Potatura in vigna: una tecnica che si può insegnare? Intervista ai “preparatori d’uva”

Cosa fare, visto che a causa dell’inesorabile scorrere del tempo i grandi conoscitori della vigna, le persone che arrivano a darle del tu e le dedicano mille attenzioni ottenendo dai filari proprio la qualità che desiderano, cominciano ad avere i capelli sempre più bianchi e sempre meno energie? 

Come trasmettere alle nuove generazioni i segreti di una giusta potatura e come “gestire” nel migliore dei modi la vite? E questo patrimonio preziosissimo di un sapere spesso più empirico che scientifico, ma non per questo meno valido, può diventare materia d’insegnamento da insegnare in una particolarissima, innovativa, scuola?
E’ proprio quello che ho chiesto, ottenendo interessantissime risposte in una lunga e dettagliata intervista che ho pubblicato (leggete qui) sul sito Internet dell’A.I.S., a Marco Simonit e Pierpaolo Sirch, due agronomi del Friuli Venezia Giulia che dopo quella degli enologi e degli agronomi hanno lanciato una nuova categoria di consulenti, quella dei “preparatori d’uva”.
E’ proprio con questo suggestivo nome che i due agronomi friulani si presentano e hanno pensato, con l’obiettivo di nobilitare e reimpostare su basi moderne l’antica e nobile professione del potatore, di avviare un’attività che, tra l’altro, si tradurrà in un’azione didattica tesa a creare la prima scuola di potatura della vite in Italia.
Un modo interessante, innovativo, che non lascia nulla al caso, per decidere e impostare già nelle prime fasi fenologiche dell’anno, la qualità del vino che verrà…

0 pensieri su “Potatura in vigna: una tecnica che si può insegnare? Intervista ai “preparatori d’uva”

  1. Buongiorno,
    sarebbe tanto splendido quanto indispensabile una scuola sulla potatura della vite, una fase, questa, importantissima per raggiungere un livello ottimale nel prodotto ultimo (il vino).
    Ancor oggi mio zio, proprietario di qualche ettaro di vigneto nella zona del basso Sulcis in Sardegna (quella del “Carignano del Sulcis” tanto per intenderci), è solito ripetere che il padre nell’insegnarli le vecchie tecniche di vinificazione si soffermava spesso sull’importanza della potatura….. che come una persona riceve l’educazione da bambino e con quella affronterà la vita futura anche la vite viene potata per meglio affrontare le successive fasi di sviluppo vegetativo.
    Sono sempre più convinto dell’importanza della potatura e che la stessa si basi su anni ed anni di esperienza pratica… da qualche anno sto cercando di rimettere in produzione dei ceppi abbandonati da più di 10 anni in Valle d’Aosta e devo dire che le mie scarse conoscenze di potatura (imparate in Sardegna) sono servite a poco, la mia fortuna è stata la collaborazione di un vecchio vigneron valdostano che mi istruiva sulla potatura della pergola valdostana e solo dopo tre anni si intravedono dei grappoli quasi sicuramente di Petit Rouge.

  2. La potatura è l’inizio di tutto. Tutto quello che verrà dopo ne è largamente influenzato. Eppure anche li sono stati fatti dei bei disastri. Mettere Guyot dove c’era alberello, cordone speronato dove c’era Guyot, spalliera dove c’era la pergola; sono operazioni che non sempre hanno giovato.
    Luk

  3. Quando cercavo di capire la tecnica di potatura affidandomi al mio vecchio contadino, ricevevo una sola risposta: guarda la vite e ricordala ogni anno… così saprai cosa fare. Centinaia, migliaia di piante… come ricordarle tutte e riconoscerle! eppure è così che funziona. Ti insegnavano a cicartizzare i tagli più grandi, a scegliere le gemme, ma in silenzio, solo con l’osservazione, la coscienza ed il rispetto. Ma una cosa va detta: c’era più tempo da dedicare alla vigna, sia perchè esistevano 4 stagioni, sia perchè il nostro mondo si muoveva con loro. Ora ci sono 2 stagioni, troppa siccità e troppe piogge concentrate. Così i tempi di cura sono stressanti per il contadino e per la vite. Si rischia di perdere quel rapporto intimo ed esclusivo che ti mette in vero e reale contatto con la terra. Forse ora serve un “tecnica” perchè si deve, a volte, demandare qualche lavoro. Ma la potatura NO. Quella deve rimanere tra le mani di chi sente profondamente il legame con ogni pianta, è davvero un momento privato di colloquio e scambio con l’altra parte di te. Si cresce insieme ed insieme si invecchia. Le piante vecchie insegnao ai giovani la loro saggezza, la forza, la generosità, quelle giovani hanno bisogno dell’esperienza di una mano capace. Un ciclo importante, come sempre in natura. Trasmettere questi valori è il compito fondamentale per poi insegnare quelle tecniche che, altrettanto importanti, dovrebbero arrivare spontanee.

  4. Spero che la scuola abbia successo . Però non è l’unico posto dove si impara a potare . Pino Ratto , classe 1935 , Podere Le Olive – San Lorenzo- Scarsi , di Roccagrimalda , uscita Ovada si segue l’indicazione per Alessandria e in 15′ si arriva , 0143 831888 , produttore ribelle a qualsiasi imposizione non ragionevole di Dolcetto di Ovada , invecchiabile trenta e passa anni , vignaiuolo tra i diletti di Veronelli , accetta volentieri dialogo e confronto sulla teoria e , al tempo , sulla pratica . Io , ripeto sempre modesto dilettante , non ho confidenza con molti produttori , ma sono convinto che tanti , specie i più anziani , non vogliano far morire nell’oblio i frutti di una vita di lavoro . Se ci leggono , spero si facciano avanti come Pino Ratto .

  5. E Alice dov’è? Mi sa tanto, ma vorrei sbagliare, che la potatura sia oramai nelle mani di manodopera “girovaga”. Che non credo voglia affezionarsi alle piantine. Nelle carte dei vini i vignerons (veri e non) di solito molto avari, potrebbero iniziare a mettere: “potature a cura di..Alice?”
    Saluti.

  6. da giovane enologo la trovo un’idea stupenda e ritengo la materia di fondamentale importanza, specie per chi, come me, viene da impostazioni tendenti al teorico più che al pratico.

    Per quel che mi riguarda sarei disposto a tutto pur di far pratica – non solo di potatura, ma anche di assaggio delle uve, e di viticoltura in generale – con veri vignaioli..piottosto che leggere pagine e pagine di qualche libro a tema…

  7. Molto giusta l’osservazione del lettore circa la vite riportata in fotografia! Perché quella foto? Così, senza didascalia, quella potatura orribile (non solo per la grossa capitozzatura) per chi non sa potrebbe assumere tutti i significati possibili. M’imbatto spessisimo in situazioni analoghe, su giornali, libri, persino depliant pubblicitari delle stesse aziende: c’è un testo che dice tutto il bene possibile di una vigna e il fotografo illustra i concetti con veri obbrobri che negano nei fatti i buoni propositi espressi. Ho chiesto più volte a grafici e fotografi il perchè di ciò: sembrerebbe che le viti mal potate siano più fotogeniche e più “artistiche”. Ma nel giornalismo non dovrebbe essere l’arte a tenere il timone, quanto piuttosto la verità. Si legge di qualcuno che intende insegnarci a potare. Ci si aspetterebbe l’immagine d’una vite ben potata. A corredo d’un pezzo sul concorso di Miss Italia, il lettore si aspetta di vedere l’immagine d’una bella fanciulla, non il volto di un vecchio pescatore col viso solcato da fiordi scavati negli anni dalla salsedine. Forse qui si voleva far percepire la gravità cui si giunge quando non si sa potare, ma bisogna spiegarlo, Franco, non trovi? Qui devi proprio rispondere! Ciao, con stima

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