I Fornelli polemici arrivano in cantina: breve storia di uno “scoop” che “scoop” non è

Com’era prevedibile e come molti di noi avevano pensato, il gioco al massacro scatenato da Striscia la notizia e presentato con la definizione di “fornelli polemici”, costituito da continui attacchi, un po’ qualunquisti, un po’ populisti e un po’ cialtroni, dapprima contro la “cucina molecolare” ed i suoi portabandiera, quindi contro la cucina creativa, poi contro le guide gastronomiche, è puntualmente arrivato al discorso vino.
Il “merito” di questa variazione su un tema che rischiava di annoiare e che ha visto, come ho già detto altrove, il programma satirico di Antonio Ricci sparare ad alzo zero, coinvolgendo e chiamando in causa persone, ad esempio Enzo Vizzari, la cui deontologia professionale credo sia al di sopra di ogni sospetto, va attribuito al giornalista toscano Carlo Cambi intervistato ieri sera da Max Laudadio.
Per i non addetti ai lavori Cambi è noto per essere disinvoltamente passato da Repubblica a Il Giornale (peraltro una breve collaborazione cessata con l’arrivo del nuovo direttore Mario Giordano) e per aver pubblicato una guida ai ristoranti, intitolata Guida del Gambero rozzo, costretta poi a cambiare nome, dopo essere stata citata in causa dal Gambero rosso editore, perché come ha stabilito il Tribunale di Roma “operazione plagiaria e parassita e come tale illecita”.
Intervista, va sottolineato, andata in onda con totale noncuranza del palese conflitto interessi, taciuto agli spettatori, in atto tra Cambi ed il Gambero rosso editore, data la causa che li aveva visti contrapporsi e che aveva visto il giornalista perdente.
Cosa ha fatto Cambi? Ha sparato anche lui, come da copione
, contro i ristoranti che fanno “cucina molecolare” e contro Ferran Adrià, a suo dire “sponsorizzato e collaboratore di grandi e potenti aziende internazionali” e poi contro il “sistema guide”, e contro un “business autoreferenziale” generato da un cospicuo numero di cuochi, ma poi é finito con il “rivelare”, oltre a dettagli della vicenda giudiziaria che ha visto contrapporti il Gambero rosso editore e l’ex collaboratore della guida Vini d’Italia Sandro Sangiorgi, una notizia, quella relativa ai road show itineranti organizzati dallo stesso Gambero rosso a botte di 30-45 mila euro per ogni azienda partecipante (aziende consenzienti e quindi ben convinte degli eventuali vantaggi di una loro partecipazione al tour), che notizia e tantomeno “scoop” non é.
Perché il conflitto d’interessi rappresentato dal fatto che ad organizzare e gestire questa operazione promozional-commerciale fosse nientemeno che la Signora Marina Thompson, moglie del direttore del Gambero rosso e della guida dei vini del Gambero rosso Daniele Cernilli, era già stato, nel tempo, argomento di diversi articoli.
Quello del 15 settembre 2007, pubblicato su Il Giornale (leggete qui), opera proprio di Carlo Cambi, che scriveva “Al Gambero Rosso ai conflitti d’interesse ci sono abituati. Per far cassa di recente hanno lanciato un road show mondiale del vino italiano dietro pagamento da parte delle cantine di consistente parcella alla società di Marina Thompson, moglie di Daniele Cernilli, socio storico di Bonilli e direttore della Guida al Vino Grh-Slow: quella che assegna i mitici “3 bicchieri”.
Quindi quello della stessa giornata, scritto su questo blog dal sottoscritto (leggete qui), che ritornava sull’argomento conflitto d’interessi e obbligo di trasparenza, e infine l’ultimo, con un appello a Cernilli e consorte, lo scorso settembre.
Ma tutti questi interventi erano ampiamente preceduti da un articolo del 5 novembre 2004 (vedete qui) dove proprio il sottoscritto, dal sito Internet WineReport, nella rubrica del “franco tiratore”, parlando della Signora Marina Thompson in Cernilli, scriveva: “la gentile signora Marina Thompson, responsabile della Thompson International Marketing con sede in Roma (via del Cipresso 14) che oltre a curare pubbliche relazioni, presentazioni in Italia e soprattutto all’estero di aziende blasonate, quasi sempre aziende i cui vini ottengono i massimi riconoscimenti dalle guide, sapete che cos’è, nella vita privata ? Nientemeno che la gentile consorte der Robert Parker der Tufello e della Magliana, sor Daniele Cernilli, uno dei due curatori della Guida Vini d’Italia edita da Gambero rosso e Slow Food. Conflitto d’interessi ? Ma niente affatto !”
Ora, sono ben lieto che quanto ho scritto per primo, in solitudine, anni fa, mentre Carlo Cambi, che lavorava a Repubblica, non mi risulta dicesse nulla in merito sui misteri dei “tre bicchieri” arrivati a vini che non li meritavano assolutamente, su sinergie con enologi di fiducia, e su una disinvolta abilità diciamo così “di marketing” nel presentarsi e accreditarsi, insieme ai compagnucci di Slow Food, come il termine di riferimento assoluto per il discorso vino e cibo in Italia, passi, da un sito Internet, e poi da un blog, al grande pubblico di Striscia la notizia.
Così facendo, non si fa però che ribadire un’ovvietà, come avevo tranquillamente fatto anni orsono su WineReport, senza che succedesse nulla, senza che nessuna Striscia o nessun Cambi di turno insorgesse, ovvero criticare e definire inopportuno il fatto che la moglie di Daniele Cernilli, co-direttore in quota Gambero della guida Vini d’Italia, si occupasse di pubbliche relazioni proprio in quel settore, il vino, dove il marito è tanto influente.Ma che questa ovvietà, da Cambi, dal programma satirico di Ricci, venga spacciata come una novità, come una “rivelazione” o addirittura uno “scoop” è una cosa che non può che far sorridere.
Uscite di Cambi a parte, come non chiedersi “cui prodest”? Per quale motivo la redazione ed i responsabili di Striscia la notizia hanno pensato che il tema “cucina molecolare” o critica gastronomica,da mettere sotto bersaglio, potesse costituire un argomento di grande interesse per la maggioranza degli spettatori del programma? Perché hanno scatenato questo  osceno gioco al massacro contro cuochi, ristoranti, guide, critici, trovando la piena disponibilità anche di notissimi ristoratori e chef? Questo, al di là dei presunti scoop spacciati come tali, il vero interrogativo.
p.s. suggerisco di leggere anche quel che ha scritto, sul cosiddetto “scoop” di Cambi, l’amico Fiorenzo Sartore (che ringrazio per il “rompiscatole patentato”, cui tengo molto) qui, sul blog Dissapore

0 pensieri su “I Fornelli polemici arrivano in cantina: breve storia di uno “scoop” che “scoop” non è

  1. la domanda sorge spontanea: cosa è striscia la notizia? sempliccemnte un tg satirico anzi semplicemente una buffonata di notizie riciclatissime in una televisione, mediaset, che è di proprieta del più grande populista della storia della povera repubblica italiana!!! i programmi mediaset, a partire dal TG5, non sono altro che sceneggiate anti-culturali per diverire gli italiani. Ma il grave è che a quanto pare gli italiani si divertono davvero!!!! ma pensandoci bene tutto torna: sono gli stessi italiani, purtroppo la maggioranza, che danno da anni il loro voto a mister silvio! Purtroppo mediaset ha cambiato il modo di fare informazione, ormai la maggioranza degli italiani si informa solo attravero la tv. I programmi tv, in particolare quelli di mediaset, sono impostati per guidare l’opinione pubblica verso l’omologazione ad un unico modello di pensiero e per favorire il terreno per nuove leggi. Concludendo, chi guarda solo la tv, purtroppo tanti, ha la percezione che quella sia la vera informazione, per cui striscia può fare gli scoop che vuole su notizie riciclate da internet o altri mezzi di comunixazione, tanto nessuno si domanda da dove arriva la notizia. Ormai gli italiani, anche grazie alla tv, non usano più il loro cervello ma prendono per buono quello che gli viene passato attraverso un certo stile e un certo linguaggio (in questo sono maestri a mediaset). Infine, questo “gioco al massacro” potrebbe avere obiettivi più grandi e nascosti…… nuove leggi sul vino o nel mondo generale della enogastronomia? o semplicemnte di riempire la tv di notizie comode per non divulgare queòlle scomode?

  2. ma possibile che per un prodotto così marginale e di nicchia rispetto al mercato globale come è il vino vi siano questi dissapori, queste congiure, questi intrighi.

    mi chiedo come sia l’industria farmaceutica, l’industria della ristorazione collettiva, l’industria petrolifera, l’industria chimica, l’industria metalmeccanica.

  3. Non credo che Striscia sia il mezzo più adatto per mettere ordine e fare chiarezza in questi temi e non mi stupirebbe scoprire che questa polemica è fatta ad arte per favorire altri interessi. Siamo in Italia… Non è di questo che ha bisogno il nostro settore.

  4. carissima Lucia, sarebbe interessante che lei, ottima produttrice di Franciacorta, nonché persona raziocinante e di buone letture, ci aiutasse a capire di cosa “ha bisogno il nostro settore”, il settore del vino di cui lei é una protagonista. Forza e coraggio produttori, dite la vostra!

  5. Giorgia , è un dovere prima di tutto verso noi , impariamo a ridere , anche di noi . Occhio a quel che ha scritto appena sotto Davide : per me eccellente . Altrimenti , a furia di essere seri , troviamo chi ci dice , sulla sua parola , cos’è la vera informazione .

  6. Caro Franco, ridurre questo discorso in poche battute non è impresa facile.
    Detto in massima sintesi il settore avrebbe bisogno di serietà, professionalità e rispetto. Il fatto che Striscia la Notizia spari a zero su un settore che per l’economia e la cultura italiana è molto importante non fa bene a nessuno. Il dibattito sulla cucina moderna o tradizionale può essere molto interessante e come sempre la discussione potrebbe fornire spunti costruttivi. Ma così ci stiamo solo facendo del male, tutti. Anche infangare le Guide a chi giova? E perchè fare un unico calderone?
    La domanda è la stessa che ci siamo fatti all’indomani della terribile copertina “Velenitaly” lo scorso Vinitaly: in Francia permetterebbero una cosa simile? Secondo voi?

  7. Ci mancherebbe che in Francia o altro paese di cultura occidentale reprimessero una critica perchè fatta male : chi la fa ne risponde su tutti i piani , sociali e giuridici . Poi nel nostro ambiente , come presumo negli altri , alcune cose ce le diciamo , tutti o quasi , in si fa per dire segreto , quando diventano pubbliche facciamo gli scandalizzati . Avanti i sostenitori del : noi siamo tutti seri .

  8. Non è tanto reprimere una critica, quanto sparare a zero su un settore.
    La critica è importante e ci deve essere, ma non servono a nulla questi tiri al bersaglio in cui alla fine agli occhi degli spettatori viene messa in discussione tutta una categoria (che siano i Ristoratori, le Guide o i produttori di vino) e si crea solo confusione.
    Io non voglio difendere nessuno e tantomeno mi scandalizzo; sono contraria alle “esecuzioni sommarie”

  9. Colgo la palla al balzo Franco,pur non essendo un produttore nel senso stretto del termine.
    @Lucia:credo che non giovi a nessuno “infangare” le guide,in quanto le stesse fungono da “strumento di mercato”,ma proprio per questo non si deve far finta di nulla.Penso che la cronaca,anche nel mondo del vino debba essere imparziale,debba riportare i fatti per quello che realmente sono e non trasformarli a tavolino per meri interessi o presunti tali.Trovo assurdo che chi giudichi i vini sia troppo spesso una persona “inguaiata” con le stesse aziende che giudica o con enti, o con testate pubblicitarie ecc.L’onestà intellettuale dov’è?Credo siano queste le persone che fanno davvero male alla credibilità del vino italiano,di chi lo fa ancora con passione e sudore.E’ proprio per il nostro interesse che non si deve tacere,per il nostro futuro.

  10. Giovanni dà uno spunto che se tutti seguissimo non dovremmo poi lamentarci delle cannonate che , solo ogni tanto , ci sparano . Perchè tacciamo quel che sappiamo o al massimo ne parliamo in generale ? E’ così difficile , come ha scritto Franco , sostenere , la critica è libera , che il Barolo di Rivetti non è tipico/tradizionale e costa troppo ? perchè la critica si limita a parlare in generale di produttori appoggiati , dio sa come , dai media , di bottiglie standardizzate da 50 euro in su e mai che faccia un nome ? Che la moglie di Cernilli lavori per aziende che il marito recensisce l’ho scoperto cinque minuti fa , ma nell’ambiente dei giornalisti lo sapevano tutti : è una notizia da tacere ? la critica sarà sguaiata , tra l’altro è un suo diritto , il nostro mondo le dà dei buoni argomenti .

  11. Beh, lasciatemi dire la mia assieme a quella del mio condominio. Non credo proprio che un pò di satira faccia male al comparto. Trovo anzi che un certo tiro al bersaglio, se così lo vogliamo chiamare, non produca altro effetto che rivelare alla massa di italiani che NON bloggano, non leggono riviste di vino e non vanno alle mega ed autocelebrative degustazioni di esagerate quantità di vini dai prezzi stratosferici, che esiste, per l’appunto, un BERSAGLIO. Non sono forse veri alcuni aspetti messi in luce, con l’uso della satira da Striscia? Sarebbe molto più utile prendere Striscia per quello che è, evitando di accreditarla come informazione colta e cominciare a chiedersi invece quanto sia più utile far crescere la consapevoleza di massa che questi comportamenti non solo esistono, ma si annidano nei luoghi più inaspettati. Se i giornalisti denunciano, con la satira o con l’inchiesta alla Gatti, nella gente del mio condominio crescerà la consapevolezza. E’ questa sarebbe la vera rivoluzione. Saluti dalla romagna.

  12. Non ho seguito nulla di questa serie di Striscia perche’ sono all’estero (e comunque non la guardo mai anche in Italia), pero’ raccolgo la domanda fatta da Ziliani: di cosa avrebbe bisogno il nostro settore?
    Io sono in Inghilterra in questo momento. L’Inghilterra e’ probabilmente il piu’ antico mercato del vino nel mondo, vino inteso come lo intendiamo noi oggi e non come alimento. E’ quindi un mercato molto maturo, saturo di vini da tutto il mondo (importa da piu’ di 80 paesi), con una ristorazione importante ed una cultura del vino dentrio di essa, molto alta. In questo paese l’effetto della stampa specializzata, che sia quella italiana o internazionale, non ha alcun effetto commerciale, ovvero, non serve ad orientare l’acquisto dei prodotti. Eccezione fa la stampa quotidiana nei rapporti della vendita tramite supermercati, ma quello e’ tutto un altro settore.
    Perche’ questo? Me lo sono chiesto, e mi sono risposto che il motivo e’ che gli operatori della ristorazione e del retail sono quasi sempre molto professionalizzati. Ci sono tantissimi corsi fatti da organismi vari, dopo il Master of Wine che e’ importantissimo ma e’ solo una nicchia, c’e’ il WSET (Wine and Spirit Education Trust), che e’ frequentato da centinaia di giovani che sono nel settore enograstronomico: camerieri, manager di ristoranti e di enoteche, buyers, ecc. Quasi sempre mandati ai corsi con l’appoggio economico del datore di lavoro. Questi corsi, specialmente quelli avanzati (Advanced certificate e Diploma), sono molto seri, e occorre studiare seriamente per passare gli esami (lo posso testimoniare per esperienza personale).
    Il risultato e’ che il vino non lo si compra perche’ e’ stato giudicato bene da una rivista o da una guida, anche se autorevole, ma perche’ si ha una conoscenza derivata dallo studio che consente di fare scelte al tempo stesso consapevoli e professionalmene giustificate.
    Perche’ un ente come questo non esiste in Italia? Io credo che spendere sulla professionalizzazione di un settore come il dettaglio, la ristorazione e l’hotellerie in un paese che dovrebbe avere una forte vocazione turistica, come il nostro, farebbe bene a tutto il settore. E credo che sarebbe nell’interesse delle aziende produttrici avere degli ambasciatori dei loro prodotti, come sono i ristoratori, professionali e informati.
    Io sarei disposto a mettere via una una piccola somma per ogni bottiglia prodotta per finanziare un progetto simile. Ma fatto con la serieta’, la competenza e l’intransigenza che ho visto qui in Inghilterra. Una proposta cosi’ chi si sente di farla sua e di farla diventare realta?

  13. Caro Franco, ti chiedi di cosa avrebbe bisogno il nostro settore?
    Esattamente di tutto ciò che è carente in tutti gli altri settori nella nostra Italietta.
    Il nostro settore avrebbe bisogno di regole certe e pene certe per chi non le rispetta.
    Il nostro settore avrebbe bisogno che i giornalisti non facessero i marchettari ed avessero la forza di resistere a quei produttori che le marchette glie le pagano o glie le propongono.
    Il nostro settore avrebbe bisogno di più produttori seri e meno nani e ballerine.
    Gli enologi con le cisterne al seguito non avrebbero senso di esistere se certa stampa non li avesse battezzati fenomeni dalla sera alla mattina e viceversa è un fenomeno perverso che si autoalimenta.

    Il nostro settore avrebbe bisogno di una tv e di giornalisti meno generalisti e superficiali.

    Ti racconterò un episodio nei dettagli che è troppo lungo da riportare qui.
    Ti sintetizzo solo che tempo fa scrissi alla redazione di mimanda rai tre per denunciare un abuso dello stato in merito alla esazione di cartelle esattoriali che lo stato aveva preteso di essere pagato con gli stessi metodi usati dai cravattari.
    Mi richiamarono solo che quando gli spiegai la tortuosità della cosa mi troncarono erano alla ricerca solo dello scoop se la mia azienda fosse fallita in seguito a quella estorsione di stato mi avrebbero dato spazio, siccome avevo trovato i soldi, pagato e fatto causa. NON ERO ABBASTANZA INTERESSANTE, IL SEMPLICE RISCHIO DIFALLIMENTO NON FACEVA ABBASTANZA AUDIENCE.200 OPERAI INCATENATI AL MIO CANCELLO CHE ACCUSAVANO IL MINISTERO DI AVERGLI FATTO PERDERE IL POSTO DI LAVORO SI!
    Stai certo che se domattina decidessi di chiamare la redazione di Ricci per dire qualsiasi puttanata ma di scalpore, mi darebbero subito spazio senza verificare la veridicità e la fondatezza di quello che dico.
    Chiudo dicendo che in nazioni civili la conseguenza per una copertina come VELENITALY avrebbe dovuto concretizzarsi in un inibizione ad uscire in edicola per 6 mesi.

  14. @Giovanni Non mi sembra di aver difeso a tutti i costi le guide; ho solo detto che non approvo questi tiri al bersaglio (parlando di Striscia la notizia) e che sono d’accordo con Franco Ziliani, probabilmente sono funzionali ad altri interessi.
    Sulle Guide ultimamente ci sono mille polemiche e chiacchiere. Alcuni fatti sono inquietanti; ormai la comunicazione e la critica hanno canali alternativi, il consumatore ha modo di informarsi in maniera più indipendente ed il mercato deciderà.
    Certo è che fino ad ora le Guide sono state uno strumento molto importante; mi sembra che il dibattito sia in atto da tempo: saranno in grado di evolversi, adattarsi ai nuovi canali di informazione e sopravvivere? Naturalmente trasparenza e correttezza devono essere la regola.

  15. io credo che la guida dovrebbe essere in tutti i settori solo uno strumento marginale per il consumatore,da produttore si diffonde meglio la qualita’ di un vino, mettendoci la faccia con degustazioni nei ristoranti,partecipazione a fiere eventi,ecc…..e un fortissimo passaparola proprio tra i consumatori,per troppo tempo sono circolati vini solo grazie “ai bicchieri” talvolta anche con dei difetti…..forse oggi per la prima volta per la caduta di credibilita’ e anche grazie al lavoro di svariati appassionati di delegazioni ais, enoclub, enoteche e ristoranti,le guide non hanno piu’ quell’importanza che avevano;meglio spendere 20 o 30 euro in un vino che mi ha consigliato un amico appassionato che spenderli in una guida……questo cmq e’ solo il mio modestissimo parere…..

  16. @gianpaolo:io mi sento di fare mia la tua proposta e di impegnarmi per farla diventare realtà.Ma da soli dove andiamo?Vediamo in quanti ci vogliono seguire.In Italia c’è pieno di “giornalisti”incompetenti che fanno pure gli sbruffoni parlando del nulla.Bisognerebbe cominciare a formare chi vuole fare informazione,con il fine di fare cultura vera(!)in questo mondo del vino è non scrivere di immani fesserie per autoglorificarsi!Il problema è che in questo paese si è convinti che fare cultura non porti economia,che rendere dotti i consumatori sia un errore.Perchè?Perchè con un popolo acculturato non avrebbero modo di esistere certi fanfaroni marchettari che si credono degli dei.Non avrebbero più modo di raccontare le loro fesserie prive di senso e di crearsi una professione redditizia nel mondo del vino.

  17. Scusate ma stavolta il dibattito mi pare, post iniziale incluso (scusa, Franco), un po’ surreale. A dimostrazione di quanto il mondo del vino in ogni sua sfaccettatura (produttori, giornalisti, appassionati, etc) abbia una visione decisamente claustrale e un campo visivo assai limitato. E’ vero che la faccenda della Thompson era stranota da anni, così come lo erano gli imbarazzanti magheggi dei road show, le mafie di bicchieri-grappoli-stelline e simbolini vari, i conflitti di interesse e le disinvolte capriole etico-logiche di decine di personaggi e, in generale, tutto il restante ed elefantiaco apparato del sistema comunicativo-promozionale-pubblicitario che ruota intorno al vino stesso…ma solo tra noi dell’ambiente.
    Avete idea di quanti milioni di persone non sanno nulla di questo settore, pur essendo consumatori o anche no? Avete idea di quanti milioni di persone apprendono le informazioni, non solo vinicole è ovvio (vero: al 90% riciclate, perchè formalmente già note) da programmi popolari come Striscia? E ci si meraviglia se adesso la trasmissione intinge il dito nella marmellata delle guide gastronomiche e vinicole, con relativi apparati?
    Via, stiamo scherzando? Io mi meraviglio che l’abbia fatto solo adesso!
    Come giornalista, inoltre, trovo inaccettabile l’assunto, spesso dato per acquisito anche nei commenti in questa sede, che l’informazione e la stampa servano a “sostenere” il settore. Come? Veramente la stampa non dovrebbe sostenere nessuno, solo informare. Sennò farebbe “comunicazione”, che è un’altra cosa.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  18. Non so quanti di coloro che hanno ‘investito’ qualche minuto del loro tempo per scrivere qui sopra a Ziliani siano produttori: qualcuno sì, mi par di capire.
    Meno male, perché a mio avviso, chi produce e lo fa credendo nella sua attività – sia per ciò che concerne l’aspetto economico, ma anche perché è convinto di fare qualcosa di BEN FATTO (e come tale doppiamente produttivo) – dovrebbe cogliere l’occasione per intervenire e non lasciare che le cose finiscano qui.
    Questo – che sottopone Ziliani – è solo un episodio dei tanti (dei troppi) che infettano e distorcono il lavoro di tutti i comparti, in questo caso il settore del vino. Ma è grave e contribuisce a FARE MALA CULTURA.
    Basta pensare a quanti milioni di potenziali consumatori hanno guardato il programma: e fa niente se io, tu, noi non lo guardiamo; fa niente se NOI sappiamo che tutta la televisione italiana fa schifo.
    I telespettatori guardano e si ABITUANO, prendendo per buono quello che sentono.
    Si abituano a un premier salace con le signore di mezza età, convinto (a ragione, purtroppo) che esse lo vivano come un complimento; si abituano alla non certezza della pena, alle leggi fatte per essere violate, ai vessilliferi della legalità che si risentono quando gli si contestano le LORO violazioni alla medesima, e così via.
    Si abituano anche a prendere per buono quello che viene detto da Striscia…
    Ma la maggior parte degli interessati sta zitta.
    Siamo il paese in cui prosperano mafie varie, proprio perché non abbiamo la cultura della partecipazione; non siamo capaci di batterci per i nostri diritti, anche quando rischiamo di vederli calpestati nel modo più bieco, non siamo neanche capaci di aprire semplicemente bocca e parlare: il mondo del vino non fa eccezione!
    Preferiamo che altri ‘si battano’ per noi, ben sapendo che certe cose NON SI DELEGANO.
    Bisogna INVECE imparare a intervenire e a farlo in modo civile, bisogna imparare a far valere la propria opinione e a BATTERSI per affermarla.
    Altrimenti avranno ragione i buffoni, che per riciclarsi o per mettersi in luce, fanno CARNE DI PORCO della trasparenza.

  19. @Lucia:la mia non era di certo una accusa a quanto da te scritto,ma bensì una sottolineatura di come stanno andando le cose.Mi scuso se ti ho fatto credere questo.Vedo troppo spesso che l’onestà intellettuale sbandierata ai quattro venti da molti che sostengono di fare informazione,ergendosi come divi del “nulla”,viene smontata con i fatti.Vedo che non vi è mai (o quasi)equità di giudizio,perchè gli interessi,gli intrallazzi e le amicizie del quartierino prevalgono sulla cosiddetta “onestà intellettuale” di chi deve mettere in campo la propria professionalità.La nostra provincia,come sai,riporta esempi in tempi non sospetti davvero eclatanti.Io vorrei che oltre ai produttori si facessero sentire alcuni giornalisti,per poter difendere la categoria o per spiegarci cosa si potrebbe fare dal loro punto di vista.

  20. concordo totalmente con te, Stefano, quando scrivi:
    “Come giornalista, inoltre, trovo inaccettabile l’assunto, spesso dato per acquisito anche nei commenti in questa sede, che l’informazione e la stampa servano a “sostenere” il settore. Come? Veramente la stampa non dovrebbe sostenere nessuno, solo informare. Sennò farebbe “comunicazione”, che è un’altra cosa”.
    Verissimo, ma conosciamo un sacco di “colleghi” che preferiscono “sostenere” il settore, non solo facendo ben pagate pubbliche relazioni e attività di addetti stampa per aziende e Consorzi (alla faccia del conflitto d’interessi), ma minimizzando i problemi, laddove ci siano, guardandosi bene dal criticare comportamenti, scelte e strategie assurde, sprechi e contraddizioni varie del mondo del vino. Meglio fare i pompieri, meglio tenersi buoni tutti, che non si sa mai e si fa più “carriera”…

  21. @Stefano Tesi. Non credo che i giornalisti debbano sostenere il settore, affatto. Mi piacerebbe solo un atteggiamento equo e quindi niente compiacenti piaggerie agli amici così come niente scandali a tutti i costi. Questo era il senso del mio discorso. Non vorrei essere fraintesa, ribadisco che anche io invoco chiarezza, trasparenza e rispetto

  22. in un blog specialistico come questo proprio non è possibile trattenersi dal voler spiegare ai colleghi cosa sono la Tv , il premier , la politica , l’informazione generale , il cervello e la cultura degli italiani in genere etc etc ?

  23. Caro Franco, tu inviti la lepre a correre: sai benissimo che condivido in toto e osteggio il malcostume professionale che infesta la nostra categoria. Però, vedi, si torna al punto: noi dell’ambiente (ma ti assicuro che il fenomeno imperversa in tutti gli altri settori dell’informazione) lo sappiamo bene come vanno le cose e tu vuoi che quando una trasmissione come Striscia, a metà tra il tg e l’intrattenimento popolare, ci mette il naso, non se ne occupi? E’ chiaro che poi lo farà secondo il suo format e il suo target, cioè calcando la mano sul grottesco e/o sulle testimonianze clamorose, senza troppi approfondimenti: mica è una rivista di filosofia…
    Ciao,

    Stefano

  24. @tesi:ha perfettamente ragione quando dice che informazione e comunicazione sono due cose diverse per chi dice di essere giornalista.Li denunciate voi i vostri “colleghi” o dobbiamo aspettare di trovarceli di fronte e prenderli a schiaffi tutte le volte???

  25. Io ed il mio condominio condividiamo appieno Stefano e la doppia Tesi. In quanto alle guide, ebbene dalle nostre parti sono prese per quello che sono e nessuno si sognerebbe di attribuire loro poteri taumaturgici. Quelli li riserviamo per la Britannica o per The Scientist. Peò una funzione c’è l’hanno. Esennò come facciamo, sempre dalle nostre parti, a prenotare un ristorante per la gita domenicale nel grazioso paese di Morammazzato che sia più o meno “inlinea” con le nostre aspettative? Ma sappiamo anche che le valutazioni/descrizioni possono essere influenzate da interessi di vario genere. Embè? Una volta scoperti e denunciati alla pubblica opinione, chi vorrà abboccare lo farà consapevolmente. Nulla di male. Ma siamo poi sicuri, per dirla con Beniamino, che imbavagliando per legge gli autori di Velenitaly si agisca bene non tanto al settore, quanto alla democrazia?. Non sarà che la “marchetta” o il nepotismo, nasce invece nel nostro agire quotidiano quando, per fare un esempio, chiediamo o elargiamo favori di vario genere? aggiungo che la veemenza di Silvana mi preoccupa. Mi sembra parente dell’entusiasmo con il quale sono stati messi sull’altare alcuni wine-opinionist. Ci sarà pure una differenza tra una persona e l’altra, vivaddio. A risaluti.

  26. Caro Arcari, la questione è delicata. Franco, io e qualcun altro un paio di ceffoni virtuali a qualche furbetto del computerino li abbiamo dati, anche pubblicamente, ma il fenomeno è strisciante e la sutura stampa-marketing-comunicazione-commercio molto salda ed elastica. Spesso gli stessi produttori che si lamentano della mala stampa la alimentano, la assecondano e la blandiscono. E poi il sistema è evoluto, pieno di gradazioni, non è che c’è il buono di qua e il male di là ma tutto è sfumato, intersecato, trasversale…
    Saluti,Stefano Tesi

  27. Gentile Tesi,daccordissimo sui produttori che si lamentano e poi alimentano la mala stampa, offrendo alla stessa un lavoro.Il gioco delle convenienze, o presunte tali,fa gola a troppi in un sistema del genere.Sia certi produttori,che certa stampa poi,hanno davvero la faccia come il culo.
    Di Lei e Franco so benissimo che siete persone serie,altrimenti non starei scrivendo in questo blog.
    saluti

  28. Giovanni, hai perfettamente ragione. Non m’indignano solo i furbetti, nel settore della stampa, che fanno marchette a pagamento o prendono scorciatoie. Mi fanno incazzare (mais oui!) quei produttori – e sono ancora tanti – che stanno al gioco di questi cialtroni, che accettano la logica della marchetta, della consulenza mascherata, del “pizzo” pagato per tenerseli buoni, perché non si sa mai, del silenzio complice, e che permettono a questo sottobosco di sopravvivere. Se li mandassero affa….o, se ne denunciassero pubblicamente i metodi, il fenomeno perderebbe importanza e si sgonfierebbe. Ma così non fanno, perché questo marcio sistema, questa vera e propria “cupola” in fondo va bene anche a loro…

  29. @Silvana: Mi trovi d’accordo sul “..Bisogna imparare ad intervenire in modo civile…” Però non mi pare produttivo bollare i non interventisti. Come li aggettiveresti i tuoi passaggi? A me sembrano veementi, ma forse sono solo passionali. Amen!
    “….infettano e distorcono il lavoro di tutti i comparti…”
    “…NOI sappiamo che tutta la televisione italiana fa schifo…”
    “….Si abituano anche a prendere per buono quello che viene detto da Striscia…..”
    “….Ma la maggior parte degli interessati sta zitta…”
    “…non siamo neanche capaci di aprire semplicemente bocca e parlare: il mondo del vino non fa eccezione!”
    “….per riciclarsi o per mettersi in luce, fanno CARNE DI PORCO della trasparenza.”

  30. caro franco,
    perchè devo sempre essere d’accordo con te.?
    Forse perchè come te sono anch’io un rompiballe.
    se imparassimo a non accettare le ” cupole”
    Se imparassimo a prendere le distanze
    se imparassimo a vendere solo ciò che ci piace
    se imparassimo…. a tenere da parte i marchettari.
    Forse anche il vino avrebbe più anima.

  31. a Silvana : la passione fa diventare veementi , per fortuna , sennò che passione sarebbe , ma non voglio intimidirla , specialistico è il blog , io no , mi limito ad assaggiare il vino che compro , i soliti 15 produttori da anni , più le bottiglie diverse le venti volte che sono al ristorante . Ho cercato di mostrare una traccia , per favore nessuno mi scambi per un maestro .

  32. @Salaroli: ma ho scritto cose vere, senza nemmeno esagerare, purtroppo. E sono rammaricata che sia così. E non bollo nessuno, esorto.
    (per ciò che concerne la tv ho espresso un mio personale giudizio – “fa schifo” – ma in realtà so che piace, a milioni di persone e alla “gente che piace”).

  33. Gentile Cozzaglio: nessuna timidezza da parte mia, solo l’abitudine di ASCOLTARE l’altro e ACCETTARE le opinioni altrui, con simpatia.

  34. Non va affatto bene, ma è così.
    Signor Ziliani ci sono anche produttori che vanno per la loro strada con punteggi più bassi e senza premi.
    Curano la qualità giorno per giorno e cercano di costruirsi una credibilità sul mercato.
    Le buone relazioni con i giornalisti si limitano a visite in cantina o inviti a degustazioni per far loro conoscere i propri prodotti.
    Non credo che screditare gli altri aumenti il mio valore, quindi non mi interessa gridare allo scandalo, ma preferisco concentrarmi per fare del mio meglio nel mio lavoro.

  35. @Lucia: Le nobili intenzioni inducono sonni sereni e specchi tersi. Non la conosco ma le sue dichiarazioni mi confortano.

  36. Tutti, ovunque, stanno esprimendo pareri e dando suggerimenti. Frequentemente si parla di serietà, professionalità, si invoca un maggior senso critico.
    Noi di Vinarius abbiamo impostato tre anni fa un importante lavoro sull’innalzamento professionale dei nostri associati.
    Per ridurre il tutto ad uno slogan, meno cene e più studio.
    Il Consorzio del Chianti Classico è stato il primo a recepire questa esigenza e abbiamo portato a termine un programma di visite a cinque rinomate aziende agricole di qulla denominazione con la partecipazione massima di 6 enoteche alla volta. In quaranta ore abbiamo seguito lezioni di agronomia ed enologia, abbiamo degustato i vini dell’azienda ospitante, quelli di altre aziende, verticali di vini blasonati, un mini corso sull’olio DOP Chianti Classico. Debbo dire che sono stati appuntamenti molto severi, che concedevano poco o nulla sotto l’aspetto ludico, e che erano incentrati nel trasmettere l’essenza di quel territorio attraverso i suoi prodotti più celebri. Gli associati che hanno partecipato sono stati molto contenti, anche se provati. Il Consorzio ci ha fatto i complimenti, non solo di rito, per la serietà e la passione che abbiamo dimostrato e che a loro dire raramente avevano riscontrato in appuntamenti analoghi. Tant’è che da giugno si ricomincia con un altra tornata.
    Domenica prossima i Vinarius (ben sedici enoteche di tutt’Italia) saranno in Langa dove sono stati invitati dall’Unione Produttori Vini Albesi per Alba Wines Exibition.
    Franco Ziliani, Roberto Giuliani, Alessandro Franceschini e molti altri sanno bene che si tratta di un massacrante impegno di quattro giorni dove si degustano in modo professionale una media di ottanta vini per mattinata. E il promeriggio visite ai produttori per le verticali di celebri vini langaroli.
    Ecco, noi di Vinarius oltre a parlare proviamo anche a fare.
    Per affermare la nostra professionalità non solo con le parole ma con i fatti. Molti di noi deliberatamente non vendono le guide dei vini in Enoteca. E sapete perchè? Perchè vogliamo essere noi la guida per il nostro cliente e non semplici commessi che incartano una scelta effettuata sulla base di giudizi altrui, ai quali abbiamo sempre guardato con sospetto. Ha ragione qui sopra Pinuccio Alia.
    Buona serata.
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius

  37. bravissimo Francesco, presidente di un’Associazione che con la tua presidenza si é ancora di più qualificata ed é diventata ancora più benemerita e insostituibile. Sono contento che anche tu ed un gruppo di tuoi associati sarete con noi ad Alba Wines Exhibition, ad inebriarci di Barolo per quattro giorni (per me saranno 6, visto che arriverò in zona domenica mattina e ritornerò venerdì 15 nel pomeriggio)…

  38. Sappiamo tutti che i giudizi dei professionisti vengono creati come descrive Francesco Bonfio , 80 (ottanta) degustazioni il mattino e come rilassamento , verticali il pomeriggio . Sappiamo tutti che questi professionisti ci spiegano la differenza tra degustare e bere : per lo meno NON SI VANTINO .

  39. Hai ragione Lucia,è importante fare del proprio meglio,è importante lavorare sodo e bene e fare sempre del proprio meglio.Ma a me roteano le palle quando vedo che chi deve fare informazione(perchè ha deciso di farla)in maniera equa non la fa.Non perchè ho paura che le aziende che decide di promuovere possano rubarmi fette di mercato,ma semplicemente perchè in questo modo si va a ledere la cultura del vino,facendo disinformazione mascherata da informazione.E’ a questo punto(come sta succedendo ora)che una volta smascherato l’arcano,a farne le spese siano anche quei produttori che come te,non hanno fatto altro che lavorare sodo per migliorarsi.

  40. Vado forse fuori tema,
    mi scuserà Franco (o mi cazzierà ad Alba in questi giorni), ma non capisco e vorrei veramente capire il perchè del tono polemico, mi si passi il termine, della risposta del Sig. Cozzaglio (che non conosco e mi auguro conosca almeno la nostra associzione Vinarius)

    Personalmente ne faccio un vanto di avere la fortuna di poter partecipare a queste attività che la Vinarius mi offre di svolgere, per aumentare la mia professionalità e cultura del mondo che mi da da mangiare tutti i giorni.

    Sbagliero’ !!??
    Andrea Terraneo – Enotecario Vinarius

  41. caro Andrea, il buon Cozzaglio, ha esagerato, ma purtroppo ha ragione, perché, come sto scrivendo in un post che pubblicherò nei prossimi giorni, 70-80 degustazione di vini (base Nebbiolo per di più) sono una follia. Alla quale siamo “costretti” e ci sottoponiamo con squisita arrendevolezza e infinito piacere…

  42. La festa è finita. Questo è il concetto che deve entrare in tutti quelli che credono che basta ancora apparire per essere.
    Serve recuperare il significato del lavoro personale, più umiltà, e la forza di una passione vera che faccia ritenere l’etica il primo principio ispiratore di ogni nostra scelta.
    Valletti e pifferai hanno fatto il loro tempo.

  43. 70-80 vini sono molti, è vero, ed è anche vero che questo fatto ci ha abituato a non soffermarci per più di due minuti su un vino. Quando poi questo è il Barolo, che come è noto chiede spesso tempo per aprirsi e nel giro di decine di minuti può ampiamente modificare le sue condizioni espressive, è chiaro che i giudizi diventano “traballanti”, certamente non definitivi. Ma il circo funziona così, anche perché ospitare 50 e più giornalisti per più giorni ancora ha un costo non indifferente, e al momento mi sa che qualche problema lo procurerebbe…

  44. Concordo con le tesi di Stefano Tesi (che mi scuserà per il gioco di parole). Quanto alla mole delle degustazioni che dire..80 nebbioli forse, e dico forse, li può “digerire” solo Ziliani e probabilmente qualche piccola cantonata rischia anche di prenderla, come implicitamente dice il sempre ottimo giuliani. per entrae dentro il vino, e dentro certi vini ci vuole molto tempo, risorsa preziosa e scarsa e tutti sappiamo quanto cambia con il passare dei minuti e delle ore un vino.
    saluti
    francesco

  45. Approvo pienamente quello che dice Stefano tesi. NOI SAPPIAMO (o almeno alcuni che seguono da vicino il mondo del vino sanno) come funzionano i bicchierini e i cappellini, ma la maggior parte dellepersone, quelle che seguono il Grande Fratello (e che, pure loro, comperano il vino) probabilmente no.
    quindi benissimo gli scoop di Striscia. Ce ne fossero!! In tutti i settori, possibilmente. La pulizia non fa mai male

  46. @ Laura . Laura cara, tu pensi che Striscia possa fare Pulizia?
    Avanza un feroce qualunquismo che non porta bene per nessuno.
    Basta con i giornalisti che fanno ” marchette” come dice Franco.
    Basta con i Produttori senza qualità che sperano di vendere vino a caro prezzo utilizzando falsi giudizi.
    Spiegami come mai i vini che piacciono a me, non li trovo mai recensiti da nessuna Guida.
    Molto tempo fa qualcuno mi ha insegnato che le persone che non hanno qualità, mai potranno produrre un prodotto di qualità. Lo penso ancora, dopo averlo verificato” millanta” volte.
    Io vivo sul campo ed i vini che propongo me li vado a cercare.
    e se non mi parlano, non li prendo in considerazione.
    Basta con i FORNELLI POLEMICI cominciamo con i FORNELLI BUONI.

  47. 70 nebbiolo al giorno son tanti, e questo vale per tutte le anteprime. Ma queste dovrebbero servire a prendere confidenza con un’annata e non ad emettere giudizi definitivi. Sono un punto di partenza per poi ritornare sui vini e sul territorio, per approfondire. Presa così, Alba Wine, così come tutte le anteprime, anche se non organizzate, putroppo, con la stessa cura, è veramente un grande strumento di conscenza. Se usata per dare i voti, magari precisi ed in centesimi, a vini in fieri, diventa pericolosa e fuorviante.

  48. Il problema, Caro Franco e caro Stefano Tesi, è che la gente che non sapeva (molta), adesso, in maniera parziale e caciarona, sa. Ma cosa sa? Grazie a Striscia e ad alcuni personaggi discutibili sa che questo è un mondo di furbetti, di maneggi sporchi, di situazioni poco chiare. Fino a quando non riceveranno il “contrordine compagni” (sicuramente mai, perchè sarebbe un’informazione troppo seria) questa sarà l’immagine (per il grande pubblico) del giornalista enogastronomico. in poche parole: ci hanno sputtanato bellamente! Non so voi, ma io sono veramente incazzato perchè, per colpa di gente che non sa fare il suo mestiere 8sia fuori che dentro al nostro mondo) mi sento piovere merda addosso. Scusate il francesismo ma…quando ce vo’ ce vo’.

  49. chi sono non ha nessuna importanza , potrei essere il cretino del paese , conta se quello che scrivo può essere argomento di discussione o no . Certo che se uno comincia con ” chi è questo Cozzaglio , che non sa chi siamo noi ” , equivalente del “lei non sa chi sono io” non andrà lontano in alcun confronto di alcun tipo , almeno con persone che sanno cos’è un confronto . Se il “lei non sa chi sono io” ha confidenza anche con uno solo degli 80 (ottanta) esaminati al giorno , si faccia dire cosa pensa del suo tipo di esame . Io specie in un blog cerco di esser più sintetico possibile per rispetto dello schema e dei colleghi , quindi non perdo più tempo del necessario per rivelare che so che le cose vanno così , dico solo che è sbagliato e che chi le fa non dovrebbe essere tanto critico della superficialità degli altri .

  50. Buongiorno a tutti, due concise premesse, la prima che non capisco l’appunto sul blog specialistico: si deve parlare solo di pH, acidità volatile e criomacerazione? Se è così basta dirlo. Seconda, sono semplicemente un appassionato del vino, del cibo e della cultura che generano (o che dovrebbero generare) e di cui sono frutto. Il dramma è che certa informazione, se così possiamo chiamarla, debba, ahimè, essere affidata a un progamma come striscia la notizia per poter approdare a una vasta platea. Non sono del tutto convinto che una cattiva informazione sia meglio del “niente informazione”, come non sono del tutto convinto che sia corretto addossare la responsabilità unicamente a Ricci. Se l’erba buona non viene seminata, nutrita, sostenuta, quella meno buona avrà sempre più spazio per crescere …

  51. ho appena finito di pasteggiare con uno spumante Giorgio Grai 2002 , sboccato 2008 , comprato in negozio a 22 euro . Meraviglioso . Qualche specialista , di quelli che scrivono non per sè ma per noi piccoli bevitori sconosciuti e incapaci , magari socio di importanti associazioni di bottegai , sa spiegare non a me , vecchietto un po’ rimbambito , ma al mondo , almeno quello italiano , perchè i vini di Grai , da anni , non appaiono su alcun catalogo ? (senza , per favore , tirar fuori la solita storia , è un tipo particolare , non manda campioni : se lavorate davvero per noi andate a comprarveli)

  52. Francesco, non conosco Flaminio Cozzaglio, ma leggendolo, e leggendo anche qualche sua divagazione un po’ eccessiva (ad esempio quando se la prende, esagerando, con Andrea Terraneo, che non voleva vantarsi di alcunché, ma sottolineare l’impegno di aggiornamento professionale e culturale che contraddistingue, portandoli anche ad Alba Wines, gli associati di Vinarius), sono persuaso che a volte esageri per troppo entusiasmo e passione, ma che di vini buoni ne capisca. Normale, quindi, che gli piacciano i vini del nostro carissimo amico e maestro Giorgio Grai

  53. nessuna tentazione democristiana, caro Francesco! Sono solo persuaso che Flaminio abbia equivocato quello che Andrea sosteneva sulla presenza delle enoteche Vinarius ad Alba Wines e sulle degustazioni di tantissimi vini che “ci toccheranno” per quattro giorni. Sono certo che parlandoci/vi scopriremo, scoprireste, di parlare la stessa lingua: quella del vino autentico

  54. E’ una mia abitudine , ancor più su un blog , essere il più conciso possibile , lo scotto , essere equivocato . Se Andrea si è offeso mi spiace ma ripeterei le stesse parole , vantarsi , o come si preferisca chiamarlo , di esaminare 80 nebbioli di fila alla media di due minuti l’uno è , minimo , non ho paura delle parole forti , mancanza di rispetto al produttore . Che sia difficile procedere altrimenti è altra questione . Nessuno faccia finta di non aver capito la risposta di Andrea “lei chi è che magari non sa chi siamo noi ” . Che non è un insulto a me , del quale non faccio caso , è una clamorosa rottura , ben più dei miei toni , delle regole di discussione . Avrete anche notato che mi dà la risposta alle 16,22 , Franco gli risponde che sul numero dei vini , purtroppo , ho ragione io , alle 16,33 , dà ragione anche lui , a Franco non a me . C’è bisogno che lo dica il capo ? a Francesco Bonfio , se non l’ho disgustata , mi spiega perchè la mia scrittura non dovrebbe permettermi di ammirare i vini di Grai ? che , come ho ricordato , non appaiono sui cataloghi degli esperti dagli anni 70 ?

  55. Caro Carlo (Macchi),
    se hai seguito qui e altrove i miei ricorrenti scazzi (altro francesismo) sull’argomento, sai bene che anch’io sono furioso per la diffamazione permanente a cui la categoria (dei giornalisti tutti, perchè come dicevo sopra il furbismo è trasversale a ogni settore) è sottoposta da parte di numerosissimi sedicenti colleghi e dei loro sodali. Resto però del parere che l’informazione giornalistica debba restare rigorosamente separata anche dall’opinionismo dilagante (di cui i blog a volte fanno parte) e che spesso tende a confondere la professionalità con il Bar Sport, dando modo ai ciarlatani (giornalisti furbetti, veri e presunti, inclusi) di sguazzare.
    A presto,

    Stefano

  56. Carissimo Franco sono tanti anni che non ci vediamo .
    Colgo l’occasione di salutare Lucia e ringraziare Andrea Terraneo che con le sue segnalazioni mi consente da ormani pareccho tempo leggere gli interessanti dialoghi.
    Dico la mia senza aver visto una puntata di striscia è striscia e quindi va presa per quello che è non sono infallibili e quindi anche loro a volte sbagliano obbiettivo .
    Mi voglio collegare a quanto detto da Lucia e da mollti anni da te le guide e i premi .
    Lo sappiamo tutti che dietro le guide ci sono soldi tanti o pochi ma pur partendo da vini buoni o ottimi il tre bicchieri o i venti ventesimi ecc ecc li si ottine con le cosidette p.r. o la partecipazione a viaggi in giro per il mondo o facendo convergere della pubblicità sulle varie guide.
    Tutto questo costa tempo e denaro che poi finisce sul prezzo della bottiglia e lo paga il consumatore .
    Certamente sarebbe bello tornare ai bei tempi quando tu ci venivi atrovare in cantina si parlava si disquisiva e al massimo si andava a mangiare un boccone .
    Oggi bisogna spedire i campioni che non si sa bene chi li assaggia e poi parte il lavoro di p.r.
    La colpa è solo nostra che inseguimo le guide e ci sveniamo per esserci le compriamo magari 5 -10 copie per tipo, corriamo pagando agli eventi organizzati o paghiamo per mandare i nostri vini ale enoteche organizate in grandi eventi dove per assagiare il vino che noi regaliamo e paghiamo per regalare il pubblico paga per bere .
    Siamo noi Vignaiuoli dei grandi Fessi io per primo
    Sarebbe bello tornare una sana comunicazione del nostro prodotto e del nostro lavoro, facendo vedere e toccare con mano come nasche e come si sviluppa il processo di produzione dalla vigna alla bottiglia, il tutto in modo semplice e comprensibile non solo ai giornalisti o ai sommeliers ma al consumatore facendo attenzione a quello che non sa nulla e dobbimo evitare di creare dei mostri come oggi accade a chi frequenta corsi vari e poi viene in cantina ( come sucesso lo scorso anno con una mail ) e pretende di insegnarci come si coltiva un vigneto o si produce il vino per questo ci sono Agronomi e Enologi i degustatori e i giornalisti restino nel loro campo .
    Mi sonon forse dilungato troppo concludo con una provocazione :
    proviamo ad organizzare un bel momento di riflessione su questo argomento coinvolgendo la associazioni dove abbimo dato o diamo il nostro tempo magri parlando del consumo consapevole senza divenatre tutti dei pirati della strada perche abbiamo superato l’assurdo limite attualmente in vigore e speriamo non abbassato.
    In atetsa di leggere i vostri commenti Vi auguro una buona settimana .
    Carlo

  57. Buonasera signor Cozzaglio.
    Se lei vuole la polemica le risponderò che Giorgio Grai, prima ancora di fare vini di straordinaria bontà, ci ha insegnato che l’educazione, il garbo, l’eleganza e la signorilità sono tratti della persona che si accompagnano sempre ad una sensibilità gustativa. Senza quelli non ci può essere questa. Lei ricorda che nei primi anni ottanta al Bar Edy c’era la processione di gente del vino che accorreva da Giorgio Grai per un consulto, per una spiegazione, per un parere? Lei ricorda che Giorgio Grai arrivava a far aspettare anche ore l’interlocutore prima di fargli assaggiare qualcosa, utilizzando il tempo intercorrente per valutare se costui fosse meritevole o meno di attenzione e “valesse la pena” di fargli assaggiare qualche suo capolavoro?
    Se invece non vuole la polemica, come mi auguro, le rispondo proponendole di rivolgere direttamente la sua domanda al signor Grai auspicando che noi tre (Giorgio Grai, Lei ed io) possiamo fare una chiacchierata al cospetto di una bottiglia targata Grai.
    Con viva cordialità,
    Francesco Bonfio

  58. Caro Francesco Bonfio , siccome ho il senso della realtà io a Giorgio Grai posso chiedere solo l’autografo . Sempre per il mio senso ho l’abitudine di tentare di parlare di cose , non del cielo , nè tantomeno di ammaestrare le genti . So anche che le parole apparentemente hanno un significato o due , ma non è così per cui se io sono polemico perchè sostengo che 80 nebbioli al giorno di fila alla media di due minuti scarsi l’uno sono al minimo mancanza di rispetto al produttore , mi dichiari polemico , però mi lasci contrattaccare , lei forse non ha mai guardato negli occhi un produttore di quei vini . Capisco anche da come scrive e dagli argomenti che usa che mi giudica brutale e inelegante , pazienza , certo che se io vendessi vini mi guarderei bene dal vendere la base di Ca’ del Bosco , uno dei pochi nomi conosciuti anche dagli astemi , invece che il Grai , con cui ha in comune solo che spuma . Per concludere la mia nota , amo il vino , come lei , mi permetto di criticare il modo di giudicarlo , certamente non la persona che impiega modi diversi dai miei , mi giudichi rozzo e polemico , basta che , nel nostro piccolo , serva alla nostra cultura . Spero non se la prenda , tra l’essere frainteso o giudicato duro preferisco il secondo caso , tanti cari saluti .

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