Vinitaly, perché criticarlo diventa una bestemmia o un delitto di lesa maestà?

Pubblicato proprio ieri, alla vigilia della grande kermesse del vino italiano, che si apre oggi a Verona e alla quale, obtorto collo, molti di noi saranno presenti, magari limitando i danni come farò io riducendo la presenza al solo primo giorno, più per incontrare qualche amico che capita di vedere di rado, qualche collega straniero, qualche produttore che opera in terre lontane, che per visitare una rassegna professionale e godere delle opportunità che offre, leggo questa celebrazione del Vinitaly, intitolata “Vinitaly, un’eccellenza italiana da tenere cara…”.
Il testo del pezzullo dice: “Ed ecco che con Vinitaly alle porte lo spirito italico dei tafazzisti viene fuori. Con tanti media che vanno alla ricerca della negatività, delle cose che non vanno del grande evento di Verona…
Ma mai si interrogano su quello che oggi Vinitaly è e rappresenta per le cantine. Una grande fiera che mette al centro del mondo il vino italiano. Che peraltro porta in giro per il globo, con professionalità e savoir faire. Ma gli italiani invece di fare squadra, rompono, distruggono, non costruiscono, si dividono, creano micro-eventi.
Questo “gigante buono” fa del bene alla nostra enologia, ed anche chi lo critica poi a Verona c’è. Se non in fiera, “a fare il portoghese”, in qualche località a pochi passi da Viale del Lavoro”.
Che dire, se all’autore di questo peana Vinitaly così com’è, cosa è diventata, cosa rappresenta, quali interessi difende, quale status quo del vino celebra con enfasi sta bene , per vari motivi, non posso che prendere atto del suo punto di vista e, visto che è legittimo esprimerlo, rispettarlo.
Possiamo però chiedere a questa persona, che si occupa di comunicazione del vino e che difende con tanta energia Vinitaly, di rispettare il punto di vista di noi che il salone del vino veronese lo critichiamo, delle tante persone (produttori e appassionati) che anno dopo anno decidono di non parteciparvi, non per stravaganza, ma perché hanno un’alt(r)a idea del vino (che non prevede nani, ballerine, cotillon e atmosfere da circo)?
Possiamo chiedere di godere dello stesso rispetto che riconosciamo alle sue posizioni senza essere necessariamente tacciati di traditori, distruttori, tafazzisti che in maniera autolesionista si martellano i corbelli, e di “portoghesi”, perché invece di accorrere al richiamo dei pifferai magici che chiamano le folle a raccolta a Verona andremo invece, con senso critico, grano salis, volontà di capire e di raccontare, alla rassegna di Vini Veri a Isola della Scala oppure a quella di Vin Natur a Villa Favorita, oppure a Summa 2009?  
O dobbiamo invece pensare che queste manifestazioni che sono alternative nello spirito, non in una volontà di “fare concorrenza” a Vinitaly che non esiste, cominciano a dare fastidio (come hanno dato tremendamente fastidio le degustazioni collaterali promosse da un numero esiguo di aziende durante Benvenuto Brunello…) perché mostrano che il re, ovvero il mondo del vino italiano, è nudo e per certi aspetti sempre meno difendibile nei suoi eccessi, nelle sue stravaganze, nella sua testarda volontà di non tornare, dopo gli anni degli eccessi e delle mode, con i piedi per terra e dalla parte del consumatore?
Suvvia, signor defensor fidei, abbia pazienza, c’è spazio per tutti, anche per chi pensa ad un mondo del vino senza veline, enologi taumaturghi, “barricocci”, grandi aziende intoccabili padrone dei destini di una denominazione…        

0 pensieri su “Vinitaly, perché criticarlo diventa una bestemmia o un delitto di lesa maestà?

  1. Già anni fa gli organizzatori potevano “separare” l’evento dedicando i primi 3 giorni agli operatori, il weekend al pubblico con tutti gli spettacoli che volevano ed eliminare il lunedì che non serve a nessuno perchè alle 13:00 i più iniziano a sbaraccare. Ma siccome sono ostaggi dei politici locali, degli albergatori, dei ristoratori, dei tassisti, dei bancarellari, dei bagarini etc, etc. non se ne verrà mai a capo.

  2. Mi sembra che alcune manifestazioni collaterali – ormai la parola ‘evento’ fa proprio orrore! – arricchiscano certi appuntamenti consolidati, siano un segno di vitality (se mi si perdona la battutella).
    Sono sempre un bel segnale: a Verona, a Montalcino, ovunque.

    (Quando c’è la Buchmesse, a Francoforte, è una gara tra espositori e non espositori a organizzare appuntamenti alternativi, talvolta dissidenti, anche polemici.)

    Le idee che circolano, che sfuggono a controlli e irregimentazioni, fanno andare avanti, portano ventate di novità e stimolano il rinnovamento, impediscono l’impecorimento, costringono all’autocritica. Perché demonizzarle?
    Che c’è di male?
    C’è persino una navetta che collega questo ‘arcipelago del vino’.

    Ma viviamo in un paese in cui fare un po’ di sana opposizione non si usa (e i risultati si vedono), e lo sport preferito è quello di saltare sul carro del vincitore.
    Un paese dove qualcuno pensa di controllare persino la nostra morte.

  3. ma insomma….qual’è lo scandalo di quest’anno a ridosso del vinitaly?
    io potrò parteciparvi solamente lunedì, quando saranno tutti stanchi e staranno per sbaraccare…voglio delle anticipazioni :/

  4. Ma si, via! Il VinItaly con tutti i difetti e le caratteristiche, che tutti conosciamo rappresenta l’Istituzione (The Establishment)del Vino Italiano, a livello nazionale ed internazionale, tutte le altre manfestazioni rappresentano l’underground.Il fatto è che queste avanguardie, che apparentemente infastidiscono ed irritano chi il potere economico lo detiene, in realtà lo ispirano ed influenzano molto più di quello che i potenti sono disposti ad ammettere.Questo è perchè il marketing ed ogni strategia commerciale sono sterili, se non supportate da una base credibile su cui costruire ogni futura azione, fornita giustappunto da quella fazione che solo esteriormente può apparire fastidioso, ma che in realtà spesso è ispiratrice quando adeguatamente commercializzate dalle “grandi” aziende…

  5. …ma perchè SPARARE al vinitaly?
    Sono tanti anni che vado e,….belle donne ce ne sono sempre state,più o meno famose.
    …a parte che è sempre un bel vedere,ma mica sono attirato da queste o quelle!
    E’ la possibilità di scambiare 4 chiacchire con un produttore che raramente si può incontrare o l’IMBATTERSI in nuove conoscenze (…enologiche!) fortuite,che mi fa tornare ogni anno.
    Mica tutti si ha la possibilità di andare in ogni dove per partecipare a eventi!?!
    Domani ruberò una giornata alla mia familia per essere anche quest’anno a Verona…o saranno contenti che vada??

  6. Posso dire una cosa? Che palle questa retorica del ‘fare squadra’ a tutti i costi. Come se mettere insieme diavolo e acqua santa servisse a qualcosa. Ma questa gente sente malinconia per certi ‘ulivi’ che facevano squadra passando da Mastella a Bertinotti?
    Ergo, che Vinitaly faccia bene senza se e senza ma al vino italiano sarebbe tutto da dimostrare. Se uno mi fa vedere che le veline portano la gente a comprare bottiglie importanti, allora magari cambio idea…

  7. Sono appena rientrata dopo 2 giorni di Vinitaly. Una ubriacatura di gente, una enormità di stand, una vastità di esposizioni, tanto di tutto. Forse davvero troppo.
    E’ persino imbarazzante assistere ad una frenesia collettiva di tali dimensioni. Vinitaly è importante, inutile negarlo; serve per incontrarsi e sentire che aria tira; ma gli assaggi sono come al solito una tragedia costellata di vini o ladrati da vasca o appena sbattuti in bottiglia (e spesso ingiudicabili, ancorchè oggi ci sia stato persino un enologo che si è offeso perché ciò gli è stato fatto notare, adducendo a riprova il fatto che una delegazione di sommelier aveva trovato i suoi vini meravigliosi…) Che dire, è un male necessario per noi del settore, col suo carico di vanità e esteriore affaccendarsi, fra veline, telecamere, ragazze-immagine acconciate in modi improbabili, giovanotti col bicchiere in mano seduti in terra, ma anche col suo bagaglio di speranze e impegno di tanta gente del vino che invece qui ci viene per lavorare. Il buono c’è, ma è sempre più difficile trovarlo, anzi scovarlo fra tanta confusione. Una esaltazione collettiva palese pompata dai media, che secondo me contrasta con l’aria di proibizionismo e con la crisi che pure attanaglia il settore sommerso da un mare di vino inutile e da una offerta clamorosamente maggiore della domanda. Bisogna stringere i ragionamenti attorno ai veri problemi, al vero futuro:la kermesse folkloristica non basta, non serve. E’ solo un businness gigantesco che mangia il vitello in pancia alla vacca.

  8. cara Patrizia, apprezzo moltissimo e condivido al 100% il tuo commento, che esprime in pieno la mia perplessità, ma anche il mio scoramento. Questo mondo del vino, così com’é diventato, un mondo in cui ho vissuto per 25 anni, di cui ho cercato di essere un onesto cronista, un osservatore attento, non mi piace mi più, mi crea un senso di nausea e di estraneità. Il Vinitaly, con i suoi eccessi, la sua confusione, la sua “esaltazione collettiva pompata dai media”, come dici benissimo, ne é la sua espressione più tipica, una vera fiera delle vanità e dell’apparenza

  9. “una vera fiera delle vanità e dell’apparenza”…

    Non sa come ha ragione, Ziliani, soprattutto quando si parla di certi giornalisti.

  10. una sola domanda a caldo dopo un Vinitaly pieno di entusiasmo, di un Vinitaly che permette ancora la scoperta, l’emozione vera e non solo l’apparenza dei grandi marchi, l’incontro (fondamentale e vero valore aggiunto) con il produttore (amo sempre di più gli altoatesini: su tutti la fortunata e lunga chiacchierata al tavolo con Franz Oberhofer, enologo di Hofstatter, e la conclusione con Riccardo Gregori, cantiniere della Cantina di Toblino, di fronte al loro Vino Santo 1998): ma perchè nel padiglione in Toscana, l’80% mi chiedevano conto della mia passione enogastronomica? Ma lei è un semplice appassionato è stata la domanda più gentile. Dopodichè se ne andavano e mi lasciavano con una bambocciona bellona che di vino ne sapeva meno di mia sorella undicenne. Solo in Toscana mi è successo ciò. Con alcune eccezioni ma che fastidio.

  11. Io sono ancora qui alla fiera “delle vanità e dell’apparenza” e concordo con Patrizia.
    Purtroppo ogni anno che passa sempre più cresce il senso di non essere in una fiera dedicata al vino ma di essere in una fiera paesana… Dove l’importante è bere, prendersi una “Storta” (sentito proprio stasera da dei ragazzi) e poter acquistare il vino e purtroppo alcune volte lavorare.Per fortuna che sempre ci sta qualcuno che fa la differenza e si ripaga la permanenza alla fiera.
    Saluti

  12. Forse è solo perché ieri è stata la mia prima esperienza a Vinitaly (una toccata e fuga, purtroppo, tutto in giornata), forse è perché non lavoro nel campo del vino e quindi non ho una conoscenza approfondita dei meccanismi perversi che regolano questo tipo di colossali manifestazioni, o forse è perché sono ancora troppo ingenua e con poca esperienza, però, sperando di non risultare blasfema, devo dire che a me Vinitaly è piaciuto. Certo, parlo solo di quel poco che ho visto, quindi il mio è un giudizio parziale, ma credo anche che accostarsi a questa manifestazione senza “pregiudizi” (benché immagini che l’esperienza li giustifichi ampiamente) contribuisca a fare vedere le cose sotto un’altra luce. Oh, certo che passando tra gli stand mi sono imbattuta in ogni genere di cose, perfino inimmaginabili: ma mi sono fatta una risata! Questo è solo il contorno: sotto c’è un’anima, ed è quella dei produttori che prendono Vinitaly seriamente, che si sorbiscono cinque giorni massacranti mettendoci tutto se stessi, che parlano dei loro vini con passione anche agli incompetenti, o ai ragazzini arrivati in gruppo solo per fare una cosa diversa senza magari capirne l’importanza. Io credo tuttavia che questo non infici l’importanza della manifestazione, poiché ciò che conta è lo spirito con cui la gente seria la affronta e l’impegno e la serietà non possono che sortire risultati positivi. E’ un sogno? Permettetemelo.

  13. Condivido le parole di Stefano: molti vignaioli, non solo tirolesi, possiedono ancora il desiderio di comunicare e di condividere con tutti, appassionati in primis, le loro idee produttive.
    Chi ha perso questo spirito vitale, forse avrà tempo per concludere qualche “affare” in più, ma a gioco lungo si ritroverà molto più povero dei valori che contano.

  14. Una follia, niente di più: ieri sera alle ore 20:10 c’erano 10Km di coda in direzione Peschiera sull’autostrada, oltre alle statali intasate per la contemporanea inaugurazione primaverile di Gardaland. Come si fa a non sapere ancora come gestire un territorio così ampio e pianeggiante?Vinitaly sarà sempre un successo solo per chi lo organizza: espositori aumentati, prezzi degli stand aumentati, visitatori aumentati, prezzi dei biglietti aumentati Tra un pò le auto le parcheggeranno sui tetti delle villette mentre i veronesi abbandonano la città per non subire l’assalto della gente. Se questo è il modo di promuovere, il vino spiegatemelo voi perchè io non l’ho capito.

  15. Caro Franco,
    sinceramente non so che dire. Il vinitaly è sempre il Vinitaly, uguale a se stesso nei pregi e nei difetti. Un appuntamento al quale partecipare è inutile, ma mancare è dannoso. Perchè? Perchè comunque è lì che si vedono amici, nemici e, perchè no, si hanno le conferme di vizi e virtù della fiera, dell’ambiente, del settore. Lo sbaglio, al Vanitaly, è avere delle aspettative superiori a ciò che l’evento oggettivamente ti può dare. Ma il discorso vale per qualsiasi cosa, anche per Vino Vino Vino. Deludente? Entusiasmante? Mah, dipende da quello che ti aspetti. Personalmente, non aspettandomi dal Vinitaly nulla più di ciò che mi può dare, non ne esco deluso, ma casomai rassicurato nelle mie certezze. Quella di Verona è la kermesse dell’industria vinicola: soubrette, scenografie, riti e transimanze ci saranno sempre, proprio come ci saranno sempre in tutte le analoghe fiere (mai visitata la Bit di Milano, o la Fiera del Libro di Francoforte, o la Fieragricola sempre a Verona?).
    Ciò, è chiaro, non significa che non si possa o non si debba criticarlo. Anzi. Ma non si possono nemmeno vagheggiare utopie.
    Ciao,

    Stefano

  16. per Stefano: voci di corridoio (ma è roba di seconda mano) mi hanno riferito di circa 500 espositori in meno rispetto alla scorsa edizione, ma tant’è.

    Per Franco Ziliani: se così non va, come dovrebbe essere allora il vinitaly? Glielo chiedo perchè io (da addetto al settore) oltre a una piccola variazione dei giorni (comincerei sabato e finirei mercoledì per far si che i ristoratori abbiano la possibilità di venirci veraamente e il privato lo farei entrare solo sabato e domenica) altre cose non ne cambierei se non di aspetto puramente logistico (parcheggi coperti per es.).

  17. Riporterei la palla al centro, riprendendo quanto ha scritto Franco Ziliani nel suo post.
    Sono stata a Verona, e sono andata a Isola della Scala, curiosa di vedere come sarebbe andato quest’anno Vino Vino Vino. Una manifestazione ‘minore’ che sta diventando ‘altro’ e che invece (è un parere personale) deve rimanere se stessa, ben abbarbicata alla propria identità e ai propri obiettivi. Va bene che sia ‘di culto’, purché non diventi ‘di moda’; che si affermi per quello che hanno voluto che fosse quelli che ne costituiscono il nucleo originario; che non paghi pedaggi alla sua indiscussa notorietà, che conservi la sua reputazione.

    Vinitaly è Vinitaly. Come tutte le grandi fiere, di tutti i generi, è diventata un grande carrozzone, in cui stanno ottimi produttori e qualche pataccona.
    Quando una manifestazione assume quelle proporzioni inevitabilmente fanno capolino nani e ballerine, una costante del paesaggio italiota.

    Ma tornando a Vino Vino Vino, mi è sembrato un appuntamento sempre molto ricco di gente appassionata – produttori, importatori, giornalisti – appassionata e critica.
    E ho trovato incantevole l’atmosfera: amichevole e sorridente.
    Ancora una volta non capisco perché Vino Vino Vino debba essere criticato così acidamente. Non è in concorrenza con Vinitaly, semmai ne è un complemento che riporta il vino alle sue origini artigianali e questo dà valore al settore che rischia (come tanti altri del made in Italy quasi buonanima) di perdere di vista le proprie origini.

  18. Condivido le parole di Silvana ed esprimo alcune critiche, spero costruttive, a VinoVinoVino: la manifestazione ospitava anche i Triple A che gli anni scorsi si radunavano a parte a Cà Scapin. Il numero degli espositori era praticamente doppio e quindi era prevedibile anche un raddoppio degli ingressi, oltretutto c’era anche un servizio navetta dal Vinitaly. Ebbene, ci voleva tanto ad affittare un prato per il parcheggio? Ci voleva tanto a dare una taschina dove infilare il bicchiere, offerto dallo sponsor, con un prezzo d’ingresso a 20€ ? Non era il caso di organizzare un convegno dove magari fare il punto, considerando i tempi che corrono, le leggi UE che ci stanno per cadere in testa e che il livello “vinocultural “dei visitatori è un pò più alto di quelli del Vinitaly?
    Mi è sembrato un pò un ambiente tipo Merano Winefest, dove si va perchè è figo andarci….

  19. @Paolo.
    Non ho citato il prato / parcheggio però ho faticato anch’io a sistemare l’auto.
    Probabilmente VVV ha raggiunto una dimensione limite; forse neppure chi organizzava aveva pensato a una tale affluenza.
    Purtroppo c’era già qualche visitor (pochi per fortuna) un po’ fuori clima.
    Tuttavia a VVV nessuno che se la tirava, l’atmosfera così accogliente, un clima da ritorno alle origini e una qualità generale del vino che (in prevalenza) corrispondeva a quella promessa, hanno ripagato i 20€ (15 per chi, come la sottoscritta, ha prenotato su internet)dell’ingresso. In un luogo dove si può conoscere un produttore e fare davvero un incontro di..vino.
    Merano (e i suoi 60€ euro di ingresso) è, a mio parere, ancora un’altra cosa, ormai più attestato su modelli di business che su quelli dell’eccellenza, com’era anni fa; a Merano sì che (a mio parere) hanno perso di vista il modello originale!
    Dato che viviamo nell’era della complessità, non si può non riflettere su come sia difficile mantenere un equilibrio che – da un canto – remuneri i costi e consenta un margine operativo decente, e – dall’altro – riservi le dovute energie e gli spazi mentali alla ‘verità’ del progetto. In altre parole, quasi un miracolo; ma perché non perseverare nel tentativo. I miracoli accadono.

  20. Silvana rispondo, senza polemizzare, che l’organizzazione poteva essere migliore, perchè erano due manifestazioni fuse in una sola. A Cà Scapin per le triple A, io ci vado da quando hanno aperto, il prato-parcheggio c’era, nonostante la bassa affluenza, tutto qui. Per quanto riguarda la taschina, io ho la mia, ma darne una a quelli che pagano 20€, anch’io ne ho pagati 15, non mi sembrava così complicato, soprattutto quando un grande affluenza con relative “facce nuove“ comporta un affollamento tale che è molto facile farsi rovesciare un bicchiere sulla giacca. Concordo che Merano sarebbe l’ennesima manifestazione da abolire, se continuano a farla così, ribadisco invece la necessità, inespressa, di un convegno/dibattito che le triple A facevano sempre a margine della manifestazione.
    Poi questo è stato il primo anno, i costi, spero per loro, si sono ridotti, c’è sempre margine per migliorarsi, queste sono tutte cose che vanno da sè.

  21. premetto che sono stufa del Vinitaly perchè ormai la ritengo una “sagra paesana” con tanto di banda ,di risotti cucinati negli stand(che fastidio che la la puzza di soffritto di cipolla mentre si sta degustando un vino!!!!)di personaggi dello spettacolo più o meno noti,ma se non ci fosse come farebbero gli “alternativi ad avere tanto successo di pubblico? perchè se vogliono essere “diversi non organizzano la manifestazione in altro periodo?Devo pensare che il Vinitaly fa comodo perchè solo così hanno la possibiltà di avere a portata di mano tanti buyer come d’altra parte fa comodo a tutti quei produttori “nordici “che snobbano la manifestazione per organizzare eventi nelle loro cantine,loro possono farlo perchè sono al massimo dislocati nel giro di 150 km,io no perchè essendo distante 800 km dovrei noleggiare un aereo e le mie tasche non me lo permettono.

  22. Vinitaly fa comodo a tutto l’indotto, veronese e vicentino. E agli organizzatori di Vino Vino Vino e degli altri appuntamenti che stanno intorno a Vinitaly.
    Fa comodo anche ai produttori che non hanno stand e forse nemmeno visitano la fiera, ma ricevono i loro clienti in alberghi dove hanno prenotato, durante Vinitaly.
    Fa comodo anche a quegli alberghi che li ospitano. Basta non virgolettare il ‘fa comodo’.
    Basta non insinuare che, se non sei allineato al vinitalypensiero – e però dalla circostanza trai in qualche modo vantaggio – commetti qualcosa di scorretto o nocivo.
    Come tutte le fiere, nei loro alti e bassi, Vinitaly sviluppa vari indotti e accende discussioni, anche polemiche, qualche volta anche costruttive.
    Tutto ciò – critiche, appuntamenti singoli, manifestazioni collaterali, proposte alternative – è perfettamente lecito, naturale, e persino auspicabile.
    Se Vinitaly è vitale, lo sarà ancora di più con un po’ di dissidenza…che
    può disturbare solo chi è un po’ spento.
    caste57@: in realtà, i cosiddetti “alternativi” tessono altrimenti la loro tela.

  23. Il Vinitaly a Verona ha fatto il suo tempo. Se si vuole far restare il Vinitaly Fiera Internazionale bisogna trovare uno scenario (città) internazionale. 4 tassisti famelici che quadrano in 3 giorni il non-lavoro di un anno, gli alberghi “candidamente” aumentati del 30%, la comunicazione dell’Ente e delle “televisioni” locali da sagra paesana pensando che il Vinitaly è la loro Fiera ( ci manca che parlino in dialetto). Il Vinitaly rappresenta l’involuzione che sta subendo la città. Lo standard attuale di Verona e per il palio del Recioto o la Fiera di Isola della Scala, il Vinitaly patrimonio del Vino Italiano è un’altra cosa.

  24. credo che se il mondo del vino a suo avviso è così criticabile, la responsabilità va ricercata in chi il mondo del vino lo ha fatto in questi ultimi 25 di cui parla. lei forse è stato in una bolla a guardare? o ha creato un ulteriore fazione di divisione giusto per avere un pò di voce? si è mai chiesto come mai le manifestazioni collaterali si svolgono tutte intorno a verona? forse perchè il vinitaly offre un bacino di pubblico incalcolabile? detto ciò, va benissimo vino vino vino e tutto il resto perchè offre un’alternativa a molte aziende di essere visibili a costi minori ma evitiamo di sparare sul vinitaly che ha dato da mangiare a lei prima che tutte queste chiacchiere prendessero forma e lei potesse confondere ancora di più questo mondo enoico.

    solo nel nostro padiglione hall d della toscana c’erano almeno 20 tipi diversi di espressione del vino e persino un bello stand di degustazioni biodinamiche……

    credo che voi che questo mondo lo avete costruito, dobbiate fare critiche più costruttive per unire il nostro paese e non continuare a suddividerlo in infinite correnti filosofiche del tutto personali. un conto è l’ovvia libertà di pensiero e l’atro è giocare con la vita dei chi con il vino ci vive davvero.

    p.s. non si sono visti personaggi da circo descritti da lei ma solo due ragazze in muta che facevano pubblicità ad un’azienda di tappi o qualcosa di simile…..

    prendiamo la vita con un pò più di allegria!

    saluti

  25. Signor Ferrari, innanzitutto non si deve permettere di dire che
    il Vinitaly mi ha dato “da mangiare”. Quest’affermazione vale per svariati colleghi che attendono come la manna il Vinitaly perché sono impegnati a condurre iniziative varie per aziende, consorzi, province e regioni. Questa cosa per me, che al Vinitaly ormai da anni ci vado solo un giorno o due, non vale e la diffido dall’attribuirmi comportamenti che non mi competono.
    Inoltre non deve permettersi di dire che avrei “creato un ulteriore fazione di divisione giusto per avere un pò di voce” e per “confondere ancora di più questo mondo enoico”. Questi sono ragionamenti di un qualunquismo e di una banalità che non rendono assolutamente onore alla sua intelligenza. Che non ho dubbi ci sia

  26. Scusi, Filippo. Non scrivo per difendere Ziliani, che di tutto avrà bisogno, ma non della mia tastiera, ma per non farmi andare di traverso la prossima pastasciutta.
    Io non la critico, ad esempio, perchè il suo sito è esclusivamente scritto in inglese, ma certo non pare che la comunicazione con il pubblico italiano sia in cima ai suoi pensieri. Questa è la sua filosofia. Ora, io non capisco: lei possiede uno strumento che permetta di misurare il valore e la bontà delle filosofie altrui? Anche la mia? Ohi, me lo vende?
    Per quanto riguarda il merito, non le tirerò lo sgambetto di rinviarla allo straordinario filmato di Chanel al Vinitaly, ma visto che pare siamo in tanti ad aver visto nani ballerine al Vinitaly, mi chiedo perchè nessuno abbia menzionato gli elefanti rosa e perchè nessuno allo stand Toscana abbia urlato: “lui ha visto la luce!”. Ma dov’ero?

    Ugo

  27. Vinitaly ha un po’ del “puttanaio”. Anche la escort Chanel (ormai scadente) era in cerca di nuovi clienti, come si può leggere su Dissapore.com…

  28. Non sono d’accordo con Kleber.
    Premesso che non mi permetto di giudicare la persona Chanel in alcun modo, nè per la sua professione, nè per il suo modo di pensare, trovo che il filmato della sua intervista sia il più strarodinario contributo alla tesi di chi sostiene la vanità e la glamourizzazione del Vinitaly, in quanto espressione di un sistema commerciale dislocato rispetto al mondo del vino tradizionale e non-industriale.
    Osservi. L’obiettivo dell’intervistatore era evidentemente la “nota di colore”, magari sorretta anche da una certa pruderie ed un discreto classismo. Però, man mano che l’intervista procede, si sviluppa un processo che sfugge nettamente all’intervistatore stesso, tutto intento all’estetica del ruolo di Chanel ed alla sua professione, quando non dichiaratamente alla sua scollatura. La si induce a parlare, sbavan sbavando, della minuteria della figura maschile, ed in particolare di quella dell’imprenditore che va in fiera. Lei regge il colpo, è l’intervistatore che non capisce cosa stia accadendo, nè si rende conto che così atteggiandosi si allinea idealmente a tutti quegli uomini che cercano in una one-nite-stand a pagamento la momentanea resurrezione da una condizione umana insoddisfacente. Il mio abbraccio sarà rivolto stasera ad un contadino, domani ad un piastrellista: è commercio, solo commercio.
    Tutto cambia quando, in sequenza, Chanel afferma che gli imprenditori del vino sono “contadini”. Miracolo, colpo di scena magistrale: tutto assume senso e direzione, stiamo pensando a terra, vigneti, culi di vacca, terroir, schiene rotte, unghie nere, tradizione, rispetto, umiltà.
    Ma ecco che subito lei degusta del vino, rosso. Nella sapiente mossa del polso, nella snasata professional e nall’espressione intenta, Chanel offre la cifra della vanità di quel certo genere di “esperti” del mondo del vino: l’apparenza contrapposta all’essenza, la scollatura ed il battito di ciglia, che sconfiggono sincerità e rispetto di tradizione, disciplinare e consumatore.
    Infine, manco l’avesse diretta Rostand, ecco la stoccata finale: la cannella. Chi, dove, cosa, come, quando e perchè.
    Sintetizzo? Chanel è glamour, apparenza, opulenza, astuzia commerciale, conoscenza del proprio cliente-pollastro, capacità di volare sopra i bramiti del maschio triste e monetizzato (il consumatore), è la comunicazione vacua e talmente fittizia ed imbrogliona da poter essere espressa da chiunque, con parole rubate alla terra ed alle sue regole millenarie. Anzichè “cannella” avesse detto “terroir, rispetto, tradizione, amore, passione” sarebbe stato uguale.
    Ma ricordate, che sia ben chiaro, o voi consumatori: il glamour ha un prezzo, va pagato caro e non per altro che regole di mercato e marketing.
    Una colonna sonora? Ma è ovvio: “Bocca di rosa”!

    Ugo

  29. A proposito di “nani, ballerine, cotillon e atmosfere da circo”, credo che qui nel Salento stiamo per fare qualcosa di molto peggio rispetto a quello che sento a proposito del Vinitaly.
    Sta infatti avendo luogo a Lecce la manifestazione Apulia Wine, concretizzazione del solito ed ennesimo sperpero di denaro pubblico che la Provincia elargisce ad “agenzie organizzatrici di eventi” di gran moda dalle mie parti.
    Ebbene, in questa kermesse si vorrebbe “promuovere” il vino pugliese e segnatamente salentino con ospiti che col vino non é che abbiamo molto a che fare. Un esempio? Lele Mora, Tinto Brass, avete capito bene: con questi signori e con il denaro pubblico per organizzare questa pagliacciata, Negramaro e Primitivo dovrebbero prendere il volo!!! Non so se ridere o piangere. Dovrebbero essere per primi i produttori a ribellarsi, boicottando questi eventi ridicoli. Non sarà certo così che potranno convincermi a tenere in cantina meno Piemonte, Alto Adige e Francia in favore del vino della zona in cui vivo. Prosit!

  30. in effetti ha ragione Luca, scopro, cercando su Internet, non perché della manifestazione si sia avuta notizia, che si é aperta oggi a Lecce Apulia Wine, che si protrarrà sino a lunedì. Maggiori notizie tramite questi link:
    http://www.ilpaesenuovo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3265:qapulia-wineq-parte-levento-inetramente-dedicato-al-vino&catid=21&Itemid=58
    e
    http://www.salentoweb.tv/index.php?option=com_seyret&Itemid=2&task=videodirectlink&id=465
    Non cercate il programma della manifestazione sul blog dedicato – http://apulia-wine.blogspot.com/ – perché anche se la manifestazione ha avuto inizio, del programma nessuna traccia per la serie, evviva la comunicazione!
    Un altro esempio di pessimo utilizzo del denaro pubblico, che vergogna!

  31. Guardiamo il lato positivo: non siamo ancora in crisi vera, quando riescono a trovare spazio (leggasi risorse economiche) iniziative come questa che costano molto e producono poco.

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