Vini di Liguria: piccoli numeri, ma una qualità in costante ascesa

Sono rimasto molto colpito da una serie di commenti che sono usciti a corollario di un veloce post dove annunciavo (leggete qui) la mia presenza, non solo perché sarei stato premiato, ma perché amo quei posti e quei vini, alla rassegna VinidAmare, organizzata dall’A.I.S. Liguria in quel di Camogli.
Non mi aspettavo che il tema “vini di Liguria” potesse dividere in maniera così netta, da una parte fan convinti, dall’altra qualche detrattore, magari non sempre obiettivo nei propri giudizi, nell’esprimere amori e disamori. In fondo di vino ligure se ne produce pochissimo, una goccia nel grande mare del vino italiano, i vini liguri, salvo rarissime eccezioni, bisogna venire in loco per poterli trovare (e gustare), nessun produttore ligure ha raggiunto notorietà mediatica o il rango di super star del panorama enoico italiano, e anche se poi i vari Pigato, Vermentino, Ormeasco, Rossese, quando li si assaggia o li si fa assaggiare a qualche amico ottengono generalmente ampi consensi e soprattutto si fanno splendidamente bere (specie sul pesce), la conoscenza dei vini liguri è oggi limitata ad un ristretto numero di aficionados. Sicuramente inferiori a quelli su cui possono contare i vini di altre regioni.
Però, come ho già scritto ampiamente, in un articolo pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S. in forma di bilancio della mia partecipazione alla rassegna, corredato da una serie di proposte (leggete qui) per renderla ancora migliore, con i vini di Liguria occorre fare i conti, perché mi è bastato scendere nello splendore di Camogli settimana scorsa e degustare, non certo nelle condizioni ideali, per temperatura ambiente, temperatura dei vini e possibilità di concentrarmi, una serie di cose, alcune già note,  per avere chiarissima la consapevolezza di una qualità che sui bianchi (purtroppo non ho assaggiato i Rossese di Dolcecqua) teme ben pochi confronti.
Mi riferisco a vini come il Colli di Luni Sarticola di Ottaviano (e Fabio) Lambruschi, che considero uno dei miei vini bianchi prediletti in assoluto, il Vignamare ed il Pigato Le Pietraie di Lupi, e poi i Colli di Luni Vermentino di Giacomelli, della Pietra del Focolare, di Santa Caterina, il Pigato di Bruna e quelli di Bio Vio, Il Pigato delle Terre Rosse, gustato anche a cena, la sera prima della manifestazione, insieme agli amici Marino Giordani e Pier Franco Schiaffino, presso il ristorante Porto Prego.
Ancora più chiara, questa percezione, l’avrei sicuramente avuta se, come ho rilevato, le mie degustazioni avessi potuto farle in una situazione ottimale dove, non in piedi, nell’atmosfera piacevolmente festosa del lungomare di Camogli, con quel pizzico d’invidia verso le persone che si godevano il fresco di un bagno nel mare o prendevano i primi soli nella spiaggia a poche decine di metri da noi, ma comodamente seduto e servito dai bravissimi sommelier A.I.S. “precettati” per l’occasione, avessi assaggiare con calma passando fior da fiore, gustandomi le diverse espressioni del Pigato e del Vermentino nella Riviera Ligure di Ponente, oppure, di questa seconda varietà, nell’areale dei Colli di Luni.
O ancora, passando dall’uno all’altro dei vari Cinque Terre presenti. O ancora la schietta semplicità della Bianchetta Genovese presente nei vini della Val Polcevera.
Devo poi un ringraziamento sincero agli amici Marco Rezzano e Alex Molinari, delegati A.I.S. rispettivamente di La Spezia e del Tigullio, che dopo avermi portato ad assaggiare alcuni vini, assoluti e folgoranti, di quel vignaiolo supremo che è Walter De Batté, che conto di andare presto a trovare per cogliere il segreto della sua “arte” e la sua particolarissima idea di vino nelle Cinque Terre, per avermi guidato alla conoscenza di un’azienda che non conoscevo ed i cui vini mi hanno letteralmente folgorato.
Sto parlando delle Rocche del Gatto di Bastia di Albenga, dove la collaborazione tra la famiglia Crosa di Vergagni, proprietaria di larga parte dei sette ettari di vigneto su cui l’azienda conta, e un vignaiolo eclettico e un po’ “pazzo” come Fausto De Andreis (nella foto a fianco), ha portato a risultati straordinari.
Si provino i loro Vermentino, come ho potuto fare io in sequenza che andava da un 2008 in fieri sino ad un 2005 dalla estrattività scatenata, ma soprattutto i Pigato, quello canonico Doc, squillante, energico, complesso, dalla grande dolcezza di frutto anche nella versione 2004 e soprattutto lo Spigau Crociata,
vino da tavola, caratterizzato dapprima dal nome di Spigau prima e di Spigau Crociata dal 2000 in poi, dopo la bocciatura del vino da parte delle commissioni di degustazione, che non apprezzavano la sua scelta di macerare a lungo le uve sulle bucce per dare maggiore complessità e struttura al vino, allo scopo preciso di “ricordare a tutti la mia crociata contro la DOC, una istituzione che premia l’omologazione e dà più problemi che vantaggi.” Sarebbe bastato l’assaggio di questi vini, gli Spigau dal 2007 al 2001, vini davvero fuori dal comune e “fuori di testa” quanto basta, per dare l’idea di come nel mondo del vino ligure, dove non mancano furbi commercianti, aziende che si accontentano di un piccolo cabotaggio, che non si “sbattono” più di tanto, si respirino nuova aria e nuove ambizioni, di come un pizzico di ricerca e di sperimentazione stia inducendo a percorrere strade nuove valorizzando il ricco patrimonio di uve, indagando più a fondo e comprendendo le potenzialità dei grandi terroir di cui la Liguria dispone, da Ponente a Levante.
Ecco perché, come ho scritto, credo che occorra guardare ad una manifestazione come VinidAmare (cui anche un personaggio schivo come De Batté – nella foto sotto – ha partecipato) come ad un momento centrale e irrinunciabile del discorso sul vino ligure, come ad una vetrina già rilucente che potrebbe diventare ancora più splendida, e fare i complimenti a chi, tutta l’A.I.S. Liguria, dal presidente Marino Giordani sino ai delegati di Genova, Imperia, La Spezia, Savona e Tigullio, al delegato alla programmazione ed eventi Pierfranco Schiaffino ed il Consigliere nazionale, nonché vice-presidente Antonello Maietta, per aver messo a punto negli anni, con Vinidamare, un sistema collaudato e sempre più raffinato per testimoniare agli appassionati e soprattutto ai più scettici, di quali tesori sia ricca la piccola, per numeri, produzione vitivinicola di quella terra speciale che è la patria di Cristoforo Colombo, del pesto e delle Cinque Terre.
E per aver saputo pazientemente costruire un qualcosa che costituisce un unicum nel panorama italiano, avendo abbinato ad una manifestazione da sei anni ospitata nello splendore di Camogli e del suo Golfo Paradiso, anche un bellissimo volume, Vini di Liguria VinidAmare, che costituisce la migliore e più dettagliata introduzione al panorama sfaccettato della produzione vitivinicola ligure. Un libro che vi consiglio caldamente, se non l’avete già fatto, di procurarvi, contattando l’Associazione Italiana Sommeliers della Liguria agli indirizzi e-mail che trovate in questa pagina Web.

0 pensieri su “Vini di Liguria: piccoli numeri, ma una qualità in costante ascesa

  1. Egregio Ziliani,
    Sono veramente felice che abbia apprezzato e riconosciuto gli sforzi dei nostri vignaioli.
    Bruna, de Andreis e molti altri liguri (e non solo), se vorrà accettare questo invito, li potrà riassaggiare e conoscere meglio a giugno, al meeting di tigulliovino.
    Non aggiungerei altro.
    Luk

  2. Signor Ziliani
    sono contento che si parli( e bene) anche dei vini liguri, alle volte illustri sconosciuti.
    Per il rossese non si preoccupi: io vengo da quelle terre e quando vuole .;;;
    saluti
    massimo

  3. Giulio, vedrò di accontentarla anche se ultimamente, per vari motivi, trovo meno interesse e mi appassiono meno di quanto mi capiti scrivendo invece delle amatissima Langhe e Valtellina, o della Liguria, quando scrivo di Montalcino e del suo Brunello…

  4. GRAZIE PER METTERE IN LUCE QUESTA PICCOLA REALTA’ CHIAMATA LIGURIA.
    SPERO CHE IN UN TEMPO NON TROPPO LONTANO POSSA ESPRIMERE ANCHE UN PARERE SULLE NUOVE GENERAZIONI DEL ROSSESE. IN QUESTO ULTIMO ANNO ABBIAMO COSTITUITO UNA PICCOLA ASSOCIAZIONE DI PRODUTTORI PER PROMUOVERE IL ROSSESE E PER CAPIRE QUALE E’ LA STRADA GIUSTA PER DIMOSTRARE IL CARATTERE DI QUESTO VITIGNO.
    A PRESTO.
    MAURIZIO ANFOSSO DI KA’MANCINE’

  5. Caro Franco , si stupisce di due Mandarini che alla rassegna del Rossese sono , per distinguersi , uno poco incisivo ,l’altro poco partecipe ? del poco incisivo , che dire , si presenta da solo quando scrive un libro di almeno 200 vini , e tutti lo emozionano !! ma a loro parziale difesa (attenuanti generiche) lo stesso Massimo Sacco non si commuove per la qualità dei Rossese presenti . Che dà anche ragione a me , unico detrattore (?!) , quando sostengo che la qualità dei vini di Liguria è molto lontana da quella degli oli , a meno che si insista per far diventare il particolare : GENERALE . Lo ripeto , sono un dilettante , assaggio solo il vino che compro , Lambruschi è un fuoriclasse , Mandino Cane anche ma il Dolceacqua è un vino troppo particolare (riderei anche di Dio se volesse mettere un vino tanto delicato in barrique), sfido chiunque a prendere i primi 20 vini liguri e confrontarli con altrettanti di qualsiasi regione italiana . E per favore nessuno intoni la vecchia e abusata litania che ogni vino ha le proprie particolarità etc etc ..

  6. Gent.Sig.Ziliani,
    un tempo,30 anni or sono,ho fatto molto per il vino ligure come responsabile Ais per 15 anni.Nel ’83 sono divenuto produttore della COLLE DEI Bardellini in Imperia. Ero defilato in fondo agli stand a Camogli e non ci siamo incontrati.Le sue parole sui vini di Liguria mi hanno ricordato un “grande” del suo mestiere.COMPLIMENTI.Poichè purtroppo la dimensione economica delle cantine liguri non è in grado di incontrare le esigenze del giornalismo enogastronomico “organizzato” e quindi non gode di pubblicizzazione.E non solo il vino,ma anche l’olio.
    Grazie ed ancora i miei piu sinceri elogi.

  7. caro Sola, ricevere un simile complimento da lei mi gratifica enormemente e mi riempie d’orgoglio, sapendo chi sia e conoscendo la sua storia, anche all’interno dell’Associazione. Mi spiace di non averla potuta salutare, ma cercherò di porre rimedio e di poter venire presto a trovarla

  8. Sola è un campione , che possiamo definire un “classico” senza esagerare e ha più che il diritto il dovere di dire la sua nel nostro orticello . Però anch’io modestissimo dilettante posso non essere d’accordo : diversi oliandoli della nostra Liguria sono conosciuti e giudicati tra i migliori d’Italia .

  9. Egregio sig. Ziliani, siamo molto felici che lei abbia apprezzato i vini di Liguria.
    Se andrà a trovare Walter De Battè e vuole farci un fischio, noi abbiamo la cantina vicino alla sua……. e magari fare anche una bella visita al vigneto (forse chiedo troppo), per capire ancora meglio cosa vuol dire fare viticoltura dalle nostre parti (cinque terre in particolare)
    Un saluto
    Orlando Cevasco “Cantine Litàn”

  10. grazie Orlando, purtroppo non potrò essere presente, perché impegnato in Puglia, a Terroir vino http://www.terroirvino.it il prossimo 15 giugno, dove molti produttori liguri so parteciperanno, ma sarò dalle vostre parti e non mancherò di farmi vivo, giusto tra un mese, dal 26 al 28, per Liguria da Bere. Con l’aiuto di un amico spezzino sto giusto programmando una serie di visite e degustazioni ad aziende delle Cinque Terre proprio in quei giorni. Ci sentiremo presto!

  11. Egregio Signor Ziliani, a nome di tutti quelli che si sforzano con il lavoro e non con le chiacchiere… per imporsi con il “particolarismo” ( spesso autentica espressione di un territorio ) nel panorama nazionale ed internazionale,
    tenevo a ringraziarLa per l’apprezzamento della produzione vinicola di questa splendita regione, per cui, sono spesso ambasciatore, come l’amico Massimo Sacco.
    Il Rossese di Dolceacqua è di rango nobile e merita un futuro più aperto e dinamico di quanto offra la situazione attuale, sono convinto che il potenziale esiste.
    Una visita dei differenti territori e vigneti, magari prima o durante la vendemmia, le chierirebbe il perchè delle mie personali costatazioni.
    A sua disposizione.

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