Ritorna Italia in rosa a Moniga: ma il menu è ancora quello (un po’ datato) dell’anno scorso…

Il calendario delle manifestazioni legate al vino prevede come “evento” principale per questo fine settimana la rassegna Italia in rosa, ospitata a Moniga del Garda, città del Chiaretto, da venerdì 26 a domenica 28 giugno.
Ho volutamente virgolettato la parola evento, per mettere in dubbio il carattere di vero avvenimento importante e imperdibile di questa manifestazione, che partita lo scorso anno, con una felice intuizione degli ideatori e organizzatori, in primo luogo Il Consorzio del Garda Classico, con una prima edizione d’assaggio che aveva avuto la freschezza e l’ingenuità un po’ frizzante delle cose nuove, ma che doveva giocoforza mettere maggiormente a fuoco e consolidare la propria proposta, con idee e soluzioni nuove, ha sorprendentemente scelto la strada peggiore.
Quella dell’ingessamento, della ripetizione di un format (che è un po’ l’abitudine e lo stile della persona che sinora ha avuto l’incarico di coordinare la rassegna), quando invece sarebbe stato auspicabile sviluppare i temi solo accennati in maniera un po’ disordinata lo scorso anno e manifestare, come in ogni manifestazione che si rispetti, una crescita di idee e di progetti.
Se si guarda difatti, come si può vedere qui, al programma di questa seconda edizione 2009 e lo si confronta – qui – con quello dello scorso anno ci si accorge che di nuovo non c’è proprio nulla e salvo piccolissime variazioni, tipo il dibattito che prevede il coinvolgimento dell’Associazione Donne del Vino, si è scelto, qualcuno ha scelto, di riproporre lo stesso canovaccio dell’edizione 2008.
Qualcuno ricorderà il detto secondo il quale “squadra che vince non si cambia”, ma ammesso e non concesso che “la squadra” lo scorso anno abbia veramente vinto, e soprattutto convinto, aspetto su cui avrei da discutere, credo che fossilizzarsi e non aggiungere sostanzialmente nulla di nuovo ad una rassegna che dovrebbe essere ben più vivace, seguendo proprio lo spirito, che è di allegria, leggerezza, fantasia, di quella particolare tipologia, i rosati, che vengono celebrati nel corso della manifestazione, non possa giovare, a lungo e medio termine, né al successo di Italia in rosa come momento clou dei rosati italiani né ad una seria proposta di una cultura e di un abitudine al consumo dei rosati, non solo nei mesi estivi, che dovrebbe essere, secondo il mio modesto avviso di giornalista appassionato di vini rosati dall’epoca in cui altri li consideravano vinelli di serie B, la mission principale di questa rassegna gardesana.
Rassegna che costituisce, comunque, una valida occasione, come si può vedere dall’elenco dei vini, (dove si registrano anche quest’anno inspiegabili assenze di vini e aziende che avrebbero invece dovuto esserci), per degustare, anche se non certo nelle condizioni ideali, una vasta scelta dei nostri migliori rosati, da nord a sud.
Non sarò presente, come ho già spiegato commentando il post sulla manifestazione pubblicato dall’amico Giovanni Arcari sul suo vivace blog, causa impegni precedentemente da tempo presi, che mi portano altrove, e come ho spiegato al presidente del Consorzio del Garda Classico che scusandosi per l’invito stranamente pervenutomi, solo dopo la pubblicazione del mio commento, in clamoroso fuori tempo massimo, mi aveva invitato a tornare a Moniga.
Anche per parlare di una serie di proposte che avevo già fatto, in un ampio articolo ben noto a tutta l’organizzazione di Italia in rosa (leggete qui), proposte che mi era stato assicurato sarebbero state prese in considerazione. Cosa che, ovviamente e comprensibilmente, non è avvenuta…
Le idee però, quando sono buone, non hanno scadenza e potranno sempre essere esposte, insieme ad altre che nel contempo, non amando fossilizzarmi e avendo l’abitudine di guardarmi intorno e ragionare, ho sviluppato, se a tempo debito e a manifestazione conclusa, e bilanci tirati, qualcuno avrà la compiacenza di ascoltarle.
Da La Spezia e dalle Cinque Terre dove mi troverò in questo settimana, non mancherò comunque di brindare idealmente, con un grande bianco ligure, alla manifestazione, augurandole migliori future fortune e soprattutto più voglia di crescere…

0 pensieri su “Ritorna Italia in rosa a Moniga: ma il menu è ancora quello (un po’ datato) dell’anno scorso…

  1. Credo proprio sia necessario che una manifestazione come questa, che si fregia di essere “il massimo evento nazionale dei vini rosati”, debba fare di più per far si che il momento felice di questa tipologia di vini non si riduca ad essere solo un momento. Il vino rosato fa parte della cultura di diversi territori italiani, il mercato ora sorride ed è proprio per questo che non si deve organizzare un evento simile con sufficienza e supponenza.

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