Vinitaly 2009: c’è chi crede ancora agli stregoni del vino

In questi giorni che precedono l’appuntamento (purtroppo inevitabile) del Vinitaly la casella di posta elettronica del sottoscritto come di qualsiasi altro giornalista viene letteralmente presa d’assalto da una serie di pressanti inviti a visitare in fiera gli stand di aziende e Consorzi.
Più sono sconosciute le aziende, più la qualità dei loro vini è tutta da dimostrare, quando non viene considerata già in partenza come un optional rispetto alle capacità di marketing, di comunicazione, alla capacità di stupire con effetti speciali, che fanno premio rispetto a quello che effettivamente si trova in bottiglia, più il tono dei comunicati, l’aggettivazione diventa più immaginifica, e le iperboli si sprecano.
Anche di fronte ad un Vinitaly di svolta come questo, il primo nell’epoca, reale, della crisi, il mondo del vino dimostra di non avere capito che occorre cambiare registro, che quello che poteva funzionare ed era comprensibile (se lo era) dieci anni fa, ora è patetico, fuori misura, assolutamente demodé.
La dimostrazione più evidente di questa ostinazione a ripercorrere, fuori tempo massimo, senza nessuna ragione, strade già vecchie e ormai polverose, mi è arrivata da un invito che voglio riproporre alla vostra attenzione nelle parti salienti omettendo ogni elemento che possa consentire l’identificazione dell’azienda in oggetto e lo studio di pubbliche relazioni che ha realizzato questo capolavoro.
Nel 2009 c’è ancora chi crede ai wine wizards, agli stregoni del vino, all’enologo mago, possibilmente noto e in ottimi rapporti con le guide, soprattutto con una, che con la sua bacchetta magica, sorta di re Mida delle cantine, tramuterebbe in oro, in vino prestigioso tutto quello che degusta e fa oggetto di assemblaggio. Leggete per credere.
“X
XX in occasione del Vinitaly 2009 – Fiera di Verona La invitano presso il loro stand padiglione XX stand XX per degustare IN ANTEPRIMA i vini realizzati in collaborazione con il loro nuovo winemaker RICCARDO Cotarella e le nuove annate dei “classici”.
Per informazioni Ufficio stampa XXX
“Si incrociano le strade della giovane ma consolidata realtà dei vini XXX e del “grande saggio” del mondo enologico Riccardo Cotarella. Una fusione di storie e di esperienze. Una sintonia già dal primo momento del loro incontro. L’obiettivo della partnership con Riccardo Cotarella punta in alto. Conquistare la critica italiana e soprattutto quella planetaria. Cotarella è considerato un numero Uno! uno dei più apprezzati e stimati wine maker del nostro paese.
Numerose aziende, in Italia, ma anche in Francia, si avvalgono della sua consulenza. Una pluriennale esperienza e un’altissima professionalità, unita alla conoscenza dei diversi territori, permettono, anche grazie al lavoro degli enologi delle singole aziende, la produzione di vini di grande pregio ed eleganza”.
E ancora: “I XXX sono titolari di una delle più giovani aziende vinicole italiane (sono sul mercato da soli 7 anni). Fautori di questo “miracolo” sono i fratelli XXX. Giovanissimi, con studi estranei al settore sono stati capaci di realizzare con carattere la loro idea, creando un’azienda vinicola d’elite dal nulla e portandola in breve tempo ai vertici dell’industria enologica, alla pari con aziende ben più storiche e prestigiose. Sono presenti in tutte le più prestigiose guide italiane dei vini”.
Fateci caso, in questo tragicomico comunicato che fissa come principale “mission” aziendale “conquistare la critica italiana e soprattutto quella planetaria”, cosa possibile solo attraversi i servigi del “numero Uno”, non si fa nessun riferimento a quel personaggio cui, se il buon senso e non la confusione fossero la bussola di questo e di ogni produttore di vino dabbene, si dovrebbe puntare per conquistarne i favori, il consumatore.
Per produttori come questi, e molti altri purtroppo, il consumatore, quel Signor Pantalone che paga e al quale continuano ad essere tirati clamorosi pacchi, spacciando per grandi, eccellenti, imprescindibili vini, spesso molto costosi (le consulenze dei numeri uno costano…) che sono invece noiosi, seriali, privi di carattere e dalla qualità discutibile, non conta niente, è una variante secondaria, un optional. Di cui è lecito, secondo la loro etica e filosofia, fregarsene, perché tanto, attraverso la critica italiana e planetaria conquistata a suon di cotarellate, e disponibile a magnificare per ottimo quello che ottimo non è, quel signore, pensano, si troverà comunque nella condizione di dover acquistare quei vini, per essere à la page ed in linea con le mode del momento…
Pia illusione tentare di credere e di far credere (forse solo ai babbei) che quel modo di pensare il vino, di fare una sorta di marketing intrecciato con la comunicazione, sia ancora attuale, che abbia un valore ed un significato…
Ma chi può credere che i poteri magici degli enostregoni, la loro creatività in vigna e soprattutto in cantina, la loro fantasia, possano salvare, come per incanto, il mondo del vino da una crisi che è di valori prima che economica?

0 pensieri su “Vinitaly 2009: c’è chi crede ancora agli stregoni del vino

  1. Comunicato un pò patetico.
    Per fare un grande vino credo siano necessari vari fattori: il luogo, viti vecchie che la sanno lunga, sobrietà e piedi per terra.
    In quel modo che esponi caro Franco è come iniziare a costruire una casa iniziando dal tetto.

  2. Il Riccardo nazionale, visto l’elenco delle aziende delle quali e’ consulente, oltre ad essere un grande Winemaker possiede, senza dubbio, (come diceva un politico veneto) il dono “dell’obliquità”.

  3. Caro Franco, sono appena rientrato da Pro-Wein a Dusseldorf e devo dire che la sensazione netta è che, ovviamente, la crisi morda anche nel nostro settore ma che gli operatori ne approfitteranno per tagliare proprio la gran fuffa che si è sviluppata in questi ultimi anni. Chi si difende sono i marchi “classici” con una storia seria alle spalle, oppure i produttori con vini dalla fortissima identità personale e territoriale. Questo marketing aggressivo, vecchio e superato non dovrebbe avere un gran futuro. Almeno speriamo.

  4. Buongiorno.
    Buongiorno Franco. Non so come mai ma tutte le volte che sento l’aggettivo “planetario” sento un brivido e penso a Dr. Doom………
    Buona giornata.

  5. Il comunicato è strepitoso e l’obienzione migliore l’ha tirata fuori pagliantini. ma a questa gente è “ignorante”, nel senso che ignora proprio….mah. comunque scommetto che sarà un vino con uvaggi…. internazionali…non escluderei del merlot.
    speriamo che quel che dice dottori si avveri al più presto. Intanto se volete farvi due ghignate leggetevi lo speciale vinitaly del corrierone
    un saluto
    ps questi metteranno sicuramnete quel tappo di swaroski sulle barriques, già me lo vedo
    francesco

  6. Considerazioni, certo dure, ma fanno riflettere anche sul punto di vista che (volenti o nolenti) sta passando nel senso letterale del termine sulla visione diffusa del mondo del vino.
    Devo dire, da piccolo produttore, un pò gioisco di questo cambiamento di pensiero, che sembra quasi dire il re è nudo.
    Penso sempre che se ci “spogliano”, se da ogni produttore si va a vedere il suo senso stretto, quello concentrato sulla “produzione” appunto, più che il wine maker o il marketing (inteso come lo strumento grazie al quale si fa leva, oltre che sul prodotto anche sulla sua collocazione distributiva, il suo “imballaggio”, la sua promozione e l’innominabile “prezzo” per ingenerare un posizionamento nell ementi dei consumatori e che sempre più spesso includeva anche il wine maker come nome) quello che interessa è il pensiero, oltre che il modo in cui questo si traduce in vino.

    Guardando ai signori del vino, per esempio come Baldo Cappellano o Lino Maga, ci sono molte più cose interessanti e contenuti per giustificare la visita e la conoscenza dei loro pensieri e dei loro modi di esprimersi sul loro prodotto, il vino appunto.

    C’è qualcuno in rete che lo ha già capito e ha deciso di organizzare il suo evento annuale secondo criteri “tuttasostanza”: qui riportato il confronto che abbiamo avuto in merito http://tinyurl.com/dmqtjy.
    E in più ha pure sviluppato un portale (www.vinix.it) dove produttori e consumatori possono confrontarsi in tempo reale.
    Ha visto lungo? Io credo di si, perchè anche i big quando arrivano, per entrare a far parte della community si umanizzano e tanti piccoli, come me, parlano del proprio modo di lavorare e si confrontano quotidianamente.
    Che bel cambiamento, ancora mi echeggia nella testa….

  7. Praticamente un ossimoro (spiegare al famigerato nouveau journaliste che non si mangia), rispetto alla citazione di Baldo Cappellano.
    La stupidità imperversa, e la miopia. Come quella dei ‘grandi’ managers dell’auto, silurati perché (cito un’Ansa)”avevano puntato tutto sui suv, inquinanti ed energeticamente dispendiosi”. Ci voleva Obama per capirlo?
    E che cosa ci vuole, ancora, per capire che i tempi stanno cambiando (anche per il vino)?

  8. Non a caso, credo, vengono usate le parole “industria enologica”.
    Probabilmente questa azienda non è la prima, e non sarà, forse, l’ultima, ad avere come obiettivo primario la benevolenza della critica, addirittura planetaria!
    Nell’oramai celebre “mercato globale” ci sarà posto per tutti, anche se spero vivamente che poi entri in gioco la selezione da parte dei consumatori.
    Ma non dimentichiamoci neppure che gli stessi consumatori sono quelli che, molto (troppo) spesso, ancora oggi scelgono una bottiglia al supermercato sulla base della maggiore o minore attrattiva dell’etichetta!!
    Anche questo è marketing…

  9. Caro Franco,
    Da una parte si sente il desiderio di maggior trasparenza ed autenticità nei vini e conseguenzialmente il ruolo dell’enologo primadonna, salvo le anacronistiche eccezioni, di cui lei cita una, appunto sembrerebbero ormai un ricordo del passato, dove venivano esaltati proprio quei vini, dai colori e gusti improbabili frutto dell’audacia e del “chi osa di più”.Apparirebbe ormai che l’enologo sia destinato ad essere licenziato , anche se indubbiamente continueranno, almeno per un po’ le griffe enologiche,visto che i vini da ora in avanti saranno il frutto immacolato della terra, vinificato e trasformato in vino, senza intervento (quasi) della mano dell’Uomo.In realtà penso che dopo gli eccessi degli ultimi dieci anni si sta cominciando a maturare: critici, produttori, enologi e soprattutto consumatori.L’enologia in futuro non scomparirà, tuttavia la sua azione sarà sempre più discreta e se mi è consentita l’analogia, l’enologo sarà tenuto ad operare come un chirurgo estetico dell’ultima generazione dove gli interventi devono dare risultati impercettibili (o quasi) e naturali ma non per questo insignificativi.Sono convinto quindi che accanto ai vini “naturali”si affiancheranno,specialmente quando verranno supportati dai consumatori, tutti gli altri vini che pur apparendo come tali saranno solo frutto di “mano leggera e sapiente”.L’assaggio dei vini del Benvenuto Brunello 2009 mi pare indichi proprio questa via.

  10. @Giorgia
    Ossimoro? Mi fa venire in mente “il naufragar m’è dolce in questo mare”. Magari oggi data la fama del grande fratello per capire meglio il senso della parola aiuterebbe di più un bel “ignoranza è forza”.

    Ma Nouveau Journaliste invece, faccio fatica: troppi riferimenti, avrei bisogno di un aiuto per capire.

    @Cristiano Castagno: concordo appieno, l’espressione del territorio, (che include il carattere del produttore), si ottinene proprio grazie ad un sapiente affiancamento da parte dell’enologo che invece di cambiare il prodotto semplicemente lo guarda crescere e cerca di agire in anticipo partendo dalla vigna. E che invece di essere preoccupato del marketing, cioè di come appare il vino è preoccupato di far si che il descrittore “franco” sia bello chiaro.

    Non più sottolineature ma espressioni eleganti e fini di quello che la terra ci sa regalare, potrebbe essere il nuovo leitmotiv.

    Ne vedremo delle belle, molti produttori dovranno rivedere tutti i loro investimenti in pianura. E l’economia gira…

  11. Caro Paolo, se poni il vile denaro in primo piano non puoi fare un discorso puro in questo mondo, se sei un puro non sarai mai un possidente in questo stesso mondo, ma puoi essere assai più ricco. così si nasce.

  12. In riferimento al mio commento precedente intendevo dire che secondo me gli enologi nel futuro saranno sempre più chiamati ad effettuare anche interventi all’occorrenza molto invasivi, purchè il risultato finale rappresentato dal vino finito, appaia come il frutto naturale e spontaneo del territorio.Questo in contrapposizione alla tendenza del recente passato dove gli interventi dell’enologo rappresentavano la sua firma, ed il suo vanto purchè supportato dall’edonismo del risultato finale anche se spesso i vini risultavano pacchiani, grotteschi e poco credibili al consumatore più evoluto.

  13. Cara Giovanna,
    perfettamente d’accordo. Queste riflessioni ci potrebbero portare lontano. Mi auguro che soprattutto nel mondo del vino essere se stessi sia sempre positivo, come la bevanda merita.

  14. @Tomaso Armento.
    ma chi diavolo sono i “nouveaux journalistes”, forse personaggi che stanno attaccati come una cozza alle situazioni foriere di denaro, persone che si sono improvvisate, dei pressapoco? Sembrerebbero tipi che sono pressapoco nell’educazione e nell’uso di mondo, pressapoco nell’italiano, pressapoco perfino nell’ortografia, ricca di perle vere e scaramazze. Amano il potere e non vedono altro che i potenti.
    Forse pensano che un loro articolo possa annientare il senso critico e il buon senso di quelli che pensano diverso da loro, che a loro volta non pensano se non quello che è opportuno e conveniente pensare.

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