Paolo Massone nuovo presidente del Consorzio Vini Oltrepò. E in Valtellina…

Non è solo la Franciacorta ad aver cambiato, come già comunicato (leggete qui), il presidente del proprio Consorzio tutela vini, ma anche un’altra importante zona lombarda, l’Oltrepò Pavese, capitale italiana del Pinot nero (per numero di ettari e perché nei più recenti programmi è proprio su questa varietà che si punta per raggiungere livelli d’eccellenza dei vini), ha posto al timone dell’organismo consortile forze nuove.
A provare (auguroni tanti!) a far diventare l’Oltrepò Pavese quella cosa importante che tutti auspicano, ci proverà ora, come nuovo presidente del Consorzio Tutela Vini, il 47enne (largo ai giovani anche qui, se Bacco vuole!) Paolo Massone (nella foto), titolare dell’azienda Bellaria di Casteggio, nell’ultimo triennio componente del Consiglio di amministrazione del Consorzio.
Come fa giustamente rilevare il sito Internet del Consorzio, si tratta di un’elezione storica, perché “è la prima volta in cinquant’anni che la carica più importante” dell’ente che rappresenta gli interessi del ramificato mondo del vino oltre padano “va ad un viticoltore”. Finalmente non sono più presidenti di Cantine sociali o grandi imbottigliatori a reggere le sorti del Consorzio e a delinearne le strategie!
Ora tocca ad un vignaiolo, che conduce un’azienda di 15 ettari, e che conosco da tempo e con il quale ho simpaticamente polemizzato per la sua scelta di produrre un Merlot e uno Chardonnay in purezza, oltre ad un Cabernet Sauvignon con una parte minoritaria di Barbera, dotato di una precisa filosofia del lavoro in vigna ed in vigneto, e già membro di una libera associazione di produttori come InOltre, cercare, in sintonia con il potente direttore del Consorzio, Carlo Alberto Panont, dare forma concreta, percepibile dai consumatori di tutta Italia ed esteri, a quella piramide della qualità che al momento resta soprattutto una ambiziosa formulazione ed un programma d’intenti più che una realtà concreta.
A Paolo Massone i più sinceri auguri di buon lavoro e l’auspicio che non debba mai chiedersi, tra qualche tempo “ma chi me l’ha fatto fare?”…
E in Valtellina? 
Quanto all’altra importante zona vinicola lombarda, la Valtellina, anche se è ormai in dirittura d’arrivo la lunga presidenza dell’enologo della Nino Negri di Chiuro (proprietà e gioiello del Gruppo Italiano Vini) Casimiro Maule, ufficialmente non é stato ancora chiaramente pronunciato il nome di chi possa succedergli. Ufficiosamente prende sempre più quota e si rafforza l’ipotesi di una nuova presidenza affidata al viticoltore di Mese Mamete Prevostini.
La conferma viene da un articolo super elogiativo dedicato a “Mamete Prevostini, autentico virtuoso del Nebbiolo in purezza” e ai suoi vini, uno “strepitoso Sforzato 2005” che un tempo “si sarebbe detto da meditazione. Vino potente e perfetto”, ed il “delizioso Corte di Cama, dal retrogusto sensuale”, da Bruno Vespa, nell’uscita della sua rubrica su Panorama del 22 maggio.
Se non avesse sentito “profumo di potente”, o prossimo a diventarlo (una presidenza di Consorzio dà onori e oneri, ma è comunque una posizione di potere), per quale motivo il conduttore di Porta a Porta, sempre attento, anche quando scrive di vino, a compiacere l’establishment e quelli che piacciono “alla gente che piace”, avrebbe mai dovuto riservare tanti sperticati elogi ai vini di Prevostini?
Forse per elogiare la quantità e la qualità del legno presente in vini espressione di pur eccellenti e ben condotti vigneti?     

0 pensieri su “Paolo Massone nuovo presidente del Consorzio Vini Oltrepò. E in Valtellina…

  1. Per la valtellina mi piacerebbe immaginare che la presidenza vada al Aldo Rainoldi.
    Un giovane, a mio parere, con delle idee ben chiare sulla valtellina, le sue potenzialità, le sue aspettative.
    E molte idee innovative che, chissà, un giorno forse si svilupperanno.
    Comunque sia, in bocca al lupo ai futuri dirigenti dell’oltrepo’, della Franciacorta, della Valtellina.
    Complimenti per il sito, sempre aggiornato e interessante
    Davide

  2. giovane per giovane perché non uno come Emanuele Pelizzatti Perego i cui vini profumano veramente di Nebbiolo di montagna?
    Delle “idee innovative” del giovane Rainoldi (in passato avevo molta più consuetudine con suo zio Peppino) confesso di non essermi mai accorto, in questi anni…

  3. Ma che bella notizia! Questa si che si chiama una gran bella notizia. Dai, Franco, dicci la verita’. Non ne apprezzi soltanto i vini, ma anche il fatto che non nasconde a nessuno i suoi pensieri, che non ha peli sulla lingua. E’ una di quelle persone con cui si può discutere senza litigare. Bei tempi di http://www.inoltrepo.it e di http://www.oltrepopavese.it le creature di Patrizio Chiesa che stanno ricostituendo in archivio le tue celebri degustazioni. Mi ritengo molto onorato di avervi fatto qualche volta compagnia. Adesso sì che puoi fare qualcosa di meglio per i vini dell’Oltrepo. Basta che lo chiami al telefono e che vai a passare un week end a Casteggio, quella del mio mito buonanima ingegner Venco e di Angelo Ballabio col suo Narbusto.

  4. Grazie, amico Franco!
    A proposito, a chi non si fosse mai trovato su quelle pagine dove ha tanto ben infuriato la penna e la verve del nostro Franco, scrivendo dei pezzi che mi sono anche rimasti nel cuore, consiglierei di armarsi di santa pazienza e di attendere l’opera di restauro del buon Patrizio Chiesa. Se l’archivio si mostrera’ nella sua interezza, e prima o poi succedera’, vi troverete dei temi su cui Franco Ziliani, Ruiz de Cardenas, Paolo Massone e tanti altri hanno duellato come si faceva una volta, all’alba, dietro il convento delle Carmelitane Scalze. Temi che non cessano di essere tutt’oggi attuali.
    Sono al settimo cielo, Franco, ma penso che lo sia anche tu, vero?

  5. Mario non voglio intaccare il tuo entusiasmo, ma sono contento soprattutto perché penso che la presidenza Massone, persona in gamba e sveglia, apra un capitolo nuovo per l’Oltrepò Pavese vinicolo e spalanchi, lo spero, nuove prospettive. Quanto ai vini di Paolo, come ho detto, amabilmente, non mi hanno mai convinto più di tanto…

  6. “Quanto ai vini di Paolo, come ho detto, amabilmente, non mi hanno mai convinto più di tanto…”
    Ma e’ proprio questa la novita’!!! Nessuno dei due ha mai nascosto all’altro cio’ che pensa, vi siete sempre spiegati in lungo ed in largo senza mai litigare (alla faccia di chi non ti vuol bene!) e percio’ mi date la garanzia di un rapporto molto aperto, perlomeno serio e finalmente senza manfrine, ma con tanta voglia di migliorare cio’ che davvero si puo’ anche in Oltrepo. Mandiamo in pensione quel “Bonarda Style” sciatto e bislacco dell’ultima gestione?

  7. Le mie più sincere congratulazioni a Paolo!

    Gli auguro di riuscire finalmente a scuotere l’Oltrepò dal torpore che lo attanaglia, sarebbe un miracolo…

    giuliano boni

  8. Mi ha colpito (molto) la foto, che lascia trapelare un pensiero e una ‘vicinanza’ alla terra, a tutto tondo. Mi colpiscono i commenti di coloro che hanno scritto, intervenendo.
    Tutto ciò – ma anche i post sulle altre neo-presidenze – mi suggerisce un’idea di vitalità, di modernità, di attenzione al nuovo e a un rinnovarsi delle sensibilità.
    In altre parole, questi presidenti, di cui leggo, e le cui facce scruto, in questo blog, mi fanno sperare che l’Italia dei consorzi (dei nostri grandi vini e dei nostri splendidissimi prodotti) proceda, indipendente dalle mene della politica (con cui bisogna fare i conti), anzi stimolando la politica a dare visibilità e sostegno a questi made in Italy che solo di questo hanno bisogno, e di niente altro.

  9. La vera novità è che dopo i Direttori delle Cantine sociali (che si sono sostituiti l’un l’altro nel corso di questi ultimi anni) è un viticoltore, titolare di una azienda storica oltrepadana, a reggere lo scettro di Presidente del Consorzio.
    E’ ovvio che essendo Massone giovane e di bell’aspetto, susciti simpatia ed anche, a leggere gli interventi precedenti, entusiasmo.
    La questione fondamentale è quanto Paolo Massone possa (e voglia) incidere nelle strategie del Consorzio, che, mi pare, siano delineate quasi esclusivamente ed in maniera decisa se non autoritaria dal Direttore Panont.
    Per quello che leggo il primo impegno del novello Presidente sarà sostenere il Cruasé, metodo classico DOCG naturalmente rosa, da uve Pinot nero, e intanto dichiara: “Pur essendo un piccolo viticoltore voglio riuscire a mediare. Non dimenticherò il ruolo vitale delle cantine sociali, ma dedicherò anche attenzione a piccole e medie aziende impegnate sulle nostre colline. Chiederò, a nome dei produttori, di puntare sul valore edonistico delle produzioni enologiche locali”.
    Mi pare un’affermazione ponderata che non scontenta nessuno ma che non lascia trasparire niente di rivoluzionario.
    Quanto alle produzioni enologiche locali (ci mancherebbe altro che non si volesse puntare sulle stesse) dall’avvento del dott. Panont lo sforzo del Consorzio è stato percepito da molti come indirizzato quasi esclusivamente a creare una immagine fresca e moderna dell’Oltrepo (Bonarda Style docet).
    Se progressi in campo qualitativo ci sono stati il ruolo del Consorzio non mi pare significativo.
    Questi progressi si devono all’impegno e all’intelligenza di giovani uomini e donne, che muovendosi autonomamente e con spirito (qui davvero) innovativo, si sono dedicati a quei vini che ritengo debbano essere maggiormente considerati e valorizzati in Oltrepo. Parlo di Pinot Nero vinificato in rosso, di riesling renano, della stessa barbera e, perché no, della Bonarda (anche non style).
    Il primo impegno, come detto, del novello Presidente sarà il Cruasè (spumante metodo classico rosè); sarò malfidente ma ho l’impressione che ancora una volta si voglia guardare alla creazione di un vino sicuramente interessante ma soprattutto modaiolo (si dice che il rosè piaccia tanto alle signore; ma forse si ha in testa l’immagine della donna di qualche anno fa, che adesso ha rapidamente cambiato i propri gusti e preferisce un vino rosso deciso ma nello stesso tempo morbido come potrebbe essere un Pinot Nero vinificato in rosso che in Oltrepo, nonostante gli indubbi progressi, non è così facile trovare).
    Non condivido quindi questo entusiasmo, a mio parere poco o nulla cambierà nelle strategie del consorzio e se mi è consentita una piccola cattiveria non vorrei che la nomina stessa di Massone non miri ad altro che a dare all’Oltrepo un’immagine più fresca, giovane e dinamica, ma, sostanzialmente, a lasciare tutto come prima.
    Prosit.

  10. Un caro saluto a lei Franco; non conosco il neopresidente Paolo Massone e nemmeno i sui vini
    anche se frequento spesso l’Oltrepo, gli chiedo scusa e cercherò di rimediare al più presto. penso che la scelta di un viticoltore sia una buona novità, a lui i migliori auguri di buon lavoro.
    Da valtellinese, dico ben venga “largo ai giovani,”preferico evitare di dire quale sarebbe secondo me il Presidente ideale, anche perchè il nuovo Presidente se non erro dovrà essere eletto dal Cosiglio di amministrazione che si insedierà dopo l’assemblea di giugno, chiudere quindi i giochi ora mi sembra prematuro.L’importante, è che se saranno giovani abbiano anche idee giovani, nuove in grado di realizzare cose importanti, ad esempio riuscire a portare a termine quello che tutti predicano da anni”fare sistema”lasciando da parte marchi, personalismi, il pensare “bravi come me non c’è nessuno”, riparlare di qualità del prodotto, mantenere la barra fissa sul vitigno Nebbiolo e iniziare parlare e promuovere il territorio Valtellina; anche, si con libri e riviste ma essenzialmente con i prodotti e i produttori. Se così non avverrà, vorrà significare che questi sono giovani solo per questioni anagrafiche, che in realtà si portano dietro le vecchie idee che per un pò hanno funzionato, ma se dopo anni di lavoro dobbiamo sentir dire in Valtellina si produce troppo (30-40 mila ettolitri l’anno). Ecco, se non ci saranno idee rivoluzionarie, penso ci saranno soggetti che inizieranno a pensare: a cosa serve essere consorziati se poi ci si deve arrangiare da soli? Il rischio è lo sfaldamento.

  11. Nel classico stile oltrepadano nessuna replica alla opinione, opinabile, di chi vorrebbe di più dal magnifico ma mal gestito terroir.
    Un suggerimento: guardate il Soave da vino di pronta beva a grande. Perchè cercare novità quando, curando meglio quello che la terra e la passione dell’uomo possono offrire, si possono realizzare dei vini che nella tradizione e nella storia possono regalare emozioni.
    Veronelli, andate a rileggere la stima che aveva dell’Oltrepo, che allora si scriveva con l’accento, non credo sarebbe di avviso diverso.
    Prosit.

  12. Luciano, in Oltrepò, come pure in altre situazioni, vedi Montalcino (dove il Consorzio non ha mai replicato a quanto ho scritto per mesi e mesi su quanto stava accadendo), vedi Montepulciano (dove hanno bellamente ignorato la mia richiesta di spiegare i motivi della richiesta di cambio di disciplinare del Vino Nobile), vige la regola del “non disturbare il manovratore” e dell’ignorare quello che la stampa – quanto meno non i laudatores zerbinati che dicono che tutto va bene madama la marchesa e non fanno mai critiche – scrive.
    E’ sempre andata così e mi auguro che il nuovo presidente Paolo Massone, che mi ha promesso un’intervista, non appena riterrà opportuno parlare e spiegare il proprio programma, possa cambiare le cose. Ma é soprattutto questione di cultura e di buona educazione e certe cose, quando non ci sono, nemmeno il più bravo presidente di Consorzio le può insegnare…

  13. Veronelli era innamorato dei vini dell’indimenticato ing. Giulio Venco, come il Rosso della Madonna Isabella di Casteggio, ma nell’Antico Piemonte (Oltrepò con l’accento quando non e’ seguito dall’aggettivo “pavese”, altrimenti Oltrepo Pavese senza l’accento) e’ proprio vero quel che scrive Franco e cioe’ che e’ questione di buona educazione. Non possiamo far finta di non guardare i serbatoi di vetroresina, le damigiane sul portapacchi, quel certo “non so che” di immediato dopoguerra che si vuole ancora offrire al turismo del vino del terzo millennio, da cui quel “Bonarda Style” sciatto e bislacco (scusate se mi ripeto) dell’ultima gestione. Massone dovrebbe soltanto dire se si riconosce in quest’immagine di Oltrepò con l’handycap, oppure prospettare come se ne esce, ma alla grande, puntando sul ripristino di qualita’ vere e non soltanto “commerciali”. Anche BIO. Tra i bianchi, per esempio, questa sarebbe una zona favolosa per il Riesling Renano, che invece e’ snobbato. Tra i rossi, questo sarebbe il paradiso di vini come il Barbacarlo, tradizionali, sui generis, incredibili per come lasciano a bocca aperta chi li assaggia provenendo da parti del mondo dove il vino e’ il solito trito e ritrito (ma che noia!) uvaggio bordolese… che col buon salame fresco di tutta la Lombardia non c’entra un cavolo a merenda. Il Buttafuoco, il Sangue di Giuda, fatti bene, sono dei vini da pietanze genuine e sopraffine come ce n’e’ pochi! Insomma, Paolo se vuole ne ha di cose da fare e sono contento che nei prossimi giorni concedera’ a Franco un’intervista scoppiettante (almeno per come me l’aspetto io). Da lui pretenderemo soltanto una cosa: sincerita’. Gia’ basta e avanza, secondo me. E avra’ il sostegno di mezzo mondo!

  14. cominciamo a farla e portarla a casa questa intervista, che magari Massone, dopo che qui sopra ho scritto che aveva promesso di concedermela cambia idea (o magari qualcuno l’aiuterà a farlo…) 🙂

  15. Lo sai che io sono un inguaribile ottimista, no? Del resto se il vino non fosse cosi, a che servirebbe? Si, lo so che c’e’ gente che ha la sbronza triste, quella che uno si mette a piangere e non la finisce piu’, ma io ce l’ho allegra. Moriro’ ubriaco e cantando! Ragazzi, dite la verita’: ma che tristezza ‘sti tagli bordolesi tutti uguali, tutti mologati, un gusto che ha differenze millimetriche in ogni parte del mondo e allora tanto vale comprarsi quelli che costano meno. Ma che pacchia con il busciante dell’Oltrepò che ti mette il pepe… beh, lo sapete gia’ dove, no? E che meraviglia con il secco che sa di terra, di erba, di natura! Massone… se non rilasci l’intervista a Franco che tu possa annegare nell’acqua!

  16. Pienamente d’accordo con Mario, ma, ancora di più, con Franco.
    Aspettiamo fiduciosi che il Faraone conceda il suo beneplacito.
    Una piccola nota linguistica: la regione che sta oltre il Po è sempre e solo Oltrepo (tollerato Oltrepò). L’intervento del dott. Panont in questo è servito, imponendo la giusta ortografia alla denominazione.

  17. beh, come minimo dal nuovo Presidente vignaiolo mi aspetto che non si faccia dire (non mi azzardo nemmeno a pensare imporre) quello che deve fare e dichiarare e quello da cui deve astenersi… Meno Faraoni e più presidenti che decidano, democraticamente, e facciano gli interessi di tutti gli associati..

  18. A mio parere dipende da come la piramide del potere è disposta.
    Secondo me al vertice rimane il Direttore.
    Ma spero di essere contraddetto.

  19. @Luciano

    se pensa realmente che Paolo Massone abbia bisogno del beneplacito di chicchessia per decidere se concedere o meno interviste, vuol dire che non lo conosce proprio. Mi auguro abbia presto modo di ricredersi.

    Sulla “vexata quaestio” dell’accento o meno su Oltrepò, mi sembra di ricordare che le parole polisillabe tronche vadano sempre accentate, anche in caso di nomi composti (ad esempio, “viceré”), ma è vero che sono parecchi anni che non scaldo più i banchi di scuola…

    giuliano boni

  20. Ehi, amici! Chiamatelo come volete purche’ lo chiamiate!!!! Oltrepo, Oltrepò, Oltrepo Pavese, Oltre… mannaggia… siamo tutti gia’ fuori abbondantemente dai banchi di scuola, ma purche’ se ne parli sempre a testa alta. Io sono convinto che ognuno di noi abbia un suo posto laggiu’, un posto del cuore, un posto dell’infanzia, un posto del gusto fuori dall’ordinanza. Massone non e’ un politico, un politicante, un funzionario, un burocrate, quindi bene o male il suo posto reale da qualche parte ce l’avra’ (basta che non mi venga a dire che e’ Bellaria, perche’ non ci credo!). Un posto dove, dopo aver battagliato (se occorre) con Franco, se ne andranno a smaltire la sbornia, perche’ e’ questa l’unica battaglia alla quale i due dedicherebbero volentieri ogni forza. E la’ si spiegheranno fino all’ultima bottiglia, o bottigliata! Piramidi? A Rovescala? A Rocca de’ Giorgi? A Montalto? No, no, no. Panont ci vedeva doppio, forse triplo, venendo dalla Valtellina deve avergli dato di testa qualcosa. Massone alla Bonarda Style (vogliamo scommettere?) gliela mette in quel posto. In saccoccia, come merita.

  21. calma Mario! Io, pur plaudendo all’elezione di Massone, ho una perplessità che non posso tacere, e che mi ha ricordato un “uccellino”, il fatto che il nuovo presidente di un Consorzio che si occupa prevalentemente di vini Doc e Docg sia più conosciuto e celebrato per i vini Igt prodotti nella sua azienda… Quanto alla Bonarda Style, vedremo, calma e gesso…

  22. Che emozione questa improvvisa folata del 1° giugno sui vini dell’Oltrepo’, sulla nota di Luciano e il Soave ! piccolo dilettante , amavo (e bevevo) il Gaggiarone amaro di Agnes , conservo , non la bevo più , ma potrebbe essere buona , una Bonarda 1990 di Edmondo Tronconi , il Madonna Isabella di Venco l’avevo preso credo dieci anni fa’ dal suo successore che faceva , ottimi se si accetta il genere , bonarda frizzante e moscato dolce . Bisogna sempre lottare .

  23. @Giulo
    Molto bene, allora rimango in fiduciosa attesa che questa intervista faccia cambiare idea anche a chi, come il sottoscritto, è convinto che anche la nomina di un Presidente (bravo, indipendente, capace, senza peli sulla lingua, etc.) non possa influenzare in maniera determinante la politica del Consorzio (da altri decisa). Debbo ripetermi: sino ad oggi, questo Consorzio ha privilegiato l’immagine e la ricerca di un facile mercato rispetto ad un serio e difficile impegno per il miglioramento della qualità dei vini.
    Questa è naturalmente la mia personale opinione che, tuttavia, non credo sia isolata.

  24. Perche’, in Sicilia o in Sardegna non sono conosciuti di piu’ quelli che chiamano i loro vini come IGT regionale piuttosto che con nomi di DOC sconosciute oppure di poco prestigio e credibilità? Franco, dai, dimmi anche tu che la DOC Oltrepo Pavese e’ una verginella senza macchia, che NON HA MAI favorito imbottigliamenti fuori zona di cio’ che d’Oltrepo’ ha solo una scritta sulla fattura, che NON HA MAI permesso di chiamare DOC tutto cio’ che veniva buttato in qualche maniera in damigiana o in cisterna! No, amico mio, lo so che tu non lo dirai mai, anzi! Soprattutto quest’anno, un altro scudetto nerazzurro… Hai comunque sacrosanta ragione: calma e gesso. Attendo infatti che Paolo Massone, che ci sta lasciando parlare ma che si studia i discorsi, concretizzi qualcosa a noi comuni mortali.

  25. @Luciano

    Concordo in pieno sull’analisi dell’operato del consorzio fino ad oggi, né penso candidamente che tutto cambierà dall’oggi al domani con un colpo di bacchetta magica o con una sensazionale intervista.

    Semplicemente, ritengo che fare dell’aprioristica e facile ironia sull’operato di una persona corretta e volenterosa, e la cui elezione – comunque la si volglia leggere – rappresenta indubbiamente un segnale di rottura rispetto al passato sia ingeneroso e un tantino qualunquistico.

    Poi, ovviamente, anche Massone andrà valutato alla prova dei fatti, come tutti; ma almeno diamogli la possibilità di provarci!

    giuliano boni

  26. @giulo
    Quale ironia?
    Guardi che conosco anch’io Massone e lo apprezzo. Quando tra parentesi scrivo bravo e capace esprimo semplicemente la mia idea su una persona che stimo.
    Ma sono, come dire, le condizioni ambientali in cui si troverà ad operare che mi preoccupano.

  27. Una preoccupazione piu’ che giustificata, Luciano. Ma non piu’ di tanto. Puo’ contare su una serie di produttori di ottimo livello ed e’ da loro che ricevera’ la forza di non chiudere un occhio o magari tutti e due di fronte a situazioni incancrenite. Ma secondo me e’ molto importante anche il suo rapporto con chi ha espresso ed esprime critiche costruttive che possono soltanto far del bene all’Oltrepo Pavese. Ragiona da produttore, il che e’ completamente diverso dal ragionare da commerciante.

  28. Senti, Franco, c’e’ voluto Peppino Prisco in paradiso per far vincere tanti scudetti di fila (e non e’ finita…) alla nostra Inter. Speriamo che il Duca Denari abbia gli stessi agganci nella tifoseria del settimo cielo. Del resto le ruote hanno un destino: devono pur girare. E anche l’Oltrepo Pavese ne ha tanto bisogno. Non la vedrei cosi nera, ecco. Ovvio che la mia e’ una speranza, sta a Massone farla diventare o no una certezza. Oggi siamo solo alle ipotesi.

  29. Ho trovato anche il buon augurio di Patrizio Chiesa a questo link:
    http://www.oltrepopavese.com/azienda_mese/oltrepo_news.htm
    Percio’, a scanso di equivoci, te lo riporto pari pari:
    BUONA FORTUNA PAOLO
    di Patrizio Chiesa
    “Siamo tutti contenti, o quasi. Si siamo tutti contenti, o quasi, della nomina a Presidente del Consorzio Tutela Vini di Paolo Massone dell’Azienda Agricola Bellaria di Casteggio, ma la svolta, al di là del nome, stà nel fatto che finalmente un produttore diviene il comandante della più importante – almeno così dovrebbe essere – istituzione vitivinicola in Oltrepò Pavese.
    Ma come sempre, ancora una volta, in Oltrepò le decisioni importanti arrivano sempre in ritardo.
    Arrivati attorno alla 30 posizione con la D.O.C.G. ed ora che un po’ tutti sono in crisi, ora che molti sono arrivati veramente alla canna del gas, si gioca una carta che doveva essere giocata almeno dieci anni fa. Ma dieci anni fa le cantine sociali erano ancora i colossi indiscussi dell’economia vitivinicola dell’Oltrepò ed ora, per mollare il mazzo, significa che anche loro sono sull’orlo della crisi, una crisi che alcune probabilmente, con furba coscienza, sanno che non supereranno e allora preferisco anche loro giocarsi l’ultima carta; un presidente vitivinicoltore che cerchi di trovare quelle soluzioni che in troppi, senza competenza e soprattutto guardando agli interessi di pochi, hanno cercato per vent’anni. Cantine sociali che forse hanno capito, ancora una volta troppo tardi, che la loro produzione e la successiva vendita, non sarà mai compromessa dai marchi dei vitivinicoltori poiché sono due fasce di mercato su due livelli totalmente diversi. Un pensiero questo che doveva essere, come detto, quello di dieci anni fa, ma forse allora si consideravano loro i padroni d’Oltrepò.
    Ma questo è l’Oltrepò; deve arrivare proprio sull’orlo del precipizio per poi rinascere.
    Cosa potrà fare il nuovo presidente non lo so e non riesco nemmeno ad immaginarlo, sono logiche e pensieri troppi grandi per me, ma di una cosa sono certo, porterà nelle sue oratorie le opinioni vere dell’Oltrepò vitivinicolo, le opinioni dei produttori e visto i suoi predecessori – ragionieri, agricoli e dentisti – questa non sarà un’operazione impossibile, anzi forse sarà la cosa più semplice che potrà fare il nuovo presidente e già questa sarà un qualcosa di importantissimo. Paolo Massone sa da dove arriva l’Oltrepò, lo sa e lo dice, ma sa anche dove sono arrivati i produttori con tenacia e caparbietà. Trasmettere con sincerità questi pensieri, mettere l’emozione e il sentimento in quel che si fa e riuscire a trasmettere le stesse sensazioni a chi ascolta… be’ già questa è una grande operazione di marketing.
    Parliamo di vino, del vino dell’Oltrepò, ma basta parlare di numeri, di soci, di ettolitri, di bottiglie… parliamo del vino dell’Oltrepò e soprattutto parliamone con amore. Da più parti arrivano segnali di apprezzamento per l’elevata qualità raggiunta dai vini dell’Oltrepò Pavese in questi ultimi anni; allora caro Paolo spero di non sentire dà te le solite manfrine… “siamo la più grande zona di produzione del pinot con ben tot ettari” e poi “sono state prodotte nell’annata 2008 tot bottiglie D.O.C.” ecc. ecc. Parlaci e parla di come si producono i vini dell’Oltrepò Pavese, quelli veri! Questo vorrei!
    Concludo con la speranza, che vuole essere anche un suggerimento al nuovo presidente, di non trascurare l’aspetto turistico legato alla promozione dei vini dell’Oltrepò perché se il VINO E’ TURISMO certamente il TURISMO NON E’ SOLO VINO.
    Buona fortuna Paolo! Patrizio Chiesa”

  30. Davvero da condividere quello che scrive Patrizio, uno dei pochi, assieme allo stesso Paolo Massone, che dalle pagine del compianto portale Inoltrepo, cancellato dalla mattina alla sera, aveva il coraggio di dissentire sulle cose Oltrepadane.
    Sarebbe un primo significativo gesto di innovazione se il Presidente, memore dei suoi trascorsi, desse la possibilità a chi ha suggerimenti, idee o semplicemente dissente, di esprimersi anche attraverso la rete (basterebbe un sito creato ad hoc sul portale del Consorzio, sito che però, please, andrebbe gestito con serietà dando risposte ed accettando il contradditorio).
    In questa maniera potrebbe smentire Patrizio quando quest’ultimo afferma che in Oltrepo si arriva sempre dieci anni dopo.

  31. Luciano….

    “compianto portale Inoltrepo, cancellato dalla mattina alla sera, aveva il coraggio di dissentire sulle cose Oltrepadane”

    In cuori come il tuo, il mio, quello di Franco, quello di tanti altri che ci leggono e che non hanno la tastiera facile ma un buzzo buono per il vino buono, la speranza non costa niente e non muore mai.

    Paolo deve delle risposte a Patrizio che lo ha ospitato ogni volta che poteva e gli ha fatto da confessionale e da grancassa tutto gratis, solo cuore. E tutti noi siamo qui ad aspettare perlomeno quel gesto che auspichi proprio tu. Anche dieci anni dopo. Non e’ mai troppo tardi.

  32. Prima di tutto voglio porgere un cordiale CIAO FRANCO a Ziliani… cordiali ciao che porgo anche a Mario e Luciano. Una breve considerazione… quante cose abbiamo scritto allora… e di quelle cose quante ne sono accadute… non ultima quella di un presidente del consorzio produttore. Mi piacerebbe veramente rimettere online tutto quello che avevamo scritto, ma quando ho deciso di chiudere tutto ero stufo di essere sempre considerato bastian contrario, ecc. ecc. e di perdere aziende sul Portale.
    Un saluto caro a tutti e se volete mandatemi i vs scritti che cmq li pubblicherò. Patrizio

  33. A me basta anche solo questo breve messaggio di Patrizio per essere davvero contento di un’elezione del Presidente del Consorzio che ci ha fatto almeno ritrovare tutti quanti ai loro posti di combattimento.

  34. Direi che l’elezione del nuovo Presidente ha riacceso i riflettori sull’Oltrepo ed ha ridato, alle persone di buona volontà, quell’interesse che per stanchezza, delusioni continue, mancanza di confronto, avevano perso per le cose Oltrepadane.
    Non accontentiamoci però di questo niente, attendiamo questa intervista a Massone (che a questo punto non può più essere negata), valutiamola serenamente cercando di coglierne gli aspetti innovativi e poi, se ci verrà consentito o magari chiesto, dovremo, ognuno con i propri mezzi, dare il nostro piccolo o grande contributo (comunque da non sottovalutare)alla causa.

  35. Franco e Soci
    Buongiorno a tutti,
    Se non ricordo male, il Settembre scorso, scrissi rispondendo ad un articolo su questo blog riguardo la degustazione in Via Durini a Milano, da parte del “Pinò Club”. All’articolo risposi armato da un desiderio di dialogo e relativa sana discussione. Haimè i pregiudizi negativi, sarcastici, del tutto gratuiti da te espressi furono tali da dover rinunciare a proseguire.
    In passato, in alcuni casi, avevo anche apprezzato il tuo modo “tagliente” e diretto di esprimerti; in altri, così come il Settembre scorso, a mio giudizio del tutto fuori luogo e tendente a chiudere una discussione anziché accenderla.
    Siamo entrambi coscenti del fatto che il Blog “Vino al vino” può sicuramente fare a meno dell’ O.P. e viceversa; scusa ma ritengo questo chiarimento indispensabile per gettare le basi ad una sana discussione.
    Io sono lo stesso che scrisse sul tuo blog, la mia nomina e tutto il resto non hanno modificato di nulla gli intenti, che in questi ultimi 3 anni da consigliere ho cercato, insieme ad altri di portare avanti in una “squadra” fattiva e propositiva della quale ho fatto orgogliosamente parte. La squadra è tuttora molto forte, tutti ci auguriamo di essere, in questo presente-immediato futuro “efficaci”.
    Così come ti avevo prospettato, l’O.P. ha da qualche tempo ha imboccato una strada CHIARA, e la stà percorrendo, certi del fatto che nelle denominazioni, nel nostro lavoro non è tutto così semplice e immediato. I dettagli li vedremo in quell’intervista che organizzeremo.
    Vi chiedo un po’ di pazienza e di sana voglia di ascoltare.
    Un caro saluto a tutti, con l’accento….. (di pò)…. a Giuliano, un carissimo amico.
    paolo massone

  36. caro nuovo Presidente del Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese, credo che sarà difficile dialogare se non perderà, come altri suoi colleghi presidenti di Consorzio e altri produttori, la brutta abitudine di definire le critiche che posso talvolta esprimere su questo blog come “pregiudizi negativi, sarcastici, del tutto gratuiti” e “del tutto fuori luogo”.
    Erano invece giudizi, valutazioni, non pregiudizi, che lascio ad altri, come il plauso a comando, tanto per garantirsi qualche rendita di posizione e qualche incarico…
    Bene, caro neo Presidente, si abitui a rispettare le critiche, a prenderle come tali, a valutarle serenamente e a non considerarle delitti di lesa maestà, solo in quel caso un costruttivo dialogo potrà aver luogo. Diversamente, come lei scrive, “il Blog “Vino al vino” può sicuramente fare a meno dell’ O.P. e viceversa”, anche perché, con tutta la simpatia per la sua zona, dove spesso si può mangiare del salame spettacolare e dove le colline sono bellissime, sono ben altre le zone vinicole lombarde e italiane che realmente mi appassionano…
    Questo per la precisione e per “gettare le basi di una sana discussione” che con i presupposti che lei pone mi sembra molto difficile…

  37. Mario, il nuovo presidente del Consorzio vini Oltrepò Pavese non deve guardare a quello che me piace della sua bellissima terra: deve imparare, come tanti altri, a rapportarsi correttamente con i giornalisti, accettando le critiche, senza dare del “prevenuto”, del gratuitamente sarcastico (chi decide che i sarcasmi siano gratuiti? Lui, il direttore del Consorzio, il Santo Uffizio?) a chi si limita a fare il proprio lavoro di giornalista indipendente. Che può elogiare, ma può anche, senza alcun interesse personale in ballo, muovere delle critiche. Quanto imparerà questi fondamentali, come si dice nel calcio, allora potremo tranquillamente dialogare

  38. Franco , non se la prenda se glielo scrivo in pubblico sul suo blog : che senso ha , per lei , per la stima che di lei hanno i lettori , mettersi al livello del Massone di turno ribattendogli una cosa orribile quale “sono ben altre le zone vinicole lombarde e italiane che mi appassionano” . Trascinato da un , per me incredibile “dispitto” , che purtroppo ogni tanto la prende , arriva a dimenticare che l’Oltrepo’ non è di Massone , nè nostro : è Lui . La nostra domanda deve essere solo , oltre le persone : oggi non ha un valore , può averlo ?

  39. Come vuoi tu, amico mio, ma l’occasione era fin troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire. Il Barbacarlo di Lino Maga per me e’ un vino esemplare, un vino modello, un vino ambasciatore, un tutt’uno con l’Oltrepo Pavese e i suoi circoli delle bocce, i suoi mercati all’aperto, la sua gente buona di campagna, i suoi fuochi e le fucilate la notte di Pasqua…

  40. bella domanda Flaminio: certo che un valore ha, eccome, e maggiore può averlo tale da non portarmi a non scrivere, provocatoriamente come ho fatto, ma con grande sincerità, perché la penso così che “ben altre sono le zone vinicole lombarde e italiane che mi appassionano” (ma vogliamo mettere, mi scusi, la Valtellina e le Langhe? Ma dai!), ma questo valore dipende anche dagli uomini e dai comportamenti. Non come scrive lei, non io, “del Massone di turno”, perché Paolo Massone uomo e viticoltore meritano rispetto, ma dal neo-presidente del Consorzio tutela vini Oltrepò, che con il suo commento, quello sì, un po’ arrogante e fuori posto, dimostra di essersi già calato nel ruolo e di non aver capito che anche nei comportamenti con la stampa non servile, con i giornalisti rompiscatole come il sottoscritto, occorre cambiare registro, musica, E soprattutto stile…

  41. Franco , sintetizzo , se lei voleva , pessimo termine ma si usa : EVIDENZIARE un modo di esprimersi inaccettabile , la scelta migliore era lasciarlo solo , nella sua più completa efficace nudità .

  42. Calma e gesso, Signori.
    Credo che la diplomazia (che non è ipocrisia)sia una virtù che non possa mancare in chiunque eserciti un sia pur piccolo potere istituzionale.
    Non vedo poi il nesso tra la schermaglia verbale di otto mesi fa tra il novello Presidente ed il titolare del blog, con le aspettative e le domande espresse nel medesimo blog, sino forse all’intervento del sottoscritto, che erano esclusivamente improntate all’ottimismo ed alla fiducia più pieni. Mi pare che dopo il mio intervento le cose siano state inquadrate in maniera più rispondente alla realtà dell’Oltrepo.
    Il carattere sanguigno di Franco, d’altro lato, lo porta spesso a duellare all’ultimo sangue, anche con chi, come il sottoscritto e, ne sono convinto, lo stesso Paolo Massone, lo stimano come uno dei pochi giornalisti che capiscono di vino e che non militano sotto alcuna bandiera. Sull’argomento basta vedere come ci siamo affrontati solo poche settimane fa.
    Ma è bastato il rinnovato interesse di entrambi per l’Oltrepo che ha risvegliato la nomina di Paolo Massone, per far dimenticare a tutti e due lo scontro duro che c’era stato e nessuno dei due si è sentito di ricordarlo.
    Voglio dire: il fine giustifica i mezzi.
    Un’altra considerazione: a noi, che interveniamo sul blog di Franco Ziliani (ma anche in altri), interessa capire qualcosa di quanto succede nel mondo del vino, ma siamo anche (parlo per me ma per chissà quanti altri) dei consumatori che si ritengono, un poco presuntuosamente forse, non del tutto sprovveduti. Spendono soldi e tempo per andare a vedere cosa succede, enologicamente parlando, in Alto Adige piuttosto che in Borgogna o in Austria o nel Sud Est francese, leggono cosa dicono dei loro vini i Francesi e dei nostri gli Inglesi e gli Americani.
    Affermare che l’Oltrepo può fare a meno di questo blog significa in qualche modo anche dire che può fare a meno di tutti coloro che nel blog medesimo intervengono, dicendo magari delle inesattezze o addirittura delle cattiverie, ma, esprimendo comunque liberamente la propria idea.
    E questo non è carino, a meno che…….., ecco la solita manfrina, al Consorzio non interessi altro che continuare a promuovere progetti tipo Bonarda Style o un mondo di Pinot Nero (a proposito che fine ha fatto?) e adesso il Cruasè, cercando di ampliare sempre più il suo mercato con l’immagine, il marketing ed il flauto magico.
    Se è così, di Franco Ziliani, di questo blog e dei suoi frequentatori (spesso rompiscatole), non l’Oltrepo, che continueremo ad amare per quello che è stato, che vorremmo fosse e che in parte è già, ma il Consorzio Tutela Vini dovrà fare a meno.
    Un socio (forse) di Paolo Ziliani.

  43. Bella idea, Luciano. Non mi rivolgero’ piu’ a “un certo” Franco chiamandolo “amico mio”, ma lo chiamero’ “socio”. Anzi, meglio, “un certo socio”. Cosi alla prossima biografia di qualche bandiera, bandierina o banderuola del vino ci chiameranno tutti “quelli che Franco”, ovviamente “un certo” Franco.

  44. a dire il vero gli si potrebbe segnalare anche la mia intervista, non in ginocchio, al presidente del Consorzio Vini Valtellina, nonché enologo della Nino Negri, Casimiro Maule, pubblicata qui
    http://www.sommelier.it/archivio.asp?ID_Categoria=7&ID_Articolo=1115
    ma voglio pregare gli amici Mario, Luciano e Flaminio, che tanto a cuore dimostrano con i loro interventi di prendere la “questione Oltrepò”, di non pressare e non stressare il neo Presidente del Consorzio. La mia richiesta di un’intervista l’ho fatta, anche pubblicamente, i termini e le condizioni di un possibile dialogo sono fissati, a lui decidere se accettarli oppure no.

  45. Ma secondo te, Franco, sei proprio sicuro che romperei come un elefante in un negozio di cristalli la consegna del “non pressatemi e non stressatemi il pupillo” nel riproporre una ulteriore lettura del gia’ proposto link http://www.oltrepopavese.com/azienda_mese/oltrepo_news.htm dove il buon Patrizio Chiesa ha aggiunto di suo questo stupendo pezzo dedicato alla Chimera d’Oltrepo’, il Pino’…..?

    Per i piu’ pigri, eccone la versione integrale:

    TERRE DI PINOT, ennesimo delirante marchio… di Patrizio Chiesa

    Siamo ancora – e speriamo per molto – felici per l’elezione del neo presidente del Consorzio Paolo Massone ed eccoci ancora una volta a fare i conti con i piccoli campanilismi oltrepadani dove sei sindaci, per lo più in aria di rinnovo, si inventano l’ennesimo marchio wine-turist denominato TERRE DI PINOT. Per qualcuno probabilmente vale il detto “tutto fa brodo”, ma questa è la perfetta logica per deframmentare in mille identità il territorio e non riuscire mai ad esportare un’unica immagine.

    Si potrebbe indire un concorso per chi colleziona l’elenco più lungo di questi marchi, nati, e per la maggior parte morti e sepolti, in Oltrepò Pavese. Se creare, inventarsi un marchio è la cosa più semplice del mondo, promuoverlo, esportarlo e farlo divenire un vero marchio distintivo dell’Oltrepò rimane un problema irrisolto.

    Marchi che poi si ritrovano in contesti fieristici di massima importanza con degli stand a dir poco penosi, con attorno invece altre zone con degli stand che noi oltrepadani possiamo solo ammirare a bocca aperta. Ma non abbiamo nulla da rimproverarci perché siamo ancora una volta vittima del nostro campanilismo. Se poi si pensa che la promozione del marchio, nel caso specifico di quest’ultimo TERRE DI PINOT, sia affidata alle gare ciclistiche, alle gare di auto e al museo del cavatappi riaperto in occasione delle elezioni da un gruppo di volontari… be’ lascio a voi ogni considerazione… marchi… marchietti… marchioni che quando arriva la RAI diventano… lasciamo perdere!

    Ma è proprio il nascere di queste iniziative che dovrebbe far pensare, chi può, chi deve, alla creazione di un vero marchio che possa contraddistinguere in modo univoco e integrato tutto il territorio, al di là di questo o quel marchietto. Un marchio forte promosso e tutelato dall’Ente Pubblico che proprio creando un’identità, un progetto, attorno al marchio stesso, riesca a coinvolgere le aziende che operano sul territorio. Un marchio che poi si trasformi in un canale unico di promozione e divulgazione delle attrattive del territorio sia esse – e non mi stancherò mai di dirlo – turistiche, vitivinicole e dei prodotti tipici. Un marchio che sappia gestire prima la promozione e successivamente l’incoming turistico divenendo nel tempo il punto di riferimento turistico, l’agenzia turistica, del territorio. Ma è un concetto tanto difficile da capire?

    Nel caso specifico di TERRE DI PINOT, che senso ha che sei comuni piantino gli ennesimi quattro cartelli… ma le aziende sono con loro? In Oltrepò qualche anno fa è nato il Pinò Club fondato da aziende che esprimono un ottimo livello qualitativo grazie alla loro produzione, ma perché i comuni non si accodano a queste iniziative mettendo a disposizione dei privati, degli imprenditori, che poi sono quelli che “fanno”, le piccole o grandi risorse che hanno a disposizione invece di sperperare ancora una volta quel poco o tanto denaro che hanno disposizione?

    Che senso ha tutto questo? Ognuno di voi avrà la propria opinione, personalmente penso che ancora una volta molti siano vittima del loro protagonismo, hanno paura di passare in secondo piano, quando invece non hanno capito che il messaggio che deve passare è quelle delle aziende, dei privati, che esprimono le peculiarità qualitative del territorio. TERRE DI PINOT oltre ad un breve articolo sui giornali locali, con cinque persone che brindano in mezzo ad una strada, sotto ad un cartello, che futuro avrà? Questa dovrebbe essere la domanda. Ma queste persone non affrontano nemmeno il problema. Una delle parole chiave della promozione turistica è la continuità. E per questi signori la continuità nelle azioni è sicuramente un optional. Azioni inefficaci e sporadiche che nulla hanno a che vedere con la promozione e l’affermazione del territorio Oltrepò.

    Un ultima precisazione a chi ha scritto l’articolo… non si chiamano “cavaburson” ma “tirabuson” i cavatappi in dialetto…

    Patrizio Chiesa – patrizio.chiesa@iagency.it

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