Alla Fontanafredda con il Bosco dei Pensieri riscoprono “the sound of silence”

Mi spiace molto di non poter accogliere l’invito di Oscar Farinetti, che sarà anche quel tipo “un po’ così” che nella sua biografia mi ha fatto tranquillamente liquidare (prendendo come scusa di non aver letto le bozze del libro prima della pubblicazione) da carneade come “un certo Ziliani” (leggete qui) per aver osato criticare alcune circostanze del suo acquisto della Borgogno, ma che è indubbiamente, oltre che un grande mercante di utopie, un personaggio geniale capace di trovate folgoranti, ad essere sabato 23 alla Fontanafredda a Serralunga d’Alba.
Bloccato da un precedente impegno in Valtellina, non potrò godermi il “vernissage”, la presentazione, come definirla?, di quella che considero una geniale pensata farinettiana e l’ennesima dimostrazione di come sia la Fontanafredda, più che la Borgogno (leggete qui) il “giocattolo” di più recente acquisizione che lo stia maggiormente divertendo e spingendo a dare il meglio.
Nella tenuta che fu della Bela Rosin, ci saranno difatti, “due inaugurazioni in un unico giorno”, con il taglio di due nastri. Quello del Grill Garden della Villa Reale, “il più grande barbecue a brace di legna d’Italia, ubicato in un padiglione vetrato in stile liberty di fronte al lago dei cigni di Fontanafredda”.
Una griglia su cui, con splendido spirito sinergico, “passeranno le eccellenze di Eataly, dalla carne de “La Granda” al pesce fresco di Nando Fiorentini, cui si accompagnerà un’attenta selezione di salumi e formaggi, oltre alla quotidiana proposta di dessert firmati Luca Montersino. Il tutto innaffiato dai vini di Fontanafredda e dalle Birre Baladin e Lurisia”.
Ma soprattutto sabato verrà aperto Il Bosco dei Pensieri, “un percorso di meditazione e contemplazione nell’ultimo bosco rimasto intatto nella Bassa Langa, tra piante secolari, vigneti e noccioleti”.
L’idea di questo Bosco è ovviamente di Farinetti, il quale “convinto dell’opportunità di restituire alle persone lo spazio e il tempo necessari per pensare, ha affidato la cura della parte naturalistica all’agronomo Alberto Grasso e quella della parte letteraria al poeta Pier Mario Giovannone.
Ne è nato un itinerario scandito da aforismi d’autore (da Lao Tsu a Gianmaria Testa!) e da bozzetti originali della disegnatrice Alexandra von Bassewitz, testi e immagini uniti ad evidenziare i punti più suggestivi e panoramici della tenuta e ad aiutare il visitatore a immergersi nel “denso” silenzio del paesaggio naturale”.
Cosa sarà il Bosco dei Pensieri (che resterà ad ingresso libero negli orari di apertura della tenuta)? Un “cammino – della durata di circa quarantacinque minuti – suddiviso in dodici tappe con relative panchine, così da permettere momenti di sosta e di riposo. Ogni tappa è accompagnata da due cartelli: il primo, di carattere testuale, contiene una serie di citazioni raggruppate intorno a un preciso tema (ad es. “il silenzio”); il secondo, di carattere figurativo, rimanda invece a elementi paesaggistici rintracciabili nell’ambiente circostante”.
Saranno difatti aforismi, frasi celebri, versi, riferiti anche al mondo del vino, come il baudelairiano “chi beve solo acqua, ha un segreto da nascondere”, a costituire il tema conduttore di un errare romantico da autentico wanderer, dove nel silenzio (sembra che nel bosco dei pensieri non ci sarà campo per i telefoni cellulari: evviva!) si proverà ad apprezzare nuovamente la bellezza, la forza, l’intensità del silenzio.
Devo confessare di aver trovato bellissima, coraggiosa, innovativa, “pazza” il giusto l’idea di Farinetti, ed in totale sintonia con una conclusione cui sono arrivato da qualche tempo e che mi sembra costituire la vera inevitabile soluzione ogni volta che partecipo, e accade spesso, a manifestazioni che coinvolgono un ampio numero di appassionati di vino.
Perché è bellissimo assistere al grande successo che, almeno a parole, il vino conosce oggi in Italia, al grande discorso sul vino (che spesso è più parola che autentica pratica e consumo consapevole) che si fa oggi, in questo che provocatoriamente, secondo Franco Ricci, è “il Paese del vino che non conosce il vino” e dove si ha “la certezza che più di 50 milioni di italiani non sappiano cosa sia il vino” (leggete qui), ma dove, soprattutto dopo essere stato al Vinitaly e poi il giorno dopo alla rassegna di Vini Veri, mi sono persuaso sia urgente, indispensabile, fondamentale trovare il modo, non so come, di restituire al vino una dimensione più intimistica, meno spettacolare e meno spettacolarizzata, meno glamour e più intimistica.
Magari “roteando meno i bicchieri e cercando di entrare di più nel vino, nella sua magia”, nella fatica e nella personalità del produttore, come suggeriva il vice presidente dell’A.I.S. Antonello Maietta in occasione di Vinidamare a Camogli, parlando di meno, ascoltando di più il vino, restituendo al vino quel silenzio, un po’ sacrale, un po’ misterioso, e quasi mistico, che il baccano del successo, il frastuono delle kermesse, delle grandi adunate oceaniche enoiche, hanno completamente coperto.
E’ per questo motivo che mi piace moltissimo e la sposo in pieno (ignorando volutamente ogni sospetto che, come in tante trovate farinettiane, il grande motore sia un senso innato del marketing, della pubblicità, della comunicazione che accende i riflettori, ieri su Eataly, oggi sulla Fontanafredda), l’idea del Bosco dei pensieri e lancio a Farinetti, come un’ulteriore provocazione, una proposta.
L’idea di farsi promotore, lui che conosce tutti, che è amico di quelli che contano, che ha i mezzi, gli argomenti, la sensibilità, lo charme e la furbizia (molto langhetta) per farsi ascoltare, della creazione di una rete di boschi del pensiero, che da Serralunga d’Alba, culla del grande Barolo, si estenda a Montalcino (dove di pensiero e di posti dove riflettere, sul latte versato e sugli errori fatti, ci sarebbe davvero bisogno…), nel Chianti Classico, in Trentino, Alto Adige, Valle d’Aosta, Basilicata, Valtellina, Liguria, San Gimignano, per citare solo le prime località che mi vengono in mente, in tutti i posti dove la vite non è ancora totalmente circondata dal cemento (“solo case su case, catrame e cemento” diceva Celentano…), e dove può “respirare” grazie alla presenza di boschi, macchia mediterranea, selve, che oltre ad arricchire aromaticamente i vini conferiscono loro un quid di speciale, un qualcosa che parla di terra, di natura, di antiche radici, di storia.
Una rete di Boschi del Pensiero dove restituire al vino il suo silenzio, the sound of silence, i suoi tempi non frenetici, la sua magia ed il suo mistero, dove sostare leggendo, sorseggiando, meditando, perché il vino sia davvero “cibo per l’anima”, emozione, poesia… Perché non pensarci, Oscar?

0 pensieri su “Alla Fontanafredda con il Bosco dei Pensieri riscoprono “the sound of silence”

  1. Con gioia – e con invidia! – ho letto questo tuo post, in questa tersa mattinata ilcinese.
    Con gioia, perché un simile progetto ‘attenua’ la sensazione che in questo povero ricco paese (l’Italia, tanto per non essere fraintesa dai frettolosi)nessuno più abbia la capacità di vedere (e di pensare) un centimetro più in là del proprio naso (e del proprio portafoglio); con invidia, perché chi è appena un po’ attento al suddetto paese sa bene che il binomio natura (paesaggio)/cultura è lo scenario ideale in cui far muovere i nostri prodotti e un turismo di profilo alto; uno scenario di cui ci si dimentica SEMPRE, mentre si continua a parlare di ‘valore aggiunto’, senza ben sapere di che si tratta.
    L’invidia quindi viene dal pensiero …di non averci pensato!

    (Per smorzare questo sentimento, segnalo a quanti leggono il sublime BOSCO DELLA SPINA, a San Giovanni d’Asso, creato da Shepard, artista americano immigrato in Toscana, dove si può vagare e pensare in un bosco recuperato dall’artista e disseminato – in anni di lavoro – di segni e parole che convivono con piante e alberi e accompagnano in un vero e proprio percorso
    interiore: la visita è un’esperienza indimenticabile).

    Ma tornando alla realizzazione farinettiana (complimenti!) e al rilancio che ne fai, caro Franco, dico che sarebbe davvero una bella occasione, da cogliere, senza retropensieri perché arriva da fuori zona, e sarebbe davvero interessante se potesse essere diffusa in molte regioni: aiuterebbe a far capire la maglia paesistica che orienta felicemente la nostra IDENTITA’ PRODUTTIVA.

    Per quanto riguarda Montalcino poi, un progetto del genere ‘sarebbe quasi obbligatorio’: questo è ancora luogo di boschi e di biodiversità che richiamano visitatori da tutto il mondo.
    Perché non cogliere il messaggio!
    Senza panchine.

  2. Dico la verità: quest’anno al Vinitaly ho avuto modo di assaggiare alcuni prodotti di Fontanafredda e devo dire che sono stato piacevolmente colpito dalla qualità media, con punte degne di nota per il Barolo LA Rosa ed una selezione di Moscato millesimato.

  3. Pingback: In ginocchio da te | Dissapore

  4. Chissà se qualche personaggio – mi vengono in mente un po’ di nomi – ilcinese (traduco per i più: di Montalcino) coglie la palla al balzo e ‘fa rete’ con questo progetto, avviando quella che potrebbe essere una bella storia italiana, un modo innovativo, per attrarre l’attenzione, benevola questa volta, dei media (ieri su la Repubblica una pagina intera dedicata al qui sopra progetto: complimenti all’ufficio stampa!). Questo sarebbe valore aggiunto, qualcosa di ‘intangibile’, che non parla direttamente di vino, ma che gli aggiunge un’aura, un alone straordinario che lo affermerebbe, rendendolo ancor più straordinario.
    Ma senza panchine.
    (Mi tornano in mente gli Everglades dove, immersi nella natura più straordinaria si trovano disseminati i pensieri di Thoreau (e altri) su “la vita nei boschi” incisi o fusi su suggestivi tableaux.)
    Ma che c’entra, tutto ciò, con il vino?!
    C’entra: se si parla di legame con il territorio, non si può pretendere che i consumatori (che massimamente vivono in città e si occupano d’altro) capiscano al volo di che si tratta; bisogna inculcare che il ‘famigerato’ legame con il territorio è un aspetto connaturato al vino made in Italy. Solo così saranno in grado di apprezzare la differenza. Ma la differenza bisogna fargliela conoscere, sottolinearla…

  5. cara Silvana, io la mia parte l’ho fatta. Ho fatto i complimenti, senza inginocchiamenti (leggete quel che si scrive a proposito sul blog Dissapore http://www.dissapore.com/vino/in-ginocchio-da-te/), a Farinetti e gli ho rilanciato la palla. A lui, e alle persone che pensano di poter attivare una rete di luoghi (boschi o altro) della giusta riflessione, della meditazione, del silenzio, ora riprenderla, rispondere o ignorare quanto ho proposto. Io più di così non ho il potere di fare…

  6. Torno fra voi per una riflessione… fuori dal coro.
    I boschi sono boschi. Vi si va a cercar legna, funghi, colori. I boschi non sono silenziosi, un bosco silenzioso sarebbe un bosco senza vita o un bosco dove la vita si rischia. Siete mai stati in un bosco? Quando cala il silenzio, è perché sta arrivando un pericolo. I boschi sono luoghi dove i pensieri nascono da soli e se penso che qualcuno pensa di farmi nascere pensieri in un bosco, nel bosco non vado. Chiamatela Sindrome di Cappuccetto Rosso. Nel bosco mi piace pensare di poter pensare a ciò che mi va, a ciò che il mio pensiero mi dice. A Confucio, a Leopardi, a Sant’Agostino, all’inizio della Genesi, a Topolino o a quell’amore che non ho vissuto, al buon vino, all’acqua o al pessimo pangasio di 3 mesi fa. Nel bosco della fiabe russe viveva la Babajaga, la strega, in una casetta antropomorfa, dove entravi in un modo e ne uscivi in un altro. Giù giù, fin quasi a noi, nel bosco si son persi Hansel e Gretel, Pollicino e Biancaneve. E ancora vi si perdono, volutamente, gli uomini delle tribù di cacciatori, diventando uomini e cacciatori. Viaggi inziatici. Prove. Succedono molte cose, in un bosco. Lasciare che succedano, pensieri compresi, è aspettativa troppo ardita?

  7. Caro Franco, quando ti nomino a qualcuno che ha, anche di sguincio, a che fare con il Vino, costui fa boccucce o rotea gli occhi, oppure si mette a camminare in punta di piedi.
    Scrivi dell’Inter scudettata (mi esprimo dal Milan versante) giù interventi, commenti, periodate di invidia o congratulazioni.
    Scrivi di vini che lasciano nel dubbio, di personaggi che fanno gaffes, di altri che aggrediscono…e giù commenti a decine, come le ciliegie uno tira l’altro.

    Scrivi di un progetto – sicuramente non perfetto (ah la panchina!), certamente non inedito – ma dato il personaggio che l’ha varato, probabilmente destinato al successo (glielo, me lo auguro), e due gatti (certo dei bei micioni, ma solo due) intervengono.
    Eppur ti leggono.
    Ma non si parla di danée e non c’è SPARGIMENTO DI SANGUE. Perciò non interessa.
    Solo dei sacrosanti distinguo (@Briscola p.e.)condivisibilissimi, ma nessuna discussione.
    Ancora per un’ennesima volta, viene da pensare che l’Italia tutta è a un tiro di portafoglio: se i tiri sono due niente. Uffa.

  8. Cara simpaticissima Silvana l’indifferenza può avere tante origini . La mia . Abito a Cremona , se pensiamo le bellezze naturali , non molto sopra lo zero . In città , piccola e comoda , mi muovo a piedi . In campagna cammino ore prima di incontrare un mio simile . E dovrei fermarmi a commentare l’iniziativa di un furbazzo che in una zona ridotta a monocultura recinta un bosco e ci mette i cartelli : è un bosco ?

  9. Caro Franco, ho letto molto attentamente il tuo post riguardo il “Bosco dei pensieri”, ennesima geniale trovata di Oscar Farinetti. Sono pienamente daccordo che il mondo del vino (ma non solo quello), ha bisogno di essere rivisto, partendo dalle persone, o meglio dai produttori. E’ un’idea che sposo da diversi anni, ed è anche per questo motivo che insieme ad un gruppo di amici abbiamo creato questa associazione dal nome AUDIO DI VINO, Abbiamo sempre puntato sin dall’inizio sulla qualità e sulle Persone, per far conoscere grandi prodotti ma soprattutto grandi Artigiani, che all’Italia non mancano, il matrimonio con la musica (impiantistica valvolare da noi autocostruita) è eccellente, le persone hanno bisogno di essere solleticate con qualcosa che li sorprenda e gli stimoli la curiosità, se poi diventa pure piacevole il gioco è fatto, diventano molto più attente e curiose per cio che gli si presenta o propone…se vuoi toccare con mano (o con orecchio), 16 giugno Enoteca Regionale

  10. @Flaminio
    A parte che ti si fermato ed hai commentato, quindi…
    Proprio perché la zona è monocultura era giusto “salvare” questo bosco, io abito a pochissimi chilometri, l’ho visto anni fa e l’ho rivisto in questi ultimi mesi e giorni, è veramente bello, pulito non tanto (nel senso che è ancora “selvaggio”), giusto di sicuro.

  11. Scusatemi tutti, ma non ci casco, né ci sto.
    Concordo molto con Briscola, che tenterò tuttavia di sorpassare, se mi sarà consentito.

    Leggendo con vera atona meraviglia i toni sorpresi ed innamorati di Franco e di altri, e tenendo in debito conto da dove sia provenuta l’Idea, mi è venuta su una domanda: cui prodest?
    Non possedendo verità, userò fantasia, cuore, cinismo ed empatia.

    Ecco, potessi farlo, chiederei a Maria Teresa Mascarello cosa avrebbe pensato suo padre dell’iniziativa “eco” di Fontanafredda.
    Ricordo come egli ribadisse con l’instancabile pazienza del Maestro che il vino veniva dalla vigna. Semplice, chiaro. Anche dei boschi parlava, sì: quando come con poca voce tutta delusione e tristezza descriveva la rovina della sua terra ad opera degli industriali, rovina della quale indicava – appena girando lo sguardo, come per non dare loro dignità alcuna – come simboli e strumenti i capannoni.

    I boschi dei ricordi di Mascarello non facevano parte della struttura e dell’architettura sistemica del territorio (terra, terra, terra) che in fondo alla catena produceva – tra le altre cose vive – uva.
    Il bosco non produce vino e perciò all’industriale non serve, non rende denari (almeno, non fino ad ora, oggi le regole cambiano): dunque se si poteva veniva sbancato pro Eternit, altrimenti veniva lasciato stare. In questo secondo modo, però, il bello è che al bosco venivano almeno lasciati intatti il suo mestiere e la sua dignità di bosco, con le sù piante e le sù bestie, tutti al loro posto vivi organizzati e tranquilli, belle robe da/del bosco.

    Oggi nei boschi ci va l’umano quando turista sensibile, transfuga dalla città: ci va per compensare momentaneamente polveri sottili ed altre frizzantezze della vita moderna. Poi, perso nell’estasi del silenzio e della metafisica della natura magari si sorprende di avere dei pensieri volanti come aquiloni, e casualmente ne trova puntuale suggerimento, riscontro e conferma nei cartelli posti nei punti “giusti” appositamente disegnati a tavolino da qualcuno che forse lo conosce bene.
    Ora: a cosa serve l’iniziativa in questione? Qual’è il nesso con Fontanafredda?
    Supporta il Carbonaro Movimento di Riqualificazione delle Adorate Aree Produttive del Vino?
    Fa sistema col territorio? Aiuta a concretizzare l’idea di avvicinamento virtuoso dei produttori di vino alla natura locale? Ci riporta i bric con l’equilibrio ecologico che avevano prima dell’invasione delle industrie?
    O è invece mi sbaglio io, ed è funzionale all’aumento della conoscenza dei consum-attori, della loro consapevolezza di ciò (e vale anche per qualcuno che lo dice sempre, ma non so fino a che punto ne percepisca l’esatto e concreto peso e valore) che dovrebbe essere la reale e coerente valenza dell’entità Terra-Bosco-Vigna nel ciclo di vita del vino, ed infine al miglioramento della loro (dei consum-attori) capacità di scelta del prodotto da premiare con l’acquisto?
    No.
    Si tratta di un’iniziativa che non tocca la strategia produttiva di Fontanafredda; anzi, ne è del tutto esterna e complementare, essendo rivolta ad un cliente che ora l’azienda non ha (il purista, l’ecologista, il sincerista) ed a quello – meno acculturato, ma estremamente più numeroso – che può fraintendere l’accostamento dell’ideale evocato dal Bosco (Natura, Terra, Territorio) con l’Esordio Extra Dry. Si renderanno i vini di quell’azienda più vicini all’immagine “Vigne, Uomini, Vino” che markettingatamente essa propone si sé.
    Insomma: una pennellatina di Verde e di Cultura, Farinetti santo subito.
    E poi qualcuno magari non guarderà più così tanto storto il capannone, o non si chiederà come sia possibile che un barolo venga via a sei-euro-sei dallo scaffale.
    Il bosco è un altro articolo nel listino prezzi aziendale, tutto lì. E poi, magari due lire coi chioschi e la pubblicità ci si faranno pure.

    Concludo.
    Mi invento che Bartolo (scusate se lo chiamo così, per empatia) avrebbe forse detto: “se Egli avesse lasciato stare quel povero bosco, ed invece modificata la logistica della sua industria spostando i magazzini in cave abbandonate e smantellato capannoni per ri-piantarci il bosco, gli avrei stretto la mano.
    Se Egli avesse investito quei denari per allestire delle aule permanenti destinate a regalare a bambini ed adulti dei corsi gratuiti su cosa siano la Storia, la Tradizione, il Senso, il Bisogno e la Magia della nostra Terra, due strette di mano; se avesse mostrato come si usa la zappetta con rispetto per la pianta di nebbiolo, per poi scoprire che la cosa si può fare senza rimetterci l’IPhone, tre strette; se avesse cercato di insegnare quanto sia duro e meraviglioso far fatica nel campo e poi stare la sera a guardare gratis i bric verde viola e blu; se avesse fatto vedere/sentire come sia fatta la foglia di vite e che profumo hanno l’uva ed il mosto e le grandi botti e le parole lente dei contadini, quattro.
    Se avesse portato gli Sculacciavacche, i Vignaioli e gli Enologi ed i Giornalisti per le scuole e per le piazze a raccontare le Straordinarie Storie della Terra, della Vite ed anche del suo Bosco e con questo e per questo far Festa, lo avrei aiutato, finché fiato mi fosse rimasto in petto”.

    Ora, davvero io non so cosa avrebbero detto Bartolo e Teobaldo ma, abbiate – se ne avete – pazienza e tolleranza, io sono un sognatore. E quindi: sogno, guardo per aria, avanti ed alle mie spalle. Ma non per questo pesto le cacche.

    Ugo

  12. Oh, stupor mundi! UN BOSCO!!! Un bosco che s’è pensato di popolare di panchine e cartelli, mica cinciallegre e tassi e ghiri e volpi! Ma sì, è giusto, occorre dire alla gente cosa deve pensare, oltre a cosa deve mangiare, a come deve vestirsi, a cosa deve bere, perché la gente… non lo sa! Mio nonno aveva un bosco, non per questo ritengo che mio nonno fosse un genio del marketing. Mio nonno aveva un bosco e io, con una compagnia di 10 bambini, ogni estate entravo nel bosco per costruire la capanna. Anzi, LE capanne perché per combattere nel bosco occorreva dividersi in due squadre. Conseguentemente, avere due capanne, che nel nostro immaginario erano due castelli, due forti, due torri. Il trucco stava nel costruire il castello migliore, in quanto a combattere, non abbiamo mai avuto il tempo… l’estate finiva sempre prima che il castello fosse terminato. Ma lo scopo vero non era la guerra: era vivere il bosco. Per costruire il forte si utilizzavano rami e foglie e bastoni del sottobosco, ma già secchi, perché i verdi si sarebbero rattrappiti e avrebbero mostrato fessure e aperture: un castello con delle fessure, che razza di castello è? Un anno, mentre cercavamo fronde secche, scorgemmo una tana, forse di un ghiro. Allora decidemmo di allontanerci e di costruire il forte distante, non per paura, ma per rispetto. Di chi o di cosa non sapevamo e non lo scoprimmo mai. Però scoprimmo, quell’anno e gli anni precedenti e quelli a venire, il verso del cuculo e quello del tordo, il frusciare della serpe o il calpestio di qualcosa di più grande (un drago, ovviamente). Ora io penso: se nel bel mezzo della nostra scoperta avessimo trovato un cartello che diceva “Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere”…e, qualche metro più in là, un altro cartello con una massima, che so, di Schopenauer o di Spinoza… ecco, presumo che sarebbero svaniti d’incanto il drago, i castelli e la Guerra del Mai. Leggere libri, non citazioni; vivere il bosco, perché è un bosco; pensare il proprio pensiero; scegliere. Io credo che i draghi esistano, finché lo voglio, quando lo voglio e se. E sono felicissima di cullare il mio drago. Voi ne avete uno?

  13. mi diverte un mondo scoprire che su questo tema del bosco dei pensieri geniale trovata (anche di marketing) farinettiana diversi lettori di questo blog “zilianeggiano” più del sottoscritto, che si trova scavalcato a destra (o a sinistra: a seconda dei gusti) dallo scetticismo, dall’ironia, dalla perplessità e altro che questi lettori con i loro commenti manifestano. Eppure, a differenza di altri che hanno plaudito, non sempre con moderazione, a questo progetto, il mio non é stato un omaggio, opportunista, calcolato al ricco e potente di turno, ma il semplice consenso, dalle valenze estetiche, culturali più che enoiche, ad una bella idea…
    Mi fa però piacere che questo post, a proposito del quale, e della controproposta che ho lanciato, attendiamo sempre (e chissà se arriverà mai…) di conoscere il punto di vista di Monsù Farinetti, con il quale la comunicazione é spesso a singhiozzo (mi scrive e mi manda sms quando non lo cerchi, magari sotto Vinitaly e poi tace quando lo evoco, ricordando magari l’episodio dell’ “un certo Ziliani”…), cominci a fare discutere, smentendo un po’ quello che diceva, con la consueta arguzia, Silvana B., lamentando il fatto che quando su questo blog non sollevo polemiche feroci e non “spargo sangue”, l’attenzione e la tensione (che si manifesta anche sotto forma di commenti) scemano.
    Ma mi auguro, comunque, che la discussione, anche a scoppio ritardato, per rivoli paralleli, prenda piede, perché l’idea (mia e di Silvana B.) di una rete di boschi del pensiero, da Serralunga d’Alba a Montalcino e oltre, resta ancora valida

  14. Aggiungo: un invito a Briscola@ – che leggo sempre volentieri (ma questa non è un captatio!) – e a chiunque la pensi come lei (qui sopra), un invito a venire nei dintorni di Montalcino – a San Giovanni d’Asso – a visitare il Bosco sella Spina (poi tutti a cena) per un giro in un bosco senza panchine che tuttavia fa ‘pensare’…pensare nel senso che è un luogo così straordinario che è in grado di sorprendere sottolineando (a quelli che ‘magari non ci pensano’), IN MODO NON BANALE, quanto belli siano il luogo e la natura di questa zona. Perché, non conosco le intenzioni di OF nel lanciare il suo bosco, ma ho ben chiare le mie nel raccoglierle come uno stimolo a muoversi in una direzione diversa da quella dell’indifferenza nei confronti del patrimonio territoriale (salvo poi versare fiumi di parole per domandarsi CHE FARE per sostenere i vini del territorio, i vitigni autoctoni che ne sono l’espressione eccetera). Bisogna far capire anche agli indifferenti, all’audience intenta a guardare il grande fratello (sono sempre sorpresa dai suoi numeri pazzeschi, ma è solo un esempio)che c’è anche altro da vedere; senza la pretesa di ORIENTARE le idee, far PENSARE, far GUARDARE e così via.
    Io penso SOLO che un bel bosco riservato ai visitatori, con le dovute sottolineature – in una zona in cui si produce un vino rinomato (o un formaggio, o un’altra di quelle cose buone che noi italiani siamo capaci di fare così bene), sia meglio di una DISSEMINAZIONE DI FABBRICHETTE E CAPANNONCINI (indispensabili anche loro, ma questo è un altro discorso).
    Caro Ziliani, e se perdessimo la nostra scommessa?!

  15. Caro Franco,

    grazie del tuo pezzo dedicato al “Bosco dei Pensieri”.
    Condivido i complimenti (è ovvio) e condivido anche i dubbi.
    E’ normale sai, il mondo è pieno di imprenditori che sanno camuffarsi bene da etici e appassionati, ma in realtà cercano solo di fare sempre più soldi, non vedo perchè, chi non mi conosce bene, non debba pensare anche questo di me; Inoltre, ho lo svantaggio di essere entrato da non molto, a tempo pieno, nel mestiere del vino ed è naturale che chi ha molte vendemmie (fatte o commentate) sulle spalle possa avere dubbi a mio riguardo e dica ciò che pensa, com’è giusto che io ne debba tenere conto.
    Molto bella la tua idea della “Rete” dei Boschi dei Pensieri da estendere anche a quelli dell’olio (già a Badalucco – Imperia – ci stanno pensando). Non posso farmene promotore in prima persona, per totale mancanza di tempo, ma ne parlerò con il nostro poeta Pier Mario Giovannone. A settembre ti inviterò all’inaugurazione di Borgogno (per allora sarà finita l’opera di recupero), ma se vuoi prima vieni a farti un giro qui a Fontanafredda.
    Oscar Farinetti.

  16. Forse mi sono espressa male, ma riprendo la parola perché, a conti fatti, mi par che siam meno di 3 sul Paineta a pensarla al contrario. Non guardo con diffidenza l’iniziativa del Bosco del Silenzio, non sospetto guadagni e operazioni di marketing (di mio nonno, infatti, ho scritto che non l’ho mai giudicato un esperto di marketing solo perché aveva e curava un bosco), lungi da me scorgere nell’iniziativa un significato altro da quel che è e se lo è, sinceramente, non mi tocca. Di operazioni di marketing ho già piena la quotidianità, mancherebbe di arrovellarmi su di esse anche nell’ossigeno di questo luogo libero. Ma guardo con genetica diffidenza qualsiasi iniziativa in cui qualcuno pensi di indicarmi cosa devo pensare o, pur con buone intenzioni, cerchi di stimolare il mio pensiero là dove bastano rami, foglie, suoni e geometrie di cielo a suggerirmi “prospettive”. Penso superflui il sentiero di frasi e di immagini (non il bosco!!!), senza nulla togliere agli autori e all’artista; se non è superfluo, se cioè occorre spiegare a chi entra un bosco cosa deve pensare… ahimé, siam messi male 🙂 Io difendo il mio drago, malgrado le mie vendemmie, vissute e o commentate, non siano molte.

  17. Intanto, per non saper né leggere, né scrivere (e men che mai pensare, o dire agli altri che devono farlo, e dove, cosa e quando!)nel mio piccolo mi ero mossa e ho tastato il …terroir (ma sì, è sera, lasciatemi scribacchiare le mie stupidaggini). Lietissima che il signor Oscar sia intervenuto, gli rifaccio i miei complimenti, senza riserve.
    Se entrassi nel merito di quello che in pubblicità chiamano “trattamento”, sarei totalmente d’accordo con Briscola@ che qui sopra reitera e spiega, ma prescindendo da ciò (migliorare e affinare si può sempre), mi tengo in contatto con te, caro Zy, e vediamo di far sì che Montalcino sia della partita.
    (Inoltre qui, nei boschi, ci sono anche i lupi.)

  18. cara Silvana, l’intervento farinettiano dimostra che l’uomo é molto migliore di quel che talvolta appaia o lasci trasparire. Sicuramente più intelligente/scaltro di tanti nel capire che rispondere qui, ringraziandomi per quello che avevo scritto e sostenendo che quanto avevo rilanciato riferendomi alla sua idea del bosco dei pensieri é “una bella idea”, non costa niente e fa fare bella figura. Chapeau ad un uomo che fa chiaramente capire di non lasciare nulla al caso e che in fondo si merita il successo che ha avuto e la sua popolarità

  19. Sì,OF – che non conosco – mi è piaciuto, con quell’intervento così asciutto e dialettico, che quindi non lascia spazio a polemiche. Come ho scritto – e come ti dirò più dettagliatamente altrove, così da non tediare i compagni di blog – ho tastato il terroir a questo proposito, ricevendo una reazione ‘tutt’altro che negativa’!
    Se perdessimo la nostra scommessa? Ma senza panchine.

  20. buone notizie, in attesa che si faccia vivo con me, come annunciato da Farinetti, il suo collaboratore, arrivano da un celeberrimo borgo toscano, dove un’azienda blasonata sarebbe interessata a raccogliere il mio invito a creare anche in loco un bosco dei pensieri, o meglio un luogo boschivo dove riflettere e meditare sul vino come espressione di cultura… Vi farò sapere…

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