Una verticale di Giulio Ferrari: la crème de la crème del metodo classico italiano

E’ sempre piacevolissimo gustare, ma che dico gustare, bere!, una bottiglia di quello, non me ne vogliano gli amici franciacortini (che pure di buonissime bottiglie della loro Docg ne producono molte, e decisamente più dei concorrenti trentini) si è indiscutibilmente conquistato il rango del più classico dei metodo classico italiani, parlo del TrentoDoc Giulio Ferrari Riserva del Fondatore, creatura di quell’enologo ispirato che è il vecchio amico Mauro Lunelli (nella foto, che non é proprio il massimo, pardon!).
Ma il piacere diventa un’emozione, ed un’occasione di verifica, sul campo, o meglio ancora, nel bicchiere, della capacità di un vino di acquisire una coerenza e continuità qualitativa, insomma uno stile, personale e riconoscibile, quando non di fronte ad una sola bottiglia ci si trovi, bensì a sei, di annate dal 1999 al 1983.
Una verticale, quella di Giulio Ferrari in formato magnum, cui ho partecipato in marzo a Madonna di Campiglio nell’ambito della rassegna Perlage, l’eccellenza del metodo classico, di cui racconto le mirabilie in questo articolo – leggete qui – pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Non dirò la solita banalità, ovvero che un Blanc de Blancs del genere, non ha nulla da invidiare ad un grande Champagne, perché paragonare un TrentoDoc o un Franciacorta ad un vino della zona di Reims ed Epernay non ha senso (altri climi, altri terroir, altra storia, altri numeri, altra tradizione…). Ma piuttosto che tanti (troppi) “champagnini” che Champagne degni del prestigio di questo nome si dimostrano solo per il nome in etichetta, dateci sempre “il Giulio”, come lo chiamiamo confidenzialmente, senza alcuna esitazione!
Perché il blasone è importante, ma la qualità percepita nel bicchiere lo è ancora di più…  

0 pensieri su “Una verticale di Giulio Ferrari: la crème de la crème del metodo classico italiano

  1. Franco , perchè un giornalista da combattimento come lei non propone la discussione : Franciacorta ha conquistato la fama , ma il vigneto del grande spumante è Trento , Ferrari lo dimostra più che con le riserve (è , scusatemi il termine , relativamente facile ) con i 4 milioni (!)della base , per giunta in negozio a 10 euro .

  2. poco più di un mese fa ho avuto la fortuna di partecipare ad una verticale di Dom Perignon, nel mezzo c’era qualche bottiglia di Bellavista e qualche bottiglia di Ferrari.
    Posso dire che per quanto riguarda i Rosè (ferrari 80, DP 85-86-88) a detta di tutti i presenti, il Ferrari è risultato il più interessante, il meno stanco.

  3. Ricordo ancora quando sei-sette anni fa mi capitò di bere uno stupendo Giulio Ferrari 1986, una riserva specialissima tenuta lì per gli amici, e sboccata da pochissimo. Una vera e propria torre di forza, autorità e pienezza, senza che la beva travolgente ne venisse mortificata. Ogni bottiglia di Ferrari è così: una piccola storia a sé.

  4. @Cozzaglio:premetto che essendo bresciano conosco molto bene la Franciacorta,ma facendo parte di questo variegato mondo del vino,ho potuto conoscere e continuo ad apprezzare anche Trento.Per non cadere anche qui nelle fesserie di inizio anno tipo”lo spumante italiano ha spezzato le reni alla Champagne” vorrei ricordare che lo spumante italiano non esiste.Come non può e non deve esistere un confronto con la Chapagne,così come tra Franciacorta e Trento.La Franciacorta,Trento e la Champagne sono tre territori completamente differenti accumunati esclusivamente da un metodo,ma esprimono in vino peculiarità diverse(questo per chi il vino lo produce davvero per ciò che è e non come un qualsiasi prodotto da mercato).Che poi lei prediliga Trento piuttosto che la Franciacorta o la Champagne,è e rimane un suo parere assolutamente soggettivo.

  5. Caro Giovanni , anche il valoroso Mario Pasolini ha piantato nebbiolo a Mompiano , ottimo , diverso da quello delle Langhe e pure di Valtellina .

  6. Ha detto bene Cozzaglio,definendo Mario valoroso.Come vede la differenza è fatta sostanzialmente dal terreno e dalla zona,solo che con il metodo classico è più facile appianare certe diversità a vantaggio di un gusto mercenario ma privo d’anima.

  7. Caro Giovanni , sono d’accordo che lo spumante è il vino che più subisce gli interventi di cantina , ma il vigneto , pur se molto meno che per i rossi , è importante . Dir valoroso di Mario Pasolini è poco ,tra l’altro uno dei primissimi a capire che l’etichetta , cioè il vestito , aiuta ad avvicinarsi alla bellezza del vino , ma io volevo dire una “triste” realtà , per valoroso che sia il suo nebbiolo è inferiore a quelli che nascono dove si deve .

  8. Gentile Cozzaglio,la terra è e deve sempre essere la cosa più importante,la più caratterizzante anche per una base spumante.Con parametri tecnici perfetti(per produrre base spumante)la differenza è data da ciò che la terra conferisce all’uva in termini sensoriali.Comunque la aspetto in Franciacorta per farle degustare qualcosa e spiegarle meglio il mio territorio e la mia filosofia.

  9. Ho potuto condurre una verticale di Giulio Ferrari a Pollenzo il 19 settembre presso l’Agenzia, sede della Banca del Vino.
    Cinque i millesimi proposti: 2000-1997-1996-1994-1991.
    Il 1996 è decisamente straordinario e mi ha decisamente emozionato. A ruota il 1997 mentre ho trovato leggermente ‘stanco’il 1991.
    Oddio, anche per ciò che riguarda il 1991 mi vien da dire..: ce ne fossero!! visti gli anni trascorsi in bottiglia.
    Ala salute di tanti champagne anche blasonati che nulla hanno a che vedere con queste espressioni vinicole.
    Buone bollicine a tutti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *