Juancho Asenjo miglior giovane giornalista straniero secondo il Comitato Grandi Cru d’Italia

Ho già detto chiaramente, qui, quello che penso del Premio Grandi Cru d’Italia assegnato da quello che pomposamente si presenta come Comitato Grandi Cru d’Italia. Questo premio non è una cosa seria e non può essere seriamente preso in considerazione.
Non lo è e non potrebbe mai esserlo perché un premio assegnato a giornalisti che scrivono di vino e di vini assegnato da un pool di grandi aziende che si sono autodenominate “Grandi Cru d’Italia”, ovvero “l’associazione sul modello francese che riunisce i produttori che negli anni hanno prodotto i vini di più alta qualità, secondo i rating delle guide e delle riviste”, non sarà mai una cosa seria e attendibile, perché privo di quella “terzietà del giudizio”, ovvero il non essere in alcun modo parti in causa che è condizione indispensabile di qualsiasi giudizio, premio, selezione degno di questo nome. Ciononostante, non posso che salutare con gioia che uno dei premi assegnati a quelle che in vari resoconti giornalistici sono state definite come “le migliori penne del vino”, sia andato non solo ad un amico carissimo, ma ad una persona che reputo davvero essere un giornalista serio, indipendente, competente e appassionato. Uno che scrive a ragion veduta, senza guardare in faccia a nessuno, perché le cose di cui scrive le conosce veramente e ha titolo per poterle dire.
Accanto a premi molto politicamente corretti andati, durante una cena “di gala” (poteva mai essere una cena normale quella attribuita dal Comitato Grandi Cru d’Italia?) ad Alessandro Torcoli (Civiltà del bere), migliore giovane giornalista italiano dell’anno; Marcello Masi (TG2 Eat Parade) e Marco Sabellico (Gambero Rosso), ex aequo, migliore giornalista italiano dell’anno; a Michéle Shah (Wine Spectator, Decanter e Harpers), migliore giornalista non italiano dell’anno, il premio per il migliore giovane giornalista non italiano dell’anno è andato, seppure ex aequo con Jo Cooke di Wine Spectator, all’ottimo Juancho Asenjo (nella foto) colonna del sito Internet specializzato spagnolo Elmundo.vino, come lo stesso sito giustamente ha ricordato, con soddisfazione, in questo articolo.
Premiare una persona perbene come Juancho, un collega che si fa apprezzare per la sua umanità e al quale è impossibile non volere bene, è una scelta che sicuramente nobilita e contribuisce a dare un pizzico di credibilità ad un Premio che appare francamente privo di senso, visto che a premiare i giornalisti del vino sono (in base a quali criteri?) i produttori, ovvero l’oggetto degli articoli, degli elogi, ma anche delle critiche dei premiati.
Saluto con piacere anche la scelta di premiare, nella categoria dedicata alle pubblicazioni, la Guida de l’Espresso, come miglior testata o guida italiana accanto all’inoffensivo The Wine Advocate, come migliore testata o guida internazionale. In effetti, come ho già più volte scritto, e confermo, la guida dei vini dell’Espresso, sotto la guida di due persone competenti come Ernesto Gentili e Fabio Rizzari e con la collaborazione di ottimi esperti e professionisti come Giampaolo Gravina, Pierluigi Gorgoni, Fernando Pardini, Massimo Zanichelli, Isao Miyaijima, costituisce il migliore e più attendibile esempio di baedeker enologico di cui dispongano oggi i consumatori italiani.
A loro e a Juancho i miei sinceri complimenti ed il plauso di ogni serio appassionato del vino.

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