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	<title>Commenti a: Salento al gusto di Petit Verdot: le solite ricette dei soliti winemaker</title>
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	<description>Il Blog di Franco Ziliani</description>
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		<title>Di: Eustachio Cazzorla</title>
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		<dc:creator>Eustachio Cazzorla</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2009 12:55:59 +0000</pubDate>
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		<description>&quot;Dal Salento a Bruxelles per rilanciare il vino salentino&quot; sottolinea una webtv che fa da cassa risonanza all&#039;evento annunciando ai quattro venti la presenza di Tinto Brass prima di una bella intervista all&#039;assessore all&#039;agricoltura della Provincia di Lecce, Cosimo Durante. Apulia wine in cui tutto è protagonista tranne il vino?
Il rischio è che una serie di eventi che hanno per oggetto il vino siano specchietto per le allodole e per ben altro (il messaggio portante è glocalizzare - ! -). Bravo Tinto Brass nel suo settore, ma con la qualità dei prodotti di Puglia, in particolare il buon nettare di Bacco, tecnicamente non c&#039;entra nulla. Tirato in ballo solo per una strategia generalizzata dello scalpore. Sì ma il vino che c&#039;entra?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dal Salento a Bruxelles per rilanciare il vino salentino&#8221; sottolinea una webtv che fa da cassa risonanza all&#8217;evento annunciando ai quattro venti la presenza di Tinto Brass prima di una bella intervista all&#8217;assessore all&#8217;agricoltura della Provincia di Lecce, Cosimo Durante. Apulia wine in cui tutto è protagonista tranne il vino?<br />
Il rischio è che una serie di eventi che hanno per oggetto il vino siano specchietto per le allodole e per ben altro (il messaggio portante è glocalizzare &#8211; ! -). Bravo Tinto Brass nel suo settore, ma con la qualità dei prodotti di Puglia, in particolare il buon nettare di Bacco, tecnicamente non c&#8217;entra nulla. Tirato in ballo solo per una strategia generalizzata dello scalpore. Sì ma il vino che c&#8217;entra?</p>
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		<title>Di: Laura Rangoni</title>
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		<dc:creator>Laura Rangoni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 21:36:52 +0000</pubDate>
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		<description>Pagliantini, mi hai tolto le parole di bocca.
E sono d&#039;accordo con Taddeini su una ulteriore restrizione dei disciplinari. 
Siamo davvero così in pochi a voler bere un barolo che sia barolo, un brunello che sia brunello, un nobile che sia nobile, senza magheggi? Dobbiamo per forza modernizzare tutto? Dopo la cucina molecolare vedremo il vino molecolare?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Pagliantini, mi hai tolto le parole di bocca.<br />
E sono d&#8217;accordo con Taddeini su una ulteriore restrizione dei disciplinari.<br />
Siamo davvero così in pochi a voler bere un barolo che sia barolo, un brunello che sia brunello, un nobile che sia nobile, senza magheggi? Dobbiamo per forza modernizzare tutto? Dopo la cucina molecolare vedremo il vino molecolare?</p>
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		<title>Di: Franco Ziliani</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/04/salento-al-gusto-di-petit-verdot-le-solite-ricette-dei-soliti-winemaker.html#comment-14183</link>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 15:55:11 +0000</pubDate>
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		<description>Bargelloni, il Petit Verdot qualche wine wizard ha consigliato di piantarlo alle aziende di cui é consulente anche nella zona del Salice Salentino... E qui mi taccio per non passare alle male parole</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bargelloni, il Petit Verdot qualche wine wizard ha consigliato di piantarlo alle aziende di cui é consulente anche nella zona del Salice Salentino&#8230; E qui mi taccio per non passare alle male parole</p>
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		<title>Di: Paolo Bargelloni</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/04/salento-al-gusto-di-petit-verdot-le-solite-ricette-dei-soliti-winemaker.html#comment-14182</link>
		<dc:creator>Paolo Bargelloni</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 15:26:39 +0000</pubDate>
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		<description>Ottavianello, sussumaniello, uva di troia, primitivo di Gioia, primitivo di Manduria, negroamaro, aglianico, malvasia nera, verdeca, bianco d&#039;alessano, fiano minutolo... hai voglia a giocarci con questi vitigni storici! C&#039;è davvero, in Puglia, il bisogno di importarne altri? Per esportare i vini? Davvero qualcuno chiederà il petit verdot di Monteparano o il grenache di Santeramo in colle? Ai posteri l&#039;ardua sentenza...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ottavianello, sussumaniello, uva di troia, primitivo di Gioia, primitivo di Manduria, negroamaro, aglianico, malvasia nera, verdeca, bianco d&#8217;alessano, fiano minutolo&#8230; hai voglia a giocarci con questi vitigni storici! C&#8217;è davvero, in Puglia, il bisogno di importarne altri? Per esportare i vini? Davvero qualcuno chiederà il petit verdot di Monteparano o il grenache di Santeramo in colle? Ai posteri l&#8217;ardua sentenza&#8230;</p>
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		<title>Di: caster57</title>
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		<dc:creator>caster57</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 04:06:54 +0000</pubDate>
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		<description>Sono in piena sintonia con l&#039;amico Beniamino,ormai è finita l&#039;epoca dei supermacerati,dei superalcolici,dei supertutto...,noi produttori dobbiamo educare il consumatore a &quot;bere&quot;il territorio.Ho un&#039;idea tutta mia riguardo al marketing del vino e cioè che non bisogna soddisfare  i bisogni del consumatore,ma indirizzarli a capire quello che viene proposto in bottiglia, costa fatica, tanta.....,ma alla fine premia.Riguardo al Petit Verdot forse era necessario,per l&#039;enologo,trovare un&#039;altro vitigno visto che di merlot aveva riempito fin troppe bottiglie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in piena sintonia con l&#8217;amico Beniamino,ormai è finita l&#8217;epoca dei supermacerati,dei superalcolici,dei supertutto&#8230;,noi produttori dobbiamo educare il consumatore a &#8220;bere&#8221;il territorio.Ho un&#8217;idea tutta mia riguardo al marketing del vino e cioè che non bisogna soddisfare  i bisogni del consumatore,ma indirizzarli a capire quello che viene proposto in bottiglia, costa fatica, tanta&#8230;..,ma alla fine premia.Riguardo al Petit Verdot forse era necessario,per l&#8217;enologo,trovare un&#8217;altro vitigno visto che di merlot aveva riempito fin troppe bottiglie.</p>
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		<title>Di: Daniel O'Byrne</title>
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		<dc:creator>Daniel O'Byrne</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 22:39:38 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Franco, meno male il petit verdot era solo &quot;una quota&quot;, in purezza sarebbe stato sì veramenta insupportabile! tanti saluti e... bona festa!</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Franco, meno male il petit verdot era solo &#8220;una quota&#8221;, in purezza sarebbe stato sì veramenta insupportabile! tanti saluti e&#8230; bona festa!</p>
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		<title>Di: diego sburlino</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/04/salento-al-gusto-di-petit-verdot-le-solite-ricette-dei-soliti-winemaker.html#comment-14179</link>
		<dc:creator>diego sburlino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 17:44:24 +0000</pubDate>
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		<description>Vedo che discutere con Ziliani è impossibile e che per la seconda volta non risponde a tono alle mie domande.
Credevo fosse possibile discutere, forse polemizzare e scontrarsi senza urtare la suscettibilità di nessuno ma vedo che non è così.
Del resto mi era già sembrato che affrontasse le discussioni con una forte vis polemica....non l&#039;avevo forse scritto?
Per quanto riguarda il resto..bè fate voi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vedo che discutere con Ziliani è impossibile e che per la seconda volta non risponde a tono alle mie domande.<br />
Credevo fosse possibile discutere, forse polemizzare e scontrarsi senza urtare la suscettibilità di nessuno ma vedo che non è così.<br />
Del resto mi era già sembrato che affrontasse le discussioni con una forte vis polemica&#8230;.non l&#8217;avevo forse scritto?<br />
Per quanto riguarda il resto..bè fate voi.</p>
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		<title>Di: paolo</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/04/salento-al-gusto-di-petit-verdot-le-solite-ricette-dei-soliti-winemaker.html#comment-14178</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 17:04:10 +0000</pubDate>
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		<description>Sono totalmente in disaccordo con Diego Sburlino: il nostro vino all&#039;estero, quello che in questo blog consideriamo vino ovviamente, è totalmente sconosciuto e paradossalmente oggi i consumatori stranieri lo vorrebbero bere. I 3 produttori che lui cita hanno fatto una grande pubblicità a sè stessi e dobbiamo riconoscere che sono stati bravi nel promuoversi, ma non hanno affatto conoscere gli altri vini italiani, anzi hanno fatto sì che gli altri non comparissero proprio nelle carte dei vini, monopolizzando il settore con la loro forza economica, dato che potevano spendere cifre in pubblicità che gli altri nemmeno immaginavano. Allora mi sta bene se qui facciamo un discorso teorico-economico, ne nascono 3 case-histories con tanto di belle slides da proiettare, e analizziamo i dati ed i metodi del product placement che possono anche essere di esempio ad altre aziende, ma non venitemi a dire che quei 3 rappresentano il vero vino italiano, per favore, perchè stiamo parlando di tutt&#039;altra cosa.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono totalmente in disaccordo con Diego Sburlino: il nostro vino all&#8217;estero, quello che in questo blog consideriamo vino ovviamente, è totalmente sconosciuto e paradossalmente oggi i consumatori stranieri lo vorrebbero bere. I 3 produttori che lui cita hanno fatto una grande pubblicità a sè stessi e dobbiamo riconoscere che sono stati bravi nel promuoversi, ma non hanno affatto conoscere gli altri vini italiani, anzi hanno fatto sì che gli altri non comparissero proprio nelle carte dei vini, monopolizzando il settore con la loro forza economica, dato che potevano spendere cifre in pubblicità che gli altri nemmeno immaginavano. Allora mi sta bene se qui facciamo un discorso teorico-economico, ne nascono 3 case-histories con tanto di belle slides da proiettare, e analizziamo i dati ed i metodi del product placement che possono anche essere di esempio ad altre aziende, ma non venitemi a dire che quei 3 rappresentano il vero vino italiano, per favore, perchè stiamo parlando di tutt&#8217;altra cosa.</p>
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		<title>Di: Franco Ziliani</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/04/salento-al-gusto-di-petit-verdot-le-solite-ricette-dei-soliti-winemaker.html#comment-14177</link>
		<dc:creator>Franco Ziliani</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 16:24:51 +0000</pubDate>
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		<description>naturalmente aspettiamo che il Signor Sburlino c&#039;insegni lui a fare critica costruttiva. Da &quot;distruttori&quot;, come veniamo additati da lui, aspettiamo di essere istruiti dal novello maestro, che a proposito del sottoscritto scrive: &quot;Il personaggio è noto ai più per le sue prese di posizione estreme e per la vis polemica che fa da sfondo a quasi tutti i suoi interventi, sono famose le sue ripetute contestazioni alle maggiori e più diffuse guide di vini oltre che alle manifestazioni di livello mondiale tipo Vinitaly e la saccenza con la quale liquida i pareri di esperti mitici, tipo Robert Parker e nell’occasione di cui sopra non poteva astenersi dal professare&quot;... 
Poi ognuno, se ne é contento, si tenga gli &quot;esperti mitici&quot; che vuole, dando del &quot;saccente&quot; a vanvera. E con questo considero chiuso il discorso con questa persona</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>naturalmente aspettiamo che il Signor Sburlino c&#8217;insegni lui a fare critica costruttiva. Da &#8220;distruttori&#8221;, come veniamo additati da lui, aspettiamo di essere istruiti dal novello maestro, che a proposito del sottoscritto scrive: &#8220;Il personaggio è noto ai più per le sue prese di posizione estreme e per la vis polemica che fa da sfondo a quasi tutti i suoi interventi, sono famose le sue ripetute contestazioni alle maggiori e più diffuse guide di vini oltre che alle manifestazioni di livello mondiale tipo Vinitaly e la saccenza con la quale liquida i pareri di esperti mitici, tipo Robert Parker e nell’occasione di cui sopra non poteva astenersi dal professare&#8221;&#8230;<br />
Poi ognuno, se ne é contento, si tenga gli &#8220;esperti mitici&#8221; che vuole, dando del &#8220;saccente&#8221; a vanvera. E con questo considero chiuso il discorso con questa persona</p>
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		<title>Di: diego sburlino</title>
		<link>http://www.vinoalvino.org/blog/2009/04/salento-al-gusto-di-petit-verdot-le-solite-ricette-dei-soliti-winemaker.html#comment-14176</link>
		<dc:creator>diego sburlino</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 16:14:48 +0000</pubDate>
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		<description>Sono abbastanza d&#039;accordo con quanto scritto da Taddeini e gli altri che lo seguono ma qualche precisazione fa fatta.
Io per primo mi schiero a difesa dei vini italiani d&#039;antan ma si deve considerare che questi, in alcuni casi, sono diventati famosi, uscendo dalla nicchia nella quale erano rimasti per anni, grazie (nel bene e nel male) alla notorietà che alcuni produttori hanno loro conferito. Prendete l&#039;esempio del Brunello, del quale su questo blog si è tanto discusso e tanto si discute tutt&#039;ora, prima che arrivasse Banfi era un fenomeno di nicchia da circa 150.000,00 bottiglie l&#039;anno, del quale i più (soprattutto all&#039;estero) avevano solo sentito parlare senza avere il piacere ma soprattutto la possibilità, di degustarne un sorso (a questo proposito ho scritto qualche riga sul mio blog). La notorietà conquistata grazie a Banfi (non lo si può negare) ha prodotto &quot;par ricochet&quot; effetti favorevoli anche per tutti gli altri produttori della zona che hanno iniziato a vendere i loro vini nei mercati stranieri (a prezzi diversi), con indubbi vantaggi economici, anche se oggi sembra che nessuno lo voglia ammettere apertamente. Bisogna, poi, considerare che  una bottiglia di Banfi (o degli altri 4 indagati dalla Procura della Repubblica di Siena) non costa come una bottiglia di Soldera e questa differenza consente a tutti di metter sulla tavola una bottiglia con sopra scritto Brunello anche se contenente un vino che si discosta, parzialmente, dal nome che porta.
Naturalmente chi ha prodotto non rispettando le regole (e non avrebbe potuto fare diversamente poiché il rispetto delle regole gli avrebbe impedito di produrre quel vino) dovrebbe essere punito, ma questo problema, nonostante sembri interessare molto qualcuno, non è, a mio avviso, di competenza di un appassionato o esperto del settore. Quello che dovrebbe interessare di più tutti noi è la possibilità di comporre i contrasti esistenti, attualmente, sul tema, consentendo lo sviluppo e l&#039;evoluzione della storia enologica del nostro Paese (appena nata) qualunque essa sia pur salvaguardando le realtà storiche esistenti. Il mondo del vino è in continua evoluzione, noi non abbiamo la storia della Francia, chi siamo noi per dire che certi vini devono essere prodotti solo in un certo modo e che i disciplinari non possono essere modificati, quando lo sono stati continuamente nel passato? Come possiamo dire che l&#039;evoluzione di quel dato vino è giunta al capolinea e lo stesso deve essere cristalizzato in un disciplinare rigido? E noto a tutti che il Barolo prima che vi mettesse mano la Marchesa Falletti di Barolo era un vino dolce. Non si potrebbe, per esempio ( anche se l&#039;argomento è già stato dibattuto), tutelare il Brunello d&#039;antan (prodotto nelle zone storicamente vocate) con la menzione classico (scelta legislativa che tra l&#039;altro consentirebbe una una regolamentazione autonoma all&#039;interno della stessa Docg)? Io credo che facento tesoro degli esempi negativi del passato, in questo senso, sarebbe possibile adottare una soluzione di questo tipo. Dobbiamo ricordarci che senza i Castello Banfi, i Gaja e i Rivetti vari il nostro vino all&#039;estero ( ma anche in Italia) non sarebbe conosciuto come lo è oggi e i meriti che questi signori hanno devono essere riconosciuti anche se la critica (quella costruttiva però) non può che fare bene.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono abbastanza d&#8217;accordo con quanto scritto da Taddeini e gli altri che lo seguono ma qualche precisazione fa fatta.<br />
Io per primo mi schiero a difesa dei vini italiani d&#8217;antan ma si deve considerare che questi, in alcuni casi, sono diventati famosi, uscendo dalla nicchia nella quale erano rimasti per anni, grazie (nel bene e nel male) alla notorietà che alcuni produttori hanno loro conferito. Prendete l&#8217;esempio del Brunello, del quale su questo blog si è tanto discusso e tanto si discute tutt&#8217;ora, prima che arrivasse Banfi era un fenomeno di nicchia da circa 150.000,00 bottiglie l&#8217;anno, del quale i più (soprattutto all&#8217;estero) avevano solo sentito parlare senza avere il piacere ma soprattutto la possibilità, di degustarne un sorso (a questo proposito ho scritto qualche riga sul mio blog). La notorietà conquistata grazie a Banfi (non lo si può negare) ha prodotto &#8220;par ricochet&#8221; effetti favorevoli anche per tutti gli altri produttori della zona che hanno iniziato a vendere i loro vini nei mercati stranieri (a prezzi diversi), con indubbi vantaggi economici, anche se oggi sembra che nessuno lo voglia ammettere apertamente. Bisogna, poi, considerare che  una bottiglia di Banfi (o degli altri 4 indagati dalla Procura della Repubblica di Siena) non costa come una bottiglia di Soldera e questa differenza consente a tutti di metter sulla tavola una bottiglia con sopra scritto Brunello anche se contenente un vino che si discosta, parzialmente, dal nome che porta.<br />
Naturalmente chi ha prodotto non rispettando le regole (e non avrebbe potuto fare diversamente poiché il rispetto delle regole gli avrebbe impedito di produrre quel vino) dovrebbe essere punito, ma questo problema, nonostante sembri interessare molto qualcuno, non è, a mio avviso, di competenza di un appassionato o esperto del settore. Quello che dovrebbe interessare di più tutti noi è la possibilità di comporre i contrasti esistenti, attualmente, sul tema, consentendo lo sviluppo e l&#8217;evoluzione della storia enologica del nostro Paese (appena nata) qualunque essa sia pur salvaguardando le realtà storiche esistenti. Il mondo del vino è in continua evoluzione, noi non abbiamo la storia della Francia, chi siamo noi per dire che certi vini devono essere prodotti solo in un certo modo e che i disciplinari non possono essere modificati, quando lo sono stati continuamente nel passato? Come possiamo dire che l&#8217;evoluzione di quel dato vino è giunta al capolinea e lo stesso deve essere cristalizzato in un disciplinare rigido? E noto a tutti che il Barolo prima che vi mettesse mano la Marchesa Falletti di Barolo era un vino dolce. Non si potrebbe, per esempio ( anche se l&#8217;argomento è già stato dibattuto), tutelare il Brunello d&#8217;antan (prodotto nelle zone storicamente vocate) con la menzione classico (scelta legislativa che tra l&#8217;altro consentirebbe una una regolamentazione autonoma all&#8217;interno della stessa Docg)? Io credo che facento tesoro degli esempi negativi del passato, in questo senso, sarebbe possibile adottare una soluzione di questo tipo. Dobbiamo ricordarci che senza i Castello Banfi, i Gaja e i Rivetti vari il nostro vino all&#8217;estero ( ma anche in Italia) non sarebbe conosciuto come lo è oggi e i meriti che questi signori hanno devono essere riconosciuti anche se la critica (quella costruttiva però) non può che fare bene.</p>
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