A proposito di Vinexpo 2009 e della sua appendice (alternativa?) Italissima le polemiche non accennano a calare.
Ne parlano, in Francia, Hervé Lalau sul suo ottimo blog Chroniques vineuses (leggete qui e poi ancora qui), oppure, in maniera non proprio all’insegna della buona educazione, il patron del Grand Jury Européen, François Mauss, intervenuto con irruenza (eufemismo) sul suo blog (leggete qui) e con arroganza sul mio (leggete qui).
In Italia la notizia del mega flop di Italissima (parole di Enzo Vizzari, ma anche di un produttore italiano come il friulano Nicola Manferrari di Borgo del Tiglio, che al telefono mi ha parlato come di un’esperienza fallimentare) contrapposto al sostanziale successo del Vinexpo, è stata ripresa, ad esempio, oltre che in maniera ironica da Briscola (leggete qui) dal blog Intravino in questo post dove viene ospitato il punto di vista di Anna Serio, l’organizzatrice della rassegna off (la stessa Anna Serio che giovedì sera al telefono mi proponeva di collaborare e di contribuire a creare un panel di grandi esperti e palati europei: ma non c’è già il mitico Grand Jury Européen di Mauss e amici?) e in quest’altro post, che riporta commenti, cronache, pour parler.
Vino al Vino, il cui responsabile, a differenza dei francesi e svizzeri intervenuti in maniera stizzosa, non commercia, non distribuisce, non importa vini e scrive in assoluta indipendenza (speriamo che lo facciano anche Perrin e Mauss) vuole offrire un altro contributo al dibattito sulla presenza italiana a Vinexpo, sul rapporto un po’ imperfetto di Italissima con questa grande rassegna bordolese.
Lo fa, Vino al Vino, pubblicando il punto di vista di un’azienda italiana presente à Bordeaux, espresso non dal proprietario, il barone Andrea Franchetti, ma di una sua stretta collaboratrice sia alla Tenuta di Trinoro in Toscana che a Passopisciaro sull’Etna, Erika Ribaldi.
Una premessa è indispensabile: non conosco Erika Ribaldi, che è solo (come tanti produttori) una lettrice di questo blog e non ho mai visitato le due tenute. Erika, come vari altri produttori presenti a Bordeaux, di cui pubblicherò le testimonianze, mi ha inviato sia durante la rassegna, che una volta ritornata a casa, dei commenti, come questo, molto efficace e diretto, che pubblico con grande piacere, ritenendolo una testimonianza di sicuro interesse. f.z.
Erika Ribaldi (Tenuta di Trinoro) su Vinexpo 2009
“Sabato 20 Giugno eravamo in diversi ad attendere con entusiasmo, l’arrivo del nostro aereo Air France diretto da Fiumicino a Bordeaux (volo diretto per pochi privilegiati) , carichi di speranze ed aspettative, reduci, almeno per quanto mi riguarda da due mesi di fitta corrispondenza con importatori, broker, distributori, tira-sole, venditori di barriques , di tutto un po’. Produttori più o meno conosciuti, giornalisti del settore, enologi di spessore che portano cognomi ridondanti, tutti facevamo bella mostra dell’orgoglio di partecipare ad una manifestazione così importante come Vinexpo, sperando che in parte, questi cinque giorni rappresentassero la risoluzione dei nostri problemi commerciali.
Atterrata e scaricati i bagagli da un amico e collega francese, ho preso la via del centro, ed ancorata alle ringhiere dei Jardin Public de Bordeaux, ho subito notato una magnifica fotografia di Roberto Voerzio, sorridente, che faceva bella mostra di se trasmettendo la serenità onesta del vignaiolo che conosco.
Che ci fosse un bravo produttore italiano come master pièce di una collezione francese d’arte mi ha riempito d’orgoglio, la nostra magnifica italianità come assetto per il successo della manifestazione. Le premesse c’erano tutte.
Per quanto mi riguarda, sin dal primo istante dell’iscrizione, mi sono sentita coccolata, valorizzata ed assistita in tutto quello che mi fosse servito, una volta venuta in possesso della chiave d’accesso al sito dell’Expo, non ho fatto altro che usarlo e abusarne, traendone vantaggio per contattare chi avrei incontrato solo nelle settimane seguenti.
La fitta rete di informazioni, usata nel modo più intelligente e predatorio, mi ha messo in contatto con importatori di tutto il mondo, dalla Giordania, a Malta alla Bulgaria, solo per menzionarne alcuni, e anche se non tutti i contatti si sono poi materializzati in un ordine, almeno hanno dato ai nostri vini una possibilità.
Ora, una volta rientrata, posso riferire di buoni risultati (contrariamente da quello che continuo a leggere) che non sono altro che il frutto di un’intensa preparazione, del valore dell’azienda che rappresento, e della sinergica collaborazione con un négociant con il quale Trinoro lavora dal 1997, insieme abbiamo condiviso 30 metri quadri di stand, clienti e curiosi. Nessuno è ripartito dal nostro stand senza aver assaggiato almeno uno dei vini di Andrea Franchetti o viceversa senza aver assaggiato quelli di Jean luc Thunevin ( the Bad Boy) .
Ma per i corridoi del kilometro del vino (Hall 1), non ho potuto evitare di notare, tante mani in tasca, occhi disperati in cerca di un cliente nemmeno troppo preparato, con la bramosia e il desiderio di stappare una bottiglia per chiunque fosse interessato. Troppo spazi vuoti di professionalità, anche di stile, figure improvvisate, troppo pochi clienti da potersi dividere nel banchetto della disperazione che la crisi ha portato.
In fondo tutti dobbiamo vendere per pagare gli stipendi di chi lavora nelle nostre aziende, che siano produttori Americani, Croati, Bulgari o Italiani, non fa differenza, in questo momento di forte difficoltà è necessario lavorare il doppio e insieme per raccogliere la metà dei risultati.
Non posso non pensare che anche gli altri Italiani presenti non abbiamo fatto come noi, rosicando i centimetri di distanza che ci separassero dalla comanda di una paletta di vino; sono certa che anche loro abbiamo cercato i loro appuntamenti, che abbiano sedotto i pochi buyer presenti, e che non si siano affidati ciecamente all’organizzazione dei consorzi, degli enti istituzionali, delle figure pseudo commerciali che sfogliano un catalogo pieno di soluzioni presentando parcelle non modeste.
Entrare nello stand di un famoso produttore italiano e vederlo accogliere praticamente ogni ospite, ricordandone il nome o cercando di scoprirlo, non lo ha fatto solo sembrare un ottimo padrone di casa, senza alcun dubbio rappresenta un modello da seguire, ed è per questo che questo gigante italiano è conosciuto in tutto il mondo ed è un imprenditore di chiaro successo.
Sto parlando di Angelo Gaja, non dell’ultimo arrivato, una persona che non conosco a livello personale, ma che a livello professionale mi è sembrata presente, sempre attento. Il suo stand era condiviso con Taylor e con Guigal, una sinergia perfetta di grandi produttori con un obbiettivo comune, fare rumore.
In scala ridotta ma sempre intelligentissima mi è sembrata l’operazione di Testamatta che condivideva il proprio spazio con un grande sudafricano e un bravo borgognone.
I grandi stand nazionali non hanno avuto molta attenzione, o quantomeno non mi sembra; troppi vini presentati, una dispersione di energie e di risorse.
Mi chiedo se non fosse stato meglio per quei bravissimi produttori che hanno partecipato ad Italissima, mettere da parte il protezionismo della propria rete vendita e consorziarsi per uno spazio comune e condividere i contatti maturati precedentemente o sviluppati come conseguenza. Idealismo? Forse, per la piccola esperienza che ho maturato in Italia posso dire che sia a livello tattico che strategico, condividere certe informazioni porta risultati, anche importanti.
Un esempio che sto vivendo sulla pelle è lo sviluppo all’unisono dell’Etna al quale sono devota e che vedo trovare terreno fertile tra i colleghi. Manca solo un anno all’Expo di Hong Kong, meglio tirarsi su le maniche e cominciare a prepararlo, l’Asia è un eldorado, ovvero tanto oro che nessuno ha mai trovato. Che non sia questa la volta buona?”. Erika Ribaldi
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Io invece un po’ Erika la conosco. Un vulcano di creatività ma anche di rigore . Un mix vincente, Gran fortuna per Franchetti.
( e così ricambio i complimenti per Incisa…..)
Caro Franco, credo che sarebbe utile lasciare da parte la polemica sterile su Italissima e anche riguardo a commenti fatti da varie persone intervenute (non vedo sinceramente dell’arroganza nell’intervento di Francois Mauss a cui tu fai riferimento) e penso che, come hanno fatto notare alcuni interventi dei giorni scorsi, e come ha detto Erika Ribaldi nell’intervento qui ospitato, sia piu’ proficuo pensare a come meglio sfruttare avvenimenti come Vinexpo per promuovere il vino italiano e realizzare sinergie.
Vinexpo comunque non e’ stata, come ben si evince da vari commenti, un grande successo, con parecchi produttori importanti assenti e un calo delle presenze del 10%, in particolare del mercato americano che rappresenta un riferimento essenziale per il bordelais.
E’ vero che chi ha sofferto maggiormente sono i piccoli prouttori venuti a traino di consorzi e organismi locali, che non hanno preparato adeguatamente la fiera, e che si sono trovati a subire ancor piu’ il calo dell’afflusso, mentre produttori medio-grandi avevano un buon carnet di incontri e, come dice Erika Ribaldi, hanno saputo sfruttare al meglio cio’ che la fiera offriva.
La fiera di Hong Kong e’ sicuramente un punto di riferimento in crescita (basta vedere come il mercato delle aste di vino e’ stato sostenuto soprattutto da quel mercato che ha parzialmente compensato l’assenza di altri investitori), ma quello asiatico e’ un mercato difficile per il vino italiano, dove tutto e’ da costruire con una grossa concorrenza e un’organizzazione di tipo diverso. Sarebbe proprio il caso che proprio qui si cominciassero a giocare le sinergie italiane di cui parla Erika Ribaldi, con un lavoro di studio del mercato e di preparazione per arrivare alla fiera con delle buone carte in mano per costruire il futuro in terra asiatica.
Signor Tonon, “polemica sterile” un bel par de ciufoli! Beato lei che non vede arroganza nell’intervento del “signor” Mauss. Provi a rileggere se ne ha voglia
Buonasera.
Voglio fare il mio sincero in bocca al lupo a chi riuscirà nell’”evangelizzare” chi beve (non necessariamente nell’ordine): grappa di riso, Prosecco, Champagne, ri-grappa di riso, vino rosso (italiano o francese o californiano è indifferente), ri-grappa di riso, Sauternes, Whisky, ri-grappa di riso………il tutto inframezzato da deliziosi cibi di origine misteriosa infarciti di spezie ammazzapalato accompagnati da ogni genere di rumori di apprezzamento…..
Certo è che questi nobili uomini dai nobillimi palati, figli di una ricchezza antica, diffusa e democratica, saranno in battibaleno la soluzione a 50 miseri milioni di bottiglie di sovraproduzione nella sola Italia………