Critico Rivetti e chi mi telefona (insultandomi)? Sorpresa: Angelo Gaja…

Aggiornamento, à la volée, sul post di qualche giorno fa dove informavo che in un blind tasting di qualcosa come 202 Barolo 2004 organizzato dalla rivista inglese Decanter, i cui risultati figurano nel numero di maggio appena pubblicato, il Barolo di un produttore a mio avviso sopravvalutato, che varie guide italiane e molti giornalisti di casa nostra, oltre all’ineffabile James Suckling di Wine Spectator, portano invece in palmo di mano e considerano quasi l’archetipo del grande Barolo moderno, veniva invece “bastonato”.
Ovvero preceduto, nelle valutazioni, da qualcosa come 170 Barolo e confinato, con un giudizio di sole due stelle su un totale di cinque disponibili, al giudizio di “fair”, ovvero “discreto”.
Un post di pubblico servizio il mio, della serie “per completezza dell’informazione”, che ha suscitato molti commenti, alcuni favorevoli, altri contrari, qualcuno fuori dalle righe, a testimonianza che quanto avevo scritto, chiedendomi “com’è che quando non gode, a priori, del giudizio compiacente di alcune guide italiche o del wine writer americano che di Barolo ne capisce come il sottoscritto di fisica quantistica, il Barolo del sor Giorgio Rivetti, messo in degustazione insieme a tanti altri vini, prende delle solenni bastonate e si rivela molto ma molto lontano da quel grande Barolo, imperdibile, must e di riferimento, per il quale disinvoltamente viene spacciato? Forse perché in UK non può contare sull’effetto “promozione” e sulle amicizie di cui gode – ma perché mai? – in Italia?”, era considerato un legittimo elemento discussione, una domanda assolutamente lecita.
Scrivendo queste cose, evidentemente, ho toccato qualche nervo scoperto e colpito qualche interesse che il carissimo e compianto Germano Pellizzoni, mio direttore e maestro avrebbe definito “di cupola”, e stamattina ho ricevuto, con riferimento al post, una furiosa telefonata.
Di Giorgio Rivetti, “incavolato” per quanto ho scritto? Niente affatto. La telefonata é arrivata da Qualcuno che evidentemente si considera il suo avvocato difensore o è stato toccato, anche se non si parlava di Lui, dalle mie parole.
Sto parlando del Signor Angelo Gaja da Barbaresco, che prendendomi a male parole e costringendomi, perché non sono disponibile a farmi insultare da nessuno, tantomeno da lui, a chiudere io la comunicazione (e con una certa quale soddisfazione), mi ha dato del “fazioso” e mi ha detto “vergognati”, perché ho raccontato che il Barolo del suo amico Rivetti, da lui compreso nella sua “nazionale enologica” di grandi personaggi del vino italiano presentati nell’ambito della degustazione organizzata al Vinitaly per festeggiare i 150 anni della sua azienda, era stato giudicato malamente dagli inglesi.
“Fazioso”, sempre a detta del signor Gaja, sarei stato perché non ho scritto che tra i 28 vini giudicati dal panel tasting di Decanter “fair” e confinati a “due stelle”, accanto al Vigneto Campé della Spinetta c’erano anche il Barolo Falletto di Bruno Giacosa, il Sorì Ginestra di Conterno Fantino. Oltre, aggiungo io, il Carobric di Paolo Scavino, il Villero di Boroli, l’Etichetta Nera di Parusso, i vini di Silvio Grasso, il Tortoniano di Michele Chiarlo, ecc.
Prendo atto dell’accusa di Gaja, anche se persino un bambino, può capirlo pertanto anche il re del Langhe Nebbiolo, capirebbe quanto sarebbe stato noioso riportare l’elenco completo dei 27 vini giudicati “fair” e che così come non ho pubblicato l’elenco completo dei 27 Barolo 2004 “highly recommended” e “quattro stelle” non ho ritenuto pubblicare, accanto al nome del vino della Spinetta, la sequenza degli altri 27 vini che a Decanter non sono piaciuti.
Non è sfuggito nemmeno a me, come non è sfuggito a Gaja, il fatto che anche altri Barolo noti, alcuni che mi piacciono molto, altri meno, siano finiti nell’angolo, con la considerevole differenza che nessuno di loro é prodotto da aziende che godono dell’occhio di riguardo e della celebrazione a prescindere, che a mio avviso e in base alla mia lunga esperienza di osservatore e commentatore delle vinose italiche vicende, viene riservata ai vini di Rivetti.
Questo detto, prendo atto che Angelo Gaja, oltre a provare a fare sempre più il “giornalista” ed il poligrafo dicendo la sua su quanto accade nel mondo del vino con interventi inviati ai vari giornali, intende ora dedicarsi all’attività di avvocato degli amici.
Per quanto mi riguarda può fare quello che vuole, ma che non si permetta più, come già si è permesso (e come ho stigmatizzato qui) di insolentire il prossimo e di sindacare su quello che scrivo, anche quando non mi occupo di quello che fa e che dice.
Non devo di certo rendere conto a Gaja, la cui presunzione comincia a raggiungere livelli smisurati, di quello che scrivo su questo blog e altrove. Che si preoccupi piuttosto di produrre ottimi vini e soprattutto di riuscire a venderli visto quello che costano, e che non metta il naso da occhiuto censore, dando lezioni che non è autorizzato a dare, bacchettando quei pochi che non la pensano come lui e non lo riveriscono, in vicende che non lo riguardano.
Sulle sorti presenti e future del Barolo e del Barbaresco e del Brunello di Montalcino, su cui Gaja nel corso degli anni ha già ampiamente fatto capire come la pensi e dove intenda arrivare, sulla qualità e sull’estetica di vini che credo ormai di conoscere bene, continuerò a dire, liberamente, in assoluta indipendenza, la mia. Piaccia o non piaccia, se ne faccia una ragione al Signor Angelo Gaja.
p.s. vogliamo scommettere che di solidarietà per l’accaduto, soprattutto da parte di addetti ai lavori e di persone del mondo del vino, non ci sarà ombra? E perché?

0 pensieri su “Critico Rivetti e chi mi telefona (insultandomi)? Sorpresa: Angelo Gaja…

  1. In effetti un’informazione più completa avrebbe permesso di ragionare meglio sui risultati di quel panel.
    Infatti nella mia pessima Osteria, tanto da vendere persino i vini di Rivetti, da cattivo Oste quale sono, vendo anche i vini di un certo Bruno Giacosa, più precisamente quei vinelli facili facili, semplici, banalotti, dell’Azienda Falletto. Ai miei clienti, che evidentemente hanno il gusto ormai devastato dalle troppe bottiglie di Rivetti che si sono tracannati da me, piacciono anche parecchio, tanto da esser disposti a spenderci parecchie decine di euro.
    Questo lungo preambolo serve a dire che trovo veramente strano veder così mal giudicato il Barolo Falletto del giovane ed inesperto Giacosa; che abbia usato barrique nuove anche lui senza dirci niente ?
    Sarebbe un vero scoop !!!!

    Ciao

  2. dai primi due commenti prendo atto, come avevo del resto previsto, che nessuno o quasi spenderà una parola per condannare, ma che dico, almeno criticare, il comportamento di chi ti telefona e t’insulta. Giustificazionismo a piene mani, come mi aspettavo.
    per il secondo commentatore: che quel produttore mi stia “sulle balle” é espressione che impegna e appartiene solo a chi l’ha utilizzata

  3. Io penso che monsù Gaja abbia perso un’occasione per tacere. Pur essendo questo un blog di appassionati, non è difficile per molti reperire una copia della rivista, leggersela e farsi un’opinione personale. Oltretutto il giudizio è stato espresso dal panel di degustatori e non dal titolare del blog, il quale si è limitato a riportare solo un fatto che si va ad aggiungere ai suoi precedenti giudizi stranoti a tutti i lettori del blog. I toni ed i modi della telefonata sono consoni alla personalità di un soggetto uso a servirsi e del bastone e della carota a suo piacimento, di certo non assomigliano a quelli del marchese di Saluzzo.

  4. Visto che ti avevo già criticato amichevolmente (almeno spero) prima di Gaja, non posso esimermi….

    “Cristo, Franco, ma lo sai che mi hai fatto diventare verde dall’invidia! Addirittura Gaja “personalmente di persona” che ti telefona e in più ti offende. ma lo sai che qualsiasi giornalista si sentirebbe realizzato nella tua posizione. E tu ti arrabbi: dovresti baciare il cavo telefonico che ti ha dato la comunicazione. Io pagherei fior di Barbareschi solo per sapere che Gaja, sbagliando numero, ha fatto il mio. Ti telefona Dio è tu ti lamenti: ma è strapeccattaccio mortale punibile con X anni di inferno oppure con la degustazione bendata di 157 annate di Tavernello. Sinceramente: dovresti pagarci una cena a tutti (durante il prossimo AWE???) oppure a me solo, tanto io bevo quando un branco di giornalisti del vino. Però vedi, anche tu sei imperfetto: potevi registrare la telefonata, mandarla in mondovisione: avresti avuto una share che la CNN nella prima guerra del golfo se la sognava. Comunque una certezza c’è: dalla prossima settimana potrai aprire le iscrizioni al corso “Come farsi telefonare da un Gaja incazzato. istruzioni per l’uso.” Io mi iscrivo subito, ma vuoi scommettere che dovrai fare più repliche di The Mousetrap nei teatri di Londra?

  5. Io ti esprimo la mia solidarietà e trovo poco consono ad un grande produttore come Gaja lo stile delle telefonate furiose, ma forse nasconde il nervosismo di chi incomincia a vedere che non si parla così tanto dei propri vini sul web e devo dire che anche negli ambienti del vino da me frequentati è raro sentire parlare dei vini di Gaja e di Rivetti che sicuramente continuano a vendere (alla fine magari conta solo questo) ma hanno trascurato di curare l’immagine sui media non tradizionali, di avvicinare il pubblico crescente di amatori del vino nelle manifestazioni minori e nelle degustazioni. Oggi quando si parla di barolo nei vari meetings di appassionati del vino ti assicuro che è rarissimo sentir parlare di Gaja e di Rivetti, io li associo sempre a qualcosa di antico, di assaggiato tanto tempo fa.

  6. Non mi sta simpatico Angelo Gaja e non mi piacciono i suoi vini.
    E trovo insultanti quelli del rinoceronte.
    E mi vanto di non aver mai letto WS.

    Ma il fatto che lei si sia preso degli insulti è per quanto mi riguarda una’altra conferma del livello dei giornalisti italiani ( specie quelli come lei che gravitano intorno al pianeta vino ). D’altronde non vorrà mica fare l’offeso…suvvia, in termini di pubblicità le sarebbe costato molto di più !

  7. @ Michele: di “pubblicità” del genere avrei fatto anche a meno. Ho scritto questo post solo per rendere edotto l’adorante mondo del vino quale sia l’altra faccia della medaglia, non quella che mostra nelle degustazioni celebrative, con standing ovation, stampa plaudente e santificazione assicurata, del Signor Angelo Gaja. Non faccio l’offeso perché sono molto più offensive le giustificazioni, a comando, del comportamento del noto produttore, di quel che mi ha detto, prima che chiudessi la comunicazione, chi in passato tentò di far modificare inutilmente il disciplinare del Barbaresco e nell’ambito della vicenda di Brunellopoli ha proposto di aprire anche al contributo di altre uve. Passano gli anni, ma la coerenza delle posizioni rimane, come un filo rosso…

  8. Quando si urla ed insulta si passa automaticamente dalla parte del torto a prescindere dalle proprie ragioni, giuste o meno che siano. Io non t’invidio, stare dall’altra parte della cornetta in questi casi è imbarazzante.

  9. tra i tanti sbagli di Ziliani il primo , per oggi , è stato non accorgersi che a telefonargli non era Gaja , ma Dario Ballantini , stufo dei soliti personaggi di Striscia . Gli hanno garantito che noi enofili siamo ,per quelli come lui , il miglior…sussidiario , ci ha provato è rimasto soddisfatto , ritornerà . Basta un minimo di freddezza per capire che uno come Gaja , che mette un cartello all’ingresso della cantina : non ricevo nessuno , se avete qualcosa di interessante (per me )telefonatemi , non si abbassa a telefonare a un giornalista , che oltretutto si procura pubblicità su cui lui , Gaja , non guadagna . Ziliani è fazioso ? meno male , altrimenti ci romperebbe le palle con : 13,5 gradi , rosso , credo , noce moscata , tartufo , resina e coda di cavallo . Il vino è buono ? vedete voi .

  10. Caro Ziliani,
    a me stupisce solo una cosa………che il Giove Tonante abbia usato il telefono!!!!! mi aspettavo uno squarcio tra le nubi di un cielo coperto, il raggio di luce che fende la tenebra e lei ziliani che cade fulminato tipo john belushi nell’immortale blues brothers. e invece? una telfonata, una telefonata,…maronna anche ‘sti miti che..che delusione
    ciao

  11. Ammiro Franco Ziliani per la sua indubbia preparazione e per la passione che mette nel lavoro, ma la vicenda che riferisce, indubbiamente, cancella parte dell’effetto suscitato dal suo articolo relativo alla valutazione riportata dal Barolo di Rivetti.
    Infatti non si può negare che se, vicino al nome di Rivetti, avessimo letto anche quelli di Conterno Fantino, Bruno Giacosa ecc. avremmo tutti pensato che chi ha valutato non avesse capito nulla, o fosse, quantomeno, spinto da motivazioni estranee a quelle che dovrebbero muovere un esperto. Perchè ci saremmo sentiti come appasionati di automobilismo a cui avessero toccato la Ferrari. Quantomeno l’articolo de quo non avrebbe sortito gli effetti voluti da Ziliani e per questo, è innegabile, un sospetto di faziosità aleggia, nè si può ritenere sufficiente la spiegazione data dallo stesso “che sarebbe stato noioso elencare gli altri 27 vini” poichè sarebbero bastati i due nomi da me citati a dissolvere l’effetto voluto dall’autore dell’articolo.
    Credo che la passione e l’indubbia esperianza di Ziliani lo portino molto spesso sopra le righe, come ho già avuto modo di commentare sul blog al quale collaboro “www.digustomangiando.wordpress.com-l’angolo del sommelier”.
    Devo anche ammettere che io qualche perplessità l’ho avuta già in passato, leggendo con quale foga inveisca nei confronti delle guide che promuovono certi vini, in particolare di alcune, nonchè degli autori che vi collaborano o che vi hanno collaborato.
    A questo proposito mi sono chiesto se si sia mai accorto che anche la guida A.I.S., associazione per la quale lo stesso Ziliani lavora da tempo, elargisce le valutazioni migliori proprio ai vini che lui stesso disprezza quali Brunello di Banfi, Barolo di Rivetti ecc. e, nel caso la risposta sia positiva mi chiedo perché non ho mai letto nulla su questo.
    Concludendo non posso che rilevare, sulla scorta di quanto riferito da Ziliani, come l’atteggiamento di Angelo Gaja sia stato arrogante e censurabile, quindi tutta la mia solidarietà a Franco Ziliani, anche se vale poco poiché proveniente da un semplice quivis de populo.

  12. sono totalmente solidale e d’accordo con lei sig. Ziliani, ma anche un pò soddisfatto. Perchè se un produttore del calibro di gaja si incazza così tanto per il suo ( e nostro?) giudizio su alcuni barolo tutto legno e concentrazione, forse questo significa che anche lui si sta rendendo conto che il gusto sta cambiando? che si torna (grazie ai veri vignaioli!!!) ad amare il vino fatto in vigneto e non solo in cantina? forse i “grandi” produttori di questi barolo moderni hanno paura di passare dal gradino più alto del podio all’angolino dei modernisti a tutti i costi? i miei più veri complimenti Ziliani, perchè è anche merito suo se la concezione più tradizionale e vera del vino, forse, sta tormando alla ribalta. nel mio piccolo anche io cerco di spiegare ad amici e familiari cosa fa grande un vino….. solo nel tentativo di riportare una tendenza culturale del vino più vera e tradizionale. grazie per il suo continuo e profondo contributo a questa cultura!

  13. Trovo assolutamente assurdo un comportamento del genere,qualsiasi sia la ragione che lo provoca.Da appassionato di vino,inoltre,tali atteggiamenti mi suscitano solo ribrezzo e un senso di nausea…Il sig.Ziliani ha semplicemente riportato il giudizio di una commissione e questo rientra perfettamente nei doveri di ogni giornalista dotato di onestà intellettuale.E’ assurdo inveire contro un uomo che compie il proprio dovere solo perchè ha il coraggio di dire quello che pensa e di raccontare la realtà dei fatti.Credo che certi produttori di vini farebbero meglio a capire che la realtà sta cambiando e che i nuovi consumatori iniziano a ragionare seguendo i propri gusti e non assecondando le guide e la stampa,troppo spesso faziose.Frequento il corso da sommelier AIS e pian piano sto facendo”aprire gli occhi” a molti compagni di corso che si limitavano a comprare le bottiglie solo seguendo le guide.Sapete cosa sta accadendo?Che facendo confrontare loro un Barolo,un Barbaresco,un Brunello tradizionale di produttori meno noti con altrettante interpretazioni moderne e pluridecorate di marchi blasonati,il 75% di loro improvvisamente smette di comprare questi ultimi…Meditate signori produttori.Continui cosi’.sig.Ziliani,purtroppo di persone come lei nel mondo del vino ce ne sono davvero poche!

  14. ringrazio il blogger Sburlino per i giudizi che mi riserva e per la lezione di deontologia che mi regala, spiegandomi come avrei dovuto scrivere questo post e cosa non avrei dovuto omettere. Sono persuaso che ci sia sempre da imparare, ogni giorno, da chiunque, quindi non posso che fare tesoro dei consigli che spassionatamente mi regala. Quanto all’altro aspetto che, andando un po’ fuori tema, Sburlino tocca, ovverosia il fatto “che anche la guida A.I.S., associazione per la quale lo stesso Ziliani lavora da tempo, elargisce le valutazioni migliori proprio ai vini che lui stesso disprezza quali Brunello di Banfi, Barolo di Rivetti ecc.”, non posso che rispondere, come spesso ho fatto, che io collaboro alla rivista e al sito Internet dell’A.I.S. e non alla guida Duemilavini, con la quale non ho nessun rapporto. E penso che in una grande associazione libera com’é l’A.I.S. possano tranquillamente coesistere persone, collaboratori esterni, come me, che sui vini di Rivetti hanno maturato un giudizio ormai ben chiaro, e persone, con ben altre responsabilità rispetto alle mie e competenze (ad esempio occuparsi della redazione della guida e della formulazione dei giudizi), che invece quei vini ritengono opportuno premiare. Per fortuna, deo gratias, non esiste un’estetica ufficiale da rispettare e ognuno é libero di esprimere i propri convincimenti.

  15. Caro Franco
    la mia solidarietà totale a prescindere dal merito della telefonata.
    Chi scrive (su un giornale o su un blog) deve poterlo fare in piena libertà e nei modi che ritiene opportuno. Questo è il lavoro del giornalista ed è questo l’unico modo per poterlo fare in modo utile anche a chi è criticato in malo modo.
    Primo, perché se ne parla e crea schieramenti.
    Secondo, perché il pubblico, soprattutto quello del vino ad un certo livello, distingue bene la comunicazione pubblicitaria dall’informazione giornalistica.
    Stimo molto Gaja, ma ancora di più la libertà di criticarlo

  16. Prendo atto della risposta “un pò” piccata di Ziliani, ma non volevo dare lezioni a nessuno tanto meno a chi, come lui, non ne ha di sicuro bisogno, per cui se quello che ho scritto è suscettibile di interpretazioni di questo tipo mi dispiace e me ne scuso ….ubi maior minor cessat.
    Purtroppo, però, non si può negare che quello che ho detto sia vero, almeno per quanto concerne l’articolo sul Barolo di Rivetti.
    Per la parte, invece, relativa alla domanda sulla guida A.I.S. non v’è dubbio che quest’ultima sia una grande associazione libera, tantè vero che io stesso ne faccio parte ed è altrettanto certo che Ziliani non contribuisce alla redazione della guida, ma la domanda era un’altra: perchè tra le guide costantemente oggetto di demolizione da parte sua, tra l’altro spesso (una in particolare) indicate con precisione, non figura mai (almeno io non me ne sono mai accorto mi corregga se sbaglio) quella dell’A.I.S. che riporta sui vini, criticati da Ziliani (tra i quali citavo il Barolo di Rivetti e per questo non credo di essere andato fuori tema), le stesse valutazioni delle altre?
    E a questa domanda non ho ricevuto risposta.
    Credo, infine, che lo scopo di un blog sia quello di discutere e, alle volte, di polemizzare, mi sembra che la intenda così anche Ziliani stesso dal quale, perciò, mi aspetto un atteggiamento più disteso rinnovandogli la mia solidarietà e la mia ammirazione.

  17. Il mio commento vale poco, anzi niente, visto che sono un signor nessuno che passeggia appena può per la strada del vino, ma trovo infantile la reazione del signor Gaja: se si abbatte, si censura o peggio si tenta di zittire quella critica espressa alla luce del sole, con nome e cognome (come nel caso di Ziliani) cosa si dovrebbe fare con quella vigliacca e tediosa che troppo spesso appare?
    In più Gaja ha sbagliato bersaglio: se la prenda con Decanter, non con un giornalista che ha solo fatto il suo dovere (riportare un fatto).
    Più facilmente Gaja (che uomo stupido non è di certo) sa bene che il Barolo che sta cercando di difendere è tutto fuorchè difendibile, e quindi cerca solo di zittire chi riporta quella notizia che altrimenti rimarrebbe nascosta per colpa dei tanti (troppi) “invitati speciali” che circolano nel mondo del vino e che nulla osano quando si deve affrontare il potente di turno…
    Soldarietà a chi scrive senza timore.
    Alessandro

  18. Questo è un blog, e fin qui direi che non ci sono dubbi. Franco Ziliani è un giornalista e il suo blog non gli dà da vivere, anche questo è un fatto indubbio.
    Quindi, il blog di Ziliani NON è una testata giornalistica ma riflette il pensiero e le opinioni dell’autore.
    Questo cosa vuol dire? Semplicissimo. Che Franco esprime in libertà quello che pensa, che è un modo di informare certamente, ma non necessariamente avulso da una personale visione delle cose. E ci mancherebbe! Non sarebbe più un blog, se Franco si limitasse a riportare – come nel caso del post su Decanter/Rivetti – i risultati di una degustazione e NON esprimesse la sua visione delle cose.
    Criticabile? Certamente. Fa parte del gioco non essere d’accordo, trovarlo fazioso, oppure ritrovarsi perfettamente in quanto lui scrive.
    Ma qui il punto è un altro. Che Ziliani ha evidenziato una bassa valutazione del Barolo di Rivetti, che è cosa che a lui fa piacere in quanto non ama i suoi vini e il suo stile (non Rivetti, non confondiamo mai i giudizi sui vini con quelli sulle persone) e il signor Angelo Gaja si è permesso di alzare la cornetta e chiamarlo per attaccarlo senza mezze misure su quanto ha scritto.
    Non è rilevante se Ziliani è stato fazioso o meno, ma che un qualsiasi individuo si permetta di intimidire, forte della propria posizione e rilevanza, una persona che esprime pubblicamente una propria opinione su un fatto. E’ questo il punto. Non ci sono giustificazioni per un simile comportamento, tanto più se ad agire così è proprio una figura di spicco del mondo del vino, non un esaltato qualsiasi che non sapeva come concludere la propria giornata.

  19. Personalmente condivido l’impostazione data alla vicenda da Diego Sburlino. Inoltrte mi sembra troppo facile e sbrigativo liquidare in due parole W.S., che valuta positivamente il rinoceronte, ed esaltare Decanter che invece lo considera poco.
    Luciano

  20. Trovo legittimo che un qualsiasi lettore di questo blog, che si chiami Angelo Gaja o Mario Rossi, possa contattare l’appassionato giornalista Ziliani e dirgli che non è d’accordo con quanto scrive.
    Se la notizia è solo che il vino di Rivetti è stato giudicato dal qualificato “panel tasting” discreto e si tace sulla prestazione altrettanto mediocre dell’osannato (da questo blog, da tanti wine-lover, da tante guide) tradizionalista Giacosa, scrivendo un pistolotto sulle amicizie giornalistiche del produttore, si è faziosi.

  21. ringrazio Andrea Aldrighetti per il suo commento, che é perfettamente in linea con quanto avevo detto mi aspettavo sarebbe successo. Ovvero che qualcuno arrivasse a dire che me la sono cercata riferendo della magra figura fatta su Decanter dal vino della Spinetta, che ho provocato, che sono un fazioso e che quindi é giusto che Gaja mi telefoni e m’insulti. Che é un po’ il modo di “pensare” di chi, quando ci si trova di fronte ad un episodio di violenza ai danni di una donna, arriva a sostenere che “se l’é cercata” andando in giro in minigonna, con abiti scollati, da sola, nel cuore della notte… Ecco, me la “sono cercata” e bene ha fatto Gaja, nel panni del vendicator, dell’avvocato (delle cause perse), a comportarsi come si é comportato…
    Morale: in Italia si può fare satira e svillaneggiare sul Papa, sulla classe politica, sulla Chiesa, su chi si vuole, ma guai a criticare Gaja ed i suoi amici…

  22. O io non so leggere , nè scrivere , o gran parte di noi ha criticato , anche in maniera durissima , Gaja . Se il suo rammarico , Ziliani , è per il silenzio di chi conta , comprensibilissimo viste le regole della vita , lo dica .

  23. ho apprezzato tantissimo, Flaminio, la solidarietà sua e di svariati altri lettori. E ringrazio sentitamente. Ma non posso non rammaricarmi, anche se non sono sorpreso, me l’aspettavo, per il silenzio di tanti (soprattutto colleghi) e le giustificazioni su cui (ricordate la casta denunciata dal libro di Stella e Rizzo?) chi ha insultato e non si é limitato a dire che non era d’accordo con quanto ho scritto, può contare

  24. La faccio breve: a prescindere dai toni della telefonata (che non ho ovviamente avuto modo di ascoltare) e dai contenuti del post “incriminato” – che, si badi bene, possono benissimo essere criticati – trovo che il vero problema si manifesti quando il più importante produttore italiano arriva ad arrogararsi il diritto di alzare la cornetta e chiamare un giornalista per redarguirlo a causa di ciò che ha scritto.

    Ecco perché esprimo la mia piena e incondizionata solidarietà a Franco Ziliani e invito Angelo Gaja a non commettere più quello che, a mio modo di vedere, è un grave errore.

    Ci sarebbe molto altro da dire riguardo al ruolo della critica (enologica o d’arte poco importa), alle responsabilità dei giornalisti, ai rapporti che legano spesso produttori e critici chiamati a esprimere valutazioni, alla visione che l’enologia italiana ha dell’attività giornalistica (troppo spesso confusa con quella pubblicitaria), a quelli che qualcuno ha definito “giornalosti” e “invitati speciali” e nei confronti dei quali, chissà perché, nessun produttore di rango trova mai nulla da ridire e riguardo al brutto momento che la libertà di espressione sta attraversando in questo Paese (cfr. Vauro Senesi). Io ho già avuto modo di paragonare ironicamente e scherzosamente alcuni comportamenti di Angelo Gaja a quelli di Silvio Berlusconi – http://vinoalvino.org/blog/2008/08/invito-di-angelo-gaja-ai-lettori-di-vino-al-vino-e-altri-wine-blog.html – quando Le Roi aveva ritenuto di utilizzare questo blog come canale privilegiato al fine di “diramare le convocazioni” per un incontro a porte chiuse che si sarebbe svolto a casa sua (e senza giornalisti, non me ne voglia se lo ricordo); spero che Angelo non mi costringa a fare la stesse riflessioni in maniera più convinta.

    Non credo, del resto, gli piaccia riconoscersi in certi atteggiamenti: http://www.youtube.com/watch?v=WXawONf8vxM

    PS – La mia solidarietà a Franco anche per gli insulti ricevuti da qualcuno che non conosce maniera più efficace per veicolare il proprio pernsiero (gli insulti in questione erano “cretino”, “venduto” e “finto indipendente”, per coloro che si sintonizzassero solo in questo momento. Quando si dice lo stile).

  25. Naturalmente nessuno ha niente da dire sul fatto che io sia stato trattato in maniera poco ortodossa da Ziliani nel topic sul vino di Rivetti.
    Andatevelo a rileggere, solo per aver scritto che in Osteria vendo quei vini io, la mia Osteria e la mia clientela ci siam sentiti definire…..diciamo…non bene. Però detto con simpatia 🙁
    Topic, quello, assieme a quello sul Brunello, che fino ad allora erano stati interessanti e tecnicamente dibattuti.
    Certo è facile accusare gli altri, un po’ meno vedere nei propri comportamenti degli atteggiamenti simili.
    Già, Gaja ha detto quello che ha detto a Ziliani in privato; è Ziliani che ha deciso di renderlo pubblico.
    Ziliani invece quello che ha detto di me, della mia Osteria, della mia clientela, lo ha scritto in pubblico.
    Sia chiaro, non ho nessuna voglia di chiedergliene conto, dico solo che prima di accusare gli altri di atteggiamenti scorretti bisognerebbe guardarsi per bene allo specchio……naturalmente tutto ciò che ho scritto in questo post l’ho scritto con molta simpatia per Ziliani…

    Ciao

  26. Ma ti ha telefonato dopo che la Juve a partita finita e’ riuscita a pareggiare con una faticaccia incredibile e grazie ai cori razzisti che hanno intimidito Balotelli, oppure prima? Sai, franco, Angelo Gaja e’ come la Juve e non lo dico io, ma uno dei suoi nel famoso libro sul Sorì Tildin. Ho letto anche cosa ne pensa Carlo Macchi e sono davvero contento che te l’abbia detto come si dice qualcosa ad un amico. Eppure tempo fa vi siete azzuffati come oggi vi state azzuffando con Gaja. Io posso solo dirti che apprezzo il fatto che ti abbia telefonato direttamente, cioe’ non te le ha mandate a dire. E mi piace anche che tu gli abbia chiuso la comunicazione. Avrei voluto essere una mosca per vedere la faccia. Secondo me dopo qualche secondo sara’ riuscito, come te, anche a sorriderne. Siete due caratteri forti che se le menano di santa ragione fino all’alba e’ roba da grandi film western che ti rimane dentro per una vita intera. Un giorno vi scontrerete di persona su una bottiglia, anzi una cassetta di bottiglie, da millennio. Non e’ che ve lo auguro: so gia’ che sara’ cosi. Spero di poter essere ancora vivo per vedere la grande sfida. Non esagererei con la storia delle intimidazioni che qualcuno ha scritto. Non ci credo proprio. Ah, un’altra cosa che e’ forse sfuggita a tanti, ma non a me: grazie di aver ricordato cosi bene Germano Pellizzoni. Io suggerirei a tutti, anche Angelo Gaja, di andare a leggersi questo bel pezzo: http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=21&IDNews=1371
    Ho fatto male a linkarlo oppure no?
    Un abbraccio interista!

  27. ho deciso di non rispondere all’ultimo commento di vignadelmar: giudichino i lettori di questo blog, se ne avranno voglia, se il paragone che lui propone abbia un qualche costrutto oppure no

  28. Lei parlando di vino agisce esattamente come farei io (se avessi la sua esperienza ovviamente)…per questo posso solo sostenerla!

  29. Caro Franco, Le esprimo la mia solidarietà per l’accaduto.

    Mi associo all’amico Pignataro per la solida argomentazione…

    Ora dopo l’arroganza delle grosse aziende, degli enti fiera, anche quella dei produttori blasonati…
    Ne prendiamo atto.

    Le confermo “in-toto” la solidarietà..

    Gianni “Morgan” Usai > Jazz Wine

  30. Caro Franco , da nuovo del blog me lo lasci scrivere , vignadelmar ha espresso con parole secche , che possono lasciar immaginare un’acredine che magari non c’è , un parere personale con tutti i limiti che essi hanno , nostri compresi . Che dalla sua nota mancasse un nome enorme come Bruno Giacosa è vero , poi insinuare che sia malafede o no fa parte della libera e corretta interpretazione di chiunque . Ogni tanto tradisco la mia natura di burocrate ma è pacifico che le parole non sono proprietà individuale , nè in scrittura nè in lettura . Invece un produttore come Gaja che deve soprattutto la sua fama e i conseguenti prezzi alla pubblica opinione , cioè a un qualcosa che parte dai centri di potere per arrivare bottiglia su bottiglia sulla tavola di tanti uomini e ometti , lascia da anni sulla porta della sua cantina un cartello : non ricevo nessuno , se avete qualcosa da dire telefonate in orario d’ufficio . Se ci fossero più uomini che ometti le sue bottiglie se le berrebbero lui e i suoi cortigiani . Certamente un tipo del genere tanto avrebbe diritto a fare fuor che telefonare privatamente a Ziliani senza chiedersi se dà fastidio o no : anche per lui c’è questo blog . Se noi diamo fastidio a lui a casa sua pensi se è vero anche il contrario . Poi , lamentasse una critica sulle sue bottiglie , vabbè , ha perso la testa e per qualche minuto ha dimenticato le buone maniere . Ma fare una strigliata sul riporto di un esame fatto da un altro sui prodotti non suoi ma di un collega , ha solo un significato strutturale : Gaja Angelo è venuto al mondo per ammaestrare le genti e il mondo ne deve prendere atto .

  31. Continua a scrivere così!Continua,a differenza di alcuni tuoi “colleghi” laccati,che prima di scrivere un pezzo valutano le convenienze che hanno nel farlo,oppure stanno attenti a non pestare i piedi a nessuno…perchè altrimenti,con le loro sole capacità non riuscirebbero nemmeno ad apporre una X sulla carta igienica!

    Continua!

  32. Ciao Franco
    Ho letto solo in serata. Condivido totalmente quanto scritto più sopra da Luciano Pignataro. E riaffermo la solidarietà “a prescindere”. E ribadisco l’affermazione che “chi scrive (su un giornale o su un blog) deve poterlo fare in piena libertà”.
    Sei uno che la faccia ce la mette, pubblicamente, e questo lo ritengo in ogni caso un valore, per te e per tutti noi che ti leggiamo. A volte trovandoci d’accordo, a volte no, comunque riflettendo e confrontandoci con le tue idee, ed anche questo è un valore.

  33. Da semplice consumatore mi permetto di mettere per iscritto i pensieri mossi dalle parole e dagli argomenti toccati:

    – da consumatore esprimo totale solidarietà verso il sig. Ziliani che ha il coraggio di evidenziare quello che tanti cercano di tener celato

    – Decanter premiò con 5 stelle anni orsono il Barbaresco Valeirano 2000

    – nel 2002 come prima e ultima volta partecipai alla presentazione dei 3 bicchieri nei saloni del Lingotto. ricordo tante marmellate non bevibili e in particolare essendo appassionato di nebbioli il Barbaresco La Spinetta allora premiato dal colore e da una concentrazione inusuali per la tipologia di vino

    – se Lance Armstrong arriva 180esimo in una gara ciclistica il giornale sportivo lo evidenzierà perchè e’ la negativa performance del personaggio plurititolato che fa notizia. I nomi di chi taglia il traguardo con lui volendo il lettore li trova nell’ordine d’arrivo, chiunque essi siano

    – il sito della Spinetta prevede per il suo Barolo Campè, annata 2003, una longevità di 25-30 anni

    – non sopporto e non capisco qual è il senso di carte vini di ristoratori in cui predominano i vini del sig Gaja

    – in Italia non è uso portare a casa dal ristorante le mezze bottiglie avanzate pagate anche a caro prezzo. il cliente avrebbe cosi l’opportunità, oltre che di consumare tutto il prodotto pagato, di verificare l ‘evoluzione del suo vino, scelto o consigliato dal ristoratore, qualche ora dopo o il giorno dopo e vedere se migliora o evolve in un composto di elementi lontano parente di quello assaggiato all’apertura della bottiglia stessa. temo che se cosi fosse, alcuni vini al pranzo o cena successiva non verrebbero più scelti

    – il sig Gaja mi sta antipatico

  34. solidarietà al signor ziliani. Questo è uno strumento di libertà che ha un suo prezzo e non c’è da sorprendersi.
    Credo anch’io che toccare vertici cupolistici e consolidati di potere siano operazioni che infastidiscono i più.
    Ma i bene informati, che sono i meno, sanno che la terra è bassa allo stesso modo a casa di tutti…
    Grazie signor Ziliani

  35. Caro Franco, ero in giro e ho letto solo ora.
    Ri-trasecolo!

    Ho imparato però, da tempo, che le reazioni fuori luogo hanno sempre un ‘perché’.
    Ho anche imparato che il ‘perché’ è sempre legato ai soldi e agli affari (nel senso del business), raramente agli affetti, mai all’etica (che non si usa).
    Penso che se uno ha qualcosa da ridire, anche duramente (ma civilmente), su ciò che scrivi su questo blog dovrebbe intervenire e controbattere, proprio come fanno (e li leggiamo quotidianamente) in tanti; vedo alcuni esempi qui sopra.
    Se uno non ha la capacità di mettersi a scrivere (o il negro sottomano, per farlo), ma trova il tempo e l’energia (e il numero di telefono) per chiamare e insultare, vuole dire che ‘gli hai toccato i coralli’, come dicevano a Milano.
    E naturalmente non ha nemmeno capito che cos’è un blog
    Ma se il produttore in questione si è così (diciamo) lasciato andare all’insulto e all’angheria telefonica, forse ha anche capito quello che già molti sanno, o percepiscono, e cioè che questo blog fa opinione.
    Proprio per come lo conduci e per la libertà con cui ti esprimi.
    Ti scrivo quindi la mia solidarietà, ma nel contempo mi rallegro: se è come lasciate intendere tutti un produttore importante, mi sembra che aumenti il tuo share. Evviva.

  36. Apprezzo enormemente la passione e la schiettezza con cui lei Franco Ziliani riesce ad esprimere le sue idee nel suo blog a prescindere da ogni calcolo di convenienza personale, sempre pronto ad esporsi, caratteristica sempre più rara in un mondo di ignavi e comportamenti calcolati.Apprezzo anche il fatto di essere stato informato circa questa tempestosa conversazione telefonica da parte di Gaja che a sua volta si è dimostrato altrettanto schietto e diretto e pertanto apprezzabile anche per questo a prescindere da una valutazione di merito.
    Per quanto poco possa valere personalmente, credo che avrebbe fatto bene anche se solo “en passant”, precisare che perlomeno anche il Barolo Falletto di Bruno Giacosa ed il Sorì Ginestra di Conterno Fantino, vini sicuramente simbolo di “altra” scuola, erano stati giudicati con due stelle al pari del Barolo della Spinetta.
    Decanter, che si autodefinisce “the world’s best wine magazine”,da parte sua commette una leggerezza imperdonabile: non fornisce note di degustazione per i vini valutati sotto le 3 stelle e pertanto “assolutizza”i suoi giudizi, impedendo ogni chiave di valutazione alternativa per quei lettori che volessero leggere”tra le righe” andando a scovare quei vini che parrebbero essere più in sintonia con i loro gusti.Questo fatto, che a suo tempo non ho potuto fare a meno di fare notare alla redazione della rivista britannica mi ha anche convinto di non rinnovare più l’abbonamento alla rivista in questione.
    Saluti

  37. Noto con piacere che Cristiano, come me e chissà quanti altri, bada alla sostanza e non alla fuffa ed è pronto a recedere dagli abbonamenti non appena capisce di essere stato abbindolato. Ormai, purtroppo, non c’è rivista che si possa definire autorevole nonchè autonoma, tutte sono schiave degli interessi di bottega. Questo spiega anche il successo di certi blog, come questo del sciùr Franco.

  38. Ho letto d’un fiato il post e i commenti. confesso di essere arrivato in fondo poco lucido ma, riesco ancora a distinguere, fra due, la parte dalla quale voglio stare. Il suoi post sono sempre bellissimi. Complimenti.

  39. sempre per Mario Crosta
    …. sei proprio interista
    “uno dei suoi nel famoso libro sul Sorì Tildin”
    “uno dei suoi” e’ Edward Steinberg, un libero pensatore che ha scritto un libro bellissimo che – piaccia Gaja o no – e’ una lettura meravigliosa sul magico mondo del vino
    Nico

    PS per la cronaca, non sono un “tifoso” di Gaja, ma neanche un detrattore

  40. il chiarimento diretto , anche aspro è segno di civiltà, ma questo non deve mai degenerare in offese sprezzanti.
    La libertà di critica ed il libero pensiero sono cosa basilare ed il sale della vita, ecco perchè noi siamo con Franco e gli rinnoviamo la nostra stima.
    Simone e Caterina

  41. La reazione del sig Gaja, non so perchè, ma mi ricorda la reazione del regista creatore del gigantesco palcoscenico oggetto dello splendido film THE TRUMAN SHOW di Peter Weir, quando si accorge che il mitico Truman Burbank ossia Jim Carrey è scomparso dalle scene. Ossia quando qualcosa ha o si è permesso di provare a disturbare/rompere il regolare tran tran della sua creazione/mondo.
    Grazie sig. Ziliani per contribuire, a modo suo, a che il mondo del vino e i suoi consumatori non diventino scena e partecipanti di un Truman Show!

  42. A mio parere la reazione di Angelo Gaja, e soprattutto i suoi insulti per come sono stati riportati da Franco Ziliani, è una evidente dimostrazione di quanto Ziliani abbia colto nel segno con la sua libera critica a dei prodotti enologici che vorrebbero farci credere di essere dei monumenti intoccabili: il giornalismo vero è fatto così, è uno scontro di interessi tra chi ha il compito di diffondere notizie e critiche e chi vuole che siano diffuse solo quelle che vuole lui.

    Chi crede che Ziliani se la sia andata a cercare, giustificando così il comportamento di Gaja, mi ricorda poi certe discussioni infinite al liceo contro chi sosteneva un concorso di colpa delle ragazze in minigonna vittime di aggressioni sessuali, in pratica giustificando il comportamento dell’aggressore: certo Gaja è un bell’uomo, chissà che ne pensa Ziliani…:-)

    Domandone finale: poniamo che un certo Martin Scorsese faccia un film, diciamo The Aviator, che la critica poi giudicherà in maniera negativa o quantomeno con scarsa soddisfazione, cosa farebbe il nostro?

    a) Telefonerebbe a Franco Ziliani, insultandolo perché nonostante sia un eroico giornalista enoico, probabilmente avrebbe voluto parlar male anche del suo film così così.
    b) Chino nella sua personale sconfitta, si riguarderebbe Toro Scatenato per imparare come si racconta l’epica di un grande uomo.
    c) Si toccherebbe.

  43. a me non pare tanto consueto che uno riceva una telefonata privata, riattacchi la cornetta e scriva sul blog per ricevere conforto solidarietà e supporto…
    Gaja sbaglia sicuramente nei modi, ma non mi pare il solo qui. Quanto ad offese mi pare che Franco non le risparmia a diverse persone dal suo blog, dai clienti di vignadelmar in giù.
    Liberissimo di criticare certi modi ma dovrebbe usare lo stesso peso e misura anche nei confronti di se stesso.

  44. Carissimo Franco, questo è pepe ovvero vita! Oserei dire divertente (non penso che quegli insulti ti abbiano toccato, solo stupito) perchè porta alla luce anche aspetti insospettabili dai più.
    Come sempre la tua onesta voglia di stuzzicare ha fatto il suo effetto ed evidentemente puoi annoverare tra i tuoi fedeli lettori anche Angelo Gaja.
    Stai sereno, lo stress spesso fa brutti scherzi… hai ben sentito. Tempi duri questi, ma tu hai tantissimi sostenitori e dalla tua libertà di pensiero e parola che porti avanti con tenacia, si cominciano a vedere i futti in modo evidente. NON MOLLARE!

  45. Ciao, Nico!
    ebbene, si, sono proprio interista! Come Franco Ziliani. Ma cosa significa ROTFL non lo so e se me lo spieghi te ne sarei proprio grato. In quanto a Edward Steinberg ed al suo libro sul Sori Tildin, posso anche dirti che e’ stato proprio Angelo Gaja a mandarmelo ed e’ un libro che mi piace molto, tanto che l’ho recensito proprio per Acquabuona in questo link http://www.acquabuona.it/articoli/annoquattro/sorisanlorenzo.shtml e ti ringrazio di avermi dato l’occasione di ricordarlo anche per invitare chi non l’abbia letto a leggerlo.
    Per la cronaca, tu hai scritto “non sono un “tifoso” di Gaja, ma neanche un detrattore”. Io invece lo stimo molto, esattamente perche’ gli ho fatto delle critiche che lui ha recepito (leggiti per esempio: http://www.acquabuona.it/articoli/annoquattro/gajainpolonia1.shtml), come stimo molto Franco Ziliani. E sono sempre piu’ convinto che, come ho gia’ scritto, sono “due caratteri forti che se le menano di santa ragione fino all’alba, e’ roba da grandi film western che ti rimane dentro per una vita intera” e che un giorno si scontreranno “di persona su una bottiglia, anzi una cassetta di bottiglie, da millennio”.
    Comunque, Nico, ti sei riletto quell’articolo di Pellizzoni che ho linkato? Franco l’ha riletto certamente, magari nascondendo qualche lacrima di commozione perche’ Pellizzoni parlava ai cuori esattamente come fa il nostro francotiratore quando e’ nella sua miglior vena. Spero che l’abbia letto anche le roi, che so che legge e rilegge tutto quello che si scrive su questo blog e non solo, anzi un giorno quando lo incontro glielo chiedero’ pure. Ma vorrei che lo leggessi anche tu. Da Germano, alla fin fine, una sola e’ la verita’ e i due contendenti lo sanno perfettamente: benedetti quelli che ci portano poi a casa in carriola…

  46. Mi scusi sig Ziliani.
    Non voglio giustificare gli insulti di nessuno da “Gu” dell’altro giorno fino a Gaja…
    Non voglio ritornare alla vecchia discussione avvenuta tra me e lei.
    Non voglio giustificare Gaja che usa modi demodè per certe cose..
    Non voglio spendere parole sulle sue critiche ai clienti di vignadelmar..
    Ognuno ha il suo modo di esprimere i propri pensieri (giusti o sbagliati è un’altro discorso)..e il suo non è di certo il più “soffice”.Per questo, tra i commenti ai suoi vari post, trova ammirazione ed insulti.
    Lei parla sempre chiaro e deciso e deve mettere in conto che può anche trovare chi fa lo stesso con lei…(e non parlo di telefonate private)
    Per questo la seguo da tempo e mi piace interloquire quì con lei e con i suoi lettori..
    Ma dopo il post sulla Spinetta (concordo perfettamente) credevo davvero che lei fosse libero da ogni vincolo di amicizia o favoritismo. Dopo però, quando ho visto su decanter il nome del mitico Bruno Giacosa, mi è dispiaciuto di una cosa: sul suo post avrei voluto leggere tutto quello che c’è scritto ma avrei anche voluto leggere una frase del tipo “non solo La Spinetta tra i big Bastonati a Londra ma anche l’amico Bruno e altri”..
    Forse però così la notizia avrebbe avuto un altro “gusto” diciamo più morbido e meno vanigliato…
    Non si offenda, la prego, ma leggendo il suo post (sempre quello sulla spinetta) credevo davvero in una “redenzione” della stampa internazionale su questi vini-marmellata (non me ne voglia la marmellata)………Però poi, vedendo l’elenco completo, ho cambiato idea;cioè sono ritornato sulla mia precedente ovvero che le guide giudicano in base ai loro personalissimi gusti e non per come dovrebbe essere un vino.Le guide, secondo me, dovrebbero essere fatte dai produttori dei vini degustati, alla cieca. Che ne sanno i non enologi e i non addetti al lavoro in campo (cioè vigna e cantina) quale può essere l’estrazione massima di colore di un nebbiolo da barolo e che tipo di profumi può dare in purezza..senza aiutini “internazionali”.
    Nulla di personale, solo avrei voluto poter dire con fermezza: “si,Ziliani è diverso da tutti gli altri” invece dopo questa, a mio malgrado, sono costretto a ricredermi..anzi meglio, non a ricredermi, ma nuovamente a tenerla sott’occhio ;-).
    Con sincera stima per il suo lavoro e per il suo modo di farlo!
    RIBADISCO NESSUNA DIFESA A NESSUNO E NESSUN ATTACCO A NESSUNO. solo ho cercato di esprimere quello che ho provato prima e dopo il post sulla degustazione in UK.

  47. Condivido le perplessità di Andrea Gori.
    Ho anche l’impressione che a Franco interessasse esclusivamente cercare la solidarietà ed il conforto (sic) di coloro che ritiene suoi “pari”. Non sono certo che abbia ottenuto quello che voleva.
    Dell’opinione dei minus non sono certo gli importi qualcosa.

  48. Luciano (ma lei é il Luciano R. che io conoscevo anni fa e che talvolta interveniva su WineReport?) leggo il suo commento e resto basito. Dire che fossi in cerca della solidarietà e del conforto “di coloro che ritiene suoi “pari” é una solenne scempiaggine, come dire che “dell’opinione dei minus non sono certo gli importi qualcosa”.
    Sicuramente non mi interessa quello che pensano i minus habens, quelli che versano il cervello all’ammasso o ne fanno cattivo uso, ma il parere di qualsiasi persona intelligente e corretta che con educazione e senza ricorrere agli insulti ritenga di dire la sua su questo blog la tengo in grandissima considerazione. E dire il contrario e accusarmi in qualche modo di “snobismo” nei confronti dei normali lettori e appassionati che leggono e intervengono dicendo la loro, e vedendo pubblicati i loro commenti, significa solo che non mi conosce. O che non può essere di certo la persona che conoscevo.

  49. La rabbiosa reazione, condita da quel minus habens che non voglio intendere diretto a me, è la migliore conferma, lasciamelo dire, di aver colpito nel segno.
    Certo che sono quel Luciano, e come sempre ti ringrazio dell’ospitalità che hai dato ai miei modesti report su W.R. e su Vino al Vino, ed è ugualmente certo che non condivido più, come allora, tutto quello che scrivi(anche se per me sei ancora uno dei pochi addetti ai lavori che capisce davvero di vino), ma tu sei proprio sicuro di essere rimasto quel ruvido ma sincero arciere che eri ai tempi del Franco tiratore?

  50. @ Luciano Ritengo che aver ipotizzato o lasciato intendere che quel “minus habens”, che anche un bambino capirebbe non essere rivolto a lei, fosse rivolto invece alla sua persona, sia indice di una scorrettezza, o di un’assenza di lucidità, che mi lascia stupefatto. Ribadisco che lei non ha capito proprio niente di me e del mio modo di fare e che sia lei lontano anni luce dalla persona, gradevolissima, che ebbi modo di conoscere anni fa.

  51. Certo che chi fa parte dell’altra metà del cielo – come la sottoscritta – non può che rimanere a bocca aperta di fronte a cotanta aggressività (sì, anche la tua Franco: sembri una miccia, con una audience di accendini). Rileggiti i post e fa il bilancio: grondano stima (sì, anche quello – provocatore – del sor Luciano)!

  52. Se mi è consentito vorrei ringraziare Silvana perchè ha colto quello che secondo me è il succo della questione.
    Personalmente non metto in discussione la professionalità di Franco Ziliani, che, oltre ad essere a mio parere uno dei giornalisti più preparati è anche, sicuramente, uno dei più indipendenti. Inoltre è, come si diceva una volta, una “buona penna”: scrive in maniera gradevole, incisiva e chiara.
    Il punto è un altro.
    Se questo ottimo giornalista del vino avesse maggior senso dell’equilibrio, maggiore umiltà e, soprattutto la capacità di vedere il lato positivo delle cose sarebbe quasi perfetto.
    Ad esempio, nel mio ultimo intervento di ieri, tra l’altro, sottolineavo la mia stima nei suoi confronti e ponevo la domanda se ancora si sentisse quel Franco tiratore che avevo conosciuto anni prima. Andata a vedere la Sua replica: tutta dedicata al minus habens (con la farcitura della mia scorrettezza, mancanza di lucidità e quant’altro) ed alla mia incapacità di capire Franco Ziliani ed il Suo modo di operare.
    Con questo per me la questione è chiusa ma sarei davvero contento se fosse servita anche al titolare del post per fare qualche piccola pacata riflessione; coma mai quello che lui medesimo definisce una volta “gradevolissimo”, adesso lo critica vivacemente, solo il Sor Luciano è cambiato incattivendosi con l’età ed il troppo vino bevuto o forse anche quello che fu il Franco tiratore ha scoccato qualche freccia troppo avvelenata.
    Prosit

  53. Luciano@
    Non è vero che lo Ziliani non è umile: è solo un giornalista anomalo. Se lei, che immagino esperto e navigato (si capisce dalla pazienza con cui ribatte i chiodi del discorso e dalla freddezza con cui conferma i giudizi positivi!), conosce un po’ di giornalisti, sa che anche i più potenti, i più etici, i più… – e tolgo dal mucchio solo Montanelli (che ha pagato duramente e anche fisicamente) e nessun altro –
    si guardano intorno con cautela, consci che le parole che essi scrivono sono lette e analizzate da tutti colori che detengono un qualche interesse che venga anche solo sfiorato…
    Ziliani è – temo – onesto, di un’onestà che talvolta sembra donchisciottesca, che lo rende antipatico e fastidioso, che talvolta lo acceca, come è accaduto con i suoi post, gentile sor Luciano. Una vera rarità, in un parterre di saltatori (sul carro del vincitore), ma talvolta il suo modo di fare è un po’ duro da digerire!

  54. @ Mario Crosta Mi chiedi che effetto mi faccia l’articolo, che linki, di Germano Pellizzoni pubblicato sul mio WineReport? Un’immensa, divorante malinconia, perché quel grande amico, quel Maestro, quella persona cui devo tantissimo, quel giornalista dalla straordinaria lucidità, se n’é andato e mi ha lasciato lasciato un vuoto incolmabile e non ho più il conforto della sua amicizia, delle sue parole, dei suoi preziosissimi consigli…

  55. pretendere che Ziliani non abbia pre-giudizi solo perchè ha il compito della prima mossa è assurdo ,io dirò sempre che il miglior vino nasce da nebbiolo all’antica e qualsiasi vino esaminassi soffrirebbe sempre del mio pregiudizio , non solo , ho anche simpatie umane e potrei inavvertitamente spostare un poco sul fondo l’infortunio occorso a un amico . Non si discute di sentimenti , incontrollabili, ma di tecnica, sul comportamento di Gaja che non reagisce emotivamente a una sconfitta di un suo lavoro, ma pretenderebbe di nascosto ai clienti, cioè noi gente comune, di indirizzare la critica , cioè un lavoro professionale diretto a noi . Cosa impediva a Gaja di scrivere sul blog ciò che ha detto al telefono a Ziliani ? è solo arrogante o è uno che certe cose le vuol fare ma che non si sappia ? Uno che, lo ripeterò fin che mi dan da scrivere, avvisa la gente comune sulla porta della cantina , non vi ricevo , però dato che vende 300 000 bottiglie vuole che la gente comune le beva, perché da soli non possono certo farlo i suoi 100 cortigiani .Quando Ziliani rimbrotta i colleghi che non lo difendono può darsi ne faccia un caso personale , ma purtroppo per noi il silenzio , oggettivamente, non vuol dire solo che non hanno coraggio, anche che sono abituati a scrivere sotto dettatura del potente produttore di turno e non gradiscono certo che glielo si ricordi e lo vogliono nascondere.

  56. Bravo Flaminio, il vecchio Gipo Farassino avrebbe detto a monsù Gaja: “Dì Angelo, ma fai come quelli di S.Damiano che tirano la pietra e nascondono la mano? Vergognati!”
    Naturalmente in piemontese…

  57. Franco, amico mio carissimo, piango mentre te lo scrivo: quel vuoto che tu senti e che ti strugge in realta’ e’ invece pieno, pieno di quello che scrivi tu e se Germano fosse qui ti direbbe la stessa cosa, anzi se provi a lasciarti andare un po’ lo sentiresti dire la stessa cosa. Nella tua penna c’e’ la sua. Il conforto della sua amicizia, delle sue parole, dei suoi preziosissimi consigli ce l’hai dentro di te quando parli ai cuori come sai fare bene tu. Chiama Angelo e prova a restituirgli pan per focaccia. Prova…
    Cosi, alla buona, senza tanti formalismi, come avrebbe fatto chi sai bene tu. Tanto per non mandarsele a dire…Un abbraccio, come sempre

  58. @Mario Crosta: tanto per non essere fraintesa, io scrivo così “Ziliani è – temo – onesto”; scrivo così perché – temo – oggi è difficile esserlo; si passa per scemi.
    E mi permetto di scriverlo perché SO che lo è.
    E ne ho le prove: è uno che ti dice, alle spalle di qualcuno palesemente antipatico e che magari gli dà addosso: “Sì, però il suo vino è molto buono”. E con questo spero di essere stata chiara.

    Poi è magari antipatico (o lo sembra) quando risponde come un fiammifero anti-vento a qualche altro che gli scrive lasciando intravedere spiragli critici a qualcosa a cui lui tiene.

    Comunque è preferibile avere a che fare con uno come Ziliani, piuttosto che con gente che ti sorride perché pensa che tu gli possa essere utile, e che non ti dice mai davvero quello che pensa.
    Riflettendoci: sono proprio questi ultimi che tirano il freno a mano al progredire delle idee. Buon 25 aprile a tutti.

  59. buon 25 aprile a tutti se è inteso come festa della pace , se festa della liberazione va festeggiato assieme ai vincitori e basta .

  60. Grazie, Silvana, era proprio quello che volevo leggere.
    Saresti splendida se ci spiegassi ancora meglio quel “Poi è magari antipatico (o lo sembra) quando risponde come un fiammifero anti-vento a qualche altro che gli scrive lasciando intravedere spiragli critici a qualcosa a cui lui tiene”. Sai, a me e’ proprio per questo che e’ invece simpatico, anzi simpaticissimo!

  61. Notoriamente mancante di lucidità, non arrivo a comprendere come l’amicizia di Mario Crosta si spinga sino a trovare comunque simpaticissimo un atteggiamento (da fiammifero antivento) attribuito all’amico sig. Ziliani, anche se questo ritenuto atteggiamento non è stato da lui (Mario Crosta) del tutto compreso e lo costrige a chiedere chiarimenti a Silvana.

  62. Luciano, anzi credo proprio Luciano R., visto che al Winereport diretto da Franco ho contribuito pure io non dovresti faticare poi tanto a far mente locale a quel bel periodo del vino sul Web in cui non dovrebbe certo esserti sfuggito il motivo della simpatia solidale che mi unisce al nerazzurro erede dell’Alpino e Avvocato Peppino Prisco con la verve di Montanelli e le idee chiare di Pellizzoni. E’ passato un lustro, nuove generazioni ci leggono, donne del vino ce n’e’ sempre di piu’ (per fortuna!) e non e’ peccato mortale lascia scrivere Silvana anche un po’ oltre le sue intenzioni. Tra l’altro lei il 22 aprile alle 9,47 (lucidissima almeno lei mentre per noi due forse la quarta bottiglia era gia’ di troppo) ti ha difeso a spada tratta e ha definito Franco non soltanto un fiammifero antivento come in seguito, ma una miccia con un’audience di accendini. Il che, come paragone, mi sembra ancora piu’ azzeccato, perdiana! Franco soltanto un fiammifero? Ecco, ti ringrazio di avermi dato l’occasione per invitare ancora Silvana a far maggior chiarezza su quel gentil pensiero. Briscola da dire ne avrebbe tante, ma sembra in ferie…
    Ciao, Luciano!

  63. Mi tirate dentro…

    Ne approfitto per dire a Flaminio Cozzaglio (buongiorno!)@ che, dopo sessantaquattro anni il 25 aprile è di tutti(i vincitori e i vinti sono morti o sono molto vecchi); ciò sarebbe più chiaro, se quelli che hanno tenuto discorsi per tutti questi anni, fossero stati meno retorici. Chi vive oggi non sa, e se non sa può rifare gli stessi errori, a questo serve ricordare – ormai -, e scusate se è poco.

    Vivo in un paese, in cima a un colle, che ti accoglie con un cassero senese ‘sbregato’ da una cannonata. Mi è capitato di raccontare ai miei figli (quando erano piccoli) che c’è stato un tempo in cui i tedeschi non arrivavano, sbanfando e pedalando per arrivare in cima al colle, ammirare il paesaggio e assaggiare il vino, ma erano a bordo di un tank e portavano l’elmetto (e hanno sbregato il cassero).
    A mio modo di vedere, ricordare e festeggiare, la liberazione serve, per ricordare e non rifare le stesse scempiaggini(grati a quelli che ci hanno liberato!).
    Meno retorica, come diciamo noi massaie utilitariste, ma così tutti capiscono meglio.

    @Luciano, anzi, sor Luciano, ma allora lei persevera diabolicamente: lei è la conferma che chi legge Ziliani impara a zilianare.
    E con questo verbo – fresco di giornata – auguro a tutti (@Mario Crosta in testa, per allitterazione), buona domenica!

  64. Gentilissima Silvana, a me, essere in qualche modo avvicinato a Franco Ziliani e dirmi che “ho imparato a zilianare” non può che fare piacere.
    Il fatto che non condivida, a torto o a ragione, un suo (di Ziliani) modo di intendere le critiche, che giudichi esagerate certe sue (di Ziliani) reazioni, il suo (di Ziliani) accendersi, quando qualcuno, che dovrebbe capire (come, con grande gentilezza, capisce al volo Mario Crosta) essere comunque dalla sua parte (di Ziliani) non toglie nulla alla, ribadisco per l’ennesima volta, mia stima e considerazione per il giornalista libero e sincero quale lo considero.
    Mi dispiace solo che certe sue (di Ziliani) prese di posizione, che certe suoi (di Ziliani) giudizi (sentenze) non godano di quello che io ritengo la virtù maggiore dell’uomo: il dubbio.

  65. oh, Luciano, andiamoci piano. Io “al volo” non ho mai capito un’acca, tanto meno questa. Ma lo dici con simpatia e ricambio, anzi rilancio. Ti posso assicurare che non c’e’ persona nel mondo del vino piu’ afflitta dai dubbi. Prova a telefonargli e a incontrarlo di persona. Io l’ho fatto. Aveva per me una bottiglia di un vino fatto in provincia di Treviso con la tecnologia dell’Amarone. E quando l’ho commentato in un articolo mi ha scritto testimoniando dubbi veri, come i miei. Ho conosciuto una persona squisita e piena di dubbi. Li ha avuti anche nei miei confronti, un paio di volte. Il mondo cambia e Franco e’ il primo a capirlo. Si tratta pero’ di non lasciarlo andare alla deriva del liberismo sfrenato, cioe’ in malora, perche’ come al solito ci rimettono i deboli, i piu’ piccoli. Lo sai che Gallo rappresenta l’1% dell’intera produzione mondiale di vino in bottiglia? Hai mai bevuto qualcuno dei suoi vini? E continua a crescere in percentuale. la cosa non ti preoccupa?

  66. Gentilissimo Mario Crosta, ragioni con il cuore, ma questa difesa dell’amico Ziliani con vecchi ricordi (W.R., Pellizzoni) o con argomenti che conosciamo tutti benissimo (Gallo) non sposta di un millimetro la mia critica.
    Non è il monaco che non mi piace più, è il vestito che si ostina ad indossare. Considera il suo ultimo post sul Nobile: nessuno DI QUELLI CHE CONTANO (produttori, Presidente del Consorzio etc.) risponde alle sue considerazioni, che, personalmente, condivido, e non lo sfiora “il dubbio” che qualcuno (tra i pochi o i tanti che pensano solo ai loro interessi) si sia stancato di provare a ragionare con Ziliani.
    Non perchè sia in malafede, non perchè capisca poco di vino, ma solamente perchè sa che quando ha emesso una sentenza non tollera appello. Ed allora, giustamente, non vale la pena di discutere.

  67. @Sor Luciano. Mi viene un DUBBIO.

    Non sarà forse che zilianare sia sinonimo anche di ‘scoperchiare pentole’ e ‘disturbare il manovratore’?

    Per ragioni di parentela so che – oggi più che mai – è INOPPORTUNO dare fastidio a quelli che contano, perché a furia di dargli fastidio, magari finiscono per contare un po’ meno.

    Eppure io penso – anzi SENTO! – che il ‘nostro’ va nella direzione delle cose.

    Lo si legge nel transito che stiamo vivendo: da molto tempo sappiamo che chi decide (proprietà, manager e compagnia cantante) nel nostro paese (anche nel settore vinicolo)non ha la vista lunga ed è incline a perpetuare le situazioni in cui c’è (stata) una rendita ‘sicura’.

    Molte cose stanno cambiando, invece, e le discussioni che Ziliani ha l'(ardire?) di innescare, fanno solo bene,(anche) a chi ha le quote maggiori nei mercati del vino!
    Perché: nessuno interviene, ma tutti leggono.

    PS: Non avrei mai pensato di leggere – come mi è successo stamattina – sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, le parole di uno scienziato (a proposito della peste suina) che scrive: “gli uomini uccidono i maiali, e i maiali uccidono gli uomini”.
    Ma che c’entra col vino? C’entra, e non c’è niente di esoterico.

  68. “Perfettamente” d’accordo con Silvana. Le denunce hanno senso quando hanno peso, e peso hanno proporzionalmente a quante persone le raccolgono, le condividono. Poi c’è la questione dell’efficacia, e questa è direttamente proporzionale alla qualità delle azioni che quei condivisori sviluppano, e conseguentemente dei loro risultati.

    Franco già sa cosa vorrei leggere/fare/veder fare: un outing dei produttori di Montalcino e Montepulciano e Barolo e Avetrana e Valdobbiadene e Zafferana [ma non è una faccenda localizzabile, si dovrebbe trattare di idee ed obiettivi comuni per chiunque in Italia vi si riconosca, quelle intorno alle quali (quasi) solo qui si dibatte], laterale rispetto ai Consorzi, orientata innanzitutto a far comunicare i produttori tra loro e coi loro naturali(pur esistenti partner (giornalisti, enologi, consulenti, enotecari, appassionati consumatori), per rendere concretamente visibile e pesabile il valore (anche economico) di quelle idee.
    Se oggi i produttori “contro” sembrano dei convitati di pietra, forse si deve anche al fatto stesso del loro obiettivo isolamento politico all’interno dei consessi ufficiali. Tutti abbiamo idea di quali siano i meccanismi di voto ed i reali pesi (ossia possibilità di incidere sulle decisioni) del singolo produttore nei consorzi.
    Outing di gruppo: cento produttori di diverse aree possono condividere un obiettivo comune, ossia la traduzione in azioni politiche e commerciali dei loro convincimenti di rispetto del vino-vino-onesto-verso-il-consumatore, di ciò che individualmente riescono solo a mormorare?
    Ricordo ancora: chi controlla il mercato gioca le sue carte proprio in funzione della reale incapacità associazionistica dei piccoli produttori.

    Una sala convegno in un hotel nel Centro Italia, con diffusione dell’evento in tempo reale sui wine-blog interessati. La sala si paga col contributo “politico” di tutti coloro che vogliono partecipare al/ai dibattito/i. Qualcuno ha una proposta migliore? Ottimo: che venga.

    Ugo

  69. @ Silvana

    lei ha scritto “le discussioni che Ziliani ha l’(ardire?) di innescare, fanno solo bene,(anche) a chi ha le quote maggiori nei mercati del vino!”

    Io la riscriverei invece cosi: “fanno solo bene al mercato del vino” punto e basta. A tutto il mercato del vino.

    @ Luciano

    e’ vero, ragiono con il cuore. Ci sono stati dei pezzi scritti da franco che hanno veramente parlato ai cuori, vere pietre miliari del giornalismo del vino. Uno anche in questo blog, molto breve ma bellissimo, a proposito degli spumanti. Non mancai di sottolinearlo. La tua critica e’ tua, appunto. che si sposti o no di un millimetro e’ affar tuo. La mia invece non e’ critica. oggi Franco ed io, ma anche peppino lassù, stiamo ancora ballando la tarantella napoletana…

  70. @Mario Crosta
    sì, sono d’accordo con lei, talmente d’accordo che scrivo e ri-scrivo, perché sono convinta che il miglior amico di tutti è il vento che soffia e impedisce alle muffe di attecchire; il vento delle idee che circolano, anche impetuosamente, apre nuove strade A TUTTI, non solo a chi fa il vino da artigiano. Aprire gli occhi, capire che le cose cambiano – e capire in che direzione si muovono le opinioni della gente – serve anche per prevedere i movimenti del mercato: in tutti i suoi comparti. Ziliani con i suoi (apparenti) radicalismi è un bel trend setter (non me ne voglia se lo definisco così), lo è nel modo più funzionale, cioè riesce a mettere insieme il GUSTO, le tendenze del MERCATO, e i criteri di VERITA’ e di TRASPARENZA nei comportamenti, che oggi non sono più un optional.
    Anche se talvolta ho la sensazione che ciò che egli scrive (anche contro i suoi (di Ziliani) interessi) sia fra-inteso.
    Quanti si sono accorti che i consumatori stanno PROFONDAMENTE cambiando?
    (non basta più dichiarare per apparire, bisogna essere)

  71. Si può essere allo stesso tempo solidali e in disaccordo? Ossia, solidali perché non è giusto un attacco alla libertà di espressione. Perché ci sono lobby di potere, ecc. Perché si tratta di un tentativo di censura.
    Ma anche in disaccordo, perché in fondo il contenuto di una telefonata è privato e tra due persone, e divulgarlo in pubblico, senza il consenso della controparte, non mi sembra corretto. Recentemente, e in un altro contesto, un mio e-mail, privato e furioso, è stato diffuso in pubblico senza che lo sapessi, e io ho trovato questo fatto di una violenza inaudita. Può Gaja dire la sua?

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