Produttori di Montepulciano: perché internazionalizzare ancora di più il Vino Nobile?

L’ho già spiegato, pacatamente e diffusamente qui, in questo articolo, che ho pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S., si fa una gran fatica a capire, di fronte ad una diffusa percezione da parte del consumatore, giustamente sottolineata da un recente comunicato stampa, del Vino Nobile di Montepulciano come un vino dalla forte identità, legato al proprio territorio, con i concetti maggiormente associabili a questo prodotto indicati come “identità” e “Toscana”, eleganza ed equilibrio, che il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano abbia presentato in una riunione degli associati una stravagante proposta.
Non quella, avanzata a solo una ventina di chilometri di distanza, nella zona della Doc Orcia, che chiede di modificare il disciplinare, “su richiesta dei produttori che vogliono vinificare con Sangiovese in purezza”, creando una tipologia Orcia Sangiovese “che prevede di arrivare al 90% di Sangiovese e il resto solo vitigni autoctoni”, bensì quella più banale e déja vu, di portare dal 20% al 30% il contributo dei “vitigni raccomandati e/o autorizzati dalla provincia di Siena” (alias Cabernet, Merlot, Syrah etc,) nel disciplinare”.
Un cambiamento che se venisse accettato, come ha intelligentemente annotato Carlo Macchi commentando questa proposta su Wine Surf, “porterebbe sicuramente il Vino Nobile verso una “internazionalizzazione”estrema”.
Si resta stupefatti, ricordando come in occasione della recente Anteprima del Vino Nobile, annata 2006, i migliori vini in degustazione, davvero buoni, fossero innegabilmente apparsi quelli dove protagonista indiscusso era il Sangiovese (magari integrato da piccole parti di Canaiolo, Mammolo, Ciliegiolo o Colorino) e prendendo atto che da quanto le risulta, perché le aziende lo hanno dichiarato,
dal carnet di degustazione con i dati tecnici di tutti i vini dell’annata 2006 delle aziende che erano presenti all’Anteprima, l’attaccamento al Prugnolo gentile – Sangiovese appare evidente, tali sono le percentuali di Prugnolo dichiarate, quasi mai inferiori all’ottanta per cento ed in molti casi nell’ordine del 90, 95% o addirittura del cento per cento.
Quasi un’identificazione con questo vitigno tipicamente toscano, una sorta di equivalenza Vino Nobile di Montepulciano uguale Prugnolo gentile – Sangiovese.
Perché diavolo allora, un po’ sullo stile Montalcino, questa strana ansia di rendere meno sangiovesizzante, progressivamente “de-prugnolizzandolo”, anzi cabernet-merlottizzandolo allegramente, il Vino Nobile?
Se qualcuno, al Consorzio, tra le aziende di Montepulciano, che pare siano praticamente tutte d’accordo nell’accettare questa svolta (tranne un paio…) ce lo volesse spiegare, sarei ben felice di ospitare qui, e considerare attentamente, le loro ragioni…Forza Presidente Carletti, ci faccia capire!

0 pensieri su “Produttori di Montepulciano: perché internazionalizzare ancora di più il Vino Nobile?

  1. caro ziliani, la faccenda si ripete con puntaule e disarmante regolarità. ha letto l’intervista a sartori in occasione del vinitaly? tipicità e territorio sugli scudi, almeno a parole, poi nella realtà, sempre e e solo per soddisfare le esigenze di qualche “grande” si appiattisce tutto promuovendo e crcando di soffocare il vino di terriorio nei soliti blend internazionali. quando avranno reso irriconoscibile il loro sangiovese (e non ci vuole molto, basta vedere il vicino chianti) si renderanno conto che il loro vino sarà “annacquato” tra mille altri, tutti più o meno uguali e allora saranno dolori,perchè sarà ancora più difficile confrontarsi con un bel blend australiano o cileno. e non mi si venga a parlare di territorio e cazzate simili, con il 30% di cabernet e magari una bella dose di legno neanche un esperto come lei riesce più a distingure cosa c’è nella bottiglia
    saluti

  2. Buongiorno,
    Ho appena finito di leggere l’articolo del sig. MACCHI e mi ha colpito il punto nel quale l’autore si chiede chi ci guadagni o chi ci perda con un’eventuale modifica del disciplinare….. Ebbene penso che come in ogni cosa ci siano dei pro e dei contro, ma sicuramente chi ci perderà sarà L’IDENTITA’ del vino nobile di Montepulciano.
    Ogni tipologia di vino è fatto di storia, di tradizione, di uomini che lavorano la terra e ad essa sono legati e riconoscenti, di uve che raggiungono l’eccelenza grazie a tutti questi fattori….. insomma ogni vino ha una propria IDENTITA’.
    Sono per la libera fantasia dei produttori che in quanto commercianti devo sottostare a brutte regole per produrre più utili possibili.
    Bene, che lo facciano, ma non appropriandosi dell’identità di un vino che già gode di luce propria senza alcun ritocco estetico necessario per piacere ad un pubblico sempre più globalizzato.

    Grazie.

  3. E’ talmente evidente che queste proposte servono a facilitare, nell’immediato, gli obiettivi commerciali di qualcuno, come è già successo, e come ancora succederà, a Montalcino! Si divorano denominazioni e immagine dei vini tipici nostrani, sulla spinta di imprenditori(?) miopi e incapaci di affermare, di proporre, di vendere la tipicità. Il bello è che per la pretesa di un soggetto (magari il più grande della zona) che ha più peso in un consorzio, si manda in fumo quello che è un patrimonio comune.
    E quando tutti i nostri vini tipici avranno il 20-30% di uve internazionali, e saranno identici ai vini cileni o australiani, ma costeranno comunque di più, che cosa pretenderanno questi geni del marketing?
    Se il gusto internazionale è così determinante, perché non si sforzano di venderlo con un altro nuovo nome?
    Ma che non usino il capitale comune snaturandolo!!!

  4. Buongiorno,
    chi coltiva sangiovese saprà sicuramente quanto è difficile, quanto risente del clima, quanto va curato e infine se vuoi un prodotto decente quanto poco va fatto produrre. Perciò se per un prodotto buono dopo tante cure su un ettaro riesco ad avere 50 quintali di uva mentre con poche cure e supponiamo 70 quintali per ettaro più un taglio del 30% di uva extra sangiovese riesco ad avere 91 quintali di uva per un ettaro di sangiovese, risultato quasi il doppio di uva, il doppio di vino, il doppio di bottiglie e infine il doppio di guadagno.
    Ecco innescato il meccanismo perverso tipo ” il cane che si morde la coda” ovvero siccome il vino costa meno per avere li stessi profitti devo produrre di più e abbassare i costi ma siccome questo vino sarà di qualità diversa (per non dire inferiore) devo ancora abbassare i costi e auentare la produzione e così via. Ultima cosa non è che il tutto per sopravvivere ma per avere più profitti.
    Ecco secondo me a chi giova, ovviamente questa chiave di lettura la riterrei valida anche per Montalcino.

  5. Da consumatore poco più che profano non posso che condividere il punto di vista secondo il quale l'”internazionalizzazione” a base di cabernet, syrah e via dicendo non può che nuocere a tutti i vini italiani dotati di una specifica identità.
    Ci si illude che si possa ampliare la platea dei consumatori e invece si finiranno per perdere anche i consumatori che prediligevano il vino così com’era in origine.
    Scusate la franchezza, ma se devo bere solo merlot e cabernet, allora me li compro francesi. Viva il sangiovese!

  6. Mi sembra il solito canovaccio: siccome il sangiovese è un vitigno difficile, meglio ampliare le coltivazioni di Cabernet e Merlot e, perchè no, di syrah. Ma a questo punto tanto vale allora provare con il generoso Carignano oppure con “l’odoroso” Primitivo. Ovviamente il diritto dei produttori di autoregolamentarsi è sacrosanto, e nessuno lo mette in dubbio ma,a questo punto, anch’io sono curioso di sapere cosa può mai spingere i produttori del Nobile ad uscire dal binario di una tradizione consolidata. Mio nonno Domenico sosteneva, – quando gli facevo notare che per vendere un cesto di pere al mercato di Brisighella, non conveniva prendere l’impervio sentiero di mezzacosta, ma era forse più agevole scendere a fondo valle e poi, una volta a destinazione, risalire per la più larga strada bianca, – ebbene, amava dirmi: caro Giovanni, scendere è facile, ma risalire poi, non son mica sicuro di farcela. Evidentemente non aveva l’energia di Franco Ziliani,mai domo nel portare avanti le sue battaglie. Che invidia! Saluti.

  7. E’ davvero disarmante assistere a questa continua mancanza di lungimiranza da parte di più di un consorzio toscano. Il bello è che a Montepulciano abbiamo sentito dichiarare che il merlot non matura bene, pertanto la cerchia dei vitigni che dovrebbero andare a coprire quel 30% si restringe a cabernet, syrah e, per i più “alternativi”, petit verdot.
    Ma con un presidente del consorzio fresco fresco, che sappiamo bene come ha sempre ragionato (basta assaggiare i suoi vini, buoni, a volte buonissimi, ma proprio di territorio non direi…), possiamo aspettarci una spinta verso il recupero di un’identità già piuttosto compromessa del Nobile di Montepulciano?

  8. Lo confesso:sono stufo di leggere notizie come queste.Da toscano sono indignato di sapere che le due più importanti e storiche denominazioni stanno seguendo l’esempio del Chianti Classico di aggiungere vitigni internazionali al Sangiovese.
    Quando voglio bere un grande uvaggio bordolese scelgo un bordeaux e non un vino toscano, escluse poche eccezioni.Dalla Toscana voglio un grande sangiovese differente zona per zona, profumato come solo il sangiovese sa essere senza toni vanigliati dal gusto ‘ internazionale’.

  9. Buonasera.
    Vede, gentile signor Dessì, il povero nobile (l’ossimoro è casuale, la minuscola no) non ha nessuna identità da perdere iniziando dallo strano “dualismo” Prugnolo Gentile/Sangiovese……..
    Buona serata.

  10. Quando il sig.Ziliani chiede ai diretti interessati delle delucidazioni in merito ad una volontà globalizzante(ormai diffusissima in tutta Italia),questi ultimi spesso tacciono solennemente.La maggior parte di loro non osa esprimere le motivazioni che giustifichino il perchè sia a favore di una internazionalizzazzione del vino a discapito della storia,della cultura,della tradizione e dei disciplinari vari.E’ chiaro che nessuno è obbligato a farlo ma sarebbe bello se ci fosse un confronto vero,diretto e civile,tra due modi di pensare e interpretare il mondo del vino…

  11. E’ corretto dire che la proposta in questione comporterebbe una maggiore internazionalizzazione del Nobile, ma non è esatto dire che equivalga a una “de-prugnolizzazione”. Se si legge il disciplinare (come sarebbe sempre il caso di fare prima di parlarne), si capisce che la vittima designata della proposta sarebbe piuttosto il Canaiolo. Attualmente infatti il limite inferiore del 70% di Sangiovese/Prugnolo non può essere complementato con i soli vitigni raccomandati e autorizzati (è bene ricordarlo, autoctoni e non), per i quali è previsto un limite massimo del 20%. In questo caso, diventa obbligatorio ricorrere a un 10% di Canaiolo, l’unico altro vitigno rosso attualmente menzionato dal disciplinare (con un limite massimo specifico del 20%). Con la proposta, di cui peraltro non conosco il testo, sarebbe invece possibile completare il 70% di Sangiovese con un 30% di altri (diciamo 20% merlot e 10% Cabernet Sauvignon, per fare un esempio realistico).

  12. Buongiorno signor AG,
    Mi perdoni, ma può gentilmente spiegarmi cosa intende per “dualismo” Prugnolo gentile/Sangiovese?
    Stiamo parlando di due vitigni con caratteristiche diverse sia dal punto di vista vegetativo sia dal punto di vista “prodotto finito”, inoltre se non ricordo male il disciplinare di produzione del Vino nobile di Montepulciano prevede solo ed esclusivamente uno dei due (Prignolo gentile) con una percentuale del 70%, un 20% di Canaiolo nero ed un 10% dove “forse” può essere utilizzato il Sangiovese piccolo.
    Con infinita umiltà le chiedo di correggere ogni mia convizione che non corrisponda al vero.
    Grazie e Buona giornata!

  13. Buongiorno.
    Devo ammettere, signor Dessì, che la sua risposta mi ha stupito: dovrebbe rivolgere la stesse domande a tutti quei produttori e addetti a vario titolo ai lavori che dicono da anni di piantare Sangiovese tentando di scimmiottare chissà chi o che cosa quali differenze esistano…….. io non sono riuscito a farmi capire da quasi nessuno.
    Buona giornata.

  14. Devo ammattere, signor Ag, che ha smosso la mia curiosità.
    le chiedo se gentilmente le va di cercare di farmi capire la sua posizione ?
    Grazie

  15. Signor Dessì, premetto che ho un personale debole per Montepulciano (uno dei posti più belli del mondo, tanto da considerarla una delle mie patrie adottive) e il Vino Nobile (le suggerisce niente questa aggettivazione?).
    Solo che a me sembra che queste due vere (per me meravigliose) unicità siano completamente ignorate da chi si assume reponsabilità e compensi proprio per la loro valorizzazione e che invece spende tempo e denaro a mistificarle in ogni modo possibile. Mi scusi il giro di parole, ci sarebbe un vocabolo preciso ma precedenti equivoci me ne sconsigliano l’uso.
    Riassumendo le rispondo, un luogo così unico produrrebbe un vino unico al mondo se solo non ci si mettesse mano (magari solo mano). Invece produce (tranne pochissimi volenterosi e poco più casi) la scimmiottatura di una scimmiottatura di una scimmiottatura (i tre passaggi sono voluti).
    Buona giornata

  16. Ricevo dal Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, che sebbene invitato a spiegare ai lettori di questo blog i motivi della richiesta del cambio di disciplinare con il passaggio dal 20 al 30% della quota di vitigni migliorativi, tace e non risponde, un comunicato stampa che inneggia al “record di prenotazioni turistiche a Montepulciano, patria del Vino Nobile, in concomitanza con l’arrivo della troupe cinematografica che effettuerà le riprese del film “New Moon”, prodotto dalla Summit Entertainment, secondo episodio cinematografico tratto della saga di “Twilight”, serie in quattro volumi uscita dalla penna dell’americana Stephenie Meyer che narra l’impossibile storia d’amore tra il fascinoso vampiro “buono” Edward Cullen e la giovane mortale Bella Swan”. Il titolo del comunicato recita “a spasso con i vampiri tra i vigneti del Vino Nobile”.
    Come non chiedersi se i “vampiri” siano quelli che succhiano il sangue del Sangiovese dal Vino Nobile per sostituirlo, con robuste “trasfusioni” con crescenti quantità di Cabernet, Merlot e altre uve foreste?

  17. L’internazionalità di cui avremmo bisogno non è quella degli uvaggi, bensì quella culturale che consentirebbe ai quei sindaci, a quegli assessori, a quei presidenti di consorzi di uscire dalla dimensione provinciale e passiva di miseri spettatori di reality televisivi, per affermare nel mondo i loro territori come veri poli turistico-culturali e non più come delle banali sedi di annuali sagre paesane.

  18. Buongiorno.
    Gentile Paolo, mi allaccio a quello che dice: le è mai capitato di andare a pranzo o cena a Montepulciano? Magari fossimo a una sagra………. quello sì che un film, il genere non lo scrivo per pudore
    Buona giornata

  19. Un’amica, nota componente di una Soprintendenza ai Beni Artistici (eccetera) diceva che gli amministratori pubblici dovrebbero frequentare un corso speciale di: italiano storia, storia dell’arte, inglese, marketing.

  20. Ciao Silvana, un abbraccio.
    Non è la frequentazione ma l’apprendimento che fa la differenza. E soprattutto su quale substrato si va a innestare. Secondo te chi non riesce neanche a dare un nome a un vitigno (e vive di quello) ci dà qualche speranza?
    Auguro a te (e a tutti) una serena domenica.

  21. Visto che la vicenda Brunello è iniziata con l’accertare la non rispondenza della base ampelografica dei vigneti iscritti con il disciplinare, non è che forse aumentando la percentuale di complementari ammessi nella base ampelografica si cerca di “legalizzare “una situazione già non conforme di qualche socio ?

  22. Non posso che aggiungere delle considerazioni pratiche sulla questione della possibilità di coltivazione di vitigni complementari nei vari disciplinari.
    La base ampelografica accertata nei vigneti non garantisce una speculare rispondenza di assemblaggio nei vini finiti anche perchè a tuttoggi la Commissione della CCIAA non ha alcun strumento per verificare appunto la percentuale di complementari nei vini che le vengono sottoposti ad approvazione.
    -Faccio notare che la resa per ceppo per i complementari può essere verosimilmente diversa da quello del Prugnolo o Sangiovese, nel caso del Merlot può essere notevolmente superiore.
    -Da una stessa vigna CONTEMPORANEAMENTE possono venire prodotto una parte di vino “d’annata”,una “selezione”,una parte di “riserva” ed una quota da vendere sfusa,secondo voi come fa una base ampelografica conforme garantire che in ognuno dei vini vi sia una conseguente conforme corrispondenza dei complementari in ognuno ?
    Alla luce di quanto scritto non si fa fatica evincere che sarebbe doveroso trovare gli strumenti (che già esistono, non ci sono dubbi) per verificare la proporzione dei complementari nei vini da approvare.Se così fosse,la questione della base ampelografica dei vigneti assumerebbe un valore molto più relativo.Altrimenti tanto varrebbe lasciare libero il disciplinare da ogni vincolo, lasciando libera interpretazione ad ognuno…ma, a parte la base ampelografica dei vigneti, siamo proprio sicuri che non è già così?

  23. Buongiorno.
    Cara Laura buongiorno, intanto. Ti chiedi perchè? perchè costa fatica in vigna e sensibilità in cantina farlo bene e fatto così rende relativamente poco.
    Buona giornata.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *