Grandi emozioni dalla viticoltura dell’amore della Costiera dei Cech

Ho fatto proprio bene a salire in bassa Valtellina, in quel di Mello, per la manifestazione Vininfesta che da cinque anni coinvolge, con bellissime iniziative che coinvolgono i vari Comuni, la Comunità Montana Valtellina di Morbegno, la Fondazione Fojanini, l’intera area denominata Costiera dei Cech.
Non solo ho scoperto – nessun altro verbo sarebbe più giusto, essendoci salito per la prima volta (una dozzina di chilometri a nord di Cosio Valtellino e Morbegno) un territorio splendido, ricco di attrattive paesaggistiche, artistiche, naturali, architettoniche (basta citare i resti del Castello di Domofole) ed un bel paesino, Mello, dove si può soggiornare in maniera molto confortevole presso l’Albergo ristorante Baraglia, ma ho toccato con mano e soprattutto apprezzato con il palato che la viticoltura valtellinese, in questa area che non è Doc, ma solo Igt (Terrazze Retiche di Sondrio), conosce una varietà e una ricchezza d’espressione e una dignità che giustifica ampiamente l’interesse da parte di chi, me per primo, è un fan dei vini a denominazione d’origine controllata e controllata e garantita a base Nebbiolo.
Varietà a servizio di una viticoltura che più che eroica sarebbe bene chiamare anche viticoltura dell’amore. Una viticoltura, cioè, che non ha grandi implicazioni commerciali (sono ben pochi i vini che vengono posti in vendita nei normali canali di vendita e che siano sul mercato insieme ai “normali” vini valtellinesi) e che esiste e continua ad esistere innanzitutto per la grande passione dei vigneron locali per il loro lavoro (spesso part time e da fine settimana) in vigna e per l’orgoglio di produrre vini, molto personali, che quando ben fatti hanno un innegabile pregio: la piacevolezza di beva e la schiettezza.
Sono contento di essere salito a Mello e di aver partecipato sabato mattina al convegno ben organizzato e coordinato dalle dinamiche attive funzionarie della Comunità Montana che è doveroso citare, Giulia Rapella ed Ester Travaini, per una lunga serie di motivi. Perché ho sentito affermare, dalle parole, mai di circostanza, di tutte le persone intervenute nel dibattito dopo i saluti delle istituzioni, dal Prefetto di Sondrio, sua Eccellenza Chiara Marolla, al giovane e appassionato Sindaco di Mello Fabrizio Bonetti, dal presidente (uscente) della Provincia di Sondrio Fiorello Provera al presidente della Comunità Montana Silvano Passamonti, all’assessore provinciale all’agricoltura Severino De Stefani, al nuovo direttore del Cervim Gianluca Macchi, al presidente della Fondazione Fojanini Claudio Introini, un amore per la viticoltura di montagna e un orgoglio per quello che culturalmente e non solo enoicamente rappresenta davvero intenso e coinvolgente.
La passione che porta i viticoltori, età media 55-60 anni, della Cantina produttori di Carema, estrema appendice di Piemonte e della provincia di Torino in una terra che ha tutte le caratteristiche della Vallée d’Aoste pur non facendone (almeno per il momento) parte, a continuare il loro lavoro di cultori del Nebbiolo e a produrre vini di grande valore, testimoniata dall’intervento del Sindaco Giovanni Aldighieri e dal presidente della Cantina Viviano Gassino, e poi il progressivo ergersi a protagonisti della scena vinicola valdotaine dei piccoli vignerons dell’Associazione Viticulteurs Encaveurs, raccontata, con legittima soddisfazione e trasporto da Vincent Grosjean, impegnato nel difendere un’idea di viticoltura indipendente ma non isolata e la positiva coesistenza, su basi di diversità organizzativa e produttiva e non di concorrenza, con le sei cantine cooperative della Vallée. E poi l’erudizione appassionata e coinvolgente, mai pedante, da umanista dei nostri tempi, innamorato della sua terra del chiavennasco, presidente lombardo dell’Istituto italiano dei castelli, professor Guido Scaramellini, presidente anche del Centro di studi storici valchiavennaschi, storico divulgatore sorridente e saggio, chiamato a testimoniare l’antica vocazione vitivinicola dell’area della Costiera dei Cech, a testimoniare l’ingente patrimonio di cose belle da vedere su cui questa zona può contare.
Cultura, storia, arte, ma poi, a compendio di tutti questi aspetti, di cui è comunque espressione, si è finiti a parlare della produzione vinicola locale, a raccontare i progressi fatti, le alleanze ed il comune sentire tra produttori sfociati in piccole cooperative che lavorano insieme ed insieme producono vino, i progetti di collaborazione, fondamentali, con i tecnici della Fondazione Fojanini, in primis con il direttore Graziano Murada e l’enologo Adriano Cappelletti, sfociati nelle vinificazioni, svolte presso la Fondazione, delle uve provenienti dalle piccole superfici vitate sottratte con immenso amore alla roccia e alla montagna, e dalla nascita di una serie di vini, ruspanti, artigianali, immediati, ma spesso ricchi di una poesia, di una verità che spesso è materia da “chi l’ha visto” in svariati più blasonati Doc e Docg della Valtellina del vino più nobile e celebrata.
Dapprima la premiazione dei viticoltori più meritevoli, situati alcuni nell’area (a Doc) di Buglio al Monte e di Ardenno e gli altri tutti nella zona a Igt della Costiera, qualche giovane, come Nicola Colli, ma quasi tutti vignaioli e vigneronne dai cinquanta abbondanti in su, con gli applausi convinti di tutti e l’asciutta emozione sui volti dei vari premiati, quindi, com’era giusto, il momento dell’assaggio. Che per molti più che semplice degustazione significava bere con piacere, senza sputare (e venendo giustamente guardati come dei marziani quando a questo strano modo di valutare il vino ci si abbandonava), passando di postazione in postazione con la voglia di scoprire nel lavoro del collega buoni vini, ma mantenendo la convinzione che meglio del proprio vino non ci sia nulla.
E’ in questa fase che la mia presenza a Mello a Vininfesta, che sarebbe già stata più che positiva, per l’incontro con tante persone perbene, per l’atmosfera giustamente di festa, per la splendida giornata di sole, per il contatto con un’idea del vino antica eppure sempre valida, vino come frutto della fatica che gratifica e ti regala piacere quando lo bevi, ha assunto ancora più valore.
Ad esempio quando ho gustato, trovando vini di assoluta dignità, vini di sicura caratura da dilettanti di pregio, che sanno quello che fanno e lo fanno bene, vini già imbottigliati e inseriti nel piccolo commercio locale l’ottimo Orgoglio 2007 del vigile urbano e messo comunale, oltre che vignaiolo part time, Giorgio Piccapietra di Traona (nella foto a sinistra), Nebbiolo con una quota di uve locali quali Rossola e Tragliasca (pardon, Traonasca), e poi il Rosso di Valtellina 2007 dell’azienda La Capuscena di Lucia Codazzi Moia (e di suo marito Sergio, ritratto nella foto finale) di Buglio al Monte, fresco, sapido, nervoso, di bella mineralità e notevole pulizia esecutiva, quindi il Terrazze dei Cech Sentimento, sempre 2007, della Società Cooperativa Agricola Terrazze dei Cech di Mello, figlio della cooperazione di un gruppo di viticoltori associati di Mello, Civo e Traona, ottima sintesi di Chiavennasca e un filo di Barbera e altre uve del territorio.
Vini di sicura personalità che segnalo, perché li prendano in considerazione per inserirli rispettivamente in enoteca e nel ristorante, agli amici Fabrizio Innocenti delle Cantine Innocenti di Ardenno, affinatore superbo e ottimo conoscitore dei Nebbiolo valtellinesi e di Langa, e Sandro Faccinelli dell’Osteria Nebbiolo di Albosaggia.
Ma note più che positive, tra i vini ancora in fieri e wine in progress, annata 2008 e prelievi da botte, per gli Igt Terrazze Retiche di Sondrio di Nicola Colli e di Pietro Mentasti di Traona, di Sabrina Stuffo di Morbegno, di Amanzio Manzi di Ardenno, i campioni che più mi hanno convinto e che mi farebbe piacere tornare ad assaggiare più avanti nel corso dell’anno quando avranno maggiormente acquisito l’identità compiuta di vino.
Come non chiamare “viticoltori dell’amore”, viticoltori di testimonianza, viticoltori attaccati ai loro vigneti terrazzati, schietti, poche parole e tanti fatti, questi vignerons di una Valtellina forse minore ma tutta da scoprire?

0 pensieri su “Grandi emozioni dalla viticoltura dell’amore della Costiera dei Cech

  1. Caro Franco , io capisco solo ciò che voglio . Anche lei ama il vino senza labbra gonfiate dal chirurgo alla moda ?

  2. Solo una puntualizzazione: Carema storicamente è sempre stata nella Vallèe. Posta sulla via che conduceva alla Gallia era Caremam Augusta praetoriae, cioè dogana di Aosta, al tempo dei Romani. Fu poi feudo alternatamente dei Re di Francia e dei Duchi di Savoia e vi si parla l’arpitano o francoprovenzale, lingua romanza della media valle del Rodano e della Savoia. Con l’introduzione delle province passò in Piemonte sotto Torino, con tutta l’area dell’alto Canavese che comprende il bacino della Dora Baltea. Col referendum del 2007, gli abitanti hanno deciso di tornare insieme ad Aosta.

    Il Carema, DOC dal 1967 della provincia di Torino, ha un disciplinare simile al Barbaresco, da sole uve Nebbiolo, con 36 mesi di affinamento minimo, 24 dei quali in legno. Se ne producono 4/500 ettolitri in tutto.

  3. ottima puntualizzazione Paolo: Carema é torinese e piemontese solo da un punto di vista amministrativo e molto bene fa il Sindaco Aldighieri a continuare la sua battaglia per l’annessione di Carema alla Vallée

  4. Ho avuto il piacere di chiacchierare con alcuni dei produttori e assaggiare alcuni vini della Costiera dei Cech, tra cui l’Orgoglio, l’anno passato durante Morbegno in cantina (non nella caotica Morbegno ma nel più tranquillo paesino di Traona). Passione e sincerità sono sicuramente le parole giuste per descrivere il lavoro di queste persone, valori che “traspaiono” nei loro vini.

  5. Grazie Franco, come sempre sei uno dei pochi giornalisti che ama veramente questa valle. Grandiosa l’idea di chiamarli”i viticoltori dell’amore”. Con due parole hai dipinto quello che sta dietro a tanto orgoglio e fatica.
    grazie mille a nome di tutti i vigneron valtellinesi

  6. Graziano, sul mio amore per la Valtellina non ci piove! ti ringrazio per l’apprezzamento ma la bella espressione non é mia, ma di un vignaiolo, Alfredo, intervenuto con passione nel dibattito quando tu eri già sceso verso Albosaggia a fare il tuo lavoro di sindaco. Ho trovato questa idea del viticoltore “per amore” bellissima e ho voluto subito riferirla in questo post

  7. sono un giovane “viticoltore dell’amore”, la mia vigna guarda caso è proprio inerpicata sulle pendici del colle di demofele o domofele, a seconda delle interpretazioni…..voglio esprimere il mio personalissimo parere di persona che vive la tragica situazione dei terrazzamenti della costiera dei cech, perchè è questa la parola esatta per descrivere lo stato della viticultura, e dico viticultura non a caso, della nostra zona
    premetto che dopo cinque anni non ho partecipato all’evento e per un semplice motivo: la manifestazione nacque anni fa per volontà di alcuni viticultori per cercare di arginare l’abbandono dei vigneti, era diciamo così un modo per riordinare le idee e per focalizzare gli interventi che potevano essere attuati per rallentare l’inesorabile abbandono delle vigne, si era armati di tanta volontà e voglia di fare, vi erano i primi interessi anche da parte delle istituzioni, condizione imprescindibile per poter giungere a fatti concreti…… ma dopo cinque anni cosa si è veramente fatto? la manifestazione si è trasformata in realtà in una festa paesana fortemente istituzionalizzata, a mo di sagra, dove ogni anno bisogna sorbirsi le lodi del politicante di turno che ci tiene a mettersi in mostra, un bel pranzetto in compagnia, assaggio dei vini per decretare qual’è il meno peggio (perchè è questa la verità, vini schietti, fatti con amore con fatica e tutto quel che si vuole, ma vini ancora vinificati in malo modo e che spesso bisogna ingurgitare controvoglia giusto per cortesia) ed un convegno in tema, sicuramente interessante però…. dei veri problemi della nostra viticultura e del modo di porne riparo non se ne parla più, eppure le vigne continuano ad essere abbandonate….
    una domanda al sig. Ziliani che stimo moltissimo, ma lei ha veramente riconosciuto sangue Nebbiolo nei vini della Costiera dei Cech?
    una piccola precisazione, nel vino Orgoglio di Giorgio Piccapietra ha citato il vitigno Tragliasca, credo che in realtà si riferisse al vitigno Traonasca, un vitigno prettamente locale, dal punto di vista enologico di poco pregio e diffusamente usato un tempo, quando “l’era magra” per le grandi doti produttive

  8. caro Demofele, c’era anche Nebbiolo, insieme ad altre uve come il Barbera, credo il più evidente, e altre locali in quei vini che ho assaggiato, ma c’era soprattutto una capacità di essere personali, diversi dagli standard (anche quelli che dominano, annacquandone l’identità, in vari vini dell’Alta Valtellina) soliti, che non si poteva non essere colpiti dalla loro schiettezza. Quanto alle critiche alla manifestazione, beh, i politici c’erano (siamo in periodo elettorale) ma non hanno “trombonato” più di tanto, a partire dal presidente uscente della Provincia, che ha parlato per pochi minuti.

  9. Leggo con un pò di dispiacere lo scritto del viticoltore che si definisce Demofele. La sottoscritta, responsabile dell’Ufficio Agricoltura e foreste da tre anni, è a disposizione di chiunque abbia idee e soluzioni per risolvere la tragica situazione dei terrazzamenti, così come definita sopra. Purtroppo non sono ancora dotata di bacchetta magica, ma solo di buona volontà e con le mie limitate capacità, quanto memo ho cercato di porre qualche base di legalità nella attività vitivinicola del mandamento (catasto vitivinicolo, corsi patentini, obblighi di cantina ect)e credo che Vininfesta, anche se un pò istituzionalizzata, ha dato una certa visibilità al territorio e ad un tessuto sociale che prima nessuno conosceva se non i viticoltori stessi. La promozione è un elemento fondamentale della strategia territoriale, come la qualità del prodotto e la difesa idrogeologica, non si può pensare che esista un’unica soluzione a tutte le criticità. La Comunità Montana non ha a cuore solo i viticoltori e l’abbandono dei vigneti, ma tutto ciò che fa parte del paesaggio alpino, dai maggenghi ai pascoli, ai boschi e alle “genti di montagna” che con altrettanta fatica cercano di mantenerne la loro identità. Invito lo scrittore Demofele a presentarsi in Cm con le sue idee, che potranno essere da supporto per la programmazione futura. E’ molto facile criticare, molto meno cercare di contruire.
    un saluto a tutti Giulia

  10. concordo con Giulia Rapella, il cui forte impegno e la grande passione che mette nel suo lavoro ho molto apprezzato sabato in quel di Mello e la sera prima a tavola, con gli amici di Carema ed il sindaco di Mello, e la sua collega Ester Travaini, a Morbegno. Che il vignaiolo “Demofele” porti le sue lamentele all’interno delle riunioni tecniche e degli incontri in Comunità Montana, se davvero critica, per amore, per costruire

  11. ho definito tragica la situzione dei terrazzamenti perchè tale è; forse dagli uffici della cm non è così evidente oppure e meglio non dirlo troppo in giro in quanto l'”immagine” sicuramente non ne traerebbe troppo vantaggio, eppure le superfici vitate che vengono abbandonate sono di gran lunga superiori ai nuovi impianti; certamente nessuno si aspetta miracoli in tal senso (l’unico in grado è già impegnato a palazzo chigi), chi conosce la realtà della viticultura valtellinese, e a maggior ragione delle zone marginali,sa benissimo quali siano i punti critici che non permettono di mettere in luce ad un pubblico più vasto le ampie possibilità enologiche della nostra costiera: costi di gestione elevatissimi (operazioni totalmente manuali + muretti), iperfrazionamento delle proprietà che si traduce in una viticultura prettamente dedita all’autoconsumo di conseguenza poco predisposta ad investire, tecniche di gestione in vigna molto spesso errate, idem in cantina anzi direi ancor di più, eterogeneità dei vitigni impiantati (diciamo che girando per le vigne ho identificano con certezza più di 30 vitigni differenti, ed il nebbiolo non la fa certo da padrone, contrariamente a quanto si legge sulle etichette), conseguentemente valore economico del prodotto finale decisamente ridotto (perlopiù vendita di vino sfuso); ecco di fronte ad un quadro del genere non posso certo dar torto al responsabile del settore agricoltura di invertire la rotta in pochi anni (comunque in merito all’istituzionalizzazione dell’evento la mia critica era rivolta più a certi politicanti di paese che alla sig.ra Giulia Rapella)……insomma non prendiamoci in giro per risollevare le sorti ci vogliono gli “sghei” per portare avanti un progetto di riqualificazione che può essere raggiunto solo con una migliore gestione in vigna (sarebbe plausibile l’accorpamento dei vigneti per attuare modalità di gestione uniforme, impianto di vitigni nobili(nebbiolo, perlomeno sino ai 450 m slm, oltre non sempre giunge a piena maturazione fenologica) e soprattutto creare una cantina sociale che coordini passo passo i viticoltori/conferitori e poi riesca a trarre dalle uve il meglio che queste possano dare…..certo mica una cosa da ridere, oltre al fattore economico entra in gioco anche una mentalità ed un modo di fare totalmente estranei ai più ….si parla che è stata data qualche base di legalità all’attività vinicola!!! uniformarsi alle leggi in vigore è un obbligo, di certo però per il vignaiolo tipo della costiera dei cech questi non sono certo incentivi per continuare a condurre la vigna, anche perchè di fatto non portano a benefici evidenti (potrei citare molte frasi, anche divertenti, in merito agli obblighi testè menzionati), di corsi patentini se ne sono sempre fatti, comunque utili per conoscere meglio i prodotti fitoiatrici utilizzati e in tal modo ridurre l’impatto sull’ambiente, anche se c’è da dire che la quasi totalità dei prodotti per i trattamenti in vigna sono utilizzabili senza patentino
    d’altrocanto un tempo mi era facile incontrare in vigna (senza richiederne l’intervento) qualche tecnico della fondazione Fojanini o un incaricato del settore agricoltura della cm….
    il fatto che asserisca che vininfesta dia una certa visibilità al territorio non fa che confermare quanto dissi in precedenza: l’evento si è snaturato rispetto alle manifestazioni di partenza (si facevano anche dimostrazioni tecniche in vigna) e ha cambiato il volto in festa paesana, non ho detto che questo sia un male ma mi pare evidente che sono cambiate le finalità
    sono consapevole che cm non debba avere a cuore solo i viticoltori, non c’è bisogno di ricordarlo altrimenti si rischia di finire nella retorica…
    per il signor Ziliani, la cui stima non verrà mai a mancare finchè dal suo blog non avrà peli sulla lingua per denunciare il marcio e le furbate nel comparto viticolo, con tutto il rispetto le mie “lamentele” le ho già espresse a suo tempo ed in più occasioni, e stia pur certo che è l’amore per questa terra che mi inducono a dire quello che penso anche se a volte questo vuol dire inimicarsi certi personaggi che preferiscono la menzogna alla vrtità, l’immagine alla sostanza; mi pare di intuire con dispiacere che il mio personalissimo pensiero forse è stata cosa non gradita all’interno del suo blog, mi si perdoni la prolissità esagerata per il contesto e al contempo la ringrazio per lo spazio concessomi

  12. pensiero legittimo e assai gradito, demofele, il suo, con osservazioni di estremo interesse e puntualità che volevo solo essere certo avesse portato nelle sedi più naturali, prima che esprimerle, come bene ha fatto, su questo blog. Torni a trovarci quando vuole: per la passione che mette nella difesa della viticoltura valtellinese é sempre il benvenuto

  13. Buongiorno demofele
    non colgo la polemica politica, che mi sembra inutile e inefficace. Colgo lo spunto relativo alle risorse economiche, che non ci sono e ce ne saranno sempre meno. Voglio sottolineare che tutti gli sforzi economici della Comunità Montana Valtellina di Morbegno per l’agricoltura, vengono assorbiti dalla viticoltura, infatti con circa € 40.000,00 supportiamo l’attività della Fondazione Fojanini, con circa € 9.000,00 acquistiamo le viti per i reimpianti e per altri € 3.000,00 organizziamo Vininfesta. Mi domando se molti viticoltori sono altrettanto disponibili a mettere risorse personali in questi progetti. Tutti gli aspetti da lei sottolineati per migliorare qualità e ridurre i costi di produzione attengono alla sfera imprenditoriale, che di certo le istituzioni possono solo orientare con la formazione, ma non sostituirsi. In secondo luogo le ricordo che la Comunità Economica Europea vieta qualsiasi forma diretta di aiuto alla produzione e pertanto non è pensabile che questi soldi arrivino dalle istituzioni, forse i viticoltori che avranno voglia di regolarizzare la loro posizione (solo l’anno scorso sono stati regolarizzati circa 6 ha di vigneto) avranno l’opportunità di accedere a qualche finanziamento europeo Tipo PSR o Piano di Riconversione Vigneti ect. Per quanto riguarda i tecnici della Fojanini, questi sono disponibili sul territorio, in particolare il Dott. Selvetti è sempre presente in Cm tutti i Mercoledì pomeriggio. I tecnici della Cm, in particolare Barbara, collaborano attivamente con la Fondazione per il monitoraggio Fitosanitario, uscendo ogni settimana. Le serate informative e di assistenza tecnica si svolgono regolarmente presso la nostra sede e il bollettino della Fojanini giunge a tutti. Per informazione i corsi patentini non si svolgevano da oltre 10 anni. Questi servizi e altro sono a costo zero per i viticoltori. Certo in passato il sig. Gavazzi, al quale i viticoltori devono molto, era molto presente sul territorio, ma si occupava solo di questo e del controllo delle centraline meteo, che da due anni sono state automatizzate.
    La sua voce che canta fuori dal coro, non da fastidio a me personalmente, anche perchè sono abituata quotidianamente a confrontarmi con persone che la pensano diversamente da me. Condivido molto l’analisi della situazione vitivinicola del mandamento da lei descritta, ma a volte in certe dinamiche bisogna entrarci per capire cosa succede.
    Quando partecipo ai tavoli tecnici in regione, con la collega Cinzia di Sondrio, mi trovo completamente in disaccordo con le azioni messe in atto dalle istituzioni, ma in 14 anni di Pubblica Amministrazione ho imparato che a fare la Giovanna D’arco della situazione si ottiene poco. Molte scelte in campo agricolo, come si diceva sabato, non dipendono da noi , ma dalle scelte della Comunità Economica, che certo non favoriscono le zone di montagna dal punto di vista produttivo, forse un pò di più da quello del turismo rurale.
    Mi piacerebbe sentire qualche proposta pratica, supportata si da idee, ma anche da numeri (costi) per poterla proporre seriamente alle istituzioni.
    buona giornata Giulia

  14. sono sempre più contento, anche alla luce di questo franco e diretto confronto di idee tra Giulia Rapella e Demofele (che a questo punto sarebbe opportuno che si palesasse con nome e cognome, perché il dialogo sia alla pari, e visto che non c’é motivo di trincerarsi dietro ad un nickname), di essere salito la scorsa settimana a Mello e di aver partecipato a Vininfesta. Sono certo che tornerò molto presto in zona e in quella occasione non mancherò di contattare, per conoscerlo di persona, demofele. Evviva la Valtellina, evviva l’eroica viticoltura dell’amore!

  15. effettivamente pur avendo qualche idea sul mio interlocutore preferirei confrontarmi direttamente e di persona. Grazie ancora al sig. Ziliani per averci offerto questa opportunità di confronto e qui chiudo.
    Dimenticavo il produttore del vino la Capuscena è Codazzi Sergio, ma l’azienda agricola è Moia Lucia.
    saluti Giulia

  16. Vorrei principalmente ringraziare Ziliani per le belle parole che ha espresso in favore della Costiera dei Cech e sono ancor più contento che la sua permanenza a Mello sia stata piacevole e di suo gradimento.
    Prendo atto dell’opinione di un singolo (Demofole) che ha utilizzato lo strumento del Blog per esprimere la propria opinione, comprendo perfettamente che lavorare la vigna è una fatica immensa è un grande impegno e mi avrebbe fatto piacere che avesse utilizzato il blog non solo per criticare ma anche per dare qualche suggerimento o proporre delle iniziative ed è per questo che mi sento in dovere di replicare brevemente essendo si un “politicante di turno” ma anche per il fatto di essere Sindaco del paese ospitante.
    Il sottoscritto è soprattutto profano del settore vitivinicolo, voglio rimarcare quanto è stato fatto dalle mie parti in soli tre anni (giugno 2006 maggio2009).
    All’inizio del nostro mandato amministrativo, (giugno 2006) un gruppo di viticoltori dei comuni di Mello, Civo, Traona, era già da qualche anno che erano alla ricerca di chi ascoltasse veramente le loro esigenze, di qualche istituzione che prendesse a cuore le loro necessità, e si prendesse a carico di organizzare una vinificazione collettiva e la mia amministrazione è stata ben felice di raccogliere questa sfida,
    Per la prima volta a distanza di solo 4 mesi dall’inizio del nostro mandato, sulla costiera dei Cech, (Mello,Civo,Traona) ha avuto luogo la prima vinificazione collettiva (con la partecipazione di 20 viticoltori conferenti e la raccolta di circa 60 q.li d’uva) la quale ha dato vita al vino denominato “Sentimento”, dietro a questo risultato c’è stato l’impegno dei viticoltori, ma anche il forte impegno di parecchie altre persone, la fondazione Fojanini, in numero imprecisato di volontari e l’amministrazione che rappresento al gran completo, nell’arco di soli tre anni di mandato ho vissuto ben tre vinificazioni collettive.
    E le assicuro che durante tutte le varie fasi dalla vendemmia all’imbottigliamento, l’amministrazione comunale è stata sempre presente, le innumerevoli riunioni preparatorie, i vari incontri con la fondazione Fojanini, la vendemmia, il conferimento, la scelta delle bottiglie, il concorso per le etichette, l’imbottigliamento, la distribuzione, la promozione, grazie all’impegno di Giulia Rapella il nostro vino è arrivato fino in Galles durante il gemellaggio con il comune di Morbegno, tutte le volte che ci siamo confrontati con Davide Tarca poi diventato il presidente della cooperativa, la Rosalba, l’Alfredo che hanno fatto da traino e che senza di loro non saremmo arrivati sin qui ecc…potrei scrivere una pagina intere ma mi fermo qui, e quando definisco il vino “Sentimento” nostro, forse perché lo sento mio al pari di che ha lavorato la terra e chiedo scusa ai viticoltori ma sono estremamente orgoglioso del risultato ottenuto con questa iniziativa che ha visto tre comunità coinvolte in un obbiettivo comune.
    Sarebbe bello che chi esprime pareri critici prima fosse informato della vita della costiera, o almeno quella di questi ultimi anni, cito ad esempio la manifestazione portata da questa amministrazione in paese “Morbegno in Cantina, itinerario di Mello” con grande successo di pubblico e critica, dove aderiscono in forma volontaria ben dieci gruppi del paese.
    Oppure la fondazione nel 2008 della cooperativa vitivinicola dei comuni di Mello Civo e Traona, “Terrazze dei Cech” oltre al sostegno e promozione del vino in ogni manifestazione pubblica del nostro comune, patrocinate da tutti i gruppi esistenti al suo interno.
    In relazione alla qualità del vino, non mi sento adatto a giudicarlo in quanto non esperto ne del settore ne del gusto specifico, lascio quindi siano gli altri a esprimersi al riguardo.
    L’obiettivo mio e del mio gruppo è quello di sostenere il territorio senza manie di protagonismo, senza voler essere sotto le luci della ribalta a tutti i costi, tuttavia in quanto personaggio pubblico è d’obbligo rappresentare la collettività e questo avviene di consuetudine con un discorso di introduzione.
    Ora mi sento di muovere una critica a quanto ho letto, la definizione “politicante di turno”, che ritengo utilizzata in modo indegno poiché chi ha preso la parola è rappresentativo in qualche modo della collettività e il parere espresso la rappresenta. L’opinione espressa può non essere condivisa ma questo è quanto avviene negli eventi e nelle manifestazioni in genere.
    L’amministrazione che rappresento non vuole arrogarsi alcun merito sui risultati ottenuti, dato che siamo stati solamente un catalizzatore che ha promosso l’unione, mentre il duro lavoro lo hanno svolto sul campo i viticoltori coadiuvati dal valido sostegno della fondazione Fojanini (Introini, Murada, Cappelletti e Bongiolatti).
    Credevo fosse chiaro dalla manifestazione che i meriti sono da attribuirsi solamente a chi ha lavorato, i nostri viticoltori veri.
    Concludo ringraziando Ziliani per lo spazio concessomi e per il rapporto sincero che mantiene con i sui lettori.

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