Dibattito su Bettino Ricasoli, ma maestro di cerimonia è Bruno Vespa

Vedete che serve e che paga essere uomo di potere risolutamente dalla parte del potere, amico di chi è potente, quale che sia il colore della sua casacca?
Serve, nel caso del titolare (incredibile ma vero) della rubrica vini su Panorama (che continua a restargli saldamente attaccata ad ogni cambio di direttore), più noto come il conduttore di quella che è stata definita la “terza Camera” italiana, ovvero la trasmissione di Rai Uno Porta a Porta.
Sto parlando di Bruno Vespa, che sicuramente come riconoscimento per il suo costante dare spazio nelle sue wine news alle aziende che rappresentano l’establishment del vino, figurerà quasi come un co-protagonista, in un convegno che si svolgerà venerdì prossimo presso il Castello di Brolio, a Gaiole in Chianti.
“Location” non scelta a caso, visto che il tema, piuttosto interessante, dell’incontro, sarà nientemeno che l’antico padrone di casa del Castello, ovvero Bettino Ricasoli, di cui verranno indagati “il suo disegno e la sua attualità nella congiuntura degli anni 2000”, nell’ambito di quella che viene definita “una riflessione a 360 gradi sul futuro del Chianti Classico e del suo sistema socioeconomico”.
Chi interverrà, il moderatore Vespa a parte (a proposito: avete letto come descrive i grandissimi vini che ha potuto degustare nell’articolo Prove d’assaggio pubblicato nell’ultimo numero di Bibenda? Un capolavoro d’involontaria comicità… ) nel corso della discussione?
Innanzitutto l’attuale padrone di casa, Francesco Ricasoli, amministratore delegato Barone Ricasoli, e poi si potranno ascoltare relazioni, tema Il Carteggio Ricasoli-Studiati, di Zeffiro Ciuffoletti – docente di Storia contemporanea e Storia sociale della comunicazione presso  l’Università di Firenze, quindi di Giuseppe De Rita, segretario Generale Censis, che proporrà una “Panoramica sul contesto attuale”, quindi verranno indagati “Gli aspetti qualitativi”, ad opera di Claudio Peri, docente  di Tecnologie alimentari presso l’Università di Milano. Seguirà poi il dibattito, con una introduzione di Marco Pallanti, presidente Consorzio Chianti Classico, con interventi previsti di Gian Piero Maracchi – direttore Istituto Biometeorologia (Ibimet) del CNR e Federico Vecchioni, presidente Confagricoltura, tanto per avere un altro di quei potenti che mettono così a suo agio Vespa.
Nel pomeriggio, alle ore 15, è in programma l’inaugurazione della Collezione Ricasoli, che proporrà in esposizione l’armeria di famiglia e le onorificenze di Bettino, protagonista del Risorgimento Italiano, nonché inventore (da qualcuno contestato per le sue scelte…), del moderno Chianti.

0 pensieri su “Dibattito su Bettino Ricasoli, ma maestro di cerimonia è Bruno Vespa

  1. Dato il prevedibile ed elevato numero di lingue, sarà opportuno fare attenzione a dove si metteranno i piedi. Lo dico per gli eventuali Sommelier chiamati in servizio. Non c’è niente di peggio che districarsi, bottiglia in mano, tra le incognite che certi palcoscenici possono nascondere. Avguri.

  2. uso ad obbbedir tacendo lo hanno pensato per vespone. scommetto che alla fine della fiera verrà sottolineata l’estremma attualità della ricetta ricasoliana con invito ad aggiungere percetuali ancora maggiori di un paio di noti vitigni….
    ciao

  3. Spero bene che qualcuno avrà il buon senso di precisare che il Barone di Ferro non scrisse mai né “una ricetta” né “una formula” per il Chianti e non indicò mai le quantità esatte per l’assemblaggio. Ecco il passo saliente del carteggio Ricasoli-Studiati:

    “Già fino dal 1840 io avevo trattato singolarmente ogni varietà d’uva, coltivata in una importante quantità nella mia fattoria di Brolio, al nostro oggetto di verificare la qualità e la sensibilità del vino da ciascuna derivato.

    Fu appunto al seguito di questo studio comparativo che io restrinsi le uve da coltivarsi nella fattoria di Brolio pressoché esclusivamente alle varietà Sangioveto, Canaiolo, e Malvagia. Nel 1867, io volli nuovamente avere vino di ciascuna di queste tre d’uve, facendo con ognuna un vaso bastatemente grande e più feci un vaso con le tre qualità riunite insieme in certe determinate proporzioni.

    L’esperienza, per mio giudizio, fu dichiarata esaurita nel marco decorso ed i vini passarono ad altra destinazione.

    Mi confermai nei risultati ottenuti già nelle prime esperienze, cioè che il vino riceve dal Sangioveto la dose principale del suo profuno (a cui io miro particolarmente) e una certa vigoria di sensazione; dal Canaiolo l’amabilità che tempera la durezza del primo, senza toglierli nulla del suo profuno per esserne pur esso dotato; la Malvagia, della quale si potrebbe fare a meno destinati all’invecchiamento, tende a diluire il prodotto delle due prime uve, ne accresce il sapore e lo rende più leggero e più prontamente adoperatabile all’uso della tavola quotidiana.”

    A Cesare Studiati, Terranuova, 26, settembre, 1872

  4. bravo Jeremy! Ci voleva un americano, umanista, di cultura e studi italiani, per ricordarci questa evidenza! Chissà se Vespa é a conoscenza di questa pagina storica che hai citato…

  5. @Franco e ag grazie! aggiungerei solo che il Chianti che fa attualmente Ricasoli — ahimé Mr. Merlot — a Brolio non ha niente a che fare con il Chianti che faceva il Barone di Ferro!

  6. Malvasia (Bianca) attualmente vietata! Se si volesse usare l’1% di Malvasia con il 99% di Sangiovese (tanto per dare una certa bevibilità), il vino deve essere declassato a IGT; se si usa l’80% di Sangiovese con il 20% di Syrah o Merlot o Cabernet o quello che volete il vino è Chianti Classico.
    Questo è la situazione attuale, cioè il risultato delle forzature americaneggianti tanto in vogo fino ad ora. E guai a parlare della cosa altrimenti ti prendono in giro.

  7. Sai Franco, io ci andrò. Non solo perchè l’invito del Consorzio Chianti Classico non contemplava la presenza del Vespa, non solo perchè il tema è interessante (almeno per me) ma perchè ho letto il carteggio Ricasoli-Studiati ed ho trovato molti spunti di grande attualità. Pensa che nella prima lettera Il Barone di ferro scrive alla Studiati a proposito delle caratteristiche dell’uomo pubblico (lettera che assieme a diverse altre è di tema puramente politico) “Io voglio nel Gonfaloniere un cittadino di spirito verace nazionale, amante della patria, buon amministratore e di animo savio e pacato”. E quando mi ricapita la possibilità di domandare al Vespa se questo personaggio , a distanza di 150 anni precisi, l’abbiamo trovato? Se poi rimango vivo avrò anche alcune domandine sulla modernità del Chianti. Classico…

  8. le polemiche sterili e l’antipatie personali sono cose da piccoli uomini.Dare del mediocre a Vespa vuol dire dare dell’imbecille al dott. Francesco Ricasoli padrone di casa e organizzatore, vuol dire considerare mediocri coloro che relazionano al convegno ( De Rita e tutti gli altri docenti).Faciloneria. Rimaniamo sui temi del convegno e sulla storia di Bettino come ha fatto Jeremy, se poi “Chissà se Vespa é a conoscenza di questa pagina storica che hai citato…” lo vada chiedere a Vespa da bravo giornalista quale è !!

  9. Reduce da un giorno di studio fra le vigne di Sangioveto della Fattoria di Felsina, mio marito ha commentato commosso che è stato un privilegio immergersi in tanto nobile “toscanità”. Lavora nel mondo del vino da 30 anni e poche volte l’ho sentito vibrare così, segno che la storia vera, quella antica ma resa attuale dalla volontà dell’uomo che sceglie di essere in un modo piuttosto che in un altro, è sempre motivo di orgoglio, speranza e visione del futuro. E in questo senso anche a me vengono in mente alcune domandine sulla modernità del Chianti Classico da porre ai potenti del marketing…

  10. al sor bob che ha commentato ieri, con la solita tattica del nick name e dell’indirizzo e-mail posticcio, che, bontà sua, “le polemiche sterili e l’antipatie personali sono cose da piccoli uomini”, rispondo solo che “dare del mediocre a Vespa” non vuol assolutamente, nel mio caso, per quanto ho scritto, “dare dell’imbecille al dott. Francesco Ricasoli padrone di casa e organizzatore” e “considerare mediocri coloro che relazionano al convegno”. Queste sono forzature che non rispecchiano il mio pensiero – sul valore dei relatori non ho speso una parola e la spendo ora per dire che sono persone di primario valore – e quanto ho scritto e sono esclusivamente farina del sacco del “signor” bob

  11. credo che il Dott.Ricasoli sia ha conoscenza delle cose che organizza e non credo che le faccia gestire da un mediocre (Lei scrive: bravo Jeremy! Ci voleva un americano, umanista, di cultura e studi italiani, per ricordarci questa evidenza! Chissà se Vespa é a conoscenza di questa pagina storica che hai citato…,).Allora provi a domandarlo al Dott. Ricasoli perchè ha scelto l'”ignorante” Vespa.Inoltre credo che il Dott. De Rita non partecipi a qualsiasi sagra delle porchetta tra beoni ignoranti. Ziliani alle sue banalità rispondo con una banalità” quando la volpe non arriva all’uva dice che è acerba”. Stia sulla notizia e lasci perdere di vedere attraverso il buco della serratura, circa l’indirizzo e altro!

  12. a “bob”, che da come scrive e dal “coraggio” che dimostra dal non rivelare chi realmente sia mi fa pensare che possa essere chi dico io (magari un tizio il cui cognome comincia con la lettera G.), dico solo: impari a leggere. E se non riesce, rilegga e poi rilegga ancora. Non mi sono mai riferito, se non in termini positivi, ai relatori, De Rita in primis, e mi sono limitato a commentare la scelta del moderatore. Sul perché il padrone di casa abbia scelto Vespa ho le mie idee e credo di averle chiaramente fatte capire (tranne che a “bob”, che non vuole capire, della serie non c’é peggio sordo di chi non vuole intendere..) nel mio post. Se vuole avere qualche certezza si rivolga direttamente a lui.
    A proposito del dibattito sul barone di ferro, Carlo Macchi, su Wine Surf, http://winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=531 ci racconta che il moderatore (ma non doveva limitarsi a moderare invece di esprimere il suo (parola grossa) enopensiero?) ha perorato la causa dell’apertura dei disciplinari, spericolati e aperti…
    A “bob”, che dovrei ignorare e al quale rispondo, perché il suo modo di fare lo trovo irritante (eufemismo), dico solo che il “guardare dal buco della serratura” é prassi che lascio a lui. Mi auguro solo quando commenta, a sproposito, sui blog…

  13. Mi firmo per chi sono, Andrea Pagliantini, discettatore di boiate pazzesche e qualche minima cosa giusta, ma almeno ci metto nome e faccia.
    Bruno Vespa limita il suo intervento ad un falso problema.
    Parlare di allentamento dei cordoni del disciplinare nel Chianti Classico cosa vuol dire?
    Basta stappare bottiglie con il Gallo Nero per trovarci i modi più diversi e lontani di far vino, e con un 20% di uve “migliorative” a piacere, le tecniche di vinificazione e affinamento, ognuno si può sbizzarrire come gli pare.
    Forse il signor Vespa non sa che o le cantine sono piene oppure i commercianti o gli importatori fanno ordini a prezzi a lor piacenti e pagano dopo lunghi mesi?
    E le aziende hanno materiali, tasse, dipendenti, fornitori ecc. da pagare giustamente alle giuste cadenze?
    Forse un problema è questo, del disciplinare del Classico che altro c’è da liberalizzare?

  14. Ziliani

    chi sono? Un normalissimo lettore di quotidiani, di riviste qualche volta di blog. Un comune modesto mortale, che qualche volta risponde al Corsera o a Repubblica come (raramente) ad un blog.
    Che importanza ha se sono alto o basso biondo o moro; lei pubblica uno scritto per farlo leggere io (lettore) leggo è rispondo cercando ( data la mia ignoranza) di rimanere sulla notizia. Oppure per rispondere a Lei bisogna presentare documenti o iscriversi al circolo?Il mitico Montanelli che un paio di volte mi ha risposto (onorandomi) sulla rubrica Lettere del Corsera non mi ha mai chiesto chi sono, come Sergio Romano in quella attuale. Da giornalista dovrebbe sapere (ed apprezzare)che nel momento che un lettore legge e risponde ad un Suo scritto Lei ha svolto il Suo compito appieno. L’obiettivo di un giornalista è di farsi leggere, quello di un bravo giornalista anche di farsi rispondere e criticare, altrimenti sarebbe squallido (come spesso avviene sui blog)parlarsi tra 4 iscriti al circolo della bocciofila o meglio tra “addetti ai lavori”.Allora di quale “coraggio” parla? Il problema è essere o non essere giornalisti, forse questo spiega la critica a Vespa.

  15. @bob: ancora una volta parla a vanvera. La sua frase finale, che vorrebbe essere tranchant, “Il problema è essere o non essere giornalisti, forse questo spiega la critica a Vespa”, non ha costrutto, perché sono giornalista, iscritto all’ordine dei giornalisti, dal 1981. Il problema non é però l’iscrizione all’albo, ma come si vuole essere giornalisti, quello che si scrive, l’idea di indipendenza, dal potente di turno, che si ha. In questo mi considero profondamente diverso dal sor Vespa, che quando si occupa di vino continua ad essere il giornalista che tanti anni fa dichiarava essere la DC (do you remember?) il suo azionista di riferimento. Oggi non dice più chi sia il suo “azionista di riferimento”, ma governo dopo governo, presidente dopo presidente del Consiglio, lo fa chiaramente capire. E lo stesso quando scrive di vino, o viene chiamato a moderare dibattiti ad argomento enoico.

  16. Bob dimentica un aspetto fondamentale : il blog non è solo l’occasione per rispondere al giornalista , è soprattutto un modo di stare con gli altri attori . E , nel piccolo , l’occasione per dimostrare se si capisce che non tutto ciò che è possibile si fa . Si adegui . Se lo desidera , ci informi dove possiamo trovare le risposte di Montanelli e Romano , cui non credo lei abbia scritto nel tono che usa sul blog .

  17. sul comunicato stampa redatto al termine del convegno e diffuso dall’azienda che l’ha organizzato, tra l’altro si legge: “Il dibattito si è poi chiuso con gli interventi di Francesco Ricasoli e di Marco Pallanti che, stimolati dal moderatore Bruno Vespa, hanno affrontano il tema del disciplinare del Chianti Classico. Entrambi sono d’accordo nel vedere in un disciplinare più libero e più ricco di opportunità per i produttori il vero futuro del Chianti Classico. Secondo Ricasoli i disciplinari italiani in genere dovrebbero avvicinarsi a quelli francesi, che per esempio non impongono percentuali fisse di vitigni da impiegare, ma che si limitano a suggerire quali debbano essere le uve da impiantare, lasciando poi al produttore la libertà di mescolarle nelle percentuali a lui più consone. Secondo Pallanti, i produttori del comprensorio devono continuare a lavorare sul Sangiovese, ma questo non deve essere un imperativo assoluto, perché in 7.200 ettari di vigneto è chiaro che le differenze pedoclimatiche esistono, e non si può pensare che il Sangiovese possa esprimersi al meglio in ogni singolo vigneto del Chianti Classico”
    Domanda: ma che di razza di disciplinare “più libero e più ricco di opportunità” di quello vigente, che ha creato l’anarchia del Chianti Classico, il suo carattere pirandelliano da uno nessuno centomila, l’essere o Sangiovese 100% oppure Sangiovese con tanto altro (i soliti bordolesi) e molte altre varianti (per tacere dei vini dove sembra che il 20% sia di Sangiovese, non delle “uve migliorative”…) vogliono il discendente del Barone di ferro ed il presidente, confermato, del Consorzio Chianti Classico? Roba da non credere…

  18. C’è un pò di ipocrisia dicendo che su 7200 ettari di vigneti a Chianti Classico ci possono essere delle zone in cui il Sangiovese ci stà a fatica.
    Ricordo che il disciplinare di produzione è chiaro in merito e ben dice dove si deve piantare.
    Se poi il boom degli anni passati ha fatto piantare vigne sui letti dei fiumi e verso esposizioni assurde, cosa vuol dire che il Sangiovese non è più un bel vitigno o che si vuole ufficializzare il fatto che sotto, sotto tutto Sangiovese non è?
    E poi tutti quei Chianti Classico neri, morbidoni e ruffiani che c’erano in giro fino a poco tempo fa non erano già mani libere e briglia sciolta?
    Pardon, quello si chiama sperimentare…

  19. hai perfettamente ragione Andrea, di fronte a certe spudoratezze e bischeraggini, pronunciate con l’amico dei potenti a tenere bordone, viene non solo la nausea, ma un’incazzatura alla Cecco Angiolieri…

  20. Ancora outing da parte del Presidente del Consorzio del Chianti Classico??? Il progressismo nei disciplinari s’ha da continuare??? Continuiamo a merlottare allegramente, anzi, sempre di più?? Sarà forse il caso di iniziare a fissare il recinto della riserva indiana dove isolare il sangiovese e i suoi fedeli?

  21. che del club dei fedelissimi del Sangiovese senza se e senza ma Marco Pallanti non facesse parte sono anni ormai che lo penso, ben prima che diventasse presidente del Consorzio del Chianti Classico…

  22. Quando si ingrassa troppo,i calzoni non si abbottonano più, e invece di tenersi in forma consumando meno e meglio, è più comodo prendere un paio di calzoni della taglia sopra e avanti finchè non si riempiono.
    I disciplinari sono come calzoni che non si abbottonano più, quando la ciccia straripa, invece di stare alle regole se ne compra un paio più larghi.
    Ritorno alla mia idea originale di cancellare il disciplinare consentendo di fare a chiunque quello che vuole mettendo l’uva che preferisce e le tecniche di vinificazione che crede, trucioli compresi.(Che tanto ormai in gergo si chiamano e trovano con il termine di semolino.)
    Liberi si, ma con l’obbligo assoluto di dichiarare tutto in etichetta.
    Se a controlli c’è qualcosa che non và, ritiro della partita iva, sipario sulla produzione di vino e calci nei ginocchi.
    Molto meglio questo che il continuo alzamento dell’ostacolo o la cerca quadrata di una giustificazione per merlottizzare anche il paradiso, specie quando lo si è già lottizzato.

  23. Mi sembra che gli innovatori tengano il confronto con delle riserve ben nascoste . Vogliono spingerci a dichiarare che in Italia cabernet merlot chardonnay non vanno ? non lo diremo mai perchè ne beviamo ottimi esempi in Friuli e Alto Adige . Vogliono spingerci a dichiarare che impediremo sempre qualsiasi modifica dei disciplinari per partito preso ? lo scordino , non come dei nobel ma siamo in grado di ragionare anche noi . Dichiarino loro piuttosto quel che se pur tacciono ha capito anche il meno attento , guardano non il prodotto ma il mercato , come se il vigneto fosse un’officina convertibile in un mese . Quando hai fatto un Barbaresco che devi applicarti per distinguere da un Nero d’Avola , appena cambiano i gusti cosa fai ? e se nel frattempo il tuo “barbaresco” spunta eguale dall’altra parte del mondo , a un decimo del prezzo ? noi diciamo , si cambi il disciplinare , se è possibile migliori la qualità , del mercato di oggi e domani mattina non ce ne frega niente , tentiamo di vedere un po’ più in là . Grazie Silvana , mi fa piacere tirar fuori cose che interessino , non per vanità , ma se non fosse mi sentirei un inutile scribacchino .

  24. Mi sembra, post dopo post, che ci siano in campo due partiti. Quello di chi fa vino credendo di fare un prodotto con caratteri tipici, lo fa credendoci e con dei criteri che debordano dal mero (ma tassativamente indispensabile) guadagno. Poi c’è quello di chi invece produce vino come se stesse in sala borsa; gli appartenenti a questa ‘fazione’ hanno avuto molte soddisfazioni in anni passati, quando le griffes e i marchi e il nostro paese erano sulla cresta dell’onda. Ora che i portafogli si sono ristretti, la gente – magari forzosamente – è costretta a guardare di più per il sottile e non premia più il cosiddetto ‘valore aggiunto’ (su cui tutti, nessuno escluso, abbiamo puntato); non lo premia più, perché è portata a cercare qualcosa di più consistente, qualcosa di vero. Dopo tante bolle, anche del vino…
    Ora sarebbe davvero il momento di guardare più in là, come scrive @Cozzaglio, qui sopra, dopo aver capito molto bene DOVE SIAMO.

  25. salve, sta male dirlo ma avevo visto bene sulla presenza di vespa…rappresenta la faciloneria e l’establishment su tutto, figuriamoci se sul vino ha una posizione autonoma dai cosiddetti grandi. Una volta ritenevo che il disciplinare fosse semplicemente da rispettare in quanto regola che gli stessi produttori si danno. Ora ho il dubbio che, visto il bombardamento quotidiano sui disciplinari (es. vedi Nobile o Brunello), l’ipotesi sconvolgente di Andrea Pagliantini forse possa essere persino un soluzione. Quel che vedo difficile è il controllo, come al solito e come sempre…per cui ci troveremo vinoni più o meno pesanti con etichette 100% sangiovese, botte grande agricoltura biologica e via mentendo. Lavoro nel settore, purtroppo so cosa dico, le forzature ci sono, alcune sono veniali mentre altre….

  26. Con le parole del grande timoniere: grande e’ la confusione sotto il cielo, dunque la situazione e’ eccellente.
    Parlar di allentare i cordoni del disciplinare del Chianti Classico cosiddetto, mi domando cosa significhi. Quali cordoni? Ormai da piu’ di dieci anni “Chianti Classico” non significa molto. Sotto questo nome e’ possibile trovare vini al 100% sangiovese, vini fatti secondo l'”antica ricetta” (ma e’ poi cosi’ antica?) tranne l’aggiunta di uve bianche ora anatema, vini con una consistente aggiunta di uve cabernet-merlot-eccetera. In sostanza: vini diversissimi come stile, almeno in potenza. Dunque nessuna classicita’ possibile sotto questa etichetta. Si trovano poi, sempre denominati Chianti Classico, vini fatti sul sasso, vini fatti sull’argilla, vini fatti sulla sabbia. Si va da zone come la Berardenga ad altre come la val d’Elsa, fino ad arrivare a due passi dalla Firenze-Pisa-Livorno. Dunque nessuna chiantigianita’. La situazione e’, come dicevo, eccellente perche’ finalmente “il re e’ nudo”. E’ evidente a chiunque che il nome Chianti Classico e’ diventato solamente un contenitore di marketing che vende abbastanza bene. E’ diventato come quel coltello di cui si cambiava prima la lama, poi il manico, poi ancora la lama, eccetera, ma rimaneva “lo stesso” coltello. Un delirio metafisico e nulla piu’. Metafisico perche’ ossessionato con l’idea di chianticlassicita’ che e’ una costruzione tardomoderna e pure mendace, dal momento che l’inganno Chianticlassico e’ stato inventato di sana pianta per far ingoiare un inganno ancora piu’ mostruoso, quello Chianticolliqualcosa, grazie al quale buona parte della Toscana collinare e’ stampata nell’immaginario del turista mondiale come “Chianti”.
    O si tutela l’origine o si tutela la tipicita’, essendo due concetti ben diversi e distinti (anche se il secondo ovviamente risente del primo). Noi, brillantemente, riusciamo a non tutelare ne’ l’origine ne’ la tipicita’, vuoi stilistica vuoi ampelografica. E pensare che nei nomi ci sarebbe gia’ stato ampiamente lo strumento per tutelare l’una E l’altra cosa: “Chianti” identifichi l’area di produzione, ossia il territorio del Chianti, cioe’ i comuni di Gaiole, Radda e Castellina (ci siamo chiesti a cosa corrisponde la odiernamente tronca locuzione “Agricoltori DEL Geografico”? Quale sia il sostantivo che e’ diventato impossibile pronunciare prima di quell’aggettivo? E quale fosse e forse tuttora sia il logo di tale azienda, prima dell’adozione della pseudobussola inscritta in una O? Ci siamo chiesti in opposizione a quale altro Chianti fosse sorto il nome “Chianti geografico”?).
    “Classico”, infine, identifichi lo stile classico, quello che piu’ lentamente di altri stili evolve, ossia con passo secolare.

    Attualmente, visto che a detta di tutti “non si puo’ tornare indietro”, allora molto meglio, mille volte meglio, liberalizzare totalmente il modo di fare vino, dopo tutto chi meglio di un imprenditore sa cosa e’ meglio produrre allo scopo di venderlo (e mi si concedera’ che non si vende cio’ che si produce, ma si produce cio’ che si vende)? Sono assolutamente d’accordo con Andrea Pagliantini: ognuno faccia il vino (qualsiasi altro prodotto, in realta’) come meglio crede, pur di rispettare un paio di criteri: primum non nocere, secondo fa’ cio’ che dici di fare. Basta. Al consumatore, poi, l’ardua sentenza.

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