In UK nessuna compiacenza ed il “Barolo” del “rinoceronte” viene bastonato

Non cercate, se per stravagante caso foste dei fan di questo vino, il Vigneto Campé della Spinetta nelle primissime righe del resoconto della degustazione di 202 Barolo annata 2004 pubblicato nel numero di maggio della rivista inglese Decanter.
Per trovare traccia di questo vino, che solo l’ineffabile James Suckling di Wine Spectator può giudicare un “oustanding Barolo”, attribuendogli secondo annata punteggi varianti tra i 93 ed i 98 centesimi, occorre scendere sino nei “bassifondi” della classifica, dove sono confinati i vini che sono piaciuti decisamente meno al qualificato panel tasting, quelli che ottengono un punteggio di una stella e di due stelle sulle cinque complessive previste dalla valutazione di Decanter.
Qui, tra i 28 vini classificati come “fair”, ovvero solo “discreti” e dotati di un punteggio di due stelle, troviamo il Vigneto Campé della Spinetta. Vino cui sono stati preferiti, visto che i vini in degustazione erano 202, qualcosa come 170 vini, 4 che hanno ottenuto le cinque stelle del Decanter Award (i loro nomi? Il Massara del Castello di Verduno, il Brunate di Andrea Oberto, oltre ai Barolo dei Poderi Luigi Einaudi e della sconosciutissima azienda agricola Negretti di La Morra), 27 che hanno avuto le quattro stelle di “highly recommended” e ben 139 che hanno ricevuto le tre stelle di “recommended”.
La domanda, come avrebbe detto il buon Antonio Lubrano, “nasce spontanea”: com’è che quando non gode, a priori, del giudizio compiacente di alcune guide italiche o del wine writer americano che di Barolo ne capisce come il sottoscritto di fisica quantistica, il Barolo del sor Giorgio Rivetti, messo in degustazione insieme a tanti altri vini, prende delle solenni bastonate e si rivela molto ma molto lontano da quel grande Barolo, imperdibile, must e di riferimento, per il quale disinvoltamente viene spacciato?
Forse perché in UK (dove si prova a venderlo all’iperbolica cifra di 90 sterline, che diventano 120-140 dollari e più negli States) non può contare sull’effetto “promozione” e amicizie di cui gode – ma perché mai? – in Italia?

0 pensieri su “In UK nessuna compiacenza ed il “Barolo” del “rinoceronte” viene bastonato

  1. Sono perfettamente d’accordo con lei sig.Ziliani,quel Barolo di “outstanding” ha solo il prezzo.A mio modesto parere è la perfetta dimostrazione di come si possa completamente snaturare un vitigno e tutta la storia,la tradizione e la cultura ad esso legato.
    Concentrazione,concentrazione,concentrazione e poi legno,legno,legno…
    In merito alla giuria inglese,mi verrebbe spontaneo risponderle che forse oltre manica la gente possiede ancora un pò di onestà intellettuale e che non è disposta a sacrificare il proprio pensiero in nome di altri interessi legati ad amicizie,marketing e denaro.E’ un fenomeno culturale,qui in Italia siamo convinti di essere sempre i più furbi e i più bravi e quando i fatti ci dimostrano il contrario,purtroppo,invece di cambiare,adeguare e migliorare i nostri comportamenti preferiamo trovare l’escamotage e il complice altolocato di turno(se necessario,anche negli U.S.A.dove quello che conta di più e’ “business is business”)con il quale stringere amicizia per assicurarci i suoi favori e le sue grazie…

  2. a me personalmente sembra che la tendenza sia già in cambiamento da alcuni anni.
    per fortuna stiamo ritornando al vino che profuma di vino e non di legno vanigliato, ma purtroppo ancora tanti produttori in eccellenti cru italiani continuano a proporre uno stile concentrato e polposo…. ma non si sono resi conto che solo gli americani e qualche consumatore ruffiano di casa nostra ormai apprezza questi vini snaturati e, senza quell’eleganza che dovrebbe sempre caratterizzare il Barolo o il Brunello?
    non crede anche lei, Sig. Ziliani, che la tendenza sia di tormare a meno cantina e più vigna? a meno barrique e più botte grande? sia nel consumatore che nel produttore?

  3. caro Paolo, sono anni e anni che auspico questo rinsavimento, questo ritorno alla sostanza dopo tanto fumo, che mi sono speso, spesso in solitudine, per dire che certi vini “pompati” come grandi erano un bluff! Ma per una “bastonata” salutare da Decanter, poi ci sono sempre Wine Spectator e parecchie guide italiche che sostengono, a prescindere, determinati “fenomeni”…

  4. Da anni se si confronta il colore di un Barolo o Barbaresco dell’azienda del rinoceronte con un analogo prodotto di una cantina definita “tradizionale” ma solo per capirsi, si nota una differenza abissale. E tanti del settore hanno sempre fatto finta di nulla….Contenti loro e contenti chi pur spendendo tanti soldi bevevano e bevono qualcosa che e’ lontano parente dei nostri amati Barolo e Barbaresco.

  5. ricorderò per sempre le parole di un caro nonno che quando assaggiò il Barbaresco prodotto da suo nipote disse: ” bun, vrament bun, propri en bel Barbaresc….ma posni ditla na roba…ufende nen….u sa d’ butal” che tradotto in italiano suona più o meno così: “buono, veramente buono, proprio un bel Barbaresco…Ma posso dirtela una cosa…non offenderti…ma sà di barriques”
    Quel “sa d’ butal” (sa di barriques) era inteso come difetto…era inteso come un “occhio nipote mio caro, hai dei problemi con una botte che lascia troppo “gusto” nel vino; sarà il caso di cambiare botti o di lasciare meno tempo il vino in quella botte”
    Scusate se mi sono espresso con parole banali.. Ma il concetto è profondo… Cosa c’è di più tradizionale di un contadino anziano che ha sempre e solo lavorato in vigna e non ha mai visto il mondo…anzi forse fin troppo tradizionale…altro che vini-vaniglia!!!

  6. sostengo da anni : d’estate gradite uno chardonnay alla menta , più o meno come si fa con i the ? va bene , però chiamatelo col suo nome .

  7. Occhio che qualcuno potrebbe pensare che è stato bevuto troppo presto o addirittura che tanto accanimento sia dovuto proprio ai premi… 😉

  8. Giulio, “troppo presto” un par de ciufoli, perché il 2004 é un’annata che esprime Barolo molto piacevoli e di facile lettura e comprensione anche da giovani. Quanto all’accanimento, non esiste, primo perché gli inglesi nel degustare sono molto corretti, pragmatici ed impermeabili a schieramenti, simpatie/antipatie e soprattutto perché si trattava di “blind tasting”, ovvero degustazione alla cieca, dove tutti i vini avevano le stesse chance di ben figurare. O di venire “bastonati”, come il sopravvalutatissimo vino del sor Rivetti…

  9. Ma non dicevano che i rinoceronti sono in via d’estinzione a causa dei cacciatori di frodo che ne asportano i corni d’avorio?
    Meno male che uno si è nascosto in Langa, ma rischia di essere beccato visto che hanno fatto sparire quasi tutti i boschi…

  10. hai ragione Roberto, nell’amata terra di Langa per piantare Nebbiolo anche nei posti meno indicati non hanno esitato a disboscare, a tagliare pioppeti, a rendere il panorama molto simile a quello di una monocultura. Chissà dov’erano e cosa facevano determinate associazioni golose con sede nella zona, mentre venivano tranquillamente fatti, senza che nessuno o quasi dicesse nulla, questi autentici sfregi perpetrati ai danni dell’ambiente e del buon senso…

  11. Ma io infatti mi riferivo ad un post in un blog dove si narra che qualcuno giudica i vini ancora in fasce…e che odia certi vini proprio perchè premiati dal gambero e da WS.

  12. stasera, forse per rigetto polemico, mi sono stappato un monprivato 2003 di mascarello……….. già il colore vale la sua grandezza!!!!!!!!!!
    ma chi li li beve e soprattutto chi li apprezza questi vini tutto legno?
    non riesco ancora a farmene una ragione…..

  13. ringrazio Gu, che per fare le sue intelligenti e civilissime osservazioni sul mio conto e sulla mia presunta “finta indipendenza”, sceglie, coraggiosamente, di palesarsi con nome e cognome, senza ricorrere conigliescamente all’anonimato. Una persona che si comporta da vero uomo, complimenti!

  14. non trasecolare Silvana, il signore si é comportato da vero uomo e da persona civile esprimendosi nei miei confronti a viso aperto e senza nascondersi. Per cui non avrò problemi, e soprattutto non li avrà la Polizia Postale, ad individuarlo e a chiedergli conto non tanto del “cretino” che mi ha affibbiato e che può essere considerato un legittimo giudizio, seppure un po’ sopra le righe, ma del “venduto finto indipendente”, valutazioni che credo la legge italiana continui a considerare diffamatorie. E sulle quali, essendo false, offensive e lontane da ogni legittimo diritto di critica, non sono disposto a soprassedere. A meno che il signor Gu non riesca a spiegare a me e ai lettori di questo blog le circostanze in cui mi sarei “venduto”, a quali padroni e interessi, e perché l’indipendenza che considero la base del mio operare di giornalista sarebbe, invece, falsa. A disposizione per ospitare, questa volta, con nome e cognome, le considerazioni del signor Gu.

  15. Be’ sì, ma uno così coraggioso si sarà anche preoccupato di non lasciare traccia di sé.
    L’ho trovata un’intrusione veramente viscida; come quando ti trovi una mosca nel bicchiere…
    Solo che qui è Codice Penale.

  16. Franco lascia perdere Gu e gli altri sciacalli che vagano sui vari blog, non ne vale la pena discutere.

    Riguardo al post, è molto importante che ci sia un po’ di “purismo” sulle guide italiane, senza favori, ricambi, amici degli amici, compensi. E’ un movimento che deve partire anche e soprattutto dai giornalisti, non mi sto riferendo a te ovviamente, che sei più di un semplice giornalista.

  17. @Pasinato:L’onestà intellettuale è cosa rara nel giornalismo enoico.I conflitti d’interesse sono all’ordine del giorno,dichiarati o “presunti” così come i favori agli amichetti ecc…Vorrei davvero assistere ad una vera degustazione alla cieca dei guidaioli,vorrei far compilare loro le schede,vorrei che un garante di quello o questo consorzio ritirasse le schede e le timbrasse prima di scoprire i campioni.Non sarebbe un modo da parte di un consorzio,di tutelare tutti?Dal piccolo al grande,dal bello al brutto…?

  18. Sai perchè, caro il mio Franco, non sono per niente d’accordo? in primo luogo perchè gli stessi panel test di decanter lo scorso anno premiarono come miglior brunello quello della cantina sociale di Montalcino e perchè spesso, in questi assaggi, il cosidetto terroir ed la cosidetta rispondenza al vitigno viene considerata come il Berlusca considera il mio parere sulla riforma giudiziaria. Ma questo è solo il primo punto: non amo in generale i vini rossi di Rivetti (anche se in alcuni casi mi sono piaciuti) ma non per questo non ci dormo la notte ne vado a cerca di gatti a nove code per fustigarli ad ogni piè sospinto. Questo tuo accanimento non lo capisco: se Rivetti ti ha fatto qualcosa diccelo e sicuramente ti daremo ragione, se però si sta parlando di un produttore che manda i propri vini (buoni, cattivi, di territorio, tarocchi etc) ad una degustazione ed accetta in silenzio il parere della commissione, in questo non ci vedo niente di esecrabile, condannabile, censurabile. Se poi lo stesso produttore “forza” dei giudizi in suo favore allora (prove alla mano) il discorso è diverso. Sai quanto ti stimo ( non sono parole di circostanza) ma questo tuo accanirti certe volte non lo capisco.

  19. Non mi piace chi ti tira il sasso e poi nasconde la mano. Spero Ziliani che riesca a rintracciare questo ‘Gu’;uso volutamente il termine ‘questo’ e non ‘signor ‘.
    Una settiman fa ho bevuto lo Tzingana ’99 di Monte Bernardi, Toscana, un blend di cabernet sauvignon e merlot. Uno dei tanti osannati Supertuscans di Parker , W.Spectators ed altre italiche guide. Un vino che era una premuta concentrata di succo d’uva con un sentore di marmellata di mirtilli incredbile nonostante fossero già passati 10 anni.
    Sono questi i vini, compresi quelli di Rivetti, dei quali dobbiamo andare fieri?
    Io sono sicuro di no e mi fa piacere leggere degustazioni come quella anglosassone dove si torna a premiare vini con ben altre caatteristiche

  20. Ho giusto una domandina impertinente da porvi: “Lo sapete che in Osteria i vini di Rivetti si vendono bene e a chi li ordina alla fine piacciono anche ???”

    Ciao

    p.s. domandina impertinente e retorica che ha grosse affinità con il topic sul Brunello.
    p.p.s. io poi se devo bere piemontese bevo ben altro….. 🙂

  21. vignadelmar, risposta fulminante, che vale come replica anche all’amico Carlo Macchi: ma che c’azzeccano quei vini con una vera osteria come credo sia la tua? Perché mai li acquisti e li proponi con tanti vini veri piemontesi disponibili? Pura operazione commerciale?
    Per rispondere a Carlo, il “sor Rivetti” a me personalmente non ha fatto nulla, ma trovo che i suoi vini, il Patrimo di Feudi di San Gregorio, una serie di Merlot e Super Tuscan vari spacciati per grandi, una serie di Barbaresco da grandi vigneti esageratamente legnosi e concentrati (non parlo del Barbaresco del tuo idolo Luciano…), Brunelloni riveduti e (s)corretti, siano espressione di un imbarbarimento del vino italiano, di una deriva, del gusto innanzitutto, che personalmente aborro. Che poi quei vini possano piacere, come dici, ai clienti della tua osteria, m’indurrebbe a qualche riflessione (anche se pecunia non olet) sul tipo di clienti che la frequentano. Ma anche sulla proposta che io oste faccio loro…
    Questo detto con molta simpatia per vignadelmar…

  22. Beh, sai, caro Franco, la mia Osteria deve produrre utili.
    Per farlo devo vendere anche vini che la gente richiede. Certo nella mia carta di circa 300 etichette ci sono molti minori ed introvabili ma ci sono anche quelli di Rivetti che a scanso di equivoci non trovo assolutamente essere svilenti per la mia proposta enologica.
    Inoltre non credo siano vini velenosi e/o dannosi per la salute, dunque se uno se li trova in carta può benissimo scegliere quello che maggiormente gli aggrada.
    Se poi arrivi a giudicare le persone, la mia clientela, da quello che beve beh, allora, mi ritiro in buon ordine…..preferisco glissare sulla considerazione che hai del mio essere Oste.
    Comunque lancio una proposta ai ristoratori/osti italiani: “Volete avere la clientela migliore d’Italia? La più selezionata? La più intelligente? Bene, fatevi fare la carta dei vini da Franco Ziliani !!! ”
    Questo detto con molta simpatia per Franco Ziliani…

    Ciao

    p.s. detto seriamente…..quando dai certe risposte mi fai tremendamente innervosire….

  23. caro Luciano, non t’innervosire se ho toccato un nervo scoperto inducendoti a rispondere, con grande ed encomiabile sincerità, affermando “la mia Osteria deve produrre utili”. Quindi non solo proporre i vini in cui credi, che tu oste hai selezionato, che ti piacciono, quelli che berresti con gli amici, ma anche quelli che magari non piacciono a te, ma sai che piacciono a parecchie persone e quindi si vendono. E’ lo stesso ragionamento che hanno fatto parecchi produttori di vino italiano, accettando di produrre vini che non sentivano propri, che non li convincevano, di cui non erano orgogliosi, ma che il mercato, certa stampa, certe guide, certi importatori proponevano e richiedevano loro, per fare business. I risultati di questo atteggiamento li abbiamo tutti sotto gli occhi…
    Non te la prendere, ma é un atteggiamento che, personalmente, non capisco. Quanto alle carte dei vini, a differenza da altri colleghi (che magari poi prendono sottobanco prebende da certe aziende per inserire i loro vini…) io carte dei vini per ristoratori e osti non ne faccio… Come giornalista, indipendente, mi limito ad indicare ciò che mi piace e quello che non apprezzo, senza mai nascondermi dietro ad un dito, ma esprimendo apertamente il mio pensiero.
    Buona domenica Luciano!

  24. Forse non ci siamo capiti. Se sono nella carta della mia Osteria vuol dire che mi piacciono almeno al pari degli altri ivi presenti. Naturalmente poi ci sono quelli che mi piacciono di più ma questo non vuol dire che non mi piacciano.
    Io voglio dare ai miei avventori un ampio spettro possibile di vini da degustare. Differenti produttori, differenti stili, differenti zone, differenti regioni. In questo spettro i vini di Rivetti hanno una loro ragion d’essere, non meno di tanti altri.
    Sarà poi il cliente, dopo averne assaggiati di differenti, a decidere su quali orientarsi successivamente.

    Ciao

  25. grazie per il chiarimento Luciano e per averci informato che hai messo in carta quei vini non solo perché dici che si “vendono bene”, non solo perché “l’Osteria deve produrre utili”, ma perché ti “piacciono almeno al pari degli altri ivi presenti”. Encomiabile chiarezza, come sempre

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