Castello Banfi migliore meta enoturistica del mondo, ma sono solo… “americanate”

E’ diventata una delle mie occupazioni preferite raccontare, ovunque me ne capiti l’occasione, come l’America del vino non possa essere ridotta e ricondotta unicamente a Robert Parker e Wine Spectator e ai suoi aficionados che ne seguono pedissequamente le indicazioni, il gusto per vini muscolari, legnosi, massicci e privi di eleganza e piacevolezza.
E che quando si parli dell’America che di vino scrive e si occupa occorra riequilibrare la valutazione ponendo sull’altro piatto della bilancia, ché pesano sempre di più e sempre maggiore seguito e influenza riscuotono, personaggi come Eric Asimov, Alice Feiring, Gregory Dal Piaz, Jeremy Parzen, Tom Hyland, Neal Rosenthal, Tyler Colman, Alfonso Cevola, Joe Dressner, Ceri Smith, Steve Heimoff, Craig Camp, Sergio Esposito, per citare solo alcuni dei personaggi che seguo, conosco e con i quali ho spesso contatti, che stanno rendendo sempre più vivace e articolata e tutt’altro che monocorde la wine scene negli States.
Però, quando ti capita di leggere certe notizie, è difficile non sottrarsi al cliché (che tale rimane) secondo il quale di vino gli americani non capiscano granché e lo dimostrano puntualmente con le loro… americanate…
Così, anche se la fonte è ben nota, più che autorevole, non voglio prendere sul serio, e trattare piuttosto come un clamoroso epifenomeno o sintomo collaterale, quello che ha stabilito, potete leggerlo qui, la rivista made in Usa Forbes, e come prontamente si sono accinti a riportare, con ossequiosa attenzione, diversi organi di stampa toscani, ovvero che sarebbe “la Castello Banfi, l’azienda leader del territorio del Brunello di Montalcino, la meta enoturistica migliore al mondo”.
Più bella, affascinante, ambita, appealing and glamour, di altre undici meravigliose wine location, o mete da wine tourism, dislocate dalla Mosella a Château Lynch-Bages a Bordeaux a bodegas della Ribera del Duero, wineries della Margaret River australiana, della Central Otago in Nuova Zelanda, della Colchagua Valley in Cile, della Rioja spagnola della sudafricana Stellenbosch.
E’ giustamente la Castello Banfi, e quale azienda avrebbe mai potuto contenderle questo “primato”, ad essere il posto del vino più bello al mondo “secondo il sito della prestigiosa rivista statunitense che edita ogni anno la celeberrima classifica degli uomini più ricchi al mondo”, così come altrettanto giustamente aveva ricevuto quest’anno dal Vinitaly (forse a titolo di risarcimento d’immagine dopo i danni patiti per lo scandalo del Brunello lo scorso anno?) il Premio Internazionale come “massima espressione dell’imprenditorialità legata all’agricoltura, e da sempre votata all’eccellenza, cresciuta, nei trent’anni dalla sua fondazione, sotto l’egida dell’alta qualità”.
Una rivista americana che premia un’azienda, a proprietà americana, dal marketing tipicamente americano e dai vini perfettamente in sintonia con un certo gusto americano (non certo quello degli amici che ho citato), in un contesto di americanate, dove l’Italia, la Toscana, Montalcino, c’entrano come i cavoli a merenda, e dove ad essere premiata e proposta come modello ad un certo occhio americano è una sorta di Las Vegas, di Disneyland del vino.
Non certo il posto dove l’americano dotato di buone letture e gusto, attento al vino come ad una storica espressione della cultura e della civiltà, vorrebbe recarsi, una volta sceso, anche per un wine tour, in Europa… Prendersela, ma perché mai? Come avrebbe detto il buon padre Dante: “non ragioniam di lor, ma guarda e passa”…

0 pensieri su “Castello Banfi migliore meta enoturistica del mondo, ma sono solo… “americanate”

  1. La stessa rivista Forbes che ha citato Gaiole in Chianti quale miglior posto possibile al mondo in cui gli americani possono andare a vivere e investire.
    Gli piacciono davvero le zone vinicole del senese, eppure il momento per il vino non è dei più felici.
    E sono pronto a scommettere che arriveranno americani danarosi pronti a comprare il comprabile ovunque se ne presenti la possibilità.
    Sento odor di betoniere e voglia di creare una Las Vegas del vino, ma spero proprio di sbagliarmi.

  2. Ricordo un articolo apparso sul NYtimes dello scorso 10 febbraio, in cui Eric Asimov dava alcune dritte per l’acquisto di vini italiani tra i 10 e i 20 dollari in modo così sorprendentemente poco americano!!

  3. Con le “americanate” supportano e proteggono il loro mercato aiutandosi l’un con l’altro mentre noi con le nostre “italianate” ci azzoppiamo tra di noi.
    Nello specifico, quando acquisto una bottiglia vado oltre il vino in essa contenuto.
    Sara’ il mio lato romantico ma voglio nel mio piccolo supportare chi piu’ mi piace e tutti quei vignaioli (n.b. non produttori) con valori, principi e modus operandi (per quanto possibile capire leggendo interviste online oppure considerazioni/osservazioni riportate dall’amico dell’amico quando non si ha la fortuna di andare a visitarli in cantina personalmente) che piu’ condivido.
    Questo mio criterio di valutazione e’ ovviamente applicato a tutti (specialmente viticoltori italiani) tanto per non essere frainteso con quello che segue.
    E’ per questo motivo che non compro il Brunello “dell’azienda leader del territorio del Brunello di Montalcino”.
    E’ sempre per questo motivo che dopo aver guardato il video “faccia a faccia sul Brunello” posted in questo blog la mia prossima bottiglia di Barolo sara’ Cappellano.

  4. Mi riaffaccio solo per dire che questa nomina della Banfi come miglior meta enoturistica del mondo unita a quella di Gaiole in Chianti quale miglior posto possibile al mondo in cui gli americani possono andare a vivere e investire è un grandissimo e positivissimo spot per tutto il nostro Made in Italy e segnatamente per entrambi i comprensori vitivinicoli circostanti le realtà nominate.
    Spero e penso che tutti in zona siano contenti, il volano economico potrebbe essere importante, in ogni caso in questo periodo di crisi generalizzato è un fatto sicuramente non dannoso…..e gratuito.
    Veramente continua a sfuggirmi il senso della gioia con la quale Ziliani esterna il proprio criticare ferocemente una notizia che all’estero avrebbero sfruttato a dovere come motivo di promozione economica ed orgoglio nazionale.
    Inoltre, gli Americani di vino non ne capiranno niente (certo è un cliché), però ne comprano e ne bevono parecchio, molto anche italiano. Adesso sono in crisi ma molti Produttori Italiani, magari di alta qualità, piccola produzione e cantine piene, credo che ogni sera innalzino preghiere all’alto dei cieli nella speranza che quel mercato di americani e americanate riparta in fretta ed in gran pompa.

    Ciao

  5. veramente continuano a sfuggirmi i motivi per i quali il più tenace e convinto aedo, qualsiasi cosa dica e faccia, del re del Langhe Nebbiolo continui ad ergersi a difensore, qualsiasi cosa io ne scriva, della più grande e potente azienda di Montalcino.
    Forse, anche se al momento mi sfugge, ci sarà un nesso tra queste due sue predilezioni…
    In ogni caso ne abbiamo trovato un altro che, come fece anni fa il Robert Parker der Tufello, potrà tranquillamente esclamare “Viva Banfi”!
    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=21&IDNews=1265

    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=14&IDNews=1467

  6. Franco , per favore , non si faccia trasportare da sentimenti comprensibili e anche condivisibili al punto da rifiutare che Vignadelmar scrive ben altro che elogio di Banfi et similia .

  7. come ho scritto a vignadelmar rispetto il suo diritto di difendere Banfi, ma vorrei che lui rispettasse anche il mio altrettanto sacrosanto diritto (in fondo questo é il mio blog…) di criticare un’autentica “americanata” che designa Banfi come la più ambita meta del turismo del vino del mondo. Credo che anche vignadelmar pensi che ci sono, nel mondo e soprattutto in Italia, svariati altri posti molto ma molto più appealing, per un turista del vino, di quell’angolo di Montalcino che accoglie il castello proprietà della famiglia americana Mariani.. Meglio andare in Langa ad esempio, magari a Barbaresco e dintorni, a visitare tante aziende ospitali che non si trincerano dietro ad un alto e minaccioso portone sempre chiuso…

  8. Franco , per favore , io non gioco a chi ha l’ultima parola , poi non secco più nessuno , Vignadelmar ha scritto : è un grandissimo e positivissimo spot per tutto il nostro Made in Italy etc . Incontestabile . Poi se da altri interventi risulti che adora Gaja e Banfi gli risponderemo a tono in quel momento . Non si offenda dei termini , vorrei sentire un italiano strano (?) rivoltarsi perchè qualcuno scrive che Fiat produce le auto migliori del mondo !

  9. Flaminio, io non colgo, come fate lei e vignadelmar, il carattere di “grandissimo e positivissimo spot per tutto il nostro Made in Italy” nella scelta di Forbes di indicare in Castello Banfi il best of the best come la località più ambita per gli enoturisti internazionali.
    Per me é solo un’americanata, fatta da una rivista americana a favore di un’azienda americana che solo per inciso ha sede in Toscana, ed é per quello che la contesto, pensando che siano centinaia, in Toscana e nel resto d’Italia, le wine location più interessanti di quella. Dove voi vedete lo spot a favore del Made in Italy io vede invece un’azione di lobby filo americana e, consentitemi il termine, un’elegante “marchetta” a favore di un’azienda ricca, potente e con tanti amici. Soprattutto negli States…
    Se avessero premiato altre aziende, in Toscana, a Montalcino, in Langa, in Franciacorta, dove volete voi, avrei plaudito al “grandissimo e positivissimo spot per tutto il nostro Made in Italy”, ma in questo caso non posso aggiungere il mio al vostro, pur legittimo, plauso, sorry!

  10. Sono in pieno d’accordo con il Sig. Ziliani. Dove e’ questo “grandissimo e positivissimo spot per tutto il nostro Made in Italy” quando tra centinaia di migliaia di vignerons italiani con una lunga storia e tradizione, si premia un’azienda americana in Italia ?
    Se noi premiassimo un’azienda italiana in US, sarebbe un grandissimo sport per gli US ? Non credo proprio……

  11. Sarà anche un grandissimo spot, però non dimentichiamo che hanno sbancato una collina intera per fare un vino del quale nessuno sentiva il bisogno, se non loro. Allora prima si porta rispetto per un territorio che è in attesa del riconoscimento come patrimonio dell’Unesco, S.Gimignano lo è già, poi si cerca di limitare la sete di aree edificabili e di aeroporti che hanno gli amministratori locali. Ne abbiamo fin troppe di zone stravolte in Toscana ed in Italia, non ce ne serve un’altra.

  12. Sul fatto che il castello di Poggio alle Mura sia un posto bellissimo credo ci siano pochi dubbi. Credo che chi ha scritto l’articolo intendesse questo, uno splendido borgo vicino a Montalcino da dove poter partire e visitare altre aziende e zone vinicole. Dove sta il complotto in tutto questo? A volte Ziliani non riesco a seguirla
    un saluto

  13. Ok americanate. Però c’è da dire che pochi, perlomeno in Toscana, possono organizzare visite e degustazioni giornaliere con uno standard di efficenza, diciamo più che buono, per uno svariato numero di persone. Un bel museo, alla trattoria si mangia molto bene e le risorse umane sono in maggioranza autoctone e preparatissime, e seguono l’ospite con attenta cura. Un pò come la classifica di W.S. dei migliori 100 al mondo, valutano una serie di cose, per poter offrire il tutto ad un pubblico vasto. Inoltre il contesto paesaggistico è notevole.In fatto di disastri ecologici un amico delle langhe mi diceva che anche da quelle parti non scherzano, ogni paesino ha la sua industria tra discariche e scempi.

  14. Nicola, dica al suo amico di portarmi a conoscere le industrie, con “discariche e scempi” che, a suo avviso, ci sarebbero nei paesini delle Langhe.Io che nelle Langhe ci vado di media una decina di vole all’anno di “disastri ecologici” come quelli che dice non ho mai visto traccia…
    Va bene difendere Montalcino, pardon, l’azienda “padrona” di Montalcino ed i suoi meriti – alcuni, innegabili, li riconosco anch’io – ma senza buttare fango sulle Langhe, please!

  15. Caro e simpatico Cozzaglio, se premiassero Ferrari (sì, lo so che è la stessa ‘famiglia’ Fiat!) perché fa le migliori auto del mondo, sarebbe un magnifico ‘spot’ per il made in Italy, innegabile! Dino Ferrari e il suo cavallino rampante sono davvero emblematici, rispetto al made in Italy automobilistico.
    Ora, mi pare che le categorie (ovviamente non quelle merceologiche) di cui si parla siano diverse. Detto da Montalcino: è innegabile che Banfi abbia avuto un ruolo importante nel far conoscere il ‘marchio’ Brunello e, in un certo senso, di conseguenza, Montalcino; solo uno smemorato potrebbe negarlo.
    Tuttavia ha diffuso una ‘sua’ idea di Montalcino, la ‘sua’ idea di paesaggio e di tradizione, da un punto di vista molto oleografico, molto medio…e molto amerikano.
    E’ interessante notarlo in una campagna pubblicitaria di qualche anno fa, dove il Castello di Poggio alle Mura – un castello ricco di storia, con un nome affascinante, uno scenario medievale da film – diventa lo sfondo un po’ disneyano alla storia di un’antenata della famiglia dei proprietari che faceva la governante di un papa!
    Se parliamo di mete enoturistiche, Montalcino – la Toscana (la Sicilia!!!)- l’Italia tutta vanta famiglie blasonate, con storia plurisecolare, che possono cantare la loro canzone con accenti schietti, castelli e ville e vini meravigliosi.
    Dagli americani abbiamo tante cose, anche importanti, da imparare: in generale, non come raccontare la nostra storia o fare un vino tipico.
    Mi piace invece ricordare una cosa che ad alcuni sembrerà minima, ma che invece è importante ed emblematica di ciò che hanno da insegnarci: la formazione, a tutti i livelli.
    Quando ho visto, trent’anni fa, l’uomo che veniva a fare l’orto a casa mia raccogliere da terra le cicche delle sigarette che aveva fumato, ho sgranato gli occhi, sorpresa.
    E lui mi ha detto, papale!: “gli americani (Banfi ndr) non vogliono che si sporchi in terra.
    Per questo dovremmo davvero premiarli!

  16. A Brno, in Moravia, quindici anni fa mi hanno portato una ventina di chilometri fuori su una collina dove c’e’ un monumento alla battaglia di Austerlitz, avvenuta lassu’ due secoli fa. Poco distante siamo andati a mangiare in una cascina fortificata dov’era conservata una sedia sulla quale si e’ posato il sedere di Napoleone Bonaparte. Ci sono tornato per vedere il resto, tra cui le vigne di Traminec, un bianco di quelle parti, non vi dico com’erano trascurate. Il vino allora sapeva di legno, lo vinificano in legno, guai se non fermentava in legno, una schifezza ma dall’acidita’ interessante. E passando ogni anno mi sono fermato sempre, ho riassaggiato quel vino, ne ho seguito l’evoluzione. Oggi e’ buono, profumato, fresco, pimpante, vasche d’acciaio, tecnologia del freddo, vigne curate come giardini, insomma il comunismo non c’e’ piu’ neanche nel vigneto e si vede, si sente, si gusta. Sono lontani anni luce dai Parker, per fortuna, dagli enologi volanti dei vins de garage, dalle reclame come quella di cui state discutendo. C’e’ tutto un mondo al di fuori dalle utopie del marketing che manco ve lo immaginate. Il resto e’ soltanto una bevanda alcolica con un’immagine commerciale ben studiata e un gusto che comincia a stufare perche’ e’ sempre piu’ uguale dappertutto e non si capisce che vitigno e’ e da che territorio proviene. Lo chiamano ancora vino? Ha una bella DOCG con la fascetta rosa sulla capsuletta? Bravi, un bell’applauso…

  17. Cara Silvana , la comunicazione è una roba strana che facciamo d’obbligo tutti i giorni per cui , istintivamente , io il primo , non ci passa per la testa di accertarsi cos’abbia , legittimamente , secondo i canoni della lingua , capito l’altro . Nè io, nè Vignadelmar abbiamo sostenuto , in base alle regole della lingua , che Banfi è la perfezione e che abbia pubblicizzato nel migliore dei modi Montalcino . Abbiamo recitato il classico “piuttosto che niente meglio piuttosto” . Siccome non siamo indovini , l’amerikano viene per trovare Banfi , gli piace come a milioni di italiani che sono finissimi piace Falesco , si convince , ringrazia . Magari l’amerikano non è quello che mangia i fichi d’India senza sbucciarli , dà un’occhiata attorno , assaggia , e dice come Veronelli : Banfi fa un vino buono , ma non è il Brunello . Lei , Franco e tanti altri del blog mi piacete , non lo dico per una captatio benevolentiae , ma mi ricordate tanto i miei vent’anni (sono del 1947) , quando si pretendeva tutto e subito perchè “giusto” .

  18. Per Franco : guardi dal basso , frazione Annunziata , La Morra , e mi dica se avevo bevuto troppo , due mesi fa , o se ci sono tre mostruosi palazzacci a svariati piani che dominano il , si fa per dire , panorama .

  19. Caro Cozzaglio! Sono contenta di piacerle, nonché di ricordarle i suoi vent’anni…
    Non mi pare di aver scritto che “è un peccato aver premiato Banfi”. Né lo penso; all’incirca posso pensarla come lei.
    Ho scritto di quella che a mio parere è stata (è?) un’occasione, un’opportunità purtroppo disattesa. E, sempre a mio parere, questo è andato a discapito di Montalcino, ma anche della proprietà in questione. (Sui premi ho le mie personalissime idee: sono strani, ho passato metà della mia vita in mezzo ai premi, e sono stata anche amica del professor Soria, presidente del Grinzane Cavour.)
    E, per evitare equivoci: sono una nemica giurata del ‘tutto, gratis, subito’.
    Con simpatia.

  20. Mi permetto di intervenire con molto ritardo in questo filone di discussione e di riportare l’attenzione su un commento che non e’ stato molto “filato”, quello di tal paolo, lasciato il 2 giugno alle 17:40.
    Mi pare evidente che egli mette il dito in qualche piaga (anche se non sono sicuro della precisione di alcune informazioni: se si riferisce al territorio della val d’Orcia, esso e’ gia’ stato dichiarato patrimonio mondiale dall’Unesco, anzi semmai l’Unesco stessa mi risulta avesse minacciato di revocare la qualifica in seguito all’affaire Monticchiello denunciato da Asor Rosa, da allora bestia nera dei “buongovernanti” locali). Mi rendo conto che sono piaghe locali di cui forse non c’e’ sufficiente “coverage” in ambito piu’ vasto, forse anche per questo l’accenno di paolo non ha avuto molto riscontro.
    Non so se l’associazione di concetti fosse da lui voluta o soltanto casuale (be’.. diciamo inconscia), ma credo che niente affatto casuale sia la recente doppietta promozionale assestata da Forbes a beneficio della provincia di Siena (ma quale made in Italy… stringi stringi, trinchetto). Non casuale, intendo, rispetto ai temi del “buongoverno” di quel territorio di cui si celebrano spesso bellezza e unicita’, quasi che fossero opera dell’attuale “buongoverno” (anch’esso frequentemente autocelebrato). Non casuale rispetto all’emergere in tempi recenti di piu’ di una voce dissonante, o sarebbe meglio dire: fuori dal coro, da tale coro osannante, voglio dire. Non casuale, infine, rispetto ai pericolosi scricchiolii che un certo “sistema” recentemente ha cominciato a far udire dal punto di vista della stabilita’ finanziaria. Evidentemente la “capacita’ di attrarre eccellenze” sta sentendo, da non molto tempo a questa parte, il bisogno che qualche forza attrattiva supplementare venga in aiuto.

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