Barolo 2003 sullo scaffale a 4,59 euro: è questa la “rivoluzione” di Fontanafredda?

Non ho potuto partecipare al Vinitaly alla conferenza stampa che con il simpatico titolo di “Ci siamo tolti il tappo” ha presentato la “rivoluzione in tre punti” decisa dalla nuova proprietà e dal nuovo management della storica tenuta Fontanafredda di Serralunga d’Alba, villaggio simbolo della zona del Barolo. Un programma organico e ambizioso che potete leggere nel testo che vi propongo qui in allegato – Ci siamo tolti il tappo
Se avessi partecipato alla presentazione non avrei mancato di chiedere, cosa che faccio ora, a Monsù Farinetti, patron di Eataly e di tante altre cose in terra di Langa, se rientri nella “rivoluzione” annunciata il fatto che un vino simbolo della produzione della casa vinicola che, come viene proclamato, “ha preso coscienza della particolarità e dell’unicità dell’ambiente in cui è collocata e ha progettato una nuova fase di sviluppo: la trasformazione in Riserva bionaturale”, ovvero il Barolo base o annata, il Barolo Fontanafredda, possa finire sullo scaffale di un supermercato, seppure con la non irresistibile annata 2003, ad euro 4,59, ovvero 8887 delle vecchie care lire, come documenta questa foto scattata nel goriziano, in Friuli Venezia Giulia, e inviatami da un attento lettore.
Se fosse questa la “rivoluzione” farinettiana, (s)vendere Barolo a prezzi da Dolcetto (e nemmeno di quello speciale), ci sarebbe ben poco di che rallegrarsi…

0 pensieri su “Barolo 2003 sullo scaffale a 4,59 euro: è questa la “rivoluzione” di Fontanafredda?

  1. Prima che arrivino i soliti difensori d’ufficio ad enunciare e consolidare “i massimi sistemi” vorrei fare 2 considerazioni.
    Alcuni anni fa Fontanafredda era il classico prodotto da GDO, bistrattato, mediocre, conservato male, ma “costava poco“, ovvero 14.50€ sugli scaffali. A Torino, in occasione dei giochi olimpici invernali del 2006, Fontanafredda distribuì nella GDO bottiglie di Barolo e Barbaresco con un etichetta “olimpica“ con tanto di sciatore disegnato ed i 5 anelli, insieme allo stesso vino della stessa annata con etichetta standard. Le bottiglie olimpiche però costavano 6€ di più.
    Erano un richiamo per turisti gonzi?
    Farinetti & partners hanno comprato l’azienda con i relativi immobili, vigneti e boschi ed improvvisamente (vogliamo dire miracolosamente?) tutto quel verde diventa una “Riserva bionaturale” che fa risparmiare Co2, un grande progetto ecosostenibile con il risultato di un’uva pulita a residuo zero!
    L’anno scorso, in mezzo a quei filari ed a quei noccioli, c’erano forse condomini che bruciavano gasolio? Strane piante autoctone che emettevano metano? Prati che rilasciavano Radon in atmosfera?
    Invece di raccontare queste favolette ad una clientela deficiente (nel senso latino del termine) che ritengono penda dalle loro labbra, perchè non pensano prima a migliorare la qualità dei loro vini?

  2. Chissà cosa ne penseranno gli altri produttori della zona.
    Se non si tratta di un errore del supermercato è veramente imbarazzante e poi a Eataly a quanto lo vendono?
    Comunque al Vinitaly produttori di Brunello mi hanno parlato di Brunello venduti a 6-7 Euro.

  3. Molto triste la faccenda, anche se non mi stupisce. La via della GDO è un’occasione molto appetitosa per le grandi aziende e appunto le etichette olimpiche le cui bottiglie sono state vendute a 6 € in più ne sono la prova inconfutabile. Per tutti i curiosi, si legga il seguente post e si noti quante referenze di Brunello di Montalcino si possano trovare in un supermercato:
    http://www.lavinium.com/laviniumblog/?p=1700

  4. un paio di cose a margine dell’indecente Barolo a 4 euro rispetto al quale è tutta da verificare la responsabilità (irresponsabilità, meglio) dei soggetti coinvolti. Invece, chiamando in causa le nuove strategie di comunicazione dell’azienda di Serralunga, è il caso di porre l’accento sul dolente fronte della pubblicità ingannevole. In tal senso, bastava lo stand di Fontanafredda al Vinitaly che portava a fronte di tutta la sua facciata una gigantesca foto camuffata beceramente, l’azienda circondata da colli tutti verdi e la cantina del carissimo Baldo cancellata al fotoshop… Non entro nel merito dei metodi “naturali” con cui si condurrebbe la produzione dell’azienda, tanto da farne un’oasi, ma certo trovar lì, sotto quella gigantografia furbescamente ritoccata, uno slogan a gran caratteri tutto viva la natura e la naturalezza, risultava davvero -a dir poco- imbarazzante per chi (quanti poi tra i fieraioli?) di quell’area di Langa ben conosce il reale profilo…
    Infine, caro Franco, facciamo attenzione a metter a paragone Barolo e Dolcetto rispetto ai prezzi di vendita perchè nel frattempo c’è chi il Dolcetto lo vende imbottigliato a 0,75 €…

  5. Caro Franco,
    una nota catena di supermercati pubblicizzata in radio vende oggi un bianco e un rosso “anticrisi” in brick a 0,75 euro al litro. Anni fa, negli anni bui del Chianti Classico, note aziende vendevano Gallo Nero a 1.500 lire la bottiglia. C’è da meravigliarsi se, con l’aria che tira, un’azienda come Fontanafredda vende sottocosto (o magari, attenzione, è il supermercato che vende sottocosto) il Barolo di un’annata mediocre come il 2003? Siamo realisti. I 5 euro sono senza dubbio un insulto all’immagine e al lignaggio di un vino come il Barolo, ma economicamente parlando stiamo certi che, se si vende a quelle cifre, qualcuno (in ricavato, in immagine o in fatturato indotto grazie al vino-civetta) ci guadagna. Anch’io ho notizia di Brunello venduti sottobanco a cifre ridicole rispetto a quelle “ufficiali” e/o a quelle a cui siamo abituati. Si è parlato però anche del crollo da oltre 100 euro a meno di 40 di alcuni grandi Bordeaux. Che c’è di strano se ora l’abile Farinetti tenta di rilanciare commercialmente l’azienda e/o di liberarsi delle zavorre di magazzino svendendo certe bottiglie? Casomai è triste, non strano.
    A presto,

    Stefano

  6. Paolo, a me sembra che arrivi sempre prima te a consolidare i tuoi “minimi sistemi” ma tant’è… Io vivo a pochi km da Fontanafredda, è vero, fino ad ora non c’è nessun condominio che brucia gasolio e ancor meno prati che rilasciano radon, nessuno l’ha mai pensato, anzi qui si vive benissimo. Infatti si parla di p r o g e t t o futuro. Scommettiamo che fra non molto sentirai anche altre aziende della zona “progettare” in tal senso? Scommetiamo? Anch’io mi “sono tolto il tappo” riguardo a quel barolo e nella pausa pranzo, visto che ci passo davanti, ho fatto un salto nel medesimo supermercato: stesso barolo del 2003, in offerta a 14.45 euri. Ho spedito foto a Ziliani. Credo quindi che in quello goriziano si siano sbagliati. Credo.

  7. Penso anch’io che sia un errore, visto che lo stesso barolo qui alla coop viene sui 15 euro. comunque se vogliono far fuori fondi di magazzino fatti loro, l’unica cosa è che, in tal caso, la gd/gdo deve indicare il sottocosto. visto che questo non è nella foto propendo quindi per un marchiano errore
    saluti

  8. prendo atto delle due testimonianze che attestano la vendita, altrove, a prezzi decisamente più corretti, ma mi chiedo, possibile che in quel punto vendita in Friuli non si siano accorti che vendevano quel Barolo 2003 ad un prezzo decisamente sballato e sottocosto?

  9. Vi siete chiesti, data l’eccelsa annata che fu quella del 2003, se quel vino resiste sugli scaffali ancora un pò o se sia il caso di “bagnarci” le scaloppine?
    Forse il direttore del Bennet di Gorizia se ne è accorto…

  10. Il direttore sarà un po’ fuso, comunque non capisco perchè sul sito dell’enoteca regionale del barolo diano come annata eccezionale quella del 2003. De gustibus

  11. Tommaso, la lira esiste ancora, anche se in modo virtuale. Nulla impedisce che un paese possa uscire dall’area euro e riprendere l’antica divisa. A prescindere dal fatto che ancora molti sembrano continuare a pensare in lire (traducono qualunque prezzo nelle “vecchie lire”).

  12. Forse si sta ragionando su un errore di un supermercato – io trovai un notissimo brunello a euro 25 in Milano o un notissimo champagne millesimato a meta’ prezzo, i prezzi erano ovviamente errati. Ma dall’errore o meno che sia, ragionandoci ci si scontra con la realta’ del mercato attuale: quanto e’ cresciuta l’offerta mondiale di vino? Non sono piu’ che raddoppiate le bottiglie prodotte di Barolo in 10 anni? Ovvio che alcune, quelle che contengono il vino con uva cresciuta dove una volta c’erano in noccioli o i boschi, dove la neve non si scioglie mai, prima poi le si troveranno sugli scaffali della grande distribuzione a quattro soldi, come gia’ si trovano secondi vini di blasonate aziende tribicchierate a meno di 4 euro, che nessuno vuole piu’, barbareschi a 7 euro, amaroni o presunti tali ecc. La massa dei consumatori anche qui si abiuterà ad aspettare …i saldi.

  13. Caro Franco,
    dalla tua nota ma soprattutto dalla lettura dei commenti dei tuoi lettori mi rendo conto di quanto sia difficile lottare contro i pregiudizi.
    Il primo pregiudizio è che sia possibile pensare che un’azienda possa avere scientemente collocato un Barolo su uno scaffale a un prezzo così scandaloso come quello riportato dalla foto scattata, se l’informazione è corretta, nel Bennet di Gorizia. Ricordo che il prezzo al pubblico è – almeno – comprensivo di IVA al 20%, del margine del rivenditore, delle commissioni all’agente, del trasporto, degli imballi. Togliete tutto ciò e vedrete cosa rimane…
    Il secondo pregiudizio è pensare che questo possa farlo un’azienda della storia e dell’importanza – almeno per il Barolo – di Fontanafredda.
    Pregiudizi tali che mettono persino in dubbio che si tratti di un errore da parte del gestore del supermercato, o semplicemente perché questi signori avevano ancora poche bottiglie del 2003 e volevano venderle in fretta per chiudere la referenza e passare al 2004 o al 2005. Purtroppo quando il vino viene venduto a qualunque operatore, nessun produttore può più in nessun modo intervenire sul prezzo di vendita. Per quanto ci riguarda noi abbiamo esaurito il Barolo 2003 da almeno un anno e stiamo per uscire con il Barolo 2005 avendo pressoché esaurito anche il 2004: non si tratta quindi certo di un nostro fondo di magazzino da smaltire (a Gorizia, poi?).
    Nel merito voglio comunque rassicurarvi tutti, cari amici: Il corretto prezzo di vendita per il nostro Barolo con la tradizionale etichetta di colore argento, cioè quello che viene prevalentemente distribuito nel canale GDO, è di 16,50 €. Si può trovare, a seconda delle politiche di vendita più o meno aggressive adottate dal rivenditore, con uno scarto in più o in meno di 2 €, quindi da 14,50 a 18,50. Questo è il posizionamento corretto di quel vino: un Barolo democratico, nel senso di non elitario e direi accessibile a tutti, quindi coerente con il canale distributivo. Per chi ha un portafoglio più consistente ed esige un livello qualitativo maggiore, Fontanafredda ha altri Barolo, con prezzi decisamente diversi e più elevati, come il Barolo di Serralunga d’Alba (utilizzato anche, pur senza citarlo, nelle “famigerate” bottiglie con etichetta olimpica, da cui il prezzo più alto, non certo una fregatura per nessuno) oppure i cru La Villa, La Rosa e Lazzarito.

    “Riserva bionaturale”:
    se posso ancora approfittare della tua attenzione, posso dire che certamente non da oggi abbiamo preso coscienza della particolarità e dell’unicità dell’ambiente in cui l’azienda è collocata – riscontrabile peraltro da chiunque venga a visitare le nostre cantine – e abbiamo quindi progettato una fase di ulteriore sviluppo, che abbiamo definito – quella si, in tempi molto recenti – “Progetto Riserva bionaturale”. Una verifica tecnica preliminare ha consentito infatti di attestare una grande capacità di smaltimento dell’anidride carbonica da parte del sistema produttivo aziendale. Utilizzando parametri di recente acquisizione scientifica (già utilizzati in altre aree vitivinicole, come in Champagne) abbiamo infatti calcolato che i processi relativi alla produzione delle uve e alla loro trasformazione in vino comportano l’immissione in atmosfera di oltre 2.800 ton di CO2, mentre dall’altra parte la vegetazione rappresentata dai vigneti e dalle altre colture della tenuta, oltre alla superficie occupata dal bosco, sono in grado di assorbirne oltre 4.300, con contestuale produzione di sostanza vegetale e immissione di ossigeno nell’ambiente.
    Si tratta di dati estremamente significativi che hanno rappresentato la premessa indispensabile per l’avvio della comunicazione di un grande progetto di ecosostenibilità che da qualche anno influenza in modo importante l’intero processo produttivo aziendale, a partire dal vigneto.
    Proprio nel vigneto già da alcune campagne si è proceduto ad eliminare sia l’impiego di sostanze erbicide per il contenimento delle erbe infestanti, sia le concimazioni chimiche. Inoltre si è intervenuti progressivamente a ridurre i trattamenti antiparassitari, fino al 60%, puntando a un risultato finale di estrema importanza: ottenere un’uva “pulita”, a residuo zero.
    Per quanto riguarda invece la cantina, gli obiettivi – altrettanto ambiziosi – sono ancora per lo più in fase iniziale e da raggiungere nel corso del prossimo triennio. Si tratterà di ridurre progressivamente l’impiego di lieviti industriali nelle fermentazioni, sostituendoli con lieviti autoctoni selezionati dallo stesso ambiente naturale dell’azienda, di proseguire nella riduzione dell’impiego dei solfiti nei vini finiti fino ad arrivare ad una soglia inferiore al 50% della concentrazione massima consentita, di utilizzare un packaging integralmente riciclabile e biodegradabile, e bottiglie realizzate per l’85% con vetro riciclato, con il risultato di produrre un vino buono e pulito. L’arrivo di Farinetti in questo contesto è stato decisivo per almeno tre fattori: nel credere nel lavoro fatto sino ad allora, nel mettere in condizione l’azienda di finalizzarlo e nel comunicarlo con indubbia efficacia. E scusate se è poco…
    Chiudo permettendomi infine di evidenziare un ultimo grande pregiudizio, curiosamente riservato alle Langhe (in Toscana, per esempio, non mi risulta che il problema si ponga, per nessun produttore): quello che un’azienda considerata mediamente grande non possa lavorare con gli stessi metodi, con le stesse aspirazioni qualitative, con la stessa sensibilità, con lo stesso (se non superiore) anelito per la qualità del prodotto, che viene invece riconosciuto – quasi in modo aprioristico – ai vini di un produttore di dimensioni più contenute. Non nego che in passato (negli anni ‘70-’80 soprattutto, ma anche più avanti) sia stato commesso qualche errore, forse anche inevitabile, per l’epoca, ma credo anche che sarebbe bene prima o poi prendere atto che le cose sono da tempo definitivamente e sensibilmente cambiate.

  14. Dalla Danimarca mi sento dire che un produttore che vende il Barbaresco a 18 euro in cantina, lo vende reso in Danimarca a 5 euro.
    Un’altra azienda blasonata: Barbera d’Alba franco cantina a 12 euro, reso in Germania al distributore 2,5 euro. Presenzio per sbaglio ad una trattativa: scontistica del 30+20+10!
    Non parlo di aziende dalla dubbia immagine, ma di 3 bicchieri, annate 2004 e successive.
    Non commento.

  15. Ringrazio Giovanni Minetti per il suo dettagliato intervento. Quanto alla Fontanafredda, ci tengo a sottolineare come, in anni difficili, quando alla direzione non c’era un uomo che conosce il vino come lui, ma uomini di banca del tutto digiuni di cose vinicole mandati a Serralunga dal Monte dei Paschi di Siena, Fontanafredda abbia saputo fare qualità indiscutibile. Ricordo con una certa emozione gli otto cru di Barolo, annata 1982 e poi annata 1985, proposti negli anni Ottanta e dovuti alla capacità tecnica di un galantuomo, oggi scomparso, che mi piace ricordare, Livio Testa, eccellente enologo e persona perbene

  16. mi permetto qualche puntualizzazione. Un Barolo a neanche 5 euro in scaffale è pressochè certo non sia diretta responsabilità di Fontanafredda. Ma l’intervento dello stimato Giovanni Minetti riporta la questione sulle strategie di comunicazione aziendali e su presunti pregiudizi. Invece, almeno da parte mia, non si discute della svolta naturista nella gestione dell’azienda, rispetto alla quale non vi è alcun pregiudizio, piuttosto su come gli slogan che questa svolta annunciano finiscano con lo smontarsi sotto una foto truccata. Quindi, rispetto all’abilità e all’incisività comunicativa di Farinetti, stavolta dissento e ribadisco, ancora, che riusciva del tutto dissonante un inno alla naturalezza sotto un’immagine furbescamente ritoccata come quella che campeggiava allo stand Fontanafredda del Vinitaly.

  17. Mi spiace, ma da consumatore/appassionato non sono d’accordo su come ha affrontato la notizia. O il supermercato ha fatto un errore nella prezzatura (ed allora la cosa finisce lì)oppure una delle seguenti due possibilità:
    a) un’azienda come Fontanafredda etichetta come Barolo un vino che Barolo non è,
    b) il prodotto in questione è conforme al disciplinare del Barolo e, quindi, è possibile vendere Barolo (sebbene “base” e di annata mediocre) a meno di 5€; ne consegue che un gran numero di produttori, distributori ed enoteche lucrano sul vino in modo esagerato.
    Questi sono i temi che, se io fossi un “enogiornalista”, avrei approfondito; non mi sarei limitato a scandalizzarmi perchè c’è in vendita un Barolo alla portata di tutte le tasche !!!

  18. @ Giovanni
    Se hai letto bene, Ziliani ha scritto “prendo atto delle due testimonianze…” quindi è chiaro che ci sia uno sbaglio da parte del supermercato (se Ziliani vuole può anche pubblicare la mia foto), che poi la “cosa possa finire lì”, beh, onestamente, siamo noi che commentiamo ancora.

  19. può essere stato uno sbaglio del supermercato, come ho detto e ribadisco, ma se si legge con attenzione la risposta del direttore della Fontanafredda si vede che anche lui, oltre all’ipotesi dell’errore, non esclude che invece volutamente il supermercato abbia voluto “liberarsi”, sfruttando l’elemento prezzo molto basso, di una residua scorta di 2003, molto meno appealing dell’annata 2004 commercializzata lo scorso anno e del 2005 che é da poco in commercio…

  20. a meno di stabilire , perchè lo amiamo , che il vino è un totem e deve avere un solo prezzo , quello giusto (!!!),non vedo perchè sia tanto strano , una volta giunto sul mercato , che abbia una formazione del prezzo come qualsiasi altro prodotto . E non è grave sia lo ponga il produttore sia il commerciante . L’anno scorso il petrolio in pochi mesi è andato da 40 a 147 a 38 dollari al barile . Qualcuno ha posto interrogativi morali ?

  21. Beh, fate avere il link a questo povero piccolo sbrodolone! è la gente ignorante che si fa sedurre da questi prezzi da discount.. e non merita altro che continuare a essere presa per il culo dai grandi commercianti! è QUELLO CHE VUOLE, è QUELLO CHE MERITA!! non ci lamentiamo poi se i piccoli produttori perdono entusiasmo e l’orgoglio di lavorare la terra….
    Buona bevuta ‘gnurant!

  22. Mi sono limitato a ricordare come in un mercato libero si forma il prezzo di ogni prodotto . Per conferma non è indispensabile consultare impegnativi testi di economia , basta un giornaletto di provincia . Poi se qualcuno decide di usare strumenti di discussione per gli insulti , viva la libertà , che però ha un difetto , svela chi siamo .

  23. E’ stato detto e ribadito che Fontanafredda è un’etichetta spesso presente nella GDO, come è stato detto e ribadito che probabilmente non rappresenta il top dell’essenza del Barolo, ma non credo (spero) che troverò mai questa etichetta nei discount.
    E’ plausibile, inoltre, una spiegazione come quella data da Ziliani poco sopra.
    Per questi motivi non capisco certi commenti con toni più “da stadio” che da blog civili come questo…

  24. Con tutto il rispetto che posso portare a 4,59 euro, mi sento di dire che questo prezzo al dettaglio (per non parlare di quello pagato al produttore) non è in grado di compensare le spese di chi lo ha prodotto, a partire dai lavori in vigna, dalla potatura alla vendemmia, a quelli in cantina, dalla pigiatura al lungo periodo di affinamento che il grande Barolo deve subire per essere chiamato tale. E a occhio e croce, questa cifra è di poco superiore al valore della quantità di uva necessaria per produrne una bottiglia.

  25. Scusate ma nin ci sono ti tutti i vini anche le varianti “low cost”? Il tocai che trovi pessimo a 2 € al litro sicuramente non è come quello che costa molto di più… C’è qualità e qualità chi spende poco lo sa che ha poco, indipendentemente dalla “marca”

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