Trentino: parte la rassegna del metodo classico e per brindare Cavit sceglie il Prosecco

Originale e sorprendente prologo per la rassegna Perlage, l’eccellenza del metodo classico, che per due giorni, venerdì 20 e sabato 21, farà del Trentino, patria del TrentoDoc, denominazione che comprende una trentina di realtà produttive per un totale di oltre 8 milioni di bottiglie, la capitale del metodo classico italiano, la terra dove, come scrivevo ieri, per due intense giornate si discuterà del presente e del futuro di questa particolare tipologia di vini che vede sicuramente il Trentino come una delle due zone più vocate.
Come si è appreso dalla stampa locale, e precisamente da un articolo pubblicato sul Corriere del Trentino dalla mia amica Francesca Negri, cronista puntigliosa sempre attenta alle vicende vitivinicole della terra della Nosiola e del Marzemino, un’importante, anzi, potente cantina trentina, associata al TrentoDoc e produttrice di TrentoDoc, la Cavit, si sarebbe comprata un Prosecco.
Intendiamoci, non una bottiglia del celebre spumante aromatico della Marca Trevigiana, prodotta con l’omonima uva che con un discutibile decreto (leggete qui) si é deciso, con l’appoggio dell’ineffabile ministro delle Politiche Agricole, di ribattezzare Glera (leggete qui), un nome che nessuno sapeva fosse sinonimo di Prosecco, bensì un’importante azienda produttrice come l’Astoria Vini dei fratelli Paolo e Giorgio Polegato.
Che la Cavit fosse interessata, da tempo, a “differenziare” (come si dice) la propria produzione, affiancando ai proprio TrentoDoc, ai Müller Thurgau metodo Charmat, all’Accento Brut e al Sanvigilio dolce, anche un Prosecco, era cosa nota a tutti sin dall’epoca in cui fu fatto più di un passo per acquistare la Mionetto, poi passata ad un gruppo tedesco.
L’attuale acquisizione della Astoria vini, si dice per una cifra intorno alle due decine di milioni di euro, chiude il cerchio e conferma quali grandi attenzioni, non solo da parte di alcune aziende spumantistiche piemontesi, che già imbottigliano il 25% della produzione di Prosecco, ci sia per questo popolarissimo vino della Marca Trevigiana.
Tutto positivo in questa operazione? Niente affatto. Da parte mia, pur non avendo alcuna simpatia politica leghista, non posso che condividere in toto, pescata su Internet sul sito del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento, l’interrogazione presentata dal capogruppo della Lega Nord Trentino Alessandro Savoi e sottoscritta anche dai colleghi Filippin, Civettini, Penasa, Paternoster e Casna, interrogazione relativa alle notizie apparse sui quotidiani locali dove si riferisce che il consorzio vitivinicolo trentino di secondo grado Cavit avrebbe acquistato dai fratelli Polegato la cantina vinicola veneta produttrice Prosecco Astoria vini, e si rivolge al Presidente della Giunta Provinciale del Trentino per sapere:
“- se è vero che questa acquisizione da parte del maggiore protagonista vinicolo trentino di una cantina veneta specializzata nella produzione di prosecco sarebbe stata accompagnata dalla presentazione in Provincia di Trento di domanda di concessione di contributi pubblici per finanziare parte della spesa;
– se sì occorre conoscere l’ammontare del contributo pubblico richiesto alla Provincia di Trento da parte di Cavit;
– se l’eventuale concessione di un contributo pubblico provinciale non sia in contrasto con gli sforzi recentemente compiuti dalla Provincia per sostenere e diffondere la commercializzazione dello spumante Trento Doc, di cui il prosecco è un temibile concorrente;
– per quale motivo il consorzio vinicolo trentino di secondo grado, che per statuto deve aiutare le cantine socie nella produzione e nella commercializzazione del vino prodotto, abbia deciso di acquistare una cantina veneta che produce un prodotto in diretta concorrenza con lo spumante trentino, per di più in un momento di grave crisi commerciale del vino prodotto in Trentino, con il conseguente rischio di penalizzare la produzione locale sull’altare delle logiche del mercato globale e della commercializzazione internazionale che sempre richiedere maggiormente prosecco invece di spumante”.
Hanno proprio ragione Savoi ed i suoi colleghi; qualcuno vuole decidersi una volta per tutte a spiegarci per quale singolare motivo in Trentino, come hanno già fatto negli anni scorsi altre importanti Cantine sociali come Lavis e Mezzacorona, si investe non in terra trentina ma fuori regione (Sicilia e Toscana ad esempio) e per quale motivo chi produce TrentoDoc oggi si trasforma anche in produttore di Prosecco? 

0 pensieri su “Trentino: parte la rassegna del metodo classico e per brindare Cavit sceglie il Prosecco

  1. Forse perchè Cavit (come tanti altri) produce già Prosecco IGT e, con la nuova DOC/DOP Prosecco che sostituisce l’IGT e che prevede l’imbottigliamento in zona sarebbero tagliati fuori da questo mercato?

  2. Salve,
    ritengo che la Cavit possa legittimamente perseguire una sua idea di differenziazione sul mercato e, a quanto pare, i numeri del prosecco sembrano giustificarla. quanto ai contributi pubblici non conosco le leggi trenitine ma in genere nei PSR (Piani di Sviluppo Rurale) che gestiscono i fondi ex Feoga ora FEASR si accede solo x investimneti nella regione di apprtaneza, in quanto sono a gestione regionale. Dubito inoltre, conoscendo parecchi PSR, che Cavit possa accedere ad altro che la misura 123 che, nei PSR che pratico, non ammette il finanziamento per acquisto di azienda, tantomeno in altra regione. quanto a norme nazionali è un’altro discorso, può darsi che abbinao fatto ricorso a crediti agevolati presso iSA secodno la vecchi a 266/97 o altro.
    prosit
    francesco

  3. Sono un enotecnico trentino e purtroppo il mondo enologico trentino è abituato a queste uscite del “nostro” consorzio di secondo livello.
    Ormai è risaputo che Cavit ha come unico obiettivo quello di fare cassa,fregandosene altamente della promozione dei vini del Trenino. Un esempio lampante è stato,e lo è tutt’ora, la incessante produzione di Pinot Grigio IGT delle Venezie e di vini varietali che sono scollegati dalla tipicità del territorio, e la continua svendita alla grande distribuzione dei vini tipici trentini. Le cantine sociali associate purtroppo devono adeguarsi a questo strapotere( anche politico a livello di giunta provinciale)a discapito della qualità ma soprattutto della valorizzazione del territorio.
    Dovremmo imparare dai nostri vicini di casa altoatesini.

  4. Carissimo Franco,
    io trovo scandaloso che in un paese che ha da affrontare i problemi che l’Italia deve affrontare ora, ci siano delle oasi di esenzione dove ognuno può operare al limite.
    Purtroppo nel ns. paese abbiamo la mania di voler regolare tutto per legge e così facendo rischiamo di legalizzare o regolarizzare cose che tanto regolari non sono.
    Il consorzio di secondo grado categoria alla quale anche la Cavit penso faccia parte, è assimilabile alle cooperative e come tali, godono di tantissime esenzioni che sono state concesse per aiutare quei piccoli produttori che da soli non potrebbero affrontare il mercato ma unendosi e, con grandi aiuti ed agevolazioni statali, possono operare in condizioni che di fatto, quasi sempre, alterano la normale concorrenza dei mercati. Il limite che lo stato mette, è quello che almeno il 50% del prodotto commercializzato deve essere dei soci e così facendo cominciano ad uscire pesantemente fuori del seminato. Ma come si può dire che chi non paga tasse, incamera IVA come ricavo, ha agevolazioni su concessioni di contributi etc. etc., può commercializzare un 50% di prodotto non suo? A cosa si riferisce questo 50% ai vini per i famigerati tagli migliorativi (cosa già di persè incompatibile)? oppure alla commercializzazione di vini che nulla hanno a che vedere con le produzioni dei soci, e che beneficiano di posizione di privilegio sul mercato? Quì mi pare di assistere alla vecchia regolamentazione del doping che, riguardo all’uso di Epo recitava che il valore massimo ammesso di ematocrito era di 50 mentre, per una persona normale è di 39/43; questa differenza poteva essere colmata legalmente con assunzione di EPO. Oggi mantenere le leggi che esistono, significa dopare il settore. Un azienda privata (non azienda agricola, questo altro grosso cono d’ombra), lavora, guadagna, fa utili e paga esosissime tasse, le quali vengono poi utilizzate anche per dare contributi al settore, dove però privilegiati sono cooperative e consorzi, i quali notoriamente non spiccano per posizionamenti in fasce di prezzo remunerative. In pratica oggi le aziende private di cui sopra, sono costrette a finanziare i propri concorrenti i quali spesso utlizzano quelle somme per fare una concorrenza sleale con prezzi bassi o, peggio ancora,vendendo a prezzi concorrenziali prodotti che nulla hanno a che fare con le produzioni legate alle aree o regioni dei propri soci. Io trovo la cosa un enorme follia, è giusto che la cooperativa abbia degli aiuti, anche se non a vita, ma tutti devono dare il proprio contributo per le necessità dello stato e dei cittadini e soprattutto chi ha delle agevolazioni volte ad aiutare i soci produttori, non deve poter assolutamente fare commercio di vini, o prodotti, o servizi che non siano dei propri soci. Sempre fedeli allo statuto della cooperativa, tutti i ricavi delle attività produttive e conseguentemente commerciali, debbono essere rigirate ai soci come è giusto che sia e non incamerate con le scuse più varie per fare investimenti non strettamente inerenti all’oggetto sociale.
    Se una cooperativa vuole entrare in un altra zona di produzione, lo deve poter fare solo ampliando la sua base sociale con l’edesione piena ed irreversibile di un altra cooperativa produttrice dei vini della zona desiderata.
    Per questo tipo di operazione invece ci sono centomila scappatoie e tutte ai limiti di legge, vedi anche la possibilità di adesione temporanea, che permette di vendere sotto forma di associazione e conferimento di prodotto per una singola annata.
    Il buon ministro dell’Agricoltura essendo di formazione vicino al mondo vinicolo, queste cose le conosce bene e farebbe sicuramente bene a metterci mano, perchè non può “vantare” come i suoi predecessori, la scusa di non sapere!!!!!

  5. Ciao Franco, ciao a tutti. Purtroppo in questo periodo noi abruzzesi, cittadini ed enofili, siamo alle prese con un grave problema che potrebbe sconvolgere per sempre la nostra vita e la nostra enologia. Per nostra disgrazia hanno trovato del petrolio tra le nostre campagne e le compagnie petrolifere stanno acquisendo diritti per trivellare il 51% del nostro territorio. Il petrolio abruzzese è molto scadente e va deidrosolforato in loco, così, oltre ai pozzi, vogliono costruire alcune raffinerie, la prima delle quali tra i vigneti di Ortona e Tollo, principali centri dell’enologia abruzzese. La rai ed i giornali pensano alle bazzecole, fanno vedere i vigneti con la musica di Mozart, ignorando e facendo ignorare che una delle terre a maggiore valenza ambientale della nostra penisola potrà presto diventare ammorbata dal petrolio e dalle sue esalazioni. Finora i blogger enologici hanno del tutto ignorato la questione. Aiutami ed aiutatemi a salvare il nostro futuro. Sul mio blog ho riportato un post che spiega in sintesi il problema che sta diventando un incubo per tutti noi. Grazie, Pierluigi.

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