Stabilizzatori termici in oro e diamanti: eccessi e smargiassate enologiche

Come dice il proverbio “la speranza è l’ultima a morire” e così, anche se conosco bene il mondo del vino italiano, le sue cattive abitudini, le pigrizie, la scarsa difficoltà a migliorarsi, le sue cialtronerie, nutro sempre qualche residua speranza, che ci volete, sono un sognatore, che possa rinunciare agli eccessi che l’hanno caratterizzato negli anni “delle vacche grasse”, e che miracolosamente possa cambiare registro e modi in questa epoca di crisi.
Spero che dimentichi l’esteriorità e l’esterofilia, che ritrovi le sue radici, il sano buon senso contadino, che per lui imprenditorialità non continui ad essere sinonimo di industria, che ricordi che il vino non può essere caricato di troppi significati superflui e di sovrastrutture, altrimenti rischia di diventare altra cosa (molto lontana dall’originale, troppo) e di crollare. Sperare non costa niente…
Poi, a Vinitaly concluso, rientrato a casa e ancora un po’ frastornato, ti capita di ricevere questo comunicato stampa, di realizzare che una presentazione di questo genere è stata fatta non in un mondo immaginario, in un reality show, ma a Verona, in occasione di quella che si ostinano a presentare come la vetrina professionale del vino italiano (mentre è invece soprattutto una grande festa di paese, una confusionaria kermesse), e inevitabilmente ti cadono le braccia, leggendo che “al Vinitaly 2009 arriva Wice luxury in oro e diamanti. Un gioiello unico dal carattere ecologico”.
Di cosa si tratta? Di una cosa troppo poco seria per essere… presa sul serio, ovvero della presentazione, avvenuta a Verona, al Vinitaly, della “versione Luxury del rivoluzionario stabilizzatore termico che sostituisce la glacette ed il secchiello del ghiaccio prodotto da XXX, la divisione creativa di XXX.
Il suo arrivo non poteva che scatenare l’interesse dovuto ad un oggetto unico al mondo e dal ragguardevole valore di oltre 80mila euro. E così è stato per Wice, il rivoluzionario stabilizzatore termico che sostituisce la glacette e il secchiello del ghiaccio, arrivato al Vinitaly di Verona nella esclusiva versione Luxury.
Oltre 1,6 kg d’oro e più di 400 diamanti caratterizzano questa opera di gioielleria realizzata da XXX, rappresentando la gamma decisamente più elevata di Wice, presente alVinitaly anche con le versioni più… accessibili. Wice – dalla W di wine o water (vino, acqua) e da Ice (ghiaccio) – mantiene la temperatura del vino consentendo però una perfetta visibilità dell’etichetta, cosa impossibile con il secchiello del ghiaccio”.
Va bene che al Vinitaly c’erano le veline, che tra gli stand della Regione Marche giravano, le ho viste con i miei occhi, ragazze che, in perfetto stile Alvaro Vitali e umorismo tardo cochon, indossavano una maglietta con le scritte Passerina Doc posta davanti e Pecorino Doc sul retro, che nani, ballerine, lussi e sfarzi (inutili) abbondavano, ma qualcuno potrebbe gentilmente spiegarmi cosa possa entrarci mai, con una fiera seria, lo stabilizzatore termico diamantato e dorato, roba da parvenu della ricchezza russi, da cumenda in vena di fare impressione agli ospiti?
C’è poco da fare: anche in tempo di crisi, il lupo (ovvero il vino italiano) perde il pelo, ma non il vizio…

0 pensieri su “Stabilizzatori termici in oro e diamanti: eccessi e smargiassate enologiche

  1. Dai, Franco, non fare il predicatore. E’ solo l’ennesima attestazione della società del superfluo, sciocca ma, entro certi limiti, inoffensiva, in cui viviamo. Non ti curar di lor, come diceva il poeta. Se dovessimo stigmatizzare tutti gli orrori, le mancanze di gusto e di intelligenza che, anche limitandosi al settore del vino, ogni giorno ci passano davanti, moriremmo di mal di fegato per la rabbia. Te lo dice uno che si arrabbia di continuo. Ridiamoci sopra, che è meglio.
    Ciao,

    Stefano

  2. però! che fantasia questi creativi, hanno abbinato due cose che in gioielleria non si erno mai incontrate prima…bello il riferimento all’ecologia, tanto si sa che le miniere di diamanti ed oro sono veramnete a basso impatto ambientale….ma ancora più bello il fatto di poter leggere l’etichetta!!!!! questi evidentemente non sanno neppure cosa bevono se non l’hanno sempre sotto gli occhi.
    comunque la finesse delle standiste passerina/pecorino non la batte nessuno, neppure arbore con le ragazze coccode!
    ciao
    francesco
    ps ripensandoci bne è il perfetto complemento del famoso tappo swaroski della barrique della cantina figa, e vaiii

  3. Anche questa non è male come stravaganza.

    Come già anticipato a Franco.
    provate a digitare “vino erectus” su un motore di ricerca, poi guardate i vari risultati… no comment!

    Sono stato tentato se scrivere o meno questo intervento, per non fare pubblicità a questo prodotto, ma poi mi son detto che forse puo’essere utile ad aprire gli occhi a qualcuno.

    Saluti
    Andrea

  4. Franco, sorridi, ti prego. Ti verranno le rughe, ma almeno ti risparmierai il fegato.
    Se vuoi ti faccio presidente onorario di un nuovo gruppo che sta per vedere la luce del sole: le gnocche del vino…

  5. Concordo pienamente con Stefano Tesi e Laura Rangoni: non vale proprio la pena (pre)occuparsi di queste cose.
    Anzi, dandone in qualche modo visibilità, non si fa che pubblicità – gratuita – a chi invece potrebbe, e dovrebbe, pagarsela a peso d’oro e diamanti.
    P.S.: per par condicio sulle magliette, strano che qualcuno non abbia pensato a qualche modello con scritte del tipo “Prova il mio Cannonau” o simili…
    Buona Pasqua a tutti.

  6. Stavolta le Sue indignazioni non fanno presa, perche’ al mondo le esagerazioni da parte di qualcuno ci sono sempre state. In fondo in quell oggetto qualche diamante c’e’ e lo si puo’ toccare e chi spende euro 15.000 per un Petrus 2005, puo’ sicuramente permetterselo.
    Invece di questi pettegolezzi, Sig Ziliani, da parte sua mi aspetterei invece l’evidenza di qualche nota positiva che ha rilevato nei suoi giorni della scorsa settimana passati in Veneto. Resto in attesa. Buona sera.

  7. Io non capisco come sia possibile sorvolare, come risulta dagli interventi. Occorre far notare le storture, anche quelle apparentemente piccole, altrimenti come si fa a cambiare? Se si vuol cambiare, naturalmente.

  8. D’accordissimo con Cianferoni: questa idea del Vino Diadema, che apparentemente si presta ad essere considerato solo uno scherzo dei soliti Compagnucci della Parrocchietta oppure una manifestazione iconoclasta dei parvenue, non dovrebbe essere passato sotto silenzio ma, anzi, attentamente osservato.
    A mio avviso, infatti, esso:
    a)sottolinea l’esistenza sempre più radicale della concezione COMMERCIALE del vino (di una parte dei vini) come PRODOTTO “leisure”, “bene di lusso”, “ornamento”, “da esibizione”, progettato sul Tavolo Presidenziale per essere rivolto ad un certo strato di umani (che spero leggano anche questi blog). Fatto questo da sempre noto e condizione da sovente tollerata, e con profondo rispetto, dagli Appassionati, quando si materializza in bottiglie superlative;
    b)sposta ancora più in avanti e più lontano dal principi di “vino alimento” e “vino vino”, la realtà della sua glamourizzazione (secondo i piani di una parte delle aziende produttrici). Si colloca dunque perfettamente in coerente e prevedibilissima linea con tutte le altre espressioni già notate, inclusi nani e veline e stand metafisici, solo che questa volta è IN CONTATTO FISICO direttamente con la Bottiglia, e questa scotta;
    c) è un altro bel manrovescio tirato a tutti coloro (produttori, amatori, consumatori) che, invece si abbarbicano, come Alpini sull’Adamello, all’idea romantica del vino onesto ed alla sua difesa contro un avversario strapotente.
    Per questo Cesare, pur nel suo evidente stato di avvelenamento, ha colpito un punto interessante: una bozza da 15.000 euro è ancora vino o una Bottiglia Diadema?
    Lasciatemi scrivere un’altra ingenuità: ma le Class Action (vedi qui: http://www.registroclassaction.it/ oppure qui: http://www.classactionitalia.com/) deve per forza avviarle solo il ministro Brunetta?
    Agitato, non shakerato, please.

    Ugo

  9. Sono cose che sono sempre esistite, come le barche per sceicchi con i rubinetti d’oro nel bagno: non vanno per mare meglio delle altre , ma fanno tanto parlare di sè sulle riviste.

  10. @Paolo.
    Chiaro che è così, è solo una fesseria che non tocca gli appassionati, i consapevoli, ma il baricentro del sistema commerciale si sposta anche a centimetri, ed il non prendere in considerazione e/o non sottolineare il valore di queste notizie implica anche avallarne la spinta tangenziale.
    E’ altrettanto ovvio che una notizia commentata su uno e/o mille blog “alternativi” non indurrà lo sceicco a non far la pipì nel w.c. 18K, ma il parlarne compenserà di un micron quello spostamento, che è meglio di niente. Il problema è che la notizia si recepisce in un ambito circoscritto, quello dei blog, mentre una compensazione interessante si otterrebbe solo comunicandola a chi non fa parte del circuito degli appassionati.
    Io penso che anche mia mamma se ne indignerebbe, non perchè sia la Subcomandanta Nives, ma perchè toccata nel suo ruolo di consumatore di vino, in quanto alimento. Per questo insisto: che i miliardari facciano quello che vogliono/possono, ma bisognerebbe trovare il modo che le mamme avessero la possibilità di essere consapevoli della differenza tra industria ed artigianato, e conseguentemente di quella tra vino molto “onesto” e meno, tra olii ed olii, formaggi e formaggi, e via dicendo. E la chiave di lettura, la soglia percettiva del fenomeno di miliardarizzazione del vino-alimento di mia mamma non è la distanza fra l’idea romantica del vino “vero” ed il brunellocco, ma la presa di coscienza che si tratta di prodotti DIVERSI, perchè di antociani non sa e non le interessa niente, ma di cibo e vino sì. Così avrà la possibilità di contare i soldini che ha in borsetta, e scegliere il prodotto per sè, e lo farà consapevolmente.
    Soluzioni? Comunicare, pesare.
    Facile? No, RELATIVAMENTE impossibile.
    Intanto, nel mio piccolo, racconto e spiego la faccenda a mia mamma, ai miei fratelli, ai miei amici ed ai miei collaboratori, che tanto son pagati da me, e mi devono stare ad acoltare. Azione che poco conterà, ma certo non avrà valore zero.

    Ugo

  11. Gentile Ziliani, tra un diamante e un brillante, ci dia – la prego – un numero di battute entro cui contenere i nostri interventi.
    Questa sua segnalazione relativa allo stabilizzatore da sceicchi è interessante.
    Mi pare che sia un esempio di un certo clima, ma non un segnale rilevante per i produttori. Un esempio divertente.
    Cordialità.
    giorgia

  12. Ugo, sono pienamente d’accordo.
    Tutto rientra nell’attuale politica del Vinitaly: venghino, siori venghino, andate avanti con il biglietto in mano che c’è posto per tutti !
    Secondo te quanti ne hanno venduti, uno, due?
    Io non li darei nemmeno gli stands a quelli lì, si organizzino semmai per per Luxury & yachts a Vicenza, ma io sono io e Mantovani è Mantovani.

  13. Mi permetto di segnalare un’altra discreta performance al Vinitaly: c’era anche chi (dalle parti di Montalcino, ma non dico di più) regalava una bottiglia di Brunello alle donne che, passando dallo stand, mostravano le tette. E ho detto tutto

  14. Ah, ah, ah!
    Fantastico Capric, c’era anche un premio per chi mostrava la “Iolanda”??
    Al peggio non c’è mai fine….

  15. @Laura
    te pensa che oltre alla bottiglia regalavano anche una maglietta con su scritto “Brunello Old Styl”…
    Non ho avuto comunque il coraggio di assaggiarlo!
    @Paolo
    nel listino prezzi mancava la Iolanda, forse gli occorreva una barrique per pagarla….
    A parte le battute, non faccio nomi, ma lo stand esisteva davvero all’interno dello spazio riservato al Consorzio del Brunello.

  16. Stiamo uscendo dal seminato, anche a me sembra esagerata questa ostentazione di oro e ricchezza sfrenata. Il risultato di tenere la bottiglia a temperatura senza rovinare l’etichetta è lodevole e utilissima …ma c’era proprio bisogno di pomparla così tanto da farla valere ottantamilaeuro???
    Nel leggere questo post mi viene in mente il tappo Swarowsky per le barrique http://vinoalvino.org/blog/2008/12/cuvee-de-prestige-arriva-il-vino-affinato-nella-barrique-con-tappo-swarowski.html ……mah……..

  17. @ Capric.

    Montalcino è oramai un vaudeville…

    Ci vorrebbe Lee Marvin per il remake de ” La ballata della città senza nome” ( No-name city ballad…)

    Chi ha già venduto l’anima, al massimo può sperare nei saldi di inizio stagione… ( non fine stagione così si fa prima..)

    Gianni “Morgan” Usai > Jazz Wine

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