Non avevo alcun dubbio che quando avrei preso la parola, nell’ambito del convegno che ha concluso le due giornate di degustazione di Radici, per ricordare Cosimo Taurino nel decimo anniversario della sua prematura scomparsa, e consegnare una targa al rappresentante della famiglia che sarebbe venuto a ritirarla, mi sarei puntualmente commosso.
Talmente forte, anche se maturato solo a partire dal 1995, il mio legame con questo grandissimo personaggio del mondo del vino salentino e pugliese, così forte l’esperienza umana, prima che professionale, che ha rappresentato il mio incontro e poi la mia frequentazione con “il boss”, come amava scherzosamente essere chiamato, perché potessi parlare di lui a ciglio asciutto senza che la voce mi si strozzasse per l’emozione in gola e non riuscissi più, per qualche istante, ad andare avanti.
Quanti bei ricordi mi legano – e mi legheranno sempre – a Mimmino, a quel suo modo unico di dimostrarti la sua amicizia, di legarti a lui, di portarti ad arrenderti all’abbraccio caldo e forte, quasi soffocante talvolta, del suo essere, con una personalità forte, decisa, ma dall’incredibile umanità che non poteva non sorprenderti e conquistarti sin dal primo incontro…
Con il trio dei deus ex machina di Radici, Nicola Campanile, Pasquale Porcelli ed Enzo Scivetti, si era pensato, ragionandoci sopra all’improvviso solo in maggio e accorgendoci che questo sarebbe stato il decimo anno da quando Cosimo se n’era improvvisamente andato, alla vigilia d’inizio vendemmia, di inventarci qualcosa per ricordare Taurino, e si era convenuto, scartata l’idea di una degustazione di qualche storica vecchia annata dei suoi cavalli di battaglia, i vini simbolo come il Patriglione ed il Notarpanaro, di limitarci ad una breve commemorazione, che sarebbe stata affidata a me.
Alla consegna di una targa che avrebbe riportato questa semplice ma assolutamente sentita da tutti dicitura: “Dedicato a Cosimo Taurino Sensibile, sapiente e lungimirante produttore, coraggioso sostenitore di qualità ed autenticità per il vino e il suo territorio. Condividendone ideali ed operato, capaci di dare una svolta di senso alla vitivinicoltura del Salento e di tutta la Puglia, desideriamo ricordarlo con affetto e gratitudine a dieci anni dalla prematura scomparsa. Con la sana presunzione di continuare nel suo solco”.
Questo avevamo costruito e immaginato, l’omaggio ad un uomo che aveva avuto l’ambizione e la capacità di fare grandi cose, di dare dignità e orgoglio di bottiglia, con tanto di marchio aziendale e nome della famiglia (uno dei valori forti che l’animavano) a quei vini da taglio migliorativi che per decenni, nel pieno dell’attività creata da suo padre Francesco, avevano dato nerbo e sangue ai più esangui vini di altre regioni del vino più blasonate. Quello che non avevamo, anzi, che io non avevo immaginato é che in una circostanza come questa, semplice, ma piena di significati, a ritirare la targa, a vedere de visu la mia e la commozione di tante persone presenti tra il pubblico, che Mimmo avevano conosciuto e apprezzato, sarebbe arrivato non un membro della famiglia, uno dei figli Rosanna e Francesco, la moglie Rita, oppure anche il genero e marito della figlia, bensì, con tutto il rispetto, l’ultimo arrivato, ovvero il giovane winemaker che dall’agosto del 2008 era subentrato allo storico, fondamentale enologo di casa Taurino (ed in precedenza di altre blasonate aziende pugliesi e calabresi), ovvero il grande Severino Garofano.
Capisco bene, l’ho saputo poi, da un’imbarazzata telefonata del figlio di Mimmo, che quella di lunedì 15 e le altre che l’avevano preceduta e seguita, erano state giornate campali per la vita dell’azienda, con gli accordi da stringere con il nuovo importatore, un cambio epocale anche in questo caso con la rottura degli antichi rapporti con la Winebow di Leonardo Lo Cascio che per anni e anni era stato il partner privilegiato, il destinatario di larghissima parte della produzione di “Mister Salice”, com’era chiamato negli States.
Winebow che a fine 2009 cesserà il rapporto con l’azienda, avendo scelto come nuovo partner salentino l’azienda Leone De Castris.
Capisco che forse, in quei giorni un po’ difficili e amari, che erano venuti dopo anni dove l’azienda aveva conosciuto traversie e problemi vari e dove lo spirito voluto da Mimmo sembrava essersi perso per strada, la famiglia Taurino non avesse un grande desiderio di apparire in un pubblico consesso com’era il convegno conclusivo, presenti alcune centinaia di persone, anche vecchi amici di Cosimo come Donato Lazzari, Beniamino D’Agostino, Carlo De Corato tra gli altri, e di rispondere alle domande sul futuro dell’azienda, sulle strade intraprese che tanti, per amore e non per curiosità inopportuna, avrebbero loro rivolto.
E’ stato un vero peccato, e, personalmente, una grande delusione, perché sarebbe stato bello e consolante – e pieno di particolari significati per me – guardare in viso persone che ho lungamente frequentato, dal 1995 al 1999 e con le quali, una volta scomparso Mimmo, si erano allentati, sino a lacerarsi, i legami, i rapporti di amicizia.
Voglio solo sperare che chiunque sia stato presente e abbia modo di comunicarlo, in qualsiasi modo, alla famiglia, riferisca a Rita, Rosanna e Francesco, l’intensità, l’autenticità, la forza, la bellezza struggente del nostro ricordo, affidato alle mie parole inadeguate e singhiozzanti, alle lacrime che non ho saputo trattenere dicendo, ancora una volta, come farò sempre, quanto abbia voluto bene, come a ad un fratello maggiore, quasi come ad un padre, a Cosimo, e quanto lui resterà nel mio cuore, come una delle persone più belle, più vere che abbia conosciuto in questa ormai lunga e bellissima esperienza di cronista del vino….
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Franco
nel tuo scritto rivivo la stessa intensa emozione provata lunedì 15. Quanto grande fosse la statura morale di Mimmo Taurino era a noi tutti noto e l’affetto che provo sinceramente per la famiglia deriva dal ricordo dell’uomo straordinario. Ti ringrazio per aver pubblicato i particolari del nostra programmazione: volevamo condividere insieme a tutti gli intervenuti i nostri ricordi e i nostri sentimenti ed ancor di più con la Sig.ra Rita, con Francesco, con Rosanna, con Antonio. Avremmo voluto tenerli insieme con noi, tra noi, forse anche per coccolarli, per ridar loro fiducia e forza ed il senso di una leale amicizia per loro e per quanto dal padre è giunto a loro.
Saluto Massimo con piacere per l’enorme responsabilità che ha assunto. Sono certo che abbia saputo trasmettere alla Famiglia Taurino la qualità dei nostri sentimenti e che saprà mantenere alta la bandiera issata da Mimo Taurino
Patriglione, il SUD.
Anche io sono rimasto stupito dall’assenza della famiglia alla cerimonia.
Il Sud è anche questo: non ricordano un tuo congiunto e ti lamenti. Lo ricordano e non ci vai.
E’ addirittura più facile capire le donne che noi terroni:-)
Pingback: Vino al vino » Blog Archive » Ricordo di Cosimo Taurino a Radici …
Mon coeur mis a nu….sono indeciso se scrivere o no queste poche righe, ma mentre scrivo l’impulso si fa più deciso.
Ho conosciuto Mimmo o Mimino, come amava farsi chiamare dai più intimi tra noi colleghi produttori, nel lontano 1991, lui, Donato Lazzari e Sandro Candido, i tre moschettieri del vino Pugliese, così diversi e così uguali!
Sono cresciuto alla loro scuola ed ovviamente a quella di quel gentiluomo che è Severino Garofano!
Consentitemi questa digressione letteraria Severino (Aramis) Sandro Candido (Athos) Donato Lazzari (Porthos) e Mimmo Taurino senz’altro D’Artagnan, il guascone.
L’empatia e l’umanità trasmesse da questo grande uomo valicavano l’umano. Grazie a lui oggi la mia azienda ha Winebow come importatore americano, Lui….un produttore pugliese ha fatto quello che probabilmente un pugliese non avrebbe fatto mai, ha condiviso il suo sapere e le sue amicizie, con un giovane produttore che muoveva i primi passi nel mondo del vino, ha steso la sua ala protettrice su di me solo perchè mi trovava simpatico, mi ha fatto sedere alla sua tavola un lontano Vinitaly del 1993 e mi ha raccomandato al suo fraterno amico Leonardo Locascio.
E quando Locascio ha deciso che eravamo maturi per il mercato americano LUI, MIMMO che avrebbe avuto potere di veto nella introduzione di un altro pugliese nel portafoglio Winebow, non solo non si è opposto ma ha forzato la mano a Locascio che nutriva qualche dubbio sulle nostre potenzialità. Non è mai mancata una parola di conforto ed un consiglio disinteressato, la sua casa di Porto Cesareo era sempre aperta. MI MANCHI MIMMO, DAVVERO!
Franco, ho condiviso la tua commozione e quelle lacrime hanno rinnovato un voto di amicizia che va al di là del tempo, delle amarezze e delle assenze, l’ho condiviso con te e ti ho abbracciato sotto il palco pensando intensamente a lui ed a quello che ha seminato.
ricordo come fosse adesso il momento, eravamo in spiaggia, a Porto Cesareo, o forse addirittura in acqua (era nostra abitudine fare lunghe chiacchierate camminando con i piedi a mollo nel mare), quando Mimmo mi parlò dell’ingresso della tua azienda, la Botromagno di Gravina, nel team della Winebow di Lo Cascio. E ricordo come Mimmo parlasse benissimo di te, con affetto quasi paterno… Grazie delle tue parole ora, della tua amicizia, del tuo abbraccio alla fine del mio ricordo, non a ciglio asciutto, di Mimmino, in quel di Monopoli…
Caro Franco,per me non è facile.
Se l’unità di misura dell’amicizia è la fiducia,affermo che
Cosimo Taurino indiscutibilmente ne rappresentava il valore massimo.Il legame con Cosimo,straordinario allora,straziante
oggi,può essere testimoniato solo da chi era informato davvero.Da questo elenco escludo anche chi come me l’amava senza riserve,i figli,i parenti,gli amici.I testimoni,quelli veri che possono raccontare in maniera onesta ed informata oltre me sono solo tre:Rita Rimaroli in Taurino,Silvano Formigli e Salvatore Rodio,tanti altri davvero gli hanno voluto bene ma sanno meno.La morte di Cosimo rappresenta oggi
tante cose,ma alcune non possono essere taciute.L’immensa perdita per il mondo intero di questa figura speciale capace
di attrarre intorno a sè tante belle persone,ed altrettanto
capace di allontanare i falsi amici infischiandosene che potessero nuocerlo commercialmente. La sua amicizia bisognava
meritarla,è stato ed è il mio padre spirituale;da lui ho imparato a privarmi di conoscenze interessate e prive di valori fondanti.Caro Franco con onore ti confermo e ti assicuro che sono abilitato a farlo;tu appartieni alla schiera degli amici veri di Cosimo,tanto da somigliarmi in
alcune prese di posizione rischiose,fregartene di non essere sempre capito,e non impegnarti che questo avvenga per comodità.La morte di Cosimo rappresenta una metafora dura da accettare,la sua definitiva assenza sancisce la perdita di valori,sopraffatti dal mercanteggiare e dall’approssimazione,
la voglia di apparire fino ad appropriarsi di una amicizia
assolutamente non vera.Purtroppo i morti non parlano,ma tanti
vivi morti dentro non sanno neanche che esiste la lealtà,
l’onestà,la verità.Una canzone di Paolo Conte recita:”Il maestro è nell’anima”,luogo non frequentato da impostori e
millantatori.La rabbia ed il dolore per la perdita di Cosimo
non solo è indelebile,ma mi ha cambiato,tanto da rifiutare di
tracciare un suo ricordo ogni volta mi è stato chiesto.Il perchè? Sono conscio di mal tollerare i suoi traditori in vita ed ancor di più in morte.Non lo avevo fatto nemmeno per
l’amico Mauro Defendente Febbrari per il suo libro :I Semi
edito da Veronelli altra figura cardine della mia vita personale e professionale.Oggi proprio non posso esimermi,ho
tradito la fiducia di Cosimo e ciò viene decretato proprio da
una tua frase”é stato un vero peccato,e,personalmente,una grande delusione,perchè sarebbe stato bello e consolante-..”.
Non solo non sono stato capace di mantenere un giuramento datogli ma addirittura ho permesso ad autentici nemici in maniera truffaldina di mercanteggiare su una persona che non gli è mai appartenuta.Chiedo scusa a Cosimo,a Rita,a Rosanna,
a Francesco,a tutti quelli che veramente gli hanno voluto bene e a te che mi hai dato l’opportunità di mettere un pò di
chiarezza;anche se ciò non lenisce il mio tormento e non starò in pace con me stesso finchè non starò nuovamente al suo fianco.
Vittorio Cavaliere
Caro Franco,
visto che si parla di ricordi mi viene in mente un disgraziato viaggio con l’auto ferma, di domenica, a Metaponto. Mimmo venne a prendermi con tanto di meccanico e batteria nuova. Era un uomo che non poteva avere mezze misure ed i suoi erano vini senza mezze misure. Per questo ho apprezzato il tuo intervento a Radici: perchè era senza mezze misure.
grazie di cuore Carlo, il tuo apprezzamento mi fa estremo piacere