Barbaresco e Barolo 2006: il punto di vista di Consorzio ed Enoteche regionali

Con fantastica tempestività, a poco più di un’ora dalla pubblicazione qui, dell’intervento con il quale una figura di innegabile autorità e prestigio come Armando Cordero ha preso risolutamente le distanze da una bocciatura, un po’ frettolosa, e legata a scelte soggettive, dell’annata 2006 in Langa, ho ricevuto, da parte del Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, dell’Enoteca Regionale del Barbaresco e dell’Enoteca Regionale del Barolo, un comunicato congiunto, firmato dai loro presidenti, rispettivamente Claudio Rosso, Giancarlo Montaldo e Renata Salvano.
Nel comunicato viene precisato un punto di vista istituzionale e meditato sul valore del millesimo 2006 per i vini base Nebbiolo nell’albese, di cui é già in commercio l’espressione territoriale chiamata Barbaresco e andrà in commercio l’anno prossimo l’espressione Barolo.
Ritenendo questa precisazione di grande interesse mi affretto a pubblicarla, riservandomi di dare prestissimo spazio ad un’ampia inchiesta, che sto limando, dove riporterò, sulla vexata questio “annata 2006 in Langa: da promuovere o da bocciare?” il punto di vista di numerosi produttori, che ho interpellato.

Ecco il comunicato di Consorzio ed Enoteche regionali
“A fronte di alcuni articoli pubblicati nelle scorse settimane dalla stampa internazionale, in cui viene messa in dubbio la qualità dell’annata 2006 per Barbaresco e Barolo, il Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero, l’Enoteca Regionale del Barbaresco e l’Enoteca Regionale del Barolo vogliono chiarire eventuali equivoci: l’assoluta maggioranza dei produttori di questi due vini e dei consumatori del Barbaresco 2006 (già in commercio dai primi di gennaio 2009) ritiene che il 2006 si possa con fondamento considerare un’annata molto buona, con punte di eccellenza.
Il Barolo 2006 sta ancora maturando nelle cantine per il suo terzo anno di invecchiamento obbligatorio, ma le impressioni degli enologi sull’evoluzione di questo Nebbiolo atto a Barolo sono molto positive.
Il Barbaresco 2006, invece, ha già raccolto l’apprezzamento del pubblico in molteplici occasioni, non ultima la manifestazione-anteprima Il Barbaresco a Tavola, che si è svolta per tre venerdì consecutivi (il 15, il 22 e il 29) del mese di maggio in tredici ristoranti della zona di origine. All’evento hanno partecipato quasi 2.000 persone, che hanno affollato i tredici ristoranti e hanno espresso piacevole soddisfazione per i vini degustati, una settantina di Barbaresco Docg 2006 di altrettanti produttori provenienti da varie aree della zona di origine.
Per sottolineare ulteriormente il forte valore qualitativo dell’annata 2006 sia per il Barbaresco, sia per il Barolo, ricordiamo i passi salienti dell’evoluzione climatica dell’annata. L’inverno 2005/2006 ha portato buone precipitazioni nevose, ma la primavera è stata avara di piogge, creando rischi di carenza idrica, colmata poi dal clima piovoso della seconda metà di giugno.
L’estate, iniziata all’insegna dei temporali, è tornata al clima secco, con un luglio tra i più caldi che si ricordino. La parte centrale di agosto ha riportato acqua e rinfrescamento, annullando la precocità maturata nel mese precedente.
Il mese di settembre – solitamente cruciale per il consolidamento definitivo della qualità delle uve Nebbiolo per questi due vini – ha manifestato una situazione climatica assai favorevole, con un caldo ventilato durante le ore diurne e fresco nella notte, che ha permesso una corretta maturazione dei grappoli.
Anche le piogge verificatesi tra il 24 e il 26 settembre non hanno creato alcun problema alla qualità delle uve. Al massimo hanno determinato una breve interruzione della vendemmia, che si è però conclusa tra la soddisfazione generale.
Il 2006 è stata, quindi, un’annata dai ritmi normali, con la vendemmia delle uve Nebbiolo, sane e di ottima qualità, svoltasi tra fine settembre e inizio ottobre.
Per quanto concerne il vino, sia il Barbaresco, sia il Barolo del 2006 ostentano grande struttura, completata da pienezza e rotondità, un modo di essere che consente anche a un Barbaresco o a un Barolo giovane di proporre la sua veste di vellutata eleganza. Il colore granata è intenso, segnato a volte da residui riflessi rubini. Ampio il profumo, con nitidi sentori fruttati, insieme alle prime note speziate. Pieno e persistente è il sapore”.

0 pensieri su “Barbaresco e Barolo 2006: il punto di vista di Consorzio ed Enoteche regionali

  1. Caro Franco, seguo con interesse le vicende Piemontesi che narri nel tuo blog. Premetto che non posso permettermi di giudicare e/o condannare certe scelte, ma solo una questione mi frulla per la testa senza venirne a capo ed è una questione prettamente commerciale: com’è possibile rinunciare all’imbottigliamento e quindi, soprattutto, alla vendita di prodotti di punta dell’azienda dopo che hanno passato 3 anni “fermi” in cantina, destinandoli a uscire sul mercato a prezzi più bassi (sfuso se non ho capito male) nonostante la qualità del prodotto richieda di gran lunga un prezzo di vendita superiore?

  2. è un qualcosa che esce dal nostro orticello , rientra in quel gran filone che è la “moda” , cioè il rifiuto di sperimentare e pensare perchè ci ha già pensato un altro , accreditato . Non ho assaggiato nulla , mi fido dei commentatori che son certi , il 2006 non è il 1973 , 1992 , 2002 . Qualcuno , anche grandissimo come B.Giacosa , non è soddisfatto dei propri vini , deve essere il giudizio definitivo per tutti senza provarli ?

  3. I discorsi terminano molto velocemente: lo compriamo e lo assaggiamo, se vale continueremo a berlo altrimenti lo lasceremo nelle loro cantine, Saluti.

  4. D’accordo con Renzo Ponzecchi: i vini assaggiamoli prima, giudichiamoli dopo. Meno d’accordo sul fatto “..lo lasceremo nelle loro cantine.” Questa scelta va forse ben per il consumatore privato, ma per gli importatori, gli agenti, gli operatori insomma, non é che si puó andare a prendere il vino solo nell’annata
    decantata e “del secolo”: dell’annata minore il produttore che ne fa se la beve lui ? Provate ad andare in Borgogna e vedete se e´possibile fare cosi´. Poi ognuno – ogni produttore – fa le sue scelte. Se Giacosa ha deciso di non imbottigliare il 2006 significa che non lo ha trovato all’altezza della propria etichetta. Saprá bene no ? Questo non significa né che l’annata é “cattiva” per tutti, né che Giacosa, come paventa Ivan Pasinato, sará ridotto sul lastrico. Tempo al tempo, calma e gesso.

  5. Bravo Renzo Ponzecchi: provateli, decidete di testa (naso e palato) vostra. Grazie a Franco per aver, come sempre, trattato l’argomento con correttezza e per il suo sforzo di voler andare a fondo della situazione di fronte ad una dichiarazione tanto dannosa ed inveritiera su un’annata come il 2006.
    Grazie ad Armando Cordero per il suo intervento lucido e diretto.
    E’ vero sono un produttore e come tale posso dichiarare che per la prima volta uno dei miei 2006 è già stato interamente venduto a soli 65 giorni dalla prima presentazione. Brutta annata davvero!
    Libertà di scelte commerciali a tutti, ma evitiamo di danneggiare il prossimo per giustificare le proprie scelte.

  6. ancora una parola: non riesco ad imputare a Bruno Giacosa una dichiarazione di questo tipo. Credo sia farina di altro sacco, per intenderci.

  7. Premesso che non ho ancora assaggiato nebbioli del 2006, reputo strano che un’annata perlomeno buona in tutta Italia, con punte di vera eccellenza (il 2006 è stata forse la migliore annata del decennio nei Castelli di Jesi), sia stata pessima in Langa. Dopodiché concordo con gli interventi precedenti: diamo tempo al tempo. Anche perché spesso le grandi annate si scoprono in ritardo, con buona pace del marketing.

  8. Sappiamo tutti che la natura ha parte importante nella creazione del vino, tramite il terreno, il clima, l’andamento stagionale. Nel 2006 non sembra ci siano stati eventi naturali estremi; indi in generale perchè avere dubbi sulla stessa? Succede poi che accadano talvolta delle situazioni particolari individuali relative a singoli produttori. Per farla breve, concordo pienamente con il fatto che i vini vadano sempre assaggiati, prima di poter esprimere un qualsiasi umile e personale parere di fronte ad un prodotto complesso quale è il vino.

  9. Qualche mese fa ho avuto occasione di acquistare un paio di bottiglie di Nebbiolo 2006 di Sandro Germano. Mi aveva talmente colpito ed emozionato per la sua sottile e fragile eleganza (solo 12,5 gradi se ricordo bene) che avevo scritto una mail di complimenti all’Azienda (erano anni che non mi imbattevo in un Nebbiolo base così buono). Forse da un’annata così non nasceranno Barolo di grandissima struttura, ma probabilmente di grande finezza e personalità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *