Niente rosati “mischiotto”, Bruxelles ci ripensa

Buone notizie, di vario genere, oggi da Bruxelles.
Come riferisce l’Ansa in questo dispaccio, la Comunità Europea “rinuncia alla sua proposta di autorizzare nell’Ue le miscele di vini bianchi e rossi da tavola per produrre il ‘finto’ rosé. In danno di quello tradizionale. Lo annuncia oggi la commissaria europea all’Agricoltura Mariann Fischer Boel precisando che ‘non ci saranno cambiamenti alle regole sulla produzione di vino rosé in Europa”.
Niente disinvolti e assurdi “mischiotti” di vini bianchi e vini rossi, legalizzati per compiacere gli interessi degli industriali. Vincono il buon senso, la logica e la storia, che ha sempre visto i grandi rosé, nelle più note zone francesi e italiane, con la vinificazione in bianco, effettuata con una tecnica raffinata, di uve rosse.
E un plauso, doveroso, anche ai Consorzi gardesani del Garda Classico e del Bardolino, che in occasione dell’ultimo Vinitaly, avevo perfino attivato una sottoscrizione congiunta per contrastare quella che in molti avevano definito una “truffa autorizzata” nei confronti dei produttori e una presa in giro dei consumatori.
p.s. sull’argomento si é espresso anche l’amico Jeremy Parzen su Vino Wire

0 pensieri su “Niente rosati “mischiotto”, Bruxelles ci ripensa

  1. Continuo, sinceramente, a pensarla sempre allo stesso modo…
    Si è persa un’occasione per differenziare il mercato del vino di qualità.

  2. @ Stefania: dal mio punto di vista direi proprio di sì.

    Per fortuna ogni tanto si può godere di piccole – ma grandi – vittorie.

    @ Bucanero: esiste già un metodo meno tradizionale (nonchè meno laborioso e piuttosto diffuso) di produrre vini rosati che risponde al nome di “Salasso”.
    Le tecniche per diversificare il mercato dei vini sono molte, a partire dai metodi d’allevamento delle piante fino alle scelte di vinificazione e maturazione. Non credo proprio ci sia bisogno di autorizzare al nome “Rosè” dei “mischioni” (mi si perdoni il termine terra terra, ma da buon tosco-umbro…) di vini bianchi e rossi per fare “qualità”.

    cordialmente,

  3. Speriamo che questa ondata di buon senso europeo (curiosa la dichiarazione il giorno dopo le elezioni europee) porti a posticipare (magari annullare) la trasformazione delle DOC-DOCG in DOP nell’ambito del vino….

  4. Buongiorno Stefania,
    Sta a lei decidere se stappare o meno una buona bottiglia di vino per festeggiare l’evento…..
    Con questa decisione si avrà modo di approfondire la conoscenza (caratteristiche organolettiche e storia) dei vini rosati già presenti senza andarsi ad impelagare in nuove creazioni che magari non regalano niente di più di quelle già esistenti.
    Vede, personalmente ritengo ogni vino fatto con criterio un’entità a se stante, perchè creare novità se già Madre Natura pensa a questo????

  5. @ Giancarlo: stia tranquillo la trasformazione di Doc-Docg-Igt in Dop e Igp andrà avanti come se niente fosse, con gli effetti, imprevisti e imprevedibili, che “scopriremo vivendo”, come avrebbe detto il grande Lucio Battisti…

  6. Vado fuori dal coro di coloro che gioiscono contro la battaglia vinta ai danni degli euroburocrati. Qualcuno puo’ spiegare a me, produttore di vino che non produce ne’ intende produrre rosati, perche’ un vino fatto con miscelazione di bianchi e rossi debba per forza essere inferiore ad uno fatto con salasso? Perche’ il salasso e’ considerata una tecnica accettabile, tradizionale, addirittura “raffinata” (fatta in genere per dare maggiore corpo a quello che rimane del rosso salassato), mentre la miscelazione, usata da sempre nei vini del nuovo mondo e negli Champagne, sia inferiore? I rosati Champagne da miscela, spesso molto cari, sono vini inferiori?
    A me sembra la solita battaglia politica di nulla.

  7. Pingback: Il vino rosato sarà come sempre è stato. Rassegna online : Vino24

  8. @Riccardo Francalancia
    Quindi un rosato per “coupage” non dovrebbe scandalizzare nessuno…
    Non lo dico io, ma gli esperti, la differenza non è rilevabile…
    Non credo che metodi d’allevamento delle piante oppure le scelte di vinificazione e maturazione servano per diversificare…se parliamo di vino di qualità dovrebbero essere scontate delle scelte “vincenti” come quelle citate, credo.
    Inoltre, parlo da semplice appassionato, e potrà sembrare anche semplicistico, vi sono tante tecniche come chiarificazione, mosti rettificati, ecc. ecc., tecniche, ben inteso, tutte lecite ma non indicate sulla bottiglia.
    Ecco, una strada per migliorare può essere quella della chiarezza in etichetta, come doveva essere quella che avrebbe accompagnato la nascita di rosati coupage e saignée, con tutti i limiti del caso.

  9. Premetto che non amo il salasso e non lo ritengo una tecnica “raffinata” tantomeno tradizionale, ma una già esistente facilitazione per chi vuole cimentarsi col rosè senza impazzire troppo con la vinificazione in bianco. Detto ciò non vedo il bisogno di una ulteriore facilitazione, dato che già esiste, tanto più che un conto è gestire due vini finiti e ben altro è avere a che fare con la fermentazione in bianco di uve rosse e lei che è un produttore dovrebbe saperlo molto meglio di me, che sono un giovane apprendista-enologo.

    @Bucanero: scandalizzare non so, storcere decisamente il naso direi proprio di sì e non nego che non vi siano sostanziali differenze tra un prodotto tradizionale ed un miscelato (anche se ci sarebbe da dimostrarlo) ma, se permette, come già ho accennato poc’anzi, un conto è gestire la vinificazione in bianco di un’uva rossa, un conto è produrre un bianco e un rosso e poi miscelarli post fermentazione.
    La facilitazione è notevole.
    Sulla questione dell’etichetta sottoscrivo tutto ciò che ha scritto ed anzi, sono un fervente sostenitore della completezza delle etichette, con ogni singola tecnica, aggiunta o modifica apportata al prodotto.
    Sul discorso delle viti, della vinificazione e della maturazione…bhè…se crede che la tipologia di terreno, i cloni utilizzati, l’esposizione, l’altitudine, le concimazioni, la gestione del suolo, le scelte in cantina (sia per le molteplici modalità di vinificazione sia per l’utilizzo e le quantità degli additivi, più o meno invasivi) e le scelte di eventuale maturazione e di fermentazioni successive alla classica non vadano ad influire sulle caratteristiche del vino finito…caspita…mi dica allora quali possono essere gli altri fattori di differenziazione perchè al momento non saprei elencarne altri di così rilevanti!

  10. @Gianpaolo: tra l’altro scopro solo adesso, dopo averle risposto, chi è e non posso esimermi dal farle i complimenti, da fissato di Ciliegiolo quale sono (ed essendo un tosco-umbro non potrei non esserlo!), per il suo 100% non affinato. Finalmente un Ciliegiolo prodotto come si deve!

    suppongo però d’esser andato 100% off-topic e quindi di veder rimosso il mio commento, giustamente.

  11. @Giampaolo.
    Mi stupiscono affermazioni come le sue da un produttore, e a maggior ragione da un produttore sensibile come lei.
    Se c’è differenza fra un rosato da uve rosse e uno da coupage? Provi. Provi ad assaggiare. Provi a mettere insieme un vino da tavola bianco e un vino da tavola rosso e mi dica se c’è qualche somiglianza con un rosé (vero).
    Lo Champagne? Certo che si fa coupage, talvolta, per lo Champagne rosé (ma anche per il Franciacorta, se è per questo), ma vorrà mica dirmi che il mondo dei vini fermi e quello delle bolle sono la stessa cosa, vero? Obiettivi diversi, filosofie diverse, storie diverse, culture diverse. In comune, forse (forse, perché certi Champagne rosé hanno ben poco di rosa), il colore. E basta. Non sono mondi confrontabili.
    E sul fatto che si tratti solo di sterili battaglie politiche, be’, questa è la sua opinione: giusto per fare un esempio che mi sta parecchio a cuore, ai produttori del lago di Garda questa genialata dell’Unione europea sarebbe costata, tanto per gradire, qualcosa pari ad almeno un milione di euro: che problema c’è, in tempi di vacche grasse come questo?

  12. volete ridere? Fatevi una visita al sito del Consorzio vini Oltrepò Pavese http://www.vinoltrepo.it per scoprire, come dichiarano a chiare lettere, gonfiando il petto e mostrando i bicipiti, che é stato l’Oltrepò a salvare l’Europa dalla prospettiva dei rosati “mischiotto”, perché “il direttore del Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, Carlo Alberto Panont, era stato fra i primi a tuonare all’indirizzo di Bruxelles per la tutela del rosato tradizionale. Dopo la mobilitazione del Consorzio (anche mediatica sulle colonne della Provincia Pavese, del Giorno, della Stampa e di altre testate anche sul web), l’Europa fa marcia indietro. Fondamentale anche la condivisione della battaglia da parte di migliaia di produttori italiani e francesi. ”
    Ci manca solo che esclamasse “Vincere e vinceremo”, il “Faraone” e poi saremmo stati a posto…
    Insomma, cambiano i presidenti, ma é sempre il solito Oltrepò Pavese del vino…

  13. @Franco Ziliani
    Ma infatti la Francia non produce un solo litro di rosato :))

    @Riccardo Francalancia
    Beh, terroir, cloni, ecc. ecc. per me “devono” essere gli elementi caratterizzanti di un prodotto di qualità.
    E’ che qui non parliamo di tutto ciò che concerne l’uva e le sue successive lavorazioni, ma del prodotto “quasi” finito.
    Converrà che, qualora si avverasse tutto ciò (perchè credo che qualcuno tornerà alla carica), la strada sarà quella della chiarezza, con indicazione della modalità di produzione/assemblaggio, in modo da permettere una scelta consapevole da parte del consumatore.
    Non troverà questa mia ultima affermazione piacevole, perchè presuppone una semplificazione verso il mercato che a lei non piace; ma in quel caso la differenziazione potrà avvenire solo nel modo da me descritto, glielo assicuro.
    Anche perchè se pensa che tutti debbano sapere per forza di terroir&co per apprezzare un vino…come dire, stiamo freschi…

  14. vedo commenti accesi ma non ho il tempo di leggerli, chiedo scusa se sarò ripetitivo.
    dal punto di vista tecnologico, alimentare, salutistico e che se ne dica non vedo niente di male nel coupage.

    questo si fa per esigenze merceologiche: il consumatore apprezza di più colori più vivi.

    secondo me è un po’ una presa in giro questa (finta) riluttanza di alcuni produttori, secondo me è un tema che fa tanto scalpore ed è stato trattato come brunellopoli, ma che proprio nella sostanza è fondamentalmente una questione tecnologica riservata agli enologi, non al grande pubblico o ai consorzi

    grazie per lo spazio
    Davide

  15. @Riccardo. Grazie per i compliementi che divido con Antonio, che fa il ciliegiolo con me. Per quanto riguarda il topic, francamente non comprendo la difficolta’ o la peculiarita’ che renderebbe un rosato vinificato in bianco da uve rosse e quello fatto da una miscela di vini rossi e bianchi, posto che per produrre un bianco bisogna averlo vinificato in bianco!
    @Angelo. Il mio punto, se non lo si e’ capito, e’ il seguente: le scelte che riguardano le regolamentazioni dei vini dovrebbero essere fatte seguendo un senso logico, che abbia come obiettivi quelli per i quali noi ci riempiamo sempre la bocca, quali: salubrita’, ecosostenibilita’, qualita’, e quant’altro. Perche’ allora questa marcia indietro sui rose’? Perche i vini cosifatti non sono salubri, non sono di qualita’ come gli altri, non sono ecosostenibili? Niente affatto, e’ perche’ si chiude in questo modo la strada alla concorrenza, esterna o interna, poco importa. Si ritiene che un modo di produzione sia meglio di un altro? E’ una scelta continua per chi fa vino, scegliere la tecnica e il metodo che si ritiene piu’ giusto, ma alla fine lo si deve dimostrare con i fatti.
    Questi vini, fatti come dice Ziliani, con il “mischiotto”, sono peggio? Chi lo dice e perche? E se non lo sono, perche’ vietarli, e se lo sono, perche’ non fare scegliere al consumatore? Parliamo sempre che il consumatore deve essere rispettato, poi non perdiamo occasione per trattarlo come un povero ritardato incapace di fare le sue scelte con raziocinio.
    Le regole devono essere imparziali, e non solo quando ci fa comodo a noi, e sa perche’? Perche’ con questo concetto, una volta ci puo’ andar bene, 10 volte ci puo’ andar peggio, e sopratutto perche’ c’e’ una cosa chiamata coerenza ed onesta’ intellettuale, che dovrebbe contare pur qualcosa. In un sistema dove le regole vengono piegate a seconda delle convenienze, si sta male tutti.

  16. Giampaolo, ti confesso che sono piuttosto sorpreso dalle tue considerazioni sul vino rosato, proprio in quanto produttore. Se le considerazioni che facciamo sempre su territorio, identità, verità dei vini hanno un senso, allora come è possibile non riconoscere che il taglio di vino bianco e rosso era una solenne porcata? Il carattere di un vino, enologicamente parlando, proviene dalla pressatura e dalla fermentazione, dunque per un rosato diviene fondamentale lavorare con delle tempistiche e delle estrazioni corrette per avere vini importanti e rispettosi del territorio. Penso a certi rosati provenzali che sono meravigliosi considerata anche la difficoltà tecnica di una vinificazione in bianco e della gestione del colore e dei tannini… Non mi dilungo sulla questione dei lieviti, per non appesantire il discorso. Ma il concetto è che la qualità di un vino dipende da una vinificazione coerente rispetto alla qualità delle uve e del territorio. Un vino rosato deve nascere da uve “pensate” già in partenza per il vino rosato.
    L’argomento che tira in ballo gli Champagne è capzioso, perché per il metodo classico a livello aromatico contano maggiormente la rifermentazione in bottiglia e l’affinamento sui lieviti piuttosto che l’assemblaggio dei vini-base (tanto è vero che negli champagne bianchi si taglia di tutto e di più, anche annate molto vecchie).

  17. @Angelo. Sarei curioso di capire come “ai produttori del lago di Garda questa genialata dell’Unione europea sarebbe costata, tanto per gradire, qualcosa pari ad almeno un milione di euro”. Si puo’ sapere come e’ stato fatto il conto, perche’ quando si parla di cifre e’ sempre interessante capire come vengono formate.

  18. @Corrado: si potrebbe discutere all’infinito, e’ come il sesso degli angeli. La mia opinione e’ che vi siano vini prodotti col salasso che fanno pena e altri prodotti col mischiotto, che sono buoni. E questo e’ un fatto che dubito possa essere smentito.
    Per poter produrre un buon vino col mischiotto (parola che preferisco al coupage, come preferisco salasso al saignee), bisogna pur partire da due buoni vini di partenza.
    Poi sul fatto che io e te non siamo evidentemente destinati ad essere d’accordo sul vino e sul come farlo, me ne faro’ una ragione 🙂

    Mi si potra’ obiettare che non e’ questione di bonta’ o meno del prodotto finale, ok, allora, qual’e’ la questione che sottindende a questa proibizione? Fanno male? Non sono tradizionali? Anche le barriques non lo sono, le proibiamo? (e qui ti metto in condizione di fare goal…)

  19. @Bucanero.
    Convengo con lei, come prima sulla questione dell’etichettatura.
    Non capisco perchè bisogna aprirsi al mercato rischiando di affossare l’immagine di una tipologia di vino sfornando una miscelazione che, con qualche accortezza, potrei fare anche a casa: Trovo due vinelli da tavola buoni e con buona acidità, mi munisco di piaccametro da “due lire” e comincio a miscelare finchè ottengo il risultato che voglio.
    Ed anzi, è proprio perchè l’anello debole è proprio il consumatore che meno “intrugli” ci sono e più potròà facilmente districarsi tra la già inesplorata giungla dell’enologia italiaca e mondiale.
    Se al povero consumatore, gli diamo anche il “carico da 10” di dover indagare le tipologie produttive del rosè da poco acquistato allora starà fresco davvero!
    Le dico questo perchè lei crede veramente che in un paese come l’Italia ci potrà mai essere una vera Chiarezza (con la C maiuscola) in etichetta ?
    Il suo post però mi porta a questa considerazione:
    Veramente si vuole innovare nel rosè, veramente si vuol dare al consumatore una terza scelta produttiva?
    Bene, invece di rischiare con miscelazioni di vini che lasciano il tempo che trovano, perchè non stabilire la miscelazione dei mosti ad inizio fermentazione?
    PS mai detto che non mi piace il mercato, anzi! 😉

    @Gianpaolo.
    Complimenti dovuti e meritati da entrambi!
    La difficoltà del produrre un rosè, secondo me (e lo sottolineo!), sta proprio nel dover utilizzare su uve rosse (che hanno determinate caratteristiche) delle tecniche produttive adatte ad uve bianche (che di caratteristiche ne hanno altre). Se invece mi produco un buon bianco ed un buon rosso è pur vero che compio un “doppio lavoro” ma devo comnque produrre due vini in modo – mi si passi il termine – standard, il che, credo, mi faciliti molto le cose.

  20. @ Gianpaolo che scrive: “Non sono tradizionali? Anche le barriques non lo sono, le proibiamo?”. Nessuno si sogna di chiedere di proibirle (sono i consumatori che piano piano stanno emarginando e mettendo all’indice il loro uso scriteriato, applicato anche a vini che passati nel carato vengono uccisi o mandati alla Casablanca del vino…): basta usarle come vasi da fiori, come ampie base per tavolini, per contenitori di qualsiasi altra cosa che non sia il vino. Quantomeno i più grandi vini rossi italiani, ovvero Barolo, Barbaresco e Brunello di Montalcino.

  21. @Franco. Le mode cambiano, i gusti anche, lasciamo che sia chi paga a decidere quali sono le sue inclinazioni e a chi produce prendere il rischio delle sue scelte. O forse e’ meglio che certe decisioni le prenda qualche politico o qualche direttore di consorzio?

  22. Due puntualizzazioni: la prima è che in Franciacorta non è ammesso il taglio tra vino bianco e vino rosso per ottenere il rosato. Questa è una delle grosse differenze con la Champagne. Il 25% minimo di uva rossa (pinot nero) viene vinificato in rosa e poi si assembla la base prima del tiraggio. In liqueur è ammessa solo una correzzione di colore e non una creazione di colore. La seconda “L’argomento che tira in ballo gli Champagne è capzioso, perché per il metodo classico a livello aromatico contano maggiormente la rifermentazione in bottiglia e l’affinamento sui lieviti piuttosto che l’assemblaggio dei vini-base”. Venga a farsi un giro in una delle aziende che seguo quando abbiamo le basi in vasca, le assaggi, poi le “sbocco al volo” un paio di bottiglie da anni sui lieviti e le farò notare l’importanza di una base e dei suoi assemblaggi per l’aromaticità di un metodo classico. La aspetto quando vuole.

  23. @Giampaolo
    Il milione di euro?
    salta fuori dalla valutazione delle seguenti voci:
    1. rifacimento delle etichette (apposizione della dicitura “metodo tradizionale”: lo prevedeva la commissione europea)
    2. rifacimento dei siti internet aziendali (per le pagine dedicate ai rosati)
    3. rifacimento dei depliant aziendali (per i vini rosati).
    Occorre considerare che sul lago di Garda si producono annualmente più di 10 milioni di bottiglie di Chiaretto.
    Dal conteggio sono escluse le voci di costo inerenti eventuali campagne di comunicazione orientate a rendere nota la differenza fra i rosé tradizionali da quelli da taglio. Nonché le pressioni sui prezzi, soprattutto sulla gdo, settore strategico per questo genere di vini, dovute alla sostanziale differenza di costo di un rosato tradizionale rispetto a un vino rosa miscelato.
    Se ancora non le quadra, venga sul Garda e ne parliamo: lei porta qualche rosso maremmano, io ci metto i Chiaretti delle due sponde, Magari non troveremo un accordo, ma certamente faremo una sbronza che ci metterà allegria…

  24. Giovanni Arcari: è del tutto evidente, lapalissiano direi, che ad un migliore un vino base corrisponda un miglior metodo classico. Il mio punto, evidentemente incompreso, è che un conto sono di vini nati per essere bianchi o rossi che è tecnicamente e culturalmente assurdo assemblare, un conto la rifermentazione in bottiglia di vini rosati provenienti da tagli: in questo secondo caso diviene fondamentale anche la seconda fermentazione ed il conseguente affinamento (nonché l’evetuale liquer). E’ il metodo ad essere totalmente diverso: per questo l’argomento è infondato (secondo la mia inutile opinione), poiché si tratta di vini non confrontabili (colore a parte). Dovendo legiferare confondereste un Marsala ed un vino bianco fermo? Non credo. Ed allora perché tirare in ballo lo Champagne per una legislazione che riguarda il vino rosato?
    Dopodiché, visto che aleggia una richiesta di totale libertà enologica, io dico che possiamo anche liberalizzare di tutto e di più. Con la precisa consapevolezza, però, che oggi in quei paesi dove vige in ambito vinicolo un laissez-faire molto pronunciato la crisi è devastante (Cile ed Australia in primis). Poiché giocoforza si perdono identità ed autorevolezza.

  25. @ Riccardo Francalancia
    Beh, il mercato vino è molto “particolare” e non credo che lo si possa analizzare in poche righe.
    Però una cosa mi preme dirla:molte aziende hanno difficoltà…tante si “sbattono” per far conoscere i loro prodotti.
    Ma devo anche dire, ad onor del vero, che alcune volte sono proprio gli addetti ai lavori che in occasione di manifestazioni aperte al pubblico come Vinitaly provano fastidio per le presenze “ignoranti” (intendo comuni consumatori)…e a chi lo vuoi proporre il tuo prodotto, sempre ai soliti? beh, poi non lamentarti se non lo vendi!

  26. @Bucanero
    Non posso che concordare con ciò che ha scritto ma, a prescindere da tutti i discorsi fatti, se proprio dovrà essere creata una “terza via” per il rosato, io sarò a favore soltanto della miscelazione dei mosti (bianco e rosso, s’intende) in fermentazione o in pre-fermentazione.

  27. Qui a Marte la pensiamo così.
    Se la proposta del “miscelamento” è arrivata all’UE, qualcuno l’avrà pur portata; se qualcuno l’ha portata e se l’Ue l’ ha presa in considerazione e votata, una ragione ci sarà.
    E’ sorprendente che, a quanto pare, tutti gli interessati siano stati colti di sorpresa dalla notizia, che – vorrei ricordare – è uscita prima sui giornali come decisione UE e poi ripresa come cavallo di battaglia da Consorzi e vari. Così come è accaduto ieri: al mattino, la notizia del contrordine è stata diffusa dai giornali, il pomeriggio l’hanno ripresa altri, addossandosi la paternità del risultato. Ma se nemmeno conoscevi il risultato e l’hai dovuto leggere sui giornali per scoprirlo, cosa vuoi mai addossarti… E’ come andar al Pronto Soccorso dopo che hai letto sul giornale che uno ti ha sparato.
    Al di là del fatto che tutti son capaci di farsi belli con le fatiche altrui e basta una semplice cronologia di eventi a smorzare il drago, la domanda è un’altra: il mondo del vino, quello che decide o occupa posti di potere (pagato), dialoga al suo interno? Come mai pare che non ci sia stata un’informazione interna e preventiva alla prima notizia (miscela sì) e alla seconda (miscela no)? O c’è stata ma è passata inosservata, cosa ancor più grave? Se domani a uno dell’UE vien l’idea di consentire la vinificazione in bianco vivace del Barolo, e gli altri (28 su 29) lo approvano pure, lo dobbiamo scoprire a cose quasi fatte sui giornali? Andiam bene, andiamo.

    Resto su Marte, sì sì.

    Many kisses! 🙂
    Briscola

  28. Dottori, guardi che io non ho voluto fare il confronto su niente. Lei ha detto una inesattezza e mi sono permesso di puntualizzare. Per quanto riguarda Cile e Australia, non è che si perda identità in quanto un’identità non se la sono mai creata. Hanno solo cercato di seguire un mercato con produzioni prive di anima, cosa per altro che accade anche in qualche territorio italiano. Super d’accordo con Briscola sempre ironica ed elegante nel dipingere la realtà delle cose. “E’ come andar al Pronto Soccorso dopo che hai letto sul giornale che uno ti ha sparato.” Si, le cose sono andate così.

  29. @ Riccardo Francalancia
    Chioso brevemente sul mercato vino: la volontà a cambiare (in meglio) c’è da parte di chi acquista, chi potrebbe fare da tramite (leggi AIS) si limita al compitino, a volte le aziende sono contente di vendere ai soliti noti…
    Per quel che riguarda il rosato…beh, io resto della mia idea, pronto ad essere smentito, comunque…
    Saluti

  30. @Briscola e Arcari
    Condivido in buona parte le vostre perplessità.
    Però, almeno per la mia esperienza, le cose non sono andate tutte esattamente così come sono state ipotizzate.
    Una vera opposizione ad un progetto che non ti piace o che ti crea potenziale danno la puoi fare solo quando il progetto ce l’hai davanti e lo puoi valutare del dettaglio, o almeno questa è la mia opinione: non basta un lancio di stampa per rendersi conto esattamente della questione e di come puoi affrontarla.
    La bozza (che è sempre stata in francese) del regolamento attuativo dell’Ocm vino era in evoluzione, e solo quanto se n’è avuta la versione più o meno assestata si è capito esattamente di cosa si trattasse e di quali conseguenze dirette e indirette potesse apportare, agendo di rimando per eliminare o quanto meno limitare l’eventuale danno.
    Poi, concordo col vostro più o meno esplicito invito a far sì che il mondo del vino italiano possa (debba) imparare a fare un po’ più, come si usa dire, “sistema”.

  31. E’ vero Peretti che “una vera opposizione ad un progetto che non ti piace o che ti crea potenziale danno la puoi fare solo quando il progetto ce l’hai davanti e lo puoi valutare del dettaglio”, ma la guerra comincia con la strategia alle prime avvisaglie e non quando ti stanno già bombardando. Io di mio sono orgoglioso di quanto fatto dai consorzi lacustri, ma bisogna pur ammettere che la notizia girava da tempo e nessuno si è preoccupato preventivamente della cosa, magari anche solo per coinvolgere l’opinione pubblica ed avere un’arma più potente tra le mani in attesa dello scontro finale. Anche perchè questa volta è andata bene, ma la prossima potrebbe non essere così relativamente facile.
    p.s. ma cosa avete fatto a Panont???

  32. @Angelo. Vengo, vengo, prima o poi vengo. Bada bene che se dovessi fare un rosato, ma non lo farò perchè tra poco ve ne sarà così tanto da farci il bagno, io lo farei probabilmente per salasso. Il punto della mia osservazione non è quale sia meglio come tecnica di cantina, ma quali siano le motivazioni che inducono a proibire qualcosa. Su quale base si proibisce, ovvero si limita la libertà di un produttore di fare le scelte che ritiene migliori? La risposta l’hai data tu, perchè non ci piaceva, perchè ci scomodava (peraltro sarebbe l’unico caso nella storia nel quale le etichette dovrebbero essere cambiate su due piedi, mentre di solito ci sono proroghe per lo smaltimento di anni, vedi caso nuova OCM vino). Allora io dico semplicemente che se le regole del vino le facciamo sulla base di quello che piace a quel gruppo, oppure che scomoda a quell’altro, cosa andiamo a raccontare poi al consumatore, che agiamo nel suo interesse? Ma veramente pensiamo che il consumatore sia un deficente a cui si può raccontare una storia un giorno e poi la storia opposta il giorno dopo?
    Arriverci sul Garda, che si sta bene vala’.

  33. Vorrei solo ricordare una cosa.
    La riforma riguardava i vini da tavola. Ora che il Tavernello, il Castellino ed il Freschello rosati non potranno più essere fatti con il “mischione” non dormirò sonni più tranquilli. Non li bevevo prima e non li berrò in futuro.
    I vini DOC invece continuano (a quanto mi risulta) a poter essere tranquillamente essere prodotti con il “mischione”, essendo la cosa regolata escvlusivamente dal loro disciplinare, come i casi di Champagne, Franciacorta ma anche l’AOC Tavel dimostrano.
    Luk

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