Appunti da Alba Wines Exhibition 2009 – 1: presenze e assenze

Alcuni appunti, molto à la volée, reduce da Alba Wines Exhibition e da quattro giorni fitti (forse troppo fitti, come ho già avuto modo di dire a Marinella Minetti, esprimendo un parere mio condiviso da molti altri colleghi) di degustazioni, visite, altre degustazioni, incontri, impegni vari, che non ti lasciano quasi il tempo di respirare, di tirare il fiato, di riposare un attimo e poter raccontare man mano, cosa sempre più facile nell’era di Internet, quello che accade e le prime impressioni a caldo.
Innanzitutto vorrei sottolineare, confermata anche dall’edizione di quest’anno, l’indispensabilità, l’imprescindibilità di Alba Wines, una manifestazione che se non esistesse bisognerebbe inventarla, insostituibile per chi, come me, è innamorato di Nebbiolo e vuole ricavarsi un’idea di quale sia il livello delle nuove annate, di Roero, Barbaresco e Barolo, attraverso un ampio spettro di assaggi.
Certo, degustare in quattro giorni, in quattro sedute serrate, impeccabilmente serviti dai sommelier A.I.S. di Alba e dintorni coordinati da Giancarlo Germano, in un silenzio assoluto, in condizioni quasi ottimali, qualcosa come 26 tra Roero 2006 Roero riserva 2005, 66 Barbaresco 2006, 9 Barbaresco riserva 2004, 20 Barolo riserva 2003, e 155 Barolo 2005, è, razionalmente una follia, visto che non ci toccavano mai meno di 60 vini a turno, ma consapevoli di questo limite, come già scrivevo in sede di presentazione della rassegna (leggete qui) non possiamo fare a meno di ribadire che non esiste un’alternativa praticabile e reale a queste full immersion.
A meno che non si faccia parte del team di qualche guida, dove comunque i vini assaggiati restano tanti ad ogni turno, o che si abbia la fortuna di poter disporre di due settimane da dedicare a visite a cantine in giro per la Langa. Dove comunque, con le degustazioni cantina per cantina, si degusterebbe in condizioni profondamente diverse da quelle esistenti ad Alba Wines, dove tutti i vini partecipanti vengono degustati totalmente alla cieca, quest’anno senza nemmeno rivelarci prima di aver concluso la nostra “fatica”, quale fossero i singoli comuni di provenienza dei vini.
Continuano ad essere molti, troppi, purtroppo gli assenti, i quali, a parte quelli che hanno una giustificazione logica per la loro assenza (perché non hanno ancora imbottigliato e usciranno con i loro vini il prossimo anno), hanno profondamente torto a non partecipare, perché la rassegna è seria e con il loro stare alla finestra rischiano di pregiudicarne la continuazione ed il futuro.
Voglio spendere poi due parole a proposito dei miei colleghi, almeno quelli con i quali ho maggiore consuetudine e lunga conoscenza, non certo di quelli che ho incontrato per la prima volta quest’anno.
Per loro, evidentemente, la questione degli “aventiniani”, che come ho scritto (leggete qui) pretendevano impossibili garanzie da parte degli organizzatori circa un impegno dei giornalisti partecipanti a scrivere esclusivamente in positivo dei vini partecipanti, evitando critiche (ad esempio quelle da me riservate lo scorso anno ad un folto gruppo di Barolo di La Morra) non esiste.
Non si sono espressi, invitati a farlo, sul mio blog all’epoca della pubblicazione del post, non l’hanno fatto e non ne hanno parlato con me durante i quattro giorni di vita comune ad Alba, non hanno assolutamente pensato, a differenza di quello che accadde anni fa, nel 2001, quando tutti insieme, italiani e stranieri, rivolgemmo una lettera aperta – vedi – coloro che non avevano partecipato alla rassegna, di redigere, firmare ed indirizzare un appello analogo a coloro che di Alba Wines ora non vogliono sentire parlare e da cui si tengono, quasi schifati, alla larga.
Il problema dei produttori assenti l’hanno (l’abbiamo risolto), un po’ furbescamente, bypassandolo, ovvero andando comunque a fare visita, nonostante l’invito degli organizzatori a riservare le visite personali alle aziende che aderivano alla manifestazione, a svariati dei produttori che sono rimasti a casa.
Io stesso, non posso nasconderlo, sono stato a far visita ad alcuni degli assenti, ad un produttore la domenica mattina, il giorno prima che Alba Wines avesse inizio, e poi, per motivi diversi, a due produttori perché dovevo preparare un articolo su di loro per The World of Fine Wine, ad uno perché volevo fare una degustazione verticale, di cui scrivere sul sito dell’A.I.S., del suo Barbaresco, e ad un altro in orario serale, stando a cena a casa sua degustando vecchie annate, invece di partecipare alla cena con gli altri colleghi.
Con una differenza, però, queste mie visite, data dal fatto, non indifferente, che io nei miei resoconti dedicati ai vini degustati durante Alba Wines terrò conto esclusivamente dei vini degustati, alla cieca, durante le sessioni d’assaggio, senza includere i vini assaggiati, davanti ai produttori, in maniera totalmente palese, nelle cantine visitate di mia iniziativa.
Non sono sicuro che altri, soprattutto i colleghi che vengono da più lontano e che hanno meno occasione di me, che vivo a due ore e mezza di auto dalla Langa, di tornare nella zona del Barolo e del Barbaresco, faranno altrettanto, soprattutto quelli che tradurranno le loro degustazioni in resoconti con tanto di punteggi assegnati ai singoli vini.
O quelli che dovranno scrivere dei resoconti sulle nuove annate di Barolo e Barbaresco e sui protagonisti delle due denominazioni e guarda te, non si dimenticheranno di riservare spazi e foto a quei personaggi che, scientemente, non partecipano ad Alba Wines e non si mettono in gioco, un po’ vigliaccamente, proponendo i loro vini in degustazione, cieca, insieme agli altri vini, ben sapendo che poi, puntualmente, i vari giornalisti “influenti” andranno ugualmente a far loro visita.
Ad assaggiare i loro vini davanti ai loro occhi, in condizioni ben diverse, e più favorevoli per il produttore, rispetto a quelle di cui hanno goduto i vini partecipanti alla rassegna.
Tutto questo non è bello, simpatico, produttivo, ma è prassi comune e diffusa e un qualcosa che, piaccia o meno, mette in difficoltà chi, l’Unione Produttori Vini Albesi e la Wellcom, cerca di organizzare nel migliore dei modi una manifestazione che è vitale e che dovrebbe continuare ad esserlo anche nei prossimi anni.
Sappiamo bene che sarà sempre impossibile poter contare sulla partecipazione alle degustazioni di Alba Wines di tutte o quasi le più importanti aziende, e che qualche primadonna o qualche bastian contrario continueranno a non volersi mischiare con i comuni mortali (pardon, con i loro colleghi produttori).
Però pensare ad un grande momento di confronto, che potrebbe diventare ancora più istituzionale se, come sostiene a ragione Gigi Brozzoni del Seminario Veronelli, fosse il Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero l’organizzatore della manifestazione (come accade a Benvenuto Brunello e all’Anteprima del Chianti Classico) e non una sorta di “convitato di pietra”, dove tutti i produttori di Langa avvertano il dovere morale di partecipare, senza sottrarsi per piccoli ragionamenti di bottega o di ego, non costa niente, anche se di fronte all’individualismo spinto langhetto resta un’utopia un po’ da Don Chisciotte…         

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  1. La media assaggi ad Alba è stata di 69 campioni ogni mattina, circa due minuti a testa . Vinarius accetterebbe di spedire foto e lista vini di tutti gli associati , 110 , a una giuria che in due minuti a testa facesse e pubblicasse una graduatoria ? i giornalisti giudici accetterebbero lo stesso sistema , classifica in base al’articolo scritto da tutti un 18 di un mese , il tempo di una rapidissima lettura e corsa al voto ? noi soci del blog accetteremmo di essere incasellati in base a una nota spedita il 27 ? Che si dica , non c’è altra soluzione , bene , la si cerchi , ma è comoda per tanti motivi , non ultimo lo spettacolo , e nessuno vuole migliorarla . Tra i vignaiuoli ci saranno senz’altro delle persone molto antipatiche , come in ogni categoria , però se io fossi uno di loro non accetterei che un prodotto complesso come la bottiglia venga giudicato e pubblicizzato in un modo per tanti versi superficiale . Impegnati nei nostri scambi spesso dimentichiamo un giudice in un certo senso obiettivo : il mercato , che impiegherà più tempo delle mostre , ma i conti prima o poi li regola . Crisi o meno , tanti consumatori si accorgeranno che non vale la pena , per motivi di immagine , spendere 200 euro di un Barbaresco se con gli stessi soldi se ne compra un cartone (da 12) altrettanto buono .

  2. sento la necessità di chiedere al buon Flaminio: ma le hanno fatto qualcosa gli enotecari di Vinarius che sembra avere un conto in sospeso con loro? Perché se la prende con loro per aver degustato Barolo e Barbaresco ad Alba Wines con le modalità che, obtorto collo, dobbiamo accettare tutti e alle quali purtroppo non vedo alternative e invece non se la prende con la categoria dei giornalisti, quorum ego, che degustano con questo ritmo, che giustamente condanna di “circa due minuti a testa”? Guardi che allo “spettacolo” come dice lei, non teniamo né noi giornalisti, né tantomeno gli amici di Vinarius…

  3. lo spettacolo , caro Franco , è la società , di cui facciamo parte tutti , a chiederlo , basti pensare al Gavia , al Mortirolo e via dicendo , per la nostra goduria condita al moralismo che pretende i poveri ciclisti vadano su con pane e salame . Il nostro ambiente non sfugge alla regola , chi sta più in alto ha maggiori doveri , per questo può sembrare ce l’abbia con Vinarius , che a Cremona ha una stupenda affiliata la cui vetrina dovrebbe essere di scuola a qualsiasi negozio , di qualsiasi tipo di merce . Va bene come atto di contrizione ? per , chiudere , se non ci battiamo perchè è “impossibile” nulla cambierà

  4. Puntare in alto,anche alle cose più difficili secondo la ratio comune rispondendo a ciò che l’etica vuole, è l’aspirazione di ogni persona intellettualmente onesta. Credo di intuire cosa la anima, @ Sig. Cozzaglio, che invoca la regola dei maggiori oneri incombenti su chi ha maggior onore.
    Le assicuro che il nervo che tocca i principi-guida degli enotecari è scoperto, ma non perchè si sia logorato ma perchè è troppo proteso a rinnovare ciò che il sistema vorrebbe rimanesse immutabile.
    Gli enotecari, ma anche tanti giornalisti “liberi” – e quindi mi riferisco in toto alle persone libere – stanno di fatto combattendo una sottile quanto dura battaglia per difendere il diritto a capire bene le cose e farsele raccontare nel miglior modo possibile. Batterie di degustazione come quelle di Alba sono innegabilmente difficili da gestire, eppure sono una occasione straordinaria e peraltro benissimo organizzata se la paragoniamo al quadro attuale delle manifestazioni professionali del mondo del vino. Avevamo tanto da lavorare, ma lo abbiamo potuto fare nella migliore condizione oggettivamente possibile. E non dimentichi che, comunque la si voglia vedere, siamo professionisti abituati a concentrarci; preferiremmo certo altri tempi, ma in questi casi rafforziamo con rispetto le nostre capacità per essere all’altezza del compito. L’ottimo non esiste, anzi. Abbondiamo di pressapochismo e vanità a tutti i livelli. Vinarius credo stia compiendo un lavoro profondamente ricco di significato e fondamentale nella necessaria evoluzione del ruolo delle enoteche, lavoro che va proprio nella direzione che mi pare di capire lei indichi. Sfidare le convenzioni, forzarne i limiti, uscire dalle spire dei vini modaioli e dai prezzi immorali: ma tutto questo avviene con moderazione e equilibrio Certe generalizzazioni non servono a nessuno: mi permetto di dirle che dalla porta stretta della correttezza passano molti enotecari, molti giornalisti. Cerchi fra loro conforto ai suoi dubbi: come sempre, i migliori non fanno notizia. E grazie per la gentilissima citazione.

  5. Cari Patrizia e Franco , non ho , adesso , criticato Vinarius , ho scritto che nessuno , noi dilettanti , giornalisti , professionisti accetterebbe d’esser giudicato con i criteri di Alba . Poi quanto sia possibile cambiare è un conto , prima è indispensabile volere . Io non tendo al massimo per particolari motivi , la vita mi ha insegnato , credo a tanti , che se invece di 100 cerco 50 arrivo , se va bene , a 35 . Non entro nel tema quanti enotecari , giornalisti , produttori siano etc etc , sicuro che rispetteranno la media della nostra razza , non un granché , purtroppo . Tento ogni volta , inquadrato nei principi generali che tutti abbiamo , dal badilante al Nobel , di presentare e cercare di risolvere “il piccolo fatto vero” , perché se vogliamo la soluzione nelle coordinate del mondo c’è spazio per tutto , per troppo . Nella presentazione al tema vini liguri ho messo una nota che son certo , sigh , esatta : perché non ne parliamo ?

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