Ascesa a Corvara in Alta Val Badia per celebrare la leggenda dello Château d’Yquem


Indesiderato, o quantomeno dimenticato in quel di Termeno, dove officeranno le sottigliezze aromatiche del Gewürztraminer anche in mia assenza, trascorrerò comunque questo week end in Alto Adige, in quella particolare enclave, più ladina che tedesca, che è l’Alta Bal Badia, per partecipare a quello che una volta tanto, non temendo di inflazionare e banalizzare la definizione, considero un vero e proprio evento, che avrà come teatro il celebre raffinatissimo Hotel Perla di Corvara, diventato celebre, oltre che per l’accueil, per essere diventato, per iniziativa del dinamico Michil Costa, il “Tempio del Sassicaia”, dove ha addirittura sede l’Ordine dei Cavalieri amanti di questo celebre vino toscano.
Non pensate ad una mia conversione, sulla via bolgherese, al culto di questo vino, che sarà anche grandissimo, ma a me regala un quinto delle emozioni che mi scatena un grande Barolo, perché salirò al Perla per motivi che definirei francesi, per partecipare, insieme a pochi altri happy few, ad una serie di degustazioni un po’ speciali, dedicate ad un vino che in quanto a leggenda e capacità di entrare nel mito non è secondo a nessuno al mondo. Sto parlando del Sauternes per antonomasia, dello Château d’Yquem, creato quattro secoli orsono dalla fantasia e dall’intraprendenza del conte Alexandre de Lur Saluces e per generazioni amorevolmente curato dai suoi discendenti sino a che, nel 1999, Bernard Arnauld, azionista di controllo del gruppo LVMH gigante del lusso cui fanno capo grandi marchi come Louis Vuitton, Dior, Krug e Moët Chandon divenne il principale azionista di Château d’Yquem, affidandone nel 2004 la direzione a Pierre Lurton.
Cosa sia lo Château d’Yquem, è presto detto: nelle classi dei Sauternes e Barsac, Château d’Yquem è l’unico premier cru supérieur che nello storico Classement del 1855 fu classificato con una categoria a parte, al di sopra dei premier cru.
Un vino specialissimo, che nasce grazie a particolari caratteristiche del terroir dove il Domaine ha sede, l’esposizione particolare dei vigneti al sole e al vento, “la scelta dei cloni di Sémillon e Sauvignon presenti nei vigneti, lo sviluppo della muffa nobile che la natura contribuisce a generare in modo unico come avviene solo in pochissimi posti al mondo e non per ultimo, il metodo di vendemmia utilizzato, che sceglie esclusivamente uva botritizzata, portando così la raccolta d’Yquem a generare non più di un bicchiere di vino per pianta”.
Come molti sanno, e lo testimoniano le quotazioni pazzesche che i vieux millésimes raggiungono nelle aste specializzate internazionali, i vini di Château d’Yquem (“la morte che si trasforma in oro” come ama dire Lurton) si caratterizzano per la loro complessità, il contenuto, la dolcezza e per la loro gustosa longevità.
Cosa che avremo modo di apprezzare, da sabato, in una serie di degustazioni mozzafiato, di cui vi vado ad elencare il programma:
sabato alle 12 Degustazione esclusiva per un limitato numero di persone del millesimo Château d’Yquem 1934 con esclusiva colazione accompagnata da vini di Bordeaux.
Sempre sabato, alle 16.30 Degustazione verticale dei millesimi di Château d’Yquem 2005, 2004, 2001, 2000, 1997 e 1989, Château Y d’Yquem 2006. Il tempo di riprenderci, per passare alle 19.30 al momento dell’aperitivo, con un prodottino niente male come lo Champagne Bruno Paillard Blanc de Blanc 1996, e poi fiondarci alle 20 a cena, con accompagnamento di vini di Bordeaux, Château d’Yquem 2000, Château d’Yquem 2004, Cheval Blanc 2001 e Château d’Yquem 1950.
Lo Cheval Blanc perché Pierre Lurton é direttore generale anche dello Château Cheval Blanc.
E proprio nel segno di questo Premier Grand Cru Classé di Saint-Emilion chiuderemo domenica alle 11,  con una degustazione finale di due annate di Château Cheval Blanc magnum.
Pas mal come programmino di metà luglio, cosa ne dite?

0 pensieri su “Ascesa a Corvara in Alta Val Badia per celebrare la leggenda dello Château d’Yquem

  1. L’ho preceduta di un paio di giorni con l’incontro avec Monsiuer Lurton all’Hilton, non ho avuto il piacere della cena ma della verticale.
    Non possedendo la sua capacità descrittiva attendo un suo resoconto e un suo parere sul 2005, così avremo modo di confrontarci su questa peziosa “premiere”

    buona salute

  2. Che ti invidio da bestia.
    Ma aggiungo anche che ti meriti di esserci.
    Come dire, questa è la differenza fra chi ci fa e chi c’è.
    Buon divertimento!

  3. Il programma è fantastico! Se non fosse Franco Ziliani a scriverne penserei ad uno scherzo: Chateau d’Yquem del 1934 e del 1950! Per di più in Italia!
    Chi ha organizzato questa due giorni deve essere un grandissimo appassionato.
    Insomma per convincerti a tornare in Sud Tirolo hanno dovuto organizzare un evento davvero unico.
    Prosit e santè.

    • Luciano, non sono tornato in “Sud Tirolo”. Sono salito in Ladinia, a Corvara, dove si respira un’atmosfera di libertà del pensiero che non sempre si trova in “Süd Tirol”. Esperienza splendida…

  4. Alla Perla di Corvara , con Chateaux d’Iquem: ha avuto un bel coraggio a raccontare questa inarrivabile esperienza . Ma lo sa l’invidia che avrà suscitato in chi non c’era? Bravo, Ziliani,vuol dire che se l’è meritato un invito così!

  5. Pingback: L'espresso | VINO: » Blog Archive » Una buona pesca (con la e chiusa) di Ernesto Gentili e Fabio Rizzari

  6. Con tutta sincerità, davvero classifica il SASSICAIA tra i GRANDISSIMI, anche ” se le da un quinto delle emozioni che le scatena un grande Barolo” ovvero l’ha fatto per semplice cortesia nei confronti dell’organizzatore dell’evento? Saluti.

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