Chapeau allo splendido Barça campione! Lettera aperta al presidente Moratti

Lo faccia, dottor Massimo Moratti, non appena superate le tristissime incombenze di questi giorni, il confronto con il volto tragico della realtà, potrà nuovamente tornare ad occuparsi del suo giocattolo preferito, della squadra, la nostra Beneamata Inter, di cui lei è il presidente.
Si procuri il filmato della finale di Champions League di ieri, si assicuri che sia quello completo, che comprende le fasi che hanno preceduto la partita e soprattutto quella successiva, con i festeggiamenti e le dichiarazioni, dei vinti, ma soprattutto dei vincitori, e poi, mi raccomando, non manchi di fornirne copia, invitandoli a visionarla più e più volte, a rifletterci sopra, a cercare di trarne il debito insegnamento e una lezione, a tutta la sua squadra, dal primo, quello più pagato, all’ultimo giocatore e soprattutto a quel presunto fenomeno del suo allenatore, l’oracolo di Setùbal, al quale lei, con geniale trovata, ha pensato di prolungare il contratto, dopo che il tipo aveva millantato di essere ambito dal Real Madrid…
Se guarderanno, se guarderete (perché anche a lei una ripetuta visione non potrà fare che bene) la registrazione, forse potrete capire la differenza tra un’armata Brancaleone formata da tante individualità, alcune di spicco, altre meno, che in Italia riesce a vincere, perché gli avversari sono ridotti ancora peggio, e una vera squadra, che è un insieme organico di giocatori che si muovono in campo, ragionano, corrono, fanno calcio, secondo una logica razionale, un’idea del gioco, un comune sentire e un disegno che li accomuna.
Capirete la differenza tra un vero allenatore, che a questa squadra infonde un’anima e un’identità e un senso di appartenenza che possono anche commuovere, che quando vince si ricorda degli avversari e rende loro omaggio senza inutili istrionismi, e trova persino il tempo di spendere qualche parola per ricordare la grandezza di un giocatore italiano, Paolo Maldini, e uno pseudo genio, che in un anno di presenza sulla panchina che fu di Helenio Herrena, di Bersellini, Trapattoni, Gigi Simoni e di Hector Cuper, si è fatto notare soprattutto per il suo parlare e straparlare, per aver litigato con mezzo mondo, per il suo arrogante egocentrismo, e quanto a “bel gioco” è addirittura arrivato a farci rimpiangere quello dell’Inter di Mancini…
Riflettete sulla lezione di calcio data dallo straordinario Barcellona di Sepp Guardiola, 38 anni e un passato da grande giocatore, a quel Manchester che ci aveva giustamente eliminato negli ottavi della Coppa, sulla compostezza, sullo stile, sulla misura di cui tutta la squadra catalana, legittima trionfatrice in quel trofeo che con le sue scelte continuerà a mancarci chissà per quanti altri anni, ha dato prova in ogni momento della partita e dopo.
Provate a capirci qualcosa, a farvi un’idea di tutto quello che ci manca per essere davvero una squadra, una grande squadra, una compagine che suscita ammirazione ed il plauso unanime di tutti coloro che amano il calcio. Che è ben altra cosa da quel “calcetto” isterico e viziato, che si pratica oggi in Italia.
E poi, visionato il filmato, ritorni pure alle sue consuete occupazioni, a rinnovi di contratto senza senso, né futuro, ad una campagna acquisti impostata sempre su giocatori stranieri, magari un po’ in su con gli anni, e non su giovani talentuosi italiani, ad un modo di fare incomprensibile che la vede, da mecenate certo, ma raramente illuminato, spendere e spandere in maniera irrazionale.
Torni a riempire d’oro i Mourinho ed i mercenari bosniaci con passaporto svedese, pronti a tradire la maglia non appena un altro Paperone presidente sarà pronto a pagarli dieci euro di più, mentre gli altri, come lo splendido Barça (degli Iniesta, degli Xavi e dei Puyol, prima che di Eto’o e di Messi) danno lezione non solo di calcio, ma di quella civiltà e di quel buon senso che non si comprano nonostante i miliardi in banca. Messaggio da un interista fino al midollo, ma senza le fette di salame sugli occhi…

0 pensieri su “Chapeau allo splendido Barça campione! Lettera aperta al presidente Moratti

  1. Pungente,ma leale!Moratti….a volte non ha orgoglio,ha l’atteggiamento di chi non merita abbastanza….ma noi interisti NO!Noi abbiamo un non so’che di Nobile!E come tutti sanno la nobilta’non vuol dire denaro.Auguriamoci che abbia colto il senso………ma HO FORTI DUBBI!(SIGH!)

  2. Ciao Franco,
    mi prende un velo agghiacciante di tristezza leggere questo post.
    Non sul gioco e sullo stile di squadre nobili e sportive nel vero senso della parola che si sono affrontate con lealtà e alla fine ha vinto come succede o almeno dovrebbe succedere il migliore e non il più furbo.
    La tristezza mi prende per qualcosa che non c’entra direttamente con il pallone, ma in qualche modo lo riguarda dato che il presidente Moratti, non è solo Inter ma anche raffinerie, come quella in Sardegna nella quale sono morte tre persone durante il lavoro.
    Queste tre persone erano lì per 900 € al mese e non millantavano il Real Madrid per allungare il contratto e avere più soldi e influenza sulla scelte della società.
    Quelle tre persone erano lì per vivere, perchè lavorare è vita, gioia dura, ma vita di chi vuole sposarsi o vuole prendere casa e provare a vedere quanto sia bella e dura la vita.
    Vorrei che per una settimana quei ragazzini viziati che il Presidente Moratti paga a suon di euroni e difende a spada tratta stessero ben zitti.
    I ragazzi di Sardegna avevano in comune lo stesso principale ed era anche dal loro lavoro, dai loro 900 € mensili in raffineria che piovevano e piovono lauti ingaggi.
    Persone equivalenti a numeri e bilanci e non a risorse e storie umane i primi, solisti capricciosi e spendaccioni i secondi.
    Scusa lo sfogo Franco, c’entra poco con il post, comunque anche la lealtà sportiva è cosa che poco ci appartiene come paese.

  3. eccome se c’entra Andrea, il tuo commento, ed é proprio quello che volevo e che tu hai espresso molto meglio di me, invitare il presidente Moratti a dimenticare i suoi calciatori viziati e ricordarsi di più del volto tragico della realtà, di quelle tre persone che hanno perso la vita, lavorando per pochi soldi, nella raffineria di famiglia in Sardegna. Invece di buttare via soldi per quella gente, si ricordi, concretamente, di quei suoi dipendenti, che non ci sono più…

  4. Io ho seguito la partita dall’Inghilterra, vista quindi con i commenti della Tv inglese e vorrei solo dire che mi e’ piaciuto tanto il tono dei vari commentatori, delle interviste ad Alex Ferguson, ecc. Va bene che il risultato non lascia spazio a polemiche o veleni, ma la pacatezza, il senso di realismo e anche un senso della lealta’ sportiva, spesso assente da noi, con i quali tutti hanno ammesso la sconfitta senza problemi, senza drammi, senza isterie, senza recriminazioni esplicite, o come piu’ spesso accade velate, mi ha conforrtato. “Hanno giocato meglio loro, il prossimo anno cercheremo di fare meglio”, questo in sostanza il commento di Ferguson (da quanti anni a Manchester U? non me lo ricordo neanche piu’. Anche qui c’e’ una lezione da imparare).

  5. @ Franco
    questo e’ uno sport che non amo piu’ da tantissimi anni, perche’ non riesce a darmi il piacere che cerco nei rari gesti tecnici e sportivi (civili), ma non posso che plaudire al suo modo di parlarne, e ancor piu’ e’ un piacere leggere le sue parole per la corretta visione di un tifoso amareggiato ma sportivo

    @ Andrea
    purtroppo il calcio e’ un fenomeno che invece di essere intessuto con i momenti migliori di una societa’ civile ne sostituisce gli avvenimenti regolarmente, come una sorte di paravento; se tutti noi riuscissimo a leggere con un altro occhio quello che e’ veramente importante sarebbe meglio. Un commento perfetto il suo!

  6. Ma via, Franco, che c’entrano questo moralismo, questo tono predicatorio, questi argomenti da Bar Sport che mescolano lutti e pallone, pioggia e governo? Questi luoghi comuni e manichei dove il reale si divide in buonissimi e cattivissimi, in beatissimi e diabolicissimi? Che c’entra Moratti in quanto presidente dell’Inter con i tre morti della raffineria (che oltretutto non erano dipendenti Saras, ma di una ditta esterna)? Che c’entrano lo stipendio di Ibra con quello degli operai? Che c’entrano gli eccessi dello sport professionistico con il mondo del lavoro quotidiano della gente normale? Sono due mondi diversi, imparagonabili. Il calcio globalizzato, piaccia o no, è quello dei mercenari, si chiamino Bosman o Ibra o Messi o Ronaldo. Neanche a me piace, ma è questo. Continuo tuttavia a non capire il nesso, davvero. Mi pare una retorica pelosa condita di luoghi comuni, che un po’ vuole pulirsi la coscienza e un po’ vuole compiacere.
    Non ci vuole Einstein per capire che si tratta di piani diversi e inconciliabili. Grazie, bella forza sottolineare che le tragedie dell’esistenza sono ben altre della partenza di un calciatore superpagato o dei giochini al rialzo di un allenatore superstar come Mourinho (che comunque mi piace assai perchè rompe la crosta di ipocrisia che ammanta il calcio italiano).
    Francamente non vi seguo, non vi capisco.
    Senza nulla togliere al lutto, al dolore, alla tragedia, sia chiaro.
    Ma che c’entra, davvero, l’una cosa con l’altra?
    Per una volta, caro Franco, non sono affatto d’accordo con te.
    Ciao,

    Stefano

  7. Caro Franco, ti parte la sviolinata! Ti conosco e presuntuosamente penso di conoscerti abbastanza bene, da anni ormai, eppure riesci a stupirmi.
    Al contrario di Stefano Tesi, sposo in pieno quanto hai scritto. Io mercoledì, non ti nascondo che ho tifato Barca ed ho esultato al gol di Messi, quasi fosse quello del mio mitico Van Basten contro la Steaua, visto in diretta in quel di Barcellona, tanti anni fa.
    Diciamocelo chiaro, il tifoso interista merita di più di DUE scudetti consecutivi sul campo e meriterebbe di più il suo patron, uso il condizionale perchè se son sempre i campioni interisti a fare i capricci (Adriano, Ibra, Mou e in passato i vari Recoba, Ronaldo e compagnia cantando) vuol dire che la gestione degli uomini non è pane per i suoi denti, troppo buono da apparire a volte “fesso”.
    Intendiamoci, da milanista ho i miei guai da piangere, ma il Barca di Pep mi ha riconciliato con il calcio ed il Manchester U., pur grande, non mi affascina altrettanto.
    Bravo Franco!

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