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	<title>Commenti a: La crisi come opportunità di crescita e cambiamento: alcune riflessioni</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 May 2012 21:34:45 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Community.wineataly.it Blogs &#8212; Blog &#8212; Momenti febbrili</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13751</link>
		<dc:creator>Community.wineataly.it Blogs &#8212; Blog &#8212; Momenti febbrili</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 May 2009 12:37:24 +0000</pubDate>
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		<description>[...] giorni di blackout accumulano subito un corposo arretrato. Ho del tutto perso questo succulento dibattito sulla funzione (tra l&#8217;altro) dell&#8217;enotecaro, che vi consiglio di leggere; ho prodotto [...] </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] giorni di blackout accumulano subito un corposo arretrato. Ho del tutto perso questo succulento dibattito sulla funzione (tra l&#8217;altro) dell&#8217;enotecaro, che vi consiglio di leggere; ho prodotto [...]</p>
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		<title>Di: Tomaso Armento</title>
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		<dc:creator>Tomaso Armento</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 16:19:17 +0000</pubDate>
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		<description>Ringraziando per le considerazioni, provo ad inserire una considerazione: la carta patinata, i vini lanciati con gli anni 80 e tutto quello che ormai è famoso credo sia, in quanto tale, ormai poco interessante.

La crisi è, come ho detto altrove, per certi versi una manna: ha riacceso la razionalità di un popolo che non era abituato ad aver a che fare con la scarsità, ogni acquisto, prima ancora ogni scelta, viene valutato in base all&#039;effettivo valore cui si deve rinunciare per poterlo effettuare.

Bene, ora finalmente è giunta l&#039;ora per uscire di nuovo dai propri retaggi e faticare un po per andare a trovare qualcosa di nuovo, che magari cè sempre stato, da raccontare per giustificarsi e non fare banale intermediazione.

Sta crescendo l&#039;attenzione verso vini fatti da contadini che, per natura o per mezzi, son sempre stati restii a mostrarsi: mi piacerebbe cominciare ad avere a che fare con commercianti che oltre a negoziare il prezzo del prodotto dopo l&#039;anticamera di mesi per riceverti &quot;lo scoprissero&quot; e lo promuovessero, facessero anc&#039;essi quegli sforzi che servono per fare emergere piccole realtà con prodotti anche particolari.

Utopia? Mah, io credo sia meglio rifletterci seriamente, portare una merce da A a B o dire al cliente cosa c&#039;è sullo scaffale che arriva col rappresentante quanto &quot;ti differenzia&quot;?

Magari un giorno smetterò di sentir dire, come mi è successso, che un vino col fondo non si può vendere nel canale commerciale dalla stragrande maggioranza dei commercianti &quot;perchè ti chiede un innvestimento di tempo per spiegarlo&quot; e inizierò a sentire persone che mi chiedono il perchè di certe scelte e si fermano a sentire, disposte (secondo anche il loro umano punto di vista personale, oltre che tecnico) di condividere e se ci credono promuovere.

Ah, e perchè no: magari attenti anche a individuare i ciarlatani che si mascherano da piccoli vignaioli con piccoli vigneti e grandi portafogli.

Ecco, questo, secondo me, tra gli altri potrebbe essere un&#039;ottimo spunto: se il panorama diventa incerto, magari potrebbe essere utile concentrarsi di più sul percorso....come quando per caso trovi qualcosa di bello....per terra....

Cordiali Saluti</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ringraziando per le considerazioni, provo ad inserire una considerazione: la carta patinata, i vini lanciati con gli anni 80 e tutto quello che ormai è famoso credo sia, in quanto tale, ormai poco interessante.</p>
<p>La crisi è, come ho detto altrove, per certi versi una manna: ha riacceso la razionalità di un popolo che non era abituato ad aver a che fare con la scarsità, ogni acquisto, prima ancora ogni scelta, viene valutato in base all&#8217;effettivo valore cui si deve rinunciare per poterlo effettuare.</p>
<p>Bene, ora finalmente è giunta l&#8217;ora per uscire di nuovo dai propri retaggi e faticare un po per andare a trovare qualcosa di nuovo, che magari cè sempre stato, da raccontare per giustificarsi e non fare banale intermediazione.</p>
<p>Sta crescendo l&#8217;attenzione verso vini fatti da contadini che, per natura o per mezzi, son sempre stati restii a mostrarsi: mi piacerebbe cominciare ad avere a che fare con commercianti che oltre a negoziare il prezzo del prodotto dopo l&#8217;anticamera di mesi per riceverti &#8220;lo scoprissero&#8221; e lo promuovessero, facessero anc&#8217;essi quegli sforzi che servono per fare emergere piccole realtà con prodotti anche particolari.</p>
<p>Utopia? Mah, io credo sia meglio rifletterci seriamente, portare una merce da A a B o dire al cliente cosa c&#8217;è sullo scaffale che arriva col rappresentante quanto &#8220;ti differenzia&#8221;?</p>
<p>Magari un giorno smetterò di sentir dire, come mi è successso, che un vino col fondo non si può vendere nel canale commerciale dalla stragrande maggioranza dei commercianti &#8220;perchè ti chiede un innvestimento di tempo per spiegarlo&#8221; e inizierò a sentire persone che mi chiedono il perchè di certe scelte e si fermano a sentire, disposte (secondo anche il loro umano punto di vista personale, oltre che tecnico) di condividere e se ci credono promuovere.</p>
<p>Ah, e perchè no: magari attenti anche a individuare i ciarlatani che si mascherano da piccoli vignaioli con piccoli vigneti e grandi portafogli.</p>
<p>Ecco, questo, secondo me, tra gli altri potrebbe essere un&#8217;ottimo spunto: se il panorama diventa incerto, magari potrebbe essere utile concentrarsi di più sul percorso&#8230;.come quando per caso trovi qualcosa di bello&#8230;.per terra&#8230;.</p>
<p>Cordiali Saluti</p>
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		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13749</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 18:18:58 +0000</pubDate>
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		<description>Patrizia, penso abbia capito che io non voglio vedere chiuse le enoteche così per un mio sfizio, il mio semmai è uno sprone a voi perchè restino aperte. Purtroppo nelle città le insegne delle enoteche sono poche rispetto a quelle delle panetterie, dei negozi di abbigliamento, di divani e quant&#039;altro. Poche quando si tratta di votare in seno ad un&#039;associazione, tipo l&#039;Ascom, che vuole eleggere un suo associato a presidente e poi lo appoggia quando questo successivamente si propone come presidente della locale camera di commercio promettendo benefici a tutti e blocco alle aperture di nuovi ipermercati. E quando scopre che costui mantiene la doppia carica, si assegna uno stipendio di 200.000€ l&#039;anno, compra azioni del locale aeroporto senza spendere un centesimo, si fa fotografare a braccetto con i politici il giorno dell&#039;inaugurazione del nuovissimo, moderno e gigantesco centro commerciale ben servito dalla tangenziale, allora è troppo tardi. 
Sono queste le rendite di posizione che vanno eliminate, sono queste le &quot;associazioni“ che vanno chiuse per sempre, queste e quelle dove i presidenti compravano mobili d&#039;antiquariato alle aste usando il fondo pensione degli associati.
Non è certo ristabilendo le medievali corporazioni delle arti e dei mestieri che vincerete la battaglia.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Patrizia, penso abbia capito che io non voglio vedere chiuse le enoteche così per un mio sfizio, il mio semmai è uno sprone a voi perchè restino aperte. Purtroppo nelle città le insegne delle enoteche sono poche rispetto a quelle delle panetterie, dei negozi di abbigliamento, di divani e quant&#8217;altro. Poche quando si tratta di votare in seno ad un&#8217;associazione, tipo l&#8217;Ascom, che vuole eleggere un suo associato a presidente e poi lo appoggia quando questo successivamente si propone come presidente della locale camera di commercio promettendo benefici a tutti e blocco alle aperture di nuovi ipermercati. E quando scopre che costui mantiene la doppia carica, si assegna uno stipendio di 200.000€ l&#8217;anno, compra azioni del locale aeroporto senza spendere un centesimo, si fa fotografare a braccetto con i politici il giorno dell&#8217;inaugurazione del nuovissimo, moderno e gigantesco centro commerciale ben servito dalla tangenziale, allora è troppo tardi.<br />
Sono queste le rendite di posizione che vanno eliminate, sono queste le &#8220;associazioni“ che vanno chiuse per sempre, queste e quelle dove i presidenti compravano mobili d&#8217;antiquariato alle aste usando il fondo pensione degli associati.<br />
Non è certo ristabilendo le medievali corporazioni delle arti e dei mestieri che vincerete la battaglia.</p>
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		<title>Di: patrizia</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13748</link>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 16:23:53 +0000</pubDate>
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		<description>I commercianti hanno lavorato, taciuto, tenuto le vele al vento a testa bassa; mai hanno avuto la lungimiranza di disegnarsi il futuro. In altri tempi erano connessi al tessuto sociale,pensavano che nulla sarebbe potuto cambiare, ma sbagliavano. Sono orqa diventati &quot;titolari di rendite di posizione&quot;, quindi meritevoli di essere abbattuti.- Ovviamente trasferendo le rendite ad altri.
E&#039; vero. Siamo stati miopi, divisi, illusi. Buoni per lanciare i grandi nomi del vino dagli anni 80 in poi; blanditi e beneficiati da tanti produttori che hanno intessuto rapporti di ogni tipo pur di prendersi la vetrina; complici e artefici dello show businness del vino, riferimento di moda, più che di sostanziale competenza. Poi siamo stati traditi, da colleghi ingordi ma anche e pesantemente da quegli stessi nomi che prima ci cercavano e che poi, ottenuta visibilità, ci hanno solo banalmente usati.
Solo l&#039;AIS è riuscita a ottenere il riconoscimento giuridico della figura profesionale del sommelier: non esiste, anzi, si griderebbe allo scandalo, se gli enotecari rivendicassero un albo, una qualifica professionale a fronte di un serio percorso formativo. Ma chi l&#039;ha mai visto un commerciante fare formazione??? Anzi: la demagogia politica farnetica di liberismo dicendo di fatto che è l&#039;unica professione che possono fare tutti!!!! Quindi mi suona quasi come una presa in giro l&#039;invito ad alzare la voce quando tutti si rivoltano se osiamo semplicemente dire che ai produttori è concesso fare tutto e agli enotecari no. Se gli enotecari parlano dite che si lamentano!!
Ma so bene, anzi benissimo che se non ci uniamo in modo forte perderemo del tutto il nostro ruolo, anche se il consumatore ha più che mai bisogno di entrare in un posto dove si ama il vino, lo si conosce e lo si comunica. Il mconsumatore è solo: intern o la gita della domenica non colmeno i suoi bisogni. E&#039; una presa di posizione di comodo quella di dire le enoteche sono destinate a sparire: di certo in molti lo vorrebbero, ma non credo sarà davvero così. Certo che le enoteche, gli enotecari DEVONO cambiare e fare una cosa che mi vien voglia di chiamare CORPORAZIONE. I produttori, davanti ad una massa critica competente che potrà dire a ragion veduta chi merita e chi no di entrare in negozio, avranno il coraggio di scegliere e di rispettarci?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>I commercianti hanno lavorato, taciuto, tenuto le vele al vento a testa bassa; mai hanno avuto la lungimiranza di disegnarsi il futuro. In altri tempi erano connessi al tessuto sociale,pensavano che nulla sarebbe potuto cambiare, ma sbagliavano. Sono orqa diventati &#8220;titolari di rendite di posizione&#8221;, quindi meritevoli di essere abbattuti.- Ovviamente trasferendo le rendite ad altri.<br />
E&#8217; vero. Siamo stati miopi, divisi, illusi. Buoni per lanciare i grandi nomi del vino dagli anni 80 in poi; blanditi e beneficiati da tanti produttori che hanno intessuto rapporti di ogni tipo pur di prendersi la vetrina; complici e artefici dello show businness del vino, riferimento di moda, più che di sostanziale competenza. Poi siamo stati traditi, da colleghi ingordi ma anche e pesantemente da quegli stessi nomi che prima ci cercavano e che poi, ottenuta visibilità, ci hanno solo banalmente usati.<br />
Solo l&#8217;AIS è riuscita a ottenere il riconoscimento giuridico della figura profesionale del sommelier: non esiste, anzi, si griderebbe allo scandalo, se gli enotecari rivendicassero un albo, una qualifica professionale a fronte di un serio percorso formativo. Ma chi l&#8217;ha mai visto un commerciante fare formazione??? Anzi: la demagogia politica farnetica di liberismo dicendo di fatto che è l&#8217;unica professione che possono fare tutti!!!! Quindi mi suona quasi come una presa in giro l&#8217;invito ad alzare la voce quando tutti si rivoltano se osiamo semplicemente dire che ai produttori è concesso fare tutto e agli enotecari no. Se gli enotecari parlano dite che si lamentano!!<br />
Ma so bene, anzi benissimo che se non ci uniamo in modo forte perderemo del tutto il nostro ruolo, anche se il consumatore ha più che mai bisogno di entrare in un posto dove si ama il vino, lo si conosce e lo si comunica. Il mconsumatore è solo: intern o la gita della domenica non colmeno i suoi bisogni. E&#8217; una presa di posizione di comodo quella di dire le enoteche sono destinate a sparire: di certo in molti lo vorrebbero, ma non credo sarà davvero così. Certo che le enoteche, gli enotecari DEVONO cambiare e fare una cosa che mi vien voglia di chiamare CORPORAZIONE. I produttori, davanti ad una massa critica competente che potrà dire a ragion veduta chi merita e chi no di entrare in negozio, avranno il coraggio di scegliere e di rispettarci?</p>
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	<item>
		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13747</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 13:28:36 +0000</pubDate>
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		<description>Signori, è chiaro che il modo di vendere in Italia è vecchio, anzi ha la muffa. Ognuno si prenda le proprie responsabilità, ma andiamo avanti perchè qui in Italia con la crisi che c&#039;è i negozi stanno chiudendo a ripetizione e non va bene. Per andare avanti bisogna abbattere le rendite di posizione, sono anni che lo dico anche qui ed ho sempre avuto tutti contro. Il sig. Bonfio si ricorda certamente di me quando dicevo che l&#039;enoteca era destinata a sparire. Con questa crisi è destinata a sparire, ma sono gli enotecari che devono fare le proposte, non bastano 4 appassionati su di un blog. 
Vi siete mai lamentati 11 anni fa presso il ministero, come categoria, per le aperture selvagge, per le licenze che avevano perso il loro valore? O per tutte quelle associazioni inutili che rappresentano solo a parole i commercianti, che plaudono i politici all&#039;apertura degli ipermercati e che vi mangiano il 5% ad ogni rata per &quot;garantire&quot; un finanziamento fatto dalle banche, ma con i soldi delle regioni o della UE? Avete fatto delle controproposte in quelle sedi? Avete mai pensato di confrontarvi con i vostri colleghi europei?
Possiamo confrontarci tra di noi, ma ricordatevi che senza investire non si ottiene nulla. In Italia ci sono fior di società che si occupano di sviluppo economico e lo sanno fare anche bene, ma per &quot;chiedere un consiglio&quot; bisogna scucire minimo 100.000€. Siete disposti a spendere queste ed altre cifre? Ovvero, siete disposti a perdere qualcosa oggi per garantirvi il futuro domani?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Signori, è chiaro che il modo di vendere in Italia è vecchio, anzi ha la muffa. Ognuno si prenda le proprie responsabilità, ma andiamo avanti perchè qui in Italia con la crisi che c&#8217;è i negozi stanno chiudendo a ripetizione e non va bene. Per andare avanti bisogna abbattere le rendite di posizione, sono anni che lo dico anche qui ed ho sempre avuto tutti contro. Il sig. Bonfio si ricorda certamente di me quando dicevo che l&#8217;enoteca era destinata a sparire. Con questa crisi è destinata a sparire, ma sono gli enotecari che devono fare le proposte, non bastano 4 appassionati su di un blog.<br />
Vi siete mai lamentati 11 anni fa presso il ministero, come categoria, per le aperture selvagge, per le licenze che avevano perso il loro valore? O per tutte quelle associazioni inutili che rappresentano solo a parole i commercianti, che plaudono i politici all&#8217;apertura degli ipermercati e che vi mangiano il 5% ad ogni rata per &#8220;garantire&#8221; un finanziamento fatto dalle banche, ma con i soldi delle regioni o della UE? Avete fatto delle controproposte in quelle sedi? Avete mai pensato di confrontarvi con i vostri colleghi europei?<br />
Possiamo confrontarci tra di noi, ma ricordatevi che senza investire non si ottiene nulla. In Italia ci sono fior di società che si occupano di sviluppo economico e lo sanno fare anche bene, ma per &#8220;chiedere un consiglio&#8221; bisogna scucire minimo 100.000€. Siete disposti a spendere queste ed altre cifre? Ovvero, siete disposti a perdere qualcosa oggi per garantirvi il futuro domani?</p>
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		<title>Di: Andrea_Milano</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13746</link>
		<dc:creator>Andrea_Milano</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Mar 2009 10:36:26 +0000</pubDate>
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		<description>Salve Filippo Cintolesi

Io la penso come Patrizia che ha scritto qui sopra di me.. se lei  Filippo legge tutto vedrà che io dico una cosa molto chiara.... 


“MA SOLAMENTE FARE IL MODO DI NON ESSERE PIÙ SIMILARI E MENO COMPETITIVI DA FARE CONCORRENZA ALLE PERSONE CHE LAVORANO PER LORO A FAR CONOSCERE IL PRODOTTO CHE VENDONO CON PROFESSIONALITÀ ED ESPERIENZA”


Guardi che io ci lavoro con Az. Ag. Che lavorano con altre realtà tipo carne, olio... Ma IO non sto dicendo che non DOVETE voi produttori. Anzi fate pure con il rispetto che date hai clienti pure a noi “Commercianti” Poi io sto parlando in generale e mica di “Cascina tollu o di lei” e come lei sa (immagino) non tutti sono seri e fanno i furbi.


Ora penso che sia stato chiaro</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve Filippo Cintolesi</p>
<p>Io la penso come Patrizia che ha scritto qui sopra di me.. se lei  Filippo legge tutto vedrà che io dico una cosa molto chiara&#8230;. </p>
<p>“MA SOLAMENTE FARE IL MODO DI NON ESSERE PIÙ SIMILARI E MENO COMPETITIVI DA FARE CONCORRENZA ALLE PERSONE CHE LAVORANO PER LORO A FAR CONOSCERE IL PRODOTTO CHE VENDONO CON PROFESSIONALITÀ ED ESPERIENZA”</p>
<p>Guardi che io ci lavoro con Az. Ag. Che lavorano con altre realtà tipo carne, olio&#8230; Ma IO non sto dicendo che non DOVETE voi produttori. Anzi fate pure con il rispetto che date hai clienti pure a noi “Commercianti” Poi io sto parlando in generale e mica di “Cascina tollu o di lei” e come lei sa (immagino) non tutti sono seri e fanno i furbi.</p>
<p>Ora penso che sia stato chiaro</p>
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	<item>
		<title>Di: patrizia</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13745</link>
		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 21:27:58 +0000</pubDate>
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		<description>La vendita diretta è un problema solo se scorretta. Se il produttore rispetta tutta la filiera delle persone a cui deve in parte la sua sopravvivenza perchè gli vendono il vino 365 giorni l&#039;anno non c&#039;è niente di cui parlare. Il fatto di cogliere altre opportunità è stato il punto di partenza, ma non credo sia possibile eludere la realtà di tutti i giorni. In ogni caso un produttore in quanto è tale se si mette a vendere è sempre più &quot;credibile&quot; di un venditore terzo. Se poi quest&#039;ultimo, che venda da internet o dal suo negozio, viene screditato perchè non c&#039;è regola nella proposta dei prezzi  a partire proprio dal produttore, è evidente che si deve parlare di regole. E certo non per ingessare il libero mercato, ma per farlo vivere in modo trasparente.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>La vendita diretta è un problema solo se scorretta. Se il produttore rispetta tutta la filiera delle persone a cui deve in parte la sua sopravvivenza perchè gli vendono il vino 365 giorni l&#8217;anno non c&#8217;è niente di cui parlare. Il fatto di cogliere altre opportunità è stato il punto di partenza, ma non credo sia possibile eludere la realtà di tutti i giorni. In ogni caso un produttore in quanto è tale se si mette a vendere è sempre più &#8220;credibile&#8221; di un venditore terzo. Se poi quest&#8217;ultimo, che venda da internet o dal suo negozio, viene screditato perchè non c&#8217;è regola nella proposta dei prezzi  a partire proprio dal produttore, è evidente che si deve parlare di regole. E certo non per ingessare il libero mercato, ma per farlo vivere in modo trasparente.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13744</link>
		<dc:creator>Filippo Cintolesi</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2009 18:52:33 +0000</pubDate>
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		<description>Difficile non condividere le parole di Fiorenzo Sartore. Riprendo qui un pensiero nutrito piu&#039; in alto in questo thread, leggendo della proposta di un &quot;gruppo di produttori indipendenti&quot; formulata da Ugo Bovo: perche&#039; non pensare invece a un gruppo di dettaglianti indipendenti? Nessun pensi all&#039;idea di tagliare fuori, o peggio far fuori, i distributori, per carita&#039;. Pero&#039; potrebbe essere uno di quei fattori di cambiamento, di quelle cose che mettono un po&#039; sotto salutare pressione quegli anelli della catena che a volte danno l&#039;impressione di non funzionare appieno. Sempre in tema di distributori, pero&#039; di carburante, mi viene in mente la recente ventata di salutare concorrenza che le cosiddette &quot;pompe bianche&quot; hanno portato nella foresta di &quot;pompe proprietarie&quot;. In generale io penso che quando un&#039;attivita&#039; crea una concorrenza che &quot;da&#039; fastidio&quot;, essa, per questo stesso motivo, e&#039; alla fine destinata a essere portatrice di beneficio. Per tutti.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Difficile non condividere le parole di Fiorenzo Sartore. Riprendo qui un pensiero nutrito piu&#8217; in alto in questo thread, leggendo della proposta di un &#8220;gruppo di produttori indipendenti&#8221; formulata da Ugo Bovo: perche&#8217; non pensare invece a un gruppo di dettaglianti indipendenti? Nessun pensi all&#8217;idea di tagliare fuori, o peggio far fuori, i distributori, per carita&#8217;. Pero&#8217; potrebbe essere uno di quei fattori di cambiamento, di quelle cose che mettono un po&#8217; sotto salutare pressione quegli anelli della catena che a volte danno l&#8217;impressione di non funzionare appieno. Sempre in tema di distributori, pero&#8217; di carburante, mi viene in mente la recente ventata di salutare concorrenza che le cosiddette &#8220;pompe bianche&#8221; hanno portato nella foresta di &#8220;pompe proprietarie&#8221;. In generale io penso che quando un&#8217;attivita&#8217; crea una concorrenza che &#8220;da&#8217; fastidio&#8221;, essa, per questo stesso motivo, e&#8217; alla fine destinata a essere portatrice di beneficio. Per tutti.</p>
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		<title>Di: Fiorenzo Sartore</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13743</link>
		<dc:creator>Fiorenzo Sartore</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2009 15:15:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13743</guid>
		<description>Spero proprio che non ci sia un termine alla partecipazione a questo dibattito, perche&#039; arrivo con gran ritardo, e me ne dispiaccio; in realta&#039; avevo letto i primi commenti successivi al post, e sinceramente avevo qualche perplessita&#039; - le stesse che ha espresso Gianpaolo Paglia, e Filippo Cintolesi - anzi, volendo essere brevi, diro&#039; che mi sono trovato d&#039;accordo, leggendo tutto, con i loro punti di vista. E mi sono trovato in leggero disaccordo con coloro i quali - Patrizia, e Andrea, se ho inteso bene - sostanzialmente fanno il mio mestiere, cioe&#039; il commerciante. Il post parlava delle opportunita&#039; da cogliere, segnatamente attraverso la rete, ma i commenti hanno finito per focalizzare l&#039;attenzione sulla funzione del dettagliante o sulla vendita diretta in azienda; potrei dire che ho un interesse doppio, pure triplo, a dire la mia.

Dicevo: disaccordo lieve con Patrizia. Chi mi conosce sa che ritengo la vendita diretta un falso problema, per svariati ordini di motivi. La gran parte di questi li hanno detti Gianpaolo e Filippo, io posso integrare confermando: si tratta di valore aggiunto. Ma, soprattutto, terrei a dire: se i commercianti credono veramente di poter regolare un tale &quot;flusso&quot;, si dovranno preparare a combattere l&#039;ennesima battaglia che non potra&#039; essere mai vinta - e dico &quot;ennesima&quot; perche&#039; la mia categoria ha qualche esperienza di errori strategici. Io credo che le nostre energie debbano essere destinate appunto a sforzi sostenibili, e produttivi; la critica, o peggio, lo sbarramento alla vendita diretta, non e&#039; tra questi. La mia personale esperienza e&#039; sostanzialmente una immensa disintermediazione, sia sul piano della conoscenza che su quello della comunicazione; non troverei alcuna coerenza a predicare forme di sbarramento per proteggere un mio eventuale status. Al contrario, trovo proficuo e quasi rivoluzionario abbracciare un flusso che solo in apparenza va contro il mio interesse. Mi rendo conto che le mie affermazioni possano apparire, ora, superficiali rispetto alla complessita&#039; del tema, e del resto lo spazio di un commento non ha grande possibilita&#039; di sviscerare tutto (non a caso si sono succeduti cosi&#039; tanti commenti). Per questo trovo interessante il fatto che i molti punti messi sul tavolo possano venire in qualche modo dibattuti, e chiariti, &quot;in real&quot;; fin da ora direi che, se mi e&#039; possibile, volentieri parteciperei.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Spero proprio che non ci sia un termine alla partecipazione a questo dibattito, perche&#8217; arrivo con gran ritardo, e me ne dispiaccio; in realta&#8217; avevo letto i primi commenti successivi al post, e sinceramente avevo qualche perplessita&#8217; &#8211; le stesse che ha espresso Gianpaolo Paglia, e Filippo Cintolesi &#8211; anzi, volendo essere brevi, diro&#8217; che mi sono trovato d&#8217;accordo, leggendo tutto, con i loro punti di vista. E mi sono trovato in leggero disaccordo con coloro i quali &#8211; Patrizia, e Andrea, se ho inteso bene &#8211; sostanzialmente fanno il mio mestiere, cioe&#8217; il commerciante. Il post parlava delle opportunita&#8217; da cogliere, segnatamente attraverso la rete, ma i commenti hanno finito per focalizzare l&#8217;attenzione sulla funzione del dettagliante o sulla vendita diretta in azienda; potrei dire che ho un interesse doppio, pure triplo, a dire la mia.</p>
<p>Dicevo: disaccordo lieve con Patrizia. Chi mi conosce sa che ritengo la vendita diretta un falso problema, per svariati ordini di motivi. La gran parte di questi li hanno detti Gianpaolo e Filippo, io posso integrare confermando: si tratta di valore aggiunto. Ma, soprattutto, terrei a dire: se i commercianti credono veramente di poter regolare un tale &#8220;flusso&#8221;, si dovranno preparare a combattere l&#8217;ennesima battaglia che non potra&#8217; essere mai vinta &#8211; e dico &#8220;ennesima&#8221; perche&#8217; la mia categoria ha qualche esperienza di errori strategici. Io credo che le nostre energie debbano essere destinate appunto a sforzi sostenibili, e produttivi; la critica, o peggio, lo sbarramento alla vendita diretta, non e&#8217; tra questi. La mia personale esperienza e&#8217; sostanzialmente una immensa disintermediazione, sia sul piano della conoscenza che su quello della comunicazione; non troverei alcuna coerenza a predicare forme di sbarramento per proteggere un mio eventuale status. Al contrario, trovo proficuo e quasi rivoluzionario abbracciare un flusso che solo in apparenza va contro il mio interesse. Mi rendo conto che le mie affermazioni possano apparire, ora, superficiali rispetto alla complessita&#8217; del tema, e del resto lo spazio di un commento non ha grande possibilita&#8217; di sviscerare tutto (non a caso si sono succeduti cosi&#8217; tanti commenti). Per questo trovo interessante il fatto che i molti punti messi sul tavolo possano venire in qualche modo dibattuti, e chiariti, &#8220;in real&#8221;; fin da ora direi che, se mi e&#8217; possibile, volentieri parteciperei.</p>
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		<title>Di: Filippo Cintolesi</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/03/la-crisi-come-opportunita-di-crescita-e-cambiamento-alcune-riflessioni.html#comment-13742</link>
		<dc:creator>Filippo Cintolesi</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 21:37:55 +0000</pubDate>
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		<description>Tomaso Armento e&#039; stato veramente di una pacatezza e di una signorilita&#039; nella sua risposta alle pretese del signor Andrea_Milano, delle quali io non sarei stato certo capace. Approfitto anzi del fatto che l&#039;esigenza della pacatezza e&#039; stata soddisfatta, per permettermi il lusso di esserlo un po&#039; meno. Evidentemente Andrea_Milano pensa che &quot;persone proprietarie di una azienda che sono a “produrre” il vino&quot; possano essere solo facoltosi che campano di rendite varie e che si possono permettere il trastullo di fare il vino senza dover campare dei risultati di tale azienda; o, in alternativa, che soltanto proprietari di aziende che possano muovere un numero importante di bottiglie da poter campare degli utili relativi, abbiano diritto di &quot;essere a &#039;produrre&#039; il vino&quot;.

Visto che lei sostiene che il vino e&#039; ora &quot;cosi&#039; apprezzato&quot;  (perche&#039; persone hanno lavorato per farlo conoscere), le chiedo: che fa, me li paga lei i conti venendo a svuotarmi la cantina, cosicche&#039; io possa 
resistere alle peccaminose tentazioni di fare &quot;tutto&quot;(dar da dormire, da mangiare, da bere) a tutti? 
E come la vede, signor Andrea_Milano, la circostanza che in una &quot;azienda che e&#039; a &#039;produrre&#039; il vino&quot; (la quale, lo ricordo, e&#039; un azienda.... agricola), ci possano essere altre distrazioni per le &quot;persone proprietarie&quot;? Che so, dico cose del tutto peregrine per un&#039;azienda agricola, come... un&#039;oliveta e il &quot;fare&quot; relativo (altro che &quot;fare tutto&quot; dando da dormire, da mangiare, da bere... le resterebbero ancora mille altri &quot;tutto&quot; da fare, creda), eventuali altre colture, presenza possibile di animali (ohibo&#039;... animali in un&#039;azienda che e&#039; a produrre il vino? eppure.. ci  sono anche queste aziende degenerate), con tuuutto il fare connesso...  
Insomma, di queste cosacce qui, che ne pensa? Ma quanto &quot;io i furbi&quot; saranno questi proprietari qui, ne&#039;?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Tomaso Armento e&#8217; stato veramente di una pacatezza e di una signorilita&#8217; nella sua risposta alle pretese del signor Andrea_Milano, delle quali io non sarei stato certo capace. Approfitto anzi del fatto che l&#8217;esigenza della pacatezza e&#8217; stata soddisfatta, per permettermi il lusso di esserlo un po&#8217; meno. Evidentemente Andrea_Milano pensa che &#8220;persone proprietarie di una azienda che sono a “produrre” il vino&#8221; possano essere solo facoltosi che campano di rendite varie e che si possono permettere il trastullo di fare il vino senza dover campare dei risultati di tale azienda; o, in alternativa, che soltanto proprietari di aziende che possano muovere un numero importante di bottiglie da poter campare degli utili relativi, abbiano diritto di &#8220;essere a &#8216;produrre&#8217; il vino&#8221;.</p>
<p>Visto che lei sostiene che il vino e&#8217; ora &#8220;cosi&#8217; apprezzato&#8221;  (perche&#8217; persone hanno lavorato per farlo conoscere), le chiedo: che fa, me li paga lei i conti venendo a svuotarmi la cantina, cosicche&#8217; io possa<br />
resistere alle peccaminose tentazioni di fare &#8220;tutto&#8221;(dar da dormire, da mangiare, da bere) a tutti?<br />
E come la vede, signor Andrea_Milano, la circostanza che in una &#8220;azienda che e&#8217; a &#8216;produrre&#8217; il vino&#8221; (la quale, lo ricordo, e&#8217; un azienda&#8230;. agricola), ci possano essere altre distrazioni per le &#8220;persone proprietarie&#8221;? Che so, dico cose del tutto peregrine per un&#8217;azienda agricola, come&#8230; un&#8217;oliveta e il &#8220;fare&#8221; relativo (altro che &#8220;fare tutto&#8221; dando da dormire, da mangiare, da bere&#8230; le resterebbero ancora mille altri &#8220;tutto&#8221; da fare, creda), eventuali altre colture, presenza possibile di animali (ohibo&#8217;&#8230; animali in un&#8217;azienda che e&#8217; a produrre il vino? eppure.. ci  sono anche queste aziende degenerate), con tuuutto il fare connesso&#8230;<br />
Insomma, di queste cosacce qui, che ne pensa? Ma quanto &#8220;io i furbi&#8221; saranno questi proprietari qui, ne&#8217;?</p>
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