Italissima a Vinexpo: ma è proprio la vera, la migliore Italia del vino possibile?

Si apre oggi a Bordeaux e rimarrà aperta sino a giovedì 25 l’edizione 2009 di Vinexpo, il grande salone internazionale del vino, la rassegna biennale che chiama a raccolta da tutto il mondo quelli che chiaramente vengono indicati nel sottotitolo i professionnels du vin et des spiritueux, i professionisti del vino e degli alcolici.
A Vinexpo ci si va, solitamente, per i vini di casa, per capire che aria tiri da Bordeaux, dalla terra degli Château (parlo dei vini) con le quotazioni fortunatamente in ribasso, al resto del mondo, per cogliere gli orientamenti nel wine business, le strategie dei grandi gruppi, dalle Constellation Brands che trovano nella Cantina di Soave un partner in Italia, sino ai gruppi francesi, australiani, cileni.
A Vinexpo ci sono sempre stati, anche se non sempre destinatari di uno spazio ben coordinato e visibile, i vini ed i produttori italiani e molti di loro si sono lamentati in passato, nei commenti del dopo fiera, che i francesi non avessero fatto nulla per consentire loro di mettersi in mostra.
Quest’anno, invece, per iniziativa non ho capito ancora di chi, anche se qualche ideuzza me la sono fatta, L’Italie du vin, che di recente, molto più in piccolo ovviamente, é stata protagonista di una bella e fortunata trasferta, di vigneronnes naturali, in quel di Parigi, avrà il suo spazio istituzionale, ben evidente, Italissima, definito, sul sito Internet dedicato, “un espace de prestige qui regroupe le meilleur de la production vinicole italienne, réservé aux professionnels du vin et à la presse”.
Ci saranno un gruppo di produttori di diverse regioni ad accogliere, congiuntamente, i visitatori, e per l’esattezza, Piémont: Accornero, Albino Rocca, Ceretto, Parusso, Sandrone, Vajra, Voerzio – Lombardie: Ca’del Bosco – Trentin Haut Adige : Tenuta San Leonardo, Tramin – Vénétie : Maculan , Serafini e Vidotto – Frioul: Borgo del Tiglio, Gradis’Ciutta, Vie di Romans – Emilie Romagne: Tre Monti, Zerbina – Toscane: Tenuta Argentiera, Caciorgna, Casaloste, Castello del Terriccio, Collemassari, Dei, Tenute Guicciardini Strozzi, Fattoria La Massa, Felsina, Fontodi, Le Cinciole, Siro Pacenti, Tua Rita – Abruzzes: Masciarelli, Collefrisio – Campanie: Montevetrano – Pouilles: Albea, L’Astore Masseria – Sicile: Fenech, Tasca d’Almerita – Sardaigne: Feudi della Medusa. Nella sezione denominata, in inglese(!) Espace Grand Tasting che le accoglierà, si legge che le aziende sono state selezionate da due esperti – “un choix de vins de grande qualité sélectionnés par Michel Bettane et Thierry Desseauve” (faccio solo notare che a rappresentare la Campania c’è l’azienda nota per il suo Super Campania reds ovvero un rosso IGT Colli di Salerno, composto da Cabernet Sauvignon 60%, Merlot 30% e Aglianico Taurasi 10% e a difendere i colori pugliesi due aziende che si avvalgono della consulenza dello stesso winemaker, Riccardo Cotarella), ma alcune indiscutibili eccellenze a parte (da Cà del Bosco a San Leonardo, da Vajra a Felsina e Fontodi),  viene solo da contestare che questa selezione possa davvero, come dice, regrouper le meilleur de la production vinicole italienne, ovvero proporre il meglio della produzione vinicola italiana. Ancora più discutibile, anche se qualche aspetto positivo Italissima lo presenta, ad esempio lo spazio riservato ai Consorzi di diverse zone vinicole, denominato Espace Consortium, è stata a mio avviso la scelta di affidare una serie di conferenze e degustazioni (leggete qui il programma) oltre che al responsabile del settore enogastronomico del Gruppo Espresso, a quel pur bravo Enzo Vizzari, che è soprattutto un esperto di ristoranti ed un raffinato gourmet più che un vero critico di vini (come lo sono i curatori della guida vini dell’Espresso Ernesto Gentili e Fabio Rizzari), ad un trio di notissimi giornalisti e critici francesi che sono indubbiamente delle autorità sui vini del loro Paese, ma come ho già avuto modo di scrivere (leggete qui e poi ancora qui) e dire (ad uno di loro più volte, direttamente de visu lo scorso anno in occasione del congresso internazionale Wine Creator, parlandogli in francese perché fossi certo che capisse bene) hanno un’idea tutta particolare e a mio avviso discutibilissima del vino italiano.
Una “Italia del vino” di rito bordolese, che quando fa vino, consciamente o meno finisce con il pensare a Bordeaux (oltre che agli States) considerando la vulgata bordolese la lingua ufficiale obbligata dei grandi vini.
Questi personaggi, che per lungo tempo hanno ruotato attorno alla Revue du Vin de France, sono Bernard Burtschy e soprattutto Thierry Dessauve e Michel Bettane, già curatori del Classement des meilleures vins de France per la RVF e dopo l’uscita della rivista curatori in proprio di un sito Internet e di altre pubblicazioni.
Non so, cercherò di capirlo, se la “brillante” idea di rivolgersi proprio a dei cultori del vino italiano di rito bordolese come loro per presentare l’italico vino in una serie di degustazioni in programma durante Vinexpo sia frutto di un’iniziativa del duo oppure, come temo, una provinciale trovata di qualche produttore o Consorzio che pensava di fare un figurone affidandosi, per la presentazione, proprio a due giornalisti francesi che hanno dimostrato di avere una personalissima idea dei vini di casa nostra.
Vi invito, per limitarvi alla selezione dei vini, che sicuramente non saranno stati loro imposti ma che Desseauve e soprattutto Monsieur Bettane, dall’alto della sua presunzione di capire i vini italiani, soprattutto quelli piemontesi, avranno accuratamente scelto, a verificare quali vini siano stati scelti per la degustazione riservata al “genio europeo dei vitigni mediterranei” dove a rappresentare l’Italia non c’è un Aglianico, un Fiano d’Avellino, un Negroamaro, un Primitivo, ma accanto ad un Nero d’Avola il Sangiovese del più modernista e bordolese (per ispirazione estetica, non per altro) dei produttori di Montalcino, Siro Pacenti, oppure quelli per la degustazione di Barbera d’Asti, o ancora i Brunello di Montalcino 2004 che verranno illustrati da Desseauve e ancora, dallo stesso, i Chianti Classico 2006 e 2007.
E poi vedere come siano tre i vini italiani scelti per la dimostrazione sul génie éuropéen des cépage bordelais, e poi quali siano per Bettane (coadiuvato da Vizzari) i “grands vins blancs d’Italie” e poi, sempre per loro, i Grands Vins du Piémont, e infine, perlina finale, i grandi vini base Nebbiolo di Langa, Roero, Barbaresco e Barolo, scelti da Bettane (ritratto nella foto qui sotto).
I nomi dei vini, in omaggio alla degustazione à l’aveugle, alla cieca, voluta da Monsù Bettane, non sono ancora resi noti, ma fa già abbastanza “ridere” vedere come accanto ad un Roero, e dimenticato il Barbaresco enunciato nel titolo, ci siano otto Barolo, uno di Barolo (scommettiamo che sarà quello di Luciano Sandrone?), due di Monforte d’Alba (scommetterei quasi su Clerico e Conterno Fantino, oppure su Parusso), uno di Castiglione Falletto (Ceretto o Scavino?), ben tre di La Morra (Roberto Voerzio più altri due tipo Boglietti o Altare) e uno di
un “domaine situé à Dogliani”, che come zona di produzione del Barolo non è proprio male, e che potrebbe essere il Barolo prodotto da un paio d’anni da Pecchenino. I cui titoli, quale barolista, sono tutti da verificare…
I vecchi bacucchi e nostalgici del Barolo che si ostinano a considerare Serralunga d’Alba e non La Morra la terra d’origine dei più grandi Barolo non se la prendano: per Monsù Bettane nella terra di grands cru come il Francia, il Vigna Rionda, il Gabutti, il Lazzarito, per citarne solo alcuni, non c’era un solo Barolo meritevole di figurare nella sua selezione… Perché prendersela? E’ solo l’Italia del vino di Bettane questa…
Molto meglio, pertanto, sarebbe stato quindi che invece di “Italissima, l’Italie que vous aimez”, avessero battezzato questa rassegna “Italissima, l’Italie qu’ils aiment”.
Dove ils sta per i critici francesi presuntuosi che la vera Italia del vino non la conoscono. Anzi, non la capiscono proprio, e non la capirebbero nemmeno se provassero, seriamente, a studiarla…

p.s. l’amico Enzo Vizzari, da me informato di questo post, mi ha chiamato da Bordeaux per confermare il suo antico e solidissimo legame di amicizia e stima nei confronti di Bettane e di Desseauve e per confermare che la scelta dei vini, che parzialmente condivide, é di responsabilità dei due critici francesi, che li hanno selezionati su incarico di una società che ha sede a Parigi e si chiama Ital-assist, di cui sono consulenti per questa e altre manifestazioni. Nessun ruolo avrebbero avuto pertanto Consorzi e aziende italiane nel determinare questa un po’ zoppicante “nazionale del vino tricolore”.
Mi ha detto poi che sono troppo “severo” nei confronti di Bettane, che considera degustatore di caratura ben superiore a quella di un Robert Parker. Je suis d’accord, Enzo (vista la “stima” che ho di Parker, non sarebbe del resto difficile essere meglio di lui…) ma non quando il tuo amico si occupa di vini italiani e piemontesi in particolare…

33 pensieri su “Italissima a Vinexpo: ma è proprio la vera, la migliore Italia del vino possibile?

  1. “Cordonnier, pas plus haut que la chaussure”, comme disait Praxitèle. Ou pour ceux qui n’ont pas fait de latin ni de grec, “à chacun sa sphère de compétence”.

    Imagine-t-on un journaliste Italien se prononcer, péremptoire, sur l’opportunité d’ajouter du merlot dans le Pommard ou dans le Châteauneuf, ou sur la supériorité du cabernet du Pays d’Oc sur le Corbières? Moi, pas.

  2. Se leggendo quindici giorni fa l’elenco delle produttrici in g…viaggio di lavoro a Parigi, mi ero preoccupato di costi aziendali in crescita – facendo i conti in tasca a loro, come qualcuno ha interpretato – e magari di trovarmi ad acquistare i loro ottimi vini a prezzi maggiori in futuro, questa volta, leggendo i partecipanti a quest’evento, assolutamente non mi preoccupo, anche se soggiorneranno una settimana oltralpe, data la massiccia presenza di barricatori e altro presente nell’elenco soprariportato. Anzi sorrido …i pochi buoni sono davvero in barricata compagnia, e chi frequenta barricate compagnie…. Molto meglio le donne in vespa!

  3. Scriveva Veronelli negli anni 70 : Michelin stabilisce che la Cucina è quella francese . Esamina quella degli altri paesi e ne stabilisce il valore sulla vicinanza . Ribelliamoci .

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  5. Egregio sig. Ziliani,
    mi spiace deluderla, ma credo che per Lei sia molto, ma molto difficile esser meglio di Robert Parker che, come qualsiasi critico di vino, è opinabile. Si legga il libro che questo, opinabile critico di vino, ha scritto sulla Borgogna. E capirà, spero…I vini naturali di cui ci occupiamo adesso il signor Parker li aveva scoperti, elogiati e incorraggiati già vent’anni fa. E’ arrivato prima di tutti noi, di gran lunga, e lo sa perchè? Perchè è bravo, dopodicchè si può pensarne tutto il male possibile. Ma non riconoscerne la bravura e, aggiungo, la caratura, è gran brutto segno. E qui mi fermo.
    Cordialmente,
    Alvaro Pavan

  6. brutto segno di che, Alvaro? Guardi che ormai siamo in tanti nel mondo a non riconoscere in Robert Parker un genio. Si legga il magnifico libro della mia amica, scrittrice e giornalista, collaboratrice del New York Times e wine blogger, Alice Feiring The Battle for Wine and Love or how I saved the world from Parkerization http://www.amazon.com/Battle-Wine-Love-Saved-Parkerization/dp/0151012865 e veda come non sia l’unico, lo stravagante, come pretenderebbe lei, a sognare un mondo del vino-de-parkerizzato

  7. Je crois rêver : Michel Bettane qui organise une dégustation de vin Italien à Vinexpo, c’est comme si l’on demandait à Franco de faire une critique des vins Français à Vinitaly. M. Bettane, en tant que grand spécialiste du Bordelais, a choisi des vins italiens plutôt boisés construits à la bordelaise et dans un style moderne (vision americano-mercantile à la sauce industrielle de l’importance du sucre), histoire de ne pas se perdre dans les commentaires. C’est un peu dommage car l’identité des vins italiens passe plus par un équilibre autour de l’acidité et du fruit. Il y a quand meme quelques beaux vignerons à cette dégustation.
    Gianni Pillon

  8. No, é solo una delle Italie migliori e possibili. Ce ne sono perlomeno altre trentasette, di Italie migliori e possibili. Produttori che non sono presenti a Bordeaux perché hanno altre prioritá, non hanno i volumi,
    su cui ripartire le spese di stand, viaggio e soggiorno o che semplicemente hanno scelto di non andarci.
    Fine della storia.

  9. mah…
    a me non dispiacerebbe prima o poi imbattermi – in una di queste grandi rassegne del vino – in un – non so – biancolella ad esempio…..
    a me il Mediterraneo viene subito agli occhi….e al naso

  10. Effettivamente per la Sicilia che conosco bene si poteva puntare su altre aziende anche emergenti. Non è un problema di costi, andare a Bordeaux è un investimento.
    Marco

  11. Franco

    Cette sélection de vins italiens me semble inspirée par les Tre Bicchieri, qui depuis toujours sont octroyés par la Guida dei Vini d’Italia bien plus souvent à des vins bodybuildés qu’aux vins des barolisti traditionnalistes – avec des corrections de cap récentes, pour bonne conscience des piémontais qui en font la sélection.

    Eh oui, parce que sous une apparence de “sélection française” je pense qu’en réalité nous sommes devant une liste probablement déterminée à 100% par quelques italiens influents, des Parkerini transalpins…

    🙂

  12. Mike, merci de ton commentaire, mais je crois que la séléction des vins est d’auteur et porte la responsabilité de Monsieur Bettane… Avec l’aide de quelque italien, c’est possible, mais c’est l’Italie du vin qu’il (Bettane) aime, pas l’Italie du vin des italiens qui connaissent et apprécient les meilleurs et plus authentiques vins de leur Pays…

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  14. l’avevo già scritto che non ritenevo Italissima un’iniziativa da prendere veramente sul… Serio! Alla luce di quanto racconta qui http://www.decanter.com/news/285010.html Decanter e dei problemi avuti dalla curatrice di questo spazio italiano all’interno di Vinexpo, Anna Sério, ne sono ancora più persuaso…
    da leggere anche quanto commentano sul loro Acquabblog gli amici del sito Acquabuona: http://blog.acquabuona.it/2009/06/percezioni-letto-visto-ascoltato/pasticciaccio-brutto-per-litalia-a-vinexpo

  15. Franco ma siamo sicuri che si trattasse di uno spazio italiano all’interno di Vinexpo ? Ti chiedo questo perchè dall’articolo di Decanter io non sono arrivato a questa conclusione. Mi sa che la Signora avesse organizzato una sorta di evento collaterale in occasione di Vinexpo. Molti nel tessile fanno la stessa cosa per evitare di affrontare i costi di una fiera piazzandosi il più vicino possibile fittando uno spazio nel primo albergo disponibile…
    Così si spiegherebbe anche la discutibile selezione e le altre strane anomalie che segnalavi !

    Cito da Decanter:
    Vinexpo organizer Robert Beynat could not be reached for comment at the time of publication but said, in an earlier interview with regional newspaper Sud-Ouest, that he had sent bailiffs to Sério’s tasting.
    ‘Have you seen the marquee?’ he said. ‘It’s not a simple tent, it’s a monster visible from a great distance and so close to us that it could have been confusing. It’s obvious they want to take advantage of Vinexpo without paying.’

  16. e’ un evento “off”, indiopendente da Vinexpo e anzi osteggiatissimo da loro, tanto che alla fine sono riusciti a non farci andare quasi nessuno (non e’ che Vinexpo fosse pieno, peraltro).

  17. continuiamo a farci del male discutendo sul sesso degli angeli: “saranno davvero le migliori? non lo saranno?”. Ritengo la lista piuttosto completa, dissento totalmente su serralunga d’alba come “cuore e motore immoto” del Barolo, e ritengo arbitrari i commenti. Pongo una semplice domanda: se a latere di Vinitaly avessero creato un evento off del tipo “La grand France” pensate che qualche opinion writer d’oltralpe si sarebbe preso il cruccio di discutere i galloni dei partecipanti?? Io dubito … ma chi se ne frega infondo? Basta avere qualcosa di originale da dire.

    p.s.
    Gentile dott. Ziliani prima di motteggiare Parusso (produttore che nella mia enoteca non lavoro ma di cui ho altissima stima) si è preso la briga di assaggiare il suo Barolo 35anni 2005???
    Dubito

  18. J’aimerais bien que vous nous expliquiez, cher Franco Ziliani, quels sont les fondamentaux de cette querelle ? Que cherchez-vous à défendre ? Des territoires du goût ? Des prérogatives ? Votre ego ?

  19. Que d’honneur, que d’honneur, cher Franco ! Vous parliez de moi il y a 10 ans ? Avec une énorme contre-vérité au sujet des Barolo 1996 e 1997 di Bartolo Mascarello… Voir mon article “Tempête dans un verre de Barolo”.
    Quant au reste, je suis fidèle à mes principes, comme vous l’êtes aux vôtres et ils ne sont sans doute pas si éloignés que ça. Le monde des grands vins est un univers beaucoup trop complexe et fascinant pour qu’on puisse le réduire à des visions idéologiques et à des querelles d’ego. Avançons, voulez-vous !

  20. Je ne comprends pas très bien ce galimatia. S’il s’agit de dire ici que seuls des italiens sont capables de comprendre les vins italiens, de savoir lesquels sont les meilleurs ou les plus représentatifs de leurs régions, c’est véritablement avoir un esprit tordu.
    J’aime l’Italie, les grands vins italiens bien plus et surtout bien mieux que beaucoup de transalpins, comme il y a des italiens qui connaissent la Bourgogne mille fois mieux que bien des français et même mieux que bien des bourguignons, Vizzari en premier.
    Ce combat de nationalisme stupide est douteux, puant, crétin et date de mathusalem.
    S’il s’agit de dire que la sélection faite par Michel Bettane est tronquée, pas représentative, orientée selon ses propres goûts, c’est oublier à quel point une telle opération est sujette à de multiples critères qu’il faut prendre en compte.A tout le moins il y a eu un effort de monter quelque chose.
    Pour finir sur l’histoire de Perrin : telle qu’elle est racontée là, c’est simplement,basiquement faux. C’est un mensonge. Point.
    Basta ! Arrêtons ces combats stupides et pensons bien plus à défendre l’authenticité des grands vins européens, porche miseria !

  21. Pingback: Vinexpo di Bordeaux: cronaca vera? | Intravino

  22. Quello che dice Mauss e’ vero. Troppe volte mi capita di vedere questi schieramenti nazionalistici, Francia/Italia, Nuovo Mondo/Vecchio Mondo, che poco hanno a che fare con il vino. Sarebbe ora di passare oltre queste distinzioni.

    • Paglia, mi stupisce che una persona intelligente, e uso di mondo come lei, definisca quanto ho scritto come una faccenda di “schieramenti nazionalistici”. Pazienza che così facciano, perché magari (?) non capiscono o fanno finta di non capire l’italiano i signor Mauss e Perrin – ai quali risponderò presto a tono – soprattutto al primo, che certi aggettivi e certi toni veda di usarli con altri con me marca molto male… – ma mi fa specie e mi sorprende molto che lo faccia lei. Che é italiano e intelligente ed é benissimo in grado di capire esattamente di cosa parlassi

  23. Mon italien n’est pas assez bon pour comprendre toutes les subtilités de vos échanges, mais il me semble dommage que s’opposent des gens de bonne foi, qui expriment chacun leur passion pour les vins italiens, même de manière véhémente. Plus que les anathèmes et les noms d’oiseau, c’est cette passion qui me plaît. Par ailleurs, ce n’est pas être nationaliste que de dire qu’avec une éducation italienne, on a plus tendance à défendre des produits avec une vraie personnalité italienne; cela ne veut pas dire qu’on ne reconnaît pas aux autres que le droit de juger leurs propres vins (sinon, il n’y aurait pas de critique vineuse en Angleteterre, par exemple). Et j’ai pu vérifier en dégustant avec Franco que ce n’est pas le genre à imposer une norme.

    Par ailleurs, la dimension de l’ego, si elle est mise au service de la bonne cause du vin, peu importe, en définitive.

    Je ne veux pas jouer les Salomon (j’avoue que je connais mieux Franco que MM Perrin et Mauss, alors je ne peux prétendre à l’objectivité), mais si vous voulez mon conseil: dégustez un jour tous les trois à table et échangez autour de bonnes bouteilles italiennes, et puis dites nous ce que ça donne. La vie est trop courte pour que des grands passionnés du vin se fâchent pour des adjectifs…

  24. Vedo ed “entro”, come al solito, in ritardo. Con una semplice e disincantata considerazione, che prescinde dal merito della querelle. Mi dispiace, Franco, cogliere in ogni tua chiosa l’evidente pregiudiziale negativa con la quale hai accolto Italissima prima ancora che si materializzasse… Mi dispiace lo schematismo – tutto “ideologico” – con il quale, sembra per partito preso, ti contrapponi a persone come Bettane,Desseauve Perrin, Mauss, Serio che, nei rispettivi ruoli e sino a prova contraria, sono professionisti seri, preparati e stimati. Anche se qualche volta “sbagliano” o, sul Barolo, manifestano scelte e opinioni diverse dalle tue… Franco, ti prego, un po’ più di tolleranza e di laico e sereno distacco (che non vuol dire affatto abdicare alle proprie idee o, peggio, diventare cerchiobottisti)…

    • eh no caro Enzo, mi sembra che sia tu, a causa dell’amicizia per Bettane in primis e poi per gli altri, a giustificare, a prescindere, con una scarsa dote di quello spirito laico che inviti me ad avere, un’operazione che tu stesso hai definito un flop (do you remember?) come Italissima… Troppo comodo far passare per sfoggio di “ideologia” (quale, s’il vous plait?) le mie ben circostanziate critiche…
      Faccio notare che mentre Anna Serio mi ha telefonato e mi ha parlato con grande cortesia ton ami Mauss, di tolleranza non ha dato nessuna prova nei suoi commenti, né sul suo blog né qui, sul mio. Io ho criticato, non ho insultato nessuno. Cosa che invece ha fatto abbondantemente il ben poco “voltairiano” creatore del Grand Jury, tuo amico

  25. Io rispondo di quel che dico e scrivo io stesso, non di ciò che dicono Mauss, Perrin, Bettane ecc.. E ribadisco che Italissima è stato un flop, ma lo dico a posteriori, a carte viste. Tu per dichiarata “antipatia” verso Bettane e Desseauve – portatori secondo te di una cattiva conoscenza del vino italiano – e di Mauss (non so perchè), su Italissima hai cominciato a sparare prima che si aprisse. Io ne ho denunciato il fallimento quando l’ho costatato, non l’ho affatto giustificato e ho invitato a ragionare sulle cause; tu stai facendo una crociata contro Italissima e contro persone che con Italissima non c’entrano in alcun modo. Io non ho pregiudizi (nè favorevoli nè sfavorevoli), tu confermi di averne. Io sono laico, ma non “innocentista”; tu sei “colpevolista” a priori, appunto per scelta “ideologica”…Un abbraccio sincero.

  26. Pingback: Contempt: Italissima “big mess” at Vinexpo in Bordeaux « Do Bianchi

  27. En aucun cas je n’ai voulu blesser quiconque, mais je monte très vite en température, particulièrement quand il s’agit de l’Italie que j’aime.
    Je présente toutes mes excuses à quiconque s’est senti blessé en espérant que mon propos a été et sera toujours de défendre une certaine vue de l’Italie vinicole qui me fait aimer autant le raboso chatoyant que les immenses barolo ou barbaresco de nos amis piémontais, depuis plus de 20 ans.
    Personne ne peut se vanter d’avoir un quelconque monopole du goût, de l’authenticité, de la passion réelle qui anime un vigneron, célèbre ou pas, aimé de l’un et pas de l’autre.
    C’est bien là une heureuse situation bien plus enviable qu’une lecture monotone, arrêtée, figée, dictée par de quelconques maîtres sur on ne sait quels critères acceptés.
    Ma culpa per la mia passione,

  28. Je découvre avec consternation tous ces posts. Je n’ai aucune responsabilité dans le choix des vins italiens présentés à cette dégustation bordelaise mais je n’avais aucune raison de discuter ceux de mon ami Vizzari. Ces vins m’ont beaucoup plu, en particulier les blancs et je l’ai dit. Je regrette le ton chauvin et ridiculement nationaliste de Monsieur Zilliani et ses amis de ce bloc. Je ne viendrai jamais reprocher à Monsieur Zillani de donner ses jugements sur des vins français (je me souviens de chateauneuf du pape dans Fine Wine) même si je ne partage pas ses avis et je n’irai jamais lui reprocher de ne pas savoir de quoi il parle parce qu’il est italien. Nous avons tous nos goûts, notre formation. Je peux porter un jugement sur la valeur de la direction d’orchestre ou le chant d’un opera de Verdi comme un italien peut parfaitement juger de la valeur d’une interprétation des Troyens de Berlioz et même de la qualité du français des chanteurs. Il peut arriver de commettre quelques erreurs dans le feu d’un intervention orale et je suis reconnaissant qu’on les indique. Sur les questions de fond et non sur des jalousies idiotes et infantiles d’un journaliste envers un autre il est vrai que je ne partage pas l’opinion de Zilliani sur la supériorité obligatoire d’un assemblage de 100% d’un seul cépage dans l’expression d’un terroir. Je considère que la notion de beauté, d’harmonioe et d’équilibre ne sont en aucun cas incompatibles avec celle de l’expression juste et exact d’une origine et je défends la possibilité (je dis bien la possibilité et non pas l’obligation…) d’assembler une petite quantité de cépages complémentaires. Je me méfie des totalitarimes, des exclusions,et des simplifications. Je n’oblige personne à partager mon sentiment mais on comprendra que je n’ai aucune sympathie envers des collègues envieux et impolis.

  29. Je découvre avec consternation tous ces posts. Je n’ai aucune responsabilité dans le choix des vins italiens présentés à cette dégustation bordelaise mais je n’avais aucune raison de discuter ceux de mon ami Vizzari. Ces vins m’ont beaucoup plu, en particulier les blancs et je l’ai dit. Je regrette le ton chauvin et ridiculement nationaliste de Monsieur Zilliani et ses amis de ce bloc. Je ne viendrai jamais reprocher à Monsieur Zillani de donner ses jugements sur des vins français (je me souviens de chateauneuf du pape dans Fine Wine) même si je ne partage pas ses avis et je n’irai jamais lui reprocher de ne pas savoir de quoi il parle parce qu’il est italien. Nous avons tous nos goûts, notre formation. Je peux porter un jugement sur la valeur de la direction d’orchestre ou le chant d’un opera de Verdi comme un italien peut parfaitement juger de la valeur d’une interprétation des Troyens de Berlioz et même de la qualité du français des chanteurs. Il peut arriver de commettre quelques erreurs dans le feu d’un intervention orale et je suis reconnaissant qu’on les indique. Sur les questions de fond et non sur des jalousies idiotes et infantiles d’un journaliste envers un autre il est vrai que je ne partage pas l’opinion de Zilliani sur la supériorité obligatoire d’un assemblage de 100% d’un seul cépage dans l’expression d’un terroir. Je considère que la notion de beauté, d’harmonioe et d’équilibre ne sont en aucun cas incompatibles avec celle de l’expression juste et exact d’une origine et je défends la possibilité (je dis bien la possibilité et non pas l’obligation…) d’assembler une petite quantité de cépages complémentaires. Je me méfie des totalitarimes, des exclusions,et des simplifications. Je n’oblige personne à partager mon sentiment mais on comprendra que je n’ai aucune sympathie envers des collègues envieux et impolis.

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