Wine Spectator celebra l’Enoteca Italiana di Siena: tout se tient, of course!

La si può leggere un po’ ovunque questa “notizia”: sul Cittadino on line, su Valdelsa.net, sul sito Internet del Comune di Siena, persino sul sito verde Padania (nonostante sia voce del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, non di della Repubblica Veneta o della Val Brembana) Agricoltura italiana on line.
La sostanza, cambiando la fonte, non cambia. Quella che alcuni definiscono “la migliore testata mondiale nel settore del vino”, altri addirittura “la Bibbia del vino Usa” (una definizione che si può leggere in vari modi, compreso quello secondo il quale è la “Bibbia” del vino di gusto americano, ovvero il Verbo del vino omologato), ovvero Wine Spectator, “promuove a pieni voti l’Enoteca italiana di Siena e altre eccellenze vinicole del territorio senese.
Nel suo ultimo numero di giugno, in un articolo (che potete leggere qui) firmato dal giornalista  Jo Cooke, l’Enoteca italiana viene descritta come “la più grande sala-esposizione del vino italiano”.
Non aspettavano altro in quel di Siena e dintorni, dove da un anno buono c’é una forte preoccupazione, per tutto il Sistema, per le vicende riguardanti il Brunello di Montalcino. Questo “riconoscimento” è stato accolto come una manna: “si tratta un valido biglietto per la promozione del nostro territorio e della nostra offerta, sottolinea il segretario generale della Camera di Commercio Lorenzo Bolgi, è una testimonianza che la qualità dei nostri ristoranti e locali è vincente”.
Dal canto loro i politici senesi, la “Casta di Siena” di cui parla, in un omonimo libro, oltre che nel seguito “Le Mani sulla città” il giornalista Raffaele Ascheri (leggete qui e ancora qui) non hanno atteso un solo minuto per crogiolarsi al calduccio delle dichiarazioni di quelli che una volta avrebbero definito “gli yankees”.
La parlamentare del Partito democratico, con trascorsi nel PCI e nei Democratici di Sinistra, Susanna Cenni, nativa di Monteroni d’Arbia vicino a Siena, dal 2000 al 2005 assessore regionale al turismo, commercio, fiere della Regione Toscana (nel primo governo Martini), dal 2005 “alla guida dell’assessorato regionale all’agricoltura, foreste, caccia, pesca e quello alle pari opportunità uomo-donna” (una bella ridda di competenze!) e con le elezioni politiche del 2008 eletta alla Camera dei Deputati, ha subito dichiarato che “Il riconoscimento di Wine Spectator ad Enoteca Italiana premia la pazienza e l’impegno di chi guida una realtà unica nel suo genere e la lungimiranza di tutte le istituzioni, senesi e toscane, che hanno sempre creduto nell’efficacia con cui l’ente promuove, ormai da quasi cinquant’anni, i grandi italiani nel mondo”.
Questo risultato – aggiunge – “ci mostra come la strada intrapresa, non senza fatica, nella valorizzazione delle nostre migliori produzioni vitivinicole, sia stata quella giusta. Enoteca Italiana ha saputo interpretare al meglio il legame fra i vini italiani e il territorio, confermandosi come un’importante vetrina della produzione qualità locale e nazionale.
Oggi, anche alla luce di questo risultato prestigioso, il goffo tentativo di dar vita ad esperienze concorrenti, intrapreso alcuni anni fa per togliere all’ente senese il ruolo di valenza nazionale, ci sembra definitivamente superato”. Non bastasse la parlamentare senese ha chiuso il suo commento all’articolo di Wine Spectator inviando “il mio augurio di buon lavoro al presidente Claudio Galletti e al segretario generale Fabio Carlesi, in questi giorni al VinExpo di Bordeaux, per continuare, anche e sopratutto in una fase di crisi tutt’altro che semplice, a promuovere i nostri vini attraverso iniziative mirate e di qualità”.
Di fronte a questo proclama tonitruante, che manca solo di promettere “spezzeremo le reni alla Grecia“, pardon, ai nemici e agli avversari dell’Enoteca di Siena e poi sarebbe in perfetto stile anni Venti, a Roma come a Mosca, c’è solo da aggiungere che a Wine Spectator devono avere una vista particolarmente acuta, a raggi x come Superman, per essersi accorti, beati loro, dell’efficacia del lavoro svolto da quell’Ente eminentemente politico e dall’utilità tutta da dimostrare che è l’Ente Vini Enoteca Italiana di Siena.
Io, che pure sono da 25 anni, non due giorni, nel mondo del vino, di tutta questa indispensabilità e ricchezza di espressione del lavoro svolto dall’Enoteca Senese, distratto come sono non me sono mai accorto, anzi…
Mi accorgo invece, anzi ho la conferma di una convinzione cui ero già arrivato da tempo, che questo Ente, alla cui testa (presidenza e direzione) sono sempre arrivati personaggi molto abili nell’intessere rapporti organici con quello che Bruno Vespa definirebbe “il mio azionista di riferimento“, ovvero quel Pci-Pds-Ds che oggi è una delle due forze politiche storiche, l’altra è la Dc, confluite nel PD, sia soprattutto un organismo specializzato nel dare all’esterno un’immagine di sé ben superiore a quella reale.
Tale da catturare, ma non è difficile farlo in Toscana, facendo parte di un certo sistema di potere politico-economico-finanziario (e qui mi fermo…) il consenso persino della nota rivista che qualcuno ha ribattezzato Wine Speculator.
Non c’è da stupirsi. Come recita quell’espressione francese, Tout se tient, ovvero tutto è collegato e nulla avviene per caso.
Dal riconoscimento solerte attribuito dal Vinitaly 2009 alla Castello Banfi, come “massima espressione dell’imprenditorialità legata all’agricoltura, e da sempre votata all’eccellenza, cresciuta, nei trent’anni dalla sua fondazione, sotto l’egida dell’alta qualità, la Castello Banfi rappresenta oggi uno dei principali ambasciatori del “made in Italy” nel mondo. Forza trainante del “modello Montalcino”, al premio assegnato dalla rivista americana Forbes al Castello Banfi (ah rieccolo!) come migliore meta enoturistica del mondo, a questa celebrazione dell’Enoteca di Siena da parte di Wine Spectator, più pompata dagli ambienti toscani di quanto appaia in realtà leggendo l’articolo, ci muoviamo nello stesso milieu da “mani sulla città” e sulla Provincia.
Dove ad essere sostenuti, promossi, portati in palmo di mano sono sempre gli stessi e non si muove foglia senza che Qualcuno (chiamalo Partito, Banca, o in altro modo…) non sia d’accordo e non voglia…

68 pensieri su “Wine Spectator celebra l’Enoteca Italiana di Siena: tout se tient, of course!

  1. Incredibile ma vero,purtroppo.Un altro triste esempio del potere politico-economico dei soliti noti…Mi dispiace solo che questa mega bufala sarà considerata vera dalla maggior parte della gente,quella percentuale alta di coloro i quali sono”ignoranti”in materia.Intendo tutti quelli che non sono appassionati di vino o che semplicememte non conoscono bene le realtà della provincia di Siena,in particolare quella ilcinese.Mi rattristo all’idea che la “la Castello Banfi rappresenta oggi uno dei principali ambasciatori del made in Italy nel mondo” perchè i loro vini parlano molte lingue straniere e non conoscono affatto il dialetto ilcinese,quello che parlava Ferruccio Biondi Santi,ad esempio…La vera realtà di Montalcino è un’altra e non è alla portata di tutti,gli Ilcinesi veri sono rimasti in pochi ma quando hai la fortuna di conoscerli ti innamori della loro terra e di quel magnifico Brunello(quello vero) che riesce a produrre.Tutto il resto,come direbbero negli States,si può riassumere con la classica espressione “business is business”.Quando finirà tutto questo?

  2. Ma no, Fabio, io credo che “la maggior parte della gente” sara’ semplicemente impermeabile alla notizia. Quelli a cui potrebbe interessare veramente, un minimo di cose le sanno e quindi non potranno che ridersela. Sia per la storia di Montalcino che per questa, ultima, dell’Enoteca ex-italica.
    Per riprendere il discorso accennato da Franco nel post, io penso si possa dire tranquillamente che Berlusconi a Siena non attecchira’ mai. Per un semplicissimo motivo: non ce n’e’ il minimo bisogno. Non dimentichiamoci che Siena e’ citta’ che riusci’ nella non facile impresa di far vivere e imperare il proprio guelfismo pur passando alla storia come un campione del ghibellinismo.

  3. Buongiorno.
    Io non insisterei troppo con questa dietrologia: con un occhio al futuro, visto che finora WS aveva bellamente ignorato questa “gloriosa” istituzione, interpreterei la marchettona più come canto del cigno………
    Buona giornata.

  4. Buongiorno,Lei sig Zuliani sembra che mi conosca benissimo (mah!) mentre io francamente non la conosco. Ovviamente puo scrivere e pensare quello che crede..ma voglio ricordare a Lei che scrive e a chi non lo ricordasse che qualche anno fa, durante il Ministero Alemanno, da un certo sottosegretario furono combinati pasticci rilevanti e piuttosto “costosi” tesi proprio a creare un clone concorrente dell’Enoteca di Siena, in Piemonte. Tentativo miseramente fallito che ha lasciato solo tanti costi da coprire sui quali è dovuta intervenire la Regione Piemonte…era questo che volevo ricordare.
    L’Enoteca non è il paradiso, ma è una istituzione che ha una storia, che ha trovato la sua strada, che ha ottenuto il riconoscimento di buona parte di Italia, non solo della “senesità”. Mi pare che stia lavorando seriamente ed alcuni Enti, come quello che in quel momento rappresentavo ha anche cercato di nominare negli organi di rappresentanza, competenze tecniche (Leonardo Romanelli).
    Il confronto è sempre utile per crescere e per rilettere..il dileggio magari meno.

    …a proposito..circa la mia biografia si è dimenticato di scrivere che nella vita sono una dipendente della Provincia di Siena e che quindi ho il mio lavoro, e magari che ho anche una gatta (visto il livello di certo giornalismo che lei cita magari puo interessare per la terza saga della casta!)
    Buon lavoro comunque.

    • complimenti per la sua “simpaticissima” replica, onorevole Cenni, quale onore sapere che mi legge anche se, per lei, sono uno sconosciuto! Non ho mai detto di conoscerla, mi sono limitato a leggere la sua biografia pubblicata sul suo sito Internet…
      A proposito, mi chiamo Ziliani (come é chiaramente scritto sul mio blog) non Zuliani come lei, non conoscendomi, mi ha chiamato. Mi stia bene

  5. Io cercherei di andare oltre al concetto dei soliti noti, anche perchè con tutto l’impegno possibile, mi riesce difficile credere che la Signora parlamentare sù citata possa avere mai solo sfogliato “The Holy Bible” del vino mondiale… Credo piuttosto che il concetto di vino in Toscana, come anche altrove, dovrebbe uscire un pò di più dalla bocca e dai palazzi dei non addetti, e tornare ad essere solo pura espressione del territorio, inteso come terra in senso geologico e naturale, e della tradizione e genialità dei Nostri, spesso purtroppo ex, grandi viticultori italiani.
    Salve a tutti.

  6. L’enoteca Italiana di Siena è situata in un posto mozzafiato, ricavata nei corridoi cinquecentechi della fortezza medicea. Il territorio circostante produce alcune delle eccellenze nel panorama vitivinicolo italiano. Tuttavia vengono organizzati degli eventi di proporzioni infinitesimali, promozione e pubblicità pari a zero: semmai qualche “festicciola” di compleanno, e per capodanno ci fanno una festa con disco-music.
    E detto da senese fa ancora più male…

  7. Non entro nel discorso politico, in quanto chi conosce siena, sa benissimo che in ogni città proviciale, dove esiste un tenor di vità molto alto, sono sempre esistite le caste, che difficilmente si scardinano. Comunque parlare di marchette, lobby, canto del cigno, mi sembra davvero irriguardevole. é vero che come tutti gli enti ci sono stati momenti di allegra gestione, non utilizzo delle risorse in modo oculato, ma se devo fare un raffronto, sono uno di quelli che da un anno a questa parte frequento l’Enoteca Italiana e devo constatare, che sono stati fatti dei lavori di ristrutturazione importanti, hanno reso il lugo molto accogliente, vengono aroganizzate molte iniziative. D’altra parte mi sono reso conto che forseil 50% delle persone che trovo li sono stranieri, forse il problema è anche un’altro, he come per il caso brunello, ache l’enoteca italiana, viene sempre accusata di cattive gestioni (politicizzate) ed inefficienza. Forse deve pagare lo scotto di essere apprezzata più dagli stranieri che da chi vive a siena, provincia ecc. Oltre tutto io ho fatto il corso da sommelier e per preparare l’esame, sono andato nella mostra, dove hanno questo sistema della bottilgia parlante che credo sia unico al mondo, anche sul sito, dove trovi tutte le informazioni sulle denominazoni, le schede dei vini, che mi sembra non sia un lavoro da poco, inolte ho chiesto delle pubblicazioni, mi hanno “Regalato” la mappa dei vini più un libro sulle denominazioni.
    detto questo, non voglio prendere le parti di nessuno, comunque, se il Vinitaly fino al 1960 si teneva a siena, se le associazioni come Città del Vino, Città dell’olio, Movimento Turismo del Vino, Qualivita siano nate tutte all’interno di questo Ente, forse un mtivo ci sarà.

    Emanuele

    • caro senese, di “marchette” ha parlato lei, non io, né nessuno delle persone che sono intervenute a commentare. Circa la nascita, ispirate dall’Enoteca, di Associazioni come Città del Vino, ecc., beh devo dire che di queste associazioni ho un giudizio molto diverso dal suo, molto meno positivo. Organismi politici o para-politici come l’Enoteca, a mio avviso di non grandissima utilità per la causa del vino.

  8. Lei non ne ha parlato, ma si sbaglia su chi è intervenuto, visto che mi riferivo al post
    Scritto da ag, il 1 Luglio, 2009 at 09:26
    Visto che sono tutte policizzate, mi faccia qualche esempio di organismo che abbia qualche utilità, o che dia un supporto al mondo del vino.
    Che ci siano troppi organismi che si occupano delle stesse cose è risaputo, difatti in questi ultimi anni, non si fa che polverizzare le risorse, che vanno ad alimentare solo interessi personali.

    Emanuele

  9. Gentile Emanuele,
    mi perdoni se ho osato definire il servizio di WS sulla “nobile” istituzione “marchettona”: in gergo giornalistico si definisce “marchetta” la pubblicazione di un articolo con chiare finalità promozionali dovuta a presupposti personali (amicizia) o professionali(uffici stampa, PR). A questo mi riferivo sperando di non aver offeso nessuno….
    Per tutto il resto, il mio giudizio sarebbe ben più impietoso di quello del nostro ospite, per cui sorvolo.

  10. Posso dire qualche impressione in proposito, da produttore della Provincia di Siena.
    L’Enoteca è un luogo fantastico; l’Ente un po meno (senza fare catastrofismi). In effetti l’ente e le manifestazioni che gestisce non hanno quasi mai una grande rilevanza nazionale e impatto mediatico. La gestione appare lenta e troppo burocratizzata, manca dinamismo e partecipazione sul territorio. Qualcuno in effetti parla di baraccone e probabilmente lo è, come purtroppo molti altri baracconi esistono in Italia. Anche le associazioni Città del Vino, Città dell’olio, Movimento Turismo del Vino, Qualivita appaiono sulla stesssa lunghezza d’onda. Troppi enti e associazioni che creano dispersione e disperazione per seguirli tutti.
    I lati positivi ci sono ma troppo pochi per ambire ad un alto prestigio internazionale.
    Franco a suo modo riesce a sollevare una questione da cui partire per una miglior utilizzazione dell’Enoteca Italiana.
    Conosco Susanna Cenni e il suo intervento testimonia del fatto che non si tira indietro; sono sicuro che da un semplice post possa nascere un dibattito costruttivo e concreto nell’interesse di tutti.

  11. Caro Franco
    Ti stimo, ci stimiamo, abbiamo condiviso certe idee sulla vicenda Brunello con passione e convinzione (e solo per quello, diversamente da molti altri), hai ospitato qui miei editoriali, quindi penso di potermi permettere di dire che questa volta non mi riconosco nel tuo ragionamento.
    Il riconoscimento che Wine Spectator tributa all’Enoteca Italiana lo accolgo come l’inizio di una risalita lenta e difficile per lo storico ente senese. L’Enoteca Italiana è il più antico ente nazionale per la promozione e la valorizzazione dei prodotti tipici. Quando a Siena la inventarono (all’inizio degli anni Trenta del secolo scorso) nel resto dell’Italia non si sapeva nemmeno cosa volesse dire promuovere e valorizzare le eccellenze della nostra agricoltura. Qui è nata la prima mostra mercato dei vini tipici italiani (1933), l’antenata del Vinitaly, trasferita a Verona solo molto più tardi.
    In questa lunga storia, l’Enoteca ha vissuto momenti felici e meno felici, facili e meno facili. Prima di ricoprire l’incarico che ho adesso – qui parlo a titolo privato e come appassionato – ho anche avuto modo di lavorare per l’Enoteca ed è una realtà che conosco benissimo. Chi ci lavora e mi conosce sa che non ho mai fatto mancare i miei appunti, le sottolineature delle cose che secondo me non funzionavano.
    Se guardiamo la storia recente dell’ente senese, ci accorgiamo che ha vissuto e vive momenti di forte difficoltà per il disimpegno che c’è stato a livello di governo centrale nei confronti di queste istituzioni. Non entro nel merito se il disimpegno sia giusto o sbagliato, perché quando c’è da tirare la cinghia bisogna rinunciare al superfluo. Dico solo che l’Enoteca si è dovuta reinventare un ruolo, all’altezza del suo passato, potendo contare su poco più che le proprie forze e quelle che può dare la città. Un compito non facile. Sai benissimo, di contro, che negli ultimi venti anni sono cresciuti e prosperano carrozzoni, mascherati da associazioni o imprese private, che invece attingono a piene mani da più parti, pontificano su tutto, dettano la linea e alla fine, guarda strano, parlano sempre bene degli amici o degli amici degli amici. Un mondo che non piace neanche a te, almeno per come ti conosco.
    Bene, almeno l’Enoteca non è niente di tutto questo. E’ un luogo pieno di fascino e di storia che da qualche anno ha anche una bellissima mostra multimediale, io credo la più completa, che ti racconta la storia e la “geografia” del vino italiano. Una mostra nata dalla collaborazione con l’Università di Siena e finanziata da Siena.
    Le sue problematiche scontano la necessità di far tornare conti e bilanci, come del resto si richiede ad un’azienda moderna. Io credo che il momento più difficile per l’ente senese sia già passato e che stia vivendo con dignità, umiltà e orgoglio le proprie difficoltà per superarle.
    Per questo l’articolo di Wine Spectator è stato salutato da Siena con legittima soddisfazione. Quando da Roma fu fatta nascere (in Piemonte) l’Enoteca d’Italia (già defunta) che doveva soppiantare l’Ente senese, sembrava di vivere la situazione di Davide contro Golia. Decine e decine di milioni di euro contro risorse venti volte inferiori e solo tanta creatività.
    E’ vero che all’Enoteca per far tornare i conti fanno anche matrimoni e ricevimenti. E’ un po’ come successe al Milan (io sono un rossonero sfegatato!) all’epoca della presidenza Farina quando trasformarono il centro sportivo di Milanello in un luogo da matrimoni e cresime per tifosi che potevano farsi la foto con i propri beniamini. Non avendo grandi risorse, cercarono ogni modo per far sopravvivere la società, mantenerne la storia e cercare di costruire un futuro migliore. Fu un momento doloroso per il club milanista, ma dopo quegli anni arrivò Berlusconi che riportò il Milan là dove doveva stare.
    Io voglio pensare che per l’Enoteca sia un po’ così e che questi ultimi dieci anni di storia abbiano visto l’Ente senese toccare il momento di massima difficoltà (direi due anni fa) per iniziare a risalire piano piano la china. Forse da fuori non si vede, ma dentro l’Enoteca e intorno ci sono tante persone che danno il proprio contributo più per convinzione e passione che per soldi o interessi personali. Questo è il suo grande valore: è un’istituzione pulita. Tu dirai perché non ha molte possibilità di incidere nelle grandi manovre del vino italiano. Può essere, fatto sta che invece potrebbe essere davvero l’alternativa (associa tantissimi produttori italiani) ai carrozzoni oggi di moda ma incapaci di pantografare con obiettività i pregi, i difetti e le eccellenze dell’agroalimentare italiano.
    Poi considera un’altra cosa: Siena ha nel proprio Dna la conservazione e la promozione delle proprie tipicità e della tradizione, mica solo nell’agro alimentare.
    Qui hanno saputo conservare e valorizzare: la più antica banca del mondo (nata nel quindicesimo secolo), una delle più antiche università italiane (ha quasi 800 anni), un palazzo comunale da dove si amministra la città da novecento anni, il più antico spedale sulla via Francigena (il Santa Maria della Scala, forse il più antico spedale di tutto l’occidente, attivo prima dell’anno mille), un tessuto urbano di impianto medievale. Qui è nata la prima ztl italiana (negli anni Sessanta). Siena ha un sistema di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti unico in Italia che garantisce l’autosufficienza. L’azienda di trasporti pubblici è prima in Italia per numero di km percorsi rispetto al numero di abitanti, è fra le prime città italiane per zone verdi secondo Lega Ambiente.
    E tornando all’agroalimentare, questa è l’unica provincia con 6 vini Docg, ha saputo riscoprire il suino di Cinta Senese raffigurato perfino nel celeberrimo affresco Trecentesco di Amborgio Lorenzetti (il Buongoverno), cerca di valorizzare e tenere in vita la razza Chianina dei bovini. Qui hanno sede, oltre al più antico ente di promozione dei prodotti tipici italiano (l’Enoteca appunto), anche le associazioni Città del Vino e Città dell’Olio (le prime a nascere come associazioni di Comuni in Italia), qui è nata la fondazione Qualivita per la promozione dei prodotti Dop e Igp europei. Qui c’è il più grande numero di agriturismi d’Italia.
    Qui esistono due Dop per l’olio di oliva extravergine (Terre di Siena e Chianti). Qui esiste una tradizione dolciaria famosa nel mondo che affonda le sue radici nel medio evo (panforte e ricciarelli), qui esiste uno dei più famosi tartufi bianchi d’Italia (il tartufo delle Crete), qui resistono paesaggi rurali fra i più belli al mondo e forse mi dimentico ancora altro.
    Secondo me qualcosa vuol dire e – forse sarò di parte – a me più che casta mi pare proprio buongoverno. Poi mi sbaglierò… per me ogni opinione è legittima e il confronto, come ha scritto Susanna Cenni, è sempre un’occasione di crescita. Restiamo ai fatti e confrontiamoci su quelli.
    Poi, scusami Franco, ma l’Enoteca con la storia del Brunello cosa c’entra?
    Un abbraccio
    David Taddei

    • caro David, vado di corsa e ti risponderò compiutamente domani. Voglio solo dire, à la volée che la defunta (e chi mai la rimpiange?) Enoteca d’Italia aveva gli stessi presupposti, politici prima che vinosi, anche se di colore opposto (berlusconiani invece che diessini) che reggono tuttora l’Enoteca Italiana di Siena. Capisco l’attaccamento a questa istituzione di molti senesi, ma io che senese non sono e giudico dall’esterno, confermo il mio giudizio sostanzialmente negativo su questo Ente (stavo scrivendo carrozzone) che tu sostieni…

  12. Ok, caro Franco, ti leggerò come sempre con molta attenzione. Ti lascio un altro spunto: a chi o a cosa nuoce l’Enoteca Italiana? e, in modo propositivo, secondo te cosa dovrebbe fare o cosa dovrebbe essere?
    un abbraccio

  13. chapeau da parte mia, come suggerisce il caro amico Francesco Bonfio, senese adottivo, per David che in una giornata impegnativa e molto sentita, per i senesi nativi, ha trovato il tempo e la voglia di commentare e argomentare molto bene il suo discorso.
    A lui e ai sostenitori dell’Enoteca e della sua “centralità” nel discorso sul vino italiano chiedo solo di citarmi qualche evento, qualche manifestazione veramente importante, che abbia giovato all’immagine, alla conoscenza, al prestigio, alla cultura del vino italiano, dove l’Enoteca sia stata motore e protagonista. Confesso che anche concentrandomi non me ne viene in mente una sola… Probabilmente sono distratto, se qualcuno vuole aiutarmi a ricordare gliene sarò grato

  14. Signor Ziliani
    Lei si reputa giornalista? e da quando? scrive e non sa le cose!!! Ma si documenti. Mi scusi il tono polemico, non vorrei fare lo stesso suo sbalglio, ma quando si esercita male la mia professione perdo le staffe. Sono un giornalista anch’io ma a me hanno insegnato che prima di scrivere un fatto, un commento, bisogna prima documentarsi. Cerco ogni giorno di riportare i miei valori deontologici nel mio lavoro. Le parole di un giornalista devo essere verità e non un modo inutile di far polemica e far parlare di sè. Ha un suo blog perchè le “fregnacce” che lei scrive nessun giornale serio le riporterebbe. Io ho scritto per l’Enoteca e non sa il lavoro che c’è dietro e che si vede, mi creda. Si documenti prima di parlare.
    “Le parole sono pietre” e Dio solo sa che bisognerebbe rileggerlo ogni tanto quel libro scritto da Carlo Levi. Lasci la scrittura a chi lo merita o impari a “scrivere”.

    Saluti
    Carlo

    • pubblico integralmente il commento di questo “intelligentone”, tale Carlo, per dimostrare di quali personaggi sia infestata la blogosfera e come utilizzino, da conigli, l’anonimato per dire simili cose. Se davvero questo “signore”, come dice di essere, é un giornalista é un perfetto rappresentante di quella categoria di “giornalisti” che da anni e anni, sono 25 anni che scrivo di vino, e trenta che scrivo su giornali (italiani ed esteri: ho scritto anche su Il Giornale quando era direttore Montanelli), e 28 che sono iscritto all’ordine dei giornalisti, combatto, giudicandoli dannosi alla credibilità e all’immagine e al prestigio della categoria. E qui taccio, perché ho già dedicato fin troppo tempo ad una persona del genere…

  15. Eccole:

    Le Stagioni dell’Olio manifestazione NAZIONALE di oltre un mese di appuntamenti per far conoscere in tutta Italia l’eccellenza oleicola di ogni regione. Si tiene a febbraio.

    Settimane dei vini, evento NAZIONALE di oltre due mesi per promuovere i vini di tutte le regioni d’Italia. Inizia a maggio.

    Le “Viniadi”, Campionato italiano per degustatori non professionisti e per educare i giovani a bere bene nell’ambito del Progetto “Vino e Giovani”,
    in collaborazione con l’Associazione Italiana Enoteche Pubbliche e Strade del Vino e l’Associazione Enoteche Italiane, VINARIUS
    Tutti appunatamenti nati con la colaborazione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.

    Le bastano?

    • ed ecco il “solito” Corrado intervenire a piedi uniti!… Raccomando a tutti commenti critici, ma senza scadere di tono. Altrimenti saremmo subito definiti dai “defensor fidei” dell’Ente Enoteca come dei faziosi e dei provocatori. Che un po’ siamo, ma non totalmente, visto che lo spirito critico non ci manca e non deve mai mancare, checché ne possano dire i “Carlo” di turno, su questo blog, nei miei post e nei vostri commenti

  16. Attendo, con curiosità, magari invano, le parole sull’argomento, di una signora che ogni tanto scrive su questo blog e che su Siena dovrebbe essere molto preparata.

    • la signora cui fa riferimento spero anch’io possa intervenire presto per dire, autorevolmente, la sua. So che ha problemi di connessione ad Internet in questo momento, causa temporali con fulmini che hanno colpito la nota località, non lontana da Siena, dove vive

  17. Prendo nota che sono stati citati ad esempio dell’eccellenza (eh… la capacita’ di attrarre eccellenze… si sa..) dei fatti che se non sbaglio dovrebbero semmai far pensare sullo spreco di opportunita’: il fatto che l’idea del Vinitaly sia nata a Siena… Appunto! Il fatto -direi io- che il Vinitaly NON e’ attualmente organizzato a Siena, semmai. Il fatto che la provincia di Siena abbia nel suo territorio cinque (mi sfugge la sesta) DOCG fra le piu’ importanti d’Italia (io ricordo: Chianti Colli Senesi, Chianti Classico, Vernaccia di San Gimignano, Brunello di Montalcino, Nobile di Montepulciano), due DOP dell’olio (Terre di Siena e Chianti Classico), che sia il territorio del suino cinto ora toscano, gai’ senese, che nelle crete si trovi un eccellente pecorino, il tartufo bianco, ecc… sono fatti per i quali l’attuale governo (comunale o provinciale) ha poco o punto a che fare, nel bene o nel male, e tanto meno l’Enoteca Italiana. Semmai il punto da considerare e’ un altro, e va a debito non a credito: com’e’ che NONOSTANTE queste OGGETTIVE eccellenze, non esiste a Siena un evento vinicolo degno di questo nome? QUESTO e’ invece un punto su cui le gestioni possono avere qualcosa da rispondere.
    Quanto alla sfilza di altre “eccellenze” citate da Taddei, ossia la consueta sfilza di penne del pavone di cui si fa bello il potere locale, come se avesse in alcuna misura contribuito al suo essere, merita citarla testualmente, con qualche commento mio (fra parentesi quadra):
    “Qui hanno saputo conservare e valorizzare [certo, basta dare un occhio alla cementificazione di cui e’ oggetto l’immediato circondario della citta’ negli ultimi anni, basta chiedere a chi vive nei pressi di Ampugnano, quanto sappiano “valorizzare”]: la più antica banca del mondo (nata nel quindicesimo secolo), [capirai che vanto per l’attuale governance…semmai dovrebbero rendere conto dell’ormai ultraventennale conflitto d’interessi che vede il controllore, ossia il Comune di Siena, retto da persone provenienti professionalmente dal controllato, ossia il Monte], una delle più antiche università italiane (ha quasi 800 anni), [idem come sopra, direi che una delle piu’ antiche universita’ italiane dovrebbe pensare al buco di bilancio SPAVENTOSO che e’ stato creato nella precedente gestione rettorale] un palazzo comunale da dove si amministra la città da novecento anni, [qui forse una maggiore conoscenza della storia della citta’ potrebbe aiutare visto che (a) il Palazzo Pubblico e’ un edificio trecentesco e (b) dopo la caduta di Siena nel 1555 il potere reale e’ stato amministrato dal Palazzo del Governo, attuale sede della Prefettura], il più antico spedale sulla via Francigena (il Santa Maria della Scala, forse il più antico spedale di tutto l’occidente, attivo prima dell’anno mille), un tessuto urbano di impianto medievale. [e su questo poco da aggiungere, tranne che forse c’e’ ben poco di cui vantarsi]. Qui è nata la prima ztl italiana (negli anni Sessanta). Siena ha un sistema di raccolta, smaltimento e riciclo dei rifiuti unico in Italia che garantisce l’autosufficienza. [l’efficienza pero’ e’ un’altra cosa. a meno di non voler considerare efficiente la raccolta dei rifiuti in una citta’ cosi’ piena di eccellenze artistiche, e in particolare in Piazza del Campo effettuata spesso verso mezzogiorno, in mezzo ai turisti]. L’azienda di trasporti pubblici è prima in Italia per numero di km percorsi rispetto al numero di abitanti, è fra le prime città italiane per zone verdi secondo Lega Ambiente.” [sulle zone verdi si veda appunto la cementificazione selvaggia degli spazi verdi che circondano le mura]
    Lo stile autocelebrativo della replica alle critiche, comunque, e’ noto.

  18. Caro Franco
    ringrazio l’amico Bonfio ma è stata davvero poca cosa. Il giorno del Palio, se sei dentro la macchina organizzativa e non sei in giro a fare il contradaiolo, racchiude pause che sono perfette per estraniarti e riflettere. Siccome per me questo mondo del vino è fondamentalmente un piacere che mi concedo ogni tanto è stato facile trovare il tempo per scrivere qui. Io non ho mai parlato di grandi eventi organizzati oggi dall’Enoteca Italiana, ma della sua storia, del suo prestigio, del suo ruolo precursore verso ciò che è avvenuto dopo. Mi pare che anche Wine Spectator abbia parlato soprattutto di questo e del fatto, innegabile, che sia “la più grande sala-esposizione del vino italiano”. E questo è un fatto, come mostre permanenti. Come è un fatto, tanto per citare un esempio, che Anatoli Korneev (noto importatore dei vini italiani in Russia) ha ringraziato l’Enoteca Italiana per aver formato i formatori di oltre mille sommellier russi che oggi operano, lavorano e conoscono bene i nostri vini. Poi le “Settimane” dedicate al vino e all’olio extravergine, sono appuntamenti decennali (quella del vino credo sia alle 42esima edizione) e hanno conosciuto stagioni più o meno fortunate. Di certo, a fronte di budget contenuti, hanno sempre avuto un buon ritorno di stampa e Tv. Se vuoi vedere tutto quello che fa l’Enoteca vai a: http://www.enoteca-italiana.it/w2d3/v3/view/enoteca/enosito2/pubblica/lenotizie/archivio/esc.html?pag_arch=1.
    Ti ripongo le stesse domande di ieri: perché non essere felici se una rivista importante parla bene di una istituzione italiana? Cosa dovrebbe essere l’Enoteca Italiana? E aggiungo oggi: mi dici tu quali sono, fra tutto ciò che accade sul territorio nazionale, gli eventi che, come dici tu, esprimono centralità e giovano all’immagine, alla conoscenza, al prestigio, alla cultura del vino italiano? Diciamo il Vinitaly… poi?

    • David, in attesa di risponderti in maniera circostanziata, riprendo quello che ha fatto notare quel noto provocatore (di sinistra, mica anarco conservatore di destra come sono io) del Filippo Cintolesi:
      “com’é che NONOSTANTE queste OGGETTIVE eccellenze, non esiste a Siena un evento vinicolo degno di questo nome?”. Non tiratemi in ballo, per favore, le Settimane dei vini… Com’é che a Siena l’Enoteca non organizza, con i mezzi ed il potere politico-economico-finanziario che ha, qualcosa di serio, di memorabile, di imperdibile per le Docg toscane? Com’é che il dibattito sul Brunello con Rivella, che, a parere di molti, é stato un qualcosa d’importante lo scorso anno, ha dovuto essere organizzato a Siena, grazie all’amico Bonfio, presidente di Vinarius ed enotecaro insigne in città, e non é stato organizzato dall’Enoteca? Posso dire che, per come la vedo io, l’Enoteca non si sarebbe mai sognata di organizzare una cosa del genere?

  19. Vado di corsa anch’io ma tanto ci tornaimo sopra. Dunque, Siena non ha strutture fieristiche e viarie tali da poter pensare ad un Vinitaly, ma sì qualcosa di diverso magari pensato attraverso itinerari nelle zone rurali sarebbe bello.
    In quanto allo stile autocelebrativo… che dire. Io parlo di fatti e non mi pare di aver cercato di dare meriti alle governace attuali e non mi pare neanche questo il posto per farlo sinceramente. Io parlavo di tradizione di difesa delle tipicità e dei propri tesori e della capacità di tutelare il territorio, città e campagna. Posso aggiungere anche che il vaccino contro la pandemia mondiale lo fanno a Siena e lo fa uno scenziato senese, tanto per cercare eccellenze. Le cose che ho scritto sono vere e documentabili, il resto sono chiacchiere. Siena ha una capacità storica, ce l’ha nel Dna, di conservare e valorizzare. Se tutto questo è giunto fino a noi è perché altri prima di noi hanno saputo creare e costruire. Come si dice: ogni tradizione è una innovazione venuta bene (nel senso che prima di diventare tradizione qualcuno un giorno deve pur averla inventata). Questo è il merito della città. Dietro ad ognuna di quelle eccellenze c’è un lavoro certosino che dura in molti casi da secoli. Non è che Siena è baciata dalla fortuna: ha saputo costruirsela, mica ha vinto al superenalotto!

  20. Vorrei aggiungere una nota alle ultime parole del commento di Susanna Cenni, anche se le prime parole dell’ultimo commento di David Taddei tentano molto questo “noto provocatore” (secondo la definizione di Ziliani), con quel prezioso accenno all’essere dentro alla macchina organizzativa (David Taddei, se non vado errato e’ niente di meno che il portavoce del Cenni, Maurizio, Sindaco di Siena). Macchina organizzativa paliesca, presumo, e non solo. La tentazione di scendere nel dettaglio dell’efficienza organizzativa paliesca e’ fortissima ma resistero’, se non altro per rispetto verso il popolo della Contrada Priora della Civetta che in questi giorni ha sofferto uno degli effetti dell’efficienza paliesca della macchina organizzativa (si veda il comunicato
    http://www.sunto.biz/2009/07/02/la_legittima_posizione_della_pri.htm
    ).

    Torno invece a bomba, cioe’ alla Cenni (Susanna) e al suo elegante riferimento ai due testi di Raffaele Ascheri (elegante perche’ secondo una consolidata prassi si critica qualcosa e qualcuno senza neppure nominarlo, tante volte gli si potesse fare pubblicita’), “certo giornalismo” di cui si stigmatizza il “livello”, lasciato supporre dal successivo riferimento al gatto, come se fosse pari al peggior gossipparo sulla piazza. Ci torno perche’ vorrei sottolineare che si puo’ condividere o meno l’impianto accusatorio di Ascheri, si puo’ dissentire o meno dall’autore circa le valutazioni di valore, ma e’ difficilmente controvertibile che i due testi, e soprattutto il secondo, contengono una serie impressionante di fatti documentati e documentabili, riguardanti una vasta varieta’ di realta’ senesi rispetto alla quale sarebbe opportuno ricevere delle risposte da chi, chiamato in causa, nei vari casi ha titolo a darne. Risposte cui non tanto Ascheri quanto la cittadinanza tutta credo abbia diritto.

    • chiedo ai lettori di questo post se qualcuno mi può aiutare a recuperare, abito a Bergamo e non a Siena, i due testi di Raffaele Ascheri, che leggerei con estremo piacere. Piaccia o non piaccia alla simpatica onorevole Cenni, per la quale, come ricordo sono uno sconosciuto. E magari anche un po’ “bischero”…

  21. Ecco, appunto, “se tutto questo e’ giunto fino a noi e’ perche’ ALTRI hanno saputo creare e conservare”. Il DNA lasciamolo stare, anche solo come battuta, ad altri patiti del sangue. A Siena, intesa come citta’ delle Contrade, seddiovole, vige il piu’ ferreo ius soli, giammai sanguinis. Visto che rispetto ai fatti documentabili scritti da Taddei il resto sono chiacchiere, lasciamo che a fare queste chiacchiere siano le future generazioni alle quali sara’ dato il compito di giudicare se e quanto l’attuale generazione e’ riuscita a conservare quanto di inestimabile aveva ricevuto in dono dalle precedenti.
    Sulla “tradizione” preferisco, anche perche’ assolutamente in tema, tenere caro il titolo di Hobsbawm, “Invenzione della tradizione”, che ci ricorda che spesso le cosiddette tradizioni sono recenti e inventate di sana pianta.

  22. Scrive David Taddei, il 3 luglio alle 15:27:
    “Io parlo di fatti e non mi pare di aver cercato di dare meriti alle governace attuali e non mi pare neanche questo il posto per farlo sinceramente. Io parlavo di tradizione di difesa delle tipicità e dei propri tesori e della capacità di tutelare il territorio, città e campagna.”

    Ah, davvero? Era solo un ricordare le caratteristiche intrinseche della citta’ e dintorni, un puro parlare di fatti? Nessun tentativo di dare meriti alla governance locale? Eppure quell’elenco di tesori e meraviglie scritto il 2 luglio alle 15:11 che va da “Qui hanno saputo conservare e valorizzare:..” a “…qui resistono paesaggi rurali fra i più belli al mondo e forse mi dimentico ancora altro.”, era immediatamente seguito da questa considerazione che di governance mi pare che parli, eccome, oltre che contenere un esplicito riferimento alle ascheriane accuse:
    “Secondo me qualcosa vuol dire e – forse sarò di parte – a me più che casta mi pare proprio buongoverno.”

  23. Pregi e difetti ce li hanno tutti. Anche L’Enoteca Italiana di Siena. Ma e’ sempre meglio metterli tutti sulla bilancia, non solo gli uni e non solo gli altri. Quest’Ente ha organizzato molto bene e realizzato decentemente diverse degustazioni gratuite su invito a Varsavia e Cracovia negli anni in cui il vino italiano buono era pressoche’ sconosciuto a molti giornalisti, ristoratori, albergatori. Alcune con il sostegno dell’ICE, che dedica sempre poche risorse ad iniziative simili, dati i budget ristrettissimi che vanno destinati a mercati secondo loro piu’ ricchi. Dirottando stanziamenti decisi per la Polonia al Canada, per esempio. L’Ente ha fatto dunque piu’ di quello che ha fatto l’ICE. Di questo devo riconoscergli merito, perche’ non e’ facile organizzare degustazioni gratuite per centinaia di persone e per migliaia di bottiglie in un Paese che non importa moltissimo vino dalla Toscana e quindi non da’ un rientro che ripaga abbondantemente degli investimenti. Tenete conto anche del fatto che alle degustazioni a pagamento, che alcune ditte organizzano, partecipano soltanto pochissimi adepti che pero’ il vino buono lo conoscono gia’ e il portafoglio ce l’hanno sempre pieno; infatti di giornalisti, ristoratori e albergatori a quest’ultime non ne ho visti quasi mai. Sinceramente, posso ringraziare l’Enoteca Italiana di Siena per quello che hanno fatto in quegli anni, anche se mi hanno invitato una sola volta. Poi hanno scoperto li’ che ero italiano, hanno visto quanti bicchieri mi facevo e avranno pensato bene che avrei comunque sempre raccomandato il vino italiano in Polonia anche senza invitarmi ancora e hanno deciso di risparmiandosi un bel po’ di bottiglie nel non invitarmi piu’, perche’ alle degustazioni non scherzo mai e ci do’ che ci do’ che ci do’…
    Diciamo che forse alla stessa categoria degli Scozzesi e dei Genovesi adesso potrei aggiungere tranquillamente anche i Senesi insieme a concorrere per il primato con la mentalita’ di Pantalone…

  24. Scusami Filippo, perchè tanta acredine? Anche nei miei confronti? Sono qui perché per hobby mi dedico al vino, scrivo in forma privatissima e non perchè sono il portavoce del sindaco credo di aver esposto le mie convizioni senza attaccare nessuno e ti ripeto: se tutto ciò esiste a Siena un motivo ci sarà. Per me è sinonimo di buongoverno e mi riferisco a ciò che è stato fatto nei secoli, non oggi o solo oggi, ma ci mancherebbe. Dal mio punto di vista esiste una grande tradizione di buongoverno e queste sono le prove. Poi legittimo il tuo punto di vista come legittimo il mio. Io ho riportato fatti per dimostrare la tesi che Siena ha una lunga storia a difesa delle sue tipicità e dei suoi tesori e la stessa nascita dell’Enoteca va in quella direzione tutto qua. Se poi vuoi parlare di politica senese nel blog del vino dell’amico Ziliani, facciamolo. Non so bene cosa c’entri, magari si può andare a cena
    Un caro saluto

    • oh David, se si combina una cena, magari alle Logge dall’indimenticabile amico (e vero comunista) Gianni Brunelli, magari ci vengo anch’io. Con Sonia e con l’amico Francesco. Magari si può invitare anche l’onorevole Cenni (parentela con il Sindaco di Siena?) così finalmente ci si può incontrare, visto che, come dice, ‘un mi conosce…

  25. David, spero tu stia scherzando: da parte mia nessunissima acredine nei tuoi confronti. Caso mai un po’ di vis polemica che spero non guasti. Scusa se mi sono permesso di riprendere un dettaglio che tu stesso hai esplicitato nel rispondere a Bonfio (il tuo far parte della macchina organizzativa rispetto all’essere in giro a fare il contradaiolo), ovviamente quando da me sostenuto prescinde totalmente dal tuo essere portavoce del Sindaco, avrai notato.
    Spero sgombrato il campo dal dubbio che io possa avere animosita’ alcuna nei tuoi confronti. Cio’ premesso doverosamente, permettimi pero’ di mantenere una certa tensione dialettica nei confronti dei contenuti delle tue risposte. Mi permetto di riassumere per sommi capi la questione del post di Ziliani e del tuo primo commento per come io la ho percepita: Ziliani stigmatizza un riconoscimento ottenuto dall’Enoteca Italiana, a suo avviso istituzione come minimo mal guidata e che brilla per la pochezza delle sue iniziative, opinione magari non condivisibile questa, ma legittima. Nel farlo Ziliani mette in connessione tale riconoscimento a suo avviso immeritato con altri precedenti risultati, parimenti immeritati sempre a suo avviso, ottenuti da altre istituzioni o figure di spicco del territorio senese. In particolare allude all’esistenza di un certo sistema di potere diffuso sul territorio locale, quale ad esempio dipinto nei testi recentemente pubblicati localmente dall’Ascheri figlio, en passant nel considerare un certo stile un po’ sterilmente (a mio personale avviso) autocelebrativo dei commenti (esterni a questo blog) che accolgono simili accadimenti. Si puo’ condividere o meno il quadro ripreso da Ziliani, giusto e’ pero’ annotare che critiche all’ente Enoteca Italiana localmente non mancano di certo, e non e’ certo Ziliani ad averle inventate. Bene.
    Ora tu nel tuo primo commento esponi la tua altrettanto legittima idea che e’ di segno ben diverso sia per la generosita’ con cui riconosci le passate difficolta’ dell’Enoteca, e che ti porta a sottolineare la pulizia morale, sia pure in un quadro di modestia e tono minore, che l’Enoteca puo’ vantare rispetto ad altri carrozzoni; sia per come interpreti l’indubbia presenza di caratteri di oggettiva eccellenza nel territorio senese di cui l’Enoteca italiana viene presa come espressione particolare, insieme (e qui inizia una possibile ambiguita’) al contesto amministrativo che tali eccellenze (quali? anche l’Enoteca?) ha partorito.
    Il mio intervento e’ precisamente su questa tua interpretazione che mi permetto di contestare, senza acredine ma anche senza timidezza: tu citi una lunga serie di eccellenti circostanze delle quali l’attuale classe dirigente locale (e pure la recentemente passata, se per questo) ha ben poco di cui vantarsi. Contesto in particolare il tuo ripetutamente affermato “qualcosa vorra’ dire”. Bene, secondo me anche se non frutto del puro caso (ossia della fortuna), tuttavia molte bellezze incontestabili della realta’ senese sono frutto di una evoluzione storica non sempre voluta, ne’ cercata, quindi non direi proprio di “buongoverno”. Alcuni fatti da te citati sono indiscutibilmente veri, ma irrilevanti: la presenza di una antica universita’, la presenza di una banca antichissima… Altri sono frutto dell’ISOLAMENTO cronico in cui Siena ha vissuto negli ultimi quattro o cinque secoli, per arrivare si puo’ dire a ieril’altro: l’essere fuori dalle rotte autostradali (Fanfani docet), l’essere servita da una linea ferroviaria fatiscente, il suo particolare tessuto socioeconomico a sua volta non disgiunto dalla gia’ citata difficolta’ logistica.. Insomma frutti di piante non soltanto non cercate ma addirittura lamentate come gravi limiti.
    Quello su cui il buono o malo governo puo’ essere chiamato in causa, e’ il modo in cui in tempi recenti le eccellenze ereditate dal passato (da un passato fatto di arretratezza e mancato sviluppo, come si e’ visto, che solo recentemente hanno potuto essere rivalutate come eccellenze) sono state gestite. Quello che si e’ fatto e si fa per conservare al meglio (non ho detto imbalsamare), ossia in modo vivo e vitale, quanto avuto dal passato e per tramandarlo non svilito alle future generazioni. Ti ricordo che se la val d’Orcia oggi e’ nella lista dei patrimoni dell’umanita’, e’ anche e soprattutto “grazie” allo stato di grave arretratezza dell’agricoltura in quel distretto nei decenni passati. La bellezza di quel paesaggio era si’ riconosciuta dai pochi cultori che la percorrevano, anche qualche decennio fa. Cosi’ come da illuminati amministratori locali (penso ad alcune prefazioni scritte da Roberto Barzanti all’inizio degli anni Settanta). Ma e’ stato solo recentemente che con il grande schermo e’ arrivato anche il grande pubblico. Benissimo, il buongoverno entra, deve entrare!, in gioco ora: sapranno i nostri eroi PROTEGGERE tale patrimonio dall’inevitabile tendenza alla banalizzazione, quando non al vero e proprio scempio, che il grande pubblico e il grande mercato porta con se’? Questa e’ la domanda. E le prime risposte, va detto, non sono esattamente incoraggianti. Se quelli riportati da te sono fatti, quelli citati da me non lo sono di meno. Il minacciato ritiro del titolo dell’Unesco in seguito all’affaire Monticchiello, non sono “chiacchiere”. Anche su questo punto abbiamo un’altra spia, un altro banco di prova per un eventuale buongoverno: come passano gli amministratori questa prova? Di che cosa danno mostra? Di saper gestire le critiche con pacatezza, trasparenza ed equilibrio? O non si da’ piuttosto inizio a una indecente campagna di linciaggio morale del “professore” di cui si insinua la propensione a tutelare i propri privatissimi interessi?
    Venendo allo specifico dell’Enoteca, il senso della mia critica penso fosse e sia evidente: prendiamo pure tutta la lunga serie di oggettive eccellenze su cui l’Enoteca puo’ appoggiarsi. Anziche’ riverberare merito (di cosa?) su di essa, tali eccellenze al contrario rappresentano un’aggravante. E cioe’, ripetendo, la domanda: come mai, a dispetto di tale posizione territoriale privilegiata che non stiamo piu’ a riassumere, la gestione dell’Enoteca brilla per un profilo cosi’ basso? Lungi dal poter dire “vedete? tutto questo ben di dio l’ho creato io!”, essa deve al contrario spiegare perche’ non sfrutta questo ben di dio che si e’ ritrovata, per creare i risultati in termini di eventi, di business diretto e indotto, di promozione e di prestigio conseguente, che da un tale ente ci si aspetterebbe.
    Rifiutandomi io, come pare si rifiuti anche Ziliani, di considerare “risultato” un riconoscimento mediatico piovuto dal cielo come quello tributato da WS. Quello ha piuttosto il sapore di un’opera pia non negata a un infermo.

  26. Franco, se vuoi andare a mangiare da Gianni Brunelli, scusa ma io passo. E’ vero che viviamo in una valle di lacrime, ma io ci piango ancora volentieri per un altro po’….

  27. Caro Franco,
    distratto per l’appunto, da buon senese, dalle questioni paliesche, non mi ero accorto di questo infiammato post sull’Enoteca Italiana.
    Lasciamo perdere subito gli interventi involontariamente comici degli anonimi avvocati d’ufficio o di qualche ingenuo lettore ammalato di campanile. Così come glissiamo sugli attacchi frontali basati più sui principi che non sulla presa d’atto della realtà circoscritta.
    L’argomento (come del resto l’altro sui blog, su cui ti inviai in privato un commento troppo lungo per essere postabile) richiederebbe una vasta trattazione, impossibile in questa sede.
    Ho molto apprezzato la pacatezza di David Taddei, che conosco e saluto, e anche la solidità squisitamente dialettica di alcuni suoi argomenti. Non posso nemmeno negare però che molte critiche siano assolutamente azzeccate e che certe magagne siano da sempre sotto la luce del sole. Ho però la sensazione che dilatando il discorso, come è successo, alla senesità in generale, alla politica e ai massimi sistemi si possa andare solo allo scontro ideologico, perdendo di vista il punto centrale.
    Che non è la bontà o meno dell’operato dell’Enoteca, l’ampiezza o meno dei suoi budget, l’eclatanza o meno delle sue iniziative. Bensì l’intima comprensione della sua funzione all’interno del “sistema” senese. Una funzione che non annulla certamente, ma prevarica gerarchicamente qualunque altra e rispetto alla quale, dunque, tutto va commisurato.
    L’Enoteca, che conosco e frequento da almeno vent’anni, ha visto transitare gestori bravi e meno bravi, idee buone e meno buone. Il tutto però non con il mandato di ottenere risultati esteriormente “pesanti”, ma localmente pesanti: visibilità, prestigio, compiacimento, consenso. Autoreferenzialità, appunto. Grandi idee e grandi titoli per risultati modesti, se valutati dal di fuori; strategici però se valutati in termini di gestione locale del consenso. Occasioni sprecate per i “foresti”, conferme preziose per i “locali”.
    Nel bene e nel male, in tal senso l’Enoteca è una pietra angolare del “sistema” e alle sue logiche obbedisce.
    Si può negare che qualsiasi figura operi al suo interno debba avere il beneplacito, se non la nomina diretta o indiretta, dei centri di potere? No, non si può negare. Si può negare che l’Enoteca sia, nel panorama nazionale, un pigmeo al cospetto non solo del potenziale proprio, ma anche di quello espresso dal territorio in termini di qualità degli eventi e delle iniziative? Non si può negare.
    Non c’è dubbio che, negli ultimi anni, il tentativo di creare, con analoghe finalità, un clone piemontese dell’ente abbia molto indebolito l’Enoteca di Siena. E David Taddei avrebbe ragione da vendere lamentando la recente scarsità di mezzi e risorse. Il problema è che i modesti risultati c’erano anche prima, quando mezzi e risorse non mancavano. I risultati non c’erano perchè, diciamolo, nella logica del sistema era irrilevante che ci fossero. E’ apprezzabile che oggi si cerchi di cambiare rotta e rialzare la testa. Ovviamente mi auguro che ci si riesca. Resto però convinto che ciò non sarà possibile finchè (un’utopia, a Siena) l’ente non potrà operare in reale autonomia, slegato dalle logiche “organiche” che da sempre lo affliggono. Il tutto detto col massimo rispetto per le molte ottime professionalità e dei molti amici che lì lavorano.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  28. Un momento! Mi sento in imbarazzo.
    E’ la prima volta che mi capita. Conosco personalmente, chi di più, chi di meno, Filippo Cintolesi, Franco Ziliani, David Taddei e Stefano Tesi. Leggendo i loro interventi hanno ragioni tutti e quattro. E mi sia risparmiata, per carità, la facile ironia di voler andare d’accordo con tutti. Ma davvero tutti, con lucidità, con pacatezza, con veemenza, con pungente ironia hanno detto cose sacrosante.
    Cosa mi sta accadendo?
    Francesco Bonfio

  29. Caro consumatore@, mi ha sollecitata?
    A giudicare dal commento di Ziliani direi di sì.

    E’ vero so qualcosa – senza virgolette – di cose senesi, e ovviamente anche di Enoteca (ho fatto parte del Consiglio dell’Ente).

    Non ho avuto il tempo di leggere l’articolo di Wine Spectator, ma cercherò di farlo…(sto recuperando giornate con problemi di connessione).

    Ma ritornando ai commenti all’Enoteca, agli eventi e tutto il resto, che ho letto fin qui, mi aggancio alla proposta di Ziliani, la faccio mia, e invito Cenni, Cintolesi, Taddei David, e Francesco (e Sonia) e chi altri Franco Z. ha chiamato in causa, a cena in piazza, a Sant’Angelo in Colle. Dove dirò tutto ciò che penso in merito a Enoteca (e Wine Spectator), senza polemiche e in totale franchezza.
    A tutti quei signori – caro consumatore@ – ma purtroppo non a lei di cui non conosco il nome, non a lei che mi si vela inutilmente (dato il garbo e la correttezza dei suoi commenti, così diversi da quelli di qualche anonimo cialtrone sgrammaticato, che si gabella per giornalista). Lei non può essere invitato, che peccato, però, ci rifletta, se vuole sentire la mia cronaca dal vivo.
    Ah dimenticavo, nella Casta Senese mi ci sono trovata pure io, cioè il mio nome. Si può parlare anche di quello, io non ho peli sulla lingua né scheletri, almeno non negli armadi. Accordiamoci sulla data.

  30. In risposta a Filippo Cintolesi e visto che nemmeno l’amico Francesco Bonfio (senese d’importazione) l’ha fatto, giusto per continuare a far cultura del vino (che è poi nello spirito della Vinarius) indico quale è la 6a Docg toscana che Filippo non ricordava, è il CARMIGNANO.
    Se poi Franco ci volesse illuminare sui pregi e difetti di questa denominazione, amplieremmo ancora le ns conoscenze.
    Un saluto (e una tirata d’orecchi a Francesco)
    Andrea

  31. Pingback: Quinto quarto » Enoteca Italiana, la discussione

  32. Andrea, posso sbagliarmi ma mi pare che si stesse parlando delle eccellenze della provincia di Siena (“..questa è l’unica provincia con 6 vini Docg..” scriveva David Taddei il pomeriggio del 2, quando le comparse facevano il loro giro in citta’), non di tutta la Toscana. Tu m’insegni che Carmignano sta a nord dell’Arno.

    • non vedo perché dovrebbe “degenerare”. C’é sempre un moderatore qui e mi auguro tu non pensassi a me come possibile causa scatenante della degenerazione che paventi… Questa discussione un pregio sicuramente l’ha avuto: darmi la possibilità di farmi conoscere, per il momento non ancora di persona, dalla simpatica onorevole Susanna Cenni 🙂

  33. No, Franco, non intendevo una degenerazione dei toni, ma degli argomenti e degli ambiti della discussione, come ho scritto nel mio primo post. L’Enoteca è di per sè sia un caso ben circoscritto e specifico perchè il dibattito possa contenersi intorno ad essa senza coinvolgere altri e più ampoi sistemi, sia un perfetto esempio dell’organicità di funzionamento della galassia senese. Se dall’Enoteca si passa a discutere della senesità (argomento amatissimo dai senesi, me compreso) in generale, non se ne esce più…
    Ciao,

    Stefano

  34. mi occupo di vino da oltre 30 anni. penso che in italia ci siano troppi enti, consorzi vari e altre strutture nate per la promozione del vino e della sua filiera. troppe e tropa poca coordinazione. penso che tutte queste risorse economiche siano gestite male e spesso slegate dalle reali necessità dei produttori. questo accade non solo in toscana ma in tutta italia.

  35. Franco, scusa se mi permetto ma questo post comincia ad essere troppo lungo (il che è positivo indubbiamente). Rilanciare e sintetizzare gli interventi fin qui fatti potrebbe essere significativo per un lavoro certosino e proficuo per la funzione e l’ottimizzazione dell’Enoteca Italiana nel panorma viivinicolo italiano.

    • Paolo, buona proposta la tua che rilancio a tutti gli intervenuti: se qualcuno vuole provare a sintetizzare e tirare le fila sarò lieto di pubblicare il suo contributo. Una cosa mi ha stupito analizzando le visite nella giornata di ieri: ero convinto che tantissime fossero in Toscana e a Siena, mentre invece, secondo i due analizzatori dell’andamento delle visite del blog di cui dispongo, da Siena e dalla Toscana erano poche, la stragrande maggioranza erano, come spesso accade, in Lombardia e nel Lazio. Oltre che negli States… Quindi Siena non é stata interessata più di tanto a quanto noi si diceva…

  36. Fa piacere leggere che un argomento cosi’ senese come la proficienza dell’Enoteca Italiana (con tutti gli annessi e connessi ben sintetizzati da Tesi) interessi ben al di la’ della cinta muraria, come segnalato dall’analisi delle visite al blog. Segno che forse il terreno per uscire dalla deprecata autoreferenzialita’ di quell’istituto ci sarebbe anche.
    Tesi paventa che si esca dal seminato del caso “circoscritto e specifico” dell’Enoteca, pur ricordando egli stesso quanto essa sia anche “un perfetto esempio dell’organicita’ di funzionamento della galassia senese”. Di piu’, mi permetto di sottolineare io, mi sembra che nella disamina contenuta nel suo (di Tesi) primo commento sia impossibile prescindere dalla considerazione che l’Enoteca e’ “pietra angolare” del sistema locale, che non puo’ non obbedire alle sue logiche, che contano risultati “localmente pesanti”, “strategici se valutati in termini di gestione locale del consenso”, “conferme preziose per i “locali””, eccetera, per finire con l’amara valutazione a proposito di prospettive di cambio di rotta: “non sarà possibile finchè (un’utopia, a Siena) l’ente non potrà operare in reale autonomia, slegato dalle logiche “organiche” che da sempre lo affliggono.”
    Mi pare che sia (giustamente!) un trionfo del logos locale nel tentativo, anche il piu’ sbrigativo, di dare una chiave di lettura di cio’ che accade “in Fortezza”. Come prescindere dalle logiche di sistema locale? E come prescindere, per darsi ragione di queste ultime, dalla specificita’ del sistema Siena? Un sistema, lo ripeto, che la sua rivoluzione italiana post-crollo-dei-muri l’ha gia’ fatta, a modo suo, e che e’ perfetta espressione di una citta’ che -ripeto anche questo- riusci’ ad essere guelfissima pur passando nell’immaginario storico come campione di ghibellinismo.

  37. Arrivo un pò tardi, su un argomento che mi avrebbe appassionato tantissimo, essendo quasi del luogo (Siena) e conoscendo le virtù e i grandi eventi organizzati dall’Enoteca Italiana.
    Sappiamo tutti come funzionano le cose e come si arriva all’Enoteca.
    La risposta di Susanna Cenni all’inizio della lunga serie di commenti, sà proprio di minestrina riscaldata.
    La stessa pentola dalla quale fù attinta una risposta ad una larva di idea sul vino da organizzare a Siena.
    “L’ Enoteca Italiana è stata fondata negli anni ’30 con lo scopo di valorizzare e far conoscere il vino e bla, bla, bla, bla”.
    Forbes e Gaiole in Chianti, Forbes e la ricettività della solita nota azienda di Montalcino. WS e l’Enoteca, ma che niente, niente questo non sia un d-day per uno sbarco affaristico cementizio nella “sovietica” provincia di Siena?

  38. In un contesto ineluttabilmente autoreferenziale qual è quello senese (ma vista da fuori, tutta la Toscana è un po’ protesa verso…se stessa), fanno comodo le attenzioni di Forbes o Wine Spectator.
    Ma le magagne rimangono. Per esperienza personale, quando se ne parla a tu per tu, anche i pivot della politica, riconoscono i limiti di un sistema che volta ostinatamente le spalle al tempo che scorre, alla modernizzazione (in senso alto e non cementificatorio), alle grandi possibilità di uno “””sviluppo””” (le virgolette non sono casuali)VIRTUOSO e colto, che porterebbe a Siena e alle sue terre (e ai vini e ai prodotti, ma soprattutto agli uomini!)un benessere vero. Riconoscono i limiti, ma poi allargano le braccia!
    Purtroppo però, le attenzioni americane non rompono ancora gli schemi odierni.
    E mentre – finalmente – anche gli amici americani (i cui stili di vita sono un riferimento mondiale) con Obama stanno andando verso ‘modi e sguardi’ che sembrano fatti apposta per premiare la Toscana d’antan (quella che abbiamo in testa tutti noi, ostinati immigrants di spenderiana memoria), e stanno acquisendo che il mondo (come l’abbiamo stereotipizzato nella nostra testa) è finito, qui si pensa ancora a costruire casette, fabbrichette, capannoncini, termovalorizzatorini, uno qui l’altro lì, e a seguire quelle ‘logiche’ che non sono di partito, bensì di mentalità senza visioni, proprio in questa terra che porta le tracce, DELEBILI, di un grande passato.
    Manca qualcosa. La capacità di modernizzare il tutto lasciando tracce che facciano esclamare ai posteri “mio dio quanto erano bravi” (Come esclamiamo noi, oggi). Anzi quel ‘qualcosa’ ci sarebbe, ma giace sepolto da una sorta di coazione a ripetere, quella sì mutuata dalla politica.
    Da questo punto di vista, finora, anche l’Enoteca non fa eccezione.

  39. Come temevo questo post sta prendendo una deriva generalista che, allargando gli orizzonti, fa perdere di vista lo specifico dell’Enoteca. La quale, sebbene sia perfettamente “organica” del sistema senese (l’ho scritto io per primo), ha anche una individualità e punti critici tutti suoi, sui quali l’accondiscendenza imposta dal sistema stesso induce a glissare, come su tutto il resto, ma che ciononostante rimangono appunto specifici dell’ente. Io credo che è su questi che si dovrebbe eventualmente dibattere, per evitare che il tutto rimanga annacquato nel mare magnum e nell’alibi del “sistema” di cui sopra.

    • caro Tesi, visto che vieni spesso qui a bacchettare come una maestrina un po’ acida, soprattutto quando tratto di temi toscani, mi auguro di vedere presto un tuo sito o blog così c’insegnerai, con il tuo esempio, a trattare i temi giusti, a non prendere derive generaliste, a non esagerare. A presto!

  40. Franco,
    hai mangiato pesante? O è un colpo di calore?
    Tono acido? Maestrina? Bacchettare? Sei impazzito? Perchè, parafrasando quanto detto sopra da Taddei, tanta incomprensibile acrimonia?
    Onestamente la tua tendenza a personalizzare qualsiasi argomento mi allarma un po’. E anche la tua ricorrente inclinazione a travisare, scambiando per attacchi personali tutte le opinioni che non coincidano al millimetro con la tua. Nel mio intervento intendevo sostenere esattamente quello che sostieni tu, e cioè che è troppo comodo diluire le mancanze dell’Enoteca annacquandole con la solita, anche se veritierissima, dipendenza dal “sistema” politico-partitico e che ogni singolo atto della medesima Enoteca è di per sè espressione dello stesso sistema, quindi interpretabile e giudicabile nello specifico senza allargare il discorso alla “senesità”. Mi pareva solare.
    Francamente mi sarei atteso che ti scagliassi contro ben più acidi interventi anzichè contro di me, oltretutto prendendo fischi per fiaschi.
    Se comunque devo intendere il tuo come un invito a togliere il disturbo dal blog, posso subito adeguarmi. Cercherò di sopravvivere.
    Ti suggerisco però, in amicizia nonostante tutto, di riflettere un po’ di più prima di sparare.
    Buona domenica e buona digestione,

    Stefano

    • ho digerito benissimo Stefano, non preoccuparti. E per ripararmi dal calore uso un berretto. Non ti ho di certo invitato, come dici tu, a “togliere il disturbo dal blog”, e mi auguro tu voglia continuare a commentare, ma da una persona intelligente come sei e come ti considero, mi aspetto non la consueta opera, quando tratto di temi toscani, di ammorbidimento, comprensione e giustificazione, si tratti del Brunello taroccato o dell’Enoteca senese, ma contributi più utili al dibattito. E poi mi auguro davvero di leggere, prima o poi un tuo blog, ovviamente registrato come testata giornalistica, come mi dici sempre di fare…. Sempre detto in amicizia, nonostante tutto…

  41. Mi conosci e sai che, per deformazione professionale, difficilmente mi esprimo su cose che conosco poco.
    Con la consueta franchezza e senza nessuna acrimonia, ho dunque paura che tu confonda ciò che chiami “ammorbidimento, comprensione e giustificazione” con la percezione delle sfumature e dei dettagli, derivante dalla conoscenza approfondita (e ravvicinata, elemento fondamentale) delle circostanze, dei luoghi, delle persone e soprattutto dei fatti. Ovvio che ciò accada con le situazioni che conosco meglio, cioè circonvicine a dove abito, e non con quelle remotissime (anche se non è detto). Quella del mio presunto pompierismo sul Brunello è una tua fissazione smentita, oltre che da me medesimo, dagli scritti e dalle cronache. Quest’altra uscita sull’Enoteca mi rimane incomprensibile nei toni e negli argomenti visto che, ripeto, cercavo solo (e a me continua ad apparire solare, come credo ai lettori) di contribuire a migliorare il dibattito invitando ad andare nello specifico. Prendo atto che ciò per te significa ammorbidimento e giustificazionismo. Boh… Si vede che leggiamo vocabolari diversi.
    Ciao,

    Stefano

  42. Andrea Pagliantini ne aveva già parlato tempo fà quì:
    http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2009/04/20/sienavino-si-puo-fare/
    e quì:
    http://andreapagliantini.simplicissimus.it/2009/04/28/sienavino-si-puo-fare-seconda-parte/
    Visto che il dibattito è diventato a livello nazionale, spero che si faccia qualcosa di importante a questo punto all’Enoteca Italiana di Siena, ricordandosi che in consiglio qualche persona in gamba e con le idee ci sarebbe….

  43. mi fa piacere che questo argomento abbia suscitato molto interesse, ma devo constatare che come è stato precisato da molti, si è partito dal problema Enoteca per spaziare a tutto campo, anche nei personalismi…
    Sig. Ziliani, in molti le hanno fatto la stessa domanda, ci dica Lei quale associazione e privati hanno fatto o fanno qualcosa d’importante per il settore, sarebbe il caso di rispondere e non controbbattere e attaccare le persone anche nel personale.
    A proposito di eventi organizzati, visto le mie frequesntazioni, mi sono documentato, vorrei ricordare, che quando l’Enoteca ha iniziato a fare promozione, le persone, i produttori e consumatori non sapevano nemmeno di cosa si parlasse, quando nel 1996, facevano i primi corsi di degustazione dell’olio, gli è stato dato “dei Pazzi”.
    In ogni caso, credo che in questi ultimi anni, come riconosciuto da più persone, di destra di sinistra e di centro, stia cercando un nuovo riposizionamento, a livello nazionale, ma anche come il salotto buono della città.
    Poi vorrei ricordare un’altra cosa a tutti, quando nel 2003 inizio il progetto Vino e Giovani, tutti hanno dato merito per la lungimiranza, nell’affrontare questo problema nei luoghi frequentati, cercando di far passsare il messaggio della conoscenza del vino, ma soprattutto del consumo moderato e cosciente, ha tanto successo, che è stato preso ad esempio per la campagna Europea Wine in moderation, difatti è l’unico progetto attivo in tutta europa.
    Un’ultima cosa, ero alla degustazione della giornata del Sommelier dell’anno scorso, ed era presente Giacomo Neri, e volevo ripetere le sue parole “tutti i produttori devono ringraziare l’Enoteca Italiana, per il grande lavoro di sostegno fatto al nostro settore, anche per me, la prima uscita all’estero a Londra, 20 anni fà, l’ho fatto proprio con l’Enoteca. L’Enoteca si deve e si puo migliorare, grazie al contributo di tutti e non solo accusando e denigrando il lavoro, la professionalità di chi partecipa con il loro contributo, parlando di sola politicizzazione.

    Emanuele

  44. Tesi, potro’ sbagliarmi ma mi pare chiaro che di tutti gli intervenuti lei e’ l’unico o quasi che potrebbe raccogliere con profitto “l’invito ad andare nello specifico” da lei stesso fatto. Se le osservazioni che sono state fatte sull’operato dell’Enoteca non sono abbastanza specifiche e tendono troppo a scivolare sul generalismo, perche’ non approfondisce lei stesso quando soltanto accennato nei precedenti suoi commenti?

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