Incidente probatorio sul “caso Brunello”: dalla Nazione (cronaca di Siena)

Per completezza dell’informazione riporto quanto pubblicato ieri, mercoledì 8 aprile, sul quotidiano La Nazione, a pagina 5 della cronaca di Siena.
Occhiello: L’indagine sul Brunello. Titolo: Incidente probatorio per tre aziende ilcinesi (la spiegazione di cosa sia un incidente probatorio la potete leggere qui).
Testo dell’articolo: “Incidente probatorio il 10 aprile per tre aziende coinvolte nell’inchiesta sul Brunello. Il Gip nominerà propri consulenti di fiducia per la produzione 2003 di Argiano, Frescobaldi e Valdicava.
Tutti gli altri produttori che hanno “declassato” il vino (da Brunello a Igt) hanno invece chiesto e ottenuto di patteggiare. Gli avvocati hanno già concordato con il Pm. Ora l'”accordo” deve essere formalizzato davanti al giudice.
Dall’inchiesta sono usciti senza conseguenze Biondi Santi e Col D’Orcia di Francesco Marone Cinzano che, all’inizio degli accertamenti disposti dalla Procura della Repubblica di Siena, era presidente del Consorzio”.
Finalmente dalla Magistratura senese cominciano ad arrivare notizie, e che notizie…  

0 pensieri su “Incidente probatorio sul “caso Brunello”: dalla Nazione (cronaca di Siena)

  1. bene, si patteggia quando si ha il sedere sporco, dicono a casa mia…sulla positiva uscita di scena di col d’orcia e BS non avevo personalemnte dubbi, bastava vedere i colori e sentire i profumi, anche senza essere sommelier professionisti
    saluti
    francesco

  2. bella questa del “sedere sporco” Francesco! E’ vero sui vini di Biondi Santi e di Col d’Orcia nessuno poteva avere dubbi, tanto “parlavano” Sangiovese. Quanto ai colori, improbabili, ai profumi e al gusto di tanti vini spacciati per Brunello in questi anni, anche i bambini si sarebbero accorti che non potevano essere fatti solo con il Sangiovese, seppure ricorrendo alla concentrazione, all’osmosi inversa, ai “nuovi cloni” e a chissà quali diavolerie enologiche ed equilibrismi dei winemaker, eppure.. Eppure hanno tranquillamente superato l’esame delle commissioni di degustazione, quelle camerali e quelle di varie guide, e sono andati senza problemi in commercio. E qualcuno ha pensato bene di mostrarli come modelli da imitare, come l’esempio del vero “Brunello”…

  3. Ma mi pare che ci sia stata una vistosa inversione di tendenza nei fatti.
    Strano che non sia stata sottolineata neanche da chi avrebbe i mezzi e l’acume per farlo.
    Un saluto. giorgia

  4. Evidentemente sanno cosa c’è nelle loro bottiglie ed un proscioglimento sarà per loro una garanzia per il consumatore. Hanno fatto bene.

  5. Attenzione a non ricadere nell’antico vizio di confondere un futuro incidente probatorio con una sentenza di colpevolezza.

    In ogni caso credo che gli odierni proscioglimenti e le future sentenze saranno un bene per tutti gli interessati, specialmente i non taroccatori. Smetteranno di essere additati come facenti parte di un nucleo esteso di malaffare enologico e potranno distinguersi ufficialmente dai colpevoli. Speriamo che la Procura di Siena acceleri per fare più presto e meglio.

    Ciao

  6. Comunque, per non sapere ne leggere ne scrivere, sempre comne dicono a casa mia, domani parto per un bel week end….a montalcino. ho intenzione di visitare 3-4 aziende (potazzine, lisini, ventolaio e se mi riesce baricci)così mi rifaccio la bocca
    saluti
    francesco

  7. @ Vignadelmar Nessuna volontà di dare valore di “sentenza di colpevolezza” alla notizia che a giorni ci sarà un incidente probatorio per tre aziende ilcinesi. Semplice completezza dell’informazione, visto che altrove, su celebri siti oppure anche su blog pseudo-indipendenti, di questa che é innegabilmente una news non c’é (e continuerà a non esserci, stanne certo) traccia…

  8. Caro Franco, scusami, forse mi sono espresso male.
    Non volevo dare a te la paternità della volontà di colpevolezza. Però se ben ricordi ho sempre fortissimamente caldeggiato la parte garantista della questione inerente il brunello e mi sembra che ancora ora sia necessario farlo.
    Le aziende coinvolte a vario titolo erano tante, alcune ne sono uscite declassando i vini, altre perchè pulite, queste tre avranno l’incidente probatorio presto. Quali altre sono ancora sulla graticola ?
    Sulla questione della modifica del disciplinare di produzione, nessuna novità?

    Ciao

  9. che io sappia, dopo un paio di riunioni dove qualcuno ha tentato ancora di proporre la “soluzione” di una nuova Doc, Montalcino, dove confluissero gli attuali Rosso di Montalcino e Sant’Antimo (e chissà magari il povero Moscadello, quello su cui inizialmente una celebre e potente azienda aveva puntato per il suo insediamento in loco…), ottenendo scarsi consensi, tutto tace. Ma sono persuasi che quegli stessi non si arrenderanno e torneranno a farsi sentire. Piuttosto l’articoletto della Nazione ribadisce un concetto, ovvero che “tutti gli altri produttori che hanno “declassato” il vino (da Brunello a Igt) hanno invece chiesto e ottenuto di patteggiare”, il che significa che se svariati hanno patteggiato e declassato vuol dire che non avevano le carte in regola e che il loro “Brunello” non era conforme al disciplinare

  10. Non è proprio come tu dici. Teoricamente e secondo me anche in pratica, alcuni di quelli che hanno patteggiato e dunque hanno declassato i propri vini lo hanno fatto per una questione economica. Questione economica che in un periodo di crisi come quello attuale riveste un ruolo ancor più decisivo. Infatti secondo me, alcuni di questi produttori hanno preferito poter vendere subito i propri vini declassati ad Igt piuttosto che aspettare i tempi biblici di una ferraginosa giustizia italiana che magari li avrebbe poi (molto poi) potuti veder vincitori. Insomma pochi soldi, maledetti, ma subito.

    Ciao

  11. può essere come dici tu Luciano, ovverosia un patteggiamento fatto per questioni economiche, ovvero per poter vendere come Igt vini che sarebbe stato impossibile vendere come Brunello, ma può anche essere come invece sostengo io, ovvero patteggiamenti dovuti alla non conformità dei vini. Entrambe le interpretazioni hanno valore. Ma mi chiedo e ti chiedo, se tu fossi stato certo che il tuo Brunello fosse perfettamente in regola, avresti accettato a cuor leggero di declassarlo ad Igt e di venderlo alla metà o meno ancora del prezzo al quale l’avresti normalmente venduto come Brunello? Va bene l’ipotesi dei “pochi soldi, maledetti, ma subito”, ma perché accettare di guadagnare di meno (e di rischiare di fare la figura di quelli che hanno patteggiato perché evidentemente non tutto era in regola) se i vini erano conformi? Lo sanno anche i bambini che un conto é vendere un vino che reca in etichetta la magica dicitura di Brunello di Montalcino e un conto é vendere un Igt Toscana o, peggio ancora, un Sant’Antimo…

  12. Dipende dal conto in banca. Se ti trovassi in difficoltà e le banche non ti finanziassero più penso che come molti scenderesti a patti con il diavolo pur di tirarti fuori da questi problemi.
    E poi, cosa ci fa un Produttore con del Brunello 2003 disponibile e pronto ad essere venduto, libero da vincoli legali, magari nel 2013 ???
    In ogni caso “fare la figura” in Italia purtroppo ha sempre significato negativamente poco, siamo un Paese di scarsa memoria. Con il nuovo corso poi essere colpevole di qualcosa è quasi come avere una medaglia da appuntarsi al petto…..

    Ciao

  13. Franco, propendo per la tesi di Vignadelmar. Tenendo in considerazione le valutazioni sui costi di produzione del vino che ha scritto Paglia, in tempi in cui le banche non riducono i tassi d’interesse passivi ma, al contrario, li aumentano e chiudono i cassetti, il costo di immobilizzo a magazzino dei prodotti peserà sui bilanci talmente tanto da rendere conveniente lo smobilizzo.
    C’è poi anche la faccenda dell’impossibilità di prevedere quanto peserà anche sulle vendite dei prossimi anni la caduta d’immagine del marchio. Declassare ad Igt costa, ma riduce il rischio che il prodotto venga rifiutato proprio perchè si chiama “Brunello”, sinonimo di imbroglio a livello planetario.

    Ugo

  14. Non capisco. Per vendere meglio un vino non e’ sufficiente abbassarne il prezzo? Perche’ devo declassarlo, ossia rinunciare a dichiarare quello che e’? Mi sembrano molto pertinenti le parole conclusive di Ziliani delle ore 19:17

  15. Ugo non sono d’accordo con te, perché rifiuto l’idea, come tu scrivi, che esista “il rischio che il prodotto venga rifiutato proprio perchè si chiama “Brunello”, sinonimo di imbroglio a livello planetario”. Nonostante l’opera disonesta di qualche mariuolo, Brunello e Montalcino godono per fortuna, grazie all’opera di una grande maggioranza di persone serie, di produttori per bene, di ampia credibilità, che é stata intaccata dall’azione dei taroccatori, ma che esiste ancora, se Bacco vuole…

  16. @ Cintolesi
    Abbassarne il prezzo ne favorirebbe certamente la vendita ma il problema per le Aziende sotto inchiesta è che se non declassano a Igt il loro Brunello, in attesa di una sentenza della magistratura che non si sa quando verrà pronunciata, questo rimane sequestrato, dunque impossibile da vendere.

    Ora, io non penso che tutti siano innocenti, come non penso che tutti siano colpevoli. Penso che nel gruppo qualcuno sia innocente ma abbia preferito declassare e vendere subito piuttosto che aspettare e vendere quando non si sa.

    Ciao

  17. Anch’io ritengo che, con buona probabilità, la verità stia nel mezzo, come sostenuto da vignadelmar.
    Pur facendo parte di un territorio che forse, a differenza di altre zone, ha risentito e sta risentendo meno del periodo di crisi, credo che diverse realtà imprenditoriali (perché poi di questo si tratta…) di modeste proporzioni possano reggersi su delicati equilibri finanziari. Quella soluzione per loro potrebbe essere stata il male minore…
    Se è vero, come mi è capitato di leggere recentemente, che anche vini come il Bordeaux stanno “accusando il colpo”, e che bottiglie che si vendevano tranquillamente a 100 Euro oggi sono vendute a meno di 40, non è irrealistico pensare ad un rischio simile anche per i nostri vini più importanti e più ben pagati.

  18. Franco, non so, occorre tener conto dei riflessi commerciali indotti dalla vicenda. Lo scandalo del Brunello ha toccato tutti i produttori, ma chi ne esce con poco danno non sono quelli che hanno “lavorato bene” da sempre, ma quelli il cui brand è talmente forte da continuare ad essere ambito dai consumatori d’elite. Mentre il declassamento del prodotto è via obbligata per ragioni giudiziarie per alcune aziende, per le altre una difficoltà concreta era/è data dal fatto che in certe aree il nome “Brunello” è impronunciabile, e gli importatori stentavano/stentano a fare ordini. Questo non certo in attesa che la Magistratura italiana prosciogliesse i non colpevoli, ma che la vicenda fosse dimenticata ed il marchio riconquistasse il proprio appeal per il mercato; perciò il “semplice” abbassamento dei prezzi risultava/risulta inutile. Nel frattempo il distributore si cerca altri fornitori, e per il produttore questo significa perdere un cliente, con tutta la prevedibile difficoltà ad immaginare se e quando riconquistarlo, e questo fa paura. Paura vera. Mettici sopra il costo del magazzino, le banche e quant’altro.
    Se stessi in quella condizione, anch’io non avrei dubbi: sotto il cielo di piombo chinerei il capo e bestemmierei contro i taroccatori e non solo perchè mi hanno procurato il danno, ma anche perchè sarei costretto a confondermi con loro anche nella mia reazione obbligata. Scalerei i miei prodotti, per riuscire a venderli, sperando che il nome “Brunello” risorga prima della prossima stagione di vendita.
    Questa è, a mio avviso, la dimensione attuale del problema “Brunello”: la sottolineatura del peso del marketing nel mondo del vino odierno, e l’ottimo lavoro dei media nazionali nell’infangare il nome “Brunello”, anzichè quello dei taroccatori, è una sua espressione funzionale. Qualcuno ha fatto i miliardi pompando l’immagine ed il glamour stolidamente, perchè non ha calcolato che i medesimi sono animali vani e bizzosi: ci vuole un attimo a salire in cima, e mezzo per cadere nella fogna. Solo che ora ci hai trascinato anche gli Alpini.
    Un ultimo pensiero, amareggiato e preoccupato: e se i produttori “onesti”, schifati dalla vicenda, dalle regole di votazione e dalle spinte autodistruttive che nel Consorzio vengono ancora portate avanti, iniziassero a disertare le votazioni, cosa succederebbe, domani?

    Ugo

  19. Scusa, Franco, dimenticavo un frammento: quella dell’abbassamento dei prezzi è una scelta istintiva, ma non per questo adeguata. Se hai un prodotto che oggi riesci a vendere a 45 Euro in funzione del suo marchio, devi stare attento alla spinta di svenderlo a 25. La discesa di un prezzo è accettata immediatamente dal compratore, ma la sua risalita no: sarà incerta, lenta e progressiva, ed imprevedibile nei tempi.
    Certamente il fatto porta alla opportunissima sfoltitura dei ricarichi irragionevoli, ma ricordiamo che ci andranno di mezzo anche aziende giovani, che hanno fatto scelte corrette, ma che oggi sono in mano alle banche.
    Quando “Brunello” tornerà ad essere un marchio trainante i prezzi risaliranno a livelli accettabili per la reddività delle aziende solo se le medesime riusciranno a costruire un fronte di prezzi comune, da far rispettare senza cedimenti. Questo porterebbe con sè a mille problemi, facilmente immaginabili. Tra di essi, sottolineo l’impossibilità di rendere chiara al consumatore la relazione tra qualità del prodotto italiano ed il suo prezzo, ed il caso del Brunello ne è la dimostrazione più evidente. Tutto si riconduce (lo ritiro in ballo, ma è uno dei problemi reali del mercato del vino) del “dilemma del prigioniero”. Ciò riporta la questione in braccio al Consorzio, alle Regioni, al Governo nazionale, ossia alla politica. Irrealizzabile con l’approccio attuale.

    Ugo

  20. Caro Franco, sono d’accordo con te sulle commissioni, ma fanno del loro meglio. Ne faccio parte da sempre per il Brunello, solo che sono impastoiate da regole assurde. A suo tempo ne ho anche scritto in due mie “letture” ai Georgofili, 2001 e 2002, che andavano modificati i regolamenti, soprattutto quello della “rivedibilità” che non deve essere applicata a maggioranza fra i commissari (n°5), ma applicata anche se un singolo commissario la chiede!
    La rivedibilità secondo me, deve essere richiesta quando un vino non rispetta i parametri del vitigno e del territorio, anche se è un buon vino gratificante.
    Un cordiale augurio pasquale
    Franco Biondi Santi

  21. Ziliani ha correttamente preso nota e riportato fedelmente una notizia pubblicata l’altro ieri su La Nazione. Senza fare processi alle intenzioni di chi, oltretutto, non viene menzionato nella notizia stessa.
    Da quello che percepisco – vivendo sul territorio e conoscendo un certo numero di persone, qui (e uso la categoria dell’understatement) – la situazione ha fatto soffrire molto, tutti.

    Da questo a mettersi a scrivere “Brunello, sinonimo di imbroglio a livello planetario” corrono alcuni anni luce.

    Esprimersi così vuole dire non valutare le notizie nella loro complessità; Ma soprattutto non aver capito quale capitale intangibile stia dietro a quel poderoso marchio, e quale storia, e quanto lavoro, e quante idee.

    Pensare e scrivere che “il distributore nel frattempo si cerca altri fornitori” è un po’ troppo spiccio. Può valere per una commodity, non per un unicum, che occupa un posto ben preciso nell’immaginario del suo target.

    Se poi qualcuno, invece, mi sottilinea che l’anno orribile appena trascorso non è stato minimamente gestito – e si sarebbe dovuto farlo, quello sì, a livello planetario (e si poteva) – con strumenti di comunicazione, e con stile ed eleganza, adeguati, allora sono d’accordo.

    Ma mi pare che Ziliani abbia unicamente preso atto di un passo, importante, verso (ce lo auguriamo tutti) la chiarezza e l’epilogo di una storia molto dolorosa.

  22. Silvana, buon pomeriggio.

    Mi scuso anticipatamente per il tono; sappia che non dipende dalle sue affermazioni, che condivido e rispetto, ma proprio dal rumore dell’urto loro e di quelle di Ziliani contro quella che a me risulta essere la realtà, e sarei ben felice di essere smentito dai fatti.

    Io non mi riferivo al merito della notizia in cima a questa pagina, ma ad alcune deduzioni che ne sono derivate dopo. Ne ho, per così dire, approfittato.
    Franco conosce bene il mio approccio romantico, emotivo e radicale al mondo del vino, ma in questo caso l’aspetto che mi interessa di più è quello commerciale, che ritengo il più fattivamente coinvolto nell’affaire Brunello e determinante (per ovvie ragioni) del suo futuro. Questo lato del sistema è cinico, ed altrettanto è necessario siano le valutazioni nei suoi confronti, sempre che lo si voglia capire per confrontarsi con lui, se non eventualmente per combatterlo quando deteriore.
    Le ponderazioni che ho scritto derivano dall’osservazione dell’offerta dei media (italiani e non) su ciò che è successo, e da ragionamenti fatti al Vinitaly con produttori ilcinesi, coi quali ho avuto modo di parlare a lungo ed in condizioni in cui – tra sfoghi ed amichevoli discussioni – non ho dubbi che fosse espresso il loro vero sentire.
    Tutti i media hanno caricato di responsabilità non le aziende inquisite, ma il nome “Brunello”, quasi sempre accostato (anche visivamente, in copertine ed occhielli) a simboli negativi che sono arrivati a proporre la suggestione dell’avvelenamento. Poichè quei media erano organi di informazione generalista, il loro messaggio era per il consumatore, che è il soggetto più debole culturalmente e facile da colpire, sopratutto all’estero. E’ passato già un anno, e non ho ancora visto in edicola l’Espresso con una copertina che rimontasse l’immagine salvifica del Brunello, ma se succederà saro contentone. E qualora anche ciò avvenisse in Italia, non sono convinto che altrettanto farà il New York Times. Cosa rimarrà impresso nella retina del succitato consumatore?
    Ciascuna singola bottiglia di Brunello viene vista come dono dall’appassionato e come prodotto da chi le immette sul mercato; altrettanto diversamente interpretate sono “la storia, le idee, la potenza del marchio”. Se così non fosse, penso che a Montalcino avremmo molti meno degli attuali 250 imbottigliatori e milioni di oggetti sui camion, e soprattutto nessuno scandalo vi sarebbe mai stato.
    Dunque, il target colpito è proprio quello del consumatore il quale, se ha voglia di una bottiglia di vino interessante, non credo si terrà la sete, ma comprerà qualcosa d’altro, del quale non abbia sentito dire che sia taroccato. E sarà un cliente perduto per il Brunello. Il distributore non fa beneficenza, vende.
    Certo il Brunello risorgerà, ma le 250 aziende ilcinesi non possono sopravvivere tutte grazie ai 3.000.000 di appassionati italiani di cui scriveva FMRicci, tantomeno in periodi come questo, sarà dura.
    Forse il Brunello avrebbe potuto approfittare dell’occasione funesta per riorganizzarsi in modo che in futuro non si ripetano situazioni come quella attuale, per fare pulizia da dentro, aldilà delle azioni della magistratura, e le regole sono la chiave che può aprire o chiudere la porta del recupero. Ma mi risulta che diversi siano i produttori che affermano di volersi defilare dalle attività consortili, perchè “è inutile”.
    Mi sembra che il tono del messaggio di Franco Biondi Santi sia indicativo: se si sente impotente lui…

    Ugo

  23. Sig. Franco Biondi Santi, ma così facendo, così operando, in ogni singolo componente non risiede troppo potere, non ricadono troppe responsabilità ?
    E poi, a suo modo di vedere, non esiste un palese conflitto di interessi nel fatto che un Produttore faccia parte di una commissione ?
    Non sarebbe meglio dividere nettamente gli ambiti, separando definitivamente giudicante e giudicato ?

    Grazie

  24. conflitto d’interessi per conflitto d’interessi é clamorosamente più grave quello rappresentato dagli enologi che fanno parte delle commissioni di degustazione camerali, chiamati a giudicare vini che, in larga parte, hanno “costruito” loro con quelle determinate caratteristiche…
    Quanto all’intervento dell’ottimo Franco Biondi Santi, che ringrazio per aver voluto dire la sua qui, testimonia dei problemi che affliggono queste commissioni e come sia facile, anche per vini non in regola con i dettati dei disciplinari(che potranno non piacere, ma finché non vengono cambiati devono essere rispettati), ricevere il semaforo verde all’insegna di un italico todos caballeros!
    E poi magari accade che ottimi vini, forse troppo conformi ai disciplinari, vengano bocciati…

  25. Mah, Franco, non mi addentrerei nel ginepraio inconcludente fra maggiori o minori gravità dei vari e molteplici conflitti di interesse. Io sarei per evitarli tutti. Che poi dire questo nell’Italia di oggi sia palesemente ridicolo ed ingenuo me lo dico da solo… 🙁
    Penso che l’eventuale risposta del Sig. Franco Biondi Santi potrebbe dare la stura ad un bellissimo e proficuo scambio di opinioni.

    Ciao

  26. tornato da qualche degustazione mi viene da dire che il problema è il sant’antimo…inutile girarci attorno, dopo averla fortemente voluta questa doc è la vera palla al piede e la necessitàdi smaltire queste uve, che in parte prima fionivano altrove,diviene impellente…di qui la proposta di allargare i cordoni del rosso..che da un punto di vista di “sistema” capisco. sono fuori strada?
    saluti a tutti
    francesco

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