Errare humanum est: a proposito degli “aventiniani” di Alba Wines Exhibition.

Con un puntuale intervento (che vi invito a leggere qui) pubblicato su quelle Esalazioni etiliche che sono l’angolo blog del suo, molto letto e frequentato, ottimo sito Internet LaVINIum, l’amico Roberto Giuliani mi ricorda che tra meno di una settimana saremo, ivi trattenendoci piacevolmente per ben cinque giorni, nell’amatissima terra di Langa.
Il motivo di questa rimpatriata, che mi consentirà di rivedere diversi cari amici, produttori e giornalisti, e di godermi la speciale atmosfera di Alba e dintorni, e l’argomento del post di Roberto, Alba Wines Exhibition, il grande evento rivolto alla stampa specializzata di tutto il mondo che ci consente di degustare, nelle migliori condizioni possibili (roba che a Montalcino ce la sogniamo di notte…), le nuove annate dei vini del mio cuore, Barolo e Barbaresco, oltre che quel vino che deve ancora decidere cosa voglia fare da grande che è il Roero. Per la precisione quest’anno il “menu” propone “Roero 2006 e Riserva 2005, Barbaresco 2006 e Riserva 2004, il Barolo 2005 e Riserva 2003”.
Di cosa parla il post di Esalazioni etiliche riferito ad Alba Wines, organizzazione dell’Unione Produttori Vini Albesi con la regia organizzativa della Wellcom che avrà ancora una volta come teatro il “Palazzo Mostre e Congressi di Alba, edificio perfetto per le sue pareti bianche, le sale ampie e ben illuminate, il silenzio pressoché assoluto che consente ai giornalisti di concentrarsi al massimo nella difficile valutazione di centinaia di campioni”?
Semplice, di un problema che noi fortunati invitati (siamo poco più di una cinquantina a partecipare, contro le centinaia invitati a Montalcino per Benvenuto Brunello, a Firenze per l’Anteprima del Chianti Classico, a Verona per l’Anteprima dell’Amarone), avvertiamo con sempre maggiore urgenza, il fatto cioè che da almeno un paio di anni sia in calo il numero delle aziende partecipanti alla manifestazione.
Quelle che accettano di mettersi in gioco (quest’anno saranno 164) presentando i campioni dei loro vini, molti dei quali freschi d’imbottigliamento e quindi non nelle condizioni ideali per essere degustati e giudicati, all’assaggio, in comparazione con i vini presentati dai colleghi produttori.
Basta leggere quello che scrive Giuliani per accorgersi come, nonostante siano ancora presenti tantissimi produttori, sia in aumento il numero delle aziende, molte delle quali mediatiche, blasonate, ben note, che per motivi vari preferiscono chiamarsi fuori e non partecipare a quella che, indubbiamente, è la più importante, ricca, organica, occasione d’assaggio dei vini base Nebbiolo prodotti in Langa organizzata in Italia e altrove. Un’occasione così golosa che giustifica comunque, nonostante le assenze crescenti, l’essere presenti, prendendo al volo l’invito fattoci dagli organizzatori.
I motivi che inducono questi produttori di Nebbiolo di Langa a dire “Alba Wines? No grazie”, sono molteplici e vanno da cause oggettive, tipo il mancato imbottigliamento in tempo utile dei vini per poterli presentare, la scelta di imbottigliarli in un periodo successivo e di lasciarli ulteriormente affinare in legno o, se già imbottigliati, in vetro, ad un pizzico di “protagonismo” e “primadonnismo” che induce alcune superstar o presunte tali a snobbare a prescindere questi confronti e a non mischiare i loro vini con quelli dei “comuni mortali” loro colleghi.
Lo stesso atteggiamento che fa sì che a questi meeting di degustazione non partecipino, accanto a fior di giornalisti ed esperti, i capataz e le firme illustrissime del Gambero rosso, di Wine Spectator, di Wine Advocate o di qualche altra guida.
Ci possono poi essere, perché escluderlo?, motivi di natura economica (le aziende pagano per partecipare a questa manifestazione) che inducono taluni, soprattutto se aziende di piccole dimensioni, a rinunciare, visti i tagli di spesa per promozione et similia cui si vedono costrette dall’attuale situazione di crisi.
E non escludo che qualcuno possa decidere di non partecipare non condividendo l’impostazione di Alba Wines (che piaccia o non piaccia ci “costringe”, come accade del resto in ogni anteprima di qualsiasi altro vino importante italiano, ad assaggiare una mole eccessiva di vini, anche 60-70 in una sola giornata, in un confronto che tende ovviamente a privilegiare i vini più pronti, quelli magari costruiti per fare “il botto” subito e a mostrare “effetti speciali” e a penalizzare quelli più classici, che necessitano di aprirsi maggiormente per potersi rivelare appieno).
Anche a me piacerebbe poter assaggiare, con la dovuta calma (in ogni caso ad Alba Wines disponiamo di quasi cinque ore ogni giorno per poter degustare e per chi non vuole fare le corse o magari limitarsi ad un assaggio mirato di un numero ristretto di vini) solo trenta vini al giorno, ma di quanti giorni avremmo bisogno per poterlo fare?
Corre poi voce, ma sono solo rumors e non spiegazioni ufficiali che a “spingere da qualche anno un sempre maggior numero di produttori a non partecipare a quella che resta, in ogni caso, la principale manifestazione piemontese indirizzata alla stampa, un appuntamento che ha un’eco internazionale”, siano altri motivi, un po’ meno concreti, oggettivi e nobili.
Non la necessità di risparmiare, non una critica, costruttiva, agli organizzatori, perché individuino una nuova formula migliore di questa, non l’impossibilità di presentare vini che non sono pronti e che anche se presentati sarebbero poco più che “campioni da botte”, ma un certo timore, incomprensibile, relative alle valutazioni frutto di degustazioni che la stragrande maggioranza di noi effettua alla cieca, senza conoscere il nome del produttore (e ovviamente senza aggiustare poi le valutazioni in base a simpatie e antipatie), che i giornalisti, soprattutto quelli più incontrollabili e incorreggibili (cioè abituati a dire e scrivere quello che pensano e quello che ritengono giusto raccontare ai loro lettori) potrebbero dare ai loro vini.
Non avendo la certezza che tutti, non solo la maggioranza, possano riservare unicamente lodi, tripudi e acclamazioni ai loro Barolo e Barbaresco (dubito che anche dei produttori del Roero possano farsi contagiare da una simile forma mentis) e che qualcuno possa dire che “i re o presunti tali sono nudi” e che quei vini che costano un sacco di dané alla prova assaggio piacciono meno di vini che costano un terzo o un quarto, questi democraticissimi vignaioli, che i calli evidentemente non li hanno solo sulle mani, per il loro faticoso lavoro in vigna, ma anche altrove, cosa fanno?
Se ne stanno a casa e magari, come avevano già fatto anni fa, oggettivamente, anche se apertamente non sembra invitino a farlo, finiscono con il boicottare la manifestazione, a minarne e condizionarne il successo.
Come scrive Roberto Giuliani, il fatto che non partecipino così in tanti (anche se, lo ripeto, sono molti di più quelli che partecipano ad Alba Wines) costituisce un problema ed “é ovvio che il problema esiste e andrebbe spiegato, tanto più visto che ci è espressamente richiesto di non visitare aziende non presenti alla manifestazione durante i giorni in cui si svolge, cosa senza dubbio corretta ma che non permette ai giornalisti di fornire ai propri lettori un quadro il più possibile completo dei vini che verranno messi in vendita quest’anno”.
Dal canto mio, stupito che alcuni, magari sempre gli stessi, tornino a ripetere gli errori e le “ingenuità” del passato, voglio limitarmi ad invitare gli aventiniani di Alba Wines, quelli i cui vini quest’anno non avremo il piacere ed il privilegio di poter degustare (e che magari preferiscono, soprattutto da parte dei colleghi stranieri, più discrete e accomodanti visite personalizzate nelle loro cantine, dove di blind tasting non se ne parla affatto e le pacche sulle spalle si sprecano in un simpatico clima à la volemmosse bbene) di rileggersi quello che scrivevo, su WineReport (do you remember?) nel maggio del 2001, (leggete qui), con particolare attenzione non tanto alle mie trascurabili parole, ma quelle contenute nella “Lettera aperta dei giornalisti ai produttori di Langa” redatta, come reazione al loro assurdo boicottaggio, da tutti i giornalisti partecipanti a quell’edizione di Alba Wines Exhibition, persuasi che i motivi addotti per la mancata partecipazione alla manifestazione “non siano sempre espressione di professionalità, perché siamo convinti che soltanto la massima apertura di spirito renda possibile l’avanzare continuo verso una qualità dei vini sempre più alta e verso un successo sempre maggiore nel mondo intero, dei vini delle Langhe”.
Questo con l’auspicio “di trovare negli anni a venire, i campioni di tutti i produttori rilevanti delle Langhe in questa manifestazione, perché dobbiamo ai nostri lettori dei rapporti completi e professionali, e speriamo di poter mantenere anche nel futuro l’amicizia che ci lega da tempo ai produttori dei meravigliosi vini Barolo e Barbaresco”.
Una lettera aperta, firmata, tra l’altro da nomi quali “Terry Robards, Eckhard Supp, Rolf Bischel, Andreas März, Nicolas Belfrage, Jens Priewe, Daniel Thomases, Steffen Maus, Martin Kilchmann, Herwing Van Hove, Tom Maresca, Steffen Maus, Alessandro Masnaghetti, Andrea Gabbrielli, Gigi Brozzoni” oltre che dal sottoscritto, che mantiene intatta la sua attualità e alla quale, perché no?, si potrebbe dar seguito quest’anno con una nuova lettera aperta, rivolta a coloro che, vittime del loro sconfinato egocentrismo, non si accorgono che “
Errare humanum est, sed perseverare diabolicum “…

0 pensieri su “Errare humanum est: a proposito degli “aventiniani” di Alba Wines Exhibition.

  1. mi scrive, da Monforte d’Alba, la responsabile comunicazione di un’azienda che non parteciperà ad Alba Wines:
    “Ciao a tutti! Anche Tenuta Rocca non partecipa quest’anno, non tanto per sottrarsi alle critiche (eh, eh… a noi sevono ancora i giudizi della stampa, in verità…), piuttosto per un piccolo “taglio in bilancio” (tanto va di moda…)”.
    Come si vede anche l’ipotesi dei tagli in bilancio che avevo fatto non é peregrina e un suo fondamento

  2. Sarebbe carino verificare quante di queste aziende hanno già presentato la nuova annata a Verona, a Duesseldorf, a Ba & Ba a Stupinigi o la presenteranno a Barbaresco a Tavola etc..
    Il costo: per chi fa parte dell’Unione Produttori Albeisa € 0 zero per il primo vino, € 50,00 + iva per ogni campione aggiuntivo. Per gli altri: € 450,00 + iva per il 1° vino, € 50,00 + iva per ogni campione aggiuntivo.
    Nessuna spesa di trasferta, la comodità di incontrare i giornalisti a casa propria ed invitare i buyers direttamente in cantina.
    Per contro si rischia di veder morire l’unica manifestazione seria.
    Tutte le aziende stanno investendo in questo momento proprio in comunicazione e viaggi sui vari mercati. Anche le più piccole.
    Non ho parole.
    Queste aziende sanno però che tutti i giornalisti vogliono scrivere anche e soprattutto di loro, la curiosità professionale di conoscere i loro vini li porterà nelle loro cantine, facendo il loro gioco. Quindi hanno ragione loro… possono permettersi questo ed altro.
    Peccato che suoni come una mancanza di rispetto nei confronti del territorio e dei partecipanti, ma questo passerà alla prima pacca sulla spalla…

  3. possibile che nessuno dei suoi colleghi, che molto probabilmente leggono il suo blog, abbia nulla da dire su questa vicenda, su un chiaro tentativo di boicottaggio di una manifestazione come Alba Wines Exhibition promosso da gente dall’egoismo smisurato?

  4. @Lavinia Resto anch’io in attesa di conoscere il punto di vista e amici e colleghi, che hanno partecipato e parteciperanno anche quest’anno ad Alba Wines, su questo dichiarato tentativo di devitalizzarla, di farle perdere valore. Ma forse me ne parleranno, ne parleremo, a partire da lunedì, quando ci troveremo ad Alba. Ad ogni modo non mancherò di tenervi informati su eventuali sviluppi

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