Riflessioni e conclusioni su un assordante silenzio…

Inutile far finta di niente, occorre prendere atto, anche pubblicamente, di determinati silenzi e provare a trarre delle conclusioni.
Recentemente su questo blog ho pubblicato due post dove mi sono rivolto direttamente ai produttori di vino invitandoli a replicare e a dire la loro. L’ho fatto chiamando in causa i produttori di Vino Nobile di Montepulciano, qui e poi ancora qui, perché spiegassero per quale motivo avevano deciso di modificare il disciplinare di produzione del loro vino e, assolutamente in controtendenza, di aumentare dal 20 al 30% la percentuale di vitigni internazionali che si possono utilizzare nel complesso uvaggio del loro antico e nobile vino.
E l’ho fatto, in seguito, rivolgendomi ai produttori di vini naturali, quelli che hanno partecipato e animato le rassegne, alternative, di Vino Vino Vino e Vin Natur, svoltesi in coincidenza con il Vinitaly, e implicitamente invitandoli a smentire, a dire che su questa eventuale ipotesi non sono assolutamente d’accordo, la voce ricorrente secondo la quale le loro rassegne, il prossimo anno, potrebbero essere conglobate in quel Circo Barnum enoico che è il Vinitaly, entrando in questo modo a far parte di un Sistema Vino dal quale, a mio modesto avviso, dovrebbero sentirsi ed essere ben lontani.
Bene (si fa per dire), trascorsi una decina di giorni dai due post, periodo che è coinciso con i “ponti” del 25 aprile e del Primo maggio, i due appelli a parlare, a farsi sentire dai lettori di questo che, numeri alla mano, è uno dei tre più seguiti blog del vino italiani, innegabilmente un luogo dove di vino si discute, si confrontano opinioni, si dibatte animatamente e con passione, è stato tranquillamente e bellamente ignorato.
E con l’unica eccezione di un galantuomo (e con questo non intendo di certo dire che gli altri non lo siano, ma sottolineare lo stile del personaggio), il past presidente del Consorzio del Vino Nobile conte Alamanno Contucci, tutti gli altri, i produttori di Montepulciano, i vignaioli biologici, biodinamici, naturali di Vini Veri e Vin Natur, nonostante io sappia (non millanto: ho fondati elementi per affermarlo) che molti di loro hanno letto e commentato i miei post hanno preferito tacere. Con l’unica eccezione del vignaiolo marchigiano Corrado Dottori, che sul suo blog, ha detto chiaramente (leggete qui) come la pensi.
Le spiegazioni possibili di questo atteggiamento, che per il momento preferisco non commentare limitandomi a fare delle constatazioni oggettive, sono molteplici: il silenzio può essere dovuto al fatto che:
a) contrariamente a quello che penso (e che pensano numerosi lettori) i temi posti non interesserebbero e non riguarderebbero quelli che io giudicavo essere i diretti interessati, ovvero i produttori e quindi trattandosi di argomenti che ritengono non coinvolgerli e riguardarli si guardano bene dal dire la loro;
b) non vengo considerato un interlocutore credibile e degno di attenzione e quindi nessuno si sente in dovere di dovermi rispondere anche se più volte sollecitato a farlo;
c) i produttori, soprattutto quelli di Montepulciano, ritengono di non dover rispondere a nessuno, non solo a me, delle loro scelte, delle decisioni che hanno preso a maggioranza e sono anzi infastiditi dal fatto che qualcuno, nella fattispecie quel particolare tipo di giornalista che io sono, abbia la spudoratezza di rivolgersi a loro invitandoli a spiegarsi, essendo quel tipo di decisione presa “cosa loro”;
d) i produttori preferiscono parlare solo con il loro lavoro, in vigna ed in cantina, hanno tante cose da fare e poco tempo a disposizione e non amano intervenire e confrontarsi con le persone (in generale appassionati, consumatori e potenziali clienti) che commentano su un blog, non sentendosi a loro agio, nonostante molti di loro siano persone di ottime letture, di buona cultura e dotate di una notevole dialettica;
e) i produttori non brillano per coraggio civico, sapendo che le parole sono pietre e per dirla con Manzoni che se “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”, e che con questi chiari di luna “un bel tacer non fu mai scritto” e “i panni sporchi meglio lavarli in casa”… (e via con altri luoghi comuni…);
f)
magari, soprattutto nel caso del cambio di disciplinare del Vino Nobile, i temi di discussione proposti riguardano da vicino i produttori, il futuro della loro denominazione, le contraddizioni che porta l’avere all’interno di una stessa denominazione, aziende che ragionano con logiche diciamo “industriali”, con rigida adesione alle indicazioni e ai dettami del “mercato” e aziende che il vino continuano a considerarlo un bene culturale, l’espressione dell’identità e della storia di una zona, prima che un mero prodotto.
Ma non si può certo mettersi a discuterne davanti a tutti, sollecitati da un giornalista rompi…..i, perché magari determinate verità sono poco confessabili, perché meglio far finta di niente e che gli appelli a parlare cadano pure nel vuoto e ognuno, alla fine, la pensi pure come vuole…
Io non so per quale di queste ipotetiche motivazioni, o per un mix tra diverse di loro, i produttori di Montepulciano ed i vignaioli naturali abbiano sinora preferito tacere, snobbare e ignorare il mio invito a parlare.
Mi auguro solo, per il loro bene, nei loro interessi, nonostante possano essere indotti a pensare, come qualche lettore un po’ malignamente ha sostenuto, che sollevo queste polemiche solo “per farmi pubblicità”e per farmi notare, mentre invece lo faccio, come ho fatto lo scorso anno nel caso dello scandalo del
Brunello di Montalcino, per spirito di servizio, perché continuo a credere che al vino italiano un po’ di chiarezza, di trasparenza, di apertura al confronto, di discussione a viso aperto non possa che giovare, che questo silenzio non sia unicamente attribuibile ad un atteggiamento poco coraggioso, poco nobile e decisamente omertoso, simbolizzato dall’immagine che ho scelto per illustrare questo post e che dice “non vedo, non sento, non parlo” e magari, pilatescamente, me ne lavo le mani.
Non è nascondendosi, facendo finta di niente, evitando il confronto e la discussione, e sostenendo in maniera ipocrita che “tutto va bene, anzi benissimo”, e che i giornalisti dovrebbero smetterla di criticare e di fare domande, che il mondo del vino italiano risolverà i propri problemi…

0 pensieri su “Riflessioni e conclusioni su un assordante silenzio…

  1. Non posso che esprimere forte rammarico: a mio avviso, il cambiamento di disciplinare va’ dritto nella direzione della “supertuscanizzazione” del vino nobile di montepulciano per poter meglio assecondare – forse – le richieste del mercato (probabilmente solo quello internazionale).
    E sono perfettamente d’accordo quando parla di “scelta in controtendenza”.
    Quanto all’inglobamento di manifestazioni tipo “Vino Vino Vino” in Vinitaly (cosa che ritengo possa effettivamente avvenire), sono ottimista nel pensare – e sottolineo le parole che ha detto lei Franco – che anche a Vinitaly ci sono produttori che potrebbero tranquillamente partecipare a Vin Natur. Semmai il problema potrebbe essere la diversificazione del marketing e delle strategie di comunicazione.

  2. Ciao Franco,
    Per quanto riguarda il Nobile, potessi, bandirei i vitigni alloctoni, ma non posso e pertanto facciano loro. Come sempre, assaggerò i vini e dirò la mia.
    Per quanto riguarda il vin natur/vini veri, a mio avviso dovrebbero avvicinarsi alla Fiera, semplicemente perche’ mettersi da parte, ad una certa distanza, obbliga chi ha i minuti contati (penso principalmente a coloro che vengono dall’estero, ma anche gli Italiani) a prendere una macchina e passare ore che avrebbe potuto impiegare degustando e parlando coi produttori in trasferimenti. Mi sembra una cosa egoista.
    Kyle

  3. Franco,
    purtroppo tu sei andato via prima di assistere all’assemblea che c’è stata la sera di Vino Vino Vino 2009. Almeno per quanto riguarda loro, compresi quindi Renaissance e i vignaioli indipendenti (vedi ad es. Maria Teresa Mascarello), non credo proprio che ci sia alcun rischio che vogliano farsi risucchiare dentro il carrozzone del Vinitaly.
    Gli intenti sono usciti ben chiari. Certo, se non ci fosse stato l’intervento, sinceramente fuori luogo in quel contesto, di Sandro Sangiorgi che ha puntato il dito contro Walter Massa accusandolo di averlo tradito con Slow Food per dare vita alla Fivi, l’assemblea stava tirando fuori argomenti di assoluto interesse, soprattutto era chiara la volontà collettiva di fare corpo, di essere uniti e seguire un percorso indipendente.
    C’era però una parte che ha visto nel Vinitaly e nel suo furbesco modo di pubblicizzare l’ingresso dei vini naturali nella sua sede, un pericolo. Questo ha in parte diviso le opinioni sull’entrarci (ma alle loro condizioni) per non rimanere tagliati fuori, oppure sul combattere il rischio di vedersi scippati di un’idea che va ben oltre il modo di fare vino ma riguarda una vera e propria filosofia di vita, usando una maggiore coesione, cercando di coinvolgere anche le altre associazioni e fare finalmente gruppo unico e compatto.
    Probabilmente, se non sciolgono questi nodi, nessuno si prenderà la briga di rispondere in prima persona alle tue osservazioni.

  4. proprio per non farsi scippare le idee e le posizioni, in un mercato che incomincia a guardare con interesse e simpatia i vini naturali, bisogna parlare e farsi sentire.

  5. Fa piacere sapere che questo blog continua ad essere ai primi posti per interventi e ancor di più per numero di lettori, compresi quelli citati da Ziliani, che rimangono “invisibili” ma ci sono e ci leggono.
    Per quello che può contare, voglio far presente a questi “fantasmi” che i miei ultimi acquisti di vino comprendono un rosso monovitigno da uve Nero Buono di Cori, uno spumante brut da uve Bellone in purezza, un rosato pugliese da uve Negroamaro. Nei prossimi giorni acquisterò sicuramente qualche bottiglia di Brunello con uve 100% sangiovese e di Picolit e Verduzzo friulani.
    Non so se mi spiego…
    E, da quello che leggo, fortunatamente non dovrei essere il solo.

  6. grazie per la tua interessante testimonianza Roberto, ma io credo che ogni produttore, anche se amico di altri produttori cui é vicino per comune sensibilità, o membro di una stessa associazione o gruppo, abbia tutto il diritto di esprimersi, di dire la sua, di pronunciarsi, di far capire come la pensi su temi credo significativi come quelli proposti. La vita associativa, lo spirito di gruppo, sono lodevoli e importanti ma penso che ognuno abbia una propria personalità, delle proprie idee, un proprio modo di pensare il proprio vino e che non debba aver paura di testimoniarlo. Anche su un blog “controcorrente” e non allineato come questo…

  7. giustissima osservazione Giorgia! A te, che mi sembri una persona di cultura attenta alle implicazioni culturali del fare vino, come ai lettori di questo blog, segnalo sull’ottimo sito Internet inglese Grapevine il finale di un post dedicato alla “buona e cattiva cultura del vino”
    http://www.lescaves.co.uk/grapevine/article/good_and_bad_wine_culture/
    che testualmente dice (e ovviamente sottoscrivo in toto):
    “A moribund wine culture is one that solely applies rigid commercial criteria to all decision making. The need to plant more and more land and make more wine is part of the gradual industrialisation of wine. The need for consistency at all costs; the focus on the conventional market; the focus on critical approbation – all these diminish wine”.
    Come non essere assolutamente d’accordo?

  8. Spero che Veronafiere non faccia l’autogol di promuovere un capannone ove ospiterebbe i “Vini naturali”, se no automaticamente farebbe risultare come “non naturali” tutti gli altri… Allora sì che vedremmo un fuggi-fuggi di aziende dal Vinitaly 🙂

  9. Caro Franco, spesso il mondo del vino, specialmente a certi livelli, mi sembra racchiusa da una linea di “superbia”, di “saccenteria”, del “noi siamo, voi non siete”. Non si degnano di scrivere e di farsi sentire perchè loro non devono dare spiegazioni a nessuno. Detto questo piccolo sfogo personale, mi sembra che le motivazioni siano purtroppo quasi ovvie: quell’indirizzarsi sulla via della “supertuscanizzazione” che fa tanto bene agli affari (ma sarà poi così vero?) ma tanto male all’immagine.
    Rimango sempre dell’idea che proprio in questo periodo i “piccoli” produttori tradizionalisti traggono molti vantaggi se noi tutti, consumatori, enotecari, ristoratori, appassionati, veramente ci rendiamo conto che un vino esprime un territorio e non è un mero prodotto di commercio.

  10. grazie ziliani per l’apprezzamento cortese, ma allora non ha quel caratteraccio che le appioppano! io le confesso che mi sono resa conto, da semplice consumatrice, che sul suo sito-blog si impara molto, anche su che cosa pensa la gente. e la vuol sapere una cosa? mi sembra che i produttori di vini, che penso non essere tutti come lo stereotipo del genere di quel film (di cui non ricordo il nome), sono l’unico gruppo di operatori economici apparentemente poco o niente interessati a come la pensa la clientela, quella che va in negozio e quella che il negozio lo apre tutte le mattine e deve vendere.

  11. Può essere pure che ci sia un’altro motivo per il silenzio dei produttori di vini naturali, che non vede cedimenti.
    Come ho già avuto il piacere di commentare sul post di Corrado Dottori, può essere che costoro siano ancora titubanti, stiano cercando di capire, confrontandosi e riflettendo, se il momento del “grande saldo” è maturo. In questo caso non avrebbe senso parlare adesso.

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