Sul tema, molto meno da addetti ai lavori di quanto possa apparire, “Alba Wines Exhibition 2009: produttori partecipanti e produttori assenti (per vari motivi)”, sul quale ho già espresso ampiamente (qui e poi ancora qui) il mio punto di vista, e sul quale segnalo l’opinione anche dell’amico Roberto Giuliani, espressa sul blog Esalazioni etiliche (leggete qui) penso di fare cosa gradita anche ai lettori di Vino al Vino riferire il pensiero di uno dei più seri ed esperti giornalisti del vino italiani.
Parlo di Gigi Brozzoni, direttore del Seminario Permanente Luigi Veronelli, e presenza storica di Alba Wines, che nell’edizione di oggi de “Il consenso news” newsletter del Seminario Permanente Luigi Veronelli, esprime dei convincimenti che largamente condivido e che gli ho chiesto di poter ripubblicare anche sul mio blog. E’ l’ennesima dimostrazione di quanto, noi che partecipiamo ad Alba Wines Exhibition da anni, abbiamo seriamente a cuore il presente e soprattutto il futuro di questa manifestazione, che consideriamo un patrimonio comune del mondo del vino albese e che vorremmo ancora migliore di quanto, già valida, sia oggi… f.z.
Il punto di vista di Gigi Brozzoni da Il Consenso news del 19 maggio
“Si è svolta la scorsa settimana la consueta presentazione alla stampa delle nuove annate dei grandi vini albesi: Roero 2006, Barbaresco 2006 con pochi Riserva 2004, Barolo 2005 con scarsi quanto inutili Riserva 2003.
Delle annate 2005 e 2006 si può dire che sono state entrambe abbastanza difficili per l’irregolare andamento stagionale, ma, grazie alle discrete condizioni meteorologiche di fine settembre e ottobre, l’uva Nebbiolo, che si raccoglie tardivamente, ha avuto risultati qualitativi superiori alle aspettative che si erano create nel corso delle estati. Sebbene in queste condizioni cercare di generalizzare sia piuttosto pericoloso, si può azzardare l’ipotesi che i risultati migliori si avranno con la vendemmia 2005, non di grande potenza ma di buona eleganza, mentre la 2006 mostra un corpo esile e semplice che non lascia intravedere molti margini di sviluppo.
Ma non è tanto della qualità delle annate che voglio parlarvi, quanto della manifestazione Alba Wines Exhibition, perché, come ho già scritto negli anni scorsi, torno da Alba sempre con un senso di insoddisfazione o delusione che cercherò qui di spiegare.
Forse si potrebbe sintetizzare il mio stato d’animo in questo modo: si lavora bene, ma si lavora poco e in pochi. Per prima cosa occorre precisare che come si degusta ad Alba non succede in nessuna altra parte d’Italia; nessuna anteprima si svolge in spazi così ampi, chiari e silenziosi, nessuna organizzazione dispone di sommelier così bravi, preparati ed efficienti, nessuna manifestazione dispone di una macchina organizzativa così capace, precisa e disponibile.
Ma è proprio perché vi sono elementi così positivi che avverto netta questa inadeguatezza, mi pesa questa sproporzione tra ciò che è e quello che potrebbe e dovrebbe essere. È una manifestazione costantemente per pochi che non riesce a crescere, a svilupparsi, ad allargarsi al contrario di tante anteprime frequentatissime, quando non sovraffollate, con vistosissime lacune organizzative ma costantemente in sviluppo e capaci di ospitare e far parlare la stampa di mezzo mondo su carta e video, analogico ed elettronico.
Non riesce a svilupparsi perché, contrariamente a quanto avviene nelle altre parti d’Italia, Alba Wines Exhibition non è organizzata dal Consorzio di Tutela ma da Albeisa, l’unione produttori vini albesi che produce la bottiglia Albeisa, la quale dispone di risorse limitate ma non è molto favorevole al coinvolgimento di altri enti per la paura di perdere il controllo della manifestazione.
Se non bastasse, v’è anche da dire che il Presidente Pietro Ratti, che in questi anni ha svolto un buon lavoro, è a fine mandato e non si sa chi potrà sostituirlo degnamente. Noi lo ringraziamo per quanto ha fatto, anche se non sempre abbiamo condiviso le sue scelte. D’altro canto, gli enti pubblici albesi e cuneesi si mostrano poco generosi nei confronti della manifestazione, dicendosi costantemente pressati da numerose richieste di contribuzione e dichiarando che preferiscono destinare i loro sforzi ai vini più semplici, come Barbera ed Asti, e non certo a Barolo e Barbaresco che, secondo loro, non hanno bisogno di alcun sostegno.
Da parte sua il Consorzio vive in un costante stato schizofrenico, dovendo tutelare e promuovere tutto e il contrario di tutto; finché non ci sarà una netta separazione tra consorzio dei vini nobili e consorzio dei vini popolari, l’immobilismo regnerà sovrano (e scusate le dispute classiste). Di sicuro attualmente non c’è nessuno che abbia voglia di sollevare la questione, né presidente, né consiglieri. Tutti tirano a campare e per paura di scontentare qualcuno non si promuove nessuno. Poi c’è la annosa questione dei produttori, un po’ altezzosi, un po’ villani, un po’ permalosi e un po’ taccagni, i quali non aderiscono all’anteprima perché “se non ci va Gaja non ci vado neanche io; se vogliono vengano loro a trovarmi a casa; trattano male i miei vini e allora si arrangino; cinquecento euro è troppo per un’aziendina come la mia” (che vende trentamila bottiglie di Barolo a trenta euro ciascuna?).
Così stiamo ad Alba per una settimana, con circa sessanta giornalisti provenienti da alcune aree del mondo, lavoriamo tre ore al mattino per assaggiare pochi vini e ce ne ripartiamo con la netta sensazione di aver fatto circa la metà del lavoro che avremmo dovuto fare per poter dire di avere degustato i Barolo del 2005 ed i Barbaresco e i Roero del 2006.
In compenso la città non s’è quasi accorta della nostra presenza, i giornali non ne hanno praticamente parlato, forse una Tv locale avrà mandato in onda a notte fonda una piccola intervista fatta a qualcuno e la quattordicesima edizione di Alba Wines Exhibition sarà definitivamente archiviata.Ma io non ci sto. Gigi Brozzoni”.
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Molto chiaro e molto istruttivo – questo intervento della news di Gigi Brozzoni – anche (e ancor di più) per chi è piuttosto ignorante, come me, del settore specifico, eppure capisce che (anche) nel mondo del vino c’è ‘qualcosa che non va’.
Quello che lascia basiti – ancora una volta – è la capacità tutta italiana di sciupare quel bendiddio che abbiamo tra le mani.
Si, lo avevo letto e condiviso, Gigi ha notevole esperienza e il suo punto di vista è lucido e molto concreto.
Buongiorno Silvana.
Andiamo io e te a gestire la AWE? Io andrei carponi…..
Buon pomeriggio.
guardate che la sanno già gestire, ma come scrive Brozzoni é una bella macchina che marcia in quarta, quando potrebbe scivolare via più veloce e silenziosa (e con minori consumi) in quinta o sesta, se solo il quadro generale consentisse a chi se occupa di valorizzarla al meglio. Ogni riferimento al Consorzio Barolo Barbaresco, ecc. alle varie associazioni e congreghe dei produttori é fortemente voluto…
Era solo una battuta con la Silvana, Franco. Non volevo mancare di rispetto a nessuno soprattutto senza aver visto con i miei occhi. Per i miei improperi bastano e avanzano i “geni” delle mie parti.
parto dalla fine , quando Brozzoni lamenta che la città non s’è accorta della presenza di 60 giornalisti del vino , niente stampa , no Tv , se non forse una locale : si rende conto che potevano finire in una striscia comica , tipo scherzi a parte , dove 60 signori mettono un bicchiere controluce , lo fiutano , fanno girare in bocca il contenuto , lo sputano , scrivono qualcosa e si ripetono per qualche ora al tempo di due minuti al bicchiere ? per quale motivo il grande pubblico dovrebbe accorrere a un provino del genere ? la sensazione d’aver fatto la metà del possibile ? la gente si sarebbe stufata prima . Se altre manifestazioni del vino hanno successo vuol dire che offrono più che una fiutata con voto . I produttori saranno altezzosi villani permalosi taccagni , l’esperienza mi dice che pochi uomini accettano d’esser giudicati con un’occhiata , specie se il giudice pretende dividerli tra nobili e popolari . Tra l’altro questa divisione mi riesce incomprensibile se sfoglio l’ultimo catalogo Veronelli dove una Barbera raggiunge 96/100 , superata solo da un Barbaresco 97/100 , e in compagnia di altripassanovanta tra Barbera , Dolcetto , Moscato etc . Proprio ieri ho passato la giornata con Pino Ratto , campione di Roccagrimalda , autore da quarant’anni di Dolcetto di Ovada di tanto valore che Veronelli , se non fosse morto , gli avrebbe dedicato un “Seme” ( Cat.2003). Siccome se ne frega delle guide e dei sapienti , ignorato . Vino popolare ? meno male che Veronelli non può sentirci , sennò che madonne !
Se Alba interessa solo qualcuno di noi , poche accuse agli altri , profondi esami di coscienza .