Frou frou la crisi non c’è più! E Vespa torna a proporre vini da 120 euro

Guardate con quale sollecitudine un giornalista sempre attento alle indicazioni del cosiddetto “azionista di riferimento”, ovvero del potere politico e del potente di turno, come Bruno Vespa, si affretta, non solo dal salotto amico di Porta a Porta, ma anche dalla rubrichetta di vino che continua a condurre su Panorama, a prestare ascolto a quanto Berlusconi suggerisce!
Il premier sostiene che “
la crisi economica non è così drammatica come tutti vogliono pensare. Bisogna avere paura soltanto di avere troppa paura”, oppure ribadisce che “la crisi è pesante ma non tragica, è dannoso per l’interesse di tutti noi se i media rappresentano questa crisi come tragica”, insomma, c’invita a consumare come se nulla fosse accaduto, a mantenere più o meno lo stile di vita, a spendere come se i fallimenti delle banche, la General Motor salvata dalla Fiat, la disoccupazione crescente, l’insicurezza e la paura per il futuro, fossero solo un incubo e, per dirla con Mario Ajello, in uno splendido articolo su Il Messaggero “frou frou la crisi non c’è più”?
Altro che passare dai vini più costosi a vini più abbordabili nel prezzo come secondo l’edizione on line della rivista britannica Decanter, stanno facendo quegli stupidotti degli americani, orientandosi progressivamente su “cheaper wines” meno cari, decretando un significativo calo delle vendite di quei “premium wines” che spesso presentano un prezzo molto superiore a quello che la qualità effettiva dei vini giustificherebbe!
Per Vespa, anche in tempi di crisi, o meglio di quella crisi che, magia!, non c’è più e non giustifica quindi che noi si adotti un “format da vita modesta”, un “modello austerity”, un “calarci nella condizione frugale da neo-poveri”, o piuttosto da consumatori che spendono il giusto senza farsi abbindolare, quali vini sono da proporre nella sua rubrica di Panorama?
Ma è ovvio, leggere il colonnino del 30 aprile, “morbidi rossi dall’accento toscano”, dove è difatti “il mercato internazionale a giustificare il prezzo di un grande Supertuscany come il Lupicaia (85 per cento di Cabernet Sauvignon, il resto Merlot e Petit Verdot): bello, equilibrato, possente”, anche se il cuore di Vespa va “al Castello del Terriccio: un vino di grandissima classe, con una morbidezza temperata dall’accento toscano e il vezzo di elevare a marchio di alta nobiltà il nome della tenuta”.
Prezzo in enoteca dei vini? Un prezzo, ça va sans dire, alla faccia della crisi e dei consumatori in crisi: “Lupicaia 120 euro; Castello del Terriccio 70 euro; Tassinaia 35 euro”.
Suvvia, “il peggio è passato”, “il tunnel è superato”, “l’incubo è finito”, possiamo tornare a divertirci, a stappare Gaja e Sassicaia e i vini dell’amichetti nostri, tanto a noi, per dirla alla romana, della crisi, reale o immaginaria, “
ma che ce frega, ma che ce importa”?

0 pensieri su “Frou frou la crisi non c’è più! E Vespa torna a proporre vini da 120 euro

  1. Perchè, Bruno Vespa è tipo che sente la crisi?
    Guadagna mille euri al mese e ci deve pagare affitto, telefono, luce, acuqa, gas, magari il mantenimento dei figli?
    Lasciamo perdere sennò “la morbidezza con accento toscano” verrebbe dal mio accento toscano, ma non propriamente morbido.
    Oppure beva quel che vuole e gli può permettere il suo portafoglio o le sue frequentazioni felpate, ma ci dispensi dal dircelo e dal farci credere che sono tutte rose e fiori per chiunque.

  2. Fiat non ha salvato GM , sta cercando un affare con Chrysler , però va sottolineato che acquistando Tassinaia si risparmiano 85 euro su Lupicaia .

  3. Eh signor Ziliani, non ha avuto il piacere di leggere anche l’articolo scritto da Vespa e pubblicato su Bibenda n° 31 su una sontuosa cena in un notissimo e costosissimo ristorante romano e a base soprattutto di (per carità rispettabilissimi) vini francesi che la maggior parte di noi, poveri impiegati da 1200 euro mensili, potremmo vedere solo sfogliando riviste?
    Anche se dubito che lo stesso Vespa abbia messo mano al portafoglio…
    Indignazione!

    Patrycja

  4. E’ un cortigiano sempre prono davanti al domino, perchè dargli ascolto? se li beva quegli stupendi accenti toscani…a quei prezzi (ma per fortuna anche a meno, molto molto meno) si trova in giro roba favolosa. saluti
    francesco

  5. Ricordo ad un Wein Festival di Merano alcuni anni fa, in balconata, nella sala principale del Kuraahus, dove stanno i vini nobili toscani, dove i produttori si sentono protagonisti e si permettono di andarsene e arrivare quando vogliono, senza alcun rispetto per il visitatore che non conoscendo nessuno paga euro 60 di ingresso. Arrivo al banchetto del Castello del Terriccio, dove opera un’avvenente donna bionda – ovvio conto anche l’aspetto fisico in alcune aziende – curioso di assaggiare il Lupicaia che mai avevo assaggiato; chiedo di assaggiare il Lupicaia e mi viene risposto venga domani – ossia lunedi – perchè oggi il Lupicaia non lo diamo in degustazione – ossia lo teniamo sotto il tavolo per chi conosciamo, disse l’avvenente donzella, che immaginava di possedere un elisir raro e di riuscirmi a portare li anche il giorno dopo.
    Questo è l’atteggiamento di aziende protagoniste, sentirsi corteggite, come gli attori alla serata degli Oscar, – spesso per esperienza mia toscane.
    Se lo beva tutto il Sig Vespa il Lupicaia e gli altri vini che hanno desinenza in AIA, che qualche hanno fa era di moda far rima con il Sassicaia e penso che riuscirà e berne tanto visto che sugli scaffali delle enoteche, di questi tempi, non va di certo a ruba, per la crisi finanziaria e per la crisi dei vini che non sono abbinabili al cibo, che non ricordano la loro provenienza, che stancano.
    Io piuttosto mi bevo un bel “nebiulin”!

  6. Tempo fa ebbi modo di inviare, su esplicita richiesta, il mio bianco Gravina DOC al sciur Vespa per la sua rubrica. Il vino fu giudicato “integro e fresco, ma troppo semplice” nessun accenno al fatto che, in enoteca, quel vino veniva venduto, all’epoca sotto i 5 euri. Devo aggiungere altro?

  7. ah dimenticavo, la crisi non sarà così drammatica, ma il sottoscritto pur avendo un gruppo di piccole aziende sane:

    1- non riesce ad avere accesso al credito;
    2- non riesce a riscuotere le fatture dai privati;
    3- non riesce a riscuotere le fatture dallo Stato;
    4- deve comunque pagare stipendi, contributi, e tasse agli operai, all’Inps ed allo Stato stesso se no non posso lavorare e mi vengono applicate more da USURA.
    5- senza quanto ai punti 1,2,3 non può più programmare le attività di sviluppo, ricerca ed innovazione nelle proprie aziende.

    ditemi voi la crisi è drammatica o no?

  8. Zilians! ma ancora leggi Vespa ?….
    Non mi rispondere che purtroppo si, e´ tuo dovere come giornalista informato leggere di tutto:
    il tuo dovere di giornalista di qualitá é semmai NON leggere Vespa. Oppure si: se hai tempo da perdere….

  9. Da subito il faccione a pois del nostro, in questa versione compiacente-sorridente mi fa capire in che mondo beviamo. Invitiamolo ad Alba!

  10. Purtroppo la crisi c’è. Gli ordini dal Giappone, per quanto mi riguarda, non arrivano, gli Usa rimandano ordini e pagamenti, gli italiani quando comprano vanno al supermercato, dalla Gran Bretagna si dimezzano gli ordini. Ma forse succede solo a me… spero proprio che tutti gli altri riescano a vendere a 120 euro la bottiglia: non sono assolutamente invidioso, perché alla peggio andrò a lavorare da loro…

  11. Non credo che Vespa abbia problemi a comprare bottiglie a quei prezzi, mi chiedo piuttosto come faccia ad gustarle con la lingua felpata che si ritrova…

  12. le solite donne che ce l’hanno con qualcuno : anche Maria Antonietta invitava a mangiar biscotti se mancava il pane .

  13. Ah, finalmente un pò di sano qualunquismo. Ne sentivo davvero la mancanza. “Dagli al ricco” suona sempre bene, e genera sempre consensi. Io però, nonostante il Vespa come sommelier lo apprezzi quanto una tramvata sul frontino, non mi sento di crocifiggerlo per il semplice fatto che si approfitta di una situazione favorevole. E’ il pubblico (tutti noi) che ha generato le condizioni affinchè potesse accadere. Lui ed una folta schiera di personaggi a tutto campo, dalla politica allo sport, e via discorrendo, sono posti sull’altare e poi tirati giù senza mezzi termini da coloro i quali, è bene ricordarlo, prima ve li hanno messi. Epperciò credo basti non darvi credito più di tanto. Ad esempio non comprare certi vini decantati da certi personaggi. Laddove però per “certi” personaggi intendo quelli che (ognuno ha i suoi) non ci aggradano o con cui siamo in divergenza gustativa. Confesso di non avere alcuna idea su come introdurre il socialismo avanzato (nel senso di quello che ne rimane) nel settore dei Top Wines per democratizzarlo, ma faccio mie le parole che ebbe a dirmi, Anselmo Guerrieri Gonzaga, poco prima di convolare a nozze con Ilaria Tronchetti Provera: “ un vino non dovrebbe uscire da una cantina a più di 30/35 euro alla bottiglia”. Non è forse più immorale vendere un mezzo di rosso sfuso a 7 euro che un Lupicaia a 100? Una riflessione sul prezzo và fatta, ma non serve criminalizzare, o puntare il dito, su persone che denari ne hanno. C’è chi preferisce girare in Audi e chi ottiene ugual soddisfazione alle proprie necessità con la Panda a metano. Cominciate a chiedere conto, invece, del perché, con tutti gli sconti 10+3 o similari, che i produttori di vino fanno alla ristorazione, i clienti non ne beneficiano mai? Vi è una certa ingordigia da quelle parti o sbaglio? Ma perché, voi onesti paladini e cristallini giornalisti-blogger non promuovete una lista delle cantine che praticano sconti “in merce” alla ristorazione? Forse, e dico forse allora la Trattoria Mariuccia pondererà meglio il ricarico da applicare. Ma questa riflessione mi induce un dubbio ulteriore: possiedo 100 euro, li spendo per un Lupicaia, pensando che c’è la crisi, a quanto sia immorale tutto ciò e facendomi rodere dai sensi di colpa, oppure li risparmio e li investo in bot lasciando ad altri il compito di risolvere la crisi? Saluti e baci.

  14. Caro Ziliani, non era mica riferito a Lei di cui tutto si può dire, meno che sia qualunquista. Era riferito alla piega presa dai commenti. Lei ha molti pregi evidenti: E’ onesto, lavora sodo, e dice pane al pane (oltrechè vino al vino) ed ha grande competenza. A volte divergo, tuttavia Lei mi piace. Di nuovo saluti.

  15. Giovanni , biscuit , potrei sbagliarmi , ma siamo d’accordo spero , la regina diceva , ci s’arrangia invece di lamentarsi .

  16. poi caro Giovanni , come dimostra Maria Antonietta , non si fidi troppo dei nobili che nascono con la pappa pronta , una cosa è il costo al produttore della bottiglia , il prezzo è un’entità più complessa , se improvvisamente nessuno vuole il San Leonardo il marchese lo vende a 5 euro .

  17. Giovanni , non facciamola inquietare sennò diventa passionale e veemente : brioches . A Word press : ma voi non l’avete stampato

  18. Eccoci di nuovo a proferir motti contro coloro che per parte politica o per possibilità apprezzano e degustano il prodotto che io operaio non potrò mai comprarmi, questo qualunquismo ha davvero stancato, perchè Ziliani non parla di argomenti veri invece di far critica a chi beve tutto sommato a livelli non proprio minori del suo?
    comunque è certo che gli argomenti “scatenanti” come il Berlusconismo tirano e hanno sempre tirato sui forum lei lo sa bene ed ogni tanto ci vogliono, anche la sua rubrica a quanto pare, ne ha bisogno, dico, di una tiratina?
    adesso abbiamo fatto?
    okay, o proseguiamo suvvia, ci sono tanti personaggioni che acquistano anche bottiglie da 500 euri di sinistra sinceramente con meno coerenza dell’ostentatore benestante di destra, ma quelli passano inosservati, forse neanche fanno chiacchierare di se! qualcosa vorrà dire!?! che p…e!!!

  19. mi pare semplice, mi riferisco ai commenti dei lettori che lamentano di non poter acquistare le tanto famose bottiglie, che io mi compro, ma per tutto c’è un prezzo al contrario di loro io il sabato e la domenica non mi stendo al sole al mare, ma lavoro 7gg su 7gg, e al sottile sarcasmo del suo articolo, che ho trovato bigotto e fazioso.
    ..altro che non ha capito?

  20. Daniele, benvenuto tra quelli che lavorano (degustano, scrivono, ecc.) come lei anche il sabato e la domenica, il popolo delle partite Iva, dei free lance wine writer senza coperture e spesso senza nemmeno contratti di collaborazione! Accetto il suo rilievo sul sarcasmo che ha rilevato nel mio post (in effetti voleva esserlo, sarcastico e un po’ graffiante), accetto anche che lo possa trovare “fazioso”, ma “bigotto”, per favore, ad un laico convinto come me lo risparmi please… Tornando al post, non c’era a mio avviso nessuna manifestazione di “invidia sociale” verso chi può spendere e spandere, né da parte mia né da parte di chi ha commentato. Trovavamo ridicolo, lo confermo, ridicolo, che in tempi di crisi, come questi, il titolare di una rubrica di vini su un settimanale a larga diffusione proponga bottiglie (tra l’altro di un’azienda che ben conosco e dove ho qualche amico, ad esempio il suo direttore) da 70 e 120 euro. Sul cui effettivo rapporto qualità mi permetta di avere qualche dubbio… Mi sono spiegato ora?

  21. @sig. daniele. Probabilmente esistono persone che comprano le bottiglie care, che fanno status symbol, senza preoccuparsi del loro rapporto qualità/prezzo. Le bottiglie famose, quali sono? quelle che da sempre hanno uno standard di qualità elevato o quelle portate alla gloria dalle guide e con loro i loro prezzi? Mi permetto di scrivere visto che a suo tempo avevo commentato questo articolo e mi sento coinvolto nel gruppo di chi a detta sua “si lamenta”.
    Ognuno ha il proprio gusto e spende i soldi come vuole. Ma se qualche “operaio” intende fare dello straordinario per permettersi un qualche caro vino che termina in …aia, il mio consiglio è di lasciar perdere, meglio soffrire per qualcosa d’altro.

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