Serate Brunello a Treviso e Brescia per ritornare a parlare solo del vino

Lo so benissimo, come qualcuno di voi, molto affettuosamente, mi fa notare quasi rimproverandomi, che nell’ultimo mese ho decisamente trascurato questo blog riducendo molto la frequenza e l’intensità dei miei interventi e limitando all’osso i vari post.
Mi dispiace, ma il periodo è quello che è e non ho davvero una gran voglia, non ho lo spirito, la consueta verve, la vena polemica, le energie, l’entusiasmo, per rivolgermi a voi con la stessa frequenza di prima.
E’ un periodaccio, e le notizie quotidiane relative alla crisi economica, alle prospettive fosche, all’incertezza generale, di cui trovo echi e testimonianze in quel mondo del vino che continuo a frequentare e di cui faccio parte, e nel quale riscontro grandi preoccupazioni, stanno condizionando fortemente il mio attivismo e la mia voglia di continuare a dialogare con voi come facevo sino ad un paio di mesi fa.
Mi limito a traccheggiare, a navigare a vista, a scrivere solo gli articoli legati alla mia attività professionale di giornalista del vino, sperando davvero, per dirla con De Filippo, che abbia davvero a passare questa terribile “nuttata”, che tornino tempi migliori, con più slancio, ritrovata fiducia, quell’entusiasmo di cui sembra essersi persa traccia, travolto dal grigio, dallo scetticismo, dalla paura.
L’unica attività che mi sta impegnando e veramente appassionando in questo periodo è quella che mi ha visto impegnato da nord a sud, dalla Lombardia sino alla Puglia, e prossimamente anche in Trentino, a Bolzano, a Modena, Como, consistente nel condurre degustazioni e serate tematiche dedicate ai vini che meglio conosco e che più amo in giro per l’Italia, molte delle quali per quell’Associazione Italiana Sommeliers, o A.I.S., come tutti più comunemente la chiamiamo, di cui sono solo un collaboratore esterno, ma nella quale mi trovo sempre più a mio agio e nella quale conto un crescente numero di amici.
L’ho scritto più volte (ad esempio qui) che è una grande responsabilità andare in giro per l’Italia e senza avere alcun incarico ufficiale ma solo in base alla mia esperienza e a quella professionalità che dopo 25 anni in questo mondo mi è riconosciuta, andare a presentare ad un pubblico di appassionati, che nonostante questi chiari di luna escono di casa e pagano per partecipare a questi incontri, vini ed il lavoro di aziende che in larghissima parte sono proprio io a scegliere di proporre in queste occasioni.
Ci si mette la faccia, la propria credibilità, cercando di rispettare e se possibile aumentare il prestigio dell’Associazione che ti ospita e che si affida a te, in queste occasioni, a raccontare il proprio rapporto con quei vini e con quei territori, a testimoniare, con quello che dici, con il modo di parlare di vino, ed il contatto con il pubblico, l’attenta osservazione dei volti delle persone che ti stanno di fronte, le reazioni alle tue parole, quello che ti viene detto a fine serata, i commenti, mi fa capire, più di qualsiasi altro riscontro, se quello che sto facendo è nel giusto, se sto spendendo bene o no il mio tempo, se concepisco con onestà e trasparenza questo strano mestiere di comunicatore del vino.
Come qualcuno mi ha scritto non ho ancora scritto una parola, o quasi, su questo blog, che pure al Brunello di Montalcino e alle sue vicende ha dedicato, dal 21 marzo 2008 sino a tutto febbraio 2009, larghissima parte del suo spazio, su Benvenuto Brunello 2009, sugli assaggi, sempre nella caotica atmosfera della tensostruttura allestita nella storica Fortezza ilcinese, di oltre 150 campioni di Brunello dell’annunciata grande (ma lo è davvero?) annata 2004.
Sinora mi sono limitato a scrivere un articolo, il più oggettivo e spero il più onesto possibile, pubblicato (leggete qui) sul sito Internet dell’A.I.S. per il quale curo le news, la rassegna stampa settimanale WineWebNews che potete ricevere regolarmente e gratuitamente via news letter iscrivendovi qui. E poi, in inglese, sul blog VinoWire, che conduco con l’amico e sodale Jeremy Parzen (leggete qui).
Ma in attesa di ritrovare la verve un po’ perduta e di ritrovare le ragioni per non sottrarmi, come non mi sono mai sottratto nel 2008, al mio dovere di cronista e di informazione, (si avvicina il Vinitaly 2009 e magari qualcuno potrebbe avere la tentazione di sfruttare mediaticamente la rassegna veronese per fornire quelle notizie, sullo sviluppo dell’inchiesta, su eventuali proscioglimenti e rinvii a giudizio, su nuovi filoni e conclusioni), non appena ci saranno notizie da dare e commenti da esprimere, preferisco concentrare la mia attenzione sul grande vino base Sangiovese di
Montalcino, che continuo a considerare uno dei più grandi e importanti vini rossi italiani, parlando di Brunello e presentando Brunello a mio avviso meritevoli di fiducia da parte del consumatore (che poi è sempre quel “Signor Pantalone” che paga e deve sempre essere rispettato), come accadrà, nei prossimi dieci giorni, in due serate che condurrò in quelle terre del Nord dove vivo (quando non sono in giro per il resto d’Italia).
Sarà questo il caso, in collaborazione con l’A.I.S. Treviso, lunedì 16 marzo alle 20.30 presso l’Hotel Villa Braida di Zerman di Mogliano Veneto (costo di partecipazione 30 euro, informazioni e iscrizioni, se c’è ancora posto, presso A.I.S. Treviso tel. 349 4975311 e-mail ) e giovedì 26 marzo, sempre alle 20.30, in collaborazione l’A.I.S. Brescia a Brescia presso il Park Hotel Ca’ Noa (via Triumplina n° 66, costo di partecipazione 30 euro, 35 per i non soci A.I.S., informazioni e iscrizioni tel. 030 6910001 e-mail).
Otto vini per la serata a Villa Braida e otto vini per quella a Brescia, tutti Brunello di Montalcino annata 2004, di aziende già note e di altre meno note, di aziende di medie dimensioni, che però lavorano benissimo, e di piccole aziende dai numeri decisamente ridotti.
Vini con i quali ho già lunga confidenza e che già altre volte ho presentato nell’ambito di serate dedicate al Brunello, e vini che ho “scoperto” e che mi hanno colpito positivamente, tanto da indurmi a farmene “garante” e a proporli in degustazione, nel corso dell’ultima edizione di Benvenuto Brunello, dove non sono mancati (vedete la foto qui sopra) incontri ravvicinati, giustamente tesi, con persone con le quali nel corso del 2008 non sono mancate contrapposizioni e accese polemiche e che hanno accettato/rispettato, con convinzione oppure obtorto collo, il mio mestiere di cronista indipendente, senza padrini né padroni, convinto che cambiare le carte in tavola, ovvero il disciplinare di produzione del Brunello di Montalcino ammettendo altre uve accanto al
Sangiovese sarebbe stata non solo una bischerata, ma un tradimento delle ragioni, della storia, dell’identità, della possibilità di avere un futuro del grande vino di Montalcino.
Per l’A.I.S. Treviso proporrò i vini di queste aziende:
Caprili
Fuligni
Lisini
Piancornello
Pietroso
Podere San Giacomo
Poggione
San Lorenzo

Per l’A.I.S. Brescia ho scelto invece, oltre ad un paio di vini presenti anche in Veneto, i seguenti Brunello:
Col d’Orcia
Collemattoni
Fuligni
Gianni Brunelli
Il Colle
Il Poggione
Le Macioche
Lisini

Un modo anche questo, accettare di condurre delle serate dedicate al Brunello, scegliere i vini da proporre, metterci la faccia e la credibilità in queste selezioni (che avrebbero potuto comprendere anche altri vini, voglio comunque citare, perché mi sono piaciuti e mi hanno convinto, quelli di Gorelli Le Potazzine, Fonterenza, Salicutti, Pian dell’Orino, oltre a quelli, “fuori concorso”, del Greppo e di Case Basse), raccontare il mio rapporto con il Brunello, la storia di un anno di “contro-informazione”, per non tirarmi indietro, per non tacere e fare finta di niente, per continuare ad assumermi, come continuerò comunque a fare, le mie responsabilità.
E per dire alto che al Brunello e a Montalcino, nonostante un anno da dimenticare, continuo a credere e volere bene. Se ne convincano quelli cui fa gioco (s)parlare di me come di un nemico del più grande Sangiovese (in purezza) esistente al mondo…   

0 pensieri su “Serate Brunello a Treviso e Brescia per ritornare a parlare solo del vino

  1. Il periodo è difficile, i colpi tanti. Ma proprio adesso serve gente di esperienza perché i più giovani non hanno punti di riferimento. A questo devi pensare, superare la malinconia e la voglia di mandare tutti in mona.

  2. Quanta umanità nelle tue parole. In tempi in cui tutto sembra vacillare, la saldezza dell’anima vine dai valori che hanno messo radici profonde, quelle che sanno cogliere anche le infinitesime ma fondamentali verità di ciò che accade. L’apparire lacerante dei limiti della nostra società e dell’uomo dei nostri giorni è fonte di timore, spunto di riflessione, ma anche stimolo per reagire con sempre maggiore fermezza testimoniando ciò in cui si crede, verificandolo, confrontandosi per provocare una reazione. Quale che sia, una reazione è segno di vitalità e solo in questa dimensione vita e morte, speranza e sofferenza, arrivano ad una evoluzione.
    Cose grandi sulle nostre teste, di fronte alle quali parlare di vino in questo contesto turbolento e troppo spesso anche ipocrita può sembrare vano: ma per uno come te non lo è, non lo è mai stato. E chi ti legge lo sa benissimo.

  3. Caro Ziliani, questa mattina all’alba, un ascoltatore ha chiesto all’ottimo (ma un po’ retorico) Stefano Cingolani di dargli un argomento con cui rispondere al figlio ventiquattrenne, scoraggiato dall’andazzo del nostro paese.
    Cingolani si è un po’ impappinato in una risposta a spirale che in sostanza diceva che “siamo padroni del nostro destino, e abbiamo la possibilità di cambiarlo”.
    Quella risposta – data da un uomo di solito brillante e sempre intelligente -mi ha dato molto da pensare, perché mi è sembrata venire da qualcuno che ha perso di vista la rotta.

    Non siamo più capaci di dire ai nostri figli (ma non solo a loro), che il nostro è un bellissimo paese e che solo da luoghi così belli e intensi possono venire ‘prodotti’ (Jeremy Rifkin li chiama ‘doni’!) così speciali?!

    Forse c’è bisogno di meno pubblicità e maggior consapevolezza.

  4. Caro Franco,
    ti rispondo con le parole di un senese grande ed anomalo come Federigo Tozzi: “Egli sentiva dentro di sè la giovinezza come una corda ancora capace di reggere lo sforzo” (F. Tozzi). Memento|
    Ciao,

    Stefano

  5. mi ricordo che un pò di tempo fa parlava molto bene di stella di campalto e aspettava con ottime speranze il loro primo brunello.
    aspettative deluse o confermate secondo il suo giudizio signor Ziliani?

  6. Paolo, ho assaggiato, non a Benvenuto Brunello ma in una degustazione che si é svolta all’Enoteca Osticcio, il Brunello 2004 di Stella di Campalto. Sicuramente ben fatto, buono, di gran polpa e struttura, ma lo avrei preferito meno “pronto” con più tensione e dinamismo e con una struttura tannica più pronunciata rispetto alla succosa espressione fruttata dominante nel vino

  7. Caro Ziliani,
    premesso che il suo giudizio non influirà sull’acquisto (che già è stato fatto 🙂 ), ha assaggiato il Brunello 2004 La Mannella?
    Io pazientemente, aspetterò che il tempo faccia il suo corso, e un occasione buona, per stapparne la prima bottiglia.

    P.S.) Non perda l’entusiasmo. Chi le scrive è un 25enne che ad Aprile terminerà gli studi e dovrà cercarsi un lavoro :-S. Quasi quasi mi lancio nel mondo della viticoltura… o almeno per questa stagione dò una mano con la vendemmia 😀

  8. …e Le mancassero gli incoraggiamenti a proseguire sulla strada, non facile e piena di opportunisti e di venduti al miglior offerente, ecco qua il Suo blog citato dall’Espresso, in un’articolessa che dà conto dei merjo der mejo.
    prosit domenicale.

  9. cara Giorgia, come direbbe qualcuno “troppa grazia Sant’Antonio”! La citazione nell’articolo sull’Espresso fa veramente piacere, soprattutto al morale, che non é proprio altissimo in questo momento, ma é dovuta soprattutto all’amicizia e alla considerazione di Enzo Vizzari, che ha ritenuto di citare questo mio modesto blog definendolo addirittura “punto di riferimento”, e non altri più noti siti Internet o blog…

  10. Tutti hanno capito il momento e molti hanno preferito il silenzio. E sembra quasi indecente ed irrispettoso chiedere…”a quando un post sulle degustazioni della settimana in Toscana?” ma la voglia di sapere è troppa.
    Giulio

  11. Voglio condividere con voi queste riflessioni, come sempre acute, che mi ha privatamente inviato un lettore che spero di poter conoscere presto stringendogli la mano. Quello che scrive ha il potere, magico, di fotografare i miei pensieri, di cogliere i perché del mio impasse…
    f.z.
    Al primo impatto, il post del 13 marzo mi contagia istantaneamente la fisicità dello scoramento che irradia. Io non so di Ziliani altro di ciò che leggo e delle impressioni che ne traggo, e queste ultime mi dicono che sulla sua bilancia odierna pesino sì le cose brutte del contesto in cui lavora, ma che sottosotto, ma neanche tanto sotto, il colpo sordo che colpì l’uomo – non l’enologo, non il giornalista – tre settimane fa. Son quelli eventi che ti cambiano la vita, un millimetro ciascuno, te la deviano verso dove non si prevedeva, non si voleva mai. Prego: qualcuno inventi un decanter nel quale travasare i pensieri tristi degli amanti del vino. Così vien da dire, a calda botta, parlando nell’orecchio all’uomo: capita, succede, così è la vita, è una ruota, panta rei, orsù. Si tende a contrappesare, ad invitare all’ottimismo. Ma poi ti viene in mente un popolarissimo Presidente del Consiglio europeo, il quale – da bravo imprenditore di successo – invita tutti i santi giorni gli operai cinquantenni licenziati e licenziandi, i pensionati affamati e gli imprenditori ai quali le banche non rinnovano i fidi, ad essere ottimisti: ed io ammutolisco istantaneamente. La situazione è tremenda, verissimo. Ma ciò che mi sorprende è la sorpresa dilagata: perché si sorprende? Ogni economista sa che le crisi sono cicliche, e si susseguono secondo schemi chiari, quasi rigidi: infatti chi ha saputo e potuto farlo, ne ha approfittato senza pudore, ed oggi senza rimorso. Dall’alto dei milioni guadagnati pompando la bolla, vi è in giro gente che dovrebbe starsene zittissima: hai accantonato dei quattrini? Reimmettili in azienda – se credi in lei – per mantenerla in vita, per mantenere i dipendenti ed il loro know-how, finché la crisi (la controbolla) non sarà superata.
    Chi è veramente nei guai sono invece e drammaticamente quei giovani imprenditori che hanno fatto debiti per acquistare terreni sopravvalutati e/o macchinari dei quali la enobolla ha pompato i prezzi verso l’alto. Questo è il vero scenario della crisi: il problema non sono solamente i consumatori che smettono di acquistare, non sono i tentativi di sopravvivere abbassando i prezzi nella speranza di svuotare i magazzini, ma il rischio che quelle aziende (emergenti e non) – non essendo dei colossi con riserve straordinarie, linee di credito illimitate e mercati massivi sui quali trasferire i prodotti – non abbiano la materiale possibilità (le riserve finanziarie) di mantenersi in piedi.
    Secondo gli schemi che quegli economisti conoscono, ciò che potrebbe accadere infatti è che le aziende piccole chiudano, mentre quelle grandi ne approfittino. Perchè chi sopravviverà godrà del fatto che, quando il mercato riprenderà a consumare, gran parte della concorrenza pericolosa sarà m-a-t-e-r-i-a-l-m-e-n-t-e scomparsa. Una pacchia, homo hominis lupus. Seccamente, e spero tanto non esagerando: fra un pò, chi vorrà comprare una bottiglia di un certo tipo non ne troverà in enoteca, e dovrà dirottarsi sui caberlot serializzati. E, poichè avviare o ri-avviare un’azienda non si fa tic-tac, ci vuole tempo, al quale si deve sommare poi quello fisiologico del ciclo terreno-vite-vino, ecco per ritrovare sul mercato quei prodotti “non-standard”, ci vorranno anni. N’ata vota.
    Ecco quindi il disastro: i più a rischio sono proprio i piccoli produttori e quelli “emergenti”. E purtroppo tra questi ci stanno anche i “puri di spirito”, i “giovani mohicani” , quelli che sono partiti con l’animo giusto, per fare prodotti sinceri, onesti, corretti, coerenti, sani.
    E noi, consumatori romantici, rischiamo di perderne qualcuno. Non sia mai.
    Come se ne esce, che fare? Sfortunatamente non lo so, non sono un economista, e nemmeno Ministro dell Attività Produttive, neanche mi chiamo Luca Zaia. Tuttavia, lillero lillero mi vien da pensare alle forme di associazionismo tra imprese dallo spirito e dalle idee confrontabili, se non omogenee. Certamente l’abbattimento dei costi è necessario, ed un allargamento degli orizzonti commerciali pure; le due azioni vanno condotte insieme, ed occorre farlo subito. Il raduno di piccoli imprenditori può portare a ridurre i costi di marketing, che oggi non credo siano indifferenti nel costo del prodotto, insieme all’accorciamento della filiera di distribuzione – quando affrontata in gruppo – pouò migliorare i risultati economici a breve ed a medio termine, oltre ad indurre una lunga sequenza di vantaggi collaterali, che possono anche risultare competitivi.
    Mi viene in mente la pubblicità militante, quella che corre attraverso le fibre ottiche di questi blog, e magari di qualcosa d’altro che si potrebbe anche inventare. In fondo, se ci si pensa, vi sono grandi ed illuminati imprenditori che hanno costruito fortune, allestendo aziende che basano il loro successo sui portali di vendita “on-line”. Ma se questo è stato ed è valido per loro, ecco che ancora e molto di più lo sarebbe per un (folto?) gruppo di piccole aziende vitivinocole che – individualmente – scompaiono letteralmente dal mercato internettiano. Questo sottostà ad una semplicissima regola: per essere visibili su Internet, occorre fare siti “pesanti”, che richiedono ad un tempo investimenti in tecnologie e reticolarizzazione. Ma, occhio: questo non rispecchia forse la meravigliosa realtà dei vinificatori “mohicaniggiabili”? Sì che lo so, lo so: i miei sono pensieri di superficie, sicuramente piccoli, probabilmente inutili, ovviamente utopici. Però li scrivo lo stesso, e per tre bruone ragioni. La prima: sul blog non ne ho letto di analoghi. E siccome sono credentissimo della convenienza della comunicazione, allora penso sia opportuno comunicare. Hai visto mai? Magari – nel brainstorming – qualcun altro da me caccia fuori qualche idea veramente intelligente. La seconda ragione: Dicono che per fare l’imprenditore sia necessario essere ottimisti, auguri. Ma ricordiamoci che anche noi consumatori siamo parte – non fiancheggiatori – del mercato, che direttamente finanziamo, e non è detto che siamo dei buoi. Dunque, possiamo pensare, e quindi chiedere, proporre, sissignore. Infine, la terza ragione mi riconduce a Ziliani, allo spirito che detta la linea del suo blog. Qui ho sempre trovato un massimo comun denominatore, una certezza, che si chiama passione. Vivere ed interpretare la passione implica lo scoramento, l’esaltazione, il desiderio il premio ed il sogno. Io la vedo come una grande e fortunata dote. Vi sono anche momenti che l’appassionato vive con dolore potente, molto più che il cinico. Oh, ma, vuoi mettere, nel bilancio di fine anno, quanto ci si è goduto e guadagnato?
    Ecco ci qui: per me, la frase che davvero interpreta e sintetizza lo spirito di questo blog è quella del lodato Luciano Pignataro. L’Autore riunisce in quattro parole lo spirito (When the goin’ gets though, the toughs get goin’) di questa fronda del mondo del vino: nel modo straordinario di chi incorpora la vera Passione, ecco che in un lampo tengono botta i “duri”, riducendo distanze e saltando ostacoli: da Napoli a Venezia (“mandar tuti in mona”), il messaggio suona ricucente, chiaro, radicale, reale ed ottimista.
    Auguri a tutti noi. Ugo Bovo

  12. …..In fondo, se ci si pensa, vi sono grandi ed illuminati imprenditori che hanno costruito fortune, allestendo aziende che basano il loro successo sui portali di vendita “on-line”…..Questo sottostà ad una semplicissima regola: per essere visibili su Internet, occorre fare siti “pesanti”, che richiedono ad un tempo investimenti in tecnologie e reticolarizzazione….

    Scusi, ma su questi due punti io non la seguo: quali sarebbero gli imprenditori italiani che hanno costruito fortune on-line? Gli italiani che comprano il vino in rete sono pochi, le spese di spedizione sono alte, il mercato non è mai decollato veramente e le uniche aziende che fanno utili su internet sono quelle che vendono biglietti e non bottiglie. Lo dicono i rapporti del Ilsole24ore e del Politecnico di Milano, non io. Infine, cosa sarebbero i siti pesanti quando tutte le aziende di e-commerce sono allocate su server non proprietari?

  13. Avrei voluto partecipare molto volentieri alla serata in questione, soprattutto per conoscerla personalmente. Ho provato a telefonare al numero indicato e mi hanno detto che è una serata riservata solo ai soci AIS; se fosse così non potrei partecipare (e mi dispiacerebbe non poco). Ne sa qualcosa di più? Grazie

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