Vino, Vino, Vino: la Carta dei sentimenti. Perché essere e vivere insieme Villa Boschi

Lo so bene che il “miracolo” che tutti gli appassionati di vino si aspettano, ovvero un’unica manifestazione, collaterale-parallela-alternativa-complementare (definitela come volete) al Vinitaly, che presenti in maniera la più organica e ragionata possibile l’eterogeneo, variopinto, poliedrico, per certi versi personalissimo e quasi “artistico” universo dei vini che è per certi versi riduttivo definire biologici, biodinamici, e che in fondo sono solo vini naturali che nascono da un ragionato, meditato ed il più rispettoso rapporto con la terra che tende ad esprimere vini che siano il più autentici possibili non è ancora stato possibile.
E che pertanto anche quest’anno, come già negli anni scorsi, avremo pertanto, anche se non più in contrapposizione temporale, ma con un ideale passaggio di testimone, due diverse rassegne, la prima VinoVinoVino, in programma da giovedì 2 a sabato 4 aprile, presso Villa Boschi ad Isola della Scala nella bassa veronese, e la seconda VinNatur, prevista per domenica 5 e lunedì 6 aprile presso Villa Favorita a Monticello di Fara in provincia di Vicenza, che presentano l’universo dei vini “secondo natura”.
Come ho già annunciato in questo articolo, dove ho cercato di presentare in maniera organica le due manifestazioni, i pregi, le attrattive ed i punti di forza di ognuna, ho scelto, soprattutto per capire meglio questo mondo, proprio come ha spiegato l’amico Carlo Macchi in questo articolo che vi consiglio di leggere, dopo aver in qualche modo “timbrato il cartellino” passando un giorno, il primo, il meno confusionario, al Vinitaly, soprattutto per incontrare un po’ di vecchi amici, di trascorrere un’intera giornata, quella di venerdì 3 aprile, alla rassegna di Vini Veri.
Questo con la convinzione che tra questi produttori che hanno scelto, non per posa ma per scelta di vita, di non usare diserbanti e disseccanti in vigna, utilizzare esclusivamente concimi stallatici o di origine vegetale, che alla selezione clonale contrappongono la selezione massale delle viti, che per la fermentazione “fanno ricorso” solo ai lieviti autoctoni presenti nell’uva, che aborrono le pratiche di cantina invasive, come le concentrazioni e l’uso di aromatizzanti biologici e chimici, non aggiungono mosto rettificato, limitano al massimo l’utilizzo di solforosa nelle fasi di imbottigliamento e soprattutto sono persuasi che i loro vini debbano essere espressione del territorio in cui operano e dei vitigni che utilizzano, troverò quella qualità umana che nonostante il mercantilismo, le aberrazioni, le furberie sempre più diffuse rende il mondo del vino comunque affascinante. E meritevole di essere frequentato, nonostante sia sempre più popolato da cialtroni.
La scelta di passare un giorno, degustando, ma soprattutto parlando, raccogliendo idee, sensazioni, stati d’animo, a Villa Boschi, mi è venuta, molto emozionalmente, pensando che questa sarà la prima edizione della rassegna di Vini Veri che si svolgerà senza la presenza forte del personaggio che aveva agito un po’ da collante e catalizzatore di sensibilità diverse e con la sua umanità aveva messo insieme, delineando in questo testo che vale la pena rileggere la filosofia del gruppo, ma senza inutili filosofismi, produttori uniti da una comune sensibilità contadina, dall’essere, orgogliosamente, agricoltori legati alla terra.
Sarà la prima volta senza il sorriso, buono e sincero, di Teobaldo Cappellano e per chi, come me, di Baldo ha avuto il privilegio di essere amico non partecipare a Vino vino vino sarebbe stato una sorta di tradimento.
A convincermi poi che non potevo mancare, è stata la lettura di un testo, che farà parte di un libretto che verrà distribuito a Villa Boschi, che cerca di spiegare come il Gruppo Vini Veri e quello della Renaissance du Terroir, trascinando con loro altri vignaioli indipendenti, abbiano deciso di presentarsi uniti, una lettera d’intenti con la quale “i produttori spiegano che questa riunione va ben oltre le certificazioni e le definizioni: biologico, naturale o biodinamico non fa differenza, l’importante è il rispetto comune per il territorio, per il consumatore, per sé stessi”. E inoltre “la responsabilità, da affrontare insieme, di restituire dignità al termine “agricoltura”, specie nel quadro di una crisi come quella che stiamo attraversando, che vede il mondo contadino chiamato a fornire modelli e soluzioni differenti”.
L’autore di questa lettera è l’amico, dalle intense frequentazioni porthosiane, ma soprattutto barolista e buon amico di Baldo, Marco Arturi, e io credo che dopo la lettura di questa Carta dei sentimenti, che ho il piacere di pubblicare in anteprima su Vino al Vino, non sarò il solo a pensare che trovarci a Vino Vino Vino, almeno per un giorno, non sia solo un piacere e una grande opportunità di gustare vini autentici e conoscere belle persone, ma un dovere di testimonianza, per dimostrare che un’alt(r)a idea del vino, anche nell’epoca dell’omologazione e del mercato come unico “valore”, è ancora possibile. Basta provarci…
p.s. scopro che per qualche sprovveduto il valore aggiunto di VinoVino Vino sarebbe costituito dal fatto che gli organizzatori consentono l’accredito e l’ingresso gratuito ai blogger. Inutile spiegare certe cose a chi non é strutturalmente in grado di capirle. Un po’ come dare perle ai porci…


Vino, Vino: la Carta dei sentimenti

“…Tutti con la stessa sensibilità per il territorio, tutti con il credere che la nostra ricchezza risiedeva in quanto ci è stato lasciato e in quanto saremo noi capaci di lasciare”. Baldo Cappellano

Un insieme di individualità, un atto di resistenza, una possibilità, una speranza. Vini Veri era questo, quando Baldo cercava di spiegare i sentimenti che animavano il gruppetto di “anarcoidi naturalisti” dal quale era nato il progetto.
Dopo qualche vicissitudine – a quanto pare quasi inevitabile tra persone che hanno una visione delle cose simile alla nostra – e con un po’ di esperienza in più abbiamo deciso di tornare a perseguire la stessa etica al di là delle differenze che ci caratterizzano. La testimonianza della vitalità del vino non può essere limitata al confronto tra naturale, biologico e biodinamico; le scelte che abbiamo compiuto, tutti indistintamente, sono nate dal rispetto per il territorio, per le relazioni umane, per noi stessi.
Sono frutto di un rapporto viscerale con la terra, sono sentimento prima ancora che formazione. Sono ciò che ci accomuna.
Ci ritroviamo quest’anno a Villa Boschi, ben oltre le logiche commerciali connesse a una manifestazione che conserva comunque i connotati della “fiera”; torniamo insieme, a prescindere dalle certificazioni e dalle scelte tecniche, ma soprattutto con la coscienza di avere delle responsabilità e di doverle affrontare insieme.
Come viticoltori e, più in generale, come contadini. Il vino è da sempre il modo di esprimersi di un territorio e di una cultura. Ma è alle prese con i molti problemi celati dietro la facciata del successo mediatico: i contenuti dei quali è stato caricato sono tali da averlo distanziato dalla terra.
E’ nostro compito restituire al vino questo legame, con buona pace di quell’enologia globalizzata che ci vede come ingombri lungo il suo cammino in direzione dello svilimento delle varietà. Dobbiamo farlo per tentare di ridare, attraverso il nostro prodotto, dignità al termine “agricoltura”.
La viticoltura ha beneficiato, per una serie di circostanze, di privilegi e opportunità negate al resto dell’universo agricolo: per questo ci sentiamo in dovere di fare in qualche modo da “traino”, sfruttando la forza comunicativa del vino.
E’ una responsabilità che avvertiamo di più in questo periodo caratterizzato da una crisi – morale prima ancora che economica – di fronte alla quale il mondo contadino è chiamato a fornire modelli e soluzioni alternative.
La centralità dei rapporti umani, la difesa delle diversità culturali e delle identità territoriali, la possibilità di un consumo più consapevole e sostenibile, la tutela dell’ambiente sono questioni alle quali è indispensabile fornire risposte.
Da parte nostra non intendiamo eludere questa responsabilità: Vino, Vino, Vino vuole essere una di queste risposte. Per affrontare certi grandi temi, lo abbiamo capito, si deve imparare a camminare insieme e a trasmettere l’un l’altro i rispettivi bagagli di conoscenze. Con la comune convinzione che anche atti come lavorare in un certo modo la propria vigna o vendere in un certo modo una bottiglia di vino siano azioni che possono contribuire a rendere il mondo migliore.
Non possiamo fare altrimenti: perché la nostra ricchezza continua a risiedere – adesso più che mai – in quanto saremo capaci di lasciare.
Vini Veri e La Renaissance du Terroir
testo a cura di Marco Arturi

0 pensieri su “Vino, Vino, Vino: la Carta dei sentimenti. Perché essere e vivere insieme Villa Boschi

  1. Penso che a volte la grandezza di una persona non si misuri nella quantità degli umani partecipanti al suo funerale, ma da quella di coloro accorrono a sostenerne il feretro, i pensieri e la missione: gente che al cimitero si ferma per un momento e continua a camminare, è già oltre.
    Leggere le parole lievi quanto appassionate di Arturi e Ziliani ti fa ricordare che esiste un “dopo”: sapere che Vini Veri non è caduta insieme a Teobaldo Cappellano, ma che si era semplicemente ritirata in un momento dignitoso di silenzio e di raccolta di pensieri, adatti figli di un modo di essere che assegna centralità all’uomo, alle sue idee, alla sua fatica, alla sua passione, prima che ai suoi tesori, è una gioiosa notizia. Alcuni hanno case, altri sono.
    Il manifesto di Vini Veri non potrà essere condiviso da tutti, ma quel suo spirito è un varco attraverso il quale incamminarsi. Che l’idea sia ago di bussola e le parole manometro: questa è una bella giornata.

    Ugo

  2. Non posso che sottoscrivere quello che dice il signor Bovo. Più una persona ha fatto in vita, più è grande, pesante e scomoda l’eredità che essa ha lasciato: per questo, talvolta, spaventa la responsabilità che ricade sulle spalle di chi rimane. Però è bello vedere che l’amore e il rispetto che Teobaldo ha saputo ispirare a queste persone le hanno aiutate a superare la paura.

  3. chissà se infine tutti quelli che lavorano la loro vigna con quell’incommensurabile VALORE AGGIUNTO chiamato amore per la terra, avranno diritto di cittadinanza nel mondo del vino, o ci sarà sempre, ancora, di nuovo, qualcuno che – bava alla bocca – cercherà di sfruttarli, facendo diventare un ‘genere’ i loro vini (com’è avvenuto per l’extravergine, i cui caratteri esclusivi sono stati rapinati per attribuirli pubblicitariamente a prodotti alieni).

    chissà se i nouveaux journalistes che censurano queste manifestazioni si renderanno mai conto che invece gli agricoltori veri, con i loro vini veri, sono un messaggio di speranza per tutti.
    chissà.

  4. Bravo signor Ziliani mi ha invogliato a venire a VVV. Bravo anche Arturi, che spero di incontrare, e questi produttori coscienziosi che fanno molta della forza del nostro vino.

  5. Franco, l’amicizia che ti legava, o meglio, che ti lega ancora, a Teobaldo Cappellano credo ti abbia in qualche modo portato a seguire con più convinzione la via, che ritengo obbligata, dei vini naturali (come da te ben descritti).
    Mi rende orgoglioso pensare che i miei modesti e non professionali reportages (da Fornovo di Taro piuttosto che dai Castelli vicino a Merano)che hai gentilmente ospitato nel tuo blog o forse prima ancora in Wine Report, siano adesso sostituiti da tuoi articoli.
    Il vino naturale ha bisogno della tua schiettezza e della tua professionalità.
    Sarò a Villa Boschi il 2 (o il tre); mi piacerebbe rivederti dopo tanti anni. Fammi sapere se anche tu sarai là in una di queste date.
    Luciano

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