Un wine consultant italiano ci racconta come va il mercato del vino in Thailandia

Quando si parla di globalizzazione del vino, si tende generalmente a pensare agli aspetti più negativi, legati alla tendenza di molte aziende di adattare in modo pedissequo i propri vini ai dettami del cosiddetto “gusto internazionale” e a sacrificare le peculiarità dei vini, il loro carattere distintivo che li differenzia dagli altri e li rende speciali, alla prevalenza degli aspetti meramente commerciali legati alla bevanda cara a Bacco. Globalizzazione è però, anche se non ci si pensa spesso, il fatto che il vino possa entrare a far parte delle abitudini di consumo, del sistema di vita, possiamo dirlo, della cultura di popoli e Paesi che non vantano le tradizioni ed il lunghissimo legame con il vino della Francia, dell’Italia o della Spagna e che al vino si sono avvicinate da poco, dovendone ancora prendere le misure, dovendo capire di cosa si tratti, di come possa combinarsi armoniosamente con le loro abitudini non solo alimentari, ma della loro way of life.
Fa inevitabilmente un po’ sorridere leggere a quanto ammonti, rispetto all’Italia, alla Francia, a nuovi protagonisti come Regno Unito e Stati Uniti, il consumo di vino pro capite in terre lontane come quelle asiatiche, e pensare che possano diventare nuovi mercati significativi, ma è proprio grazie alla globalizzazione che Paesi come l’India, la Cina, il Vietnam, Singapore, ma anche il Brasile sono diventate terre dove il vino viene regolarmente, anche se da una minoranza della popolazione, spesso costituita da turisti, consumato.
Si tratta di farlo conoscere, di spiegare cosa sia, di divulgarne i valori, di introdurre pazientemente le persone alle sue modalità di apprezzamento e consumo. Proprio quello che in un Paese lontano come la Thailandia fa, da qualche anno, il veneto, nativo della Marca Trevigiana, Paolo Conselvan, cui ho dedicato una lunga intervista, pubblicata (leggete qui), sul sito Internet dell’A.I.S.
Per dirla in inglese un wine consultant, o wine educator, io lo definirei piuttosto un ambasciatore del vino, soprattutto di quello italiano, nell’antico Siam, nella terra della cultura Thai dove, è bene ricordarlo, l’agricoltura è un’attività prevalente che coinvolge due terzi della popolazione, tanto che la Thailandia oggi è al primo posto nel mondo per l’esportazione di tapioca, al secondo per quella di riso e di caucciù, al terzo per quella di ananas in scatola, oltre che tra i principali esportatori di zucchero e granoturco.

0 pensieri su “Un wine consultant italiano ci racconta come va il mercato del vino in Thailandia

  1. per quello che è la forza della lingua posso essere giudicato banale : forza Paolo Conselvan , lei lavora anche per noi .

  2. Buonasera. Ci siamo permessi di pubblicare sul nostro blog (www.saggibevitoriblog.com/article-31384246.html) il riferimento a questo articolo essendo Paolo un nostro socio ed avevamo piacere nel comunicare ciò ai nostri iscritti.
    Grazie dell’ospitalità.

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