Una degustazione rivela che “il virus del Brunello” continua a far danni

Significativa e soprattutto istruttiva e foriera di riflessioni la Serata Brunello che ho condotto lunedì sera a Villa Braida in quel di Zerman di Mogliano Veneto (località che ora è molto più agevole raggiungere grazie al nuovo, pratico e veloce Passante di Mestre) per l’organizzazione, perfetta, della delegazione A.I.S. di Treviso condotta dai bravissimi Arno Galleazzi e Ferdinando “Treferdi” Trevisan, alla presenza di 110 persone.
Come già raccontato (qui) nulla di speciale: otto Brunello di Montalcino 2004 da me selezionati, scelti per raccontare un’annata, un vitigno, il Sangiovese, un territorio, quello di Montalcino, un concetto base, quello di equilibrio e soprattutto di piacevolezza, che dovrebbe essere quello cardine quando si parla del blasonatissimo vino della celebre località toscana.
Otto vini di aziende più piccole e meno note, tutte meritevoli di essere maggiormente conosciute e apprezzate, Pietroso, Piancornello, Podere San Giacomo, San Lorenzo, capaci di esprimere vini di salda personalità ed espressività, e quattro vini di aziende molto più note e affermate, da più tempo presenti sul mercato, come Tenuta Il Poggione, Caprili, Lisini, Fuligni, alcuni ottenuti con uve Sangiovese proveniente dal quadrante nord, da quella che una volta si chiamava la zona classica e altri provenienti dal quadrante sud, dall’area, vocatissima, di Sant’Angelo in Colle, o da quella di Castelnuovo dell’Abate.
Tutti vini, questo il parere pressoché unanime dei partecipanti, emerso dalle domande e dai commenti che hanno fatto seguito alla mia lunga presentazione, dove ho ovviamente ricostruito l’affaire Brunello e quanto accaduto nel corso del 2008, di notevole equilibrio, di buona complessità ed eleganza, tutti vini con i quali si passerebbe molto ma molto volentieri dall’atto, un po’ forzato, della degustazione, all’atto, più naturale, del consumo, della beva abbinata ai cibi.
Una selezione, la mia, tra le molte possibili che avrei potuto realizzare per rivolgermi da consumatore comunicatore ai consumatori curiosi che frequentano le serate dell’A.I.S., per proporre loro un itinerario all’insegna del gusto e della piacevolezza, dei vini fatti per essere bevuti e gustati e non progettati per compiacere guide, opinion leader, distributori di punteggi in centesimi.
La cosa che mi ha più stupito, nel corso di una serata che considero ben riuscita e dove il Brunello di Montalcino di quell’annata un po’ difficile da inquadrare che è il 2004, è uscito trionfatore, è stato l’intervento di un partecipante alla serata, che dopo aver degustato gli otto vini ha chiesto la parola per dichiararsi sorpreso e per confessare, in base alle sue precedenti esperienze con il Brunello, di non pensare che il vino base Sangiovese di Montalcino potesse essere un vino così variegato, pluridimensionale, ricco di sfaccettare, elegante, nervoso, sapido, con dei colori così vivaci, luminosi, ricco di riflessi, totalmente diverso da quei concentrati di frutta e legno, potenti, alcolici, tendenti alla confettura con venature di legno che era stato indotto a pensare fossero il carattere distintivo, lo stile del Brunello.
Mi chiedo: ma con che razza di Brunello, con quali vini questo e tanti altri consumatori, in Italia e all’estero, hanno avuto e sono stati indotti ad avere consuetudine?
E quali danni ad un’idea normale, corretta, veritiera, autentica del Sangiovese e del Brunello di Montalcino, che oggi cerca con fatica di farsi largo, rimuovendo macerie e false verità, e che ha costretto talune aziende, anche notissime, a cambiare totalmente, con assoluta disinvoltura e un pizzico di faccia di tolla, lo stile dei propri 2004 (suscitando il sospetto che non siano vini loro, ma vini prodotti da altri e poi imbottigliati con altra etichetta…), ha fatto una certa idea, disinvolta, forzata, caricaturale, infedele, del Brunello? Se ci fosse una giustizia, ed io spero tanto che ci sia davvero “un giudice a Berlino”, una bella e sana richiesta di danni, una costituzione come parte civile, qualcuno (provate ad immaginare chi…) dovrebbe finalmente risolversi a presentarla…

0 pensieri su “Una degustazione rivela che “il virus del Brunello” continua a far danni

  1. Purtroppo anche durante alcuni corsi AIS si degustano vini con standard improponibili, nel senso che somigliano vagamente all’originale, eppure quello sarebbe il momento culmine della didattica. Non me ne vogliano i delegati, ma capisco che quando il vino viene regalato non si può pretendere. La mia però è una critica costruttiva.

  2. Paolo, l’osservazione del partecipante alla Serata Brunello non era relativa ai Brunello di Montalcino proposti nel corso di corsi A.I.S., ma ai Brunello che a lui era capitato di degustare, spinto da articoli, valutazioni delle guide, che elogiavano un certo tipo di Brunello, quello nel migliore dei casi “gonfiato” e muscolare, quando non tendente al “tarocco”, e non certo il tipo di Brunello, quello vero, che ho proposto nella serata di lunedì in Veneto…

  3. Una degustazione rivela…

    Ezio rivela?

    Désolé, Franco, je n’ai pas pu m’empêcher de relever ce lapsus linguae, surtout à propos de Brunelo – je veux dire Brunello…

  4. Parbleu!
    Che simpatico lapsus…
    A proposito: è un caso che ultimamente si stia cercando di ridurre l’effetto delle toghe… oops! – delle doghe delle barriques sul Brunello…?!?

  5. Caro Franco
    immagina l’idea che hanno gli italiani del pesto alla genovese o gli americani della pizza, o l’Europa del caffé. Questo è successo a Montalcino, con la differenza, ben più grave, di una non coincidenza tra il dichiarato e la realtà. E c’è chi se la prende con i giornalisti per lesa maestà! Che schifo

  6. Carissimo Franco Ziliani.
    E’ proprio vero grande serata e ottimi vini ma come dici tu
    tutti vini con i quali si passerebbe molto ma molto volentieri dall’atto, un po’ forzato, della degustazione, all’atto, più naturale, del consumo, della beva abbinata ai cibi.
    vini cibo vino
    Vini straordinari, vini da meditare, vini da scoprire vini da comunicare creando cultura del bere bene !
    Sì, Creare cultura !! conoscenza e competenza; creare consapevolezza di ciò che si beve.
    Come dice il presidente regionale Dino Marchi: “tutti noi abbiamo un compito essere ambasciatori del vino e del gusto”.
    Grazie per quello che ci hai fatto scoprire, sono certo che con la comunicazione e la passione potremo trasformare il mondo dell’enogastronomia in un fatto culturale, generando persone appassionate e ambasciatori del bere bene.
    Ciao e buon lavoro.
    Marco Visentin

  7. E’ emozionante vedere la mia bottiglia di Brunello là tra quelle che secondo me sono la nostra storia, ho iniziato questa avventura dieci anni fa, il 2004 è stata la mia seconda vinificazione e il solo fatto di poter essere sul loro stesso tavolo mi inorgoglisce e rafforza alcune convinzioni che più di una volta sono state messe a dura prova.
    Ringrazio prima di tutto le mie vigne, il terreno sassoso che spesso mi ha fatto imprecare, i 500 mt slm che all’inizio sembravano un insidia, l’esposizione verso il mare e grazie Franco di avermi selezionato.
    Luciano Ciolfi-Sanlorenzo

  8. Uhm, uhm, uhm.
    Infatti, la domanda che mi stavo giusto facendo era: “fino a quando, o Signore, continuerai a dimenticarmi”?
    Firmato: Brunello.

    Trovo opportuna la riflessione di Ziliani sul risultato di quella serata, e sui post di Paolo e Luciano Pignataro. La serata dell’altra sera era popolata di professionisti, con la mosca sulla giacca e la dotazione d’ordinanza. Entusiasmo, simpatia, brio, sorrisi beati, che fighezza. Ma io ho un ma.
    Se il coro ha declamato aggettivi quali “sorprendente, coerente, sincero, naturale, piacevole”, all’uomo della strada vien da chiedersi: “ma dove hanno abitato finora, questi qua?”
    E’ giusto e naturale che io – peone – mi stupisca, ma loro?
    E cosa diavolo avranno consigliato, finora, ai loro clienti? A chi hanno recato doni, tradotti in dividendi azionari a fine d’anno?
    L’ovvia conclusione amareggia; magari non sorprenderà Ziliani ed altri dotti, ma a me un pochetto sì, e la voglio sottolineare: la potenza commerciale, propositiva e mediatica degli industriali del vino è talmente grande, ma talmente grande, da risultare condizionante e prevaricante, capace di indurre ad un comportamento obbligato, ingabbiato, cieco e sordo, anche quelle persone che in assoluta e verginale buona fede ricercano il “berebene” con la sincerità e l’entusiasmo di una passione che a volte ho visto sfiorare l’ecumenismo.
    Business? Globalizzazione? Oligopolio? Sfiga? Uhm.
    E se io fossi un professionista deluso, ma non colluso, come la prenderei? La prenderei da Achille pestato sul piedone: al risveglio dallo stato supino-comatoso, chiamerei a raccolta altri Lazzari come me, e come saetta e falcone invocherei il Giudice di Bruxelles (macchè Berlino d’Egitto!) a tutelare la mia immagine, il mio palato, il mio fegato e la mia appassionata ludicità.
    In attesa della sentenza, però, vorrei intanto risorgere. Ed ecco: è qui, ed è ora, che ci servono i blogs, che sviluppano il meno controllabile dei sistemi di comunicazione, che sono i più liberi e belli.
    Cerniera fra produttori, divulgatori e consumatori: fra persone. Sistema di canali comunicanti, defibrillanti, lievi e focosi, fulminei e scintillanti. Interlocutori forzati, nemici da affrontare per qualcuno, e dunque capaci di farsi sentire, di pesare, di costringere lo Sceriffo ad uscire dalla torre del castello di Nottingham. UFO capaci di lasciare ad un piccolo e sano produttore il regalo dell’umido all’occhio, premio piccino, ma che fa andare a casa col sorrisone, buono per tuttla la sera, alla faccia.
    Ziliani, Pignataro, Arturi, tutti voi che spingete questa macchina della libera comunicazione del gusto onesto, non fate i Tantali, aiutateci.
    Se c’è un mezzo per spostare quell’Asse dall’oligopolio al libero mercato è la comunicazione, è questa comunicazione: lasciatecela, fate in modo che se ne possa far uso, fateci sapere, lasciateci capire, permetteteci di di riflettere, ed infine scegliere. Scegliere.
    Anche se le signore Tristezza, Stanchezza e Delusione bussano al vostro uscio, noi vi assolviamo, ma voi avete una responsabilità ed un premio: se giocattolo il blog anche per voi fosse, va bene, lo sia: ma continuate a farci giocare con voi.
    Ziliani: se Baldo la stesse guardando, lei mollerebbe, proprio adesso?

    Quindici uomini, quindici uomini….

    Ugo Bovo

  9. Caro Luciano Pignataro, “c’e’ chi se la prende con i giornalisti per lesa maesta’”? Pensi che ho sentito di molto peggio: al famoso faccia a faccia senese sul Brunello, ebbi modo di udire dalla bocca di Rivella (come credo sia possibile a chiunque riudire dalla registrazione presente su questo stesso blog) che la colpa non era dei magistrati ma di quelli che avevano denunciato alla magistratura quel che andava accadendo. Non intendeva i giornalisti.

  10. Ha ragione, Filippo. Ma i giornalisti hanno l’ineludibile dovere etico e morale di raccontare le cose come stanno. Per questo dico che abbiamo sentito di peggio ancora quando Rivella ha accusato pubblicamente Franco Ziliani – con un’affermazione che lo qualifica definitivamente – di essere responsabile della potenziale perdita di benessere di centinaia di famiglie. E in quell’occasione l’enomanager intendeva gettare le responsabilità proprio addosso al giornalista e, per estensione, a tutti i suoi colleghi che si sono occupati con serietà dello scandalo Brunello, colpevoli di avere rispettato l’obbligo che hanno nei confronti della verità.Credo che Luciano Pignataro intendesse dire questo.

  11. Ma io avevo ben capito la questione. Infatti avevo commentato che persino durante i corsi AIS, è capitato a me nel primo corso per esempio, si degustano vini e non solo Brunello, che sono fuori dal “golden standard”, se vogliamo dire così per non dire che non c’azzeccano nulla, perchè vengono gentilmente offerti da rappresentanti/distributori/produttori vari. Il fatto assume un tono diverso perchè in quella sede si dovrebbero formare i futuri professionisti, o almeno credo, o no?
    Alle mie rimostranze i delegati mi risposero che Il greppo costava troppo e che si dovesse usare per i corsi, i corsi dovrebbero costare almeno il doppio. Un motivo che ha anche un suo perchè. La mia non è un’accusa verso l’AIS, ma una mera cronaca. Comunque il problema resta…
    Quindi non mi stupisce per nulla quel signore che si è alzato per dire, scusi sa Ziliani, ma io fino ad oggi ho bevuto del vino che col Brunello niente aveva da spartire.

  12. ho sentito dire che stanno chiedendo di modificare il disciplinare di orcia doc, per arrivare a una vinificazione di sole uve sangiovese.
    qualcuno sa se è vero o è la solita leggenda rurale?

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