Per questo week Franco Ricci vi invita a Roma, capitale del “Paese del vino che non conosce il vino”

Superata brillantemente la difficile prova rappresentata dall’aver ospitato la finale della Champions League, Roma, la città che secondo la brillante (?) boutade (?) del presidente del Consiglio sembrerebbe più africana che europea tanto appare sporca, preparandosi ad accogliere domenica, al Colosseo, l’arrivo del Giro d’Italia, è chiamata ad un’altra prova difficile, l’arrivo dei wine enthusiast, di quello che Franco M. Ricci, con un’altra espressione ad effetto, ha definito il popolo del “Paese del vino che non conosce il vino”. Come già annunciato altrove, sabato e domenica Roma, ed in particolare l’Hotel Rome Cavalieri di via Cadlolo, saranno teatro di due eventi organizzati dall’efficientissimo team di quell’A.I.S. Roma, che nell’editoriale dell’ultimo numero della rilucente-elegantissima rivista Bibenda denuncia che “abbiamo la certezza che più di 50 milioni di italiani non sappiano cosa sia il vino. Una cultura ignorata da ogni fascia economica declinata tra la ricchezza e la povertà”, e che “l’atteggiamento che la gente ha nei confronti del vino è perverso: non esiste, fa male, ne abusa, nessun rispetto”.
Insomma, “la negazione assoluta dell’arte del Vino è sintomatica e mortificante. Un comportamento/atteggiamento che è nostro dovere esaminare”.
Ho già chiesto a Franco M. Ricci, che ben conosco e di cui riconosco le capacità (ad esempio quella di aver ospitato qualche volta su Bibenda miei articoli…), di spiegare meglio, ai lettori di questo blog, il significato di queste sue impegnative dichiarazioni, essendo estremamente interessato a capire cosa possiamo fare, tutti noi che operiamo nel campo dell’informazione sul vino e della cultura del bere bene, per combattere “l’enorme povertà culturale” che denuncia e innescare invece un processo educativo “che favorirà l’incremento nel consumo del vino di qualità”.
In attesa di poter ospitare le sue riflessioni, non posso che segnalare all’attenzione di chi potrà essere a Roma le due manifestazioni che organizzerà sabato e domenica, sabato 30 (leggete qui) ospitando il più ricco e articolato banco d’assaggio di Barolo e Barbaresco che sia mai stato organizzato nella Città Eterna, e domenica 31, arrivo del Giro d’Italia permettendo, l’edizione 2009 dell’ex Oscar e oggi Premio Internazionale del vino, (link) sulla cui composizione delle nomination nelle varie categorie i lettori di questo blog, chiamati a suo tempo a dire la loro, hanno sinora taciuto o quasi. Forse perché distratti e poco interessati.
Sarà la comunicazione dei risultati finali, che si apprenderanno ufficialmente solo domenica sera/lunedì mattina, a stuzzicare, come le parole sopra riportate dell’editoriale di Franco M. Ricci, il loro intervento, quel pizzico di vis polemica che spinge, soprattutto su un wine blog come questo, a pronunciarsi?

0 pensieri su “Per questo week Franco Ricci vi invita a Roma, capitale del “Paese del vino che non conosce il vino”

  1. Girando per il mondo come sto facendo ultimamente, mi accorgo delle macroscopiche differenze culturali (mi riferisco al vino) tra il popolo italiano ed altri. Da noi le mode fanno del consumatore il “sedicente esperto del nulla” che continua a vagare nel mondo dell’ignoranza perchè l’informazione di settore, spesso, troppo attenta alla pubblicità non ha il tempo per svolgere il ruolo importantissimo della formazione. All’estero ho trovato importatori e ristoratori entusiasti di poter proporre (per esempio) piccole e “sconosciute” aziende italiane. In Italia, facendo degustare tali cose trovi un 70% di persone che ti dicono che il vino è buono ma siccome sconosciuto ai più, i clienti di tale locale non lo acquisterebbero mai. Manca l’entusiasmo per ciò che si fa. Il busines facendo poca fatica e l’apparire,sono prerogative anche nel mondo del vino, a svantaggio di una cultura sempre più necessaria.

  2. Ignoratemi o rispondetemi con fatti : perchè Alba terra madre ha coinvolto solo i giudici dei due minuti , Roma caciarona convince anche i grandi nomi (Bruno Giacosa , Gaja) e , facile profezia , avrà pubblico e risonanza?

  3. caro Flaminio, lei mi é molto simpatico, ma non speculi su questa simpatia!… Primo ad Alba Wines non c’erano solo, come li chiama lei, “giudici dei due minuti”, ma fior di giornalisti che sono andati a farsi un’idea, attraverso l’assaggio di un vasto numero di campioni, del livello delle nuove annate di Barolo e Barbaresco. Secondo, c’é una fondamentale differenza tra Alba Wines e la manifestazione di Roma che vede anche alcuni grandi nomi assenti ad Alba aderire: nel primo caso, Alba, si trattava di una degustazione alla cieca dove tutti i vini sono messi sullo stesso piano e dove può accadere che piacciano di più vini meno noti, blasonati e costosi. Nel secondo, Roma, é un banco d’assaggio, dove si degusterà, in maniera palese, non mettendo i vini a confronto, davanti ai produttori. La prima manifestazione riservata alla stampa specializzata, la seconda al grande pubblico degli appassionati. Normalissimo quindi che quei produttori che hanno trovato cento scuse e pretesti per non partecipare al wine tasting di Alba siano puntualmente presenti al grande evento mediatico organizzato, in quel grande palcoscenico che é Roma, da quel grande anfitrione che é Franco Ricci. Qui, a partecipare, non si corre alcun rischio, ad Alba, invece, il confronto, alla pari, poteva creare, soprattutto a quelli che credono di essere i primi della classe e dei padreterni, qualche problema… Tutto qui
    cordialità

  4. Caro Franco ,per lei ho un’ammirazione enorme e ci speculi fin che vuole , perchè lei mi ricorda il Prometeo che si batte contro l’ignoto possente , per la propria idea , anche se non conosce i rischi , anche se gli manca la certezza d’aver ragione . Sa la cosa fondamentale , chi non si batte ha sempre torto . Ciò detto senza ipocrisie e pensieri celati , la prima domanda che dovrebbe farsi , lei e colleghi avete deciso d’essere giudici : chi ha deciso che voi siete giudici ? Cento scuse e pretesti ? quanti di voi giudici sarebbero disposti ad affrontare una prova , assaggiate alla cieca , veramente alla cieca , cento bicchieri , ma di soli venti vini ? dareste per i cinque vini della stessa bottiglia lo stesso giudizio ? Gesù , caro Franco , non ha criticato i giudici , considerato il mestiere di suo padre , ha solo detto : il giudizio è un atto da giudicare . E , P.S. , da Gaja di cui le ho scritto ripetutamente cosa penso , al mio adorato Schiavenza , o Pino Ratto , o Teobaldo Rivella , o La Ca’Nova , pensi e risponda sinceramente fregandosene di eventuali figuracce , lavorano per quelli della mia categoria o della sua ?

  5. E secondo Mr. Ricci sarebbe questa l’occasione di far conoscere il vino a chi non lo conosce?
    Con una kermesse traboccante di veline, elefanti e trapezisti?
    Ma mettiamoci anche, che ne so, quei temerari con le macchine volanti, una tribù di pigmei armati di frecce velenose, Mandrake con il fido Lothar e la Arcuri con due pantere tenute al guinzaglio da collier di smeraldi! Che tristezza…

  6. Giusto , Paolo , mettiamoci anche qualche Bugatti , alberi e cespugli col cartello : attenzione , bosco , merli e fagiani che cinguettino in inglese e le persone colte , a fianco della recente nobiltà del Ventennio , proclameranno : finalmente .

  7. @Giovanni Arcari.
    Siamo un paese (ancora) così bello, che visto in contro-campo, da fuori viene (ancora!) voglia di conoscerlo, quindi di informarsi, leggere, guardare, sapere.
    Ecco: la passione per la CONOSCENZA da noi viene spenta quotidianamente, mentre si accende la tivvù (che pure sarebbe un formidabile strumento per la conoscenza). Ma noi preferiamo la VISIBILITA’più pruriginosa.
    Perciò chi ha da dire cose che non siano di interesse immediatamente monetizzabile, chi parla di CULTURA, che è l’entroterra dei nostri migliori prodotti, viene preso per i fondelli.
    Un grande uomo del vino un giorno mi ha dichiarato:”signora la cultura non mi interessa, a me interessano i soldi.”. Onesto, ma desolante.
    Perciò avanti con i nani e le ballerine.

  8. A proposito di cultura e conoscenza, sabato scorso il Gastronauta su Radio24 parlava di vino biodinamico e chi ha intervistato in merito alla questione secondo voi?
    Nicolas Joly? No. Stefano Bellotti? No. Ales Kristancic? No.
    Ha chiamato Riccardo Cotarella…..

  9. Gentile Silvana, con tutto il rispetto non credo che la persona che le ha palesato che l’unica cosa interessante siano i soldi, lo si possa definire un grande uomo del vino. Piuttosto un commerciante che oggi vende vino ma che potrebbe vendere e avere lo stesso successo, anche con le ciabatte. Io credo nella cultura fulcro dell’identità del nostro paese e della nostra terra e più in piccolo, di un territorio vinicolo. Voglio cercare, per quanto difficile (nel mio piccolo), di sradicare quel velo di profonda ignoranza, che nasce da persone legate ai meri interessi come quella da lei descritta. Vorrei mostrare loro che facendo cultura non solo si possono guadagnare i soldi, ma si può anche fare del bene anche a se stessi.

  10. Non voglio difendere nessuno, specie chi ha voce per farlo meglio da solo. Però esprimo disappunto verso chi troppe volte fiata nelle trombe della critica. Per carità, ognuno è libero di pensarla come vuole ma, se ogni tanto, invece di approcciarsi con critica malevola, ci si sforzasse di guardare oltre…ciò aiuterebbe una miglior comprensione. Delle cose, tra le persone e,perchè no, anche tra i popoli. Ciò detto invito a riflettere pure sul semplice (si fà per dire)ruolo del “commerciante”. Senza questa importante categoria, eppure a volte esecrabile, vituperata e additata al pubblico lazzo e disprezzo, dove saremmo? Come faremmo a farci una conoscenza sui sali del mondo, sulle spezie del pianeta, su stoffe, tessuti, abitudini ed usi di posti lontani senza il commercio ed i commercianti? Anche vendere a Roma del vino diffonde cultura, proprio come la Fiera del libro di Francoforte che nessuno si sogna,però, di denigrare. Saluti a tutti.

  11. Vede Solaroli, esistono due modi di commerciare e conseguentemente due tipi di commercianti. Il primo vende quello che gli viene richiesto senza troppi “se” e troppi “ma”. Per esempio se viene richiesto il prodotto vino, lo stesso commercializza vino senza preoccuparsi di ciò che realmente rappresenta, in quanto non ne sente il bisogno. Gli viene chiesto vino, non vino di questo o quel vitigno, di questo o quel territorio. Basta che ciò che vende porti la scritta pari pari a quello che gli viene richiesto. Il secondo invece si preoccupa di creare una richiesta cercando di fare cultura del prodotto, cercando di portare conoscenza dello stesso, in quanto il vino è storia, cultura e quindi un patrimonio da difendere e valorizzare. Son certo che se lei oggi compra spezie, stoffe ecc non è di certo perchè ad importarle siano stati una banda di muti, esclusivamente arrivisti, ma gente che prima di concretizzare ha saputo raccontare una cultura, una storia, un prodotto, al fine di sviluppare in lei una conoscenza.

  12. fantasmagorica la scelta del “gastronauta” di interpellare Riccardo Cotarella in una trasmissione dedicata ai vini biodinamici. Forse meno stravagante di quanto possa apparire di primo acchito: dimenticando che é stato ascoltato uno dei winemaker più “interventisti” d’Italia, questa scelta testimonia una cosa importante – e preoccupante – che quella dei vini naturali sta diventando una moda. Che suscita gli appetiti dei produttori industriali, che cercano di rifarsi una verginità o di cavalcare la tendenza del momento, e le attenzioni anche degli enologi consulenti. Che o magari troveranno motivi per fare mea culpa, oppure, da furbetti quali spesso sono, cercheranno in qualche modo di salire sul carro…

  13. ci sto ragionando sopra da tempo e ancor più ci penso in questi giorni, visto che devo preparare a breve un ampio articolo di quattro cartelle per una rivista che mi ha chiesto di fare il punto su questa complessa problematica

  14. I vini maggiori dei Cotarella sono dappertutto , ricordo che a suo tempo feci una gran fatica a scovare il Vitiano , esaltato da tutte le guide come il vino dallo straordinario rapporto qualità/prezzo . E’ uno dei pochi che io , dilettante nella media , assaggiato a pranzo , forse non l’ho capito , riassaggiato la sera e il giorno dopo , ho versato nel lavandino. Non che avesse difetti , gli mancavano pure quelli . Eppure i Cotarella seguono 40 aziende , nessuna guida li ignora , le maggiori , compresa quella di Gigi Brozzoni , giudice scontento di Alba Wines , li esaltano . La scelta è sempre personale ma la società , in questo caso la nostra , qualche spinta la darà pure . Confesso , anch’io , da adulto , ho bevuto coca cola .

  15. Caro Arcari e caro Solaroli@, l’omaccio in questione NON è un commerciante, è un noto produttore. E son d’accordo con Salaroli sull’idea che i commercianti non siano necessariamente gretti…anzi, devo dire che sempre più ne conosco di consapevoli (per ragioni di bottega? forse, ma meglio un commerciante consapevole di quello che propone e vende, o no?).

    E a proposito di vini naturali. Incominciamo a camminare in una vigna, a osservare che cosa ci cresce, il colore dell’erba, i profumi, gli odori.

  16. Ho capito che è un noto produttore, ma sicuramente non un grande produttore per via di lungimiranza o rispetto per il lavoro che ha deciso di svolgere. Più che consapevole di quello che propone o vende, mi pare consapevole di quello che guadagna con quello che vende, qualunque cosa sia.

  17. Torniamo al titolo del post.
    Franco M. Ricci può risultare più o meno simpatico, ma credo che non si possa discutere il fatto che svolga il suo lavoro egregiamente da oltre un ventennio.
    Creare circa 200 giornate l’anno dedicate al vino, tra corsi e degustazioni (queste ultime per lo più gratuite), ritengo non abbia confronti in tutta la penisola.
    Sono d’accordo sulle sue parole: basta sostare 5 minuti fra i banchi della grande distribuzione ed ascoltare chi acquista per comprendere quale sia l’approccio dell’italiano medio verso il vino.
    Personalmente sono reduce dal pomeriggio dedicato al nebbiolo di Langa.
    Non ho visto né nani, né ballerine, ma solo un pubblico di sinceri appassionati che, sfidando la canicola della Capitale, era pazientemente in fila già dalle 16.
    L’aver avuto la possibilità di confrontare per la prima volta nella mia vita, a soli 20 minuti da casa, questi gioielli immortali, mi ha dato una emozione difficile da dimenticare; un vero e proprio arricchimento culturale (unico neo la totale assenza dei produttori, almeno fino alle 19).
    Se poi ci si riferisce al passaggio televisivo, dico: per fortuna !
    Forse siamo troppo influenzati dai tariconi d’Italia, dai grandifratelli di facile successo, per capire come qui si stiano premiando le eccellenze, il frutto del lavoro e del sudore di chi dedica ad un obiettivo di qualità la sua vita.
    Sono stanco di vedere che l’unico messaggio televisvo sul vino passi attraverso il pontificare di un sedicente enologo che, all’ombra di inquietanti silos d’acciao, loda le doti del vino in brik !

  18. Ricevo dalla redazione di Bibenda e prontamente comunico. Sono i vincitori del Premio Internazionale del Vino assegnato ieri pomeriggio a Roma

    MIGLIOR VINO BIANCO
    Colli Orientali del Friuli Rosazzo Terre Alte 2006 – Livio Felluga (Cormòns)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Fiano di Avellino Vigna della Congregazione 2006 – Villa Diamante (Montefredane)
    Villa di Chiesa 2006 – Cantina Santadi (Santadi)

    MIGLIOR VINO ROSSO
    d’Alceo 2005 – Castello dei Rampolla (Panzano)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Barolo Brunate Le Coste 2004 – Giuseppe Rinaldi (Barolo)
    Boca 2004 – Le Piane (Boca)

    MIGLIOR VINO DOLCE
    Diamante d’Almerita 2007 – Tasca d’Almerita (Palermo)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Muffo 2006 – Sergio Mottura (Civitella d’Agliano)
    Recioto di Soave Suavissimus 2005 – Nardello (Monteforte d’Alpone)

    MIGLIOR VINO ROSATO
    Il Rogito 2006 – Cantine del Notaio (Rionero in Vulture)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Elatis 2007 – Burlotto (Verduno)
    Vigna Mazzì 2006 – Rosa del Golfo (Alezio)

    MIGLIORE AZIENDA E PRODUTTORE
    Le Macchiole – Cinzia Merli (Bolgheri)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Drei Donà Tenuta La Palazza – Claudio Drei Donà (Forlì)
    La Scolca – Chiara e Giorgio Soldati (Gavi)

    MIGLIOR GIORNALISTA/SCRITTORE
    Carlo Cambi

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Fabrizio Carrera
    Francesco D’Agostino

    VINO CON IL MIGLIOR RAPPORTO QUALITÀ PREZZO
    Pian del Ciampolo 2006 – Montevertine (Radda in Chianti)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Dolcetto d’Alba Piano delli Perdoni 2007 – Fratelli Mossio (Rodello)
    Làvico 2005 – Duca di Salaparuta (Casteldaccia)

    MIGLIOR VINO ESTERO
    Champagne Brut Cuvée S 1997 – Salon (Francia)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Colchagua Valley Malbec Reserva 2007 – Viu Manent (Cile)
    Riesling Auslese Wehlener Sonnenuhr 2002 – Joh. Jos. Prum (Germania)

    MIGLIOR RISTORANTE E CARTA DEI VINI
    Gianfranco Vissani – Ristorante Vissani – Baschi

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Enrica Bortolazzi – Ristorante Castello Malvezzi – Brescia
    Francesco Cerea – Risorante Da Vittorio – Brusaporto

    MIGLIOR SOMMELIER NEL SUO RISTORANTE
    Roberto Franceschini – Ristorante Romano – Viareggio

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Roberto Anesi – Ristorante El Pael – Canazei
    Giovanni Sinesi – Ristorante Reale – Rivisondoli

    MIGLIOR VINO SPUMANTE
    Franciacorta Cuvée Annamaria Clementi 2001 – Ca’ del Bosco (Erbusco)

    GLI ALTRI DUE CANDIDATI
    Brut Grand Cuvée 2005 – La Palazzola (Terni)
    Franciacorta Extra Brut 2001 – Ferghettina (Adro)

    IL PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA È STATO CONSEGNATO DAL PATRON FRANCO M. RICCI AL WINE MAKER DONATO LANATI. LA MOTIVAZIONE:

    “È stato definito l’enologo-scienziato, ma a parte la scienza, ha sensibilità e talento nell’interpretare desideri e personalità di imprenditori e di vignaioli, traducendole in vini di assoluta eleganza. Il suo lavoro, dalla vigna alla cantina, si traduce in un caleidoscopio di gusti, profumi, pesi ed equilibri con il primato dell’identità territoriale. A capo di una squadra formidabile, è riuscito a mettere insieme cervelli sensibili e capaci, un gruppo cui ha trasmesso la sua stessa passione, insegnando che il vigneto è una fetta di natura che si vuole mettere in bottiglia, e bisogna rispettarne l’anima. Coraggioso, ama la chiarezza, la verità. Da sempre si batte per valorizzare le peculiarità espresse dai nostri territori del vino e per un’etica di mercato e di prodotto nel rispetto del consumatore, convinto che la professionalità, quella vera, paga sempre”.

  19. Le confermo che, dalle 16 alle 19, i produttori dietro i banchi di degustazione erano veramente pochi, anche se i sommelier di servizio hanno fatto del loro meglio per raccontare i vini. In compenso la dialettica fra i partecipanti era serratissima…

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