Armando Cordero commenta la “fatwa” contro i 2006 (Barolo e Barbaresco) pronunciata da Bruno Giacosa

In seguito all’annuncio, fatto da un notissimo e universalmente stimato produttore come Bruno Giacosa di non imbottigliare i suoi Barolo e Barbaresco dell’annata 2006 perché, come mi ha detto lo scorso maggio (vedi articolo) “”il 2006 non è un’annata speciale: gli manca tutto, profumo, tipicità, struttura. E’ stata un’annata nata storta e difficile da raddrizzare” e soprattutto alla luce di quanto ha dichiarato alla stampa internazionale, che da Wine Spectator al sito Internet di Jancis Robinson al blog di Jeremy Parzen (vedi qui e poi ancora qui) hanno prontamente ripreso e commentato la notizia, credo, pur con tutto il massimo rispetto possibile per Bruno, che rischi oggettivamente di passare, tra i consumatori italiani ed esteri e tra la stessa stampa specializzata, un’idea sbagliata dell’effettivo valore dell’annata 2006.
Se Giacosa la salta per i suoi vini top, definendola come l’ha definita, la gente può essere indotta a pensare che si tratti di un millesimo, sia per il Barbaresco che è già in commercio, sia per il Barolo che ci andrà il prossimo anno, di scarso significato, dalla qualità discutibile.
Poiché credo che così non sia, sia dalla serie di Barbaresco 2006 che ho degustato nel corso di Alba Wines Exhibition, sia di una serie di assaggi di Barolo 2006 degustati durante visite a singole aziende, ho pensato fosse opportuno, nell’interesse di una corretta informazione sull’annata 2006, interpellare i diretti protagonisti, i produttori di Langa, per chiedere loro alcune semplici cose:
avete imbottigliato regolarmente i vostri Barbaresco dell’annata 2006? imbottiglierete regolarmente o no i vostri Barolo dell’annata 2006?
quale giudizio spassionato e oggettivo vi sentite di dare sull’annata 2006 (andamento stagionale, andamento della vendemmia, operazioni di vinificazione e successiva evoluzione dei vini)?
come giudicate il vostro vino e come lo valutate in rapporto ai vini di annate come il 2004 e 2005 e come le successive 2007 e 2008 di cui si sono dati generalmente giudizi molto positivi?
A questi interrogativi sto registrando una lunga serie di interessantissime risposte (ma anche di eloquenti silenzi da parte di produttori ed enti che preferiscono non commentare: perché?), che si tradurranno in un’ampia inchiesta che pubblicherò presto. Qui e soprattutto altrove.
Come primo assaggio di come la pensi il mondo del vino albese sull’annata 2006 (da bocciare come dice il grande Bruno di Neive o da promuovere, come sostengono in molti?) voglio pubblicare integralmente il punto di vista di un grande saggio del vino albese, l’enologo, di lungo corso e grandissima esperienza, Armando Cordero, classe 1929 come Bruno Giacosa, una vita spesa al servizio del Nebbiolo, come ha titolato Alessandro Masnaghetti dedicandogli (leggete qui) una lunga e interessante intervista.
Penso che le parole, meditate, di una persona come Cordero meritino un’attenta considerazione.
“Caro Franco, a questo mondo non ci si deve più stupire di niente. Sono esterrefatto nel leggere che uno di quegli uomini del vino che ho sempre stimato e ritenuto degno di dare giudizi e, qualche volta anche insegnamenti a ai giovani tecnici e produttori, sia incorso in sì grande infortunio nell’affermare che il Barbaresco e il Barolo dell’annata 2006 non possiedono il pregio e le caratteristiche organolettiche giuste per essere messi in bottiglia e affrontare con onore il mercato e il giudizio degli abituali consumatori dei nostri due grandi vini di Langa.
Una ingiusta condanna, senza possibilità d’appello, per una annata ritenuta dalla stragrande maggioranza dei produttori, e dei consumatori del Barbaresco 2006, (già in commercio dai primi di gennaio 2009), pure per il Barolo (ancora in fase di maturazione nella tranquillità delle nostre cantine) molto buona con frequenti punte di eccellenza.
Mi riferisco a quanto dichiarato il signor Bruno Giacosa alla stampa internazionale e che da Wine Spectator è stato prontamente ripreso da Jancis Robinson e Jeremy Parzen.
Io non ho assaggiato i vini di Bruno Giacosa, ma, grazie alla mia attività di tecnico degustatore nelle commissioni d’assaggio della Camera di Commercio di Cuneo e membro di giuria in vari concorsi enologici, non posso far altro che dissentire sulla generalizzazione!
Rispetto le convinzioni e le scelte di Bruno Giacosa, però mi ribello all’idea di fare di tutte le erbe un fascio.
L’annata 2006, per coloro che hanno lavorato bene nel vigneto e in cantina sarà da ricordare per la sua ricchezza di profumi, struttura e sicuramente darà molte soddisfazioni ai produttori e ai consumatori. Armando Cordero”

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