Italiche vignaiole al naturale alla conquista di Parigi!

Allons enfants, mesdames et messieurs, qui c’è da festeggiare, come merita, un piccolo grande evento, una di quelle cose che resteranno nella cronaca, se non nella storia del vino italiano, di questi ultimi anni.
Con un rovesciamento a 360 gradi rispetto a quella tendenza, un filino provinciale (e da inferiority complex) che porta a magnificare tutto quanto fanno, nel vino, “gli altri”, ovvero gli stranieri, siano espressione dell’antica civiltà del vino del Vecchio Mondo Europeo, oppure del New (Marketing Oriented e cultore del Brand come valore supremo) Nuovo Mondo, e a stendere tappeti rossi, qui da noi, di fronte ai vini foresti e ai produttori internazionali, lunedì Parigi sarà teatro di un evento di cui noi italiani e amanti del (buon) vino di casa nostra, dovremmo essere orgogliosi.
Fieri il giusto, senza scadere in quello chauvinisme che spesso giustamente rimproveriamo ai nostri cugini d’Oltralpe.
Come ho già scritto, con piacere, nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S. (leggete qui) a dimostrazione di come abbiamo saputo ben interpretare e adattare ai nostri terroir e alla nostra sensibilità  un movimento, la Renaissance des Appellations che partito da Nicolas Joly del Domaine de la Coulée de Serrant nell’AOC Savennières si è poi esteso conquistando e inducendo a personali reinterpretazioni e adattamenti fior di vignerons in Francia e in tutta Europa e altrove, e per evidenziare come in Italia oggi faccia tendenza, muova discussioni, conquisti sempre nuovi interessi da parte dei consumatori (sperando che non diventi una moda) il tema dei “vini naturali” – vini biologici, biodinamici, vini veri, vin natur, una volta tanto non saremo noi, italiani, ad ospitare una degustazioni di vini naturali di vignerons francesi.
Per opera degli stessi organizzatori di quella rassegna di culto che è diventata nel tempo Vins de vignerons / Vini di Vignaioli in programma ad inizio novembre a Fornovo Taro, una piccola parte delle aziende che animano quella rassegna, ed altre tipo Vini Veri o Vin Natur o Vinissage, lunedì sarà a Parigi, dalle 10 alle 19.30 in rue de Babylone, un mannello rappresentativo di quelle aziende.
Simpatico titolo dell’incontro-degustazoine Les Italiennes montent à Paris, ovvero Le italiane arrivano a Parigi, evento che diventa ancora più sfizioso grazie ad una ulteriore trovata di grande originalità, politically correct il giusto, ovvero il fatto che a proporre questi vini, espressioni di terroir che vanno dal Piemonte alla Valtellina, dal Trentino alla Toscana, sino alla Campania e alla Sicilia, non saranno vignerons dalle mani callose, bensì delle charmantes vigneronnes, fascinose donne del vino responsabili in primis o preziose collaboratrici dei loro compagni in campagna ed in cantina.
Alla degustazione, che segna anche un momento nuovo, sempre più favorevole, dei nostri vini nella terra della grandeur enoica, nella capitale dei Grands Vins, parteciperanno pertanto le seguenti vigneronnes e aziende:  

Piemonte
Alessandra Bera Az. Bera Vittorio
Lombardia
Isabella Pelizzatti Perego Arpepe
Emilia Romagna
Elena Pantaleoni La Stoppa
Veneto
Cecilia Trucchi Villa Bellini
Trentino
Elisabetta Foradori Azienda Foradori
Friuli Venezia Giulia
Franca Princic Azienda Dario Princic
Toscana
Margherita e Francesca Padovani Azienda Fonterenza
Helena Dante La Colombaia
Rossella Bencini Tesi Fattoria di Bacchereto
Abruzzo
Sofia Pepe Azienda Pepe
Campania
Daniela De Gruttola Azienda Cantina Giardino
Sicilia
Arianna Occhipinti Azienda Occhipinti

Per informazioni sulla degustazione ed eventuali notizie contattate a questo indirizzo di posta elettronica la sua ideatrice, Christine Cogez-Marzani.

Allez, les Italiennes!

0 pensieri su “Italiche vignaiole al naturale alla conquista di Parigi!

  1. Bravo (sia in italiano che in francese) a Franco per aver riportato questa notizia-evento. In un periodo di crisi sono ancora le donne a dare buon esempio.
    Allez, allez, allez.

  2. vivan le femmine ! viva il buon vino ! sostegno e gloria d’umanità ! Lorenzo Da Ponte , autore dei libretti di tante opere di Mozart

  3. L’idea è bella e il poster anche. L’idea è per loro che si fanno una gita a Parigi all’inizio di giugno e peccato che il tempo non sia così bello. Per alcune aziende tra quelle elencate sinceramente però non capisco il fine dell’iniziativa, dato il proliferare eccessivo di manifestazioni, alle quali spesso le stesse persone elencate partecipano. Spontaneamente mi domando: a che serve ad una piccola azienda partecipare a molteplici manifestazioni? E se osservo i prezzi dei loro vini non sono certo a buon mercato. Bella idea, ma ha molto il sapore di una gita tra amiche al di fuori dai soliti confini e contorni.

  4. A mio modo di vedere, proprio l’uscire dai soliti confini e contorni è indicativo di una volontà e di un coraggio che troppo spesso mancano ai nostri produttori. La “gita” a Parigi, che rientra nell’ambito delle tante e belle iniziative di Chistine Cogez-Marzani, è una maniera di affermare l’identità di queste signore del vino (che, non dimentichiamolo, producono vini di alto livello).

  5. Lodevole iniziativa, come tutte quelle in cui si parla di vino inteso come frutto unicamente della natura. E spesso per ottenere questo frutto senza ricorrere a mezzi e mezzucci “multinazionali”, alla fine i vini costano un pò di più. Ma quanto siamo disposti a spendere per bere bene senza trucchi? Il necessario, anche perchè poi mi chiedo a parità di costo cosa si riesce a trovare di così tanto più buono tra i “convenzionali”…

  6. @ il consumatore – Sono andato a rileggermi suoi precedenti commenti su questo blog, interventi che dimostravano misura e buon senso, ma devo dirle che questa volta ha toppato, indulgendo in un qualunquismo che non fa onore all’intelligenza sinora dimostrata.
    Scrivere, come ha fatto, “mi domando: a che serve ad una piccola azienda partecipare a molteplici manifestazioni? E se osservo i prezzi dei loro vini non sono certo a buon mercato” e soprattutto concludere “bella idea, ma ha molto il sapore di una gita tra amiche al di fuori dai soliti confini e contorni”, per una degustazione parigina di vini non di vignaiole “della domenica”, miliardarie con l’uzzolo di dedicarsi al vino come ad un passatempo un po’ à la page, ma di vere e proprie donne del vino in servizio permanente effettivo, alcune delle quali hanno le “mani callose” come quelle dei vignaioli maschi, é una solenne banalità.
    Non penso proprio ad Elisabetta Foradori, ad Alessandra Bera, ad Isabella Pelizzatti Perego, alle gemelle Padovani, per citare solo le italiche vigneronnes del gruppo che meglio conosco (e di cui apprezzo, e di molto, i vini), come a delle perditempo che se ne vanno a Parigi per fare shopping o per “una gita tra amiche al di fuori dei soliti confini”.
    Mi spiace, “il consumatore”, ma non é da lei indulgere in banalità superficiali, vagamente maschiliste?, del genere…

  7. Caro ilconsumatore@, queste signore fanno vini buoni, spesso eccellenti, sempre interessanti, per di più naturali (il che è infine riconosciuto come un valore notevole). Vini di valore, dunque, e vigneronnes coraggiose e intraprendenti, CHE SI PAGANO IL BIGLIETTO e non vanno in gita a spese di qualcun’altro. E se vanno a tante manifestazioni vuole dire che ci vendono il loro vino, al prezzo giusto per un prodotto fatto a mano, senza facilitatori chimici e senza inquinare. Il vino è buono? Il resto sono cavoli sacrosantemente loro. C’è ben altro a cui far le pulci.

  8. POST DIRETTAMENTE DA PARIGI.
    DOPO UNA MERAVIGLIOSA GIORNATA DEDITA UNICAMENTE ALLO SHOPPING SELVAGGIO, SIAMO QUI CHE ASPETTIAMO DI ANDARE A CENA TUTTE QUANTE INSIEME DA CHAPEAU MELON, PER RACCONTARE DELLO SHOPPING POMERIDIANO A CHRISTINE CHE NON SARA’ ASSOLUTAMENTE IMPEGNATA NELL’ORGANIZZAZIONE DELL’EVENTO.
    MA SECONDO VOI “ILCONSUMATORE” DICE COSI’ PERCHE’ NON L’ABBIAMO INVITATO CON NOI ALLO SHOPPING? (MA INSOMMA FORSE SI SAREBBE UN PO’ ANNOIATO AD ASPETTARCI FUORI DAI CAMERINI), OPPURE NON HA PIACERE CHE NOI DONNE PRODUTTRICI, AMICHE, PERMETTETECELO, NON POSSIAMO FARCI NIENETE, CI INCONTRIAMO A PARIGI PER FAR CONOSCERE AI FRANCESI (E NON è SEMPLICE) IL NOSTRO VINO E IL NOSTRO LAVORO?
    arianna padovani e francesca occhipinti ops scusate lo champagne ci ha dato alla testa!!

  9. Bravo les italiennes! Bravissime Arianna e Francesca! Mi raccomando non dimenticate di portare un petit cadeaux aussi pour moi,svp., se dopo il vostro shopping selvaggio di oggi vi é avanzato qualche eurino…
    @ il consumatore: sicuro di non aver scambiato le nostre vignaiole per Michelle Obama, che lei sì era in giro per Parigi a fare shopping e turismo culturale tra Notre Dame ed il Beaubourg?

  10. Mi fa piacere, Sig. Ziliani, che è andato a leggere i miei commenti. Io oggi ho essenzialmente formulato un quesito e una considerazione: “mi domando: a che serve ad una piccola azienda partecipare a molteplici manifestazioni? E se osservo i prezzi dei loro vini non sono certo a buon mercato”. Con il quesito mi sono permesso di pensare in ottica aziendale, la considerazione esprime invece pensieri da semplice consumatore. Mi sono permesso di domandarmi a che serve ad una piccola azienda partecipare a molteplici iniziative. Con il proliferare di eventi, di momenti e di incontri, di guide e iniziative internettiane (ne ho scoperta recentemente una di Altissimo Ceto), una piccola azienda che non ha una struttura commerciale o persone addette all’attivita’ strettamente commerciale, ma le cui molteplici attività, fatiche e problematiche sono concentrate nella testa e sulle spalle del titolare, probabilmente non ha il tempo e la possibilità di valutare l’economicità e utilità del partecipare alle suddette iniziative. Sicuramente diverso il discorso per l’azienda che produce oltre le 200.000 bottiglie che necessita, soprattutto in tempi di crisi come questi, di allargare i mercati o di sostituire nuovi orizzonti ai mercati in flessione. Sto dicendo cose che lei dirà di ben conoscere, ma prima di dirmi che ho toppato, aspettiamo le signore al ritorno e chiediamo loro se l’iniziativa ha funzionato, se ha riscosso attenzioni e presenze, se è stato un valido sbarco in un mercato che non ha grandi attenzioni per il vino italiano. Certo tutto serve a qualcosa, farsi conoscere, far conoscere tutto ciò che Lei conosce meglio di me; al tempo stesso le iniziative potrebbero essere ripetute ovunque, dove i mercati flettono e la gente compra vini industriali del nuovo mondo, andare a NY, CHicago, MOsca, la Scandinavia.
    DA consumatore non ho assolutamente contestato la qualità dei vini. Nei limiti delle mie conoscenze reputo i vini di ARPEPE tra i migliori della Valtellina, apprezzo i vini di Elena Pantaleoni, seppur non amo i vini della sua regione, nulla da dire di Foradori, ecc. Da consumatore, che in dieci anni ha visto crescere molto i prezzi, bado al rapporto qualità – prezzo e lo considero ovviamente un concetto soggettivo, legato al proprio gusto. Da consumatore ho visto i prezzi di vini premiati fare voli iperbolici. Da consumatore so che posso trovare vini dello stesso livello di qualità – prodotti da piccole aziende che cercano meno visibilità- a qualche euro in meno. Per piccole e grandi aziende, alla fine i conti devono tornare, tutto si riduce a un confronto di costi e ricavi. Dare bottiglie alle guide, alle degustazioni, volare, pernottare, sono costi. Se le aziende non posso aumentare la produzione ovviamente possono aumentare il fatturato solo aumentando il prezzo e il maggior prezzo lo paga il consumatore finale. Questo per rispondere alla sigra consumatrice che per come risponde sicuramente è madre o parente di qualche donna produttrice. So bene della fatica del lavoro in vigna, ma poi sono tutti liberi di vendere il frutto della loro fatica come credono, di partecipare a qualsiasi evento, di entrare in tutte le guide, di aumentare i prezzi come si vuole, di uscire con prezzi alla prima annata più alti di uno storico produttore di Barolo, io da consumatore sono libero di scegliere il mio criterio di consumo in base al prezzo offertomi. Ben sapendo che alcune delle donne in viaggio a Parigi hanno mani con callosità maschili per il loro impegno e fatica in vigna, non trovo necessario aggiungere altro a quelle che Lei definisce banalità maschiliste. maschili

  11. caro “il consumatore”, queste sì che sono considerazione che non fanno una grinza e nelle quali trovo il suo ragionare all’altezza dei suoi precedenti commenti!
    Facciamo una bella cosa, concentriamoci su queste considerazioni – magari glissando su quello che dice riferendosi alla “consumatrice”, che poco conta sia parente oppure no di qualche vigneronne italica presente a Parigi – e dimentichiamoci, lo faranno sicuramente anche le nostre gentili donne del vino impegnate in terra francese, la sua scivolata, quando osservava, e poteva benissimo risparmiarselo, “bella idea, ma ha molto il sapore di una gita tra amiche al di fuori dai soliti confini e contorni”.
    Non é una gita, é un modo intelligente di promuovere i loro vini e di farlo non sotto casa, ma nientemeno che nella patria della grandeur enoica, Madame la France…

  12. @ilconsumatore
    Ci sono quelli che dicono di non gradire la pubblicità perché i suoi costi ricadono sul prodotto e quindi li devono pagare loro. Vero, li pagano loro: senza pubblicità un prodotto di largo consumo non diventerebbe mai un bene diffuso, cioè di largo consumo, in altre parole non esisterebbe.
    Nel conto economico di una bottiglia di vino, che peraltro è molto più empirico, ci stanno i costi per andare a cercare un importatore, per fare joint ventures con altri settori, per farsi conoscere e assaggiare. Perché io, da consumatrice, non comprerei mai un vino perché ha un alto punteggio su guide p perchè piace alla gente che piace o perché ne parlano in tv.Voglio conoscerlo.
    E’ possibile che lo sbarco di queste signore nasca da una combinazione di opportunità, non ultima quella del nascente e crescente interesse per i vini naturali, purché lo siano veramente! E dal fatto che altri vini sono venuti meno alla loro verità! E dal format della manifestazione, che colpisce: almeno a me ha fatto un buoissimo effetto, ma anche a Franco Ziliani, mi pare!
    Inoltre, ed esco dalla comune, conosco ben tre delle etichette presenti e i loro vini sono davvero molto, molto buoni. Vanno presentati, fatti conoscere, fatti assaggiare, valorizzati, in occasioni pensate per le piccole aziende, come questa! Inoltre, leggo qui sopra, dopo tanta vigna e cantina, oportet un po’ di shopping, per Bacco!

  13. Sorrido. Ogni scusa è buona per andare in giro.Qui solo donne.E vabbe’.Ma leggo la lista e scopro che le stesse aziende sono itineranti da mesi, non stop, sempre le stesse ovunque vado. Promozione o speranza di vendere ?? E soprattutto: quanto costa loro stare in giro ogni settimana o quasi, due o tre giorni quando va bene ???

  14. Arnaldo, saranno cavolacci loro, dico di quelle aziende che secondo lei sono in tour permanente effettivo, anzi, come scrive, “itineranti da mesi, non stop, sempre le stesse ovunque vado” valutare costi e ricavi di questo proporre i loro vini anche al di fuori delle loro cantine? Ma a lei, a meno che non sia un marito o moroso di qualcuna di loro, indispettito per la loro assenza, oppure il commercialista che controlla i loro conti, cosa interessa “quanto costa loro stare in giro ogni settimana o quasi, due o tre giorni quando va bene”? Perché si attarda nel fare, cosa che credo non dovrebbe riguardarla/riguardarci, i conti della serva?
    Non capisco perché questo intelligente sbarco parigino di un gruppo di valorose nostre produttrici stia incontrando così tanta, malcelata, ostilità, tanti scetticismi e commenti così fuori posto… A chi danno fastidio queste vigneronnes italiennes in trasferta à Paris?
    Danno forse fastidio, oltre che per la qualità dei loro vini, che si vendono, che si sono scavati il loro spazio di mercato e di credibilità, che piacciono, perché testimoniano che c’é un altro modo di andare all’estero (quello sì in vacanza e viaggio premio). Quello di certi produttori – maschi ovviamente – che si attaccano al carro delle Camere di Commercio o altri enti di poca utilità o di qualche Consorzio e quando vanno in giro per il mondo magari “si divertono” oltre misura e sbracano come dei ragazzini in gita scolastica. Il tutto ad uso e consumo di qualche ipotetico direttore di Consorzio, che magari conoscendo ed essendo stato testimone delle loro “debolezze” e “ingenuità”, può ricordare, quando serve, che questi episodi li ricorda bene e nel caso li può raccontare, diventando così inamovibile e intoccabile quando invece il buon senso richiederebbe una sua rapida sostituzione…

  15. Da premiare l’iniziativa autonoma di queste Donne. I soldi sono loro e mi pare che li stiano investendo bene ma soprattutto non sono ca…cci nostri di come spendono/investono. Ma tu pensa! E poi, le cose che dovrebbero far rabbrividire sono quelle inutili iniziative sovvenzionate da regioni e province che non servono a nulla (non sono mai servite a nulla) e che utilizzano i soldi dei contribuenti. BRAVE!!! E poi, ve lo dice un vespista, la locandina è splendida!

  16. Se non ho contato male , 5 maschi a 2 a favore delle corsare su Parigi . Poi i due non sono così contro . Li si può tacciare di essere un filo invadenti perchè se la puntata non riesce e , per adesso , han perso tempo e soldi , son scelte comprensibili loro . Anche in Francia avran bisogno di vendere , in Italia beviamo , ma non mi sembra d’aver visto squadre arrembanti di francesi , maschi o femmine , entrare in Milano o Roma .

  17. @ arnaldo.
    Se non mi sbaglio qualche volta ci incontriamo su un altro blog, e molto probabilmente ci siamo incrociati tra i tavoli di qualche evento, fiera o manifestazione del vino senza peraltro conoscerci di persona.
    Ci muoviamo entrambi per assaggiare Pinot Neri di qualità e quant’altro il mondo enologico ci offre qua e là.
    Se incontri spesso (non puoi dire sempre) queste signore è semplicemente perchè le medesime, certo anche per vendere e farsi conoscere, credono nel contatto diretto con i consumatori e per questo scopo partecipano a più manifestazioni possibili che riguardino i vini naturali.
    A te sembra che esagerino, io, personalmente, tutte le volte che incontro, ad esempio, le gemelle Padovani ( che qualche volta confondo) sono contento di scambiare due parole, di assaggiare i loro vini (hai assaggiato la new entry Brunello?), e di portarmene a casa qualche bottiglia.

  18. Non pensavo proprio di intervenire su questo post, in quanto parente stretta di due soggetti che – tra l’altro – non amano che io mi faccia i fatti loro. Oltretutto, leggo che tutte queste signore intraprendenti e (e per quel che mi pare) attente al mercato e a quello che al mercato presentano (tutte!), non hanno certo bisogno di una vecchia signora che spenda parole a loro difesa.
    Tuttavia ho letto un paio di frasi che mi hanno rimandato ai miei anni pieni e mi sono andate di traverso.
    “qui solo donne e vabbe’” (@Arnaldo), “una gita fra amiche” (@consumatore).
    Ma noi signore siamo ancora sotto tutela? In un’epoca che mi è talvolta sembrata un po’ meno rozza di quella in cui ho vissuto alla loro età?!
    Ma se fossero stati dei bei giovanottoni ‘biellati’ e aitanti vi sareste permessi – caro consumatore e caro Arnaldo – critiche così miopi?
    Ma dove vivete… e vi comportate così con madre moglie o morosa che sia?
    Scusate (e scusa Ziliani), l’intrusione fuori argomento; ma pensavo di vivere nella contemporaneità e invece, una generazione dopo, capisci che stiamo leggendo Harmony.

  19. Cara Silvana , non ho fatto studi profondi , l’età mi fa ripensare nozioni che ho dovuto ingurgitare in fretta . Brenno era un barbaro , ma in un attimo -guai ai vinti- ha condensato il succo delle relazioni umane .

  20. guardando, su Winenews.tv http://www.winenews.tv/index.php?wnv=1760 questa interessante intervista a Jonathan Nossiter, il regista di Mondovino, ho capito ancora meglio perché le nostre vigneronnes in missione à Paris diano fastidio, per quello che rappresentano, al grande establishment del vino, perché costituiscono una risposta, autonoma, indipendente, viva, allo strapotere delle grandi aziende, che mirano alla normalizzazione, posso dirlo?, alla “castrazione” dei grandi vin de terroir…
    Piccole queste vigneronnes, questi vignaioli che scoprono modi nuovi di produrre, comunicare, promuovere, commercializzare i loro vini, ma quanto danno fastidio e come appaiono “rivoluzionari”!
    p.s. dopo aver visto l’intervista a Nossiter, leggetevi questo illuminante intervento del sociologo Gian Paolo Fabris, apparso oggi sul supplemento Affari & Finanza di Repubblica: http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/06/08/economiaitaliana/014consomi.html

  21. cara Silvana , chi è , oggettivamente , meno forte , più la società è sofisticata più simpatie , in genere volatili , riceve , ma quando si arriva al dunque chi è più forte , in tutti i sensi , lo fa valere . Oggi , sparita la differenza sulla forza fisica , l’eredità dice che il maschio è “più” e fin che le donne non dimostrano , con le unghie e coi denti , che conta la testa ,la differenza atavica vince . Sarò brutale : nel mondo civile votiamo tutti , perchè le donne votano i maschi ?

  22. Caro Flaminio! La differenza ‘fisica’ non solo non è affatto sparita, ma c’è una recrudescenza – anche grazie alla sottocultura da cui ci siamo lasciati sommergere – di machismo becero.
    Sono certa che non è il caso dei due intervenuti (Arnaldo e Consumatore), che mi sono però permessa di rintuzzare su quelle fastidiose frasette.
    Non sono mai stata in un corteo femminista, ma ho passato la mia vita a testimoniare di persona che sono …una persona, tal quale un uomo (né più, né meno), ho trovato e trovo insopportabile che qualcuno cerchi di imbrigliarmi in quanto donna.
    E’ un concetto semplice che non accetta subalternità, e non vorrei che le donne delle generazioni successive alla mia dovessero ancora perdere il loro tempo con queste rozzezze. Grazie! (e chiedo ancora scusa per questo ‘fuori tema’).

  23. Cara Silvana , testimoniare è un’azione , battersi è altra , molto più efficace . Con la scheda in cabina perchè le donne votano gli uomini ? domanda brutale , risposta altrettanta , non a me , che sostengo , se a pensare e decidere siamo 6 miliardi invece di 3 , più ricchezza (nel significato più ampio) per tutti .

  24. Il “Consumatore” dice: .
    A riguardo di questo volevo solo far notare che mi sembra un’analisi da approfondire, a meno di aziende storiche ritengo che la differenza tra fare quelle cose o non farle spesso è nel vendere o non vendere indipendentemente dal prezzo, in un mercato sempre più difficile stare a casa ad aspettare i clienti può essere molto deludente.

    Luciano

    ps in bocca al lupo ragazze

  25. scusate, ma non mi ha aggiunto la parte che avevo copia-incollato che era la seguente:
    Da consumatore so che posso trovare vini dello stesso livello di qualità – prodotti da piccole aziende che cercano meno visibilità- a qualche euro in meno. Per piccole e grandi aziende, alla fine i conti devono tornare, tutto si riduce a un confronto di costi e ricavi. Dare bottiglie alle guide, alle degustazioni, volare, pernottare, sono costi. Se le aziende non posso aumentare la produzione ovviamente possono aumentare il fatturato solo aumentando il prezzo e il maggior prezzo lo paga il consumatore finale.

    Luciano

  26. Guardate che il mio era un commento sarcastico.Nulla contro le donne produttrici…ci mancherebbe,anzi…è stupendo vederle sorridere. Quello che lamentavo è che vedo sempre le stesse persone,le stesse aziende. In qualsiasi regione, qualsiasi sia il titolo della rassegna,che ci sia la Regione,lo stato o la provincia…..vedo sempre le stesse aziende. Ma nulla contro nessuno,in particolare,ci mancherebbe……..
    X LUCIANO: il brunello ( e i vini di Campo di Fonterenza) l’ho assaggiato.Le ragazze devono fare ancora un po’ d’esperienza. Al momento i vini sono segnati da cenni laccati,dolci per me troppo invadenti.

  27. “cenni laccati e dolci” nei vini di Fonterenza? Forse sarà dovuto ad un eccesso di maquillage e di una passata di lacca ai capelli di troppo utilizzati per “la gita” e lo shopping a Parigi? Sul Brunello penso anch’io che debbano ancora maggiormente focalizzare il loro stile e magari proporsi con un filo di legno in meno, ma sui Rosso di Montalcino 2005 e 2006 averne di vini così ben fatti, ricchi eppure piacevolissimi da bere!

  28. Mi fa piacere Arnaldo leggere quello che hai scritto. Effettivamente il tuo intervento non corrispondeva alla persona che conoscevo.
    Quanto al merito, concordo pienamente con Franco (non male anche il semplice Sangiovese e davvero buono l’olio).
    Il Brunello, usually, bisogna lasciarlo riposare qualche anno per giudicarlo.

  29. Salve a tutti, sono Daniela Pepe e ho partecipato alla bella degustazione a Parigi. Mi dispiace vedere avete ridotto la nostra presentazione a Parigi in una questione di costi e avete tralasciato tutta la nostra filosofia e la nostra passione che abbiamo per il nostro lavoro e che ci unisce. Anche se forse può dispiacere a qualcuno volevo farvi sapere che i nostri vini sono stati molto apprezzati a Parigi e ho riportato anche ordini del mio vino anche di ristoranti e sommelier famosi a Parigi e quindi abbiamo fatto fatti e non shopping. Per fortuna abbiamo molti appassionati dei vini naturali che ci seguono e acquistano i nostri vini.

  30. Daniela, grazie per il suo racconto e complimenti per i vostri successi parigini. Una correzione, doverosa, al suo scritto, laddove dice “mi dispiace vedere avete ridotto la nostra partecipazione a Parigi in una questione di costi e avete tralasciato tutta la nostra filosofia e la nostra passione che abbiamo per il nostro lavoro e che ci unisce”.
    A dire il vero a fare questo sono stati alcuni commentatori un po’ “birichini”, mentre la maggior parte degli intervenuti, per tacere dell’autore del post, che ha scelto di scrivere della vostra iniziativa, contribuendo a farla conoscere in terra italiana, sono decisamente stati dalla vostra parte e vi hanno fatto i complimenti…

  31. @silvana biasutti: mi dispiace che Lei donna intelligente e attenta si soffermi solo su tre mie parole – gita tra amiche – quando ne ho scritte mille per spiegare il mio intervento. Ho lasciato implicite alcune parole che potevano essere: gita tra amiche con obiettivi imprenditoriali. E’ meglio, sigra Silvana, che le persone in vece delle quali interviene siano in viaggio in compagnia di amiche e/o colleghe con cui condividono intenti e filosofie o di produttori protagonisti ed egocentrici che seppur compagni di tavolo pensano solo al loro risultato finale? Inoltre ritengo che la questione del maschilismo sia del tutto priva di fondamento in questa occasione. Saluti

  32. Dimenticavo che mi fa solo piacere leggere che la sigra Pepe consideri ex post positivamente l’iniziativa in Parigi avendo effettivamente avuto concreti risultati per il suo Business.

  33. Probabilmente Daniela Pepe non aveva ancora smaltito i postumi della “degustazione”:credo che tutti abbiamo notato che il suo italiano sembra quello di un francese che si esprime nella lingua di Dante. Detto questo, apprezzando davvero la delicatezza di Franco, si ha l’impressione che Daniela Pepe non abbia letto gli interventi ed i commenti di questo post, se non random. La stragrande maggioranza di questi plaudono con entusiasmo all’iniziativa ed al coraggio delle Vigneronnes. Per consolarmi, stapperò un Emidio Pepe del 1995 (non subito, però).
    Santè.

  34. gentile Consumatore, l’ho già chiamata fuori – mi pare – sottolineando che “non è il caso dei due interventi…” che “mi sono permessa di rintuzzare”!
    Tengo a sottolineare – di nuovo – che “non sono intervenuta invece di altri”; sono intervenuta perchè seguo questo blog e mi sono andate di traverso “due fastidiose frasette”, perché i temi dell’autonomia del genere femminile mi stanno particolarmente a cuore, con qualche ragione. Sono certa che le sue intenzioni fossero le migliori, e non rubo ulteriormente spazio ad altri.
    Grazie per i suoi apprezzamenti; troppo benevolo.

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