Barolo e Barbaresco 2006 non imbottigliati: Bruno e Bruna Giacosa precisano

A seguito del post (leggete qui) da me credo legittimamente dedicato alla vicenda della scelta dell’azienda vinicola Bruno Giacosa di rinunciare alla produzione dei loro, da me amatissimi, Barolo e Barbaresco 2006, e al modo, che per me rimane discutibile, e quindi meritevole di essere commentato, con cui questa legittima decisione è stata comunicata, credo su indicazioni aziendali, dal loro importatore inglese, ho ricevuto e pubblico con pari piacere, questa precisazione, firmata congiuntamente da Bruno e dalla figlia Bruna.
Sono parole, chiarificatrici, che mi fanno estremo piacere, soprattutto per la parte riservata a Dante Scaglione, per sedici anni il più stretto e importante collaboratore del grandissimo “orso” di Neive, il grande Maestro del Nebbiolo di Langa.
f.z.

“Egregio Signor Franco Ziliani, qualche mese fa quando si è deciso, certamente non a cuor leggero, ma dopo svariate degustazioni, di non imbottigliare l’annata 2006 del Barolo e del Barbaresco nessuno di noi pensava che tale decisione potesse sollevare tante polemiche da parte di alcune persone.
Pensiamo che sia nel pieno diritto di un’azienda scegliere la propria strategia in assoluta autonomia e serenità soprattutto quando queste mirano a mantenere un livello qualitativo alto dei propri prodotti.
Con questo non si ha assolutamente voluto denigrare o demonizzare l’annata 2006 in generale. Siamo sicuri che molte Aziende usciranno sul mercato con degli ottimi prodotti, ma quelli di Casa Giacosa anche se sono vini di tutto rispetto e buona qualità, a giudizio nostro non raggiungono quella eccellenza qualitativa cui sono abituati i nostri consumatori. Per quanto riguarda invece la vicenda Dante Scaglione (nella foto il primo da sinistra), mai nessuno si è permesso di mettere in dubbio le sue capacità di tecnico, gode da parte di tutti noi stima e riconoscenza per essere stato un valido collaboratore.
Con questo ci auguriamo di aver chiarito definitivamente ogni dubbio in merito anche perché molto si è detto e molto si è scritto, forse anche troppo, spesso senza conoscere in modo approfondito tutti i dettagli, soprattutto quelli che riguardano i rapporti tra azienda e i propri collaboratori che è giusto rimangano all’interno delle proprie “mura domestiche”. Guardando al domani, ci auguriamo di riaverla presto ospite in azienda per degustare piacevolmente insieme le nuove annate di Barolo e Barbaresco. Cordiali saluti e a presto”. Bruno e Bruna Giacosa

p.s.
sul suo sito Internet anche Jancis Robinson ha ripreso questo post.
English readers can find here, the Giacosa’s clarification, in an excellent translation made by my friend Jeremy Parzen

0 pensieri su “Barolo e Barbaresco 2006 non imbottigliati: Bruno e Bruna Giacosa precisano

  1. Pingback: Giacosa responds to Ziliani « Do Bianchi

  2. Ciao Franco, un caro saluto e buonsera a tutti.
    Le parole del grande Bruno Giacosa evidenziano che in Langa non esiste un solo guru ma almeno due…….
    Buona serata.

  3. Lo so che i vini del grande Roberto Voerzio non sono per te il massimo, ma la sua intransigenza in vigna è totale, esattamente come quella che traspare dalla dichiarazione dell’altrettanto ma diversamente grande Bruno Giacosa…… due stili diversi, comunque due esempi da seguire e dai quali solo imparare. In una parola, due guru. E tanto di cappello.

  4. caro AG, mi metti in difficoltà serie. Io sono amico di Roberto Voerzio, molto più in confidenza con lui che con il mitico Bruno, però, però… Con tutta la stima, enorme, che ho per lui, per il suo lavoro in vigna (un mese fa ho trascorso tre intere ore con lui tra vigna e racconti della sua storia: presto ne scriverò per The World of Fine Wine), con tutta la simpatia che ho per Roberto, non riesco proprio a metterlo allo stesso livello di Bruno Giacosa. I vini di Bruno mi “parlano” di più al cuore e alla mente, sono la quintessenza barolesco-barbareschiana, i vini di Roberto non sono ancora riusciti a conquistarmi interamente, quando li provo non mi si spalanca quel paradiso nebbiolesco che i Nebbiolo di Bruno mi fanno toccare con mano. Con tutto il rispetto per Roberto, che sarebbe il primo, conoscendolo, a non porsi sullo stesso piano di Bruno…

  5. Conosco e rispetto (e ti ringrazio anche pubblicamente per l’occasione che grazie a te ho avuto) la tua amicizia con Roberto Voerzio e vorrei appunto sottolineare le tue parole: “un mese fa ho trascorso tre intere ore con lui (in) tra vigna…”. Ecco questo voglio dire: quella cura (totale? maniacale? dipende dai punti di vista) che mette in vigna è vera passione. (Dico una battuta, non credo Roberto si offenderà: manca solo che li chiami per nome, quei grappoli(ni).)
    Ed è la stessa passione che Bruno Giacosa dimostra quando dice: “Pensiamo che sia nel pieno diritto di un’azienda scegliere la propria strategia in assoluta autonomia e serenità soprattutto quando queste mirano a mantenere un livello qualitativo alto dei propri prodotti.”.
    In questi tempi di miseria (morale più che economica, il che è tutto dire), è la stessa, vera passione per il meglio che anima due (evidentemente) grandi uomini.
    E io mi tolgo il cappello.

  6. @ag: possiamo tutti toglierci il cappello di fronte ai due nomi che Lei cita, ma quanti uomini e donne di Langa ogni giorno vanno in vigna con la medesima passione? Poi se tutti non hanno la maniacale idea di far cambiare forma ai grappoli che la natura ci offre non c’entra nulla con la sana passione. Possiamo anche parlare di miseria morale ed economica, ma di fronte a un Barolo che costa euro 140….ne riparleremo tra qualche mese.

  7. Tutto ciò mi ricorda la sofferta scelta che fece il mitico conte di Saluzzo nel 1971 ad Yquem. I clienti la apprezzarono molto.

  8. Gentile Consumatore (lo sono anche io, consumatore, e anche abbastanza accanito…….),
    io parlo per chi conosco, di persona o attraverso i propri prodotti: suppongo ce ne possano essere altri di passionisti tali (chi riduce le rese a un decimo del normale, chi rinuncia a una intera annata in commercio col proprio nome) ma io non li conosco. Per me cercare di ottenere un grappolo perfetto o una vinificazione perfetta è, e uso un lingiaggio filosofico, la sublimazione del proprio lavoro e se poi il risultato costa 140 € sarà il mercato (noi consumatori) a decidere se il mio lavoro vale o meno quella cifra….. Il mercato è (stra)pieno di vini DOCG, DOC, IGT e quant’altra denominazione che io adoro con un po’ di perfidia definire “inutili” (traducendo, scadenti tecnicamente e di personalità) a prezzi che variano dai 3 ai 50 € e dei quali sinceramente nessuno sa che farsene……..

  9. giri turistici di grandi uomini… scusate, ma il lavoro in vigna questi due personaggi di tutto e totale rispetto non sanno neppure lontanamente cosa sia. Sì, mi arrabbio e con cognizione di causa: in cantina tanto di cappello, ma in vigna hanno solo sempre passeggiato. La fatica e la conoscenza dei grappoli lasciamola a chi davvero ha piegato la schiena.
    Grazie al “consumatore”, grazie di cuore.
    RIPETO:rispetto per i due grandi uomini. nulla da eccepire. Ma lasciamo stare l’amore per le vigne.

  10. Concordo in pieno con Giovanna ed ilConsumatore.. Ogni tanto bisogna ritornare alla realtà…di chi, come dice lei, piega la schiena e lavora…ed io mi tolgo il cappello..!

  11. @ag: mi dispiace, ma so di cosa parlo e conosco Bruno Giacosa: mai dichiarerebbe di aver piegato la schiena nei filari, è un grande uomo del vino anche per la sua onestà. Non ci sono accuse, quindi non servirebbero difensori.

  12. Giovanna,
    io mi riferivo a Voerzio, riguardo alla “ricerca del grappolo perfetto”. Dalla qualità dei vini di Giacosa ho dedotto una qualità simile nel lavoro in vigna. Tutto qui.
    Buonasera

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