Salina bianco 2005 Marchiopolo: un bianco che non ti aspetteresti

Non so se davvero, come afferma con sicurezza Franco Maria Ricci, nell’ormai celebre intervista che tanto clamore ha destato, sarà la Sicilia ad affermarsi, con “una apoteosi” quale la regione del vino 2009.
Se lo farà, ma a me la previsione del presidente dell’A.I.S. Lazio appare un po’ troppo ottimistica, perché altre continuano ad essere, a mio avviso, le regioni più interessanti e vitali del panorama italiano, non sarà certo per merito dei troppi vini seriali, intercambiabili e sovrapponibili, perché tutti uguali tra loro, che si producono oggi nella terra di Archimede e Pirandello, le sfilate di Cabernet, Merlot, Syrah dolci, muscolari e rotondi, oppure i molti Nero d’Avola, con o senza spruzzate dei vitigni di cui sopra, che non ti rivelano nulla dei loro terroir d’appartenenza e che si rassomigliano tutti generando nel consumatore un senso di noia, il fastidio del déja vu e bu.
A fare la nobilitate di questa grande terra da vino continueranno piuttosto, oltre ai migliori Marsala, ai più autentici Passiti di Pantelleria, ai vini dell’Etna e delle Lipari, ai Cerasuolo di Vittoria, i vini outsider, piccole produzioni, magari espressioni di piccole Doc come Faro, che hanno il potere, quando t’imbatti a sorpresa in loro, di stregarti, di regalarti l’emozione autentica dell’unico, dell’irripetibile, del magico, la sensazione dell’appartenenza di quel vino ad un posto speciale, le goût du terroir, come amano dire i francesi o “the taste of the earth” come tradurrebbero gli anglosassoni.
Sono questi vini che non ti aspetteresti, che ti spiazzano letteralmente, che ti fanno mancare punti di riferimento e che t’intrigano proprio perché speciali, irregolari, un po’ pazzi ed estremi, a costituire il vero elemento di attrazione per una viticoltura che non ha ancora capito che potrebbe essere grande nello spirito e nelle ambizioni e non solo nelle dimensioni.
Ho già parlato, di recente, di alcuni vini siciliani che mi hanno letteralmente fatto venire i brividi, un Monreale Doc marchiato a fuoco dall’uva Perricone utilizzata e un raro Faro Doc a base di Nerello (Mascalese e Cappuccio) e Nocera, nonché un sinuoso Moscato di Noto profumato di zagare e miele.
Oggi mi piace segnalare invece, ancora compreso in quel mannello di vini rari, vini da intenditori e da persone alla ricerca di emozioni forti, che compongono la selezione fatta per la società Marchiopolo da Giovanni Marchiorello e Fabrizio Zardini, un bellissimo bianco siciliano, che più isolano non si potrebbe, un Salina bianco Igt 2005, figlio di quelle uve Inzolia e Grillo che con il Catarratto etneo costituiscono la base da cui nascono (macché Chardonnay, Sauvignon, Müller Thurgau o Viognier!) i più veritieri ed interessanti bianchi siculi.
Un vino figlio del particolare microclima e terroir delle Isole Eolie, frutto della collaborazione tra la Marchiopolo ed un nome che ha fatto sognare legioni di appassionati, Hauner (do you remember la Malvasia di Lipari vino mito degli anni Settanta-Ottanta?) azienda oggi condotta dal figlio dopo la scomparsa di Carlo. Eolie, Lipari, isole siciliane, e ti verrebbe di pensare ad un passito, ad un vino dolce carezzevole e avvolgente con la sua dolcezza, con la capacità di concentrare tutto il calore e la forza del sole.
Invece, dagli stessi terreni di origine vulcanica, ricchi di sostanze organiche e di elementi minerali, da vigneti allevati a spalliera esposti a nord est e posti ad altezze varianti dai circa 100 ai 400 metri, ecco arrivarti, quasi “a tradimento” un bianco secco, asciutto, essenziale e petroso, figlio della pietra e della lava, anti-spettacolare per essenza, che la dolcezza la manifesta solo nel colore, uno stregante paglierino dorato squillante di ammaliante intensità e brillantezza, che regala armonia e pace a chi ne osservi lo splendore nel bicchiere e se ne faccia catturare dagli infiniti riflessi, e che sin dalla prima “snasata”, dal primo sorso si accampa nella tua mente, e nel tuo cuore, in maniera indelebile.
Naso fitto, compatto, solare, inconfondibilmente mediterraneo e marino, con salda tessitura e grande energia, l’albicocca e gli agrumi canditi ad intrecciarsi con i fiori d’arancio, il gelsomino, le erbe aromatiche, la pietra focaia, lievi accenni boschivi e tanto sale, a comporre un insieme di assoluta eleganza, pulizia e delicatezza.
Ma è poi la bocca, con quell’attacco incredibilmente incisivo, nervoso, asciutto, scattante, che arriva diretto al cuore del palato e lo percorre in profondità, con lunga persistenza, a colpire e conquistarti, con quella sapidità, quello iodio, quella vertigine che ti coglie mentre sei inondato dal sole in mezzo al mare, che è energia e vibrazione petrosa allo stato puro, freschezza, carattere, pienezza di sapore (netti la mandorla ed un accenno di liquirizia), ossidazione perfettamente controllata, incisività, nerbo, equilibrio tra tutte le componenti, esaltato da un’acidità perfettamente calibrata e da un alcol in sottotono.
Ed è piacere vero, fatto di semplicità ed immediatezza, il vino che torna ad essere qualcosa che ti gratifica e ti va al cuore, evocando salde radici e terre lontane, berlo sorso dopo sorso…

0 pensieri su “Salina bianco 2005 Marchiopolo: un bianco che non ti aspetteresti

  1. e dopo questa descrizione mattutina che fa venir voglia di scoprire questo piccolo tesoro lì dov’è nato o perfino, nell’imminente estate, durante una cena in un’afosa serata metropolitana, non ci resta che sperare che questa meraviglia NON venga ‘scoperta’ e magari ‘valorizzata’ da qualche ‘benefattore’ che intenzionato a farla conoscere a livello ‘planetario’, magari ‘ammorbidendola’ con del sauvignon, per renderla più ‘adatta’ al gusto internazionale!

  2. Bravo, bravissimo. E’ questo che hanno bisogno i consumatori secondo me: “vinoemozionieterritorio” tutto in una bottiglia. Sono tantissime le medio-piccole imprese che producono dei veri propri gioielli e nel mio piccolo li sto scoprendo anche io. Per questo motivo mi sento molto a mio agio nel leggere questo post, nel valorizzare vitigni e vini del territorio che nascono e si impongono senza i tocchi “nobili e commerciali” di altri vitigni. Che bello leggere di vino nei suoi post, dott. Ziliani. Anzi, posso darle del tu?

  3. @ivan pasinato
    Sono perfettamente d’accordo con lei.
    Articoli come questo rappresentano l’unico modo per contrastare il continuo avanzare del “tecnologicamente perfetto” – unico scopo di moltissime cantine – a favore di vini territoriali, unici, emozionanti, anche nei difetti, che inevitabilmente possono avere, ma certamente autentici!
    La Sicilia ha subito troppo, negli ultimi decenni, le varie correnti modaiole; realtà come quella delle isole Eolie e di altre piccole doc, dovrebbero mantenere anche in futuro sempre più il legame con il territorio e non cadere nei soliti vortici commerciali.
    Cari saluti.

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