ogni caso, dal mio punto di vista i problemi della Guida, sono cominciati proprio con i suoi successi; tutti volevano gli ambiti Tre Bicchieri, ricchi industriali entravano nel settore perche’ fiutavano il business facile, gli editori si erano impegnati un po troppo finanziariamente in altri investimenti che le entrate delle sole vendite della guida non avrebbero mai potuto coprire. In tutto questo contesto, entrano in scena i possibili conflitti di interesse, con l’editore che comincia a chiedere pubblicita’, per tutte le sue nuove iniziative editoriali e televisive, i curatori centrali o regionali, fiutano l’affare anche loro ed improvvisamente si creano agenzie di marketing intestate a mogli e parenti stretti, presso le quali i produttori “scaltri” fanno la fila a fare munifiche donazioni per servizi di discutibile valore reale; i premi crescono e la coerenza nelle valutazioni, va a farsi benedire. A tutto questo va aggiunta la pagina dedicata agli enologi super consulenti, che con impressionate dono di obiquita’, riescono a seguire nei critici 20 giorni di vendemmia anche 100 aziende contemporaneamente, esaltando terroir molto lontani ai vigneti delle cantine e molte volte, anche alla ns. nazione. In tutto questo tourbillion di euforia, i vini si trasformano e snaturano, si possono veder premiati un Barolo (esempio casuale) campione di “culturismo” con 40 punti di colore e 40 di estratti secchi, dimenticando le caratteristiche delle uve di provenienza, i produttori di macchine per la concentrazione dei vini fanno affari d’oro e, mentre tutti o quasi godono, il consumatore italiano comincia a diffidare della guida e dei suoi giudizi bizzarri a vantaggio di vini ingiustificatamente carissimi. Sui mercati esteri, questo folle e rozzo inseguimento allo stile del “nuovo mondo”, viene vissuto malissimo dai consumatori che premiano quei vini che certi risultati li raggiungono in modo naturale e quindi mantenedo quell’equilibrio ed elegnza che hanno fatto la fortuna della ns. enologia. Mentre tutti correvano alla conquista/acquisto del premio, il mercato si allontanava definitivamente dalla guida e ne realizzava una nuova e vincente: ” la guida dei vini di successo”, questa non era scritta su cartaceo e, neanche su internet ma, sui dati contabili delle ns. aziende piu’ sane, mentre allo stesso tempo, si sono avuti editori in bolletta e industriali di successo con cantine boutique, piene di premi e ……… di vini!!!!
    Per gli amici del Blog, debbo anche concedere un approfondimento speciale al famoso Road Show ideato dal Gambero Rosso che porta in giro per il mondo e carissimo prezzo (30/40.000Euro cad.) oltre 50 produttori che non paghi delle numerosissime fiere mondiali di settore, delle nnmerevoli iniziative dell’ICE (Istituto per il Commecio Estero), Regioni, Camere di Commercio, Provincie, Comuni, Consorzi e. chi piu’ ne ha, piu’ ne metta, sentivano il disperatro bisogno di fare questa ulteriore “donazione” al Gambero Rosso.
    Se ho commesso degli errori nella mia ricostruzione, saro’ ben felice di discuterne con lei ma, vorrei anche che lei ci facese il favore di dirci chhi si cela dietro la proprieta’ di una societa’ che potrebbe ergersi a giudice che e’ anche parte in causa.
    la ringraziop er una sua risposta.
    Valentino

  27. essendo in Asia per lavoro, per un problema al computer, no ho visto pubblicato il mio post ed allora l’ho ripetuto, mi dispiace aver preso cosi’ tanto spazio ed essere stato ripetitivo.
    Valentino

  28. @Cianferoni:si sbaglia,non sono i miei colleghi.Per il resto,personalmente spero che qualcuno parli di conflitto d’interessi anche nel campo della scienza.Purtroppo non credo sia una domanda che possa porre all’interno di questo spazio dedicato al vino,tantomeno a me.

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