Affaire Brunello davvero verso la fine?


Scritto da persona sicuramente molto informata sulle vicende di Montalcino e di Brunellopoli, è stati diffuso ieri pomeriggio on line, via news letter, il seguente corsivo, intitolato “Brunello verso la fine…”.
Dice la nota: “Stando ai rumors, la Procura di Siena sta chiudendo l’indagine, avviata nel Settembre 2007, sul Brunello non conforme al disciplinare di produzione. In uno degli ultimi atti, i periti nominati dal Gip hanno sottolineato la mancanza di una banca dati di riferimento per utilizzare le pur valide analisi, eseguite con metodo riconosciuto Oiv, disposte dopo il sequestro dei vini. La Procura ha basato comunque il suo impianto accusatorio soprattutto su prove documentali”.
Il che, tradotto in pillole, sembrerebbe significare che poiché, al momento, mancherebbe “una banca dati di riferimento”, le analisi disposte dalla Procura di Siena, che avrebbero accertato la non conformità di parecchi vini, non servirebbero a nulla, e non potrebbero far testo per inchiodare chi non ha rispettato il disciplinare di produzione alle proprie responsabilità.
Todos Caballeros dunque, nessun colpevole e tutti innocenti, il finale, solo apparentemente un happy ending, che si prospetta per questa vicenda?
Una sorta di condanna a sentirsi “cornuti e mazziati” per tutti coloro, e sono la maggioranza, che hanno rispettato le leggi, la dignità, il buon senso e sono stati danneggiati, come danneggiata è stata l’immagine del Brunello di Montalcino tutto, dall’incoscienza e dalla spudoratezza di coloro che del disciplinare di produzione (che esprime una volontà condivisa dei produttori, un progetto e un’idea comune del vino) hanno fatto bellamente strame, per i loro interessi di bottega?
Se così fosse, se tutto si concludesse con una specie di assoluzione, “per insufficienza di prove”, strategia magari suggerita abilmente da qualcuno…, per il Brunello e per Montalcino sarebbe davvero la fine.
Tanta fatica, tante sofferenze, tante battaglie per trovarsi in mano solo un pugno di mosche e la certezza che in Italia i furbi riescono sempre a farla franca?

0 pensieri su “Affaire Brunello davvero verso la fine?

  1. Caro Franco,sarebbe dunque la fine o forse più ottimisticamente parlando un “nuovo” inizio, decretato anche dal mercato che grazie anche ai redivivi critici,per riciclarsi e salvare la faccia,hanno scoperto il gusto del vero sangiovese.Ma non poteva che finire così,non crede,altre conclusioni avrebbero portato al suicidio globale della denominazione e forse non solo.Certo ma almeno questa banca dati speriamo venga compilata e tenuta aggiornata visto che pare essere l’unico deterrente per futuri taroccatori.

  2. Se le prove documentali in mano alla Procura di Siena saranno sufficenti a rinviare a giudizio alcune aziende lo si vedrà in un prossimo futuro.
    Se i risultati delle analisi non potranno essere utilizzati in fase dibattimentale perchè ritenuti inattendibili molto di quanto si è detto e scritto in questi lunghi mesi risulterà vano. Molte accuse e molte assoluzioni saranno legalmente infondate e si dovrà tornare a parlare con i se, ma, però, forse, secondo me. Nessuno cioè potrà dire con certezza che in un dato Brunello di una data Azienda c’è sicuramente altro oltre il sangiovese….tanto rumore per nulla.
    Se questo è lo stato dell’arte riprende piede con forza l’idea per la quale dovrebbe essere in futuro possibile poter utilizzare nel Brunello altre uve, a patto di dichiararlo in etichetta e/o aderendo ad un nuovo disciplinare di Brunello da creare appositamente (posizioni che io caldeggio da ben prima di questo post) che preveda zonazioni, cru, maggiori controlli sotto relativi nuovi organismi e compagnia cantante.
    Tutte cose che ci siamo dette e stradette nei mesi scorsi.
    Riaffermo questo perchè se tutto finisse nel calderone di una generica assoluzione per “insufficienza di prove” sarebbe peggio per tutti, buoni, cattivi e comprensorio.
    E’ assolutamente necessario un nuovo inizio.

    Ciao

  3. Cercando di valutare le cose positive di tutta la faccenda certamente nessuno si azzarderà mai più a fare cose losche. Inoltre il sistema ARTEA ormai pienamente in essere in Toscana (computerizzazione delle particelle con numero e qualità di cloni di tutti i vigneti in Toscana, con produzioni calcolate fin troppo nei particolari) assicura il pieno rispetto delle normative. C’è da aggiungere che il sistema di controllo così efficiente sconta un’aggravio della burocrazia a danno soprattutto dei piccoli che, dati certi, stanno chiudendo o sono costretti a vendere ai “grossi” impossibilitati a seguire la mole di lavoro delle numerose regole (lavoro non di vigna e di cantina…).

  4. Cianferoni, molto interessante la sua osservazione sui “piccoli che, dati certi, stanno chiudendo o sono costretti a vendere ai “grossi” “. Si spiega forse così il fatto che certi Brunello 2004 di determinate aziende i cui vini fino allo scorso anno “brillavano” per variazioni sul tema cromatiche, aromatiche e gustative quest’anno improvvisamente profumassero di Sangiovese e sembravano essere essenza di Sangiovese come non erano quasi mai state nel recente passato…

  5. cAro Franco, questo “mistero” è presto svelato..comprano dai piccoli produttori, sia uve che direttamente vino. la “soluzione” che hai evidenziato mi era stata anticipata a montalcino alcuni giorni fa…mi sa che era nell’aria. quello che (non) capisco è come a parole (vedasi intervista di sartori al vinitaly)si voglia tutelare tipicità e territorio e poi si mandi tutto in vacca mettendo (vedi il nobile) i soliti vitigni migliorativi (ma de che????) ovunque.
    saluti
    francesco
    PS Per Cianferoni: capisco il suo sgomento per il sistema ARTEA, ci lavoro anch’io da consulente e c’è da diventare matti, specialmente se non ci si appoggia alla trimurti agricola…

  6. Se il problema fosse limitato al fatto che l’azienda x compra dal vicino il sangiovese perchè non ne ha abbastanza o non ne ha affatto sarebbe ancora poca cosa, rispetto alle cisterne che percorrono l’A1 su e giù. Io mi chiedo invece cosa si farà per i filari di uve “straniere” perchè nessuno ha mai pronunciato il verbo estirpare fino ad ora…

  7. Paolo, qui non si tratta di estirpare alcunché, perché le “uve foreste” sono previste nel disciplinare di un’altra denominazione esistente nel territorio di Montalcino, la Doc Sant’Antimo. Che nessuno o quasi si fila. Il grande errore fu l’aver creato una Doc a base di uve prive di alcun legame con il territorio e la storia vitivinicola di Montalcino, su richiesta e per gli interessi di una ben nota azienda…

  8. Appunto sciùr Franco, proprio perchè la Doc S.Antimo non se l’è mai filata nessuno e farla è stato un errore, sarebbe anche ora, visti i contributi UE contenuti nella legge 479/08, di estirpare quei filari e di reimpiantare fra 3 anni solo sangiovese. Costi tra l’altro supportati della UE. Una volta per tutte ne abbiamo l’occasione e poi a Montalcino non se ne parlerà più di merlot e di cabernet. I piccoli produttori hanno solo da guadagnarci, la ben nota azienda avrà messo in conto i rischi d’impresa e si farà un bel piano di ammortamento, tanto i soldi per pagare fior di consulenti e di commercialisti non gli mancano. O anche una soluzione di questo tipo non va bene al consorzio?

  9. Sciur Paolo, io sarò pure (lo sono) un’utopista e un Don Chisciotte, ma non credo proprio che sia praticabile l’ipotesi, che lei fa, “di estirpare quei filari e di reimpiantare fra 3 anni solo sangiovese”. Non solo perché “la ben nota azienda” non é, ovviamente, d’accordo, ma perché sono diversi altri ad aver piantato Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot a Montalcino. Ovviamente solo per produrre Sant’Antimo…

  10. interpretazione personale di un antico pensiero di Veronelli : il vino sia identificato , va bene con le uve , soprattutto col vigneto .Mi esprimo in termini langaroli : ho una porzione di Cannubi , chiamo il mio vino Cannubi , da uve etc etc , quel che ho piantato . Così ognuno , se dichiara onesto , viaggia solo con le sue forze . Chi bara , nella forma prevista dalla legge , solennissime e pubbliche pedate nel culo . In colline storiche come quelle di Montalcino ci sarà sempre chi il vino lo fa solo col Brunello grosso . Ripeto , bastonare chi bara , per il resto viva la libertà , sia alla tradizione che ai mercanti nel Tempio . Rispondetemi pure che sono un cretino , non mi offendo , potrebbe essere vero .

  11. Forse sono più utopista io a pensare che questo sia il momento opportuno per espiantare e pure a costi bassi, visto che per una volta non paga il contribuente/consumatore.
    Poi però non ci saranno più scuse per nessuno quando le analisi non combaceranno, perchè oggi, con la bagarre che loro stessi hanno scatenato, in tutto il mondo sanno con quale uva si fa il Brunello e soprattutto con quali non si fa. Fu o non fu “la ben nota azienda” che per prima lanciò il boomerang?

  12. gli espianti ve li sognate, il sant’antimo ormai c’è e non c’è cristo che tenga. vedo più probabile che sull’altare della nuova ocm venga sacrificato il rosso, ed in questo conflusicano un po’ delle uve summenzionate..bye
    francesco

  13. Suggerirei un approccio diverso da quelli che ho letto fin qui, e soprattutto di non cadere nel solito tri-errore:
    1.considerare la questione del brunello come un fatto unico ed a sé;
    2.sorprendersi di ciò che sta accadendo;
    3.pensare che il problema si riconduca a leggi e norme che qualche furbo non rispetta, mentre tutti gli altri sono/siamo onesti-ma-fessi.

    Giusto sapere, giusto indignarsi, lecito dibatterci, ma credo che sorprendersi e concentrarsi sull’affaire contingente senza vederne la valenza sintomatica equivalga a regalar altro vantaggio, perché si guarda all’ape morente e non all’ecosistema, che nel frattempo si fa ampiamente i casi suoi.
    Se solo scorriamo le pagine di questo blog troviamo in sequenza casi di prosecco, barolo a 6 euro, stabilizzatori diamantati, nani e ballerine, rosè chimici, contrasti apparenti intorno al metodo classico e via rinculando: tutte apparenti news che invece altro non sono che tappe di in un unico traffico, quello del sistema commerciale attuale. Nessuna anomalia, nessuna distorsione della verità o della realtà; non casi, ma movimenti sincroni tra loro e con tanti altri che non sono considerati in questo momento. Ben di più ne verranno: ieri il brunello, oggi il prosecco, domani toccherà al negramaro, al per’ e palummo , al raboso, e via così finché in Italia esisterà un “nome importante” da poter sfruttare commercialmente.
    Proviamo ad inserire quegli esempi in un quadro unico, e forse la faccenda del brunello prenderà un aspetto diverso, e senza dubbio più concreto e realistico, ancorché molto più preoccupante di quanto qui leggo inteso.

    Così io non mi scervellerei troppo intorno a disciplinare, Sant’Antimo, espianti e reimpianti, crus, boomerangs e velleitari calci in culo: si tratta di dialettica ed accademia, c’è chi invece va al sodo.
    Ma noi vogliamo davvero andare al sodo?
    Quella delle regole vigenti è preoccupazione inutile, hanno l’aspetto di foglie di fico. Se fossero state buone (inteso come: applicabili e rispettabili nei fatti), non sarebbero state tradite così tanto e così volentieri da tanti imprenditori e faccendieri, per così tanto tempo e in così tante zone in Italia. Se lo fossero, i conti tornerebbero non solo a Montalcino, ma anche a Valdobbiadene e sul Collio.
    Allo stesso modo non credo sia stato opportuno riversare sulla Procura di Siena l’aspettativa della soluzione del disastro-brunello: poiché i regolamenti hanno assunto valori di leggi nazionali solo come ratifica delle decisioni degli stessi produttori, riuniti in consorzio, così come se li scrivono, cantano e suonano, sono i produttori stessi a dover fare in modo che vengano rispettati.

    Allora, lo vogliamo o no che i bisonti si fermino?
    Ipotizzo due azioni sincrone ed interdipendenti. Innanzitutto bisogna che vi sia una revisione delle regole non produttive, ma commerciali, percorso che venga avviato e condotto da “dentro” l’ambiente dei produttori, attraverso un moto collettivo pilotato da loro, unico modo per resistere all’espropriazione del concetto di vino-vino da parte dell’industria che ne sradica giorno dopo giorno l’identità e la realtà. Occorre che ciò che rimane del valore culturale ed economico del vino-vino sia conservato e rafforzato, e questo passa sì anche attraverso il rispetto dei disciplinari, ma solo come derivata del primo punto, è una questione di rapporti di forza. La regola è qualcosa che non sarà mai tale se i produttori “puliti” non faranno in modo di separarsi con evidenza dagli altri, ed io penso che la dichiarazione a micron sulla retroetichetta di una bottiglia non sia dichiarazione sufficiente perché la gente la capisca.
    La dannosità di un malfattore è direttamente proporzionale alla sua forza, quindi il problema non è quale regola viene violata, ma da chi e quanto danno procura nel farlo.
    Dieci venti trenta piccoli produttori non avranno mai il peso politico e commerciale di un solo “grande”, a meno che non si uniscano, assumendo non solo un atteggiamento condiviso, ma anche un unico nome. Vedremo come andranno le prossime votazioni in Consorzio a Montalcino, dopo il pronunciamento ufficiale da parte della Procura di Siena, ci sarà da ridere.
    Poi capiamo che buona parte di ciò che ci sta a cuore qui è definito con nomi e lemmi: lo sono “rispetto per il territorio”, “terroir”, “cru”, “passione”, “tradizione”, lo sono prosecco, tocai, lo è negramaro ed oggi anche brunello, mentre non lo è Montalcino. I nomi possono essere venduti, è il mestiere dell’uomo-di-marketing, ma con le città è più difficile, perché ci sono le persone dentro. Per il mondo, dentro a brunello non ci sono nomi, mentre ce ne sono in barolo, ed è tutto merito dei vignaioli di quelle parti (i quali non abitano tutti a Barolo, ma si presentano come se ciò che conta è la coerenza tra di loro, che rende univoco il senso ed valore del nome). Allo stesso modo potrebbero essercene in Vino Veritas, così per dire, se dentro ci fossero molte persone.

    L’indirizzo scelto dalla Procura di Siena? Mi avrebbe davvero sorpreso un esito diverso: perché mai lo Stato dovrebbe intervenire a far rispettare una regola che riguarda non riguarda la salute dei cittadini, ma dei metodi di produzione? Norma oltretutto inevitabilmente destinata ad essere modificata a breve, tanto che le sentenze di oggi sarebbero vittoriosamente impugnate domani mattina? Può essere lo Stato modificare delle regole commerciali, i fatturati, chi chiude e chi prospera a Montalcino? No, il mercato si regolamenti da sé.

    A cosa poteva/doveva servire, allora, l’inchiesta della Procura di Siena? Provo a dirlo io: avrebbe avuto senso se fosse risultato fatto simbolico, giusto per far capire chiaramente ai “cattivi” di tutta Italia che quelli che devono essere tutelati non sono i produttori, quelli si arrangino tra loro, ma i CONSUMATORI.
    E pensare che c’erano tutti gli ingredienti per scrivere un’avventura memorabile: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi, e poi gli intrighi, le lotte di potere, ricatti e colpi di scena, le vittime impotenti, il settimo cavalleggeri ed il capitano bello alto e biondo.
    Così mi dispiace doppiamente che la faccenda vada a finire così: abbiamo sprecato una grandissima occasione.
    Brunello torna ad essere un nome in vendita, che peccato.

    Ugo

  14. Caro Franco, una delle ragioni per cui mollai la professione di avvocato per mettermi a fare il vinaio, nell’ormai lontano 1991, era l’aver realizzato la totale, irreversibile, inarrestabile inadeguatezza del nostro sistema giudiziario al nostro modo di essere eredi dell’antico impero romano.
    Ad oggi sono stupito di come non ci siamo trasformati, ancora, in una seconda Albania. Troppe regole, troppi modi di eluderle, troppa impreparazione tra i magistrati, troppo garantismo che di fatto garantisce solo chi ha i soldi per pagarsi gli avvocati e qualche volta i giudici. “summa ius summa iniuria” e “sic transit gloria mundi” i nostri antenati non parlavano mai a vanvera.

  15. Stiamo ragionando sulle ipotesi, dato che notizie o atti ufficiali dalla Procura non ne arrivano.
    Se il dato è quello proposto da Franco nel titolo del post, secondo voi come se ne esce ?
    Io ha dato una mia personale chiave di lettura credo invisa ai più.
    Voi cosa proponete di concreto, di tangibile, di verificabile, per evitare che ciò che forse è già successo in grande stile non risucceda più ?
    Vedo molti pronti a scagliarsi conto le decisioni già prese da altri, ma mai a proporre qualcosa di concreto sul quale confrontarsi.
    Se il disciplinare del Brunello, il relativo sistema dei controlli ed i molteplici possibili e lampanti conflitti di interesse rimanessero tutti così come sono ora, cosa impedirà ai birbanti di ripetere i loro non adamantini comportamenti ?

    Ciao

  16. Luciano, giustamente ti chiedi: “Se il disciplinare del Brunello, il relativo sistema dei controlli ed i molteplici possibili e lampanti conflitti di interesse rimanessero tutti così come sono ora, cosa impedirà ai birbanti di ripetere i loro non adamantini comportamenti ?”. Ma allora cosa dobbiamo fare, cambiare il disciplinare eliminando quel polveroso e superato vincolo ad utilizzare esclusivamente Sangiovese di Montalcino per produrre Brunello? Cosa dobbiamo fare, dare implicitamente ragione, cambiando le regole e ammettendo l’uso anche di altre uve, ai mariuoli, che mariuoli ci sono stati, poche balle!, che per i loro “Brunello” (almeno così si leggeva in etichetta) hanno disinvoltamente utilizzato anche altre uve? Cambiare il sistema dei controlli é doveroso, modificare il disciplinare, proprio ora, sarebbe assurdo

  17. I miei “piu” migliori complimenti al Consorzio………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………

    Gianni Morgan Usai > Jazz Wine

  18. Franco, il dibattito acceso dei mesi scorsi rientra prepotentemente dalla finestra. Forse però da allora qualcosa è cambiato. Allora si pensava che le analisi e le indagini della Procura di Siena avrebbero portato prima o poi ad un elenco dei buoni e dei cattivi. Le ipotesi del tuo post invece fanno balenare l’ipotesi di un “tutti assolti”. Questa ipotetica soluzione finale secondo me cambia radicalmente nei fatti ogni scenario che ci eravamo fatti.
    Per assurdo ti dico che un disciplinare modificato come già ho detto mille volte, con controlli rafforzati, con conflitti di interesse risolti, dovrebbe essere richiesto a gran voce da chi pretende di bere con certezza, cercandolo, un Brunello fatto di solo sangiovese. E chi lo vuole si produca o si beva un Brunello fatto non solamente con sangiovese. Altrimenti tu che lo riconosci anche da lontano un miglio sei al sicuro ma i comuni consumatori che vivono magari a migliaia di chilometri e non hanno le tue capacità, le tue conoscenze, come faranno a districarsi? Tutto tornerà come prima.

    Ciao

  19. @vignadelmar-Personalmente non credo che le cose tornerano come prima perchè comunque le cose vadano dal punto di vist giudiziario, il mercato, i palati di molti critici enogastronomici e molti semplici appassionati si sono resi conto che il sangiovese è un’altra cosa rispetto a quei vini caricaturali spesso proposti in passato e poi quel genere di vino semplicemente ormai ha fatto la sua epoca.Tutta la vicenda del Brunello, aldilà di quello che molti sono disposti ad ammettere, ha fatto pensare, riflettere e maturare un sacco di gente! Devo dire che questo è grazie soprattutto ad un blog come questo che davvero è stato (ed è)una fonte d’informazione indispensabile per tutta la vicenda.

  20. @ Castagno – Indubbiamente il dibattito, a tratti anche giustamente accesissimo, sviluppatosi sul tema del disciplinare del Brunello anche grazie a questo blog, ha permesso a molti di formarsi una propria e maggiormente ragionata opinione.
    La cosa sulla quale non sono assolutamente d’accordo è quella che molti semplici appassionati si siano resi conto che il sangiovese è altra cosa rispetto ai vini caricaturali che ormai hanno fatto la loro epoca.
    Dovremmo riflettere sul fatto che questo dibattito, seppur vasto e bello, ha coinvolto addetti ai lavori, opinionisti, giornalisti e tutto il bel mondo che gira attorno al vino ma credo abbia lambito solo di striscio il popolo dei consumatori.
    Ad esempio penso che l’ amante del Brunello abbia FORSE letto, sentito dire, si sia magari anche informato. Ma se a lui piace un Brunello con una determinata cifra stilistica, tutte queste eventuali recenti conoscenze lo avranno comunque fatto rimanere consumatore di un certo tipo di Brunello (io lo definisco “imprinting gustativo”) .
    Anche perchè se per farsene un’idea volesse cercare un Brunello fatto con solo sangiovese dove lo troverebbe scritto che quel dato Brunello è certamente fatto con solo sangiovese?
    Noi forse lo sapremmo riconoscere ma la stragrande maggioranza dei comuni consumatori legge solamente l’etichetta, legge Brunello e stop.

    Ciao

  21. dici benissimo vignadelmar: l’errore, clamoroso, é stato consentire, a causa di controlli mal fatti o non fatti o di compiacenze varie, che il consumatore potesse farsi un’idea, erronea e falsa, del Brunello, mediante vini che con il Brunello di Montalcino non avevano nulla a che fare, salvo il fatto che riportavano in etichetta questa magica denominazione. Se oggi quel consumatore si é fatta la bocca su quei “Brunello” o pensa che il Brunello sia quel vino dal colore impenetrabile, concentratissimo, senza acidità, molle, muscolare e marmellatoso e dai profumi di mora, sarà ben difficile riuscire a convincerlo che il vero Brunello é ben altra cosa, con altri colori, altri profumi, altro gusto, altro equilibrio, eleganza e bevibilità… E’ proprio per i danni arrecati all’immagine corretta di un vino speciale come il Brunello che i furbetti del vigneto e della cantina non dovrebbero assolutamente farla franca…

  22. Franco, prima o poi, dovrai arrenderti all’evidenza che per uscire da questa empasse sia necessario modificare il disciplinare del Brunello.
    Rendendo chiaro ed esplicito da quali uve sia composto un dato Brunello e contemporaneamente assicurando il consumatore che quello che c’è scritto in etichetta corrisponda a verità.
    Una verità frutto di nuovi rigorosissimi controlli fatti da nuove rigorose Autorità e Laboratori. Tutti assolutamente indipendenti e senza conflitti di interesse.
    Certo questo mio post è un sunto veloce ed approssimato del mio pensiero ma tu e gli altri che con me avete portato avanti questo dibattito avete capito bene.
    Continuo a dire che questi cambiamenti dovrebbero essere caldeggiati innanzi tutto da quei Produttori che non hanno alcuna voglia di poter essere assimilati a tutti i propri colleghi in maniera indistinta.
    Ti prego di non tirar fuori nuovamente l’argomento secondo il quale esiste già la DOC Sant’Antimo. E’ un argomento debole, troppo debole a fronte della forza e risonanza del Brunello di Montalcino a cui tutti vorrebbero commercialmente rifarsi.

    Ciao

  23. @ Vignadelmar
    Caro Luciano,
    prima o poi dovremmo – non è un refuso, le m sono due – arrenderci all’evidenza (?) della quale parli in tanti, anzi in troppi.
    La tua, intendiamoci, è un’opinione rispettabile. Meno rispettabile è stato l’atteggiamento di coloro che nei mesi scorsi hanno tirato fuori certi discorsi, dichiarando pubblicamente la loro colpevolezza morale. Un’insufficienza di prove non basterà a ripulire l’immagine di questi signori. In alto a destra trovi il video del dibattito di Siena: riguardatelo e poi mi dici qualcosa rispetto allo stile e alle motivazioni dell’una e dell’altra parte.
    Certi argomenti sono deboli, ci fai notare. Beh, potrei dirti che quegli stessi argomenti (utilizzati da moltissimi produttori, tecnici, giornalisti, commercianti e consumatori) hanno fino ad oggi impedito che l’establishment, con tutta la sua arroganza, con tutta la sua potenza politica, economica e mediatica, riuscisse a mettere le mani sul Disciplinare. Ce la farà in futuro? Sinceramente penso di no, perché tutto ciò che è accaduto ha avuto tra i suoi effetti quello di chiarire una volta per tutte come un autentico Brunello debba o non debba essere. Ci avevano provato già in Langa, come tu sai benissimo, e non hanno combinato nulla; Qualcuno ha “preferito” rinunciare alla denominazione. La gente non è stupida, caro Luciano, e si rende conto dei limiti di ciò che l’establishment vorrebbe per il vino italiano. Dici di no? Allora chiudo in bellezza, riportando di seguito le motivazioni del premio assegnato al Vinitaly a Castello Banfi. Posso garantirti che in tantissimi ci hanno riso sopra; sono certo che lo farai anche tu, che – a differenza di certa gente – sei dotato di un po’ di senso dell’umorismo.
    Stammi bene, e bevi bene.
    “Forza trainante del “modello Montalcino”, indissolubilmente legata al territorio che emerge con intensità ad ogni sorso dei suoi vini, la Castello Banfi è riuscita a coltivare l’innovazione tecnologica, con un’ottica di produzione e di tutela dell’ambiente, senza dimenticare mai l’importanza della tradizione”.

  24. Caro Marco Arturi ricambio di cuore l’augurio di stare bene e bere bene.
    La lettura della motivazione del premio alla Banfi non mi fa cambiare idea. Così come la vicenda piemontese dove Qualcuno (siamo tornati all’Innominato di manzoniana memoria? Non mi sembra il caso ! ) ha rinunciato.

    Ciao

  25. caro vignadelmar, quel Qualcuno che é inutile nominare tanto si capisce benissimo di chi si tratti, ha rinunciato e declassato (posso usare questa definizione che fa pensare tanto a Montalcino e allo scandalo del Brunello?) solo dopo aver cercato di cambiare le regole del gioco ed essere stato sonoramente sconfitto: non dimenticarlo…

  26. Declassare non è un termine che possa mai essere messo in relazione al Giove Tonante dell’Enologia Italiana !!!!
    Semmai è il resto della denominazione che è stata declassata dalla sua fuoriuscita !!!!
    Questo per dare un nome ed un volto a quel Qualcuno, a quell’Innominato, che ha inciso il proprio cognome a caratteri di fuoco nella storia vitivinicola italiana.

    Ciao

  27. ha inciso anche sulla porta della propria cantina una targa che in sintesi dice : L’azienda non riceve visitatori . Se avete qualcosa di interessante da comunicare questo è il numero di telefono .
    In lizza da anni per il Nobel della cortesia .

  28. @vignadelmar-il mio intervento potrebbe passare per quello di un’ingenuo eppure oggi come oggi, in Italia quale critico enoico non ha dovuto fare i conti con la vicenda dei Brunelli taroccati? Eppure prima, ogni qualvolta venivano proposti dibattiti circa la regolarità di “certi” vini, coloro che proponevano tali argomenti venivano trattati da “paranoici complottisti”,come ho potuto sperimentare in prima persona.Oggi la situazione è cambiata,non solo grazie alla vicenda Brunello e sta avvenendo una piccola rivoluzione culturale che sta cambiando il modo di concepire il vino di territorio, a proposito seganalo il seguente http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/04/16/pistolotto-e-ultime-schede-bordolesi/ e anche in questo stesso blog il post la bastonatura dei Barolo della Spinetta sono sintomatici di un fenomeno irreversibile.
    La questione dei taroccamenti è stata e rimane essenzialmente culturale e come tale sarà cambiata solo e quando il vento cambia direzione,come sta succedendo ora, non è una questione di controlli o perlomeno lo è solo in maniera secondaria.Infatti pur rimanendo nell’ambito della legalità ritengo che sarebbe più che possibile creare dei Brunello utilizzando solo sangiovese ,ma che con l’uso di “pratiche di cantina”e barrique arrivare all’ipertrofia più oscena.Il fatto è un’altro questo modo di lavorare non è più accettabile,l’enologia nei vini di territorio deve essere fatto di sottigliezze e sfumature…specialmente quando appunto come dicevo in apertura i critici non possono rischiare più di sputtanarsi premiando mostri di concentrazione non più credibili.Il parco buoi, rappresentato da molti semplici appassionati eventualmente si adegua.
    Certo la prova del nove ossia la cerchiatura della botte sarà completa quando ci sarà la conversione definitiva di personaggi come il Giacomino lattonzolo ed il mercato oltreoceano, se mai ci sarà.
    Saluti

  29. Di Angelo Gaja non sono stato io a parlare in questo Post. Altri lo hanno fatto citandolo come Qualcuno ed io ironizzando in risposta chiamandolo Innominato.
    Non vorrei che questo dibattito si trasformasse nell’ennesimo topic apologetico o detrattore su Gaja, quindi mi fermerei a questo punto. Anche se Gaja ha ripetutamente messo il peso del proprio pensiero in questo dibattito. Quindi se parliamo di quello che pensa Gaja sul Brunello di Montalcino va bene, se dobbiamo dirci quanto Gaja ci stia simpatico o antipatico mi chiamo fuori.
    Ciclicamente torno a leggere di rivoluzione culturale che starebbe cambiando il modo di concepire il vino di territorio; penso sia vero ma altrettanto seriamente penso che sia una rivoluzione culturale che ha fatto presa su di una élite di bevitori, degustatori, giornalisti, produttori. Prendere atto di questo secondo me non ne diminuisce la portata e l’importanza ma serve a parametrare bene il nostro agire futuro.
    Io ho detto la mia, altri la loro, ognuno si pensa depositario della soluzione definitiva e giusta. Penso che su questa questione pesino si enormi interessi economici ma anche altrettanto grossi conflitti di personalità e personalismi che stanno bloccando un ragionamento corale che potrebbe portare ad una soluzione equa e condivisa. Insomma, gli arroccamenti non ci porteranno da nessuna parte.
    Mi propongo come mediatore….sono credibile ??? 🙂

    Ciao

  30. Egregio Franco,
    è da molto che non lascio un commento su questo blog, sia per mancanza di tempo, sia perchè tutta la storia del brunello ha fortunatamente avuto delle tregue.
    ma vorrei scrivere un commento a proposito di questa vicenda, non ho letto quello che hanno scritto gli altri visitatori ma lascio comunque la mia.
    la procura sta allentando in quanto le analisi sono state dichiarate inattendibili, è corretto, i dati in possesso del laboratorio privato al quale si appoggia la procura sono vecchi e soprattutto non riferiti a Montalcino. gli esperti durante l’incidente probatorio non se la sono giustamente sentita di avvalorare tali dati. la procura lavorerà eventualmente su altri capi di accusa -se li ha-
    comunque volevo tranquillizzare gli amanti, come me, del vero brunello, il CDA del consorzio (accusato di nullafacenza, ma con 25 ritrovi nel 2008 e già 11 nel 2009 contro una media dei 10 annuali) ha dato mandato per una sperimentazione del sangiovese a Montalcino. a tra qualche anno i risultati certi e veri.
    spero quindi che chi ha dei dubbi sui buoni operati, almeno da ora in poi, degli agricoltori ilcinesi si calmi con le parole e con giudizi a sproposito, primo perchè non fa bene a nessuno, secondo perchè “chi è senza peccato scagli la prima pietra”
    grazie

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